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18/01/16

Bonelli editore fine di un Mito ?

In una Italia    sempre  più in declino    non solo politico ed  economico  (  marchi e  ditte   svenduti alle  multinazionali estere , imprenditori  rapaci e non che fuggono a produrre  all'estero ,  classe politica  simile  a  quella dell'america latina  ,  cultura  sempre  più omologata  ai modelli esteri  , ecc.)   s'inquadra  il  declino sempre più inesorabile  ( ? )   di un mito culturale dell'italianità  in ambito fumettistico che  è   la casa  editrice Bonelli  .
Mi  sa  che  un   mio precedente post del novembre del 2015  confermi quanto dice  questo interessante articolo del portale nergate,it   sul  declino della Casa editrice Bonelli  che  ha accompagnato ed ancora ( chi sà  fino a quando )n accompagna    generazioni  d'Italiani 
Articolo  un po'  catastrofico come si può notare  dalla discussione privata  bsu facebook    ( che riporto con il permesso del'autore  )  sendo stato per circa 15 anni responsabile di Ayaaaak.net con relativa mailing list,  gruppo su yahoo  poi pagina facebook Uno storico sito di critica e analisi fumettistica

IO  che ne pensi di questo  articolo (  http://www.nerdgate.it/bonelli-la-fine-un-mito/ )    di nerdgate.it io penso che ha ragione se la bonelli vuole evitare di scomparire lo dovrebbe prendere in considerazione


Daniele Tarlo Tarlazzi Credo sia esagerato. La Bonelli è una macchina da guerra. Certo le vendite non aiutano, ma la crisi è generale. Il fumetto non tira più e il mercato funziona solo se pubblichi "casi editoriali alla moda" così come accade nel panorama discografico. Non è la Bonelli ad avere problemi è l'intero panorama culturale italiano che va impoverendosi sempre di più.




IO In effetti. Pero' è innegabile che alcune carenze in Bonelli ci sono


Daniele Tarlo Tarlazzi Carenze in Bonelli? Ma dove? Cioè io capisco che alcune storie possano piacere meno di altre e che alcuni sceneggiatori possano apparire, agli occhi del lettore, meno graditi di altri, ma da qui a parlare di carenze mi pare davvero una sciocchezza. Chi parla di carenze in Bonelli è perché in Bonelli non lavora, magari per mancanza di talento o forse perché certe idee mal si sposano alla politica editoriale della casa di via Buonarroti. Insomma: se chi critica la Bonelli di essere alla frutta dimostrasse il suo "valore" aprendo una casa editrice concorrente creando una diversa opportunità al mercato, ben venga. Ma ricordo che nessuno è mai riuscito a fare una vera e propria concorrenza all'editore milanese. Poi: se i grandi gruppi editoriali o anche editori più piccoli cercano di acquistare diritti per pubblicare in volume materiale Bonelliano, ci sarà qualche motivo. Insomma: una crisi di vendite sarà anche innegabile . Sarà anche innegabile dicevo, ma la Bonelli è sempre riuscita a sopravvivere cosa che altri editori purtroppo non sono riusciti a fare. Naturalmente se vorrai condividere il mio pensiero fai pure. Ma io sono sicuramente stanco di sentire i soliti profeti della sventura, cantare e magari sperare in una "fine" di qualcosa o di qualcuno.

 [.... ]

L'articolo pur essendo   troppo  catastrofico    contiene un fondo di  verità   sulla situazione dei fumetti   Bonelli .
Infatti  secondo   lo stesso   sito in un articolo di qualche tempo fa  
DIGGER 28 DICEMBRE 2015 
E’ la fine per il progetto miniserie di Sergio Bonelli Editore?Quale sarà il futuro del fumetto italiano?




Dopo le notizie della chiusura della serie Adam Wild che avverrà con il numero 26, quindi tra nove mesi e quella già annunciata a febbraio di Lukas con il numero 24, si vocifera che il progetto miniserie terminerà con la conclusione di Hellnoir. Questo sarebbe un duro colpo sia per la Sergio Bonelli Editore sia per l’intero panorama del fumetto italiano. Aspettiamo notizie ufficiali per capire quali saranno le scelte editoriali riguardo il futuro della casa editrice di riferimento del fumetto italiano.


Ora  pur  comprando    della  Bonelli  _ Dylan dog , Martin Mystere  , Orfani , le storie  e   di tanto in tanto qualche romanzo a fumetti   ., ed  leggendo a scrocco  o  conoscendo amici\che  che leggono anche gli altri   fumetti   della casa  editrice , e non essendo  uno specialista in fumetti   o  un  nerd  fissato con statistiche   , confermo   è  sono  d'accordo  al 90 %    con il sito  prima citato   ..
<<  Gia' la notizia della chiusura di un’altra serie della casa editrice Bonelli, baluardo del fumetto italiano; per chi ancora non lo sapesse, il 2016 porterà in edicola gli ultimi capitoli di due serie Bonelliane, Adam Wild e Lukas >Questa ennesima cattiva notizia, insieme  al calo di qualità  o  alternarsi   di qualità   di fumetti che leggo   mi  ha portato a farmi alcune domande riguardo la situazione della casa editrice, interrogarmi  su quali possano essere i motivi di una tale moria all’interno della produzione Bonelliana  ed a  chiedermi come  mai   sia passata   quasi in sordina era passata la chiusura di Mister No nel 2005, dopo una vita editoriale trentennale.E di come se << Il saluto a Jerry Drake è stato il primo grido di allarme in casa Bonelli >> non vi si ponga rimedio ? La decisione di chiudere la serie con protagonista Jerry Drake era arrivata non tanto per un calo delle vendite ( all’epoca  secondo  nergate.it  gli albi vendevano intorno alle 20.000 copie, soglia di sopravvivenza decisa dalla Bonelli ) , ma per un calo qualitativo della serie, dai responsabili individuato nella mancanza di tematiche; girando per i forum pareva fosse un’altra la natura di questa chiusura, ovvero la totale capacità degli sceneggiatori di mantenere fede alla natura del protagonista ( tra i capri espiatori si annovererebbero  secondo   alcuni  mie amici   che lo leggevano  ed  il sito  nerdgate .it  Mignacco e Masiero ), tanto che i fan della serie invocavano a gran nome sceneggiatori capaci ma impegnati in altre serie (Castelli, Boselli e Colombo in primis). Nonostante questa aperta manifestazione d’affetto per il personaggio

 di Nolitta,Mister No chiuse la sua serie regolare,regalando ai nostalgici qualche sparuto albo semestrale o annuale.In questa prematura fine si sarebbe dovuto intravedere   ( e   cercare  di porvi   rimedio  c, correndo ai ripari  )   lo spettro di una crisi nascente, una minaccia al regno di fantasia che da sempre viveva nella casa editrice milanese: il calo della qualità delle storie.  Su  Dylan Dog  è  vero si fatica a  trovare  un centro di  gravità permanente  , per ora   si  è solo  distrutto  (  giustamente  ormai   certi canoni erano logori e   stavano   per  diventare    non o erano già  diventati    degli stereotipi  ) ma  per  ora   esso è  fatto  di alti (pochi) e bassi (tanti, forse troppi) sarebbe ora  di  smetterla con  la distruzione  e    iniziare  con  la  costruzione   dando vita  ,  fin ora   erano  quasi   assenti  ai nuovi  personaggi   di cui si  è fin ora  solo accennato e  fatto solo qualche comparsata  . Infatti   << Il difetto che riscontriamo in entrambe le testate è sempre lo stesso, e ci conforta ricevere conferme anche da altri lettori; i protagonisti sempre più spesso non sembrano più loro, le storie a volte paiono sceneggiature adattate alle testate e non concepite appositamente per i personaggi che vediamo poi viverle. >> 
Prendete il Nathan Never,  invece   mio affido  perchè  ne  trova  confermo  in un ex mio  inquilino    al temo in   cui ero  studente  fuori sede   , non  che  fans  della  prim'ora ( dal n   0   della serie  )       a  quanto dice   il sito   di nerdgate.it   

Negli ultimi due anni la maggior parte delle storie sembrano distaccate dalla continuity della seire, si è cercato di forzare alcuni personaggi in una dimensione che cozza vistosamente con quanto abbiamo conosciuto nella vita editoriale precedente.L’esempio più evidente è la nuova vita di Janine, la storica segretaria dell’Agenzia Alfa, da sempre timida, spesso impacciata eppure un punto di forza della saga, per molto tempo ago della bussola morale di Nathan; tutto questo viene mascherato da un misterioso cambio di
personalità con l’undicesimo maxi, Il fantasma, in cui la timida segretaria diventa un’infallibile e tecnologica ladra.Per motivare questa scelta, vine deciso che addirittura l’assunzione anni prima in Agenzia fosse una sorta di passaggio necessario per questa sua nuova vita; si tratta dell’ennesimo deus ex machina messo a disposizione degli autori, che non rinunciano nemmeno a stravolgere la cronologia della serie asserendo che un prozio di Janine avesse inventato un rivoluzionario parabrezza per motivarne la ricchezza, quando tale invenzione era stata tributata al dr. Detroit del numero 82, Il vigilante.Il trattamento riservato a Janine è solo uno dei tanti piccoli difetti che sta colpendo il Nathan Never, che soffre il cambio di gestione mostrando un apparente distacco dal canone classico con cui ha fatto breccia nel cuore dei lettori; storie come Inferno, Operazione Drago o Gli occhi di uno sconosciutonon sono presenti da troppo tempo sulle pagine di Nathan Never.La realtà è che anche nelle storie dell’Agente Alfa manca una guida che mantenga in linea le trame ed i contesti narrativi che hanno reso la serie un punto di riferimento per i fumetti sci-fi nostrani; personaggi che si comportano in maniera atipica, riciclo di storie già presentate come in occasione del primo Nathan Never Magazine o nell’albo della serie Agenzia Alfa Nato dal buio (in cui vengono messe diverse storie non usate in passato ed inserite apparentemente per non buttare del materiale) sono segni di come la cura per la serie ed il rispetto del lettore siano poco considerati.La speranza è che i segni di ripresi visti con Scacco matto e Arkadin il sicario siano i presupposti di una nuova rinascita per Nathan Never, in concomitanza con i festeggiamenti per i suoi 25 anni di onorata carriera; la Bonelli vuole festeggiare in grande stile, si parla di variant cover e miniserie, ma forse la giusta rotta sarebbe diminuire le uscite parallele (quasi ogni mese oltre all’albo mensile ci sono speciali, magazine o maxi) e concentrare la qualità delle trame in meno uscite, ma con un alto valore per gli affezionati lettori.Un ritorno a storie appassionanti e in linea col personaggio è la speranza di molti lettori di Nathan Never Il problema in casa Bonelli, a mio avviso, è il voler imitare un modello americano; il mercato, ma soprattutto i lettori, a cui si rivolge la Bonelli non ha molto in comune col modello americano a cui si vota una casa editrice come la Marvel. Se oltreoceano le miniserie funzionano e convincono, in Italia non paiono avere grande seguito; noterei anche come la Marvel non abbia mai avuto un buona reputazione per quanto riguarda il rispetto della continuity (ci sono più resurrezioni e ritorni a sorpresa negli X-Men che nella Bibbia o in Beautiful!), cosa che invece si è sempre apprezzata nelle testate Bonelli.

Infatti   c'è come già dicevo  nel mio precedente  post  , un imitazione   passiva  del modello Americano almeno nello svolgersi e nella struttura delle storie ( vedi ad esempio l'annuale o Speciale Dylan Dog da quest'anno la saga del Pianeta dei Morti: fatto secondo me per dare lo zuccherino a chi è appassionato delle storie di zombi e simili .
 << L’idea   >> come   fa notare    nerdgate.it  e  che non condivido  completamente   <<  delle miniserie slegate da testate maggiori non era male, ci ha portato dei piccoli capolavori come Hellnoir ( letto  a  scrocco d'amici   ) del duo Ruju-Freghieri, ma forse non è quello che i lettori italiani cercano ;  collane  di ottima qualità   come Le Storie, o i Romanzi a fumetti  possono    , aver senso se visti come rivolti ad un pubblico occasionale o come test per nuove collane (come accaduto per la fortunata serie di Dragonero ). >> 
 La stessa idea di creare una serie e suddividerla in stagioni annuali (stile Orfani o Lukas) ha mostrato  nonostante  il   carattere  innovativo  del primo   (  totalmente  a colori ,   struttura  d'impaginazione   delle tavole  si  sul modello americano  della Marvel    ma   non passivo e  acritico ) sul second   non saprei   l'ho preso  il primo numero   e  il mio amico    lo ha  abbandonato dopo due  numeri  visto la mediocrità  e  l'americanata  delle storie     mostrerebbe  una certa debolezza; nonostante abbia un discreto seguito  specie  , Orfani in origine ero la prima prova di una serie a colori in casa Bonelli, ma il numero di vendite non ha dato il risultato sperato.
<< La voce di corridoio è che le miniserie chiudano con la fine del quarto e conclusivo capitolo di Hellnoir, per poi presentarsi, probabilmente, nella nuova veste di volumi da collezione, sulla scia delle operazioni tentate con la riedizione del romanzo di Dragonero o la raccolta in tre volumi della miniserie Greystorm (quest’ultima un’operazione di marketing discutibile); personalmente ritengo sia difficile mantenere questa linea editoriale, perchè al momento il mercato dei fumetti è piuttosto tragico ! >> 
Basti pensare che le vendite delle testate storiche sono in calo costante, e che le nuove serie lanciate (Adam Wild e Lukas ne sono un esempio) hanno una vita piuttosto breve; questo trend calante viene anche segnalato come un grido di allarme da grandi esponenti del settore, come Marcheselli, ManfrediSerra.  << In un contesto così complicato >> ,  come  giustamente   fa  notare  nerdgate.it  << dove vengono sfoltiti i ranghi dei team creativi, ha davvero senso lanciare nuove testate ? Non sarebbe più opinabile concentrarsi sulle serie già note e apprezzate e dar loro maggior cura ? Da poco è stato immesso sul mercato un nuovo personaggio, Morgan Lost, nato dalla fantasia del visionario Chiaverotti; è innegabile il carisma e il fascino di questo nuovo eroe, ma riuscirà a far breccia nel cuore dei lettori? Personalmente adoro il modo distopico ideato da Chiaverotti e compagni, così come la personalità complessa e caleidoscopica di Morgan, ma la domanda, per quanto flebile e spaventata, mi arriva alle labbra : quanto sopravviverà ? >>  . Già quanto   durerà ,  non potevano integrare  le tematiche   di  questi  due  ultime serie    nell'agonizzante  ,   lo seguo   dal 1994 ,  Martin Mystere  
  

alcuni fans  in particolare  questo  su http://comicus.forumfree.org


 
luminare
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Asterix
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sono un lettore della prima ora del buon vecchio zio Martin
e di conseguenza il mio parere può essere "di parte"

tutti i primi numeri , ed io arriverei fin quasi al 200 ,
meritano di essere letti,
poi purtroppo il declino è stato inesorabile,
per quanto mi riguarda ho tenuto duro e sono andato avanti,
sperando in un rilancio ,in qualcosa di "nuovo"
fino al n.269 uscito due estati fà
poi , mio malgrado ,ho gettato la spugna ,molto malvolentieri ,
ma forse è giusto così ,
non volevo "rovinare" con le ultime letture
il bellissimo ricordo degli altri volumi letti in passato
( cmq. è anche un fattore naturale , ha già "dato" tanto )

in ogni modo non posso che ringraziare in primis
Alfredo Castelli , e a seguire tutti gli Altri tra sceneggiatori e disegnatori
per avermi regalato delle bellissime e straordinarie letture

e,
per tornare alla storia che mi è piaciuta di più
( anche se è dura segliere )

direi : La setta degli assassini ( n. 88/89/90 )

i disegni di Roi sono da pelle d'oca,

solo l'inizio :

monastero di citeux imbiancato nella notte da una nevicata, anno 1119

basta , che mi stò commuovendo wink_old.gif





tanto coinvolgente all'inizio quanto noioso ora. dovrebbero avere il coraggio di 1)  chiuderlo, è troppo tempo che le storie sono altalenanti   ed in alcuni casi  pessime, così come la maggioranza dei disegni. tutti i disegnatori talentuosi dopo pochi albi vengono dirottati su altre testate (casertano, roi, villa, freghieri, filippucci solo per citarne alcuni). 2)  sfidare  come  ha fatto  recchioni    con orfani i  tabù   imposti  dai vertici  Bonelli   che costrinserro  Dylan Dog  a cambiare  rotta  vedere  il'accenno  nel  n  69  o  le polemiche   se  ne  discusse  sul gruppo di  yahoo ayaaah  e sul  news groups  it.arti.fumetti.bonelli   del compromesso  sul  primo numero di  dampyr. Oppure  un autore che lo dice pubblicamente senza giri di parole o giustificazioni varie. ecco uno stralcio di una mail di paolo morales, talentuoso scrittore di martin mystere, che è stata pubblicata sul forum di agarthi qualche " lustre  " fa  con il suo consenso. : 

"Ti farò una confessione, Aldous: se c'è una cosa che non sopporto sono le censure e le autocensure che vigono alla Bonelli, perché ci sono una quintalata di temi, frasi e situazioni che sono (diventati) tabù... Almeno nel web, lasciamoci un po' di libertà".





prendo  come spunto e  magariapprofondendo   le trasmissioni di voyager ed  affini ed  affrontare  tematiche come  i misteri della sindone  ed affini  .


 La Bonelli, per darvi un’idea, ha da sempre un mercato estero forte nei Balcani, specialmente in Serbia. Ultimamente proprio dalla Serbia, quando esce un nuovo prodotto, vengono chieste dai lettori garanzie sulla durata e il prezzo dell’albo, in modo da capire quanto esborso richiederebbe un’eventuale collezione e sopratutto se iniziare ad accollarsi una spesa che potrebbe terminare bruscamente; questo accade nel mercato nostrano, basti pensare al costo di un albo Bonelli e al suo potenziale mercato dell’usato. Le grandi saghe americane (Civil War, Guerre Segrete, Knightfall, Red Son) hanno ancora oggi un discreto costo, ma le serie Bonelli hanno dei prezzi piuttosto bassi, il che non invoglierebbe un acquisto in ottica di investimento.

Ora    è qui  sono d'accordo  in toto    con quanto dice   nerdgate.it  

 (....)   
UNA MINORE DISPERSIONE DEI TEAM CREATIVI E UN IMPATTO PIÙ GESTIBILE SULLE TASCHE DEL LETTORE POTREBBERO AIUTARE LA BONELLI AD USCIRE DA QUESTO PERIODO BUIO 
Il parere del sottoscritto è che la Bonelli può ancora invertire questa tendenza, ha molto da offrire al fumetto non solo italiano ma anche mondiale. La strada per la salvezza potrebbe essere quella di puntare inizialmente sui lettori storici, quelli legati alle serie di punta della casa editrice, ringraziandoli del fedele sostegno con storie all’altezza dei personaggi che tanto amano; è accettabile che dopo tanti anni di vita editoriale ci sia un lieve calo nelle trame, ma questo può essere ovviato tramite un attento programma di assunzione di sceneggiatori validi e con idee forti, anche gettando un occhio oltre i confini, tentando collaborazioni eccellenti ed importanti con maestri del fumetto. Allo stesso modo andrebbero limitate le uscite parallele all’interno delle serie, in modo da non disperdere il capitale creativo e al contempo non allontanare lettori che potrebbero spaventarsi di fronte ad una crescente spesa per seguire la continuity del proprio eroe (la crisi c’è per tutti, d’altronde): il credo della Bonelli deve essere “più qualità, meno quantità”, l’obiettivo riconquistare in primis la fiducia e il sostegno dei fan storici.

(...) 






Concludendo    questo  lungo post .
 Il declino si può arrestare     , ci sono ancora  un po' di margini ,   sempre che la Bonelli ci metta mano e non si concentri solo sul progetto d'Americanizzazione ( perchè va bene portare nuove fette di lettori specie queli appassionati al genere Marvel e simili ) si potrà evitare il declino sempre più prossimo Ci sarà anche spazio per nuovi personaggi e nuovi progetti, ma non ora; se proprio si volesse tentare un qualcosa di nuovo, personalmente rimetterei in sesto i Romanzi a fumetti, che oltre a dare vita a Dragonero (l’unico nuovo personaggio fin’ora valido) . e integrerei Orfani in Nathan Never magari facendo una storia in cui le origini dell'agenzia Alfa derivi dalle vicende narrate nelle prime tre saghe di Orfani . Fumetti che avevano anche presentato storie interessanti, sai in un’ottica di volume one-shot che come apripista per nuovi personaggi (come vorrei vedere una serie su Sygma!).
Per ora la situazione è dura e complicata, ma dopo anni che seguo direttamente e indirettamente la Bonelli e i suoi personaggi voglio credere in loro, nella passione e nella professionalità che ha da sempre contraddistinto la casa editrice di ( non somno in ordine cronologico ) Mister No, Martin Mystère, Zagor, Dylan Dog, Nathan Never, Tex e tanti altri eroi che hanno accompagnato i nostri sogni di adolescenti e continuano ancora oggi a regalarci qualche emozione. ed arricchimento culturale 







26/11/15

In prigione per 44 anni, esce e scopre come la tecnologia ha cambiato il mondo che conosceva



Lui è Otis Johnson, oggi ha 69 anni, ma quando fu accusato ed incarcerato per aggressione e tentato omicidio ad un ufficiale di polizia ne aveva solo 25. Il suo racconto, offerto in esclusiva alla TV Al Jazeera, sta facendo il giro del web e commuovendo tutti. Scontata la pena, Otis passeggia per New York e, raccontando le sue emozioni, scopre come la tecnologia ha cambiato il mondo che lui aveva visto per l'ultima volta 44 anni fa.

18/02/14

c'er a una volta il calcio vero . paletta cuore di roma il difensore partigiano : << il calcio oggi è un farwest >>

la storia  di Giacomo losi vedere sotto , mi ricorda   la  due canzoni canzoni  che  consiglio oggi  


Nato il 10 settembre 1935 a Soncino (Cremona), ha giocato con Cremonese (dal '52 al '54) e con la Roma (dal '54 al '69): in giallorosso 386 partite di campionato, due Coppe Italia e una Coppa delle Fiere vinte


di GIANNI MURA  da  repubblica del 17\2\2014
Giacomo Losi nel campo dei ricordi ha il numero 3, ma andrebbero bene anche il 2, il 5 e il 6. Tutti i ruoli della difesa li ha coperti, semmai c'è da chiedersi come riuscisse, lui alto 1.68, a marcare giganti come John Charles. Losi è nato a Soncino, in riva all'Oglio, un centro che dista una trentina di chilometri da Brescia, da Cremona e da Bergamo. Ed è catalogato tra i borghi più belli d'Italia, per la sua Rocca sforzesca e le mura che racchiudono il centro abitato.
"Una volta c'era l'acqua nel fossato intorno alle mura. Ma per noi bambini la festa era il fiume, anche se da
festeggiare c'era poco. La mia famiglia era povera, io e mio fratello dormivamo nello stesso camerone dei genitori. Mio padre Pietro lavorava in una cooperativa di facchini che riempivano e svuotavano i grandi silos. Mia madre Maria, era in filanda. E di quelle filandere toste, che andavano a discutere col padrone. Me la ricordo, nel primo dopoguerra, che si dava da fare a organizzare i comizi di Pajetta. Mio padre non ha mai voluto saperne della tessera del Fascio. Era di famiglia socialista. 
Così una notte del '43 sono venuti gli squadristi a prenderlo in piena notte. Stai tranquilla, hanno detto a mia madre, lo mandiamo a lavorare per la patria e sei fortunata, perché ti spedirà a casa dei bei soldini. Mai visti, ma il peggio è che per quasi due anni non abbiamo più saputo nulla di lui, dov'era, se era vivo, e un giorno torna che quasi non lo riconosciamo, magro come un chiodo, la barba lunga, era scappato e 
ha dovuto nascondersi. Era stato a scavare in un campo di lavoro in Cecoslovacchia, di fianco c'era un campo di concentramento. Non ha mai voluto parlare di quel periodo". Piccola pausa. Credo stia pensando a quel che ha visto e patito suo padre. Per allontanarlo dai brutti pensieri gli chiedo dello sport, di come ha cominciato. "Nel dopoguerra, e non era così semplice arrivarci. 


Mio padre aveva 8 fratelli: tre morti in guerra, anzi dispersi, uno morto appena tornato a casa, il nonno a Soncino sotto le bombe. La terza l'ho passata più nei rifugi che sui banchi. Ero un bambino vivace, con due miti: Coppi e il Grande Torino. I ritagli di allora su Coppi, Gazzetta e Calcio e Ciclismo Illustrato, li ho ancora tutti. Il viaggio di nozze, in 1100, l'avevo organizzato da coppiano. Andiamo in Francia, ho detto a mia moglie. Ma già a Grosseto la batteria fa i capricci, ci fermiamo in un alberghetto, ripartiamo il giorno dopo: Sanremo, Montecarlo, Nizza
, poi via verso l'interno: Grenoble, Briançon, l'Alpe d'Huez, l'Izoard, le montagne di Coppi. E sul Galibier ho capito lo spazio che c'è tra storia e leggenda. Quando Coppi è morto non potevo andare al funerale, ma con la bella stagione ho organizzato un viaggio in bici da Soncino al cimitero di Castellania. Sì, avevo la macchina, ma era un pellegrinaggio più che una gita e volevo andare in bicicletta, quella che sognavo da bambino e non ho mai avuto. 
Ho smesso in quinta elementare, c'era da dare una mano in casa, ero l'aiuto di un sarto, mi piaceva. I calzoncini della mia prima squadra, nata tra amici, li ho cuciti io. L'avevamo chiamata Virtus, ci sembrava un bel nome. Ma i giochi più pericolosi erano con le bombe. Nel '45 portavo bombe e nastri di mitragliatrice ai partigiani che sparavano giù della Rocca. I tedeschi si arrendevano e sul camion lasciavano di tutto, una pacchia per la gente: coperte, scarponi, ma io prendevo solo baionette e maschere antigas. Facevamo i fuochi d'artificio con la polvere da sparo, ma un giorno al fiume accade un dramma. La guerra era finita, ma gli ex partigiani usavano le bombe per pescare. In un'ansa era rimasta una bomba chiara, più grande. diversa dalle altre, e noi ragazzini a provocare: vediamo chi ha il coraggio di andarla a pescare. Io, anche se era un bel quattro metri sotto. La porto a riva e uno più grande, sui 15 anni, dice: lasciate fare a me, ci penso io. Eravamo in sette. Grande botto, schegge dappertutto, una mi trancia la falange di un pollice, vede? Passa il mugnaio col carretto e ci carica per andare all'ospedale. 
Ne manca uno, gli dico. Torniamo indietro, il ragazzo era già morto. Da quel giorno ho chiuso con le armi. Lo sport ha la faccia di don Giovanni, il prete dell'oratorio. Oltre a farci giocare a calcio con una palla di stracci, organizzava le Olimpiadi soncinesi. Salto in alto, in lungo, 100 metri e maratona, che poi era due
volte il giro delle mura, circa 5 km. E vincevo tutto io. Ah, e poi suonavo il clarinetto nella banda di Sonci-no, ci sono entrato sperando di avere la tromba. Verdi, Donizetti, Puccini, ma anche le serenate che allora usavano nei paesi. Fino ai 15 anni suonavo per un piatto di pane e salame e gli altri pomiciavano. Ho iniziato nella Soncinese, da attaccante: 17 gol in 12 partite. Poi alla Cremonese, in D e in C, sono diventato difensore. Poi mi ha preso la Roma. Buffo".

In che senso?
"Avevo provato con l'Inter, vincendo il torneo di Sanremo e realizzando il rigore decisivo, e col Bologna. Mai saputo chi e come mi abbia segnalato alla Roma. La Cremonese mi aveva pagato 500mila lire e mi rivendette per 8 milioni, un buon affare. A 19 anni mi ritrovo a Roma, un mondo da scoprire. Senza sapere che con la maglia giallorossa giocherò 386 partite di cui 299 da capitano. E che mi chiameranno Core de Roma, ma anche Palletta perché saltavo come se rimbalzassi. Oggi la chiamano forza esplosiva, allora un difensore non era valutato solo in centimetri. E io, come difensore, sui palloni alti non stavo incollato all'attaccante, anzi. Sui corner, mi piazzavo sul primo palo, importante era capire in anticipo dove sarebbe andato il pallone, e a quel punto saltavo con una breve rincorsa. Giocavo sulla palla, non sull'avversario. Sarà anche vero che oggi il calcio è più veloce e tecnico, ma mi sembra troppo esasperato e meno pulito, quasi più una recita che uno sport. Ma lo sa che ci sono ragazzini di 12 anni col procuratore? A quelli che alleno, al Nuova Valle Aurelia, insegno il rispetto delle regole. Che sono importanti. Io, per tanti anni capitano, all'arbitro mi rivolgevo dandogli del lei e con le mani sempre dietro la schiena. Oggi vedo cose da Far West, placcaggi, insulti, gestacci e cose così. Non va bene".

Ricordi in campo?
"Ghiggia marcato in allenamento. Gento all'esordio in Nazionale. Me la sono cavata bene, anche se abbiamo perso. Uno con cui non l'ho mai vista, Garrincha. Aveva una gamba più corta, veniva avanti ciondolando, come stesse per cadere, fintava da una parte e partiva dall'altra. Ho marcato Bobby Charlton quand'era ala sinistra, ho marcato Charles, Sivori, Altafini, uno dei più pericolosi, Jair, Corso, Virgili, Jeppson, Vinicio e tantissimi altri. Chi m'ha fatto più soffrire è Brighenti, con una gomitata all'arcata mi ha aperto uno squarcio, 12 punti di sutura, mai pensato che l'avesse fatto apposta. Giocavo sull'anticipo. Mai espulso e una sola ammonizione, all'ultima partita in A, a Verona. Loro avevano Bui e Traspedini, veloci e grintosi. Santarini, stopper, andava sempre avanti, spronato dal Mago, loro partivano in contropiede e io mi sono arrangiato. Al terzo intervento l'arbitro Motta di Monza mi ha detto: mi spiace, Losi, ma devo ammonirla. Ci sono rimasto male, ma era giusto così".

Lei con Helenio Herrera non legò molto.
"Credo fosse geloso della mia popolarità in città, anche se non la facevo pesare. Andavamo nei club dei tifosi e chiede-vano l'autografo prima a me che a lui. E sì che quand'era all'Inter mi voleva. Parlai con Allodi: Mino, quanto prendi a Roma? Glielo dissi. Ti diamo il triplo, disse lui. No, dissi io, queste cose non le faccio. Così presero Picchi. A Herrera non ho mai perdonato di aver fatto rientrare la squadra da Cagliari quando Taccola morì sul lettino dello spogliatoio. Io non c'ero, ero a Roma, e mi toccò andare a informare la famiglia di Giuliano. Forse a Herrera non faceva piacere che io rifiutassi la pillola quotidiana di Evoran, gliele procurava il massaggiatore Wanono in Francia. Mai presa, e dicevo ai compagni di starci attenti. Lui diceva che erano vitamine, ma noi cosa ne sapevamo?".

I momenti più neri, per lei?
"Quando l'allenatore Lorenzo organizzò la colletta tra i tifosi al Sistina, e io, il capitano, giravo con un secchio tra le file a raccogliere i soldi. Settecentomila lire in tutto. Le mandammo agli alluvionati. Brutto periodo, quello. Non ci volevano negli alberghi, non ci volevano nei ristoranti, società piena di debiti. Un altro brutto momento fu quando la Roma mi fece fuori mandandomi a casa un usciere con una busta: dentro c'era il mio cartellino e una breve lettera di ringraziamento, più formale che altro, in cui si diceva che avrebbero organizzato per me la partita d'addio. Cosa mai avvenuta".

I più belli?
"Uno dei più belli, certamente il più curioso visto con gli occhi di oggi: il 25 aprile del '61 a Bologna, Italia-Irlanda del Nord, 3-2 per noi, marco bene Mc Parland. Il giorno dopo a Roma c'è il ritorno della semifinale di Coppa delle Fiere con l'Hibernian, 2-2 all'andata. Prendo il treno e vado all'albergo dov'è in ritiro la squadra, per far sentire il tifo del capitano. Piove molto, avvantaggiati loro, Foni, l'allenatore, mi fa: cosa diresti se ti chiedessi di giocare stasera? Non me l'aspettavo. Se i compagni sono d'accordo, gioco, ho detto. Evviva, pacche sulle spalle: gioco. E sono utile, perché sul 3-3 a pochissimo dalla fine tolgo dalla linea di porta un loro tiro che avrebbe significato l'eliminazione. Così si va alla bella, 6-0 per noi e poi, col Birmingham, grazie a un immenso Cudicini 0-0 là e 2-0 qua: prima coppa europea nella storia della Roma. Tra le cose belle ci metto anche l'amicizia con Di Stefano, nata durante una tournée in Venezuela: Roma, Real, Porto e Vasco da Gama. Col Real eravamo nello stesso albergo, noi avevamo portato scorte alimentari dall'Italia e grattavamo il Parmigiano sulla pastasciutta. Lui s'avvicina al tavolo e chiede: cosa ci mettete sopra? Un nostro formaggio. Posso assaggiare? Ma è meraviglioso. Come posso averlo a Madrid? Mi dai il tuo indirizzo e te lo spedisco io. Così ho fatto e da lì siamo diventati amici, sono stato a casa sua, ho visto il monumento al pallone. Adesso le mostro una cosa". 

Fruga nel portafogli e ne estrae un ritaglio di giornale piegato con cura, una fotografia.
"Spagna-Italia vecchie glorie, capitani io e Di Stefano. Il più grande di tutti, fortuna che non ho mai dovuto marcarlo. Un altro bel ricordo è personale. Mio padre veniva ogni tanto a vedermi giocare, ma senza dirmelo. Un giorno me lo ritrovo vicino al nostro pullman, a San Siro. Sai Mino che hai imparato a giocare a calcio, adesso? Cazzo papà, ho 32 anni, ho pensato. Ma non l'ho detto. Ho preso quella frase come una medaglietta da appuntare al cuore".

concludo   sempre  in musica    con le note  in sottofondo di questa   toccante  canzone  della mia infanzia   di cui riporto  interamente  il testo   oltre  questo  stupendo video  di  NoteSplendentiDiLuna  di youtube



Mise il Cuore dentro alle scarpe e corse più veloce del vento..
Sole sul tetto dei palazzi in costruzione, 

Sole che batte sul campo di pallone

e terra e polvere che tira vento e poi magari piove

Nino cammina che sembra un uomo, 
con le scarpette di gomma dura, 
dodici anni e il cuore pieno di paura
Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, 
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, 
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo
e dalla fantasia. 
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori tristi
che non hanno vinto mai 
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro 
e adesso ridono dentro al bar, 
e sono innamorati da dieci anni 
con una donna che non hanno amato mai
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai
Nino capì fin dal primo momento, 
l'allenatore sembrava contento 
e allora 
mise il cuore dentro alle scarpe 
e corse più veloce del vento. 
Prese un pallone che sembrava stregato, 
accanto al piede rimaneva incollato, 
entrò nell'area, tirò senza guardare 
ed il portiere lo fece passare
Ah Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, 
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, 
un giocatore lo vedi dal Coraggio, dall'Altruismo e dalla Fantasia 
Il ragazzo si farà
anche se ha le spalle strette, 
quest altro anno giocherà con la maglia numero setteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeEeeeee



28/09/12

c'era una volta 1992-1994 puntata VIII ] ho visto nascere , svilupparsi , forza italia


Non avendo   né  voglia di cercare  storie interessanti   scontate  e sempre uguali ,né   parlare di me  (   del perché sono ritornato in analisi ,ma  prima o poi ne parlerò promesso )    riprendo  anche se  con riserva  in quanto come mia ha detto  la  professoressa  di  storia  contemporanea  dell’università    <<  fino a gli ultimi  50 anni   è  storia  dopo  è cronaca  non è ancora  storia  >>   a parlare \ raccontare    , vedere  post precedenti  ,  del periodo storico  1992-1994.
Eravamo   rimasti a ….. mumble  ….   Ah si adesso ricordo al post  :  Via d'Amelio 19 luglio 1992-19 luglio 2012 [c'era una volta 1992-1994 puntata VII] +.....  

                                  La nascista  di Forza Italia e il Governo berlusconi  I


Come  ho già detto nelle puntate precedenti  , questo periodo  è stato  il decennio  in cui  ho scelto da che parte stare . Ero onnivoro leggevo   di tutto  (  quotidiani   ,  settimanali  ,  inserti  , libri di storia  ed politica   e  trasmissioni  tv specie di quel periodo  che pseudo storici  e  giornalisti   chiamavano è 
per indicare il periodo antecedente  al  1993\4 chiamano tutt'ora prima repubblica     )   a  360 ° .
Ricordo  acora  anche  se vagamente  ( avevo  16\17  anni  ) la  sua indecisione prima di gettarsi nella mischia o per  usare  la  sua  espressione  scendere  in campo   .
Ricordo  ancora  , quando una volta rotti gli indugi , ciò avenne  . Fu  fra  << Il 10 dicembre a Brugherio Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e ne presenta l'inno[13]. Il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in un palazzo in via dell'Umiltà a Roma che è lo stesso che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. Il 18 gennaio 1994 Berlusconi, Tajani, Luigi Caligaris, Martino, Valducci, danno vita al Movimento Politico Forza Italia. L'annuncio della discesa in campo viene dato con un messaggio televisivo il 26 gennaio;>>  ( da forza  italia voce  omonima  di wikipedia  )  . Certo    l'uso di questo mezzo inusuale per la politica tradizionale suscita commenti che vanno dall'ammirativo per l'abilità comunicativa di Berlusconi alla preoccupazione per l'effetto distorsivo per il corretto funzionamento della democrazia di una concentrazione di potere mediatico in una sola persona in misura anomala rispetto agli altri Paesi occidentali . E fu  per  me   cher mi avvicinavo  alla  politica  una  novita   rispetto   al  consociativismo  \  partitocrazia  che  aveva   costituito  la  storia repubblica  fino al 1992 . Ricordo   come  Forza italia  in dagli inizi il partito si configura come una novità assoluta anche nelle strutture organizzative: al posto di un segretario come negli altri partiti, <<  vi è un presidente, Berlusconi stesso; anziché una direzione nazionale vi è il comitato di presidenza, composto da Silvio Berlusconi, Antonio Martino, Luigi Caligaris, Antonio Tajani, Mario Valducci, che è anche amministratore nazionale. Non c'è nemmeno un'assemblea nazionale, ma l'assemblea degli associati (e iscriversi costava centomila lire, con in omaggio l'audiocassetta con l'inno). Il movimento non ha neppure sezioni comunali e provinciali, ma solo rappresentanze regionali e la sede centrale romana, che però non è la stessa che coordina i club, che è sita a Milano. >> Alla  stessa maniera  ricordo  come  (  sia  in buona fede  sia  in malafede  da  gente  che  farà il salto  sul carro  del vincitore  )   veniva   per  la   sua  struttura,per  le origini e la presenza all'interno, in questa fase, di molti uomini di Fininvest e Publitalia '80, si parlerà subito fra i detrattori di partito-azienda di partito di plastica di partito personale o anche partito eversivo (nel senso di partito completamente nuovo, estraneo alla tradizione liberale, fondato sulla lealtà incondizionata nei confronti del capo, non nei confronti di un'idea o di un progetto). 
Inizialmente  ascoltai  quasi attrato   ( anche  se  intrinseco di di populismo e demagogia  , ma  almeno era concreto   e parlava    al cuore   della  gente  ) il famoso  discorso d'inizio  


poi   dopo alcuni fatti  di  cui  palerò nelle  righe  che seguono     che possono  essere  riassunti da  questo video satirico 


Mi sveglai completamente   dall'ipnosi  e  votai per i progressisti  (  centro sinistra  ) anche se come una cassandra



                       Spezzone tratto dal film "Aprile" di Nanni Moretti, sul 28 marzo del 1994

capiì  che  avrebbe  vinto Berlusconi e i rappresentanti  del centro sinistra  li come ebeti





Ecco  i fatti  che  mi sottrassero al demagogo

1) Il suo rifiutare ogni contraddittorio pubblico  ( almeno fino alle  elezioni del 1996  e  del 2001 )
2) l'attaccare    come comunista   anche   chi non era   magari è di destra ma  una destra liberale . L'esempio più  clamoroso   che ricordo  fu  quando  , non  con precisione ,se  nella  trasmissione tv  di Rai 3   Samarcanda  o  il rosso e  nero   di Santoro  , furono invitati  Giovanni Ruggeri- Mario Guarino autori   di    Berlusconi: inchiesta sul signor TV, Editori Riuniti, Roma 1987  e il il primo
 Berlusconi: gli affari del presidente, Kaos Edizioni, Milano1994, 2) la  strana  (  forse  s'era  vicino ad elezioni  e non voleva  avere  processi in corso  o farsi vedere come  magnanimo verso coloro  che parlavano male di lui oppure  ed   è questa la mia teoria   gli elementi   erano inoppugnabili )  denuncia ritirata  a BERLUSCONI UNA BIOGRAFIA NON AUTORIZZATA  di   Claudio Fracassi e Michele Gambino edita dal  settimanale  d'avvenimenti .
Tale   tale rivista è fallita , nonostante   i finanziamento pubblico  , per le lotte interne  fra  sinistra imboscata    , radical  chic , raccomandata  ,ma  soprattutto perchè   dava fastidio sia alla destra
che alla sinistra istituzionale \ parlamentare comunque  chi vuole  lo trova  qui
3) il pestaggio  di uomini  di berlusconi o di gente  vicini a  forza italia  di Gianfranco Mascia  allora leader  del movimento  boicotta il biscione   che proponeva di colpire l'impero di Berlusconi boicottandolo nel suo impero  tv  e non , ed  ( cosa  a cui aderì  subito  dopo la  sua  aggressione  facendomi ridere dietro ancora  oggi   sia  d'amici di sinistra   che  ancora  mi considerano fascista o berlusconianio  )  facendosi  mandare  visto  ch'era  gratis    con corriere  espresso il kit  per creare  un circolo  di  forza  italia ., 4)  la  campagna  fatta  di denigrazione  , d'articoli pilotati suii  giornali e  dileggio  degli  avversari    anticamera  di quello che sarà il periodo fra  il  2001-2005\6   e la cosidetta macchia  di fango  ,la  distribuzione di  opuscoli  tipo i suoi futuri  libri  apologettici
5) la  falsa  cessione  delle sue  attività  imprenditoriali e mediatiche infatti affido  affidando la gestione ai figli o a persone di fiducia e mantenendone la proprietà  6) troppa  , almeno  al livello della mia  regione   , gente arrivista  o voltagabbana

mi fermo qui perchè : 1)  rischierei  di essere ulteriormente  fazioso \ di parte ., 2)  il resto è storia   troppo recente   per  potersi  addentrare in un commento  obbiettivo  .  Comunque per chi fosse interessato  ecco alcuni link  per  approfondire

http://it.wikipedia.org/wiki/Forza_Italia
http://it.wikipedia.org/wiki/Ingresso_in_politica_di_Silvio_Berlusconi
http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi#Campagna_elettorale_ed_elezioni_del_1994
 http://it.wikipedia.org/wiki/Bibliografia_su_Silvio_Berlusconi
http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi_nella_cultura_popolare
http://berlusconeide.altervista.org/home.html




07/04/12

1992-2012 guerra in bosnia [ C'ERA UNA VOLTA IL 1992-1994 3 puntata ]

la  guerra  in Bosnia  o nei balkcani quello che un  tempo si chiamava  Jugoslavia   è ancora  una ferita  aperta   se   :

Bosnia/ Minacce alla Jolie per il film su guerra.

Minacce alla Jolie per il film su guerra in Bosnia.È IL SUO DEBUTTO DA REGISTA. LA PELLICOLA PRESENTATA LUNEDÌ AL FESTIVAL DI BERLINO

Auto rovinate e messaggi offensivi anche al resto del cast di «In the Land of Blood and Honey»


MILANO – Angelina Jolie ha ricevuto delle minacce per il suo primo film da regista «In the Land of Blood and Honey» (Nella terra del sangue e del miele), che ricorda al mondo gli orrori della guerra in Bosnia cominciata vent’anni fa. Invece di scatenare un dibattito tra i bosniaci su quanto accaduto e perchè, la pellicola è riuscita a far tornare a galla le profonde divisioni del paese balcanico, che, secondo molti, si sta allontanando dallo spirito di riconciliazione per piombare nuovamente nell’instabilità, scrive The Guardian.  daa quando il film è stato presentato, lunedì al Festival di Berlino, dove ha ricevuto un premio per la pace, e alla premiere a Sarajevo davanti a 5mila spettatori martedì sera, l’attrice americana e diversi attori serbi del cast sono stati minacciati. «Mi sono state spedite delle cose, altre sono state postate online», ha rivelato al Guardian la star 36enne a Sarajevo. «Il cast non mi ha mai riferito di queste minacce, ma ho saputo da altre persone cosa stava accadendo – ha proseguito – uno di loro si è ritrovato i finestrini dell’auto in frantumi, un altro ha avuto un problema con il telefonino nel mirino degli hacker, con l’invio di e-mail offensive». «Erano pensieri terrificanti, quelli finiti in quelle righe», ha aggiunto Jolie, spiegando di avere dato agli attori l’opportunità di lasciare la regione, ma nessuno di loro ha accettato.

 fonte    http://rassegnastampamilitare.com  qui il resto dell'articolo 
  Leggendo tale articolo mi ritorna in mente   questa  canzone     degli ex Csi    che ha caratterizzato  la mai  tarda adolescenza  




Di tutte le distruzioni perpetrate a Sarajevo, le più insensate sono state quelle ai danni delle tante biblioteche. Ma di queste, la più folle, la più carica di sinistra forza metafisica, fu il bombardamento della biblioteca nazionale, un magnifico edificio moresco del diciannovesimo secolo, andato in fumo in trenta ore con le sue centinaia di migliaia di volumi. Quella notte, il rogo si vide a chilometri di distanza, i sarajevesi non dormirono.(Paolo Rumiz, da "Maschere per un massacro", Editori Riuniti, Roma 1996).   >>   da  canzoni contro la  guerra Erano  sia dai miei ricordi   sia  come dice la canzone in questione  (n  trovate   il  resto del testo o nell'url  o  nel  video   riportati sopra  ) 

 (.....)brucia la biblioteca i libri scritti e ricopiati a manoche gli Ebrei Sefarditi portano a Sarajevo in fuga dalla Spagnas'alzano i roghi al cielos'alzano i roghi in cupe vampebrucia la biblioteca degli Slavi del sud, europei del Balcanibruciano i libripossibili percorsi, le mappe, le memorie, l'aiuto degli altris'alzano gli occhi al cielo, s'alzano i roghi in cupe vampes'alzano i roghi al cielo, s'alzano i roghi in cupe vampedi colpo si fa nottes'incunea crudo il freddola città tremacome creatura.(....)  

Anni di guerra feroce sulle rive del mare Adriatico, morti, feriti, orrore. Anni di viltà, di disinteresse o di altri interessi, di un qualche tornaconto anche enorme. Infatti   << Ancora una volta l'Europa dimostra più che la propria incapacità la propria inconsistenza al di là di un sistema di produzione e consumo. "Produci consuma crepa" cantavamo 10 anni fa irridendo la triade imperante, qualcosa è cambiato e non in meglio da queste parti: si consuma di più e si produce in meno sempre in meno si crepa molto di più e in malo malissimo modo. >> ---- sempre  secondo  l'articolo di canzoni  contro la guerra ---- << L'Europa che vuole contare, quella che fa i conti e con cui bisogna farli, in questo secolo con le leggi razziali e la conseguente distruzione della sua componente ebraica si è macchiata di un abominio che la guerra e la Resistenza hanno potuto farci credere se non perdonato almeno fortemente scontato. La Jugoslavia è qui a ricordarci che non è vero. Da

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