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20/03/17

«Così ho vinto la lotta contro l’anoressia» Erica Grazioli, 32enne di Magherno, nel suo libro “Cioccolato e cannella” ha messo nero su bianco la sua lunga lotta (vinta) contro la malattia


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Libro Cioccolato e cannella ...io e l'anoressia Erica Grazioli
https://www.ibs.it/
VOGHERA. A vederla adesso, il sorriso generoso e la voce squillante, non indovinereste mai cosa si nasconde nel passato di Erica Grazioli, trentaduenne di Magherno che alla libreria Ticinum di Voghera ha presentato il suo romanzo autobiografico “Cioccolato e cannella”. Nel libro edito da Selecta  (  copertina a destra  ) , Erica ha messo nero su bianco la sua lunga lotta contro una malattia insidiosa, di cui si parla raramente e spesso senza capirla appieno: l’anoressia. Per quasi sette anni ha combattuto per riuscire a sconfiggerla, e una volta uscita dal tunnel ha deciso di trasformare la sua esperienza in qualcosa che potesse essere d’aiuto a tante altre ragazze come lei, che ogni giorno cercano di vincere la battaglia contro il proprio corpo. 
Erica, come ci si ammala di anoressia?
«Per ognuna è diverso, non è vero quello che si dice che per lo più diventano anoressiche quelle ragazze che aspirano a un corpo perfetto, che desiderano raggiungere canoni di bellezza impossibile. Io mi sono ammalata relativamente tardi, in un periodo di stress: nel tentativo di accontentare tutti, di risultare sempre impeccabile, ho finito per dimenticarmi di me stessa, per annullarmi completamente. Fino a pesare trenta chili. Ci sono ragazze che si ammalano per carenza di affetto, per attirare l’attenzione della famiglia. In ogni caso si ammalano per lo più ragazze troppo sensibili e con una bassa autostima».
Sono tante?
«Tantissime, molte più di quanto non credessi. Nonostante durante la malattia abbia parlato spesso con altre ragazze con il mio stesso problema, non mi sono resa conto di quante fossero fino a che non ho pubblicato questo libro. Quando ne parlo con qualcuno, più o meno una persona su ciqnue mi confida di aver sofferto in prima persona di anoressia o di avere una sorella, una zia, un’amica con lo stesso problema. Spesso si crede che questa malattia riguardi solo le ragazze giovani ma non è così: anche se l’età media di chi ne viene colpito si sta abbassando, ci sono anoressiche di tutte le età, anche di sessant’anni».
Come ci si accorge che una persona è anoressica?
«Quando imbocchi la strada dell’anoressia, la malattia ti cambia. Non sei più tu. Io ero nervosa, scostante, in certi casi cattiva sia nei miei confronti che in quelli degli altri. Non uscivo più, non ridevo più, trascorrevo molto tempo da sola. Ciò non significa che chiunque si comporti così stia diventando anoressico, ma se notate un cambiamento in questo senso forse è il caso comunque di indagare: i disturbi alimentari, infatti, sono solo uno dei possibili esiti di un simile comportamento».
Come si cura?
«L’iter medico tradizionale prevede flebo e ricostituenti, ovviamente, e ricoveri in ospedale o in strutture riabilitative abbinati a una terapia psicologica individuale e di gruppo. E per lo più, anche la somministrazione di psicofarmaci. Io però non ne ho mai voluto sapere».
Di psicofarmaci?
«Sì, e anche della psicoterapia. Ho fatto una sola seduta in vita mia e mi sono resa conto subito che non faceva per me. Non me la sentivo di affrontare con un estraneo certi argomenti, di spiegargli cosa c’era che non andava in me. Così in larga parte ( fatto salvo per un periodo di un paio di mesi in ospedale quando proprio non ho potuto farne a meno) ho portato a termine da sola il mio percorso, ne sono uscita con le mie sole forze».
Cosa l’ha aiutata?
«Parlare con chi aveva il mio stesso problema è stato di grande aiuto, ed è anche per questo che ho scritto un libro sulla mia esperienza e continuo a frequentare ragazze malate di anoressia. I disturbi alimentari sono subdoli, difficili da comprendere. Uno pensa “che ci vuole a uscirne, devi solo mangiare”, e non si rende conto che è contro la tua mente che lotti, e che non ne riesci ad avere il controllo. Non è diversa da qualunque altra malattia mentale, in effetti».
E se ne esce davvero?
«Se ne esce, sì, ma non è detto che se ne esca per sempre. Nel mio caso, avendo avuto origine da un periodo di stress, torna a bussare alla porta quando aumentano le tensioni, sia a livello relazionale che a livello lavorativo. Ora però ho imparato a riconoscerne
i segnali e quando mi accorgo di essere a rischio, metto la mia salute al primo posto. Tiro fuori un po’ di sano egoismo, e lo faccio perché se c’è una cosa che questa malattia mi ha insegnato, è che devo voler bene a me stessa e al mio corpo».


                                           Serena Simula

31/05/13

Crisi, da Coldiretti un dossier sui rischi del cibo low cost ecco perchè scelgo finchè è possibile i G.a.s


 In tempi di crisi  (  vedere  il post precente " mangiare al tempo della crisi "  ) Ecco , l'articolo sotto  , un motivo  per   o scegliere i G.a.s  \  i mercati rionali o  prodursi le verdure  . Rringrazio la mia  amica  di facebook  miriana baraboglia  per  avermi suggerito  sulla mia bacheca  questo articolo proveniente  da  http://www.puntarellarossa.it


Crisi, da Coldiretti un dossier sui rischi del cibo low cost
By: Puntarella Rossa
di Natascia Gargano © Il Fatto Quotidiano / Puntarella Rossa


Con la crisi si taglia su tutto, anche sulla spesa per il cibo. Ma più che comprare meno, si compra peggio. L’allarme arriva dalla Coldiretti che in una riunione a Bruxelles ha presentato un dossier sui rischi del cibo low cost. Oltre sei famiglie italiane scelgono prodotti a basso prezzo, acquistati nei discount: “Dietro questi prodotti spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi”, ha detto il presidente della Coldiretti, Sergio Marini. ”Conviene diffidare dei prodotti che costano troppo poco, come certi extravergini che non coprono neanche il costo della raccolta”.
Gli allarmi alimentari per cibi “pericolosi” sono aumentati del 26% nel nostro Paese. E i principali imputati sono proprio i prodotti a basso costo, specialmente quelli provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea, Cina, India e Turchia in primis. Nocciole e pistacchi dalla Turchia, contaminati per la presenza di muffe e aflatossine, miele naturale dalla Cina (importazioni aumentate del 38%),
con il rischio di contaminazione da Ogm che non sono autorizzati nel Vecchio Continente. Un problema che riguarda pure il riso importato dalla Cina, ma anche dagli Usa, che ha aumentato l’export verso l’Italia del 12% nel 2012.
Pessime performance anche per il pepe indiano (irregolare il 59% dei casi secondo l’Efsa), il pomodoro cinese (irregolare il 41%), le arance egiziane (irregolari il 26%), l’aglio argentino (irregolare il 25%) e per le pere slovene (irregolari il 25%).
Se il Made in Italy ci salverebbe dalla presenza di residui chimici irregolari (è il più sicuro a livello planetario secondo la Coldiretti), il problema è che l’Italia importa dall’estero circa il 25% del proprio fabbisogno alimentare. Così in 4 bottiglie di olio extravergine su 5 in vendita nel nostro Paese è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate. Oltre la metà del grano duro utilizzato nella produzione di pasta in Italia è importato da Paesi dove si registrano spesso problemi di aflatossine che hanno anche portato a sequestri di importanti partite di prodotto. Nell’Unione Europea è anche possibile acquistare “pseudo vino” ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit che – spiega la Coldiretti – promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Barolo, e molti altri. I rischi del low cost riguardano anche le imitazioni dei nostri prodotti più tipici come il parmigiano Reggiano e il Grana Padano che soffrono la concorrenza dei “similgrana”, che non rispettano i nostri rigidi disciplinari, e le cui importazioni in Italia sono raddoppiate negli ultimi 10 anni.

Qui le principali “trappole” del cibo low cost, tratte dal dossier Coldiretti “I rischi del cibo low cost”.

Mozzarella: 1 mozzarella su 4 non è realizzata con il latte ma partendo da cagliate straniero spesso provenienti dall’Est europeo.

Limoni: Proviene dall’Argentina quasi la metà dell’import sul quale sono stati riscontrati problemi di trattamenti chimici.

Similgrana: Raddoppiate le importazioni in Italia di imitazioni del Parmigiano Reggiano e il Grana Padano Dop che non rispettano però i rigidi disciplinari.

Wine kit: Promettono prestigiosi vini italiani ottenuti da polveri miracolose. 140.000 confezioni vengono addirittura realizzate in una fabbrica svedese.

Pomodori: Nel 2012 sono stati importati in Italia 85 milioni di chili di pomodori “irregolari” per presenza di residui chimici, conservati in fusti che vengono rilavorati e diventano concentrato o sughi miracolosamente italiani.

Aglio: Nel 25% dei casi quello argentino che giunge in Italia è irregolare per la presenza di residui chimici.

Extravergine d’oliva: In 4 bottiglie di olio extravergine su 5 in vendita in Italia è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate.

Nocciole: Vi sono allarmi per l’importazione in Italia di nocciole e pistacchi dalla Turchia contaminati per la presenza di muffe e aflatossine.

Miele: Nel 2012 sono aumentate del 38% le importazioni di miele naturale dalla Cina. L’Ue ha lanciato un allarme sul rischio di contaminazione da organismi geneticamente modificati.

Prosciutto cotto: Il 90% dei cosci venduti in Italia provengono da animali provenienti da Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga indicato in etichetta.

Riso: In Italia nel 2012 sono aumentate del 12% le importazioni di riso dagli Stati Uniti: rischio Ogm.

Pane: In Italia arriva un flusso di milioni di chilogrammi di impasti semicotti, surgelati, con una durata di 24 mesi, grazie ad additivi e conservanti, provenienti dall’Est europeo.

Pasta: Oltre la metà del grano duro utilizzato nella produzione di pasta è di importazione, con problemi di aflatossine.

Succo d’arancia: Nel corso del 2012 sono stati importati in Italia quasi 1 milione di chili di succo d’arancia dal Brasile. Problemi per la presenza dell’antiparassitario carbendazim.

08/10/12

non mollar michele obama e fregatene se gli studenti americanio si ribelano e gridano basta verdure ridaateci le patitine fritte



Anche  con Regan  Nancy regan ebbe  difficoltà  per il suo piano contro le   droghe  . Ed uso  ( vedere foto  a destra  )   comparendo  come  ospite  di una puntata  la famosa serie tv degli anni '80 Arnold  nota  meglio  al pubblico  italiano  con il famoso titolo  il mio amico  Arnold . 
<< Si trattava >> secondo  il forum di tv-pedia.com/ di   dell'episodio "Colpo giornalistico" ("The Reporter", in originale) appartenente alla categoria dei cosidetti "very special episodes", affermatasi nelle sit-com specialmente negli anni '80 per dare risalto a particolari tematiche sociali (nella serie specifica ce ne furono vari): quest'episodio della quinta stagione (1982/83) era infatti dedicato al problema della droga, come poi ho rammentato andando a reperire informazioni, e la presenza dell'allora First Lady si spiega col fatto di essere lei stessa promotrice di una campagna di prevenzione intitolata "Just Say No".
Quindi  Michelle  dovrebbe  , se realmente  tiene a questa riforma  epocale  ( non si  è mai  visto nessun presidente  Americano  che  si occupasse  ,vedere l'articolo sotto per capire il livello a cui si è arrivati  , geravissimo problema  esportato anche  nei paesi occidentali in particolare nel  nostro paese  del fenomeno  obesità e  di  sovrappeso )    
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partecipare  a programmi tv   di cucina  , di medicina , serie  tv  , ecc  in cui si parla  di Obesità e salute    
E  almeno all'inizio non tenere conto di queste  proteste  , perchè poi  la  gente  s'abituerà  anche se  ci  vorrà del tempo  visto  che  si parla di tale problema in America  da  40  anni ed  è logico   che all'inizio ci  siano  delle  rivolte come queste qua  
  da  REPUBBLICA_DOMENICA, 07 OTTOBRE 2012
Pagina 19 – MONDO






Sciopero contro il cibo a scuola: “Sarà sano ma non ci piace”  I Gian Burrasca d’America dicono basta all’insipido rancio e come la Rita Pavone della tv si organizzano per boicottare i menu preparati con burocratica cura dal Food and Nutrion Service della Casa Bianca: che saranno, finalmente, anche sani per legge, ma volete mettere con i gustosi snack e il junk food di una volta.
ANGELO AQUARO
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK


dalla rete 
Corsi e ricorsi. Ricordate il Giornalino di Vamba? Lì i ragazzi si ribellavano alla dittatura del magro. E con un vero e proprio attentato, annegandovi le palline di anilina, costrinsero le regie mense a servire l’agognatissima pappa col pomodoro. I tempi naturalmente cambiano e gli studenti di Sharon Springs, Kansas, oggi sono ricorsi a You-Tube per manifestare la loro insofferenza trasformando il successo dei Fun, “We Are Young”, nel più arrabbiato “We Are Hungry”, siamo affamati. Il video già s’invola verso la vetta del milione di clic. Mentre a involarsi letteralmente nei cestini sono i vassoi e le confezioni distribuite in tutt’America inseguendo le disposizioni dell’odiatissima “Healthy, Hungry-Free Kids Act”, la legge cioè che vorrebbe vedere i bambini «sazi e sani».
dall'articolo
A un mese dalle elezioni il New York Times, che sbandiera la rivolta, evita di sottolinearlo: ma la legge è stata voluta proprio dall’amministrazione di Barack Obama e sembra infatti seguire la dieta talebana che ai bambini d’America vorrebbe imporre Lady Michelle con il suo movimento “Let’s Move”. Le nuove disposizioni mettono finalmente un limite alle calorie che hanno fatto di un bimbo americano su tre un obeso: e dunque non più di 650 alle elementari, 700 alle medie e 850 alle superiori. Ma il frugale legislatore ha imbrigliato anche la fantasia degli chef delle scuole. E quindi addio nachos sorgenti dal formaggio: la felicità è uno snack di fagiolini e pesche sciroppate. Addio patatine fritte e irresistibili: ben venga invece la patatona dolce — e sanamente al forno. Neppure il pane è più quello di una volta: anche qui il bianco non va più di moda, l’integrale vada per tutti. E in quest’America dove per far consumare più latte devono chiamare Jennifer Aniston, protagonista di scabrosissimi spot con le labbra bagnate di bianco, ai ragazzi hanno tolto perfino il latte & cacao: solo scremato, please. La rabbia corre su Internet. In New Jersey, gli studenti della Parsipanny High School hanno aperto una pagina Facebook per invitare al boicottaggio. E da Pittsburgh a Milwaukee il boicottaggio ha raggiunto livelli del 70 per cento. Anche perché oltre al danno i ragazzi si sono visti servire la beffa dell’aumento: da 2.50 a 2.60 dollari ogni orrido pasto. Sandra Ford, la presidente dell’assediatissima School Nutrition Association, assicura che le scuole stanno prendendo tutte le misure per far digerire i nuovi menu, coinvolgendo magari gli studenti nella preparazione: e sai che festa. Ma l’impresa è titanica: gli psicologi dell’alimentazione hanno calcolato che i bambini devono essere esposti fino a 10 volte di più a verdura e vegetali per assuefarsi al sapore. Quanti vassoi dovranno ancora finire nei cassonetti prima che i Gian Burrasca d’America riconquistino la loro pappa ?

ora  vado a camminare perchè  anch'io  a causa  di fame nervosa  sono in sovrappeso  

02/04/12

l'oncologo berrino a la7 i bambini mangiano merda

Lo   so che  non è  una novità  , niente di nuovo  sotto il sole e  che  essa  è : 

Storia diversa per gente normale 
storia comune per gente speciale 
cos'altro vi serve da queste vite 
ora che il cielo al centro le ha colpite 
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.(...)  

                                       (  una  storia  sbagliata di Fabrizio De  Andrè )

Ma   finalmente  in un programma  all'ora  di punta    e  non  rilegate  nelle pagine più interne    e nelle pseudo rubriche   di tg  o di giornali , che si parla  senza  ipocrisie  di questo argomento  .

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Ora secondo il prof. Berrino , infatti, le ipotesi sulle cause della cosiddetta sindrome metabolica sono state confermate solo dalle ricerche degli ultimi dieci anni – non che prima ne fossimo completamente all'oscuro – individuando nei cibi spazzatura (conosciuti meglio come junk food) la maggioranza dei fattori patogeni. Bibite zuccherate e una trasformazione degli alimenti degenerata sono le principali cause di sovrappeso e obesità, che costituiscono il terreno fertile per l'insorgenza di malattie ben più serie – cancro, cirrosi epatica, Alzheimer, ipertensione etc. – veri e propri salassi per il sistema sanitario nazionale. Durante la trasmissione "Le Invasioni Barbariche", andata in onda lo scorso febbraio, Berrino ha lanciato strali contro l'industria alimentare tacciandola di offrire "merda" ai consumatori, senza peraltro fornire valide alternative più salutari. Berrino si è scagliato inoltre contro la pubblicità ingannevole che condiziona le abitudini alimentare della gente, sottolineando come queste malattie non colpiscano solo gli italiani, ma anche gli immigrati che prendono a esempio i nostri modelli. 



TASSARE LA MERDA  – Una delle possibili soluzioni di contrasto al consumo dei cibi spazzatura potrebbe essere l'aumento delle tasse sugli stessi, una sorta di accisa come per alcolici e tabacchi. Qualunque comune mortale ci arriverebbe! Berrino propone di partire dalle "grandi porcherie", prendendo ad esempio le bevande zuccherate; una tale provvedimento, sostiene il medico epidemiologo, indurrebbe la gente a bere più acqua e a risparmiare sulla spesa, migliorando così i livelli di salute generale della popolazione con un sostanziale sgravio alle casse della sanità pubblica. Berrino asserisce che se non invertiamo la tendenza ci saranno sempre più malati da curare e che, quindi, il servizio sanitario nazionale è destinato a fallire. Tuttavia il professore precisa che se i proventi di una eventuale tassa non venissero destinati a incentivare la produzione di cibi più sani, un simile balzello non servirebbe proprio a un bel niente. A mio avviso, viviamo in un mondo al contrario, dove, a causa di un capitalismo malato e  deviato, gli alimenti raffinati costano più di quelli meno lavorati (integrali) e la pubblicità spaccia per naturale ciò che non lo è, alterando beffardamente le normali dinamiche di mercato.

04/01/12

Kebab? Ecco la composizione Intestino, polmoni, cuore, lingua, occhi, scarti di macelleria, ossa, sale e grasso animale.

Non credo ne  mangerò più . Anche se  è buono  , essendo  da  sardo   abituato (  vedere post precedente ) a mangiare  le interiora  di  maiale  o  agnello  . Ma : 1)  vedendo ne  trovate  un video  sotto  . SCONSIGLIABILE  PER  STOMACI DEBOLI
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Sulla  macellazione  islamica   Secondo cui a, gli animali devono essere trattati con rispetto, prima di essere macellati e deve essere recitata una preghiera prima dell'abbattimento che deve avvenire per taglio delle principali arterie del collo. 
Tuttavia, nei macelli visitati da One Voice, cinque di questi effettuavano la macellazione senza nessun preventivo stordimento. Gli investigatori di One Voice hanno sentito le grida di agonia degli animali, ma non hanno sentito neanche la loro preghiera. 

L'inchiesta condotta da ONE VOICE nel corso del 2008 rivela ciò che accade ad alcuni dei 40 milioni di bovini, suini, ovini e più di un miliardo di pollame, conigli e altri animali, uccisi ogni anno in Francia, come negli altri paesi europei.   2) da  questi due  articoli  che   articolo  che riporto  sotto  il primo è  del corriere della  sera  del 27 gennaio 2009 di Elena Meli : << (.....) 

PIATTO TIPICO – Le radici del panino, in realtà, sono assai più nobili e affondano nella tipica dieta mediterranea: il kebab (carne d'agnello con spezie) viene servito assieme al riso e alle verdure (ad esempio lattuga, cipolle, pomodori) e ha tutte le carte in regola per far parte di una dieta equilibrata e sana. Ma il doner kebab, ovvero la versione «da strada» del piatto mediorientale, è tutta un'altra storia: mister Aygun, emigrato in Germania dalla Turchia, l'ha inventato nel 1971 per dar da mangiare ai suoi connazionali in maniera semplice ed economica, infilando nella pitta (una specie di disco di pane da piegare a metà) le verdure, il condimento e la carne tagliata a fettine da un grosso pezzo che gira su un girarrosto verticale (il nome doner viene proprio da qui, perché in turco «far girare» si dice dondurmek). Risultato, un panino facile da mangiare e completo di tutto che ha dilagato in Europa e oltre. Ma mentre mister Aygun, nel suo ristorante, avrà pure continuato a usare carni scelte e ingredienti freschi, altrove le cose sono andate diversamente. Tanto che oggi, secondo l'indagine dei Lacors inglesi, il 98 per cento dei doner kebab prenderebbe il semaforo rosso per il contenuto in grassi saturi e il 96 per cento lo guadagnerebbe per il sale. Gli esperti inglesi hanno analizzato 494 kebab, trovando valori che definiscono «scioccanti». Difficile dissentire, basta guardare i dati del peggior panino passato al setaccio: 1990 calorie senza contare verdure e salse, il 346 per cento della razione quotidiana di grassi saturi e il 277 per cento della quantità giornaliera di sale. Roba da farsi venire un infarto solo a guardarlo.
SOTTO ACCUSA – Non è finita: il 35 per cento dei panini conteneva carni diverse da quelle dichiarate (pure in spregio ai precetti religiosi, visto che in due panini Halal c'era carne di maiale) e non c'erano grandi differenze fra i kebab «small» e «maxi». E non è neanche la prima volta che questi panini finiscono sotto accusa: già un paio di anni fa una ricerca aveva segnalato che in un caso su 5 i negozi che vendono doner kebab costituiscono una «significativa minaccia» per la salute pubblica, l'anno scorso un gruppo di studiosi dell'Hampshire County Council inglese li aveva definiti «il cibo take away più grasso e meno sano» trovandoci dentro l'equivalente calorico di un bicchiere di olio. «In linea teorica potrebbe essere un pasto equilibrato e sano» ha spiegato Simon Langkey-Evans, nutrizionista dell'università di Nottingham nel Regno Unito. «Ma le porzioni sono di solito grandi, poi ci sono troppe salse e condimenti». Alla fine ci ritroviamo in mano un panino gustoso (bisogna ammetterlo, e certo non stupisce con quel che c'è dentro), di sicuro economico per le nostre tasche, ma che chiede un conto salato al nostro benessere.
 da http://www.google.it/ 

CIBO OCCASIONALE – Non ci sono studi a dimostrare che i doner kebab in vendita in Italia siano meno terribili, ma secondo Carla Favaro, docente alla scuola di specializzazione in scienze della nutrizione dell'Università di Milano Bicocca, non bisogna sperarci troppo: «Verosimilmente anche i nostri saranno simili: essendo in genere gestiti da stranieri, immagino che non siano “adattati” al nostro tipo di dieta». Detto questo, sono da bandire senza ripensamenti? «Non esistono alimenti del tutto vietati, anche se di fronte a dati di questo tipo viene da riflettere. L'importante è che il consumo sia davvero occasionale, soprattutto se si è a rischio (ad esempio se già abbiamo elementi di rischio cardiovascolare). Purtroppo il kebab è un cibo che può essere meno “eccezionale” del previsto: costa poco, molti studenti e lavoratori lo possono considerare il pasto ideale a mezzogiorno». I guai possibili, peraltro, non si limitano all'aumento di peso e al pericolo per arterie e cuore, ma si possono verificare anche nell'immediato: «Un panino del genere richiede tempo per essere digerito: difficile concentrarsi nello studio o lavorare bene dopo un kebab», dice Favaro. «Inoltre, se si sceglie un cibo simile ci si riempie e non si mangia sufficiente verdura e frutta, sommando all'errore di un pasto pesante la mancanza di nutrienti sani. Insomma, è davvero meglio optare per il kebab solo una volta ogni tanto», conclude la nutrizionista. >> (  qui  l'articolo integrale  ) Il secondo    tratto da  http://www.promiseland.it/ anche   se  mezzo fazioso  perchè  non fa  distinzione  fra   kebab " normale \  tipico  vedere articolo precedente  e  il doner kebab \  kebab da  passeggio  quello (  o unom dei tanti ulteriori  news  l  trovate  su   http://it.wikipedia.org/wiki/Kebab )   fast  foud 

Kebab? Ecco la composizione

Intestino, polmoni, cuore, lingua, occhi, scarti di macelleria, ossa, sale e grasso animale.
No, non è la ricetta della zuppa di una strega ma gli ingredienti della “carne” di un Doner Kebab.
Una moda spopolata in tutta Europa, il kebab è diventato il fast food più diffuso, da Londra a Barcellona, Roma, Berlino, Parigi, milioni di persone lo mangiano ogni giorno, senza sapere che cos’è e quanto pericoloso è per la salute.Mahmut Aygun, emigrato in Germania dalla Turchia negli anni Settanta è stato uno dei primi fautori della diffusione di questo alimento nel nostro continente. Pare che,

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