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15/07/16

Padova Due Palazzi, corsi anti-Isis per chi lavora in carcere Progetto finanziato dall’Europa per riconoscere i detenuti fondamentalisti.

Ecco  , per  evitare   l'ennessimo attentato   degli stronzi    fondamentalisti    e i  soliti  serminoni   pieni  d'odio  generalizzato     dei malpancisti \  populisti   e  non solo  .Oltre  alle   consuete   regole del buon senso
 1)    evitare generalizzazioni stupide  e  forvianti      non sempre  chi  è mussulmano  è  necessariamente   \  per  forza    terrorista  . E'  come     se   dicessimo  che  noi  cattolici     siamo    tutti per  i roghi  e l'inquisizione
2)  esistono nell'islam  , come  neele altre fedi  (  compresa la nosta  )  diverse correnti  \  scuole  di  pensiero  oltre  a quelle  fanatiche  \  fondamentaliste
3) vedere nele  diversi  fedi   anche le cose  positive  non solo  quele  negative   cioè 50  e  50 

ecco  come fare terra bruciata senza usare bombe ed armi o finanziare dittature o  i nemico
  vedere  la  storia

"TERRORISMO ISLAMICO"
(Breve lezione di storia per chi non sa o non vuole sapere)
Sino agli anni 80 l'Afghanistan era una repubblica democratica, laica e socialista. La religione era permessa ma non era tollerato alcun radicalismo. Le ragazze portavano la minigonna e compivano studi universitari. Un signore in cravatta vendeva dischi. Avevo un amico laggiù, faceva il medico. Gli Usa, reduci dal disastro Vietnam, per pure ragioni ideologiche (guerra fredda imperante) sobillarono una guerriglia antigovernativa, sino a che l'Afghanistan chiese l'intervento della Russia, nazione confinante e da sempre in strette relazioni. A quel punto Usa e Gran Bretagna cominciarono ad armare in modo massiccio le fazioni ribelli di stampo radicale, usando come mediatore un saudita la cui famiglia risiedeva a Boston, Osama Bin Lader. I guerriglieri erano addestrati in Pakistan dalla CIA. Dopo dieci anni i russi si ritirarono, vinse la guerriglia islamica e prese il potere la fazione più estremista, quella dei Talebani. Bin Laden fondò Al Qaeda. L''Afganistan tornò al medioevo e sparì dalla cronaca. Il mondo lo riscopri l'11 settembre del 2001. Il resto della storia ognuno se la racconti come vuole, a partire dalla guerra in Iraq.
foto di Raffaele Mangano.

foto di Raffaele Mangano.


   da  http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/07/15/http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/07/15/

Due Palazzi, corsi anti-Isis per chi lavora in carcere

Progetto finanziato dall’Europa per riconoscere i detenuti fondamentalisti. Protocollo d’intesa con il Bo per il rispetto delle diversità culturali e religiose

PADOVA. Le carceri del Triveneto si preparano per meglio affrontare la sfida contro il fondamentalismo islamico, iniziando la lotta contro il terrorismo da dietro le sbarre. Padova è stata inclusa nel programma, finanziato dalla Comunità europea, per evitare la radicalizzazione nelle carceri e migliorare la valutazione del rischio. Tutti gli operatori penitenziari, di ogni ordine e grado, saranno formati ad hoc per riconoscere gli individui a rischio e farli desistere da posizioni estremiste. Progetto finanziato dall’Europa per riconoscere i detenuti fondamentalisti. Tutti gli operatori penitenziari, di ogni ordine e grado, saranno formati ad hoc per inquadrare gli individui a rischio e farli desistere da posizioni estremiste. Lo scopo è evitare che alcuni detenuti una volta usciti dal carcere passino dall’estremismo ideologico all’azione violenta, trasformando le strutture di detenzione in una palestra e un luogo di incontro
«L’obiettivo è analizzare i contesti detentivi», spiega Angela Venezia, direttore dell’Ufficio detenuti del Provveditorato penitenziario per il Triveneto, «e trovare chiavi di lettura che permettano di interagire con i soggetti, potenzialmente aggressivi, che dimostrano simpatia per il mondo islamico. Il progetto sarà avviato con la collaborazione di un agenzia di formazione e sarà in rete con università e dipartimenti penitenziari esteri». In Europa la radicalizzazione è una minaccia crescente, per questo la Commissione si è impegnata a sostenere gli stati membri finanziando programmi di formazione per gli addetti ai lavori del sistema giudiziario penale. Lo scopo è evitare che alcuni detenuti una volta usciti dal carcere passino dall’estremismo ideologico all’azione violenta, trasformando le strutture di detenzione in una palestra e un luogo di incontro.
Un rischio che si è già trasformato in realtà in altre città come Parigi. Amedy Coulibaly, uno degli attentatori che ha commesso la strage di Charlie Hebdo, era stato in carcere per rapina a mano armata e, stringendo legami con un secondo attentatore, Chérif Koauchi, è uscito intenzionato a portare a termine un attacco terroristico.
Attualmente circa 750 persone sono recluse al Due Palazzi. Metà dei detenuti provengono da 60 paesi diversi. A loro è dedicato un nuovo protocollo d’intesa per il rispetto delle diversità religiose, che nasce tra il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia e il Dipartimento di filosofia, sociologia, pedagogia e psicologia applicata (Fisppa) dell’Università. L'iniziativa è stata presentata ieri al Bo, alla presenza del rettore Rosario Rizzuto, del direttore Fisppa Vicenzo Milanesi e del provveditore Enrico Sbriglia. «Sono coinvolti
5 ricercatori con competenze multilinguistiche», specifica Mohammed Khalid Rhazzali, coordinatore, «sottoporremo ai detenuti stranieri questionari di indagine, con l’obiettivo di capire come organizzare gli spazi e i tempi per le diverse abitudini e pratiche religiose».

05/03/14

Tra le curve delle opportunità di Giampaolo Cassitta



in sottofondo



dal mio compagno di viaggio facebookiani e non Giampaolo Cassitta



Le parole e i concetti hanno un suono. Raccontano quello che le immagini non riescono a codificare. Eppure, a volte, diventa difficile riuscire a scardinare ciò che le parole hanno costruito. Perché la gente ormai si è appropriata di quel termine, di quel modo di dire e lo fa diventare “luogo comune” e, in alcuni casi, diventa “verità rivelata”. E’ il caso del decreto “svuotacarceri” locuzione di questi giorni che è stata “affibbiata” ad un decreto poco amato da Lega e Cinque stelle e poco sostenuto dagli altri partiti. Intanto, quel decreto, divenuto Legge (Legge n.10 del 2014) non svuota, nella maniera più assoluta, le carceri. Non è un indulto,
un’amnistia, un regalo. E’ piuttosto qualcosa che parte da lontano e prova, seppure goffamente, ad “aggiustare” alcuni passaggi legislativi non proprio felici. E’ una legge “aperta” ad una nuova serie di soluzioni e prova a scrollarsi di dosso l’idea che tutto, in questo paese debba necessariamente “carcerizzato”, che tutti i reati devono passare obbligatoriamente per la fermata di un penitenziario. Prova a sveltire l’espulsione dei detenuti stranieri verso i loro paese di origine, prova a concedere, per un tempo di sei anni, una maggiorazione di liberazione anticipata a detenuti meritevoli del beneficio escludendo, tassativamente, detenuti di alta sicurezza, appartenente alla malavita organizzata, stupratori e pedofili. Per quelli non esiste nessuna possibilità di libertà. Quindi, il carcere, per chi ha commesso gravi reati non si svuota. Il decreto Legge 146/2013 prova invece, seppure con una certa timidezza, a dare la parola al detenuto con il diritto di reclamo giursdizionale, amplia la possibilità di ottenere l’affidamento in prova al servizio sociale a quattro anni, restituendo nuove opportunità a chi, per esempio, ha già un lavoro oppure è all’interno di un progetto di inclusione sociale. Scommette sull’abbattimento della recidiva. E’ un discorso difficile e contorto. Un percorso complesso molto simile a quello sulla formazione: occorre scommettere sul futuro. Chi non passa per il “penitenziario” ha meno possibilità di rientrare all’interno del circuito delinquenziale. Vi sono studi che lo dimostrano e vi sono paesi, in Europa, che ci scommettono da anni. In Inghilterra, per esempio, la “messa alla prova” è una misura alternativa tra le più usate e apprezzate. Chi commette un reato non grave non entra in carcere ma, con una sorta di patto bilaterale tra Stato e reo, prova a dimostrare che si può scommettere sulla sua voglia di riscatto. In Italia questa proposta di legge giace dall’ultima legislatura nella commissione Giustizia alla Camera e il tragitto culturale, purtroppo, sembra essere piuttosto tortuoso. E’ difficile scommettere sulle persone, ed è difficile farlo con chi ha molte curve nel suo tragitto di vita. Il decreto approvato introduce, inoltre, la possibilità di poter trascorrere presso la propria abitazione la condanna, utilizzando il famoso “braccialetto”, dispositivo per il quale il nostro paese paga un affitto alla telecom da molti anni. Questa espiazione della pena appare in linea con le direttive europee e restituisce dignità a persone che, magari, per la prima volta si trovano a dover affrontare il percorso disagevole del penitenziario. Manca in questo decreto il coraggio vero, innovativo, di provare ad attuare la “riparazione del danno”, la possibilità di mediazione penale, la scommessa di mettersi in gioco e di farlo con un percorso serio, riflessivo, anche con la vittima del reato. 
Le carceri, dunque, non si svuotano. Ma vanno osservate con occhiali diversi. Dentro gli istituti penitenziari ci sono persone in grado di voler riscattare la propria vita, in grado di poter riparare ai propri errori, in grado di dimostrarlo. Vi è uno sforzo da parte di tutti per vincere questa scommessa e questo decreto più che “svuotacarcere” può essere appellato come: “piccola opportunità” per i detenuti ma anche per l’intera società.

18/02/14

mia intervista a Carmelo Musumeci

in sottofondo  
SONG FOR CLOCHARD - Daniele  ricciu 

facendo  una ricerca ,  dopo aver  visto questa sua    intervista  da  cui  è  tratta la  foto sotto   foto



 e  leggendo ,   in particolare il primo , questi due  articoli  di  http://www.giornalesentire.it/, sulla storia  e sulla battaglia di Carmelo  Musumeci

il primo  

CARMELO MUSUMECI - Storia di un malvivente

L'ergastolo è paragonabile ad una morte? Il quesito nasce dopo avere letto il libro dell'ergastolano Carmelo Musumeci "Gli uomini ombra" (Gabrielli editori). Ma chi è Musumeci e perché ha
scritto un libro che ha fatto risvegliare tante coscienze? Musumeci è un ergastolano, attualmente detenuto a Padova. E' siciliano. Nato a Aci Sant'Antonio in provincia di Catania è stato arrestato per appartenenza a "cosa nostra", e posto in detenzione all'Asinara in regime di 41 bis, da sempre il carcere di massima sicurezza. Lì Musumeci ha ripreso a studiare fino a laurearsi in giurisprudenza con una tesi in sociologia del diritto dal titolo eloquente "Vivere l'ergastolo". La sua storia è raccontata da Giornale SENTIRE (www.giornalesentire.it) che ha dedicato diversi articoli a questo ergastolano. (....) continua qui in : LA STORIA DI CARMELO MUSUMECI . 
IL  secondo in cui parla  de IL LIBRO IN CUI RACCONTA LA LIBERA USCITA
 ho deciso di intervistare lo stesso protagonista  


Com’è avvenuto il trapasso dalla precedente all’attuale vita?
A un tratto mi sono trovato in un luogo remoto e vagamente irreale. Pensavo di essere  arrivato in un altro mondo, in un altro tempo: sbarre e cemento dappertutto, dove ognuno aveva un posto preciso e nessuna vita.
Pentito o dissociato oppure né uno né l’altro? Oppure mi pento ma non mi svendo?
Non sono nè pentito né dissociato, sono solo una persona che ha sbagliato e vorrei scontare la mia pena ripagando con il bene il male che ho fatto. E poi vorrei anche sapere quando finisce la mia pena.
 Se dici che la tua situazione è ingiusta perché non fuggi, evadi e ti rifai una vita all’estero, ma 
continui a rimanere in carcere?
Sogno di scappare tutte le notti e tutti i giorni, ma non è facile realizzare i propri sogni con un blindato davanti come porta e una finestra con le sbarre di dietro.
Molti dicono che soprattutto quando si è recidivi l’ergastolo serve per educare e rendere 
effettiva la pena, tu che ne pensi?
Penso che sia molto difficile educare un morto che cammina. Pochi lo sanno, ma la pena detentiva da scontare in carcere è un’invenzione moderna di circa 300 anni. La schiavitù, la pena di morte, la vendetta, la tortura fanno parte della cultura di ogni società, sia antica che moderna, invece l’usanza di punire tenendo chiusa una persona in una cella per anni e anni e a volte per tutta la vita è un fatto relativamente nuovo. Non più: “…il terribile ma passeggero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà…” ma il carcere. La pena dell’ergastolo “È peggiore della morte perché più 
molesto, più duro, più lungo da scontare. La pena viene rateizzata nel tempo e non condensata in un momento come la morte; ed è proprio questo la sua forza ammonitrice ed esemplare”. 
Una lunga pena detentiva o l’ergastolo è una punizione che supera tutte le altre, la più mostruosa, così terribile che poteva essere giustificata solamente con la copertura della 
religione. Infatti, il carcere non è un’invenzione laica ma è stata presa come da esempio dalla religione cristiana perché il carcere assomiglia molto all’inferno dei cristiani: il luogo in cui i dannati e gli angeli ribelli espiano la loro pena.
5) Poiché l’indulto e l’amnistia sono solo dei provvedimenti tampone che non risolvano il problema delle carceri, tu cosa proponi?
L’indulto e l’amnistia non sono provvedimenti tampone, riporterebbero un po’ di legalità in carcere perché attualmente è il posto più fuorilegge di qualsiasi altro luogo
.Secondo te, fare lavorare le persone in carcere può essere rieducativo e porrebbe ad una  drastica riduzione di reati da recidiva?
Lavorare in carcere è utile perché guadagni qualcosa, ma la recidiva si abbassa solo lavorando fuori con le pene alternative. In carcere meno ci stai e più probabilità hai di uscire meno peggio di quando sei entrato.

Questa è la poesia in cui sono particolarmente legato.

                                                La Ballata dell’ergastolano

Passi lunghi ben distesi
un passo ancora un passo
per tornare subito indietro
un altro giorno null’altro
senza andare da nessuna parte
sogni che iniziano dove finiscono
rumori di metallo di chiavi
per giorni per mesi per anni
mura di cinta sbarre cancelli
occhi carichi di ricordi
ormai solo corpi parlanti più
vicini alla morte che alla vita. 
Passi lunghi ben distesi
un passo ancora un passo
per tornare subito indietro
prigionieri per sempre
togliendoci tutto
senza lasciarci niente
neppure la sofferenza
la disperazione il dolore
perché non si fa più parte degli esseri umani. 
Passi lunghi ben distesi
un passo ancora un passo
un altro giorno null’altro
morendo dentro a poco a poco
presente uguale al futuro
uguale a domani uguale a ieri
sofferenza per il giorno dopo
e per il giorno dopo ancora. 
Passi lunghi ben distesi
un passo ancora un passo,
un altro giorno null’altro
immaginando di vivere
ma immaginare non è vivere. 
Passi lunghi ben distesi,
un passo ancora un passo
con l’ergastolo la vita diventa una malattia
una morte bevuta a sorsi;
non ci uccidono: peggio,
ci lasciano morire per sempre
di un dolore che è per l’eternità. 
Un altro giorno null’altro.

Carmelo Musumeci

08/12/13

Maledetto per sempre: la vita non è che una lunga morte di Carmelo Musumeci



Musica  consigliata  Nella mia ora  di liberta  - Fabrizio  De  Andrè 



 mi trovo nella mia email  principale  non quella  del blog    , non ricordo come  (  se  mi hanno iscritto   visto le tematiche  che tratto  in  quasi  10 anni di blog  e  che trattavo prima  in  giro nella rete  collaborando  con l'amica Antonella Serafini di censurati.it o se  m'ero iscritto io )  ricevo la newsletters  di  Carmelo Musumeci  ( qui una sua biografia  )  una  email  di  ergastolani@gmail.com.
questa   email  che riporto sotto 




Oggetto: La vita non è che una lunga morte
Data: Sun, 8 Dec 2013 12:37:01 +0100
Mittente: ergastolani@gmail.com>e
A    :          ******
Cc :          Undisclosed-Recipient 




Dall'enciclopedia di Wikipedia : << La parola avvento deriva dal latino adventus e significa "venuta" anche se, nell'accezione più diffusa, viene indicato come "attesa".>>
Può esserci un tempo di "venuta" anche per un uomo condannato a vivere per sempre in galera ? Si può parlare di "attesa" per chi è un uomo ombra? Quale luce e quale Natale possono aspettarsi questi uomini ? 

Pubblichiamo qui di seguito una lettera di Carmelo Musumeci ( www.carmelomusumeci.com   zannablumusumeci@libero.it 
Maledetto per sempre:
la vita non è che una lunga morte


Gli uomini ombra che si aggrappano alla speranza smettono di vivere prima del tempo. (“ L’urlo di un uomo ombra” di Carmelo Musumeci -Edizioni Smasher).

In nome del popolo italiano sono stato condannato a una condanna perpetua.
Questa pena fino alla fine della vita è un castigo inumano e poco degno di una nazione civile perché trasforma un uomo in un morto che vive.
I primi anni di galera cercavo di vivere perché avevo fiducia in me stesso, ora non né ho più.
E cerco solo di sopravvivere, perché da pochi giorni sono entrato nel ventitreesimo anno di carcere.
Devo ammettere che per me è sempre più difficile vivere per nulla e di nulla.
Ci sono delle notti che mi sembra che vivo solo per fare dispetto a me stesso perché sento che questo corpo che porto addosso non mi apparterrà più fino alla fine della mia vita,  e rimarrà, fino all’ultimo dei miei giorni, di proprietà dell’Assassino dei Sogni (il carcere nel gergo carceraio).
Anche oggi pensavo che ho più nessun motivo per vivere. E forse continuo a respirare solo perché non ho abbastanza coraggio per morire.
La pena dell’ergastolo ostativo a qualsiasi beneficio ti condanna a essere sepolto vivo e a  essere perduto per sempre, senza speranza.
Tutto quello che esiste nel mondo e nell’universo può essere misurato, pesato e contato, ma nessuno, a parte Dio, può farlo con una condanna perpetua,  perché questa è una pena del diavolo e non ha nulla di umano.
Da ventitré anni lotto contro di tutto e contro ogni speranza, ma non riesco a migliorare la mia posizione di un millimetro.
Non riesco neppure a ottenere una semplice declassificazione per un regime carcerario meno duro.
Fuori non hai tempo per guardare la vita negli occhi,  invece dentro ne hai troppo.
E penso che forse molti uomini ombra vivono solo per vendicarsi con loro stessi, perché non ha nessun senso continuare a scontare una pena che non finirà mai e che forse sopravvivrà alla nostra morte.
 Normalmente non mi piace scrivere frasi, come fanno tanti prigionieri, nelle pareti delle celle, questa notte, però, nel muro accanto alla mia branda ho scritto:
 “La vita, per un uomo ombra, non è che una lunga morte”
per ricordarmi ogni sera quando vado a letto che sto morendo senza vivere, ogni giorno un po’ di più.

Carmelo Musumeci
Carcere di Padova,  dicembre 2013

14/06/13

banditi ( o presunti tali ) senza tempo la storia di antonio bossu


dalla nuova sardegna del 27\5\2013


Le memorie in versi dell’ex detenuto

L’orgolese Antonio Bassu scontò un quarto di secolo per la strage di Monte Maore: a 91 anni ha deciso di scrivere un libro


ORGOSOLO Antonio Bassu?  ( foto  a  sinistra   )  Innocente. La vox populi non ha mai avuto dubbi, il paese sapeva e lui Graziato dal presidente della Repubblica Giovanni Leone nel 1974, l'ex carcerato affida ora al ritmo dei versi endecasillabi in ottava rima le sue memorie di miele amaro. Ci pensava da oltre trent'anni, ora non ha più dubbi: è giunta l'ora della narrazione poetica.A novantun anni suonati, la libertà per lui è sempre un cavallo veloce che non teme le discese ripide e salva il suo cavaliere intrepido. Lui, su cadderi (il fantino) di tante vàrdias paesane, è stato derubato di un quarto di secolo della sua esistenza: 25 anni meno 25 giorni. «Mi sarei dovuto presentare prima della strage di Monte Maore, ero latitante, accusato di reati minori – ricorda –. Non l'ho fatto perché il mio avvocato, il senatore orgolese Antonio Monni, in quel periodo era in vacanza in Svizzera». Nella sua casa del rione storico di Caspiri, zona di Monte Isoro, Antonio Bassu risponde volentieri alle domande.aveva le prove: 17 testimoni nuoresi in corte d'assise dissero a una voce che il giorno della strage di Monte Maore – tre carabinieri uccisi e un quarto reso cieco da una pallottola, il 13 agosto 1949, in una tragica rapina alla camionetta che trasportava le buste paga degli operai ogliastrini dell'Erlas – il pastore orgolese era con loro sull'Ortobene. Ma i giudici diedero ascolto soltanto al pm Francesco Coco: ergastolo, confermato in appello (con Coco pm anche nel giudizio di secondo grado) e in cassazione.
Quando è nata l'idea di domandare aiuto alle Muse?
«Nel 1982, quando lo Stato mi chiese il pagamento del vitto e dell'alloggio in carcere e un mio compaesano e coetaneo, Antonio Piras noto Pireddu che viveva a Bolotana, mi scrisse un sonetto consolatorio».
Le poesie parlano solo della vicenda giudiziaria?
«No, quando mai? Trattano della mia vita, dall'infanzia alla vecchiaia, con gli episodi più salienti. Del periodo in cui era ancora vivo mio padre: avevo quindici anni quando lui, reduce della grande guerra, morì prematuramente. Ci sono le stagioni vissute da servo pastore, a Nuoro e Orgosolo, e soltanto dopo le stagioni della mia disavventura nei penitenziari di Ventotene e di Porto Azzurro. Ma c'è anche dell'altro».
Cos'altro?
«Il mio paese, le corse dei cavalli, i murales, la decadenza».
Il degrado del villaggio natale?
«Sì, nell'attenuarsi progressivo della solidarietà e della comparsa di un malattia dello spirito. L'egoismo».
Come si vive il passaggio dalla libertà alla cella del carcere?
«Sei davanti a una scelta: reazione o rassegnazione. Se non reagisci sei perduto. Se a Lanusei stavo male, a Cagliari era molto peggio»
Perché peggio?
«In una cella teoricamente destinata a un solo prigioniero eravamo in tre, 24 ore su 24, tranne un'ora d'aria nei cunicoli, non ti dico in quali condizioni. Si doveva parlare a bassa voce, non mi potevo fare nemmancu una cantadedda, neppure una cantatina».
Cosa si prova a ripensarci?
«Non mi sembra vero di essere riuscito a sopportare tante privazioni».
Maltrattamenti?
«In tutta sincerità debbo dire: nessuno mi ha mai messo un dito addosso. Ma anch'io non ho mai mancato di rispetto a nessuno».
Nelle poesie degli ultimi anni due parole tornano più di altre: resurrezione e risorto...
«Sì, tornano. Istintivamente, è più forte di me. Stare in carcere è come essere morti e sepolti. La galera è una tomba. Venticinque anni là dentro hanno distrutto la mia giovinezza».
Di chi la colpa di questo dramma?
«Del sistema barbaro di una giustizia che riteneva delinquenti tutti gli orgolesi: forze dell'ordine e magistratura davano ascolto solo alle spie prezzolate, di mestiere».
Con qualche eccezione?
«Indubbiamente. Riconosco al famoso maresciallo Loddo un'onestà professionale al di sopra di ogni sospetto. Con me è stato corretto anche nella testimonianza davanti alla corte».
Assiste all'intervista Franco Buesca, un giovane pastore di Orgosolo che ha acquisito il merito di essere una sorta di enciclopedia vivente della storia del suo paese. 


Le sue parole sono lo specchio esatto del sentire comunitario: «L'ischimus totus, l'ischit sa vidda: tziu Antoni est innossente (lo sa il paese intero: lo “zio” Antonio è innocente)».Uno dei testi più emozionanti tra le poesie di Antonio Bassu riguarda la liberazione, dopo la grazia firmata dal presidente della Repubblica: 26 ottave, 208 versi. Eccone una parafrasi italiana compatibile.«Era il 28 agosto 1974. Alle otto del mattino mi avviai verso il camerone dove cucivo palloni per tornei di calcio: il mio lavoro, a Porto Azzurro. Ero triste, da innocente condannato alla segregazione perpetua».Poche ore prima Antonio aveva fatto un sogno: «Sul fare dell'alba sentii una voce che mi chiamava e subito dopo vidi una figura candida come neve, simpatica e sorridente. Mi disse due parole: buona libertà. Mi sedetti e iniziai a lavorare. Non era facile, i punti dovevano essere lineari. D'un tratto sentii alcuni che dicevano: è arrivato un foglio di scarcerazione. Si erano fatte le nove e continuai a lavorare».Ed ecco la sorpresa: «Venne da me un guardiano e mi disse di andare con lui dal direttore».Il responsabile del penitenziario attendeva il prigioniero con il capo delle guardie. «Mi salutarono contenti e mi annunciarono la grazia. Non riuscivo a parlare per l'emozione. Feci un cenno di ringraziamento e andai a prepararmi: mi tolsi la divisa interna e indossai un abito da libero cittadino».L'addio alla reclusione è uno dei punti più intensi: «E pro s'ùrtima 'orta torro in cella/ cun sa divisa de su galeoto:/ in presse mi preparo su fagoto,/ mi retiro sa cosa pius bella./ Dae su muru ch'ispico una foto/ chi fit lughente coment'e istella/ sa chi m'at fatu sempre cumpagnia,/ sa figura fit sa 'e mama mia» (Per l'ultima volta rientro nella mia cella e mi preparo in fretta il fagotto. Ritiro la cosa più bella: da una parete stacco una foto luminosa come una stella che mi aveva sempre fatto compagnia: il ritratto di mia madre».Arrivò l'ora di salutare i compagni di pena.«Erano gli uomini con i quali avevo diviso il dolore e l'angoscia in quel luogo oscuro dove non esiste l'allegria: chi sconta una pena è come un cane legato a catena. Mi avviai verso il portone che si spalancava alla libertà. Superato l'uscio, mi voltai e feci il segno della croce con la mano sinistra».Con Bassu c'era un guardiano che lo doveva accompagnare fino al porto, dov'era pronta un'imbarcazione. Il prigioniero iniziava a respirare l'aria inebriante della libertà.Ricorda ancora Antonio Bassu: «La traversata da un porto all'altro durò due ore. Mi sentivo come un risuscitato, dopo 25 anni in una cella buia di appena quattro metri quadrati. In quel tempo il carcere era duro, ancora esistevano i mezzi di tortura: letti di forza e fruste di tutti i tipi permessi dal codice Rocco che alla prigionia aggiungeva isolamento e segregazione».Sbarcato a Piombino, Antonio andò dritto alla stazione. Sul treno trovò posto accanto a un finestrino: «Avevo un desiderio insopprimibile di vedere le bellezze della natura, per dimenticare il passato: mi sembrava di essere entrato in una vita nuova, come un uccello che esce dall'uovo».Poi l'imbarco, l'arrivo in Sardegna, l'incontro con la figlia Mara. Ma la scena più commovente è l'abbraccio con la madre, a Orgosolo.«La ritrovai vecchia e sfinita ma sempre amorosa e sorridente. Mi disse: adesso che sei tornato tu, in casa è ritornata l'allegria. E poi, come in un sussurro: quando morirò andrò via contenta».



30/05/06

GLI EFFETTI INDIVIDUALI DELLA PAURA DI FARSI GOVERNARE DALLA COALIZIONE DI CENTRO DESTRA

GLI EFFETTI INDIVIDUALI DELLA PAURA DI FARSI GOVERNARE DALLA COALIZIONE DI CENTRO DESTRA
-di  G i a c o m o  M o n t a n a





Gli effetti individuali della paura di farsi governare dalla coalizione di centro destra, hanno avuto ripercussioni anche sulle elezioni amministrative, sino a vedere avanzare in generale il centro sinistra.

La constatazione dell’influenza del terrore durante i cinque anni di governo di centro destra nella vita quotidiana della gente, mette  in luce le conseguenze individuali prodotte dalla paura. Questa concreta panoramica, estremamente negativa, non è composta solo da una reazione al clima di violenza occulta,  esercitata dal centro destra,  ma da una complessiva valutazione di promesse non mantenute con l’ingannare la fede pubblica sul programma di governo, presentato al popolo, prima delle elezioni dell’anno 2001, dal cavaliere Silvio Berlusconi,  poi divenuto Presidente del Consiglio dei Ministri.  Gli effetti della paura si sono vissuti a lungo termine, sino ai giorni nostri e sono dovuti alla continuità negli anni di forme di repellente illegalità, ove le parti lese da reati vengono sempre più umiliate e derise, vedendo protetti i criminali. Quanto segue è la dichiarazione di una vittima delle seguenti violazioni di legge, esercitate sul suo posto di lavoro: Violazione dell’art. 2087 del codice civile; demansionamento; lesioni colpose gravissime; falso ideologico; omissione di atti di ufficio e violenza privata da mobbing.

Mi chiamo Giovanna Nigris e sinceramente informo tutti i lettori che da anni vengo danneggiata nella mia salute, nell’economia, nella vita di relazione e il tutto con indicibili danni morali e materiali a causa della più crudele privazione di potere avere un giusto processo penale, tanto che dopo anni di attesa che si incardinasse  un regolare processo, durante il governo di centro destra,  sono stati vigliaccamente fatti raggiungere i termini di prescrizione dei reati e in questo modo sono stati assolti quattro imputati: tre medici e un dirigente amministrativo. (VEDI riscontri oggettivi nel sito web http://www.mobbing-sisu.com/sentenza_prescrizione.php. Dopo che ho affrontato costi per la parcella del mio avvocato, ho visto così persino privarmi del  diritto di potere avere giustizia in sede penale anzi, in quella sede, sono stata ulteriormente sottoposta ad umiliazione, derisione e scherno da parte degli imputati, rimasti per anni impuniti. Sempre durante il governo presieduto dal Premier Berlusconi, sono stata atrocemente privata anche della valutazione dell’aggravamento delle mie condizioni di salute con la dinamica che segue.  Ho chiesto e ottenuto dall’Amministrazione dell’Ente datore di lavoro, di essere sottoposta a Visita Medica Collegiale per il peggioramento delle mie condizioni di salute che anni prima a causa dell’avvenuto contagio della tubercolosi, la Commissione Medica Seconda dell’Ospedale Policlinico Militare di Milano aveva valutato e verbalizzato,  quali appartenenti al grado di invalidità della quinta classe tabella A.

Dopo che fui sottoposta alla suddetta seconda visita medica mi sono vigliaccamente vista privare del Verbale regolare che viene rilasciato a tutti! Mi è stato recapitato un verbale completamente privo delle regolari firme dei medici componenti il Collegio Medico che mi avevano visitata con un verbale riportante solo ed esclusivamente la firma della dottoressa Presidente della Commissione senza il regolare referto relativo alla visita a cui mi sono sottoposta. (VEDI  verbale esposto nel sito web: http://www.mobbing-sisu.com/verbale.html ). Questa è l’Italia che era guidata dal Cavaliere Silvio Berlusconi e contestualmente questa è la Sanità che era  guidata in Lombardia dall'assessore alla sanità  dott. Carlo Borsani di Alleanza Nazionale. Dopo tutte queste agghiaccianti illegalità, sono sempre stata abbandonata in uno stato di angoscia e di distruzione psico-fisica. Per me è sempre stato un continuo stato di depressione, di umiliazione e di danno alla persona, senza mai potere avere la tranquillità,  soprattutto con lo  spirito di potere vivere decorosamente in uno stato di diritto. In questi ultimi anni sono stata spinta continuamente a gesti estremi e riconosco che se non fosse intervenuto prontamente più di una volta in mio soccorso Giacomo Montana, credo che oggi, dopo tutta questa violenza subita, non sarei stata trovata viva. La paura può essere anche  un meccanismo che aiuta a difendere la vita, sia nella mia vicenda, sia per le elezioni ove giustamente in Italia si è visto l’avanzamento della coalizione di centro sinistra. Peccato che a Milano e  caso vuole proprio in Sicilia ha vinto per poco ancora il centro destra. Sono preoccupata per altre eventuali azioni illegali, perpetrate dalla colalizione di centro destra a Milano, ove io sono costretta a vivere dal mio posto di lavoro (mi fanno sentire come se fossi in galera): Altre azioni illegali potrebbero essere rivolte ancora contro la mia persona. Se dovesse succedermi qualcosa di male, ora sapete da che parte potrebbe ancora provenire, dietro protezioni politiche del centro destra. Grazie e buona giornata. Giovanna Nigris

Confermo a tutti gli effetti che quanto sopra dichiarato dalla vittima è la pura verità, di cui io sono uno dei testimoni. Ho assistito agli orrori esercitati ai danni di una donna che voleva lavorare nel pieno rispetto della sua persona, invece ancora oggi gli aguzzini funzionari dirigenti dell’Amministrazione dell’Ente datore di lavoro, alla stessa signora Nigris fanno subire TUTTI GLI EFFETTI DEI REATI SOPRA MENZIONATI COSI’ COME MEGLIO DESCRITTO E PROVATO SUL SEGUENTE SITO INTERNET DI LEGITTIMA DIFESA: http://www.mobbing-sisu.com

12/01/06

Senza titolo 1084


Oggi si parla  della   vergogna  dele carceri italiane  . Riporto due casi emblematica  e pronta  a scoppiare da un momento all'altro   di una situazione  di cui  avevo già parlato nel post  indulto\amnistia   (  chiedo scusa a coloro  che  già li conoscono  )  . Il caso  Alobrandi  La notte del 24 settembre a Ferrara un ragazzo di 18 anni, Federico Aldrovandi, muore nelle mani della polizia. Lo lasciano per 5 ore sull’asfalto, nascondendo inizialmente la verità alla madre che lo cerca. La versione degli agenti parla di una chiamata dei residenti, allarmati dal comportamento strano del ragazzo che una volta fermato avrebbe dato in escandescenze. Se sia vero non si sa. La polizia nega la responsabilità della morte sostenendo che si sia ferito da solo e sia deceduto per overdose in seguito all'assunzione di droga. Gli esami tossicologici smontano la favola dell'overdose. I dettagli emersi dai referti medici, non ancora ufficializzati a 4 mesi dall’accaduto, parlano di numerosi segni di percosse su tutto il corpo, una ferita lacero contusa alla testa, le strisce viola delle manette ai polsi e lo scroto schiacciato. La madre racconta di aver riavuto i panni di Federico letteralmente imbevuti di sangue. La notizia rimane insabbiata per mesi. Solo in questi giorni il silenzio viene rotto da un blog della famiglia che chiede si faccia luce sulla vicenda.. Il caso  Lonzi  8 ( posto qui   una  dele  foto  , la meno atroce  , per  chi  ha  fegato ne  trova   altre   in questo sito  e nei link  dell'articolo   ) Marcello Lonzi, 29 anni, tossicodipendente, detenuto per tentato furto, con soli quattro mesi di reclusione ancora da scontare, viene "trovato morto" l’11 luglio 2003 nella sua cella del carcere Le Sughere di Livorno - carcere sovraffollato, pieno di detenuti in attesa di giudizio e con un record di suicidi [1] [2] [3].La famiglia sarà avvertita solo 12 ore dopo. All'autopsia, eseguita senza prima avvertire i familiari, il medico legale parla di "cause naturali". Le testimonianze, le ferite e il lago di sangue nella stanza ci raccontano un'altra verità, ma il Pm - lo stesso coinvolto anni fa in una storia troppo simile e lo stesso che ordinò l'irruzione al C.S. Godzilla - ha chiesto e ottenuto l'archiviazione, passando sopra ai troppi dubbi su quella notte, in cui si era tenuta una protesta spontanea dei detenuti della sezione.Una morte che non è che la punta dell'iceberg. Chi è transitato dalle Sughere racconta una quotidianità di umiliazioni, pestaggi, "celle lisce" e "terapie" a base di botte. Nel frattempo la madre di Marcello, nel suo muoversi alla ricerca della verità, è oggetto di intimidazioni e minacce più o meno esplicite e più o meno legali.Giovedì 12 gennaio, presso il tribunale di Genova in piazza di Portoria si terrà, a cominciare dalle ore 10, l'udienza in cui il gip Roberto Fenizia deciderà, in seguito all'istanza presentata con la controperizia di parte , se riaprire o archiviare il caso di Marcello Lonzi, il detenuto "trovato morto" in un lago di sangue nel carcere Le sughere di Livorno l'11 luglio 2003. Si tratta di un passaggio cruciale, sarà importante quindi la presenza a Genova di tutti coloro che vogliono portare solidarietà alla richiesta di giustizia della mamma di Marcello.Concludo  con questa mia considerazione . Scometto che  se  uno degli indagati per  lo scandalo bancario finisse  suicidato o suicida  in carcere o  pestato   ( qui qui  i testi integrali delle intervcettazioni   )  si sarebbero   già  mossi  , mentre   per la gente comune   non fanno niente    e litigano  se dare l'indulto o l'amnistia      Per chi volesse saperne di più  dei due casi   trova materiale sotto nei riferiemnti  da http://italy.indymedia.org



Approfondimenti


 


Il caso ALobrandi



Il caso lonzi



sempre sul carcere  e sulle morti  in esso  ecco un ottimo sito ed  una serie d'articoli interessanti anche  se da una parte sola  vero  ma  purtroppo , SIc glimunici  che   denunciano tali situazioni sono   le sinistre  (  in particolare quelle  extra parlamentari e antagoniste  )  ecco il sito http://snipurl.com/li8d



06/01/06

Senza titolo 1074




Cari amici\che


da oggi  , seguendo  l'iniziativa  di  indymedia     ho aperto  due  nuove categorie  :  Carcee . indulto\amnistia   dove  voi tutti\e con i vostri  commenti  e  i  i vostri post  ( per  chi è iscritto )  si possiate  affrontare  senza  pregiudizi  o  parlare  a vanvera    o  critiche aprioristiche  (  comprese quelle  a cui  a volte cade il sottoscritto )   di tali problemi  . Perchè : << Il umero dei morti in carcere aumenta nel silenzio del mondo esterno. Le proteste, anch'esse avvolte nel silenzio dei media.Un mercato, mascherato da istituzione pubblica. Nasce una nuova categoria dedicata al carcere per non disperdere materiale e informazioni sempre piu' rari in un clima di silenzio diffuso sulle varie realta' di detenzione. >>(  dal sito di indymedia )





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