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07/05/13

La follia nazista contro i gay Il film "Il rosa nudo"


E' una pagina atroce rispolverata e sottratta all'oblio. Settanta minuti di riprese per svelare la follia nazista contro gli omosessuali, partendo da una storia vera: quella di uno dei sopravvissuti all'inferno dei lager. La proiezione a Cagliari.
Si intitola 'Il rosa nudo', il terzo film d

i cinematografia sperimentale indipendente del regista sardo Giovanni Coda.

Già presentato al Torino Glbt Film Festival sarà proiettato per la prima volta a Cagliari giovedì 9 maggio, alle 21, e fino a domenica 12 al Cineworld. A metà tra documentario in bianco e nero e fiction video sperimentale,
Un libro mai tradotto in italiano. Coda ha scovato una copia del testo scritto in collaborazione con Jean Le Bitoux in una libreria parigina. Tutto impolverato faceva da zeppa ad una sedia. Il regista lo ha ripulito, tradotto e trasposto in immagini che hanno immortalato questo prezioso documento ai più sconosciuto. Quello di Coda è un racconto poetico e teatrale. Le scene degli interni sono girate principalmente dentro all'ex cartiera di Quartu Sant'Elena, la location per gli esterni, invece, è il poligono di tiro in abbandono di Siliqua. "L'accento nel lavoro è sui diritti civili negati, è un film - sottolinea il regista - che contribuisce a restituire una memoria, per non dimenticare che i gay hanno pagato un consistente tributo di sangue". Dopo la liberazione Seel cerca di integrarsi, mette su famiglia, diventa padre di tre figli. Solo nel 1982 ha il coraggio di denunciare l'orrore subito. "Il prezzo del coming out è altissimo - ricorda Coda - l'isolamento, l'abbandono da parte della sua famiglia. Solo nel 2002, tre anni prima della sua morte, gli viene riconosciuta la condizione di vittima dell'olocausto. Per questo suonano così vere le sue parole: 'la liberazione, quella vera, era per altrì".
la pellicola rompe un silenzio, quello sulle atrocità e torture che gli omosessuali usati come cavie hanno subito nei campi di concentramento nazisti. Prima ancora lo fa il francese Pierre Seel, autore nel 1982 dell'autobiografia coming out 'Moi, Pierre Seel, deportè homosexuel', scritto in collaborazione con Jean Le Bitoux da cui il film è tratto. "Imprigionato a 17 anni, torturato nel campo di Schirmeck e marchiato con il triangolo rosa - spiega Coda - assiste alla morte del proprio compagno, lasciato sbranare vivo dai cani".

27/10/12

Bella Mariposas di Salvatore Mereu anticipazioni \ SPOILER

  Era  da tempo , forse perchè  non c'era  nessun  film  che  m'attirasse  , quasi immemorabile che non andavop al cinema . Ebbene ieri sono andato  a vedere la prima di Bellas Mariposas il film diretto da Salvatore Mereu ispirato all'omonimo romanzo di Sergio Atzeni (  foto a  destra  )  pubblicato nel 1996 da Sellerio peraltro mai divenuto definitivo perché la morte ha colto Atzeni prima che potesse rivederlo.
 Il film presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ha ricevuto il Premio Schermi di Qualità " per aver molto efficacemente, adottato il registro della commedia nell'affrontare il tema del degrado delle periferie e del disagio di adolescenti senza prospettive e senza l'appoggio della famiglia".
  Come  per il libro : << Anche se, occorro dirlo, il tono tanto volgare da risultare quasi offensivo e provocatorio è in parte addolcito da un’ironia di fondo non indifferente, a momenti strepitosa (grazie anche a un riuscito mix di italiano, peraltro volutamente malmenato da una grammatica e da una punteggiatura a dir poco carenti >>  ( da libriromanzi.blogspot.it/ )   che  insieme al  sardo-casteddaio, cioè la  variante  di cagliaritana  del campidanese  : << (....) Il cagliaritano (casteddaju) o campidanese comune o cittadino (parlato a Cagliari, e sulla fascia costiera del golfo da Quartu Sant'Elena, Sinnai, nel Campidano dai ceti più elevati e colti e in parte a Iglesias) è spesso adottato come modello di riferimento ed è base del campidanese letterario; tra le caratteristiche fonetiche d>r (giogadori>giogarori, meda>mera); La fascia costiera (escluse le città di Cagliari e Teulada) presenta per ipercorrezione il raddoppio di -l- e -n- (soli>solli, celu>cellu, luna>lunna, manu>mannu, cani>canni, pani>panni). >>  (  da http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_sarda_campidanese  ) . 
 Un film , bello , intenso , con influenze  Felliniane  e  Pasoliniane  , il film  più italiano  di Mereu   che  rispecchia   quanto diceva  Sergio Atzeni  :<< Sono cittadino sardo, italiano, europeo >> . 
Tale  film mostra le contraddizioni del presente - la bambina traviata e la puttana saggia, il marpione e il bulletto di periferia: un , blues struggente e grottesco affresco delle periferie, ma anche per adolescenti per la capacità di evocare quelle sensibilità estreme senza superficialità e effetti speciali, svelando l'atroce bellezza della vita.Un film che  << (...)  L'innocenza negata delle giovanissime protagoniste, Cate e Luna, "più che sorelle", cresciute nei rioni popolari della "città bianca" tra droga e criminalità più o meno organizzata, prostituzione e proposte indecenti, senza rinunciare ai propri sogni diventa metafora di una verità insostenibile, in cui s'insinua il mistero del divino o il gioco del caso che trasforma un omicidio rimescolando le carte del destino. Un film speciale - grazie all'apporto di attori giovanissimi che restituiscono quella freschezza e imperfezione che è propria della vita, in cui ciascuno recita la propria storia senza mai comprenderla a fondo se non troppo tardi né avere il tempo per fare le prove.(...) continua qui >> da   http://www.cagliaripad.it/  .
le  due protagoniste  foto del film tratto  www.filmtv.it
  Nei primi minuti  è tanto   per  i benpensanti  ed i puristi della lingua , evidente (  ma   se  riuscite  a  vincerla   ne  sarete  ricompensati   dalla bellezza  e poetica  del film  )   una  sensazione iniziale, di disgusto e fastidio, la  quale  viene  meno via  via  con  visione  come la  la lettura  del  racconto    tramutata in una sorta di allegra e disincantata partecipazione dello spettatore   Il film presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ha ricevuto il Premio Schermi di Qualità " per aver molto efficacemente, adottato il registro della commedia nell'affrontare il tema del degrado delle periferie e del disagio di adolescenti senza prospettive e senza l'appoggio della famiglia".
Infatti   secondo http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/287236  )   : << mischia stavolta, rispettando i toni di Atzeni, realismo, grottesco, surreale e un tocco di magia (con Micaela Ramazzotti nei panni di una maga veggente). Si racconta senza filtri, in dialoghi che alternano sardo e italiano, ricchi di espressioni molto forti e termini in 'slang', l'impegnativa giornata dell'undicenne Cate (Sara Podda), indipendente e fiera, aspirante cantante famosa ("come Valerio Scanu e Marco Carta, sardi come noi" dice) che nel film parla direttamente al pubblico guardando verso la cinepresa, con l'amica del cuore Luna (Maya Mulas) le bellas mariposas, ('belle farfalle' del titolo) in una giornata di libertà lontano dalla periferia. Insieme vanno al mare, girovagano per Cagliari e tentano di salvare da un pericolo reale, Gigi, il ragazzino per cui Cate ha una cotta.
dalla  rete
Prende vita così un mondo colorato e violento, tra personaggi bizzarri, squallidi, o ancora con una propria innocenza. Cate mette in scena anche la sua famiglia, tra buoni e cattivi. Fra gli altri, una sorella che 'batte', rimasta incinta a 13 anni; un fratello eroinomane, uno aspirante calciatore e uno bullo violento, un 'babbo' falso invalido, bieco ed egoista, e una madre che si fa carico di tutto. Mereu ha trovato le due protagoniste (emozionatissime tanto da limitarsi a sorridere in conferenza stampa) facendo il casting in scuole cagliaritane dove spesso ha anche curato dei laboratori. Il fatto che il film (ancora senza distribuzione) sia in sardo non impensierisce Mereu  ( foto a  sinistra  ) : "Qui non ce n'è meno che in altri miei film. Però per il cinema fuori degli schemi gli spazi in sala sono sempre più ridotti". Ealla fine della proiezione scatta un'ovazione: dieci minuti di applausi.>> Mereu è   riuscito pur  << Puntando sulla recitazione di attori non professionisti ed esordienti, Mereu forse perde in credibilità recitativa ma guadagna in spontaneità, eliminando quell'alone di misuratezza o artificiosità che spesso accompagna le opere con protagonisti dei bambini o degli adolescenti. Sara Podda veste il personaggio di Cate della sfrontatezza necessaria per rendere naturale anche la più bieca situazione che le accade intorno. Le fa da spalla Maya Mulas, una Luna dal sorriso contagioso e dallo sguardo da bambina cresciuta troppo in fretta. Se meno preparati appaiono i ragazzi scelti per le parti maschili (Tonio e Gigi sono fisicamente poco credibili), a compensare arrivano gli esercizi di stile di Luciano Curreli, impegnato nel tragicomico e per certi versi grottesco ruolo del padre di Cate, e di Micaela Ramazzotti, presente per pochi minuti nei panni della conturbante e misteriosa coga Aleni, strega moderna di un mondo ancora troppo chiuso e tribale  >>  nel convergere sullo stesso tema: la linfa di leggerezza che le farfalle traggono dai palazzi / fiori di cemento. 

video

                                         promo tratto da  http://www.filmtv.it/film/53085/bellas-mariposas/


E sempre  dallo stesso  sito  c'è  la  bellissima recensione    (che  condivido in toto  ) e  che qui riporto senza  commenti  ed  aggiunte mie  Di Spaggy scritta il 06/09/2012 

Adattare per il grande schermo Bellas mariposas, il racconto di Sergio Atzeni, era un'operazione azzardata per varie ragioni. Bellas mariposas è sì un breve racconto di una cinquantina di pagina ma è carico di personaggi, eventi, ambienti e luoghi fortemente denotati. L'io narrante che coincide con il punto di vista della protagonista poteva essere un intralcio per chiunque, così come la scelta di Atzeni di scrivere la sua storia in sardo e senza punteggiatura.
Salvatore Mereu, armato di coraggio e forse anche di una buona dose di ostinazione, è invece riuscito nell'impresa di realizzare un film che, guardando verso il neorealismo, sfrutta il linguaggio visivo moderno (digitale e telecamera a spalla creano un ibrido tra finzione e documentario metropolitano) per collocarsi tra il cinema pasoliniano e quello felliniano. Non è ardito il paragone: raccontando della degradata vita di periferia e fornendo una panoramica della fauna che la popola, Mereu segue i suoi personaggi da vicino, entra nelle loro vite in punta di piedi e ne esce in maniera altrettanto delicata con un finale sospeso tra dimensione reale e onirica.
Sarebbe stato facile puntare sul lato pruriginoso del racconto e tentare la carta dello scandalo. Mereu invece sceglie la via della carezza, prende per mano il personaggio di Cate ed entra nella sua testa.
Con un gioco di rimandi metacinematografici, l'io narrante si trasforma in una continua interazione tra la protagonista e il pubblico, in una sorta di dialogo virtuale in cui si invita lo spettatore ad entrare in scena, sedersi ed ascoltare quello che Cate ha da narrare. Capita sovente che con lo sguardo fisso alla camera, Cate ponga domande a cui dopo cerca di dare risposta o allontani coloro che, invadendo l'inquadratura, la distraggono dal filo della narrazione (prima la sorella Luisella, sul finale anche l'amica/sorella Luna).
Trasferendo la storia ai giorni d'oggi, Mereu restituisce una Cagliari inedita e mai vista sullo schermo. Spiagge, quartieri e vie della città appaiono volutamente anonime, conferendo al racconto una dimensione universale. La periferia cagliaritana potrebbe benissimo essere quella milanese o quella romana: lo squallore e la miseria dei palazzoni di cemento popolari, abitati da famiglie disperate e disparate, non ha geolocalizzazione né forti connotazioni di carattere socioculturale. L'unica peculiarità è data dal fatto che i personaggi vivono le loro condizioni con assoluta normalità, senza farsi carico del dramma dei loro problemi. Droga, sesso tra adolescenti, microcriminalità e deviazione psicologica sono vissute con la spensieratezza dell'adolescenza di Cate. Anche l'omicidio e la morte di una persona vengono filtrati con lo sguardo di una ragazzina, ora intimorita dal perdere l'amore della sua vita ora invece indifferente, quasi contenta, che qualcuno lo faccia fuori dal momento che il "suo" Gigi è interessato a un'altra ragazza.
Nella periferia di Cate non c'è spazio per le leggi dello Stato, la cui presenza è assente, così come non c'è spazio per le leggi della morale: ci si prostituisce a 13 anni, si ottiene da mangiare facendo favoretti sessuali, ci si buca di eroina davanti alle sorelle, ci si lascia masturbare da una ragazzina fin troppo contenta di essere diventata l'oggetto delle pulsioni dell'intero quartiere.
Non c'è neanche speranza, se non quella di Cate di diventare un giorno cantante o di andare a vivere lontano con la sorella e l'amica una.
Ci sono solo due punti fermi: l'amicizia che permette di volare come belle farfalle e il credere nella Vergine Maria, colei che in un atto di carità regala la felliniana apparizione della coga Aleni, la veggente che prevede e soprattutto determina il corso degli eventi.

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