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01/02/13

Giovanardi ossessionato da Ilaria Cucchi: sfrutta la sua tragedia

lo so  che  contro  certi individui  è meglio il silenzio  piuttosto che  fare il loro  gioco   cioè  parlarne    , ma  davanti  a tale insensibilità , cinismo  , speculazione politica  , non riesco a  stare  zitto  .E seguire  quanto doice  qiuesta  canzone






L'ex senatore del Pdl, più volte ministro, torna a attaccare Ilaria, la sorella di Stefano, morto in carcere: "A picchiarlo furono gli spacciatori".
  fonte http://www.globalist.it/  Deskvenerdì 1 febbraio 2013 16:29

Carlo Giovanardi la storia di Stefano Cucchi proprio non la manda giù. E ancora di più pare non sopportare la sua famiglia, che dopo la tragedia che li ha colpiti ha scoperto l'impegno civile e il valore delle battaglie condotte in prima persona per ottenere giustizia.
Tutti concetti piuttosto lontani dall'universo dell'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle tosssicodipendenze, fautore della più volte criticata legge sulle droghe Fini-Giovanardi. Oggi è tornato a attaccare in particolare Ilaria, sorella di Stefano, che ha deciso di candidarsi con la lista Rivoluzione Civile, ed è capolista nel Lazio.

In un'intervista a Radio 24 stamattina Giovanardi ha detto: "Come succede sempre in Italia su fatti come questi, si costruisce una carriera politica e la sorella è diventata capolista di un partito. Era evidente che sarebbe finita così. Suo fratello è una vittima, era una persona malata, ha tentato più volte di recuperarsi, ha avuto una vita difficile da tossico e spacciatore. Ma da questo alla Provincia di Roma che gli voleva intitolare le scuole come se fosse un esempio ai giovani, non ci sto. E' come con Carlo Giuliani: certo Giuliani è una vittima, poveretto. Ma si possono intitolare a lui le sale del Parlamento? Io dico no, perché quando è morto stava per ammazzare tre carabinieri".
Ricostruzione piuttosto leggera del G8 di Genova e della morte di Carlo Giuliani, che però Giovanardi può permettersi di spaciare per radio e televisioni, senza che alcuno obietti.
Piuttosto leggera e superficiale, volutamente strumentale, anche la ricostruzione della morte di Stefano Cucchi. "Sono stati gli spacciatori a picchiarlo", ha detto, riferendosi a lesioni pregresse alla sua spina dorsale che mai nessuno ha messo in relazione a una rissa tra spacciatori. Ma tanto, qualsiasi cosa si può dire sulla pelle di un morto. Chissà chi è che fa, davvero, propaganda elettorale sfruttando le tragedie altrui.
Intanto dai sostenitori della lista Rivoluzione Civile, come Antonio Di Pietro, Oliviero Diliberto ma anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando sono arrivate dure parole di condanna: "Giovanardi si vergogni".

04/01/13

IL FIGLIO MUORE IN UN INCIDENTE. CHIESTI 700 EURO ALLA MADRE PER PULIRE IL SANGUE

Lo so  che  dovrei accettare il fatto  che purtroppo  succedono e  continueranno a  succedere  simili cose e  che parlarne    è ormai cosa  ovvia  e scontata   cioè il classico   sparare sulla croce  rossa   ma   io  non  ci riesco  forse   per la mia sensibilità   o forse perchè applico alla mia opera  d'arte   questo detto  


Infatti  ecco  che .leggendo simili  news , da http://www.leggo.it/news/cronaca/ di  Venerdì 04 Gennaio 2013 - 14:32


ROMA 

 Suo figlio è morto in un incidente stradale. È caduto dallo scooter a 15 anni ed è rimasto riverso in una pozza di sangue. Come se il dolore non fosse già un prezzo altissimo da pagare, per Alessandra Mazzetti, la mamma di Valerio Leprini, è arrivata a casa una richiesta assurda, come racconta a Repubblica. "Pensavo di averla sognata la lettera di Sicurezza e Ambiente: settecento euro per ripulire la strada dal sangue di mio figlio, non era un sogno era una beffa, allora piansi". 
Sono passati quasi tre anni da quel 30 agosto del 2009, e solo ora Alessandra trova la forza per chiedere giustizia. "Allora non ebbi la forza di reagire, il dolore era troppo forte: pagare per lavare la strada dal sangue di mio figlio per 'questioni di sicurezza' perché la carreggiata poteva essere scivolosa. Valerio morì sbattendo la testa su un palo dell'illuminazione pubblica fuorilegge, e venivano a chiedere a me del denaro per "questioni di sicurezza"?".
La beffa del palo, poi rimosso e per cui sono stati imputati per omicidio colposo tre vigili e un funzionario del X municipio, non è stata l'unica. "Dovevano utilizzare un macchinario  particolare per ripulire il tratto stradale, così c'era scritto nella lettera che mi inviarono - spiega Mezzetti - e per questo veniva giustificata una simile spesa". Ma non sono i soldi il problema della donna: "Dove è la sensibilità da utilizzare in simili circostanze? Sapevano ciò che era successo, tanto vale che mi piantassero un coltello sul petto".


































non dovrei più stupirmi vista  la  mancanza  di rispetto  non dovrei più stupirmi vista  la  continua mancanza  di  rispetto   da parte  di coloro  che  noi  mandiamo a  governarci 
 ma  poi  l'elucubrazione  mentale prendo  il sopravvento  . Infatti  mi   viene  in mente  questa    sega mentale   (  destinata   a perdersi  nel vento  )  : <<  E poi si lamentano   se non si  va  a  votare  o  altri  simili hanno successo  o commenti  come  questo  inviato il 04-01-2013 alle 15:21 da Ga-mon


Se a suo tempo fu' accertato che questo palo della luce era fuorilegge,dovevano risarcire anche la famiglia di questo sfortunato ragazzo per la morte accidentale,e in piu' le relative spese sia per le onoranze funebri sia per il ripristino del manto stradale.
Ma si sà che le autorità sono forti coi deboli e deboli coi forti.
Come uguamente se sei debitore di qualunque cosa e non paghi per tempo,ti arrivano soprattasse e ammende,si rivolgono alle società recupero crediti r ti spennano e ti pignorano se hai qualcosa.ma se sei tu ad avere diritto di un risarcimento o di un rimborso,devi aspettare decine di anni e quando(se) arriva il momento di risarcirti,di danno solamente quello che ti toccava anni addietro,senza gli interessi di legge.
Questa è l'Italia amici miei e siamo noi a volerla cosi' mandando al potere tanti mangiapane a tradimento.Gli onesti,in vero senso della parola ci sono,ma purtroppo sono la minoranza

all'articolo citato prima .  Ma  che  ..... fine ha  avuto  il rispetto  e la  sensibilità , sempre  che il potere    ne  abbia  mai avuto  una  ?  >> .



04/09/12

IL FISCO TASSA UN ORFANA DI PADRE [ AGGIORNAMENTO ] MA POI LA GRAZIA

Nel  post precedente  avevo  parlato   dell'ottusità'  di equitalia  che era  arrivata  a tassare  una bambina di sette  anni orfana di padre . Ebbbene   ci sono  ulteriori  aggiornamenti in meglio .  sempre  dall'unione  Gallura  del 4\9\2012 

Il nonno della piccola incontra il direttore dell'Agenzia delle entrate

Il fisco “grazia” l'orfana

Bimba tassata: via ai controlli sull'imposta

Per la Direzione centrale dell'Agenzia delle entrate, la cartella è stata inviata per errore. Ma la richiesta di pagamento resta.

Adesso la cartella esattoriale notificata a una bambina olbiese di sette anni (orfana di padre), non ha più un mittente. Infatti, per la Direzione centrale dell'Agenzia delle entrate si tratta di un errore materiale e i vertici del fisco non aggiungono molto altro per spiegare il caso. Ma sempre ieri, il nonno della piccola ha incontrato il direttore dell'Agenzia delle entrate olbiese, che gli ha confermato l'avvio di una verifica interna sulla richiesta di pagamento di 170 euro indirizzata alla minore.
CONTI DA RIFARE Dunque, la cartella potrebbe essere anche il risultato di un errore. Ma, intanto, resta in piedi il procedimento del fisco, avviato nei confronti della madre della bimba, per il recupero dei 170 euro. È questo l'altro aspetto interessante della vicenda, perché, ieri, è stato spiegato a Giuseppe Rossi (nonno della piccola destinataria della cartella esattoriale) che la storia della riscossione coattiva per poche centinaia di euro deve essere ancora chiarita. Insomma, neanche gli specialisti del fisco, per ora, possono mettere la parola fine al caso, poco edificante, di una diffida indirizzata a un minore.
IL DRAMMA Ieri mattina, Giuseppe Rossi è stato ricevuto dal direttore dell'Agenzia delle entrate di Olbia. Il responsabile della sede gallurese del fisco ha fornito, nei limiti del possibile, tutte le spiegazioni utili per chiarire la vicenda.. Per cercare di capire, bisogna fare qualche passo indietro. Il padre della bambina olbiese, finita nell'elenco dei debitori di Equitalia, è morto nel maggio del 2008 in un pauroso incidente stradale. Franco Diana viaggiava con i fratelli Mauro e Paolo a bordo di un'utilitaria, l'auto venne travolta da un camion e per i tre uomini non ci fu niente da fare. L'autista alla guida dell'autoarticolato è stato condannato a cinque anni di carcere, la sentenza è stata appellata e a breve inizierà il processo di secondo grado. Franco Diana era un dipendente della De Vizia, l'azienda che si occupa di raccolta dei rifiuti in città. La vedova dell'operaio (e la figlia) hanno ricevuto una striminzita liquidazione. Il problema riguarda proprio il trattamento di fine rapporto.
LIQUIDAZIONE “GONFIATA” Giuseppe Rossi ieri ha scoperto che le tasse richieste alla figlia e alla nipotina, sono state calcolate sulla base di una liquidazione vicina ai 10mila euro. Ma i familiari di Franco Deiana hanno ricevuto una somma che non arriva ai duemila euro. Per questa ragione Agenzia delle entrate e la De Vizia, dovranno rifare i conti. Poi si vedrà. Forse, però, la cartella per bimbi sarà buttata nel cestino.
Andrea Busia

02/09/12

Olbia Il fisco contro un'orfana di padre che ha 7 anni

Lo  che  ormai dovremmo essere  assuefatti e  che le vittime di  equi italia non fanno  più notizia  forse perchè   non sono coinvolti  parenti e\o amici  dei nostri   politicanti  . Ma  , almeno  fin ora   non s'era  arrivati ad un cinismo (  magari sarà  un errore  , il che  è ancora più  grave  perchè dimostra        la scarsa sensibilità  o conoscenza   delle situazioni familiari   degli utenti  )  tale  da parte  dei nostri burocrati .  Ma  lasciamo che  a parlare siano i fatti  in questione  presi    dall'unione sarda  Gallura  del 1\9\2012


OLBIA. Il padre della piccola, Franco Diana, è morto con 2 fratelli in un incidente stradale
Il fisco contro un'orfana di 7 anni  Notificata alla bambina una cartella Equitalia da 170 euroIl nonno della bimba, Giuseppe Rossi, ieri si è presentato nella sede olbiese dell'Agenzia delle Entrate: «Non paghiamo. Se volete pignorate il triciclo, è rotto».

Non ci voleva credere neanche il messo notificatore di Equitalia, che ha controllato e ricontrollato, allibito, la cartella esattoriale da 170 euro recapitata giovedì pomeriggio in una villetta di Azzanì. Il dipendente della società di riscossione, alla fine, si è arreso: l'atto che minacciava pignoramenti e altri sfracelli, in caso di mancato pagamento, era indirizzato proprio a una bambina di sette anni. «Sì - ha detto, imbarazzato, l'addetto alle notifiche - il destinatario è un minore».
IL FISCO CERCA UNA BIMBA L'Agenzia delle Entrate ha messo in moto il meccanismo della riscossione forzata per chiedere 170 euro a un orfana di 7 anni. Si tratta della figlia di Franco Diana, l'operaio olbiese vittima (insieme ai fratelli Paolo e Mauro) di un pauroso incidente stradale avvenuto nel maggio del 2008. La cartella esattoriale notificata alla bimba è soltanto l'ultimo atto di un procedimento a carico della vedova di Diana. Lo Stato deve recuperare poche centinaia di euro, a quanto pare le tasse sulla misera liquidazione pagata dall'azienda per la quale lavorava l'operaio. Prima le ha chieste alla vedova, adesso ci prova con la figlia di sette anni.
«NON PAGHIAMO» I familiari della piccola finita nel mirino di Equitalia sono stufi. Dopo l'incidente costato la vita al padre della bambina, sono entrati in un spaventoso tritacarne burocratico - giudiziario. Al dolore della tragedia, per loro si aggiunge la dose quotidiana di cinismo e cieca determinazione, somministrata dalla Stato. Il nonno della bambina, Giuseppe Rossi, un savonese brusco e diretto, fatica a contenersi: «Sono andato negli uffici dell'Agenzia delle Entrate a Olbia per chiedere spiegazioni. Devo dire che ho trovato delle persone disposte ad ascoltarmi, ed è già tanto. Anche loro non riuscivano a capire e mi hanno detto che verranno fatte delle accurate verifiche sulla cartella esattoriale e sul procedimento che riguarda la liquidazione versata dopo la morte di Franco. Io gli ho detto che non pago, se vogliono possono pignorare il triciclo di mia nipote.». Giuseppe Rossi mostra la cartella di Equitalia, in effetti il nome del destinataria è quello della nipote, la bambina che lo guarda sorridendo. La piccola ha capito tutto e osserva gli adulti che le stanno attorno, forse con un pò di compassione.
LA VEDOVA NEL MIRINO Anche Veronica Rossi, la giovane vedova di Franco Diana, ha ricevuto le cartelle Equitalia per le tasse sulla liquidazione del marito. La prima volta ha pagato, la seconda ha detto no all'Agenzia delle Entrate. Per lei che, sola, senza lavoro, titolare di una pensione di reversibilità ridicola, deve occuparsi della figlia, le richieste dello Stato assomigliano a uno scherzo feroce. Veronica non ha molta voglia di parlare della sua situazione. «Mi occupo io di questa storia - interviene il padre Giuseppe - adesso non abbassiamo più la testa. Devo tutelare mia figlia e mia nipote».
FORTE CON I DEBOLI Dal punto di vista formale, probabilmente, le richieste dell'Agenzia delle Entrate non fanno una piega. Di sicuro, ancora una volta, lo Stato dimostra di essere implacabile con i deboli e distratto con i più forti. I familiari dei tre fratelli travolti e uccisi da un camion (nove persone, tra le quali due minori) devono dividersi un risarcimento irrisorio. L'assicurazione, infatti, non va oltre il vecchio massimale della polizza del camion: 770mila euro. L'Unione europea ha costretto l'Italia ad adeguarsi alle disposizioni che impongono l'innalzamento della soglia massima dei risarcimenti a 5 milioni di euro. Lo Stato lo ha fatto tardi, e le famiglie degli operai morti non potranno beneficiare di questa correzione imposta alle compagnie assicuratrici. Ma che importa, si può sempre recuperare facendo la faccia cattiva con un'orfana di sette anni.
Andrea Busia

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