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31/08/16

Gordon Hempton: "Voglio far ascoltare il jukebox della Terra senza rumori umani""Il cacciatore di silenzi" registra i suoni della natura. E in un parco difende un’oasi dai frastuoni

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da  repubblica  del 29.8.2016 

Hempton: "Voglio far ascoltare il jukebox della Terra senza rumori umani"
"Il cacciatore di silenzi" registra i suoni della natura. E in un parco difende un’oasi dai frastuoni


di GIULIANO ALUFFI


IL SILENZIO oggi è una specie in pericolo. In tutto il mondo sono rimasti soltanto una cinquantina di posti dove si possano passare almeno 15 minuti tra cinguettii e sussurri del vento senza sentire alcun rumore provocato dalle attività umane, mentre solo vent'anni fa l'intervallo minimo di silenzio ascoltabile sul pianeta era di diverse ore. È l'allarme lanciato dall'americano Gordon Hempton, che ha già effettuato Hempton, che ha fatto della difesa del silenzio una missione, è un esperto sul tema: ha vinto un Emmy Award per il documentario Vanishing Dawn Chorus (L'evanescente coro dell'alba), che lo segue mentre registra attraverso il globo le mutevoli armonie degli uccelli al sorgere del sole. Oggi Hempton vive producendo effetti sonori presi dalla natura per film e videogiochi. Si è stabilito nell'oasi più silenziosa degli Stati Uniti, l'Olympic National Park, vicino a Seattle, e del parco è diventato il "guardiano del silenzio". In un punto nella foresta pluviale sul fiume Hoh, ha posto una pietra rossa: il suo punto di partenza per cambiare il mondo.

Cosa indica quella pietra, Mister Hempton?
"È il mio "pollice quadrato di silenzio". Se riesco a proteggere questi pochi centimetri quadrati da qualsiasi rumore prodotto dall'uomo, e in particolare da quello degli aerei, di fatto combatto l'inquinamento acustico su un'area molto più estesa".

Quando è nata l'idea?
"Nel 2005, quando ho riacquistato l'udito dopo 18 mesi di disturbi all'orecchio interno che mi facevano sentire un ronzio continuo e invalidante. Ho vissuto, in piccolo, il futuro dell'umanità se continueremo sulla strada del rumore obbligato e invasivo di oggi. Un incubo: dovevo agire per scongiurarlo".

Ma, difendendo dal rumore un pollice quadrato, che differenza può fare?
"Il nostro orizzonte uditivo, la distanza alla quale possiamo udire suoni, nei posti silenziosi sfiora i 30 chilometri. Proteggendo il silenzio in un punto, quindi, difendo dal rumore un'area di 30 chilometri di raggio, ossia oltre 2.800 km quadrati".

E, di preciso, come agisce?
"Torno periodicamente nel posto della pietra rossa, registro i suoni ambientali e quando rilevo rumorose intrusioni da attività umane, indago e scrivo alle aziende o ai privati responsabili. Allego sempre una registrazione dei suoni naturali del parco, con la quiete interrotta dal loro rumore. Tre aviolinee hanno spostato le traiettorie dei loro voli. E a breve un membro del Congresso farà una camminata con me fino al "Pollice quadrato" per parlare di come salvare, almeno nei parchi, il silenzio naturale. Oggi negli Stati Uniti rimangono soltanto 12 luoghi dove, nelle ore del giorno, si possono passare almeno 15 minuti senza intrusioni acustiche umane".

Per chi ama il silenzio, non bastano doppi vetri e tappi per le orecchie?
"Il silenzio da salvare non è la semplice assenza di suoni o rumori. Ma è il silenzio della natura, che in realtà è una presenza. Una voce. Ogni riva, ogni bosco, ogni spiaggia ha un modo distinto in cui una sorgente sonora, come un torrente, una cascata, o la risacca, emette onde sonore che accarezzano le superfici, passano tra gli ostacoli e riverberano alcune frequenze più di altre, così che un insieme di suoni statici diventa un flusso...".

Come una canzone?
"La Terra, in fondo, è un jukebox a energia solare, col massimo dei suoni naturali lungo l'Equatore e il minimo ai due Poli. Disturbato dal rumore umano, che sovrasta quello scambio continuo di canti, versi, ronzii e bisbigli segreti necessari agli animali per trovare partner disponibili o segnalare pericoli. Noi umani non rischiamo la vita ma, anche se riusciamo a ignorare il rumore, questo ci innalza comunque l'ormone dello stress. Perché il corpo è sempre in ascolto".

La nostra, invece, è soprattutto una cultura del vedere.
"Eppure l'evoluzione ci insegna qualcosa: esistono molte specie animali cieche, ad esempio nelle caverne o in fondo agli abissi marini. Ma negli alti vertebrati non abbiamo specie sorde, tanto è cruciale l'udito. E solo il silenzio naturale fa distinguere i rumori più attutiti
e lontani, i più preziosi per gli animali. I rumori forti, in natura, significano che è già troppo tardi per scappare. Contano di più i fruscii, i passi, le conversazioni seminascoste. Sono i segnali che stanno svanendo nel frastuono dell'umanità".

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