Visualizzazione post con etichetta cia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cia. Mostra tutti i post

09/06/16

misteri e sprechi .tour suoi luoghi dell'altra storia della repubblica italiana II puntata‬ Portella delle ginestre\ e le morti di Giuliano e gaspare Pisciotta ., e il delitto di Capocotta



 La   seconda  puntata  del  tour  nei luoghi repubblicani   vede   due  luoghi  simboli di  quelli che  vengono definiti misteri  d'italia    che  segneranno e  segnano tutt'ora  la  nostra  storia   repubblicana
  e  che possoi essere   causa  di morti sospette  e misteriose  come  esempio  quella di riino Gaetano  ( cerca in archivio le  interviste  fatte  a  Bruno Mautone  ) ed  accuse di complottismo   a  coloro (  sottoscritto compreso )    che osano esprimere  dubbi   suelle versioni ufficiali   .
   Su   di essi   ho ha  ancora  testimonianze  e ricordi indiretti   il libro ( ancora  in fase di lettura   )  Noi che  Gridavamo al vento di Loriano Macchiavelli  (  copertina a destra )    foto  a destrea  e  il dossier  ( finito  da  qualche parte  in soffitta  o  in qualche armadio     del settimanale  avvenimenti  ora  left    che  fece  nel lontano 1997 per  i  50m anni di tale   evento  )   , le trasmissioni tipo la storia siamo noi  , blu  notte  di lucarelli  , le news  letters  ed  articoli    del sito  www.misteriditalia.com   e le e  canzoni     citate  .
 il primo
 diede   alla  dipendenza dell'italia  dagli Usa e della  nato  \  blocco occidentale  anti sovietico  durante la  guerra fredda e  che  indirettamente     continua  ancora  oggi   . Fu la  prima strage  di stato. Anche essa  fu al  centro  di  canzoni  popolari  I II

il secondo 
La spiaggia di Capocotta è la zona di litorale romano compresa tra il mare laziale, dal km 7,600 al km 10,100 della via Litoranea, e tra Castel Porziano e Torvaianica, ed è uno dei tratti di dune meglio conservati d'Italia. Capocotta si estende per 45 ettari e dal 1996 fa parte della Riserva naturale Litorale romano.

 fu l'inizio    di quella    <<  stagione di scandali destinata a durare fino alla fine della prima repubblica, e ben oltre.  >>  ( http://cronologia.leonardo.it/storia/tabello/tabe1648.htm  ) .Ed  ebbe e un riflesso  nella  cultura   popolare  \  di massa  :
 
  • La leggenda legata a Capocotta è stata narrata dal poeta dialettale romano Augusto Sindici a fine '800.
  • Il nome della spiaggia è divenuta nota al pubblico italiano per un celeberrimo caso di cronaca nera, il caso Montesi che, secondo la storica statunitense Karen Pinkus, avrebbe ispirato il film di Federico Fellini La dolce vita[10].
  • In riferimento al medesimo caso di cronaca, la canzone Nuntereggae più (1978) di Rino Gaetano cita il nome della spiaggia.
  • In tempi recenti, ad essa allude Alberto Arbasino in più punti nel suo romanzo Fratelli d'Italia.
  • I Flaminio Maphia la citano nel testo della loro rivisitazione (2010) di Vamos a la playa, noto successo dei Righeira qui reintitolato Vamos alla playa (coi Flaminio Maphia).
  • Emilio Stella gli dedica una canzone ironica (2014) Capocotta non è Kingston. [11]
essi sono 

portella dele ginestre  \ piana degli albanesi 
(nota come Purtelja e Gjinestrës in lingua arbëreshe) è una località montana del comune di Piana degli Albanesi, situata a 3 km circa dall'abitato, nella città metropolitana di Palermo. Si trova tra Piana e la valle del fiume Iato.Un a giornata di festa   che si trasformo  in strage
  da  http://www.misteriditalia.it/giuliano/strage-portella/





La vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo.
La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti.
Era il l° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell'Italia repubblicana.
Ma  i fatti  che  lo rendono  inquadrabile  in quelli che   sono  stati chiamati misteri d'italia  io preferisco chiamarli    scheletri  nell'armadio   so  descriti    da   per  cbi volesse approfondire   da questo  sunto di wikipedia 

La località è nota per essere stata teatro il 1º maggio 1947 della prima strage dell'Italia repubblicana, la strage di Portella della Ginestra, con l'eccidio di lavoratori ad opera della banda criminale di Salvatore Giuliano(Montelepre, 16 novembre 1922Castelvetrano, 5 luglio 1950),Per alcuni mesi sfruttò la copertura dell'EVIS, il braccio armato del Movimento Indipendentista Siciliano attivo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale,
Il 5 luglio 1950 il ventottenne Giuliano venne ritrovato morto nel cortile della casa di un avvocato di Castelvetrano: un comunicato del Comando forze repressione banditismo annunciò ufficialmente che era stato ucciso in un conflitto a fuoco avvenuto la notte precedente con un reparto di carabinieri alle dipendenze del capitano Antonio Perenze, un uomo del colonnello Luca. Sin dall'inizio apparvero però diverse incongruenze nella versione degli inquirenti sulla fine del bandito.
Il giornalista de L'Europeo Tommaso Besozzi pubblicò un'inchiesta sull'uccisione di Giuliano dal titolo Di sicuro c'è solo che è morto, nella quale mise in luce le incongruenze della versione data dai carabinieri sulla morte del bandito e indicò come assassino di Giuliano il suo sodale Gaspare Pisciotta[12].
Durante le udienze del processo per il massacro di Portella della Ginestra tenutosi a Viterbo, Pisciotta si autoaccusò dell'omicidio di Giuliano e incolpò anche i deputati monarchici Gianfranco Alliata di Montereale, Tommaso Leone Marchesano, Giacomo Cusumano Geloso e i democristiani Bernardo Mattarella e Mario Scelba di essere i mandanti della strage di Portella, dichiarando che costoro incontrarono Giuliano per mandarlo a sparare sulla folla[3]. Tuttavia la Corte d'Assise di Viterbo dichiarò infondate le accuse di Pisciotta poiché il bandito aveva fornito nove diverse versioni sui mandanti politici della strage[3]; come emerso dalla sentenza del processo di Viterbo, Pisciotta divenne confidente del Comando forze repressione banditismo (che gli fornì una tessera di riconoscimento che gli permetteva di circolare liberamente) e Giuliano fu da lui ucciso nel sonno nella casa di Castelvetrano dove si nascondeva; il cadavere sarebbe poi stato trasportato nel cortile della casa stessa, dove gli uomini del colonnello Luca e del capitano Perenze inscenarono una sparatoria per permettere a Pisciotta di fuggire e continuare così la sua opera di confidente sotto copertura[3].
Nel 1954 Pisciotta fu avvelenato nel carcere dell'Ucciardone con un caffè alla stricnina[3].

oltre  il  link  di wikipedia  d  che trovate  sotto   qui in questo interessante articolo   su  www.vittimemafia.it   un interessante    approfindimentocon le  varie versioni ( solo mafia ,  mafia con  refferenti  parlamentari     con servizi segret Usa ed  ex  fascisti   )




  Capocotta   spiaggia 

Ecco in sintesi  cosa  accade  L'11 aprile 1953 sulla spiaggia di Tor Vaianica, a sud di Ostia, viene trovato il corpo senza vita di una bella ragazza, Wilma Montesi( 1932-1953)  sparita da casa due giorni prima. Qualche mese più tardi un oscuro cronista, certo Silvano Muto, ipotizza che la ragazza non sia morta sulla spiaggia, ma in seguito ad assunzione eccessiva di stupefacenti durante una festa molto osé nella tenuta di Capocotta presso Castel Porziano, residenza abituale del marchese Ugo Montagna. Alla festa, scrive Muto, era presente anche Piero Piccioni, abituale accompagnatore della signorina nonché figlio del ministro democristiano Attilio Piccioni.Ulteriori dettagli  La spiaggia di Capocotta è la zona di litorale romano compresa tra il mare laziale, dal km 7,600 al km 10,100 della via Litoranea, e tra Castel Porziano e Torvaianica, . Esso  ebbe grande rilievo mediatico a causa del coinvolgimento di numerosi personaggi di spicco  della politica  dell'epoca   ,  e  segno secondo alcuni l'inizio della  crisi del  dominio  a senso  unico     ( 1947\8-1953 )   della  dc  , e  l'inizio   dell'apertura   che  si verificherà  negli anni   '60  dell'alleanza  Dc -Psi  .  Il caso risulta tuttora irrisolto, ivi compresa la causa del decesso della giovane.     per  chi volesse  approfondirlo e  saperne di più https://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Montesi 

25/12/13

Afghanistan dall'intervento dell'ex Urss a pantano dell'occidente

potrebbero essere utili 

da l'unione  sarda del 24\12\2013  

Trappola Afghanistan, il Vietnam dell'Armata Rossa
Vigilia di Natale del 1979: carri armati e parà dell'Armata rossa varcano all'alba la frontiera afghana. Obiettivo: imporre un regime filosovietico nella terra del mullah islamici. È il Vietnam dei russi. Che lasceranno sul terreno decine di migliaia di morti. Per l'Urss è l'inizio della fine.


Il Vietnam della Russia inizia all'alba del 24 dicembre 1979: i carri T62 dell'Armata rossa entrano in Afghanistan. È l'ultima invasione di un esercito comunista. L'inizio della fine. La prima breccia su un muro - quello di Berlino - distante migliaia di chilometri da una Kabul semideserta e
addormentata. Dieci anni di guerra, due milioni di civili afghani morti, 90 mila mujaheddin, 26 mila russi.
È la vigilia di Natale ma nel paese dei mullah non ci sono chiese. I mezzi corazzati del generale Mikhailov entrano in città senza incontrare resistenza. I parà occupano i palazzi pubblici e uccidono senza pietà il presidente Amin, l'uomo che aveva osato disobbedire ai consiglieri del Cremlino. Al suo posto issano il fantoccio Babrak Karmal: resterà al potere fino al 4 maggio 1986.
L'invasione provoca la ribellione delle popolazioni islamiche del Caucaso e dell'Asia centrale, che da tempo guardano con speranza all'Iran di Khomeini. Theran e Pakistan diventano le basi logistiche della resistenza dei mujaheddin afghani.
In pochi giorni la forza d'invasione sovietica sale a 90 mila uomini. Occupata Kabul e gli altri principali centri del Paese, l'Armata Rossa punta sul Kyber Pass e gli altri valichi che collegano l'Afghanistan con Peshawar e Rawalpindi, le basi logistiche dei mujaheddin in Pakistan.
L'obiettivo è chiudere le strade e rendere impenetrabili le frontiere. È il primo fallimento. Molti soldati sovietici sono musulmani e si rifiutano di sparare sui loro correligionari: un problema che Breznev non aveva messo nel conto. Non solo: a guardia dei passi, in attesa di truppe fresche dall'Urss, i russi schierano soldati afghani male armati e peggio addestrati. È una carneficina.
Dalle basi pakistane i mujaheddin sferrano attacchi feroci e velocissimi. A Herat decimano un intero reggimento corazzato russo. Sono armati di AK47 Kalashnikov, sottratti nelle caserme dell'esercito afghano. Dopo i primi mesi di guerriglia, sotto la guida di Ahmed Shad Massud, il leone di Panishir, attaccano anche a nord, al passo di Salang, sulla strada che porta da Kabul al confine sovietico. I russi rispondono con la guerra chimica contro la popolazione che appoggia i mujaheddin, utilizzando gas tossici, nervini, micotossine e la micidiale e letale «pioggia gialla».
Anche per la Russia, come per l'America in Vietnam, la guerra in Afghanistan si trasforma ben presto in un lungo, estenuante stillicidio. Nel 1981 i mujaheddin sconfiggono i russi nella battaglia di Paghman, 20 chilometri a sud di Kabul. Falliscono invece le due offensive lanciate dai sovietici a giugno e a settembre.
L'anno seguente il viceministro della Difesa sovietico Serghej Sokolov fa affluire truppe fresche per una serie di grandi operazioni di terra con l'appoggio di aerei ed elicotteri. Ma altre quattro offensive si risolvono in altrettanti fallimenti contro un nemico imprendibile che usa la stessa tattica «mordi e fuggi» utilizzata dai vietcong contro gli americani. La situazione, per i russi, precipita nel 1984, quando i guerriglieri prendono d'assalto Kabul difesa dai paracadutisti sovietici a costo di gravi perdite. I sovietici destituiscono l'inetto Karmal con Najibullah, ritenuto più energico. Ma ormai l'esito della guerra è segnato. La strategia di Mikhailov e del successore Zaitsev mira a limitare le perdite e a preparare l'umiliante ritirata strategica, in realtà quasi una fuga, dall'inferno afghano. L'11 marzo 1985 a Mosca muore Yuri Andropov, succeduto tre anni prima a Breznev. Mickhail Gorbaciov è il nuovo segretario generale del Pcus. Un anno e mezzo dopo ordina il ritiro dell'Armata rossa dall'Afghanistan. Il 15 febbraio 1989 l'ultimo soldato russo volta le spalle ai palazzi di Kabul.

Ma  l'intervento sovietico  fu dovuto non solo  al tentativo  di assumere io controllo  perchè  non si fidava  di un governo fantoccio  m anche   da , sempre  secondo  l'unione  sarda 

Una strana missione per gli 007 di Carter: provocare l'attacco dei russi ai mujaheddin
La guerra segreta della Cia a Kabul


Gennaio 1998, sono trascorsi nove anni dal ritiro dei sovietici da Kabul. Il consigliere alla sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, concede un'intervista al settimanale francese Le Nouvel Observateur. E rivela che la Cia era penetrata in Afghanistan, al fine di destabilizzare il governo di Kabul, già nel luglio del 1979, cinque mesi prima dell'intervento sovietico.
Carter - racconta Brzezinski - il 3 luglio autorizzò l'azione coperta per aiutare segretamente gli oppositori del governo filosovietico. Quello stesso giorno lo stratega statunitense di origine polacca scrive una nota al presidente in cui spiega che la sua direttiva avrebbe indotto Mosca a intervenire militarmente. Previsione che si avverò il 24 dicembre di quello stesso anno.
Brzezinski ricorda che quando i sovietici entrarono in Afghanistan inviò a Carter un'altra nota: «Scrissi che gli Stati Uniti avevano finalmente avuto l'opportunità di dare all'Unione sovietica la sua guerra del Vietnam».
La guerra afghana, insostenibile per Mosca, secondo Brzezinski avrebbe condotto l'impero sovietico al collasso. Fu facile profeta: l'intervento a favore del governo comunista di Kabul, infatti, contribuì ulteriormente a indebolire l'Urss sia sul piano politico sia su quello economico.
Il ritiro dell'Armata Rossa dal teatro afghano lasciò l'intera area in una situazione di estrema fragilità politica, economica e soprattutto geostrategica.
Dopo neanche dieci anni dalla rivoluzione islamica in Iran, l'intera regione venne completamente destabilizzata a esclusivo beneficio del sistema occidentale.
Il contemporaneo e inarrestabile declino dell'Unione sovietica, accelerato dall'avventura afghana e successivamente lo smembramento della Federazione jugoslava (una sorta di stato tampone tra i blocchi occidentale e sovietico) degli anni Novanta aprirono le porte al dilagare dell'influenza americana, dell'«hyperpuissance», secondo la definizione del ministro francese Hubert Védrin, nello spazio eurasiatico.
Dopo il sistema bipolare del mondo diviso nei due blocchi occidentale e sovietico-comunista, è l'inizio di una nuova stagione: quella del «momento unipolare». Questo nuovo equilibrio, non essendo in realtà tale, avrà tuttavia una breve vita. Terminerà all'alba del XXI secolo, con la riaffermazione della Russia come potenza globale, la crescita dei grandi stati asiatici - Cina e India - nell'emisfero settentrionale del pianeta; e la concomitante evoluzione autonomista dell'Argentina, del Brasile e del Venezuela, nell'emisfero meridionale.
Oggi, dopo l'intervento statunitense del 2001 seguito allo choc dell'11 settembre, quella che Brzezinski definiva la trappola afghana dei sovietici è diventata il pantano dell'Occidente. Non solo degli Usa ma anche di noi italiani.

27/06/07

Che imbranati quelli della C.I.A.!

Alzi la mano chi alla parola, anzi alla sigla, C.I.A. non visualizza immediatamente marcantoni agilissimi in abito scuro e auricolare, capaci di intercettare, subodorare, individuare, capire prima di tutti e meglio di tutti l’ennesima minaccia alla sicurezza nazionale del loro paese. Film come SPY GAME (con due agenti della C.I.A. del calibro di Robert Redford e Brad Pitt), serie televisive come ALIAS (con un’agente praticamente miracolosa come Jennifer Gardner) ci hanno dato un’immagine delle spie della C.I.A. assolutamente romantica, eroica, superiore alle capacità del comune essere umano. Entrano in un bar affollato e immediatamente, con una sola ampia occhiata individuano il nemico, lo isolano, lo rendono inoffensivo. Il cinema americano dal dopoguerra in poi ha svolto un’attività di propaganda a livello mondiale che si può riassumere in una sola, romanissima frase: “L’Americani so’ forti!”.





L’abbiamo pensato tutti, alcuni continueranno a pensarlo per sempre. Ma certo l’apertura degli archivi della Central Intelligence (?) Agency ha dato una bella botta all’immagine dell’elefante canaglia come veniva amorevolmente indicata l’agenzia per eccellenza. E da quello che esce dai colloqui tra il direttore Colby e il presidente Ford è si un elefante, ma imbranato come pochi. Scopriamo così che grosso modo dal 1950 al 1975 la C.I.A. ha infiltrato organizzazioni, prodotto documenti falsi, tenuto sotto controllo i telefoni e la posta di diecimila americani ritenuti oppositori politici (tra cui Jane Fonda!), spiato se stessa nella paranoia (pare non del tutto ingiustificata) di essere essa stessa infiltrata da infiltrati degli infiltrati di tutti i principali servizi segreti mondiali. Un pasticcio degno di film come UNA PALLOTTOLA SPEZZATA, altro che SPY GAME. E giù con sequestri di persona ingiustificati, con giornalisti pedinati (i giornalisti, tipo Victor Marchetti, sembravano sempre saperne più, sull’Agenzia, dell’Agenzia stessa), spionaggio interno, test con sostanze psicotrope ai danni di cittadini ignari (della serie X-files non si è inventato niente). Per non parlare dell’accurata pianificazione (e mancata realizzazione perché non sono stati capaci) di assassini di stato ai danni di quei capi politici (per lo più dittatori, ma fidatevi, non era questo il motivo della loro condanna a morte) come Fidel Castro (tentativo nel quale sarebbe stato coinvolto anche Bob Kennedy, però quelli che hanno pianificato il suo, di assassinio, erano più organizzati), Patrice Lumumba (ucciso nel 1971, ma pare che la C.I.A. non se ne possa prendere il merito), Rafael Trujillo (anche lui ucciso nel 1961, ma anche qui l’agenzia pare c’entri solo di straforo), per non parlare del ventilato complotto ai danni di Saddam Hussein che George Bush padre avrebbe chiesto (e non ottenuto) dopo la mezza vittoria contro l’Iraq nella Prima Guerra del Golfo.



Dai documenti resi pubblici risulta che Henry Kissinger (premio Nobel per la Pace, non dimentichiamolo) era molto preoccupato nel 1975 di dover rendere conto al Congresso dei soldi con i quali l’Agenzia stava innaffiando le nazioni giudicate a rischio, tipo l’Italia perché i successi elettorali del PCI angosciavano Washington. E la genialata di Kissinger qual è, sempre da quello che riportano i documenti? Accusare i membri del Congresso troppo curiosi di mettere la rischio la sicurezza nazionale americana (la stessa motivazione con cui Bush respinge oggi tutte le domande sull’Iraq). E il direttore della Cia, nel lontano 1975, ebbe l’onestà intellettuale di rispondere che: “facciamo troppo poco per poter davvero giustificarci con la sicurezza nazionale… non riusciamo neanche a portare a termine i complotti per assassinare i leader sgraditi (in codice operazioni bagnate)… se viene fuori quanto poco riusciamo a fare, rischiamo di fare la figura dei bigné alla crema…” Intellettualmente onesto, il direttore Colby, e anche poetico. Noi, in Italia, più che di bigné alla crema avremmo parlato di figura di m…a!






Laura

Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget