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19/03/17

L’amara “festa” del papà di chi cerca il corpo del proprio figlio Il disperato appello del padre di Stefano Masala e la sua rabbia all’udienza per l’imputato accusato di avere ucciso il giovane di Nule

a  chi mi accusa  di  riportare  solo o per la maggior parte   storie    del nord  est   ecco una  storia   sarda  

 la  nuova sardegna del 19\3\2017
 da la  nuova  sardegna 

L’amara “festa” del papà di chi cerca il corpo del proprio figlio
Il disperato appello del padre di Stefano Masala e la sua rabbia all’udienza per l’imputato accusato di avere ucciso il giovane di Nule

di Gianni Bazzoni





marco masala

Si può stare in silenzio, lontano da tutti. Sbattere ogni cosa che ti capita per le mani e considerarsi devastato in maniera così violenta da sentire troppo fragili le fondamenta umane. Oppure si può decidere di non contenere la rabbia, di non fermarsi e parlare sempre. Anzi, di urlare il nome del proprio figlio, reclamare giustizia in ogni posto, anche nelle aule dei Tribunali dove periodicamente passano coloro che possono sapere qualcosa e - con la loro testimonianza - restituire a un padre almeno il diritto di dare sepoltura a quel figlio che nessuno sa più dove sia.
Marco Masala, padre di Stefano, il giovane di Nule scomparso nel nulla il 7 maggio del 2015, ormai ha deciso di andare avanti così. Puntando il dito e urlando, lanciando sfide a chi - secondo lui - non ha detto la verità e può chiarire il mistero che lega la sparizione di Stefano all’omicidio di Gianluca Monni, il 19enne ammazzato a Orune. Due vite cancellate in un vortice di follia che è impossibile persino raccontare perché la trama è un buco nero. E le sentenze ancora non ci sono.
É rimasto solo Marco Masala dopo la morte della moglie, la signora Carmela, che ha atteso fino all’ultimo istante il ritorno di Stefano a casa. Oggi è la festa del papà, ma per chi ha perso un figlio è un giorno triste. Ancora di più per chi, come Marco, non sa neppure dove si trovino i resti di Stefano. E anche nel giorno della festa dei babbi, ha diritto di urlare con la forza che ancora gli resta.
«Ditemi dov’è mio figlio», l’ha detto e ripetuto senza abbassare lo sguardo, con il coraggio e la fierezza di chi porta nel cuore e nella mente il sorriso di quel ragazzo buono, indifeso, incapace di intuire il benchè minimo pericolo.
La morte di un figlio è la prova più dura che un genitore possa essere chiamato ad affrontare nella sua vita, un padre e una madre non si aspettano di sopravvivere ai propri figli, e quando succede mancano le parole per dirlo, si perde la dimensione di se stessi, ci si muove persi nel nulla, quasi senza nome. Marco Masala oggi non festeggia il 19 marzo perché tutto si è fermato a quella notte del 7 maggio, quando Stefano è uscito sorridente come sempre, ingenuo e felice. E non è più tornato. In tanti in questi lunghi mesi hanno chiesto “che cosa possiamo fare?”, senza avere risposta. Perché il conforto, gli abbracci e la solidarietà sono atti che possono aiutare quando è possibile condividere il proprio dolore per una storia che è finita. Invece la vicenda
di Stefano è ancora aperta, una ferita profonda che fa troppo male, e questo padre - oggi più degli altri giorni - ha il diritto di urlare con tutta la rabbia che si porta dentro: «Dite dov’è mio figlio». Chi lo sa parli, che sia un figlio o un padre poco importa. Gli altri stiano in silenzio.

12/02/15

Viene stuprata e dà la bimba in adozione Madre e figlia si incontrano dopo 35 anni

Questa  è l'ultima storia  per  oggi . Lo so che molti  (  soprattutto le  ragazze  ) mi dicono ma non è  che stai diventando    romantico  come noi  ?  . No sto diventando vecchio . E poiessendo cresciuto  con le nonne   e prozie    che  leggevano  e guardavano le telenovele .certe cose   mi appassionano  , se ben raccontante  .

Ma  qui  non si tratta  solo  dis torie  da  romanzo rosa  , ma  storie  di sofferenza  e  magari sìdi sensi di colpa  .




Viene stuprata e dà la bimba in adozione
Madre e figlia si incontrano dopo 35 anni

                              le  due protagoniste  


La storia di Kathy Anderson commuove gli Stati Uniti.
Quando aveva solo 15 anni era stata stuprata da un amico di famiglia. Una violenza in seguito alla quale era rimasta incinta. Non volendo abortire, decise dunque di dare in adozione la bimba che portava in grembo. Dopo 35 anni, ha potuto riabbracciarla. Commuove gli Stati Uniti la storia di Kathy Anderson, che oggi ha 50 anni e si è rifatta una vita in Texas, sposandosi e mettendo al mondo altre due figlie. "Per anni mi sono domandata che fine avesse fatto quella bimba, che avevo deciso di chiamare come me e che avevo dato alla luce in segreto, anche all'insaputa dei miei genitori, cui non ero riuscita a confessare la violenza che avevo subito". E piano piano la curiosità si è trasformata in una sorta di bisogno, di rincontrare quella piccola creatura da cui era stata costretta a separarsi. Finché un giorno, Kathy si è imbattuta in un sito web, specializzato proprio nel riunire amici e congiunti che la vita ha allontanato. E dopo alcune ricerche i "cacciatori di parenti" sono riusciti a risalire a Kathy junior, residente in Arizona e anch'essa desiderosa da sempre di conoscere chi l'avesse messa al mondo. Mamma e figlia hanno così potuto ritrovarsi. "Abbiamo legato immediatamente – hanno raccontato dopo l'incontro - ed è come se non ci fossimo mai separate. Adesso viviamo assieme e vedo le mie sorelle spesso. È bellissimo. Stiamo cercando di costruire ricordi, di recuperare il tempo perduto".

22/01/14

Due amiche scoprono di essere sorelle Nate da un padre donatore anonimo

 A  prima vista  sembra  il film della disney un cowboy con il velo da  sposa  ed  i suoi remarke   

Ma  poi leggendo bene la news   è  invece  la trasposizione nella realtà  di  altri due film  : 1)  made in america   del  1993 di Richard Benjamin
2) Starbuck 533 Figli E Non Saperlo del 2011 diretto da Ken Scott. qui  il promo


La scoperta avvenuta per caso dopo le reciproche confidenze.


"Un filo invisibile collega chi è destinato a incontrarsi, al di là del tempo, dello spazio e delle circostanze". E' la frase che Mikayla Stern ha scritto su Facebook per spiegare quanto le è accaduto. La giovane, 19 anni, ha scoperto che la sua migliore amica, Emily Nappi, 18 anni, conosciuta alla Tulane University, è in realtà sua sorella, perché entrambe sono nate dallo stesso padre, un donatore anonimo.



La foto che le ragazze hanno pubblicato su Facebook



Le ragazze, prima di arrivare al campus, quando nemmeno sapevano una dell'esistenza dell'altra, hanno fatto una ricerca sui social network per trovare una compagna di stanza. Hanno letto i reciproci messaggi e si sono messe d'accordo per convivere. Quando si sono incontrate hanno notato subito entrambe una profonda somiglianza fisica, poi la routine ha preso il sopravvento, l'amicizia è diventata sempre più forte fino a quando sono iniziate le confidenze: entrambe senza padre, nate da una madre che aveva ricevuto lo sperma di un donatore anonimo di nazionalità colombiana. Molte le coincidenze, tanto da convincerle a raccontare la storia alle reciproche madri durante le vacanze di Natale. Ed è stata proprio Heidi, la mamma di Mikayla, ad avere l'intuizione: ascoltata la vicenda, ha chiesto alla figlia di chiedere alla sua migliore amica il codice del padre biologico. Si è così scoperto che si trattava dello stesso numero impresso sui documenti di Mikayla.
Ora le due ragazze, scopertesi sorelle oltre che amiche, sono diventate inseparabili.

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