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22/03/15

giornata di primavera Fai 2015 a tempio pausania visita dell'ex carcere la rotonda

Ieri  equinozio di primavera  sono andato  (  molti diranno embeh sai che sforzo  è   a pochi passi da casa  tua , ci passi tutti i giorni  sa  che  novità ,  ecc. ma   tali commenti  ignoranti e  malevoli mi scivolanom via   ed  non mi fanno più ne' caldo nè  freddo  )




a  vedere l'ex carcere  ( la rotonda  come viene chiamato  in paese  )  di tempio pausania   per  la giornata  di primavera  organizzata  ogni anno  dal Fai  (  fondo ambiente italiano  )  .
Essa  è   carcere  della  secnda metà  1800 . L'unico  , se  non ricordo male  , rimnasto in sardegna    dopo  la demolizione    del  secolo scorso del vecchio carcere di nuoro ,  con  tipologia   a pianta  circolare con cortile interno  .


foto di  Vittorio Ruggero

per  gentile concessione  di Franco pampiro presidente
dell'associazione culturale la sardegna  vista  da  vicino
Non era  sol una  semplice   visista  , ma c'erano anche  esposte  foto  e   lavori artistici  di   ragazzi dell'accademia di  belle  areti di Sassario e del ragazzi  (  che facevano insieme  ai loro professori    da guide   e da " intrattenitori  "    rapressentavano  (  come potete  vedere dalla   foto sotto   scattata     dal sottoscritto )  in maniera teatrale  ed artistica    come  dovette essere  ol carcere   per  chi ci stava dentro  )   del  liceo artistioc cittadino  .  L'apertura  al pubblico della "Rotonda" è stata una grande occasione per vedere uno di quei luoghi che non capita tutti i giorni di visitare anche  è in pieno centro cittadino  .
La folla quasi festante durante la visita non contribuiva a creare l'atmosfera ideale per immergersi in questi ambienti con la giusta concentrazione e quasi si dimenticava che fra quelle mura sino a poco tempo fa hanno dimorato vite che, nonostante cadute nell'errore, erano pur sempre uomini  con tutto il collorario di storie  e  di annedoti    come quella   di un infermiera  richiusa  per   48  ore   per  falsa  trestimonianza  che  con vergogna    si è ritrovata   ad essere  servità  della colazione   da   un parente  guardia  carceri   . 





Ora Analizzando gli scatti fatti all'ex carcere della "Rotonda"  postati sul  gruppo di  Associazione   culturalòe la sardegna  vista  da  vicino   ho apprezzato molti lavori che trasmettono buona capacità d'osservazione e riflessioni profonde sul luogo oggetto delle foto.
Non era facile realizzare buone fotografie sia per la confusione della folla




                        le  altre  el trovate   qui sul   mio profilo  facebook 

 sia per le condizioni di luce non sempre ideali come dimostrano  anche   le foto del sottoscritto

06/06/13

toto riina nel nuovo carcere di sassari ? la sardegna ancora una volta come destinazione di feccia

leggendo  online  sia  lanuovasardegna (  da cui  ho tratto foto ed  asrtticolo  )  sia  l'unione sarda  la  news  in questione

Mi viene  in mente   tale  scena,  del  film cento passi     :<<  (  ... )   diciamolo  una volta per tutte che noi siciliani [ sardi ] la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia >>  dal film  , eccetto  la  frasi  tra parentesi  (  qui il resto del  monologo ) oppure   chi non ha  voglia  o tempo  d'andare   a vedere l'url  la  trova  qui sotto




 Scusate  questa  mio sfogo  .  Eccovi la news 
CAGLIARI. «Occorre fermare immediatamente l’arrivo di Riina e di metà di Cosa Nostra in Sardegna e a Sassari. Bisogna opporsi con tutte le forze ad una decisione dissennata che rischia di provocare un danno gravissimo all’isola sia sul piano sociale, che economico e d’immagine. È un errore sotto ogni punto di vista, tecnico e politico. Significa considerare la Sardegna una colonia dove tutto è consentito». Lo ha detto oggi in una conferenza stampa radiofonica su Radiolina in collegamento da Bruxelles il professor Pino Arlacchi, esperto sul contrasto alla mafia, assieme al deputato Mauro Pili (Pdl) da tempo in prima linea nel contrasto della decisione di trasferire in Sardegna oltre 600 mafiosi di cui 300 del regime 41 bis. Arlacchi, una delle massime autorità mondiali in tema di sicurezza umana, presidente dell’Associazione per lo studio della criminalità organizzata, amico dei giudici Falcone e Borsellino, è stato presidente onorario della Fondazione Falcone, tra gli architetti della strategia antimafia italiana negli anni novanta del XX secolo e consigliere del Ministro degli Interni. Ha redatto il progetto esecutivo della DIA, la Direzione investigativa antimafia (Dia), agenzia interforze coordinata a livello centrale. Arlacchi è quindi sceso in campo a sostegno di una mobilitazione bipartisan intrapresa da Pili il quale ha annunciato che «è dato per scontato negli ambienti penitenziari il trasferimento in Sardegna del boss dei boss Totò Riina, che dovrebbe arrivare entro il mese nel carcere di Bancali a Sassari». Arlacchi ha quindi lanciato un appello alle forze istituzionali: «Serve una posizione netta del Consiglio regionale e della Giunta. Occorre far valere davanti al Ministro e al Governo le ragioni di un’isola che non può essere trattata in questo modo. A Roma non possono pensare che i sardi strilleranno e poi si adatteranno. Significherebbe far vincere la politica coloniale dello Stato verso la Sardegna. Questo muro deve essere eretto immediatamente. Se a Sassari e Cagliari non ci saranno resistenze sarà difficile impedire che anche la Sardegna finisca nelle mani di cosa nostra».
Il presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici, interviene a proposito delle rivelazioni fatte da Pino Arlacchi, delegato Onu per la lotta contro le mafie ed espero mondiale di sicurezza, secondo cui sarebbe imminente l’arrivo nel nuovo carcere di Sassari di Totò Riina e di altri boss mafiosi. «L’annuncio di un esperto autorevole come Arlacchi rispetto all’imminente arrivo nel nuovo carcere di Bancali dei boss mafiosi e camorristi, a iniziare da Totò Riina, purtroppo non ci sorprende ma ci rammarica molto - commenta Giudici - perché è l’ennesimo schiaffo che subiamo da Roma». «Abbiamo manifestato apertamente la nostra opposizione sin dal momento in cui si progettava il carcere e si ipotizzava la realizzazione di un braccio destinato al 41 bis - spiega la presidente della Provincia di Sassari - ma la tardiva e laconica risposta avuta dal ministero di Grazia e Giustizia era stata la palese dimostrazione che la volontà della comunità locale, che immaginiamo sempre di rappresentare e tutelare quando ci rivolgiamo alle altre istituzioni, non viene mai tenuta nella minima considerazione».
«Il fatto che il finale di questa vicenda non sia affatto sorprendente, non ci impedisce comunque di continuare a batterci e a denunciare che si sta commettendo un errore gravissimo, rischiando di mettere a repentaglio la salute di un territorio che finora non ha mai avuto a che fare con la mafia, spiega il presidente della Provincia. Chi ha preso questa decisione deve essere messo nelle condizioni di tornare sui suoi passi - conclude Alessandra Giudici - o di assumersi pubblicamente le responsabilità delle proprie scelte e di spiegarne le motivazioni».

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