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13/02/17

L’incredibile parabola di Luca Mechini: padre esponente del Pci, madre intellettuale nel 1989 la famiglia inizia un declino che le fa perdere tutto. Ma non la dignità





L’incredibile parabola di  Luca Mechini: padre esponente del Pci, madre intellettuale nel 1989 la famiglia inizia un declino che le fa perdere tutto. Ma non la dignità

 di Francesca Ferri






Luca Mechini, 58 anni

GROSSETO. Budapest, 4 novembre 1966. Una Peugeot sfreccia per le strade. Sul sedile posteriore un bambino italiano di 8 anni sta andando alla scuola francese accompagnato dal suo autista. «Luca, ci sono brutte notizie dalla tua Firenze. C’è stata un’alluvione», gli dice l’uomo.
Grosseto, 4 novembre 2016. Su una panchina del binario 1 della stazione un uomo cerca di prendere sonno, la schiena trafitta dalla seduta di metallo, la testa appoggiata a un fagotto con le sue cose. I treni gli passano accanto e si allontanano, e così i passeggeri, giornale sotto il braccio che titola: «Alluvione, il giorno del ricordo».
I ricordi, per Luca Mechini, 58 anni, hanno un prima e un dopo, segnato più o meno alla metà di questo cinquantennio: 9 novembre 1989. La sua storia è un groviglio con la Storia e con l’evento che ne ha cambiato le sorti nel secondo Novecento: la caduta del muro di Berlino. Per Luca ogni martellata, ogni pezzo di cemento frantumato è un pezzo che cade della sua agiata quotidianità fatta di relazioni internazionali, incontri con capi di Stato e artisti, viaggi in mezzo mondo, una mezza dozzina di lingue parlate, musica rock. Dietro la curva a gomito della Storia lo aspetta un’altra vita, fatta di ristrettezze economiche, notti in strada, dormitori per senzatetto. Ma accanto a sé, inseparabili amiche, la dignità e una cultura che inaspettata in quello che, incrociato alla stazione, chiameresti «barbone». Perché in fondo Luca un barbone non lo è.
Gli anni ’60 a Budapest. Luca è originario di una famiglia fiorentina benestante, conosciuta e apprezzata. Il padre, Rodolfo Mechini, dopo una rapida carriera in via delle Botteghe Oscure, nel 1964 diventa presidente della Federazione mondiale della Gioventù democratica, considerata l’erede della Gioventù Comunista Internazionale.


Una veduta di Budapest



La Federazione ha sede a Budapest ed è qui che nel 1964 la famiglia Mechini, Rodolfo, la moglie Fiorenza Orlandini, e il piccolo Luca, si trasferisce. La famiglia vive nell’agiatezza e in una rete di relazioni sociali di altissimo livello. «Non era una questione di soldi ma avevamo tutto, tutto ci era fornito dai governi», racconta in un italiano che durante l’intervista si rivelerà di una rara ricchezza lessicale, maglione chiaro, una rivista d’arte fra le mani, un borsone di vestiti appoggiato dietro. «Perché nell’armadietto del dormitorio tengo i libri», dice. Poi torna subito a 53 anni fa.
A tu per tu con la Storia. «Mio padre – racconta – era una figura di primo piano perché la Federazione era un’organizzazione molto importante all’epoca. Nella sua vita ha visitato 104 Paesi, ha incontrato personaggi come Ho Chi Minh in Vietnam. Era vicino ad Ahmed Ben Bella ad Algeri, dove siamo stati un anno fino al colpo di Stato che lo depose. Ovunque era ricevuto con tutti gli onori».
La carriera nel Pci. Finita l’esperienza ungherese, negli anni Settanta i Mechini sono a Roma. Rodolfo è collaboratore di Enrico Berlinguer e lavora gomito a gomito con Giorgio Napolitano. La madre edita “Ungheria oggi” del centro culturale Italia-Ungheria, associazione foraggiata dal Partito comunista, e organizza conferenze con studiosi di primissimo piano. Luca frequenta il liceo Chateaubriand «insieme ai figli di tanti attori, da Elsa Martinelli a Audrey Hepburn», dice.


Enrico Berlinguer



La Dolce vita a Punta Ala. Le vacanze i Mechini le passano a Punta Ala. La villa, costruita negli anni Settanta, era frequentata da amici: architetti, politici, artisti. Sono estati trascorse in barca, anni spensierati che proseguono per quasi tutto il decennio successivo. Rodolfo, lasciata la politica, diventa consulente per le grandi aziende che guardano a est. Luca si laurea in Storia contemporanea alla Sapienza e dal 1988 si occupa di rock alternativo e scrive per “L’osservatore di Arezzo”. Finché la Storia non ci mette lo zampino.
Il crollo del Muro di Berlino. La cesura ha una data precisa: 9 novembre 1989. «Una volta crollato il Muro di Berlino – ricorda Luca – furono interrotte le fonti di finanziamento dall’Ungheria. Il tesoriere del Pci, Marcello Stefanini, annunciò che tutti i centri culturali avrebbero dovuto chiudere». Intanto il padre di Luca vede scemare il lavoro. «Tutti i quadri del partito in Ungheria si erano riciclati in imprenditori – racconta Luca – e quindi le aziende si rivolgevano direttamente a loro. È stata questa la dinamica che ha portato alla fase calante».


I berlinesi sul Muro nell'inverno del 1989 (archivio Ansa)



I prestiti dalle banche. La famiglia cerca di andare avanti e resiste per cinque anni. «All’inizio il problema finanziario non lo si percepiva – spiega Luca – perché mio padre era ricorso massicciamente alle banche». I debiti, però, vanno ripianati. E a metà anni Novanta la situazione si fa drammatica. «Nel 1994 eravamo esposti per una cifra considerevole», dice Mechini. Decine e decine di migliaia di euro.
Una via d’uscita nell’arte. I Mechini stringono i denti e cercano di ripartire. Grazie alla conoscenza a Follonica del critico d’arte Maurizio Vanni, Luca apre una galleria d’arte a Roma e si mantiene con le mostre con l’aiuto della madre e dei suoi rapporti con politici e artisti di tutta Europa. È il 1995. Due anni dopo la casa di Firenze viene venduta per ripianare parte dei debiti con le banche. Ma non basta.


Una foto dei primi anni Settanta che ritrae la madre di Luca Mechini, Fiorenza (seconda da sinistra), con Giorgio De Chirico (terzo da destra), l'ambasciatore romeno e il padre di Luca, Rodolfo (primo da destra)



Verso il baratro. Mechini, che già dagli anni Ottanta prendeva piccoli prestiti da privati, comincia a chiedere cifre sempre più importanti che fatica a restituire per i tassi applicati. Quando nel 2007 il padre muore e la galleria viene chiusa, il fondo del baratro è lì, a un palmo di mano. Via via se ne vanno la casa di Firenze, venduta all’asta, poi lo stipendio, pignorato, poi arriva il pignoramento della villa di Punta Ala. È il 2009. Restituire i soldi presi in prestito diventa un’impresa impossibile. «La persona a cui mi ero rivolto ci telefonava in continuazione, veniva sotto casa. Fummo costretti a lasciare Roma e a trasferirci a Punta Ala», racconta.
L’accordo e la speranza infranta. Ma in qualche modo bisogna tenere duro. Luca stringe i denti e accetta di firmare una sorta di accordo con chi gli aveva prestato i soldi. La scorsa primavera le cose sembrano sistemarsi, ma è solo la quiete prima della tempesta. «Vendemmo la villa e dovevamo uscire di casa il 23 marzo 2016. Ma un paio di giorni prima mi fu detto che c’erano altre spese da pagare. A quel punto mi sono sentito male».
«Le hanno tolto la casa». Mentre la madre, 83 anni, non potendo stare da sola viene trasferita nella casa di riposo Ferrucci di Grosseto, Mechini viene ricoverato all’ospedale di Castel del Piano. Ed è qui che scopre di non avere più un tetto sulla testa: «Me lo disse una dottoressa. Mi disse che mi avevano tolto la casa», dice.
Prima notte al dormitorio. Viene dimesso il 31 marzo; nel referto c’è scritto che la sera si sarebbe dovuto presentare volontariamente al dormitorio di Grosseto. Prende un autobus, arriva in città, va subito a trovare la madre. Poi incontra gli operatori del Coeso che lo accompagnano al dormitorio. Spera nell’aiuto promesso da un pellegrino della Francigena ma questi sparisce. Si corica tra sconosciuti. Il suo mondo è definitivamente crollato.
«Una pensioncina». «Non volevo rimanere al dormitorio – dice –. Con gli ultimi soldi mi sono pagato qualche notte in albergo. Poi qualche soldo me lo hanno donato delle persone che conoscevo di Punta Ala. Ho trovato una pensioncina. Ma i soldi mi servivano anche per la benzina».
La prima notte in auto. Il 3 aprile Luca va al bancomat a ritirare contanti, ma la scheda gli viene risucchiata. «Non avevo più soldi per l’albergo – dice – . Finii a dormire in macchina, una Fiat Stilo, a Punta Ala davanti a un bar che conoscevo». Un periodo Mechini lo trascorre anche alla casa di riposo Ferrucci con la madre, ma a inizio luglio deve andarsene. E finisce di nuovo a dormire in auto. Intanto i servizi sociali si attivano per trovargli una casa in emergenza abitativa a Buriano «ma aveva dei problemi» dice Mechini. Che si ritrova di nuovo in auto. Questa è la sua “casa” per tutto il settembre 2016. «Stavo un po’ parcheggiato al Parco Giotto – racconta – e un po’ dietro al Ferrucci, così ero vicino a mia madre che andavo a trovare ogni giorno. Fino al 10 ottobre».
Dall’auto alla panchina. Quel giorno Luca vede arrivare due vigili urbani. «Evidentemente qualcuno li aveva chiamati. Avevo l’assicurazione scaduta e mi sequestrarono la macchina», dice. Un pausa. «A quel punto la vita si è rivelata molto difficile». Luca finisce in strada. Il ragazzino che andava a scuola con l’autista, che amava la musica, l’arte, che parlava francese, ungherese, arabo e una manciata di altre lingue, si ritrova sulla panchina del binario 1 della stazione di Grosseto. «Chiesi alla polizia se potevo stare lì. Mi dissero: “Nessun problema, non c’è bisogno di prenotare”», sorride. Una sera la panchina della stazione, una sera quella della fermata dell’autobus «svegliandomi alle 4 di notte congelato dal freddo». Un paio di notti nella sala d’attesa del pronto soccorso «ma poi mi fecero allontanare». È di nuovo fuori. Il giorno dalla madre, la notte nel gelo dell’inverno. «Paura? No, non c’è tempo – dice con una calma inaspettata –. Dovevo pensare a coricarmi, a stare tranquillo, a sperare che il freddo non avesse la meglio. È un disagio apicale, che non auguro al peggior nemico».
La carità degli sconosciuti. Luca però riceve anche la carità di tanti sconosciuti. «Un signore al parco Giotto mi ha dato 10 euro, una signora al pronto soccorso 10, un operatore sanitario 13, l’assistente sociale 50 più 50 più 10 più 3 euro», ricorda con una memoria impressionante. Che effetto gli fa ricevere l’elemosina? «Mia madre a Roma si fermava sempre a Fontana di Trevi a parlare con una barbona e una volta mi disse: falle il gesto di baciarle la mano», sorride tranquillo.
«Una mano ai rifugiati». Negli ultimi giorni Luca è tornato al dormitorio, dove oltre alla Caritas e al Coeso, ha conosciuto gli operatori della Ronda della carità e solidarietà di Grosseto. Forse c’è ancora la possibilità di entrare in un appartamento messo a disposizione da Comune e Coeso. E forse c’è la possibilità di dare qualcosa. «Ho chiesto di poter assistere i rifugiati francofoni africani – butta lì alla fine dell’intervista –. È per un interesse mio verso la situazione geopolitica dell’Africa. Sembrava cosa fatta ma aspetto ancora una risposta».

15/01/17

A Torino la squadra peggiore d’Italia: “Perdiamo, ma sempre con il sorriso”

proprio le parole di quest'inno sono adatte a questa vicenda da " sfigati " storie disney di paperino e paperoga . Altro che le grandi squadre di serie che ad ogni sconfitta trovano sempre una scusa o la devono far passare per vittima, questa squadra di sicuro sarà la migliore perchè accetta le sconfitte e dalle sconfitte si diventa i migliori, al contrario di chi vince sempre, perchè chi vince sempre spesso  non sa  rialzarsi



Inoltre  le  sconfitte  insegnano  come dice  una puntata  di un famoso cartone animato 




se  nel caso non riusciste  a vederlo lo trovate  qui  su http://www.dailymotion.com/it


A Torino la squadra peggiore d’Italia: “Perdiamo, ma sempre con il sorriso”
La Crocetta ha il record di ko e gol subiti su mille squadre di Terza Categoria. Ma il tecnico scommette sul primo successo: «Ci divertiamo e non molliamo neanche sotto 12-0»


                                 La formazione della Crocetta al debutto stagionale. 


Girarci attorno è inutile: «Siete la squadra peggiore d’Italia». Ma la notizia non sorprende lo spogliatoio. I calciatori della Crocetta, quartiere chic di Torino, fanno spallucce. «Davvero? Allora siamo i primi degli ultimi», sorride il presidente Stefano Armitano. La squadra, al primo anno in Terza Categoria, è in fondo alla classifica a zero punti. I numeri: 11 sconfitte, 82 gol subiti e 7 fatti (il capocannoniere del campionato, da solo, ne ha segnati il doppio). Nei 148 gironi dell’ultima serie dilettantistica - oltre mille squadre in tutta Italia - nessuno ha numeri simili. In realtà chi ha fatto peggio c’è: l’African Sport United, in provincia di Catania, è a -2, ma solo a causa di una penalità.
“Presto la prima vittoria”
Malgrado la classifica la Crocetta tira dritto con un entusiasmo ingiustificato dalla valanga di gol subiti. Ma chi ve lo fa fare? «Sembra strano, ma noi ci divertiamo, la nostra è una passionaccia. E presto arriveranno i primi punti», scommette il presidente, che ha fondato la società tre anni fa. La
a squadra è il trionfo della passione sconfinata per uno sport, il calcio, ormai ostaggio del business. Sudore e fatica in campetti di provincia, lontani anni luce dai miliardari cinesi che stanno razziando i campionati europei. Il volto sano di chi perde con il sorriso. «Noi ci autofinanziamo. In pratica paghiamo per prendere tutti quei gol», scherza il presidente. Ma non chiamateli Armata Brancaleone. «Partiamo sempre per vincere. Non molliamo mai, anche se siamo sotto 12-0», spiega il tecnico Sheptim Tereziu, con un passato da numero 10 nella serie A albanese. Il tecnico con un passato in A
Lo spogliatoio della Crocetta è un crocevia di storie incredibili. Trovi fianco a fianco uno studente 18enne e un imprenditore vicino ai 50. L’allenatore, classe ‘73, ha giocato nel campionato del suo Paese d’origine contro Bogdani e Tare, vecchie conoscenze del nostro campionato. Poi è arrivato a Torino per lavoro. Un giorno, al parco, il presidente del Crocetta lo vede palleggiare: «La palla non gli cadeva mai: gli ho subito proposto di unirsi a noi». Poi c’è Giovanni Bertolotto, difensore di 26 anni. Fino a tre anni fa era protagonista nella serie A di hockey su ghiaccio. Dopo alcuni screzi ha deciso di lasciare. «Mi mancava l’agonismo e la Crocetta mi ha dato una chance per ripartire».
150 Anni in tre
Saverio Fedele, 56 anni, è invece un dirigente-giocatore. Quarant’anni fa, quando ne aveva 16, doveva firmare per la Reggina. L’affare saltò e scelse di studiare: ora fa l’avvocato. Alla prima di campionato mancava il portiere ed è stato costretto a giocare in porta. Con lui altri due ultraquarantenni, tra cui il presidente-giocatore Armitano. «In difesa avevamo 150 anni in tre - racconta ridendo -. Probabilmente un record Guinness!». Lentamente la squadra è migliorata - ha perso l’ultima per 3-2 dopo essere stata in vantaggio - e grazie agli innesti del mercato invernale («Siete proprio sicuri di cosa state facendo?» ha domandato loro il tecnico) va a caccia della prima vittoria.
La vendetta dai “Pulcini” 
E poi la Crocetta punta sulle giovanili. I pulcini hanno vinto tutte le partite, un record in Piemonte. «Saranno loro, in un futuro non lontano, a vendicarci», scommette il presidente. 


«Saranno loro, in un futuro non lontano, a vendicarci», scommette il presidente.

17/05/16

Storie Transessuali, Elena - di Saverio Tommasi

Saverio Tommasi intervista Elena Sofia Trimarchi, donna splendida con un passato reso difficile dalle carenze legislative e dall'ignoranza diffusa.Prima di giudicare le scelte altrui Bisogna conoscere le  loro storie  ! ed è quello  che  Saverio tommasi fa spesso  .Infatti : << Elena Sofia Trimarchi che conosco da molto tempo in fb Spiega la sua esperienza personale ! >>. concordo con lui  il suo intento che  poi  è anche  il miomvedi  i  tag  le storie  , ciclo dei  vinti ,bellezza   ai margini  , ecc 
 "ognuno ha delle priorità, a noi piacciono le persone, le storie.
dobbiamo sorpassare il tempo dell’accettazione, è arrivato il momento della condivisione delle storie, delle passioni, per costruire davvero, insieme, un mattone dopo l’altro, una storia accanto all’altra, un percorso che conduca fuori l’italia dalla melma della non accettazione e della negazione dei diritti."

saverio tommasi




16/11/15

Snoopy & Friends - Il Film dei Penatus i perdenti sono i veri vincitori della vita

Snoopy & Friends - Il Film dei Peanuts   * * - -


Ieri sera sono andato da solo , visto che tutti i miei amici fra intimate e cose varie mi hanno dato buca , a vedermi il film dei Penauts . Cosi almeno per un momento ho dimenticato le brutture della realtà ( attentati a parigi , nuova caccia alle streghe , ecc ) e mi sono rigettato in solitario ero l'unioc spettatore ( forse perchè sono andato la domenica alle 21.30 orario poco consono da trovare bambini ) ma chi se ne frega spesso si sta soli anche con la gente ) di . Un film che divide i fans dei Penauts ed anche i critici vedere qui le recensioni



da  https://www.facebook.com/snoopyilfilm/
Franco Roma Mi tengo strette le adorate vignette. Film, come già scritto, ampiamente sottotono, ma ho già precedentemente motivato in modo molto dettagliato. Non a caso, dopo una sola settimana di tenitura (da giovedì 5 a mercoledì 11 novembre) qui a Roma il film ...Altro...
Cristina DM Sì, una noia mortale e non c'entra niente con le splendide vignette. Bieca operazione commerciale anche mal riuscita! I risultati si stanno vedendo da subito
Maria Palazzi Cristina DM Si Cristina, sono d'accordissimo ma tutti questi giudizi che seguono, come te li spieghi. Io rimango allibita
Cristina DM Hai perfettamente ragione, Maria. E ci stavo pensando anch'io. Non so... a volte a pensar male si fa peccato ma ci si prende. E se molti (visto che il gruppo è stato fondato dai distributori per l'Italia del film) fossero professionalmente interessati...Altro...
Franco Roma Tranquilla, un pensierino in tal senso l'ho fatto anch'io Emoticon winkUn po' di "affettuoso fanatismo" può fare il resto
Francesco Martinelli ... o magari un'opinione diversa Emoticon smile

Fabio De Costanzo Il film è stupendo!!! Hanno fatto in modo di mantenere la fedeltà con il cartone.. Chi lo critica probabilmente ha solo letto le strisce
Maria Palazzi no Fabio ho insistito con i miei quattro nipoti e, a fatica, li ho fatti venire con me al cinema. Non puoi immaginare quanto mi sono dispiaciuta
Fabio De Costanzo Mi dispiace che non le sia piaciuto.. Io ho apprezzato che abbiano pressoché mantenuto intatto lo stile del cartone animato, e chiunque lo abbia visto sa che già di per se si differenzia dalle vignette... Di certo se vi aspettavate che ogni personaggio avesse spazio in un film di un'ora e mezza beh i tempi sono quelli.. Io personalmente penso che il figlio e la nipote di Schulz abbiano fatto un ottimo lavoro, ripeto dovendo stare per forza nei tempi stretti che concede il cinema.
Laura Cellini Fabio De Costanzo hai ragione e le hanno anche lette male! Per me è carino, fai qualche risata ... casomai per capirlo in effetti bisogna conoscere le strisce!
Mi piaceRispondi11 hModificato
Fabio De Costanzo Ma che bisogna essere gia fan dei peanuts si da per scontato.. Io penso che il film sia stato fatto come tributo non certo per far scoprire ai bambini Snoopy e co. Anche perché rimane un "fumetto" per adulti o perlomeno non per dei bambini.. Poi spero nessuno si senta offeso dal mio commento io personalmente ho trovato un film molto piacevole che mi ha riportato all'infanzia
Simonetta Taurino ...Infatti nella sala con noi c'erano solo 3 bambini...il resto tutti adulti Emoticon wink
Fabio De Costanzo Ti posso dire dove sono andato io un pò di più ma molti bimbi passavano il tempo a chiedere spiegazioni ai genitori giustamente
Sharon Ramìrez Fabio De Costanzo, mio ho figlio ha otto anni e mi ha chiesto solo due cose , la prima: perche gli adulti no se vedono è due perché non si capisce quello che dicono...io ho semplicemente risposto che è perché parla de la vita de snoopy e amici; dove io...Altro...
Fabio De Costanzo Beh probabilmente ci riferivamo a bambini anche più piccoli Emoticon smile io personalmente sono contento che tuo figlio abbia avuto la voglia di approfondire i peanuts spero che sia cosi per molti bambini
Laura Cellini Mi ripeto: io sono cresciuta alla scuola di Shultz, l'adoro!!! Emoticon smile
Mi piaceRispondi220 h
A me non è dispiaciuto . ad un mio amico che mi chiede >> Come era il film? Dalle recensioni pare che abbiano stravolto un po' la poetica dei personaggi. ... (intendo : rispetto al fumetto).>>  dico  solo    che  se  ho letto  solo le strisce  e  non ha visto i cartoni animati da esse  tratte   rimarrà deluso .  Io  che  le ho viste  entrambe non   sono   completamente  deluso  .
Infatti  Non biasimo http://www.mangaforever.net/  ( trovate    fra  i link sopra  sopra  l'intera recensione )    quando    dice

Snoopy & Friends - Il Film dei Peanuts
Giudizio globale 5,5/10

Dopo 65 anni la simpatia dei Peanuts è ancora viva ma deve piegarsi alle esigenze commerciali di un film d'animazione per tutta la famiglia. Gli spunti ci sono, l'integrità dei personaggi è preservata ma manca lo spirito cinico e graffiante di Schulz in una vicenda dal tono troppo puerile che diventa zuccherosa e rassicurante.

Ma e' vero., altrettanto quanto http://www.comingsoon.it/

(...) 

Come opera di non facilmente definibile carica poetica trasversale, i Peanutscalzano come un guanto all'anima di chi li legge, grazie all'esposizione fedele del proprio dibattito interiore che Schulz operò sulla pagina. Per questa ragione, strettamente legata poi alla natura rapida e fulminante della strip autoconclusiva, la versione animata dei Peanuts è sempre stata parziale. L'animatore e regista Bill Melendez fu il secondo padre di Charlie Brown, confezionando, con lo stesso Schulz alle sceneggiature, quattro lungometraggi cinematografici e svariati special televisivi non solo più buonisti, ma anche più lineari nella lettura. In definitiva: per bambini, un target ristretto nell'epoca in cui il cartoon, tra un Ghibli e un Pixar, parla a tutti in ogni nazione.Snoopy & Friends aderisce dunque a quella forma mentis originale di Melendez(tema musicale di Vince Guaraldi incluso). Non riparte da zero, dalla pagina, per cercare la sua direzione: non a caso la ragazzina dai capelli rossi si vede e ha un volto, così come Schulz volle purtroppo che accadesse in un vecchio special televisivo. La Blue Sky cerca equlibrismi inquadrandola il meno possibile; analogamente, quando mette in scena con spettacolarità i voli pindarici diSnoopy contro il Barone Rosso, non inquadra mai il fondo della sua cuccia. Sanno che rappresentare l'insondabile è pericoloso, cercano di limitare i danni. Dopotutto, forse è ingenuo sperare che la capriola della strip possa funzionare nell'audiovisivo: gli stessi Peanuts, doppiati da bambini, prorompono in frasi troppo complesse per la loro età. E' l'impagabile e significativa magia del fumetto, la sua vera essenza, che però nella trasposizione sullo schermo non suona naturale come nella mente (e nel cuore) di chi legge.
Martino e la sua squadra non compiono quindi un miracolo forse impossibile, ma ne compiono un altro inaspettato: sul piano visivo e registico, Snoopy & Friends è uno dei lungometraggi animati ad alto budget più originali e freschi da anni a questa parte. Se Melendez fece il possibile per animare il segno già molto sintetico di Schulz, rischiare ora addirittura una versione in CGI di quello stile era un terreno a dir poco minato. Martino evita la trappola del fotorealismo, senza perdere l'essenza della tradizione, ma anzi donandole plasticità, colori vibranti, illuminazione sensata e un ritmo preciso, incessante. In quest'ottica i Peanuts in animazione non sono mai stati così convincenti e accattivanti: creare modelli 3D, animarli a scatti e delegare a un segno manuale espressioni degli occhi e del viso, sembra l'uovo di Colombo quando si è davanti al film. E' però un risultato storico da non sottovalutare, perché c'è dietro una gran quantità di prove e studi; come diceva il maestro Chuck Jones: "Tutte le grandi imprese sono fatte dal 90% di fatica e dal 10% d'amore, ma si deve vedere solo l'amore".
E di amore in Snoopy & Friends se ne vede tanto, anche se la strip rimane un inafferrabile fenomeno, i cui irripetibili ingredienti son volati lassù, insieme aSparky.

(...)  Nel 2006, sei anni dopo la morte del creatore Charles M. Schulz, il figlio Craig ebbe l'idea di fare un film per il cinema e la propose al proprio figlio e sceneggiatore, Bryan.[1] Quando presentarono il film agli studio, Craig Schulz ottenne che il film rimanesse sotto il controllo della sua famiglia: "Non puoi portare persone dall'esterno e aspettarti che capiscano i Peanuts."[1] Il 9 ottobre 2012 fu annunciato che la 20th Century Fox e iBlue Sky Studios stavano sviluppando un film animato in grafica computerizzata basato sulla striscia a fumetti, con Steve Martino come regista su sceneggiatura di Craig Schulz, Bryan Schulz e Cornelius Uliano (anche con ruolo di produttori).[2] Craig Schulz scelse Martino come regista perché mostrò la sua fedeltà ai classici con il suo adattamento di Ortone e i piccoli Chi!.[1]A proposito della trama del film Martino ha detto: "Credo che Charlie Brown incarni le qualità della perseveranza quotidiana... rimettersi in piedi con un atteggiamento positivo. [...] È una storia con una forte spinta drammatica e trae le sue idee centrali dalla striscia a fumetti".[1] La ragazzina dai capelli rossi comparirà fisicamente nel film e Craig Schulz, a tal proposito, l'ha definita "meravigliosa".[3] Martino e i suoi animatori hanno trascorso più di un anno studiando lo stile di disegno di Charles Schulz per tradurre "il calore del disegno a mano nella precisione dei pixel del CGI" senza perdere nulla.[1] Per le voci di Snoopy e Woodstock la produzione ottenne i diritti di sfruttamento della voce di Bill Melendez, regista e doppiatore dei precedenti film dei Peanuts, morto nel 2008. Martino, inoltre, riuscì ad ottenere i diritti delle musiche tratte da quelle pellicole.[1]Nell'aprile 2013 la Fox annunciò che il film sarebbe stato proiettato in 3D.[4] Ad ottobre fu dato l'annuncio che Paul Feig si era aggiunto alla lista dei produttori.[5]

Quindi secondo  me    ci sono oltre delle innovazioni  (  come  unm maggior  ruolo alla bambina daiu cappelli   rossi )  degli stravolgimenti  (   sono inevitabili quando  riprendi in maniera originale e non pedissequa    qualcosa  d'altri  )    sono  minimi  e marginali  . Essi sono   talmente  ben fatti che  lo stesso Charles M.Schulz   ci sarebbe arrivato   e ne sarebbe contento . Un film  interessante, fruibile  , un forest  gump per bambini .   



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