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19/10/13

CL, la lobbie di "Dio" da matteo tassinari http://mattax-mattax.blogspot.it/



E' tutto un complesso di cose

di Matteo Tassinari

Una chiesa, privata, in linea con gli umori della destra politica italiana, confidente di banchieri e imprenditori. Questo è il volto di Comunione Liberazione, che ogni anno si ritrova a Rimini in nome dell’amicizia e ne esce rinnovata negli affari. Comunione Liberazione (Cl d’ora in poi). Cl ha uomini in posti chiave come banche, fondazioni e istituti di credito. L'ex segretario della Dc Ciriaco De Mita, con la sua solita spocchia da filosofo greco romano, li definì con saccente alterigia "i teologi dell’estate". Oggi si sono trasformati in affaristi tutto l’anno. Il Meeting è una grande fiera vestita a ritrovo religioso e culturale. E per molti militanti sono convinto che sia così. Anche si vende di tutto, senza distinzione. Automobili, monete con incise i volti di papi o santi, batterie di pentole, il folletto contro la polvere, magliette, accendini e tazze con gadget come se piovesse che naturalmente fanno riferimento al Movimento fondato da don Luigi Giussani. Ma ciò che mi ha sempre colpito maggiormente, sono gli sponsor che si sobbarcano, economicamente, le spese dell'evento annuale ferragostano. Partiamo. Banca Intesa san Paolo. Una banca armata che nell’ultimo anno ha investito in commercio d’armi più di un milione di euro. Premi ad alta velocità per arrivare primi, fregandosene della devastazione dell’ambiente e del territorio circostante, Novartis la multinazionale svizzera che ha commercializzato il Ritalin, metilfenidato che veniva dato ai bambini troppo vivaci, una bomba che fino al 2007 era classificata nelle tabelle al pari dell’eroina, e oggi è diventata curativa.


Di tutto un pò
Paolo Scaroni, strenuo combattente pronucleare, fu arrestato nel 1992 per tangenti e patteggiò 1 anno e 4 mesi. Poi ancora Finmeccanica, il primo gruppo industriale italiano nel settore dell'alta tecnologia e tra i primi player mondiali in difesa, aerospazio e sicurezza. Il suo maggiore azionista è il Ministero dell'Economia italiano, che nel 2010 ha incassato più di 18 miliardi di euro per la vendita di aerei, elicotteri da combattimento venduti in massa ai turchi per poi uccidere milioni di Curdi, senza considerare le migliaia di bombe antiuomo costruite a Breda e disseminate per il mondo a seguito delle guerre. Ne sanno qualcosa le decine di popoli che hanno avuto a che fare con le mine antiuomo prodotte in Italia da Finmeccanica, congegni talmente sofisticati ed efficaci da rendere il “Made in italy” famoso in tutto il mondo. Non solo. Ora, i 3200 volontari del Meeting, indossano le T-shirt con il marchio di Finmeccanica, come metterci una Beretta, costruita e in dotazione alla polizia americana.


Pecunia non olet

E’ impensabile 

quanto spasmodico, notare come il male, il commercio, il daffare, riesca a mescolarsi col bene, la preghiera, la fede per dar vita ad un ibrido. Ho molti amici di Cl, per dire che è tutta brava gente, la critica ovviamente è al movimento e certi suoi precisi personaggi e alcuni aspetti del movimento poco trasparenti che non condivido affatto. Perché le cose, su non fatemi ridere, non sono così difficili da capire è che nessuno ha voglia di vederle alla maniera di Pier Paolo Pasolini che andava in Tv e denunciava con nome e cognome, o dal Corriere della Sera scriveva che Cefis e Sindona erano dei criminali di alto rango. Proprio per la sua indipendenza, forse la cosa che più gli era cara, ne a destra, ne a sinistra, ne al centro, lo Stato italiano non ha trovato impedimenti nell'ammazzarlo e i Servizi hanno eseguito il loro lurido lavoro una notte ad Ostia, il 2 novembre 1975. Doveroso ricordare che dal 13 febbraio 2013, a Scaroni, è subentrato come amministratore delegato di Finmeccanica Alessandro Pansa, figlio del famoso giornalista Giampaolo Pansa re dei capovolgimenti di fronte inaspettati, anche se per me è sempre stato di destra lui. La Nestlè, conosciuta per la produzione di latte in polvere che regala agli ospedali del Terzo mondo per testarlo, pratica vietata dall’Organizzazione mondiale della Sanità e che secondo l’Unicef porta alla morte ogni anno un milione e mezzo di neonati. recenti mosse della Nestlè nel campo del latte in polvere per neonati comprendono un'ulteriore violazione del Codice dell'OMS, cioè la pubblicità del suo nuovo latte ipo-allergenico, Good Start, negli USA.


La lobby di Dio

Si è scoperto che alcuni
neonati hanno sofferto di shock 'anafilattici', con pericolo per le loro vite, dopo essere stati nutriti con questo prodotto, non a caso la Nestlè è oggetto di un boicottaggio mondiale per la pubblicità irresponsabile del latte in polvere. Poi ci sono 36mila imprese di cui il fatturato complessivo è stimato intorno ai 70 miliardi di euro: è la “Compagnia delle opere” (d’ora in poi solo Cdo), ossia il braccio economico di Cl, una multinazionale che può competere con Holding al pari della Coca Cola verrebbe da pensare, considerato il movimento di interessi che smuove.





























La Cdo non è di natura universalistica
(?)
Il Celeste, i suoi fans lo chiamano così, come un dj
La Galassia C.D.O.
La Cdo è una galassia collocata nella zona oscura del profit o no profit, dove i dati pubblici se si vuole, non esistono. L'unica certezza è che negli ultimi anni, crisi o non crisi, ha continuato a crescere. Le aziende iscritte sono (per l’esattezza) 36.600, per un giro d'affari complessivo attorno ai 70 miliardi. L'elenco ufficiale dei soci non esiste, ma solo in Lombardia, feudo del governatore Roberto Formigoni, sarebbero 6mila, più di quelli di Assolombarda. I documenti depositati sulla galassia si contano sulla punta delle dita. La Compagnia delle opere, si legge nello statuto, non è assimilabile a Confindustria perché non è di natura universalistica, anche questa sarebbe carino spiegarla meglio. E se è vero che chiunque può affiliarsi alla “Compagnia”, è anche vero che può farlo solo sposando rigidamente un sistema di valori religioso estraneo alle altri imprese o organizzazioni. Senza girarci attorno, il Meeting è diventata l’ennesima passerella di politici o segretari di Stato bisognosi di consenso per creare ponti e nuove alleanze, ed è inutile che s’affannino a voler diversificare Cl dalla Cdo, sarebbe come negare i famosi pruriti di un benestante e politicante di Arcore. Per la decadenza inarrestabile e drammatica del Pd, basta ricordare cosa disse al Meeting di Rimini nel 2003 Pierluigi Bersani, allora responsabile economico dei Ds, indicando in Cl il modello su cui rifondare la sinistra. Si comprese perfettamente di che pasta fosse fatto il Partitone con Colaninno responsabile economico dopo che suo padre s’è arricchito con la vendita di Telecom. Bersani la menò per una settimana con questa menata dell’organizzazione di Cl da applicare alla sinistra. Robe da pazzi! Eppoi ci si lamenta di Berlusconi, guarda che politici ti ritrovi a sinistra e solo allora ti avvedi di che male soffre la bestia. Che bella sarebbe stata, per Bersani, la trasversale alleanza tra mondo cooperativo bianco e rosso per gestire appalti nel welfare e nell'edilizia. Coop rosse e Compagnia delle Opere, quanto sarebbe stato bello realizzare affari insieme, non ditelo al giaguaro smacchiato, è ancora lì che si rosica le unghia dopo aver deluso non poco. 














Lo scopo attivo della Cdo
Non è quello di tutelare le proprie imprese, come dicono, ma è quello di costituire una maestosa e roboante lobbie in grado di condizionare le scelte politiche a seconda dei propri interessi. E’ lo stesso presidente della Cdo, Giorgio Vittadini a dichiarare: “Lo scopo di un’impresa eccede lo scopo dell'impresa stessa”. E infatti “Il Celeste”, Roberto Formigoni, favorì la Compagnia delle Opere e per questo la sua giunta fu accusata per una storia di mazzette per una discarica. Più chiaro di così, agevolazioni garantite a pioggia ai soci riuniti in 36 sedi nazionali e 16 estere, davvero un ibrido che se vuole sa fare la voce robusta e influente

08/07/13

Massimo A. Alberizzi ( corriere della sera ) «L'Ordine dei giornalisti? È un carrozzone da buttar via»

unione sarda 7\7\2013
In Italia c'è una potentissima lobby di cui si dice poco, anzi niente: è l'Ordine nazionale dei giornalisti, una casta che per misteriose ragioni trova poco spazio su quotidiani e televisioni. Rispetto a quella dei magistrati (ma anche dei notai o degli avvocati) appare piuttosto timida a parlare di sé. E a parlare comunque: basti dire che da anni si discute di riformare l'accesso alla professione ma la questione resta sospesa, surgelata a perdere.
Nel nostro Paese i giornalisti si dividono in due categorie: pubblicisti e professionisti. I professionisti sono quelli che esercitano il mestiere a tempo pieno, alle dipendenze di una testata. Per essere definiti professionisti debbono affrontare un esame di Stato che prevede uno scritto e, se si riesce a superarlo, l'orale. Una leggendaria bocciatura porta il nome di uno dei più importanti scrittori italiani del '900: Alberto Moravia.I pubblicisti svolgono altri mestieri e si occupano di giornalismo come secondo lavoro, non scrivono con la frequenza dei loro cugini professionisti e, soprattutto, non fanno parte di una redazione. Qualcuno dice che è sbagliato chiamarli giornalisti, bisognerebbe trovare un altro termine per non creare confusione. Altri, in genere talebani della Casta, li definiscono addirittura giornalisti di serie B. Piaccia o non piaccia, sono però la spina dorsale dell'Ordine.Massimo (Arturo) Alberizzi, storico corrispondente dall'Africa per il Corriere della Sera, è leader di un gruppo ( Senza bavaglio ) che si batte per l'abrogazione dell'Ordine, considerato «costoso, inutile, corporativo, fuori dalla Storia, poco trasparente». Sessantacinque anni, due figli (uno ingegnere informatico in Kenya; l'altra - bocconiana - lavora per una Ong in Namibia), Alberizzi aveva programmato tutt'altro destino. Sognava di fare il chimico e intanto collaborava col Corriere. Quand'è scoppiato il caso Seveso, il giornale l'ha assunto in via definitiva. Prima ha lavorato alla Cronaca delle province, poi è passato agli Esteri e da lì ha spiccato il volo.Nel 2003 il Consiglio di sicurezza dell'Onu lo ha reclutato in un team di esperti incaricato di investigare sul traffico d'armi in Somalia, tre anni più tardi - sempre in Somalia - è stato sequestrato dagli islamici su commissione di signori eritrei della guerra. Deve il ritorno in libertà allo sceicco Hassan Dawer Aweis, che gli americani considerano («sbagliando») un terrorista.A sentir parlare di Ordine dei giornalisti, Alberizzi si carica di ironia e indignazione. Lo considera molto peggio d'un qualsiasi ente inutile e ritiene sia arrivato il momento di celebrargli il funerale. «Così smetteremo di essere una corporazione e diventeremo una categoria moderna e pulita».

Perché ce l'ha con l'Ordine dei giornalisti?
«Prima di tutto perché l'Ordine dei giornalisti non è fatto da giornalisti. Attualmente gli iscritti sono centodiecimila, sessantamila negli Stati Uniti, quarantamila in Francia. A dilatare le fila sono i pubblicisti».
Cioè?
«Gente che nella vita fa altro: commercialisti, avvocati, farmacisti ma anche panettieri, venditori di vernici, pr e così via, mestieri diversi, dignitosi e legittimi per carità ma che niente hanno a che vedere col giornalismo».
Com'è strutturato l'Ordine?
«Tenetevi forte: ha un Consiglio nazionale composto da 150 membri (75 professionisti e 75 pubblicisti). Ogni seduta costa più o meno 150mila euro. Le trasferte nella sede nazionale, a Roma, prevedono un rimborso di 250 euro al giorno tra alberghi e pranzi e una diaria quotidiana di 150 euro».
Cosa fa l'Ordine?
«Diciamo prima quello che non fa. Conta al suo interno commissioni e gruppi di lavoro a cui partecipa gente che non ha mai scritto un articolo o fatto un titolo. Gente che arriva a Roma spesata di tutto e con l'aggiunta della diaria. Evidente l'obiettivo: incassare le prebende dell'Ordine».
E lei è furiosamente contrario.
«Quattro colleghe del mio gruppo, Senza bavaglio , sono state elette di recente. Hanno il compito di verificare quello che succede e denunciare questo scandalo che è sotto gli occhi di tutti senza però che nessuno alzi un dito e magari protesti».
Ce l'avete con l'elefantiaco Consiglio nazionale?
«Come si fa a parlare di Casta e fingere di non averla in casa propria? In Campania e Calabria c'è un numero di pubblicisti che raggiunge quello di Milano e Roma, come se la capitale dell'editoria fosse laggiù».
Tra poco arriverà la selezione: laurea obbligatoria per iscriversi all'Ordine.
«Abbiamo un'opinione decisamente opposta. Siamo contro l'imposizione della laurea per esercitare il giornalismo e contro l'obbligo di frequentare (prima dell'esame) un corso a pagamento organizzato dall'Ordine dei giornalisti, vera e propria gabella che favorisce mafie e consorterie, balzello inutile e costoso a carico dei più deboli, i praticanti, ossia gli aspiranti professionisti».
Sospetta inciuci?
«Peggio. Tant'è che renderemo pubblico l'elenco di coloro che siedono nei Consigli regionali o in quello nazionale dell'Ordine e contemporaneamente hanno incarichi retribuiti nelle scuole di giornalismo. Chiederemo a costoro che si dimettano, in nome dell'etica e del buonsenso».
Cosa rimprovera alle scuole dell'Ordine?
«Sono troppe. Non rispondono ad alcuna esigenza se non quella di foraggiare consorterie e lobby. La maggior parte va chiusa e non se ne devono aprire di nuove».
E la formazione professionale?
«A garantirla bastano e avanzano le facoltà universitarie, già di per sé esorbitanti rispetto alla domanda di nuovi giornalisti e al numero di disoccupati».
Niente da ridire almeno sull'esame di abilitazione.
«Lasciamo stare. Cercheremo di imporre criteri trasparenti per la nomina dei commissari. Nel futuro dell'Ordine ci sarà battaglia: siamo stufi di marchette e di chi se ne avvantaggia. Vogliamo che sia resa pubblica la condizione giuridica delle varie sedi: di proprietà o in affitto?, chi c'è dietro un eventuale acquisto e a quanto ammonta il conto?»
Non salvate niente.
«Abbiamo fatto nostra una riflessione di Joseph Pulitzer: non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri. Questo chiediamo a chi fa giornalismo, questo pretendiamo dall'Ordine».
Ma l'Ordine...
«L'Ordine non esiste in nessun Paese occidentale avanzato. Qualcosa di simile c'è in Polonia e Portogallo, che non rappresentano grandi esempi sul fronte della libertà di stampa».
Dunque abrogazione?
«Nel 1945 Luigi Einaudi si espresse con queste parole contro l'istituzione dell'Ordine: giornalisti sono tutti coloro che hanno qualcosa da dire o si sentono di esprimere la stessa idea che gli altri dicono o presentano male. L'albo, poi, è un comico nonsenso. Non esiste un albo dei poeti, non può esistere un albo di giornalisti. È chiaro cosa voleva dire Einaudi?»
Provi a spiegarlo.
«In un Paese democratico nessuno deve avere il diritto di decidere chi può fare il giornalista e chi no. È pensabile che occorra una sorta di patente per poter esercitare questo mestiere? All'estero, è stato ripetuto fino alla nausea, l'Ordine non esiste e spesso non esiste neppure il valore legale del titolo di studio».
Da noi invece?
«Da noi per fare il giornalista vogliono rafforzare i controlli, alzare le barriere. Tutti laureati dunque, come se la laurea garantisse a priori qualità che un diploma universitario non sarà mai in grado di dare, per esempio la faccia tosta necessaria a costringere i familiari di un morto ammazzato a consegnarti la sua fotografia o la forza per tenere a bada un direttore che ti chiede di violare la deontologia professionale».
Quindi?
«L'obbligo della laurea è un alibi per chi sostiene di aver risolto in questo modo l'accesso alla professione. Basterebbe invece che non venissero assunti gli amici, gli amici degli amici, i raccomandati o i fedeli anziché i bravi, i preparati, i volenterosi. Non è un caso che nel mondo anglosassone si parli di condizione professionale anziché di professione e basta».
Con quali regole?
«Semplice. Quando stai esercitando il mestiere a tempo pieno per una qualunque testata (e senza obbligo di laurea o di esami) sei nel pieno di una condizione professionale, titolo che perdi non appena smetti di lavorare o cambi mestiere. E soprattutto lo perde chi passa dal giornalismo alla politica».
Intanto stanno emergendo nuove figure professionali.
«Si tratta dei citizen journalist, cittadini qualunque che, all'occasione, diventano reporter. Hanno invaso il web, i blog, i dibattiti on line. Non a caso la Bbc o Sky lanciano appelli per ricevere informazioni dal basso: inviateci le vostre foto, i vostri video, le vostre testimonianze...»
Sono i giornalisti del futuro?
«Non lo so ma ai colleghi che si preoccupano dei controlli sull'attendibilità del Citizen journalism vorrei far presente che sui nostri giornali e sulle tv assistiamo a un boom della cattiva informazione e disinformazione, servilismo, scopiazzature, subordinazione al marketing, cronache trash».
Ma l'Ordine, se ravvisa (ammesso che ravvisi), può intervenire?
«Cane non mangia cane. Guardate com'è andata a finire la storia del giornalista Renato Farina che lavorava per i Servizi segreti col nome di agente Betulla. L'onestà, la correttezza di un giornalista non può essere affidata ad altri giornalisti».
E a chi, sennò?
«Un redattore che siede nel Consiglio dell'Ordine può davvero giudicare il suo direttore?, può giudicare il collega che al giornale gli siede nella scrivania a fianco? Per non parlare di pressioni e spinte indebite».
In conclusione, l'Ordine è da buttare?
«L'Ordine è una roccaforte di potere, un carrozzone, nonché una catena di montaggio che sforna a ripetizione nuovi giornalisti senza arte né parte. Nelle scuole ci sono evidenti commistioni d'interesse tra consiglieri dell'Ordine che fanno gli insegnanti negli istituti che loro stessi hanno contribuito ad avviare. È un vero scandalo che non riguarda i singoli ma l'istituzione in quanto tale».
Seppellito l'Ordine, che fare?
«Il controllo sui mass media dovrebbe essere affidato a un organismo nuovo, una sorta di Gran Giurì dell'Informazione, nel quale sia rappresentata la società intera, i giornalisti devono essere in minoranza e la politica tenuta fuori dalla porta».
Che farebbe il Gran Giurì?
«Avrà compiti di tutela della deontologia e onestà dell'informazione, terrà un elenco di giornalisti e avrà il potere di infliggere sanzioni a giornalisti, direttori, editori».
E se invece non succede niente?
«La nostra professione continuerà a sprofondare sempre più nella burocratizzazione, nel fiscalismo e soprattutto nella soggezione al potere politico ed economico».




16/06/12

l'assurdita del garante e della legge sulla privacy e dei garanti ed enti simili

Quando in rete  (  commenti  sui  blog e  Social network  ) avevo detto  che  : in  internet  la  privacy non  esiste     e che  :  1)  il  garante   della p  era  un ente  inutile  da  abolire   e  da tagliarer  in tempo di crisi e di risparmio economico   , 2)   che la  legge in questione   era  una   legge   burla   e che  proteggeva i potenti  e  chi  ti  ...  tormenta  (  vedi pubblicità telefoniche   a  tutte  le ore   ) o protegge le, nella  maggior  parte  dei casi  , le illegalità  dei   i  potenti ed  i ricchi ,  e punisce   (  con la denuncia  d'ufficio  e  non ritirabile  )  le  fesserie   e  i piccoli  (  esperienza personale  )  sono stato  barricato d'alga ricoperto d'insulti  e  di critiche  la maggior  parte  offensive  , del tipo  : << ma  che  .... dici  , ti rendi conto delle .... , ecc  . Ma  ne frego e  continuo per la mia strada   perchè i fatti  mi danno ragione  leggetevi questa storia  qui  





A privacy ci sostiene

Buongiorno, sono venuto per chiudere un conto correntePerché lo vuole chiudere?Perché  non mi serve più e ne ho un altro sempre con Voi in una filiale vicino casaMa qui il conto è intestato a 2 personeSì ma con capacità singola di operareNon importa, dovete venì tutti e dueSupponiamo che l’altra persona sia deceduta.Allora me deve da portà er certificato de morteMa 10 anni fa, quanno morette la bonanima der mi padre, non ebbi bisogno de portà er certificato de morte pe chiude er conto che avevo con luiMo’ invece ce vole, come da disposizioni superiori ed er tutto pe contrastà li tentativi de chiusure indebiteE va bbè, vorrà dire che me pijerò n’antra mezza giornata de ferie e aritornerò cor certificato de morteEcco, bravo!Scusi ma via fax non lo accettereste?No, via fax noE se ve rilasciassi un’autocertificazione bassaniniana?Non è contemplata per i privatiE se ve connetteste ar comune via internet e ve lo stampaste ipso facto?Noi internet la usiamo per altri servizi , ma poi proprio nun se putrebbe, per via da praivasi. - Certo che ce ne dà de pil a noi sta privasi, riuscimo ad esportalla perfino in Cina, poverelli che tanto abbisognano de crescita democratica, in cambio dei loro pommodori.- Ma davvero? Certo che stamo un ber pezzo avanti 

un altro ente  inutile  è quello del registro  delle opposizioni per  evitare   che  .......  ti rompano a tutte le ore prima  con anonimi  , ma poi  visto che la  gente  non risponde   con numeri  fissi qualunque   cosi  chi usa il cellulare per lavoro   non sà  chi  ....   e lo scambia per  un  fornitore o un cliente  e  se   tu gli  dici  che sei  iscritto\a  a  quel registro cadono dalle nuvole  e  se  non rispondi una volta  ti tartassano o  se   dici no  grazie , trovi ( non condanno quelli del call  center , perchè sono  l'ultima  ruota  del meccanismo infernale  vedere i due  film sotto  .

                                 tutta  la vita davanti






 qui una  buona recensione  http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=49460

                                   in fuga  dal call center  




 qui maggior  news  http://it.wikipedia.org/wiki/Fuga_dal_call_center

22/04/12

come chiedere un documento in italia

  Leggo   questo post 
Oggi la "politica" costa a ogni cittadino 646 euro l'anno e impiega il 12,6% dell'Irpef impiegato dallo Stato, per una spesa totale di 24,7 miliardi ogni 12 mesi. È questo il prezzo di un sistema composto da istituzioni nazionali e locali, enti, agenzie pubbliche, aziende controllate o partecipate dai Comuni e dalle Regioni, consorzi, associazioni di Comuni, Comunità montane e grandi società per azioni a capitale in tutto o in parte statale. Certo diverse di queste istituzioni sono i pilastri della democrazia e non si può certo farne a meno. Ma i costi sono gonfiati in maniera pazzesca ... ( continua qui sul  blog eccellente  ed utile   I segreti della casta di Montecitorio ) .


Infatti ecco domani o dopo che devo andare in ufficio saprò come richiedere un documento in italia





              La casa che e rende folli, episodio tratto dal cartone animato Asterix e le 12 fatiche .

Secondo me, anche se girato 35 anni fa è pura satira dell'Italia attuale. c'è tutto: dalla  prima republica  , al Caf , a  Prodi , Berlusconi, a Monti ( chi più  ne ha  più ne metta  con le escort alla "formalità burocratica" degli uffici amministrativi (vada di qui, vada di li, e poi ti ritrovi a girare per ore ed ore senza ottenere niente) dalle piantine del palazzo che ti scombinano le cose, a chi lavora negli uffici (vedere " le centraliniste del call center "dal minuto 1.45 ovviamente senza generalizzare perché c'è anche chi sa fare il proprio lavoro anche se sono sempre meno ) .

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