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31/05/15

perchè quando i responsabili di un crimine hanno un nome. parliamo ( specie le prime pagine dei media e dei tg ) della loro etnia o provenienza geografica ? abbiamo nostalgia delle leggi razziali del 1938 ?

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N.b
Prima di  iniziare  i post avviso coloro  che   scrivono  o condividono sui social  ed in rete simili idiozie

Krusco_03 29 maggio 2015 alle 11:10  da  http://www.huffingtonpost.it/

Mi sembra un discorso fazioso,buonista;ne ho sentiti molti di discorsi di questo tipo fatti dalla benpensante 'borghesia progressista';da tanti 'pennivendoli'animati da buone intenzioni solo sulla carta!Non significa essere razzisti avercela con i Rom;qualsiasi altra etnia che viene nel nostro paese è ben accetta,ma non loro.Non sto certo a spiegare i gravi difetti che si portano dietro da sempre,che sono endemici nella loro cultura,perchè sarebbe troppo ovvio,e chi li nega(questi difetti)è senza dubbio in malafede.Io sono sempre stato contro figure razziste alla Salvini,ma nel caso dei Rom,ha perfettamente ragione;sono brutte persone a prescindere  e da come parlano,basta il suono della loro voce a rendere l'idea!!Il che fare è un altro discorso,e non è facile da risolvere,ma una cosa è certa,che in un momento come questo,gli conviene stare molto attenti a come si muovono.
 Possono , sempre  che non vogliano allargare i loro orizzonti  , a meno di leggere    il post  d'oggi


A mente  fredda    dopo aver letto  diversi articoli  sulla  tragedia   di primavalle    avvenuta  qualche  giorno fa   ( speriamo  finiscano dentro   e Chi ha ucciso  merita di finire in galera per qualche decennio )  e  ascoltando  questo  sublime pezzo , purtroppo   sono riuscito a trovarlo  solo  in versione  sottofondo  e   non solo musicale    che  riporto sotto



70 anni fa il bombardamento dell'Abbazia di Montecassino (estratto dalla puntata di Tg1Dialogo di sabato 15 febbraio 2014) 
Clip realizzata da Roberto Olla, montaggio di Patrizia Pellegrini, musica "Perché" composta e eseguita da Giuseppina Torre

che   torno a parlare   della marea nera  ed  appiccicosa  ormai diventata sempre  più incontrollabile sui social   e  non   grazie alle  bufale  prese per  buone .Ma  soprattutto   concordo     con questo articolo di  ,che  riporto   integralmente ,  sempre  delll' http://www.huffingtonpost.it 29/05/2015 14:38









GIPSY
E dunque, se ho ben capito: gli zingari sono stupratori e assassini, i marocchini spacciatori e stupratori, i rumeni ladri e assassini, gli albanesi magnaccia, e gli italiani brava gente. Nessuna madre italiana ha partorito stupratori, assassini, ladri e puttanieri. E questo, essendo io italiana e potenziale mamma, mi consola un bel po'. Perché, giustamente, la delinquenza è una roba che ha a che fare con l'etnia, mica con l'etica delle persone. Al massimo si può concedere che abbia a che fare con la fisiognomica, comunque non con la morale e il cervello che la partorisce.
Deve essere davvero rassicurante cullarsi nella convinzione che se si asfaltano i campi nomadi, si chiudono le frontiere e si sbattono fuori gli immigrati, l'Italia tornerà ad essere un paese sicuro in cui poter lasciare le chiavi sulla toppa di casa e dormire con le finestre aperte che nessuno, ma proprio nessuno, entrerà per fregarci i gioielli di famiglia, usarci violenza e poi tagliarci la gola. Deve essere molto rassicurante pensare di poter saltellare sulle strisce pedonali con la certezza che nessun ubriacone disgraziato ci stirerà mandandoci all'altro mondo.
Peccato che, solo negli ultimi 15 giorni due italiani abbiano falciato le gambe e la vita di altrettante incolpevoli persone tra cui una ragazzina di 14 anni. Peccato che meno di un mese fa un bravissimo ragazzo partorito da un'italianissima mamma abbia stuprato una tassista. Peccato che le rassicurazioni che si fondano sulle generalizzazioni siano favole tristi lontane dalla realtà. Che la vita è un'altra cosa e non prevede semplificazioni massimaliste come quelle di chi oggi è saltato in groppa al cavallo della questione razziale per rimpinguare un magro bottino di consensi elettorali. La vita, almeno quella di oggi qui in Italia, è un equilibrismo continuo su una corda consumata.
Ed è molto comodo indicare nell'altro il funambolo che l'ha sfilacciata, ma la verità è che i primi a ridurla in brandelli siamo stati noi, noi che oggi rischiamo di precipitare nel baratro che si apre sotto i nostri piedi. Siamo stati noi ogni volta che abbiamo fatto i furbi, che non abbiamo emesso una fattura, che siamo passati col rosso, che abbiamo fregato il nostro vicino di casa, che abbiamo copiato a un concorso, che ci siamo fatti raccomandare. La rovina attuale del nostro Paese non può essere scaricata sulle spalle di chi è appena arrivato qua e non è capace di integrarsi perché le politiche di integrazione costano denaro e lo Stato questo denaro non ce l'ha e se ce l'ha non ha voglia di spenderlo in iniziative poco popolari.
L'integrazione costa, il populismo e l'intolleranza no. Basta fare i conti della serva per capire quanto la fiaccolata di ieri sera (e tutte quelle che l'hanno preceduta e la seguiranno) sia più conveniente rispetto a politiche di educazione civica e integrazione. Per parlare alla pancia ormai vuota degli italiani riempiendola di ignoranza e di razzismo assicura voti e consensi, applausi e ovazioni. Accendere torce e piazzarle nelle mani degli italiani brava gente costa meno che piazzare in quelle mani buoni libri. Urlare odio costa meno che sussurrare comprensione. Strumentalizzare la barbarie di uno spalmandola su tutta la razza sua è diventato il nuovo sport nazionale. Una volta eravamo tutti allenatori, oggi siamo tutti antropologi del pressapochismo etnico per cui: gli zingari non si vogliono integrare e i mussulmani son quelli del velo sulla testa delle donne.
E gli italiani? Gli italiani son quelli che fanno i soldi sulla miseria di zingari e mussulmani, che li lasciano a mangiare sabbia e scarafaggi perché si sono intascati il denaro per il loro pane. E però gli italiani son brava gente. Come no. Gli italiani non stuprano e non ammazzano, non rubano e non truffano. Gli italiani son brava gente: non si sognerebbero mai di maltrattare le loro terre con discariche abusive che spruzzano nell'aria diossina e veleni. Gli italiani non sono Gomorra e Roberto Saviano è la reincarnazione del delirio mistico di Dante Alighieri. Certo: gli italiani son brava gente e chi sostiene il contrario è solo un razzista ignorante. Ecco.


  
Infatti è da  un paio  d'anni  che   sui  media   su tutti i media (  e  ora   ache in rete  in particolare  social  come     )   , non  più soltanto    di destra  (   ormai  senza   nessuna distinzione tra moderata ed estrema  )   e  recentementre  anche  [ sic ] quelli progressisti   e    democratici cè spazzatura, Una valanga razzista, titoli che incitano all'odio, commenti e articoli che puzzano di pogrom. I rom, di nuovo, vengono additati come il Male, come la feccia da eliminare al più presto. Fisicamente, se necessario.


Un riflesso pavloviano. Succede ogni volta che qualche "zingaro" è protagonista di storie di cronaca nera. Spesso riguardano furti e borseggi. Stavolta è peggio: un'auto pirata con tre sinti a bordo, per scappare a un controllo di polizia, è finita a 150 all'ora sulla folla che attraversava la strada. Una donna filippina è morta sul colpo, altre otto persone sono rimaste ferite, il killer che guidava è riuscito a scappare.
Una tragedia, un assassinio. Ne capitano di continuo episodi così, ogni settimana. Ma se c'è un rom o un rumeno o  qualunque  altro  gruppo etnico di mezzo, l'opinione pubblica, i media e i politici si eccitano, e lil fatto non viene trattato come una drammatica vicenda di cronaca giudiziaria, ma diventa questione razziale, scontro politico, zuffa ideologica. Scatena frustazioni ancestrali per il diverso. La caccia allo "zingaro"  o  all'extracmunitario che si  èmacchiato  del  croimuine  riprende vigore, con più forza che pria.
I giornalisti, deputati di destra e commentatori hanno gioco facile ad alimentare la rabbia. Anche perchè sperano di aumentare lo SHARE, mentre i Salvini e le Meloni si leccano i baffi sicuri di guadagnare qualche voto. Da Boccea, il quartiere di Roma teatro della folle carambola, la gente non piange il morto. Ma urla innanzitutto bestialità fasciste: «Radiamo al suolo i campi rom», «gli zingari sono merda, assassini nati per delinquere», «vanno bruciati vivi quando sono bambini». Frasi atroci che in tv e sui giornali, invece di essere stigmatizzate, vengono comprese, giustificate, accarezzate.. Ma basterebbe guardare ai fatti, dare un'occhiata all'archivio dell'Ansa, e capire subito come l'incidente, anche stavolta, è strumentalizzato da razzisti e sciacalli. Cinque giorni fa, a Vibo Valentia, due giovani italiani hanno ammazzato Vituccia Pasceri, 68 anni, e sono scappati: nessuno ne ha parlato. Dieci giorni fa a Palermo Tania Valguarnera, 30 anni, è stata presa in pieno a folle velocità da Pietro Sclafani, che aveva riavuto la patente ritirata mesi fa per eccesso di velocità. Anche lui se l'è data a gambe senza prestare soccorso: nessuno gli ha dedicato la prima pagina.
Nello stesso giorno, il 17 maggio, un italiano di 32 anni di Celano, vicino Pescara, ha investito due ragazzini sul motorino, uccidendone uno. È scappato, aveva la patente scaduta. I tg non ne hanno fatto parola. A Pistoia un mese fa un ragazzo italiano di 19 anni ha preso a martellate il parabrezza della sua auto, per tentare di cancellare le tracce dell'impatto con il cranio di una studentessa di 17 anni, presa in pieno mentre attraversava sulle strisce. Nessun politico ne ha fatto menzione. La ragazza è morta sul colpo.
Andiamo avanti. Ad aprile una signora di Udine ha patteggiato tre anni per aver ucciso un operaio: la rispettabile friulana pare avesse bevuto peggio di un rom alla sua festa di matrimonio. A Monza un rispettabile Suv Audi Q5 ha investito un'auto uccidendo un 15 enne e mandando in coma la madre, ed è fuggito: non è uno zingaro quello che qualche giorno dopo si è costituito, ma un benestante quarantenne brianzolo. Ovviamente è già a piede libero. Decine di stranieri, infine, hanno perso la vita negli ultimi anni sulle nostre strade (compresi rom e pachistani), uccisi da italiani drogati o ubriachi che non si sono fermati a prestare soccorso.

Questo vizio  presente   nei media   vale    anche   se  a  commettere    un  reato è  anche  un  italiano   specialmente del sud




Si fa 130 km al giorno per perseguitare la ex: pastore sardo a processo

Venerdì 29 Maggio alle 16:57

Per perseguitarla non esitava a farsi ogni giorno 130 chilometri in auto.

L'aspettava davanti al portone, la minacciava, la seguiva sul posto di lavoro.

Ora dovrà rispondere davanti al giudice dell'accusa di stalking.
Ad essere rinviato a giudizio, Sebastiano Boe, pastore sardo di 58 anni, originario di Onanì (Nuoro) ma trasferitosi nel Maceratese.
Lo riferisce la stampa locale marchigiana.
La vittima, invece, è la sua ex compagna, residente a Senigallia (Ancona).
Secondo quanto accertato dalle indagini, l'uomo, non rassegnandosi alla fine della loro relazione e geloso del nuovo compagno della donna, aveva deciso di trasformare la vita di entrambi in un incubo, fatto di pedinamenti, messaggi minatori e, nei confronti della malcapitata, anche di telefonate con "disgustose allusioni sessuali".
Finché la donna, esasperata, si è rivolta alle autorità, sporgendo denuncia.
E ora, dopo le indagini di rito condotte dalla polizia, il magistrato ha deciso di portare alla sbarra il 58 enne
  medidate  gente  meditate  .

05/05/12

caccia alle streghe il casdo di Michela Roth





«Mi sono vista costretta a chiudere. Mi sono sentita come vittima di un processo alle streghe. Ora ho bisogno di riprendermi, di riposare un po' e poi forse tornerò a insegnare inglese a Bologna, dove diversi genitori di bambini mi stanno cercando e mi stanno chiedendo di tornare. Ma non rinuncerò a chiedere i danni al Comune di Castello di Serravalle per quello che mi è stato fatto». Con queste parole Michela Roth, la 39enne maestra d'asilo residente a Zocca che è assurta agli onori delle cronache per foto sexy su un calendario e sul web, ha annunciato la chiusura della sua struttura privata di Castello di Serravalle, dove in una casa presa in affitto aveva realizzato una struttura per baby sitting di bambini da 1 a 3 anni e un altro piccolo gruppo educativo per bimbi da 3 a 5 anni. A farla desistere dall'attività intrapresa nel 2010, che stava funzionando (con 12 bambini assistiti nel baby sitting e 5 nel gruppo educativo) è stata sostanzialmente la pressione di molte persone di Serravalle, amministrazione comunale in testa, alle quali non andava e non va giù la seconda attività di Michela, o meglio il suo hobby: la modella. Ultimamente si sono diffusi in rete alcuni sui scatti sexy che secondo diversi cittadini di Castello di Serravalle superano il "comune senso del pudore". Così, prima alcuni genitori hanno tolto i figli dalla struttura, poi sono scattate pressioni, l'ultima delle quali denunciata dall'avvocato vignolese Elisabetta Roli, che difende la Roth. È stato infatti presentato in questi giorni un esposto alla Procura della Repubblica di Bologna riguardo il modus operandi dell'amministrazione comunale di Castello di Serravalle o, meglio, della polizia municipale, come denunciato dall'avvocato Roli e come confermato dalla stessa Roth, il 27 marzo scorso aveva inviato due vigilesse in borghese a filmare i movimenti (e quindi anche i bambini ospitati) che avvenivano nella struttura della Roth. Si possono ravvisare ipotesi di reato? Si possono chiedere danni? Questo lo deciderà la magistratura, anche se l'avvocato Roli è convinta che qualcuno si sia spinto oltre le righe. Intanto, rimane il dato di fatto che da ieri il baby sitting e il piccolo gruppo educativo di Michela Roth sono chiusi, con grande delusione della protagonista e delle 4 persone che l'aiutavano. «Cercano di demolire la mia immagine di buona maestra puntando sul gossip - rileva Michela - Tuttavia, prima di dire che qualcosa non va bisognerebbe verificare. Come donna tengo al mio corpo, sono attiva dal punto di vista sportivo e alimentare, mi piace essere sexy nellavita privata, sono arrivata in finale a Miss Mamma, ma sono anche una brava maestra».


01/02/12

è ritornata la caccia alle streghe e il rogo Forza Nuova a Milano: roghi in piazza per il libro di Altan sull'omosessualità



leggendo  questa  news  mi viene in mente    quanto  dicevano due  grandissimm poetri   del  900  -La prima  si tratta  di un intervista   fatta danPasolini  ad  Ungaretti   sull'omosessualità  






La  seconda  doppia  ed  è un discorso  di Fabrizio de  Andrè (  cosi  come  la  vignetta  di Vauro  riportata  più  sotto      ispirata   ad una  sua famosissima  canzone  )  e la  canzone principesa  (   nella stupenda   e toccante  versione degli amici  \  compagni di viaggio    Faber noster )   canzone su tali tematiche  






Lo so   che  questa  canzone  parla di transessualità non di omosessualità non sono assolutamente sinomini ma  sempre  di  vittime di  questo mondo (  per  usare un termine   caro  a de andrè )  e di perseguitatoi    si tratta 





da  repubblica  online 

L'organizzazione di estrema destra richiama la campagna di Göbbels e mette al bando
il volume del disegnatore. La Lega italiana nuove famiglie: "Andrebbe consigliato a scuola"

di MASSIMO PISA
"Roghi in piazza". Li invoca, con fin troppo sfacciato richiamo alla campagna contro i libri non tedeschi lanciata da Joseph Göbbels all'indomani dell'ascesa di Hitler alla cancelleria, la sezione milanese di Forza Nuova  (  sotto  a destra   una   schermata presa  dalla  voce  forza  nuova  wikipedia  su come riconoscerli ed  evitarli  )  . Lo fa, come usa 79 anni dopo l'avanzata ideologica nazista contro l'arte "degenerata e giudaica", attraverso un post su Twitter. Il bersaglio degenerato, questa volta, sono disegnatore Marco Tullio Altan e il suo libro Piccolo uovo, storia di un minuscolo pinguino che trova la famiglia ideale in una coppia di suoi simili omosessuali. Una favola che dallo scorso settembre ha sollevato un vespaio a Milano: l'assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, lo ha pubblicamente elogiato "da padre" fin dalla presentazione, con ovvie levate di scudi di cattolici e destre. 


da  google



La penultima crociata, in ordine cronologico, era una mozione del consigliere di zona 3  Francesco Migliarese (Pdl), che ne invocava la censura preventiva.   Adesso si muove l'estrema destra, per ora solo  sul web. "Il piccolo uovo di Altan. Odiosa cultura omosessuale insegnata ai bambini". Firmato : FN Milano. E quella richiesta di roghi. Ai dirigenti della Digos, al momento, non risultano iniziative di protesta imminenti. Di "nervosismo delle destre" e "assurdo tentativo di censura" parla Marco Volante, presidente della Lega italiana nuove famiglie. Che aggiunge: "Auspichiamo che il libretto venga acquisito come testo di educazione civica nelle scuole comunali". Ma nella Milano che   ha visto appena una settimana fa i lefebvriani manifestare in piazza contro la pièce teatrale Sul concetto di volto nel Figlio di Dio, di Romeo Castellucci, nulla è escluso



 Ora  esprimo la  mia  piena  ed  incondizionata   solidarietà a Tullio Altan e il mio fanculo   e la  totale   \ tolleranza  zero  contro i fascisti e cretini di forza nuova  ed  affini  , perchè








da wikipedia  alla voce  forza   nuova 





15/01/12

il caso di Milano sioamo all solito sciacallaggio exenofobo da parte dei media

 leggo  sulla   Bacheca  dell'amico  e  compagno di strada  Carlo Gubitosaa  :<< Qualcuno ha chiesto scusa alla comunita' Rom per aver detto che gli assassini del vigile a Milano erano Rom Sinti? Poi si e' scoperto che erano due con passaporto tedesco ma "di origine slava". Da giornalista mi fa ribrezzo il razzismo che si insinua nella cronaca dei delitti, dove si dovrebbe essere piu' rispettosi che in altre occasioni ma spesso si scade nello sciacallaggio xenofobo.>>.  Sempre   sulla  stessa  bacheca    c'è l'ottimo commentoi  di  Lorenzo Lucioni: << Ogni fatto di violenza o illegalita' che, direttamente o indirettamente, si puo' associare a rom, e' puntualmente riportato dalla stampa con chiara impronta razzista. i giornalisti di cronaca non sono quasi mai illuminati, gli approfondimenti a freddo alle volte si ravvedono, spesso parzialmente.non provare ribbrezzo per qualcosa che e' in noi fino al midollo.Infatti  , sempre  lo stesso Gubitosa fa  notare  che L'ondata di bufale dal sapore xenofobo travolge "Il Giornale" (  vedere sotto   al centro lo  Screenshot   )  
(  fin qui  niente  di nuovo  sotto il sole  visto  che    che  è insieme  alla padania veicolo  di coloro che incrementano  l'odio   con le  loro teorie  assurde  e  razzistiche ed  exenofobe  , se non proprio tali , ci si  avvicinano  moltissimo  )    ma anche  ed  è questo   che  fa  paura  e  dovrebbe far  riflettere  Repubblica.it, Corriere.it e "Fatto Quotidiano". Con buona pace di chi dice che per essere giornalisti bisogna vivere di giornalismo dimostrandolo col 740 alla mano, io dico che per essere giornalisti bisogna conoscere le regole di una professione  e  fare  cosi  
da  http://www.giornalismi.info/ del 15 gennaio 2012 - Carlo Gubitosa


Il razzismo è una malattia contagiosa, trasmessa attraverso i media.Quando la cronaca diventa "caccia allo straniero".
Dov'è nato il ragazzo che ha ucciso il vigile Savarino a Milano? Nemmeno il capo della Squadra Mobile sa dirlo, ma per le grandi testate italiane non c'è dubbio che sia un Rom. O in alternativa un nomade, slavo, al massimo tedesco.
Due uomini uccidono un vigile urbano travolgendolo con un'auto. Hanno importanza le loro origini per decidere come giudicarli? Il buon senso dice di no, e se qualcuno ti uccide un parente non è consolante pensare che sia stato uno svizzero, un bianchissimo neozelandese o un nobile britannico della camera dei Lord. Non ci interessa da dove viene, ci interessa che cosa ha fatto e che subisca le conseguenze del suo comportamento.
Anche la deontologia del giornalismo dice che la nazionalità di un criminale è irrilevante. Può esserlo quella di una vittima in caso di persecuzioni razziali, ma quella di un criminale non aggiunge nessuna informazione utile al fatto di cronaca, e si presta a indebite inferenze che estendono il suo comportamento anche ai "simili" del criminale. Nella "carta dei doveri" del giornalista, infatti, è scritto a chiare lettere che ogni riferimento a "caratteristiche della sfera privata delle persone è ammesso solo quando sia di rilevante interesse pubblico".
Ciò nonostante, la cronaca dell'omicidio dell'agente di polizia municipale Niccolò Savarino viene arricchita si molti particolari "etnici". Su Repubblica.it alle 9:35 del 13 gennaio si legge che "i due uomini visti dai testimoni sono entrambi nomadi" ma alle 12.31 dello stesso giorno quel testo diventa "I due uomini visti dai testimoni - e descritti come nomadi -".
La distinzione tra la realtà oggettiva e la descrizione fatta da fonti non primarie, per quanto dirette, è già un bel passo avanti. Il passo successivo potrebbe essere l'accensione del cervello per domandarsi che cosa caratterizza un nomade "a prima vista", e quali sono i segni particolari per distinguerlo con un veloce colpo d'occhio da una persona con uno stile di vita stanziale. E sulla homepage non ci sono controlli più stringenti sulle notizie pubblicate, al punto che per diverse ore si parla di "due ragazzi di origine rom sinti di 26 e 28 anni". Ma poi scompaiono.
L'errore di Repubblica probabilmente è ereditato dall'Ansa, che alle 9:15 dello stesso giorno produce un lancio di agenzia viziato da fretta, ignoranza o entrambe le cose, un minestrone dove si afferma che "i due uomini visti dai testimoni sono entrambi nomadi" (senza neppure il doveroso "sarebbero"), che sono stati "compiutamente identificati" dalle forze dell'ordine, e che "uno dei due sarebbe di nazionalità tedesca, l'altro di origini slave". Vai a capire.
Anche il Fatto Quotidiano, che pure ha una redazione locale a Milano e in questo caso avrebbe potuto consumare più scarpe e meno tastiere, rinuncia al dovere di verifica sul campo e al diritto di esercitare l'intelligenza critica, e decide di ripetere pari pari il compitino/minestrone fornito dall'Ansa: "sono due nomadi gli assassini di Niccolò Savarino". Anche in questo caso l'articolo viene corretto, e nel giro di poche ore si passa a "Sarebbero due i sospetti responsabili dell'omicidio". Ottimo lavoro, condizionale dubitativo più eliminazione del dato di nazionalità in quanto irrilevante ai fini della notizia. Ma la prossima volta non è meglio contare fino a dieci e rileggere meglio prima di fare clic sul tasto "pubblica"? Vi assicuro che non ho nessuna fretta di sapere da che paese viene un assassino, su questo tipo di vicende preferisco un articolo che esce per ultimo ma esce bene. E credo che molti lettori del Fatto, amanti del giornalismo rigoroso e accurato, sarebbero d'accordo con me.
A dispetto della "compiuta identificazione" descritta confusamente dall'Ansa e da chi le è andato appresso dovendosi poi correggere, il prestigioso Corriere della Sera non parla di nomadi, tedeschi o slavi, e in via Solferino gli assassini "sarebbero due Rom sinti incastrati dal cellulare". Salvo poi far cadere il condizionale dubitativo e affermare perentoriamente nell'interno dell'articolo che "I due Rom, dell'83 e dell'85 erano in liguria con un'auto a loro intestata". Ma il web ha memoria corta, e a poche ore di distanza anche l'articolo "Vigile ucciso dal suv. Due fermati" viene ammorbidito e stravolto, fino a diventare "Vigile ucciso dal Suv, telecamera Atm filma l'assassino", se non altro perché i due fermati non c'erano. Ma nel frattempo la notizia è stata ripresa su altri siti e commentata in rete, per confermare la teoria degli "zingari assassini". E se lo dice il Corriere della Sera...
Domenica 15 gennaio l'agenzia Agi segnala un avvenuto arresto e annuncia una "conferenza stampa che si terrà questa mattina alle 11:00 in Questura", ma anche dopo l'arresto la nazionalità del sospettato rimane un mistero. Non ho modo di presenziare direttamente alla conferenza stampa, e dopo alcune telefonate riesco a mettermi in contatto con Alessandro Giuliano, il capo della squadra mobile di Milano, che mi spiega come stanno le cose: i sospettati dell'omicidio Savarino non sono due, ma è uno solo, si chiama Goico Jovanovic e non si sa dove sia nato.
A detta di Giuliano, di lui sappiamo soltanto che è di origine serbo-bosniaca, perché i suoi familiari sono noti alle forze di polizia, si sa che ha precedenti per reati contro il patrimonio, che vive a Milano da vari anni e che la sua famiglia vive in Europa da decenni. Sul piano formale, invece, la questura di Milano (per ammissione del Capo della Squadra Mobile) non sa dire quale sia la nazionalità di questo giovane ragazzo. Giuliano mi spiega per telefono che l'urgenza di raccogliere prove e impedire la fuga del sospettato ha messo in secondo piano gli accertamenti su di lui o sui componenti della sua famiglia per verificare se in tasca hanno un passaporto italiano, francese, tedesco o di qualche altro paese.
Ciò nonostante, anche in assenza di dati certi e a vari giorni di distanza dalle rettifiche di Repubblica, Fatto Quotidiano e Corriere, il 15 gennaio "Il Giornale" titola spavaldamente "I Rom finiscono sotto torchio", e l'autrice di questo capolavoro ha anche il coraggio di firmarsi Paola Fucilieri, a differenza di tutti gli altri pezzi citati finora attribuiti genericamente alla redazione della testata. Più la bufala è razzista, più si propaga velocemente: provate a cercare su Google "I Rom finiscono sotto torchio" e potrete toccare con mano con quale rapidità si sono riprodotte su internet menzogne come quelle della Fucilieri.
Su Repubblica.it, invece, lo sport domenicale del 15 gennaio non e' la torchiatura dei rom ma la "caccia agli slavi", e al momento di scrivere questo articolo non ci risulta che sia stato rettificato.
Lo stesso giorno il Corriere della Sera si affretta a spiegare che Jovanovic, classe 1987, sarebbe "nato in Germania, di origine slava". Come se le cause del comportamento criminoso di un Europeo o di un italiano vadano ricercate anche nelle "origini" e non più solo nella nazionalità. E' il razzismo 2.0, che chiede conto anche ai nuovi cittadini italoeuropei della provenienza dei loro bisnonni, per distinguerli da quelli di razza pura. Ma dopo essere stato ricontattato per confermare questo dato, Giuliano mi spiega che la nascita in Germania è solo una delle tante origini dichiarate dal ragazzo, che in altre occasioni ha fornito altre identità affermando di essere nato a Palermo o a Parigi, nel 1990 o addirittura nel 1994. In pratica i giornalisti si sentono autorizzati a dire tutto, tranne che non possono dire ancora nulla perche' non ci sono dati certi.
Il giorno prima della conferenza stampa, invece, Repubblica sostiene che "dei due ricercati gli investigatori sanno ormai tutto, tranne dove si trovano", li descrive come "i due nomadi" e sostiene che "entrambi sono di origine slava, anche se di passaporto tedesco il proprietario del Suv (...) mentre è italiano il suo amico e complice abituale". E il dubbio rimane: nomadi, slavi, tedeschi o italiani? Spiegateci per bene con chi dobbiamo prendercela.
Una volta calmati i bollori della folla assetata di vendetta, l'accertamento di origine, nascita, nazionalità e passaporto di questo ragazzo avrà ancora importanza? E sul piano sostanziale, culturale e umano, non dovremmo dire che un ragazzo "milanese" da anni e una famiglia "europea" da decenni sono un problema nostro e non di altri popoli? Il dato rilevante non dovrebbe essere il fatto ché vivono da anni assieme a noi, anche se in tasca hanno una carta bollata che li associa a qualche altro paese?
In ogni caso, visto che finora non lo ha fatto nessun collega, sarò io a porgere delle scuse.
Chiedo scusa a tutti quelli che hanno letto bufale fidandosi delle testate che le hanno sdoganate e pensando che il mestiere di giornalista preveda l'obbligo di verifica delle notizie o quantomeno la prudenza nel diffondere notizie incongruenti.
Chiedo scusa soprattutto alla famiglia Savarino, che al proprio dolore ha visto aggiungersi la confusione da voci incontrollate, l'istinto di "caccia allo straniero" e la nostra ansia irrazionale di voler appiccicare per forza ad ogni assassino una bandiera che non sia tricolore, perché i cattivi sono sempre "gli altri".
Chiedo scusa ai Rom Sinti, coinvolti in questa vicenda solo perché oggi il nostro pregiudizio più di moda ricade su di loro. Se questo omicidio fosse avvenuto cinque o sei anni fa, probabilmente sarebbe stato più istintivo parlare di "marocchini", e andando più indietro nel tempo i presunti assassini sarebbero stati senz'altro "albanesi".
Chiedo scusa anche a tutti i razzisti dal cervello ottenebrato che appena hanno letto "Rom Sinti", sono scattati come molle con una "caccia allo zingaro" che ha trovato un sfogo visibile in rete e troverà chissa quali sfoghi invisibili nel mondo reale. Mi scuso anche con i razzisti perché se nel loro cervello ha attecchito l'ignoranza, la superficialità, il pregiudizio e la paura del diverso non è soltanto colpa loro. Dietro ogni uomo che legge poco ce n'è un altro che scrive male.
Qui sotto potete ammirare alcune conseguenze di questa storia scritta male e raccontata peggio, sputando su tutte le buone pratiche del giornalismo e sui codici deontologici che restano nei cassetti a prendere polvere. Chi semina vento raccoglie tempesta, e chi semina odio raccoglie razzismo. Qui ne ho distillato una minima parte, che va moltiplicata per milioni di lettori, ascoltatori e telespettatori. Guardate gli effetti di questa bufala sui Rom Sinti e pensateci bene, cari colleghi. Non vi costa nulla rispettare voi stessi e la vostra professione, e l'alternativa può avere un prezzo altissimo per tutti.
 Ora è  profondamente ipocrita indignarsi e dissociarsi dagli atteggiamenti, dalle dichiarazioni, dalle posizioni espresse, senza affrontare con decisione  l'uomo, l'essere umano che quelle idee ormai le ha nel dna
C'è un interessante trattato su questo: "I volenterosi carnefici di Hitler"(  foto  a  destra  ) di  Daniel J. Goldhagen    che spiega molto bene come, anche quando latente, ogni genere di razzismo culturale non si potrà mai spegnere.In pratica, l'autore prende in considerazione il fatto che non furono solo i militari a perseguitare gli ebrei: non avrebbero potuto, senza l'appoggio della popolazione. Così come non sarebbe stato possibile, per il governo, attuare politiche antisemite così pesanti, senza il popolare consenso. E la Germania potè (terzo motivo) fare quello che ha fatto, per la sua posizione di potere che andava facendosi sempre maggiore, negli ultimo periodo degli anni 30.

Quello su cui comunque l'autore insiste, è che l'antisemitismo, in Europa e non solo in Germania, è una questione secolare, nata sulla scia degli insegnamenti del cristianesimo che volevano gli ebrei delle persone orribili (avevano condannato gesù cristo alla croce e lo avevano assassinato). Con il tempo, dato che ai cristiani non era permesso svolgere attività legate agli scambi di denaro, e che agli ebrei non era concesso lo svolgimento di molti tipi di lavoro, si ebbe che gli ebrei si occupavano di commerci e della gestione delle prime banche. Da qui, anche la nascita di quelli che l'autore chiama "complotti economici e finanziari". Ed  è quello   che  negli ultimi 20\25  sta  succedendo in Italia  . Infatti  come giustamente  << La crisi economica esaspera una cultura comunque xenofoba. E non   ----  cone dice  l'articolo  della  rivista  AltraEcomia  che  riporto sotto    interramente   ----    c’è da illudersi: passata l’indignazione per il pogrom di Torino e la strage di Firenze, la logica liberista, la cultura dell’efficienza, torneranno a dominare, causando nuove guerre ai poveri e nuove lotte fra poveri. A meno che non si cominci a ricostruire una cultura dei diritti e della solidarietà. >>
Nel 2007 Mihai Mircea Butcovan scrisse sul settimanale Internazionale una lettera aperta a un immaginario “cronista razzista”: “Sono stanco di inseguire gli articoli che contengono l’equazione rumeno/straniero=delinquente (dove la variabile straniero non è incognita, ma la soluzione di tutti i mali) per poi chiedere rettifiche che non arrivano mai. Allora per una volta protesto prima”. Butcovan, che è romeno e scrive i suoi libri in lingua italiana, chiedeva al suo ipotetico interlocutore di “non scrivere quell’articolo razzista. Così sapremo orientarci e capire se ‘da quindici anni in Italia’ è una grave malattia pregressa o un certificato di buona salute”.
L’articolo torna alla
mente all’indomani del tentato pogrom di Torino, ossia l’incendio di un campo rom, nel quartiere delle Vallette, ad opera di un gruppo di cittadini staccatosi da una manifestazione -ufficialmente una “fiaccolata contro la violenza”- organizzata dopo la denuncia di una ragazzina del quartiere, che aveva detto d’essere stata violentata da due giovani rom. Il maggiore quotidiano locale -La Stampa- aveva riportato con

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