Visualizzazione post con etichetta cinesi in italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cinesi in italia. Mostra tutti i post

03/05/15

se invece di lamentarci \ arrenderci alla crisi ed scaricare le frustrazioni sui diversi gruppi etnici andassimo a fare i lavori che fanno loro .I cinesi scoprono la campagna: boom di orti e serre in Toscana Nella piana tra Firenze e Prato crescono gli insediamenti


Leggendo l'articolo  sotto  mi chiedo   come mai la lega  e altri malpancisti  ( nessuno  escluso  M5  compreso  )   si lamentano   degli extracomunitari  che   sbarcano  sule  coste  ma  non si lamentano    di  fatti come questi 

I cinesi scoprono la campagna: boom di orti e serre in Toscana Nella piana tra Firenze e Prato crescono gli insediamenti. L'allarme della Coldiretti: "Servono controlli sui semi e sui fitofarmaci"di LAURA MONTANARI    
da  http://firenze.repubblica.it/cronaca  del 30 aprile 2015









Sono cresciuti «nel giro di paio d'anni, anche meno». «Prima quei campi erano abbandonati» dice uno affacciandosi alla finestra di una casa che dà sulle serre e sugli orti coltivati dai cinesi lungo la piana. Campagne tra Firenze e Prato, zona di Paperino, di Sant'Angelo a Lecore, di San Giorgio, di Galciana. È qui che sta crescendo piano piano un'altra Chinatown, rurale e povera. Popolata di contadini, molti dei quali non parlano italiano: «Sono venuti in Italia con le famiglie, ma sono vecchi per il lavoro in fabbrica» racconta Guo, 44 anni, agricoltore. Sono un effetto collaterale della crisi economica: «Non c'era lavoro in fabbrica - riprende il contadino cinese - così sono venuto in campagna a coltivare la terra».
Via del Pozzo è una strada a curve nella zona di Paperino (Prato). A un certo punto, da una parte si incontra il cimitero, dall'altra uno sterrato che porta a una decina di serre protette da teli di plastica. Dentro ci sono fagiolini e insalate, melanzane, tantissimi cavoli e pomodori. Dall'altra parte della strada è cresciuta una specie di discarica: pezzi di arredamento, una Espace abbandonata, un camion, pezzi di ferro e reperti da archeologia degli elettrodomestici alla deriva. «I cinesi con la discarica non c'entrano, sono i romeni che trafficano» dice uno che passa in macchina. Racconta però che dai campi coltivati si vedono ogni tanto i falò «bruciano di tutto, cassette e plastica. Ma non è vietato?».
Orti cinesi, sequestrate sementi importate illegalmente Si moltiplicano i cinesi che fanno gli agricoltori, la Coldiretti parla addirittura di «land grabbing», un «accaparramento cominciato a Prato e che si sta estendendo ad altre parti della Toscana» sostiene Claudio Lombardi segretario pratese dell'associazione di categoria. Secondo i calcoli di Lombardi sarebbero già oltre un centinaio gli ettari di terreno affittati ai cinesi. Intanto conviene: «Il prezzo medio pagato per   un affitto annuale di un ettaro di terreno è di 250-300 euro, ma i cinesi - spiega un investigatore del corpo forestale - ne pagano anche 1.200-1.300 e con contratti regolari». Il fenomeno è giovane. O meglio, un certo numero di contadini cinesi ci sono sempre stati, ma negli ultimi anni sono cresciuti in maniera esponenziale probabilmente per effetto della crisi non solo del pronto moda ma anche delle borse (a Campi Bisenzio) e per lo svilupparsi di un commercio  e di una ristorazione che ha bisogno di prodotti freschi a basso prezzo.
I numeri di Chinatown sono grandi, oltre 30mila persone. Così creare una rete agricola è diventata una necessità e una speranza di lavoro. Guo, sul suo trattore, nei campi che si vedono da via Castelnuovo, periferia di Prato, racconta: «La terra, sei ettari, il proprietario me l'ha data gratis, lui non la coltivava più perché non gli rendeva. Io ricambio dandogli una parte del raccolto».


Ha comprato a rate un trattore e adesso è qui a coltivare nelle serre cavoli di vario tipo, meloni, zucchine e altri ortaggi. «La fabbrica non faceva per me, sto meglio in campagna». Guo è fra i pochi ad avere un trattore, la maggior parte dei contadini che si incontrano tra Firenze, Campi e Prato usano vecchie zappe, badili e carriole scassate. Seminano con le mani e con le mani tolgono le erbacce. Spesso nei pressi delle serre si trova parcheggiata una roulotte dove i braccianti si riposano o mettono gli attrezzi o vivono e fanno la guardia ai raccolti: «Replicano nelle campagne il modello azienda-casa che abbiamo già visto nell'industria» sottolineano la Coldiretti che chiede più controlli. «Il nostro obiettivo - dice Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana - è di tutelare le imprese senza distinzione di nazionalità. Ci battiamo per la trasparenza e per il rispetto delle regole, da anni ci battiamo anche contro gli ogm e ci troviamo a fare i conti con semi made in China di cui non sappiamo nulla e che vengono per lo più importati illegalmente».
Spesso vicino alle serre ci sono parcheggiati dei camion telonati: vengono usati per il trasporto dei prodotti. Gli ortaggi, da queste periferie, arrivano ai mercati e ai negozi di alimentari a Chinatown. Qualcuno sibila che i cinesi vendono anche a prezzi stracciati agli ambulanti italiani. Il problema non è a chi vendono, semmai quello del rispetto delle regole e dei dosaggi dei fitofarmaci e dei fertilizzanti. Una cosa è certa e lo si capisce al primo colpo d'occhio entrando in una delle tante serre: i cinesi che abitano questa campagna toscana non praticano agricoltura biologica. Ci sono sacchi e sacchi di concimi vari, per esempio la Pollina, un concime organico ottenuto dal riciclaggio per trattamento industriale delle deiezioni degli allevamenti avicoli. È un prodotto che sta a metà fra i fertilizzanti organici e i concimi chimici.
Le giornate dei contadini cinesi cominciano appena fa giorno: sbucano nei campi, alcuni arrivano sulle biciclette. Chi affitta la terra non la coltiva direttamente, ma assume dei braccianti. Sono loro quelli che si incontrano nelle serre, coi cappelli di paglia stracciati, gli stivali e le facce sfinite dalla stanchezza.


Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget