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29/07/15

Walter Palmer UN VOLGARE ASSASSINO.



Fissate bene a mente il volto, e il corpo, dell'uomo a sinistra nella foto. Il suo nome è Walter Palmer, è americano yankee, di professione dicono faccia il dentista e lo descrivono "appassionato" di caccia. Sfoggia un sorriso fiero e vitaminico di fronte a una delle sue conquiste, un leone africano. 




L'ultimo colpo l'ha messo a segno pochi giorni fa: ha abbattuto Cecil, 13 anni, uno splendido esemplare simbolo dello Zimbabwe, violando il parco in cui l'animale viveva protetto, dopo aver comprato la corruzione di alcune guardie locali. Poi l'ha decapitato. Ora, verosimilmente, mostrerà il trofeo agli attoniti e ammirati ospiti con lo stesso sorriso congestionato e ormonale, nel suo salotto wasp, che immaginiamo lindo, bianco, pacchiano. Uno come tanti. Difficile da ricordare altrimenti.
Per questo abbiamo detto di ricordarne bene i tratti somatici. In una condizione normale, sarebbe quasi impossibile. Il suo, come quello del complice a fianco, è infatti un viso a una dimensione, del tutto piatto, che scivola via. Un viso liquido, pur d'un liquame spesso come il corpo. E così il nome: uno di quelli che trovi negli esercizi di grammatica, il signor Mario Rossi o Jean Dupont o, appunto, Walter Palmer. È un nome senza nome, il nome dell'anonimato, un anonimato però pervasivo, perché, alla fine, tutti possiamo riconoscerci in lui.
Saputa la notizia, ho subito pensato alla "Ballata del vecchio marinaio" di Coleridge, o all'ultima regina di Napoli, la trillante teutonica che per divertirsi sparava agli uccelli marini, e che solo una la morbosa fantasia dannunziana poteva omaggiare col soprannome di "aquiletta bavara". O, ancora, ai piccoli aspiranti mafiosi del film su padre Puglisi, addestrati dai capibastone a brutalizzare gli animali per poi riuscire a farlo con gli umani. Ma no, era troppo per Walter Palmer. Qui siamo a un livello totalmente superficiale, non esiste nemmeno la perversione, non la miseria atavica e disperata, non un patto faustiano. Ci troviamo all'anno zero della plastica, di fronte a un'umanità aliena, senza passato alcuno. Un'umanità senza l'uomo, o con un nuovo tipo di uomo, frutto del potere della banconota. Certo, i risultati sono sempre gli stessi: violenza assoluta, razzismo, machismo, arroganza da padroni, ecc. Insomma, quell'antropocentrismo esasperato denunciato nell'ultima enciclica di papa Francesco e che si tramuta nel suo contrario, la negazione dell'uomo. Ma con l'importante differenza di quell'astoricita' rilevata poc'anzi. Walter Palmer e le sue vitamine facciali non esistono. Sono sterili, improduttive. Mera apparenza. Eppure stanno lì, vacue e pesantissime, a indicare, se non la storia trascorsa, il pericolo futuro: la totale disumanizzazione. Dietro sembianze ancor riconoscibili ma stilizzate, robotiche. Quelle, appunto, dei manuali scolastici.
Walter Palmer riassume la cancellazione d'ogni diversità, culturale, religiosa, etnica, politica, sessuale ecc. Non è un mostro, ma un maschio di serie, sorridente, affabile coi vicini, sazio nella sua villetta Lego, con la sdraio e il giardino. Il suo mondo. Il solo. E null'altro. Volgare, cioè volgo, anzi, massa; e nella massa siamo immersi tutti. La massa è un mondo d'atomi senza relazione. E tali rischiamo di diventare. Volgari assassini col sorriso. Non abbiamo venduto l'anima al diavolo: l'abbiamo proprio cancellata. E non assurgiamo quindi alla consapevolezza, né al pentimento, del male commesso. Uccidiamo un leone e siamo già programmati per eliminare un nostro simile, o lasciarlo morire - talora, è più crudele e vile - con indifferenza, come i bagnanti leccesi di fronte al tentativo di linciaggio d'un minorenne extracomunitario.
Il denaro è divenuto così la nuova arma di distruzione di massa - propriamente detta. Dove tutto si compra, nulla ha valore; e persino quei guardiani corrotti, la loro meschinità morale, forse la loro fame, è meno colpevole del tonico sberleffo dei Walter Palmer o Mario Rossi o Jean Dupont in cui ci stiamo tramutando tutti. Aggettivi privati di nome. Assassini, e non occorrerà null'altro per definirci. Vale la pena vivere, e sopravvivere, così?


© Daniela Tuscano

05/12/13

lettera di natale destinata in particolare a gli imbecilli che fanno la beneficenza con robaccia

faccio mia  questa  lettera  di natale  trovata  su  facebook   e  la dedico  a  gente  come quella  di cui parla  l'articolo sotto  che mi porta  a chiedermi 
  

ma che c...... d solidarietà e d'aiuto è questo . Io la chiamo imbecillità  e  cinismo   se  proprio ha robaccia  meglio dai  ( anche se poco  ) soldi  o  il tuo tempo    o meglio ancora  niente  


da la nuova  sardegna  del 5\112\2013


Non tutti gli oggetti donati sono indispensabili, dalle scarpe tacco 12 ai tanga 
Boxer da mare agli alluvionati
di Alessandro Pirina 


OLBIA 
La solidarietà è stata l’altra faccia della tragedia che il 18 novembre ha sconvolto la Sardegna, il solo aspetto positivo del dramma che ha messo in ginocchio l’isola. Il momento, è vero, lo imponeva, ma la catena umana che si è formata attorno alle migliaia di persone che in poche ore hanno visto la loro quotidianità cancellata dalla furia dell’acqua e del fango è andata oltre ogni più rosea immaginazione. Ma non sono mancati i “benefattori” che hanno approfittato del momento tragico per svuotare gli armadi di cose inutili, vestiti immettibili e deteriorati. Nei centri raccolta sono arrivati materassi
sfondati e coperte sporche, magliette bucate e biancheria usata. Ma c’è anche chi, dimenticandosi di essere a novembre, ha pensato di fare a meno di infradito, gonnelline e boxer da mare. O chi ha ritenuto che un tacco 12 fosse la scarpa migliore per attraversare le strade invase dal fango o che un centrino da tavola fosse la prima necessità per chi poche ore prima aveva visto tutti i suoi mobili distrutti dalla furia dell’acqua. Ma l’elenco delle donazioni poco caritatevoli prosegue con un sexy tanga natalizio coi pon pon e un reggiseno push-up di colore rosso fuoco, un baby doll extralarge e una serie di bermuda a quadri, un bustone di bretelle e uno di cravatte. Addirittura c’è stato anche qualche uomo di buon cuore che ha voluto rinunciare al suo vestito di Carnevale. Nei centri raccolta non volevano credere ai loro occhi quando dalle buste sono spuntati fuori un costume da dalmata e uno da fragola. Donazioni prive di senso che almeno hanno restituito il sorriso, anche se per un solo momento, ai volontari, super impegnati a scaricare, smistare e distribuire beni di ogni genere. Perché la solidarietà, quella vera, quella che animato fin da subito l’Olbia del dopo alluvione, non lasciava neanche il tempo di respirare. Un esercito in stivali di gomma ha invaso le vie alluvionate per aiutare amici, parenti, vicini, anche anonimi cittadini a liberare le case sommerse dalla melma fangosa. Immediata è scattata anche la gara di solidarietà per rifornire gli sfollati dei beni andati persi nell’alluvione. L’intera Olbia, ma non solo, si è data da fare per dare un tetto o un pasto caldo a chi ne era rimasto sprovvisto. E subito, già all'indomani della tragedia, in tutta la città sono nati centri raccolta, istituzionali o spontanei, per rifare il guardaroba, almeno per il periodo di emergenza, delle vittime del ciclone. In via Canova, nelle chiese della Sacra famiglia e di Sant’Antonio, nelle sedi Auser e Confcommercio, nei capannoni industriali trasformati in case di solidarietà era un continuo via vai di auto, furgoni e camion carichi di beni di ogni tipo. Non solo abiti difficili da indossare, ma anche tanti capi di abbigliamento indispensabili per chi nell'alluvione’alluvione ha perso tutto. 

 arrabbiato.
Infatti n bambino sicuramente apprezza un gioco o una maschera di carnevale .... Ma poi .... specie quando essi hanno perso oltre  le cose  materiali  :   libri , cd , giochi ., o amici\  conoscenti  o chi addirittura   familiari  ,  il cane o il gatto  ?  Comunque  fra  le merda  ( anche  nel senso di certe persone che si comportano cosi  )  ci sono  anche delle perle di persone  , vedere post i miei post precedenti  sul'alluvione  e   questo articolo qui   .  stavo per cliccare  sul  tasto pubblica  cioè concludere     questo post   quando  sull'unione sarda    ho letto questa  news  , riguardante  sempre   il bel gesto   di solidarietà  che mi ha  rese  felice   e rallegrato  e  di donazione fatta  da una  bambina milanese ai bambini sardi colpiti dall'alluvione


Una bambina di Milano dona i suoi giochi ai bambini sardi colpiti dall'alluvione. Il sindaco di Nuoro la ringrazia .Alluvione, la solidarietà di Camilla "I miei giocattoli per i bimbi sardi"


"Voglio ringraziare pubblicamente Camilla, la piccola amica della Sardegna che ha voluto donare i 

                                                 I pupazzi donati dalla piccola Camilla       
suoi giochi ai bambini sardi colpiti dall’alluvione. Sarà mia cura inviare i giocattoli al sindaco di Torpé affinché siano destinati ai bambini del paese certamente più in difficoltà di noi". Il sindaco di Nuoro Alessandro Bianchi ringrazia con queste parole Camilla, la bambina di nove anni che da Milano ha inviato una scatola con i suoi giochi "preferiti" come scrive nella lettera di accompagnamento "per i bambini della Sardegna". "Mi sembra doveroso un ringraziamento pubblico per un gesto pieno di generosità. Ringrazio anche la prima media sezione C dell’istituto "San Tommaso - Francesco Tedesco" di Avellino per le lettere di incoraggiamento indirizzate ai ragazzi sardi, e tutti coloro che hanno contattato il Comune di Nuoro per manifestare solidarietà e vicinanza alla nostra città e all'Isola".

18/11/13

FIRENZE – Muore; corpo su marciapiede per 90 minuti fra l'indifferenza dei passanti

un giusto equilibrio fra indifferenza e morbosità ( fortunatamente questo non è successo , forse perchè si tratta di una grande città , e non di una piccola bidda cittadina )  No  ?  . Mi chiedo ma come mai di solito la generazione dei cellulari sempre pronta a fotografare e mettere su social network tali fatti non sia intervenuta . Forse non non era un fatto eccezionale o siamo assuefatti alla morte ? Mi stavo apprestando a trovare una risposta ma mi chiamano ad apparecchiare per la cena 




da toscana news tramite Oknotizie





FIRENZE – Muore; corpo su marciapiede per 90 minuti

Scritto da: Redazione 18 novembre 2013









FIRENZE - Un malore improvviso e per lui non c’è stato niente da fare. Se n’è andato così un uomo anziano in pieno centro a Firenze, nei pressi di piazza Santa Croce. Una notizia che fa parte della vita e, quindi, può considerarsi “normale”. Ma ciò che desta scalpore è che il corpo dell’uomo sarebbe rimasto sul marciapiede per circa un’ora e mezza.Tutto ha avuto inizio alle 13.15 quando l’uomo si è improvvisamente accasciato. Un giovane medico se n’è accorto ed ha subito messo in atto le pratiche rianimatorie. Ma per l’anziana persona non c’è stato più niente da fare ed il medico, dopo oltre un quarto d’ora di tentativi, ha dovuto desistere. L’uomo è stato quindi coperto con un lenzuolo bianco in attesa dell’arrivo del servizio funebre.Ma l’attesa è stata davvero fuori dal normale. Infatti, i servizi funebri, chiamati per rimuovere il corpo dello sfortunato anziano, sarebbero arrivati intorno alle 14.45, novanta minuti dopo il malore. E, secondo alcune testimonianze, il corpo sarebbe rimasto a terra tra la completa indifferenza dei passanti e i flash di qualche turista giapponese.

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