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15/04/17

"Boicotta i negozi stranieri". Il marchio dei razzisti sulle saracinesche di Roma"Boicotta i negozi stranieri". Il marchio dei razzisti sulle saracinesche di Roma I cartelli affissi a Tor Bella Monaca contro i negozi gestiti da stranieri Blitz in periferia di Azione frontale, sigla di ultradestra nata da Forza Nuova. I commercianti: "Inutile fare denuncia, tanto qui non viene nessuno"



le nuove leggi razziali .  In questi  giorni si  è ritornati    indietro  di quasi  80 anni  , cioè  al tempo delle leggi razziali     volute  dal fascismo

Risultati immagini per leggi razziali italiana


In fatti  leggo   da repubblica    del 15 aprile 2017



"Boicotta i negozi stranieri". Il marchio dei razzisti sulle saracinesche di Roma affissi a Tor Bella Monaca contro i negozi gestiti da stranieri
Blitz in periferia di Azione frontale, sigla di ultradestra nata da Forza Nuova. I commercianti: "Inutile fare denuncia, tanto qui non viene nessuno"

di MAURO FAVALE


ROMA. Hajia viene dalla Nigeria, è in Italia dal '96, sposata con un romano. Insieme hanno quattro figli e vivono tra Torre Angela e Tor Bella Monaca, periferia est della capitale. Il suo salone, specializzato in acconciature afro-cubane, lo hanno "marchiato" di notte con un cartoncino attaccato sulla saracinesca. Un foglio spesso con una scritta a caratteri neri su sfondo bianco: "Boicotta i negozi stranieri, sostieni le attività commerciali italiane del tuo quartiere".
Sopra, lo slogan "Aiuta il tuo popolo". Sotto, la firma "Azione frontale", sigla dell'estrema destra attiva a Roma, nata da una costola di Forza Nuova. La stessa sorte capitata ad Hajia è toccata, due notti fa, anche a un ristorante cinese, a una macelleria romena, a un centro estetico orientale: esercizi commerciali attivi in quest'angolo di periferia che dal centro dista una ventina di chilometri, famosa per il pessimo stato delle sue strade (voragini e rattoppi sono il biglietto da visita del quartiere) e nota alle cronache per essere una delle principali piazze di spaccio della capitale, teatro a giorni alterni di blitz antidroga.
I manifesti sono comparsi su alcune saracinesche nel quartiere della periferia romana. Il foglio spesso con una scritta a caratteri neri su sfondo bianco: "Boicotta i negozi stranieri, sostieni le attività commerciali italiane del tuo quartiere". Nel mirino di "Azione frontale", sigla dell'estrema destra, nata da Forza Nuova, alcuni negozi gestiti da immigrati: dal centro estetico orientale al ristorante cinese, passando per la macelleria romena.


Qui, in questo Municipio, si registra il reddito pro-capite più basso della città e la dispersione scolastica più alta. È in questo contesto che i fascisti di Azione frontale ("Per noi è solo un vanto se ci definiscono così", assicura Ernesto Moroni, poco più di 30 anni, il loro leader) hanno deciso di farsi pubblicità come già avevano fatto due mesi fa, sempre con striscioni e cartelli minacciosi che avevano portato all'annullamento della tappa romana del tour di Bello Figo, il rapper di origini ghanesi che prende in giro gli stereotipi sugli immigrati. Nel 2014 avevano spedito teste di maiale alle comunità ebraica.
Stavolta nel mirino finiscono gli esercizi commerciali gestiti da stranieri perché, affermano, "in un periodo di crisi senza fine sostenere le attività italiane è di fondamentale importanza non solo economica ma anche per riscoprire il valore dell'unità di popolo ". "L'essere razzisti, però - racconta Moroni al telefono - non ci appartiene, la nostra è stata un'azione prettamente commerciale ". "Ammazza che deficienti", è la reazione di Marzia, 21 anni, la figlia di Hajia. Seduta tra gli specchi del salone di sua madre racconta con una perfetta calata romana che uno dei giovani di Azione frontale lo conosce pure: "Abbiamo fatto le materne insieme. Sua madre ha incrociato mia mamma e si è scusata per il comportamento del figlio". Marzia studia giurisprudenza a Tor Vergata, alle comunali non ha votato Virginia Raggi (una delle poche in un municipio in cui la sindaca M5S ha sfiorato l'80%) e la prende a ridere: "Vuoi boicottarmi? Apriti il tuo negozio e fammi concorrenza", dice.
Sua madre, al contrario, ha poca voglia scherzare. Ma a denunciare non ci pensa proprio: "Per queste cavolate? E poi, pure se lo faccio, qui prima che arrivi qualcuno passa una vita". Rassegnati e con poca speranza: "Mi difendo da sola, preferisco. Se pure ti dico che qui ho qualche problema, poi che fai, mi aiuti te?".
Duecento metri più avanti, c'è la macelleria Carni Transilvania. Sul muro tra le due vetrine è stata disegnata una svastica. "Ma sta qui da anni, non è nuova", spiega Almamun Mdabdul, 37 anni, del Bangladesh, il titolare. Qui di romeno c'è solo il riferimento alla Transilvania e i due macellai che ci lavorano. Almamun è il titolare, dal 2011 in Italia. Per il locale, marchiato l'altra notte da Azione frontale, paga l'affitto a un italiano. "Apro alle 8 del mattino e vado a casa alle 8 di sera", racconta. A denunciare non ci andrà nemmeno lui. La sua clientela, spiega, è soprattutto straniera: "Romeni e indiani". Italiani? "Una signora di sessant'anni che viene a comprare il pollo. Gli altri la carne la prendono al supermercato".
Intorno, tra palestre, pizzerie al taglio, negozi di telefonini e bar, il quartiere si prepara alla Pasqua senza curarsi
troppo del "marchio" di Azione frontale. Su Facebook la pagina del gruppo è stata oscurata ieri dopo le segnalazioni: "È una cosa assurda - racconta il leader Moroni - ma noi abbiamo le spalle larghe. Quello dell'altra notte è stato un piccolo atto d'amore per il popolo italiano". Ed è con questi slogan che ormai da mesi le sigle dell'estrema destra romana hanno ripreso la loro propaganda: nel mirino, come sempre, gli stranieri.


Tal  comunicato preda   dalla dalla  fogna  (   con rispetto parlando delle  fogne 😁😀 perchè spesso  posso essere  anche  simbolo di libertà vedi  il romanzo  li miserabili  di V. Hugo )   di   http://www.azionefrontale.it 



SOSTIENI LE ATTIVITA' ITALIANE, BOICOTTA I NEGOZI STRANIERI!
SOSTIENI LE ATTIVITA' ITALIANE, BOICOTTA I NEGOZI ...
Nella notte abbiamo affisso delle locandine sui negozi stranieri del nostro municipio (VI- Roma "Le Torri") in un periodo di crisi senza fine sostenere le attività italiane del tuo quartiere è di fondamentale importanza non solo economica ma anche per riscoprire il vero valore dell'unità di popolo, per dimostrare che gli italiani non sono schiavi asserviti al potere o un popolo che rimane indifferente difronte all'invasione che stiamo subendo in questo momento storico, ma cittadini legati al proprio territorio che faranno di tutto per difenderlo.
Questo è solo un piccolo gesto per l'economia e la rinascita dei nostri quartieri, ma è un piccolo atto d'amore per tutto il popolo italiano.#AzioneFrontale





oltre ad essere,  ma fin  qui  niente d'eccezionale  trattandosi  di movimenti  o gruppi di  estrema  destra ma  anche  no  , intriso di :  Xenofobia , razzismo , odio  e becero nazionalismo   esso  è contraddittorio  ed  a senso  unico  perchè  se proprio    si  vogliono  sostenere   le. attività   italian  " nostrane  " dovrebbe  invitare    a  boicottare  le  grandi catene   di vendita    non solo alimentari ormai in mano alle multinazionali europee  e  non solo





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11/04/17

Dal Brasile ad Annone per trovare la casa lasciata dal trisnonno Il dottor Carlos Scaramuzza ha voluto rivedere l’abitazione dove viveva il proprio avo che emigrò dall’Italia a fine ’800

   Questa   storia  presa   da http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/  del 11\4\2017   è simile    al finale   di questo  bellissimo   libro 
Libro La frontiera scomparsa Luis Sepúlveda

  
Dal Brasile ad Annone per trovare la casa lasciata dal trisnonno
Il dottor Carlos Scaramuzza ha voluto rivedere l’abitazione dove viveva il proprio avo che emigrò dall’Italia a fine ’800 di Alessio Conforti


ANNONE. Alla fine dell’ottocento una parte della sua famiglia partì da Annone per trasferirsi in Brasile, alla ricerca di un futuro miglioreda. E a distanza di tanti anni, colto dalla curiosità di andare alla ricerca delle proprie origini, ha deciso di tornare indietro per scoprire i luoghi lontani dove dimoravano i suoi avi. Riuscendo a trovare (e a visitare, grazie alla disponibilità degli attuali proprietari) proprio quella casa da dove tutto ebbe inizio: una bellissima abitazione situata in via Trento ad Annone, a pochi passi dal centro cittadino.
L’arrivo in Veneto Orientale nei giorni scorsi del dottor Carlos Alberto De Mattos Scaramuzza, biologo e direttore del settore sostenibilità ambientale del ministero dell’Ambiente brasiliano, è stato di quelli che non solo lui stesso non dimenticherà mai, ma anche gli abitanti del piccolo comune. L’abitazione in questione si sviluppa su tre piani, proprio come un tempo. Il padre del dottor Scaramuzza, Alberto Elio, 83 anni, la cerca dal lontano 1945 e Carlos, dopo anni di ricerche, decide di farsi avanti. Un anno e mezzo fa, nel corso di una precedente visita, l’uomo chiese aiuto al sindaco Ada Toffolon. «Ci siamo incontrati e ci confidò di essere alla ricerca delle sue origini», spiega il sindaco Ada Toffolon, «ed in particolar modo del suo trisavolo che partì da Annone per il Brasile alla fine dell’Ottocento. Con se aveva una foto dell’abitazione», continua il sindaco, «che diede i natali a Giuseppe Domenico Berti, suo trisnonno. Il ceppo dei Berti, tra l’altro, è molto radicato proprio ad Annone. L’immagine in questione ritrae una casa ai tempi della Grande Guerra, credo durante l’occupazione austriaca».
Il primo cittadino, ancora nel 2016, si mette quindi sulle tracce della dimora e dopo una serie di verifiche con gli uffici competenti riesce ad individuarla, contattare i proprietari e organizzare una visita ad hoc. L’appuntamento è per giovedì 6 aprile e l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Carlos Alberto arriva ad Annone con la famiglia e ad attenderlo c’è una delegazione comunale capeggiata dal sindaco ma soprattutto dal proprietario attuale della villa, che poco dopo apre le porte di casa sua per la felicità del brasiliano.
«Non riuscivo a crederci», ci confida qualche ora dopo Carlos, «perché alla fine sono riuscito a coronare il sogno di papà ma anche mio. Un obiettivo che lui si era prefisso fin dal dopoguerra e che negli anni era continuato con diversi viaggi in Italia. Ora», promette il dottor Scaramuzza mentre è sul viaggio di ritorno verso Brasilia, città dove vive, «tornerò sicuramente quanto prima proprio con mio padre, forse già entro la fine dell’anno. Sarebbe la terza volta in due anni». Ad Annone la sua visita non è passata inosservata e per qualche istante la comunità si è trasformata in un collante di generazioni passate, un filtro tra Veneto Orientale e la città d’oltreoceano. Ed ora,
quella casa, potrà diventare un simbolo importante per tutti: quella foto, che risale a 72 anni fa, entrerà negli annali del Comune e farà parte di un più ampio progetto culturale che l’amministrazione comunale realizzerà per rievocare il tema della Grande Guerra.












comunale realizzerà per rievocare il tema della Grande Guerra.

05/03/17

nuova moda o mancanza di fantasia o nostalgia ? Dopo il vinile, le musicassette: la rivincita del vintage

come  da  titolo  mi chiedo   ed  ancora  riesco a  darmi una risposta  se  il ritorno al passato  è  una nuova moda  \ tendenza  oppure  è  un movimento  di nostalgici  o un tentativo  di inglobare nel mercato  coloro poco avvezzi  alle nuove  tecnologie  o malati  di Alzheimer   che ricordano solo il passato  ?  

22/12/16

Torniamo all’antico e sarà un progresso ?



Un ritorno  alla semplicità  del passato  non sarebbe  male  e  ci farebbe bene  e  ci  salverebbe dall'estinzione prossima ventura  . ..
E  ma   questo  è  un sogno direste voi  ,  certo lo  è , ma  non è  colpa mia  se  a  volte m lascio  influenzare  da  articoli  come  quello che leggete  sotto  e  da   fumetti e film  "  futuristici  e  fantascientifici (  alcuni   troppo reali  rispetto a classica  )  e suggestionare   per  evadere  almeno momentaneamente   dalla realtà  .  Le mie  influenze  d'oggi  sono  in particolare  le  prime  quattro  ( almeno  fin  ora  )  di orfani  della Sergio Bonelli in particolare l'ultima  della Juric anche  se non  in maniera  cosi  dura   dittatoriale   ed alcune opere  letterarie  (  studiate  alle  scuole medie   durante un unità  di didattica  -- all'epoca  si chiamavano fantascienza  )  e ai  al  film  e  cartoni animati  di cui ora  non ricordo  i  titoli   ma  di cui   ho parlato  nel mare    di questo blog lungo quasi  13  anni  .





Nel luglio del 1511 Francisco Serrano, capitano di una delle tante flotte portoghesi che stanno saccheggiando i mari d’oriente, amico fraterno di Fernando Magalhanes, alias Magellano, il grande navigatore che qualche anno dopo proverà a fare il giro del globo via mare per dimostrare in modo concreto che la terra non è piatta ma è una sfera, come avevano ipotizzato i greci già nel III secolo a.C., ma che in quel momento è solo un modesto sobresaliente, cioè un soldato semplice, approda per primo alle mitiche ‘isole delle spezie’, oggi isole della Sonda, ancora vergini e non intaccate dalle conquiste europee e maomettane.In alcune lettere all’amico Magellano, Serrano descrive l’accoglienza festosa degli isolani e la loro vita semplice: “La popolazione vive nuda e pacifica allo stato naturale, non conosce il denaro né mira a particolari guadagni”. Serrano, conquistato e non più conquistatore, decide di accettare “la vita primitiva, deliziosamente pigra, di quei cordialissimi indigeni”. Sposerà una ragazza nera del luogo e vivrà nelle Islas de la Especerìa fino alla morte.Naturalmente le conquiste europee spazzeranno via quella vita idilliaca oltre che quella cordialità e generosità verso il diverso, verso ‘l’altro da sé’. Lo stesso schema si ripeterà, più o meno negli stessi termini, con le tribù dell’Africa nera e con la cultura azteca un po’ più strutturata. Montezuma nel 1519 accoglierà Hernàn Cortés con tutti gli onori e con la stessa generosità con cui gli indigeni delle Isole delle Spezie avevano accolto Serrano. Non poteva immaginare lui che più che un Re guerriero era in realtà un uomo profondamente spirituale, le insidie che si portava in casa. Gli spagnoli faranno piazza pulita della cultura azteca. Dirà un soldato spagnolo: “Per me non è un problema uccidere. Uccidere è il mio mestiere”. Questa era la mentalità.Non si tratta di ripescare il mito del “buon selvaggio” di Rousseau. Il “buon selvaggio” non è mai esistito come, al contrario, è sempre esistita la guerra anche se nel corso dei secoli ha dilatato enormemente le sue dimensioni e le sue capacità distruttive come ci dicono anche gli eventi che sono sotto i nostri occhi. Ciò che qui ci interessa sono le modalità della vita che Serrano trovò nelle Isole delle Spezie e altri europei nelle tribù africane o nel mondo precolombiano. Quella semplicità, quell’ingenuità, quella sostanziale purezza, quella generosità, quella cordialità nei confronti dello sconosciuto e dell’‘altro da sé’, quella mancanza dello spirito del profitto e soprattutto, direi, quella “deliziosa pigrizia” sono completamente scomparse dal mondo moderno e post moderno.E’ il passaggio da una società statica a una dinamica, qual è, in modo compulsivo, la nostra. Cosa ci ha portato di vantaggioso, in termini di qualità della vita, in termini esistenziali, quello che noi oggi orgogliosamente chiamiamo Progresso? Stress, angoscia, nevrosi, depressione, quel muoversi di continuo, scompostamente, ossessivamente, in nome dell’Economia e della Tecnologia, per raggiungere non si sa bene quali obbiettivi. Altro che la “deliziosa pigrizia” che Serrano trovò nelle tribali e incontaminate Isole delle Spezie. “Indietro non si torna!” gridano con gli occhi iniettati di sangue illuminista i pensatori, o presunti tali, della post modernità. Bravi. Ma proprio questo è il problema.Noi non torneremo più alla leggerezza di vita degli indigeni delle Isole delle Spezie. Ma il presente che viviamo e soprattutto il futuro che ci aspetta assumono contorni sempre più terrificanti. Finché un giorno, forse non tanto lontano, questo modello che io ho definito ‘paranoico’ collasserà su se stesso. Non potremo ritrovare la serenità delle Isole delle Spezie ma perlomeno, io spero, una vita degna di essere vissuta. La nostra non lo è”. Massimo Fini

27/09/16

non credevo di ... ( con la collaborazione di Tina galante )

il post  d'oggi   è frutto di  una collaborazione  facebookiana   con  l'amica  Tina  galante  ( alias  tisbe )

Non avrei mai pensato di dover vivere in un momento storico in cui si ergono muri e si installa filo spinato.
Non avrei mai immaginato che ad una chiusura delle famiglie nelle proprie case, abbandonando le piazze e i luoghi deputati agli incontri, sarebbe corrisposta un'altrettanta chiusura delle nazioni.
Non avrei mai immaginato di vedere tutti quelli che avevano esultato e brindato per la caduta del muro di Berlino essere favorevoli ai nuovi muri e spendere parole che pesano come macigni sul dorso della storia.

Ed  ecco la mia  parte  .....  e  segnano  un ritorno al passato  ( leggi     ideologie  del  secolo scorso  . guerra  fredda )  da  cui sembra   ci fossimo liberati lasciandocele alle  spalle   dopo  sofferenze  e sensi di colpa  .

12/09/16

come ricordare l'11 settembre 2001 senza ovvietà e stupidità ideologie varie

Io davanti  a  classico   " fiume  d'inchiostro  " spengo  \ silenzio video  e  tv  ed  quando è possibile anche i social perché (  anche se  non ci    riesco  completamente  )  davanti ai  minuti di silenzio  ufficiali  e   alla    , ogni  anno  la  solita storia  , ridondante    : 1)  retorica  ufficiale  ipocrita ., 2)  al complottismo  spinto  che  va ben  altro  i  dubbi  e le ipotesi  alternative  alla   lacunosa  versione  ufficiale  ., 3) alla  diatriba  anti islamica  con punte  d'odio  leggere  l'ultima oriana  fallaci  e  i suoi   ,  soprattutto  i  neo  seguaci   ., 4) le bufale  e le panzane  ., 5)  l'essere  considerato  anti americano perché  magati  hai  detto  con ironia     che  se lo saranno fatti  da  soli  o perché ricordi  e  celebri maniera   non  ufficiale  ed  ogni  volta  i maniera  diversa ( vedere  i  miei post  degli anni  scorsi  ) o non  hai  visto   perché traboccanti   di retorica  i  vari film  sull'argomento   e  consideri l'unico  bello  ,  vedere  il  secondo  video  sotto il  film  collettivo   che  viene   accusato  dai  soliti imbecilli   d'insultare le  vittime e  gli Usa   insomma  d'essere contro  l'America   insomma  a tutto questo  bla ....  bla .... preferisco il silenzio  totale , almeno  quel giorno





 Ora  alcuni \e  , specialmente  quelli nuovi    o che mi seguono da  fb  ,  penseranno che l'articolo \ post  d'oggi  sia    una   posizione  arrendevole  \  attendista   o peggio  io non voglio prendere posizione \ schierarmi  per  evitare     che venga  etichettato   come antiamericano  o complottista    . Invece  , chi  mi segue   con attenzione e  senza preconcetti o  dalle origini   ( ed  anche  da  prima   cioè nel mio ingresso  nel  web )  sa  come la penso    qual è  la mia posizione   :   sul 11  settembre  , sul  dopo    e  sulle  guerre  di propaganda  cioè ipocrite ed  fallimentari  che  continuano  nonostante   dovrebbero essere  state  spazzate  via , dalla fine  della  guerra  fredda e  dallo schieramento dei due  blocchi , ma  che  continuano   invece  a resistere  e  fare danni  peggiori  .
L'unica cosa  che posso dire     è sintetizzata  da queste  due    foto, la prima scattata  da me  , ad un   murales  d'orgosolo    qualche  anno dopo  il  2001

perchè  certi  eventi   sia  che

   se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti. 

 sia    che  non ci crediate ma abbiate  una vostra idea  , ti rimangano  dentro   tanto ricordare cosa  stavi facendo  o dov'eri    quel giorno  ed  in quel momento   ed  come hai appreso la notizia   \  l'evento  ....  forse  èmeglio chem fermi qui altrimeni  scaod  anch'io  in quello che mi sono promesso  d'evitare  e che  contesto  ed  abborro

02/07/16

Anche un uomo colto come Augias si piega al trash . sarà affiancato dalla bimbaminkia youtuber sofia viscardi


Mi fa meraglia   che  un uomo di cyultura  di Augias   non si ribelli  ai ditak  rai   che  pur   di fare  ascolti specie   fra la  fascia  giovanile   dia credito  alla culturta  dei bimbiminkia  ed ai  personaggi  
che   se  non fosse  per  i sociale  youtube   ( mi sa  che  Umberto eco  non aveva  tutti i torti  ) non ,i  considerebbe nessuno  .  Ecco   chi   verrà affiancato  ad  Augias  

                                                                        dal suo canale   di youtube  

 meditate gente    meditate    e  datemi  pure  del retrogrado     se  volete  . Ma  a me    questa  mi sembra  incultura  e non cultura  .  E la  canzone  che  ho  scelto.,  sangue su sangue   di de gregori   descrive, anche se   fermandosi  solo al sangue  e  allo splater  gratuito  e  non alla  merda    benissimo i media  televisivi  anticipando    queko  che poi  è diventata la rete  

19/05/16

TENTAZIONE MARCO di © Daniela Tuscano


Mannaggia che scherzo, Pannella.



 Non che non lo prevedessi. Stavi malissimo, un galeone spiaggiato. Esibivi rughe e capelli bianco-giallognoli, proprio da vecchio. E sembrava d’avvertirne il tipico odore, pungente e tiepido. Ma li tenevi raccolti in un codino piratesco, a rammentare ch’eri sempre lì, sulla breccia, a combattere.
Tutto, in te, era fisicità. Sempre col toscanello in mano. Sempre pronto a sgusciar via. Ma anche, all’occorrenza, prolisso e ampolloso. Da parte d’un altro non l’avremmo tollerato più d’un minuto. In verità non tolleravamo nemmeno te: spessissimo ci facevi incazzare. Però ci tenevi tutti lì, ancorati ai tuoi labbroni, alla tua voce suadente che negli ultimi anni s’era fatta catarrosa. Perché alla fine qualcosa da dire l’avevi sempre. Da contestare, magari. Ma risponderti a tono non era facile.
Pannella l’eretico, come tutti gli eretici, fu la tentazione della gioventù. Ero ragazzina quando irrompevi nelle tribune politiche in bianco e nero, negl’ingessati studi televisivi, nelle strade, nelle piazze e pronunciavi parole innominabili: divorzio! aborto! erba libera! obiezione militare! lotta al nucleare! disarmo! fame nel mondo! eutanasia! omosessualità! Pannella l’erotico, ché eri pure affascinante (e lo sapevi), mica tanto per le scelte sconsiderate di candidar le ciccioline, ma perché le tue non erano solo grida, ma un tentativo – sperticato, contestabile, d’accordo – di svecchiare l’Italia, di renderla più europea e meno chiesastica (ah, le pruderie democristiano-comuniste, gli sputi di Gian Carlo Pajetta…). Pannella l’antipolitico, o meglio, l’antipartitico: ma poi, eri di sinistra? Secondo i canoni classici, no. Liberista e liberale lo sei rimasto. Lotta di classe? Ma va’. Per te la lotta cominciava in camera da letto e in tal caso, sì, eri di sinistra, se sinistra significava spregiudicatezza e parità. Per quella femminile hai lottato seriamente.
Talvolta hai preso dondate pazzesche: la peggiore, la scarcerazione di Toni Negri. (E sì che la lotta intrapresa era sacrosanta: la giustizia giusta, la democrazia dal basso…). L’impresa più nobile: la campagna per Enzo Tortora, per una detenzione più umana.
M’hai tentato, dicevo. Ciò che portavi avanti tu, non lo faceva nessun altro. Certo non il vecchio Pci, spesso tanto perbenista nelle faccende intime. Quando sarò grande voterò Pannella, ripetevo alla fine dei ’70. Poi non fu così. Giunse la maggiore età e mi fiondai su Berlinguer. Che peraltro morì proprio quell’anno. No, meglio andar sul sicuro, soprattutto sulla sinistra-sinistra. Inaccettabile, per me, il liberismo. E poi la rivoluzione, eh…
Non me ne pentii, in verità. Zdanovismo, per me, era termine astruso. Poi ci fu la fine di tutto. Specialmente dei partiti. Il tuo no, continuava a languire, tante volte ha rischiato di soccombere, ha flirtato con tutti… ma senza mai perdere l’onestà di fondo. Gliela riconobbe Pasolini. Vi trovarono casa Sciascia e Modugno. E anche per questo tanti, i più disparati, sono venuti in suo soccorso: Morricone e Vasco Rossi, Vittorio Gassman e Gigi D’Alessio, Renato Zero e Monicelli, Lattuada e Paolo Villaggio… Sempre un po’ liquido e movimentista.
E tu, agli scioperi della fame e della sete, credevi davvero. Alla fine t’hanno minato il pur robusto fisico.
Idealista? Sì. Convinto, coerente. Prendevi seriamente la laicità. Anticlericale accanito, negli ultimi tempi avevi speso parole d’apprezzamento per papa Francesco. T’invitavano ai ring televisivi sperando di trovarti schierato per l’utero in affitto e dimostravi d’ascoltare le ragioni degli oppositori. No, non era pentimento senile. Chi l’ha affermato dimostra di non aver capito nulla di te. Applicavi il principio democratico fino alla fine, semmai. Quindi ascoltavi tutti. Poi ti sei battuto per Welby, per Coscioni. No, io non potevo accettare l’eutanasia, né la cannabis free, né un sacco d’altra roba, ma hai posto sul piatto il problema, costringendo i tuoi avversari politici a non nascondersi dietro l’italica, pretesca ipocrisia…
Non ci sei più. Auguro a te, uomo d’eccessi, un funerale sobrio. Sei sempre stato asciutto davanti alla morte. Ora vi sei entrato. A poco a poco, con andamento misterico. Te ne vai, scompare un tratto della mia gioventù, impallidisce la mia tentazione. Già. Senza quella tentazione non sarei cresciuta.

© Daniela Tuscano

28/03/16

Macchina del tempo. Una vincita al Totocalcio nel 1955 e la foto ricordo in piazza a Fucecchio. Le due sorelle Rosita e Fiorella tornano in sella alla vespa


sottofondo musicale
quest'anno si celebrano  i  70  anni della  vespa  e  di cui   ci saranno mostre  e  e concerti  per  celebrare  quello    che  ha cambiato  (  vedere  primo documentario sotto  )     diventando un mito la storia      del nostro paese 

da  http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca  del 27\3\2016


gregory peck e audrey hepburn su una vespa in vacanze romane
               Gregory Peck e Audrey Hepburn su una Vespa in "Vacanze Romane"


La Vespa, lo scooter più famoso e venduto al mondo con 18 milioni prodotti ad oggi, festeggia 70 anni. Il compleanno si celebra il 23 aprile: quel giorno, nel 1946, fu depositato a Firenze il brevetto per una "motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica".

Una Vespa 98, il primo modello prodotto
Una Vespa 98, il primo modello prodotto 
 
La Piaggio celebra il suo scooter mito proponendone una versione celebrativa, in uscita a metà anno, caratterizzata da cromie speciali. E sempre per il 70/mo il gruppo si prepara a inaugurare in aprile il nuovo stabilimento automatizzato di verniciatura a Pontedera (Pisa), storica sede della Piaggio e storica fabbrica delle Vespe. Anche la festa si farà in casa a Pontedera: il 22 aprile anteprima con l'inaugurazione al museo Piaggio della mostra 'In viaggio con Vespa. Un'avventura lunga 70 anni', dal 23 al 25 aprile raduno degli appassionati, con vespisti in arrivo dall'Italia e dall'Europa, il 24 concerto di Enrico Ruggeri

La Vespa Primavera
La Vespa Primavera 
 
La Vespa contribuì a rimettere in moto l'Italia uscita dalla guerra ma che poi, fabbricata dall'India al Brasile, diventò simbolo di libertà e fenomeno di costume, leggenda vivente dell'ingegno e del design italico, copiata in mille modi ed esposta al Moma di New York. E campionessa di vendite, con oltre 18 milioni di di esemplari venduti dappertutto.
Era lo scooter destinato a diventare il più famoso al mondo, nato dall'intuito di Enrico Piaggio, che voleva riconvertire l'azienda di aeroplani di famiglia, e dal genio di Corradino D'Ascanio, ingegnere aeronautico che non amava la motocicletta: insieme al disegnatore Mario D'Este, ne progettò una, l'Mp6, che ne avesse le prestazioni ma con la "popolarità della bici e l'eleganza e la comodità dell'automobile". Eliminò la catena - sporcava -, optò per una scocca portante a presa diretta, mise il cambio sul manubrio per una guida più agevole, creò una sospensione a pantografo mutuata dai carrelli degli aerei per facilitare il cambio gomma. A battezzarla ci pensò Piaggio: la forma ampia ma dal vitino stretto gli sembrò una vespa.

La Vespa Gts 300
La Vespa Gts 300 
 
Il primo modello uscito dallo stabilimento di Pontedera, che non ha mai smesso di fabbricarla, fu la Vespa 98cc. Duemila esemplari la prima produzione del '46, più che quadruplicati l'anno dopo quando esce la 125, non una motocicletta - recita la pubblicità - ma piuttosto una piccola vettura a due ruote, un milione a 10 anni dal debutto. I vespisti 'dilagano', anche fuori confine: nel 1950 parte la produzione in Germania, nel 1953 sono diecimila le stazioni di servizio nel mondo e i Vespa club, ideati dallo stesso Piaggio, contano 50.000 iscritti (oggi sono 60.000), mentre nel 1951 alla Giornata italiana della Vespa sono in 20.000. 'Per il vostro lavoro, per il vostro svago Vespizzatevi' è lo slogan-imperativo in quegli anni della casa di Pontedera che anche nelle campagne pubblicitarie fa storia, segnando i cambi d'epoca. Tra tutte la più famosa, e surreale, 'Chi Vespa mangia le mele (chi non Vespa no)', inventata nel 1969 da Gilberto Filippetti: divide il mondo e 'schiera' lo scooter con i giovani. Tra i testimonial invece i migliori rimangono Gregory Peck e Audrey Hepburn in Vacanze romane, anche se son decine le pellicole che l'hanno immortalata.

Un" Vespino", il mitico 50 Special
Un" Vespino", il mitico 50 Special 
 
La Vespa insomma fa boom, anche in modelli, versioni e varianti: più di 150 in 7 decenni. La più ricercata dai collezionisti è la 125 U (che sta per utilitaria): lanciata nel 1953 per far concorrenza alla Lambretta Innocenti, estetica spartana ma costo ridotto, è prodotta in soli 7.000 esemplari.
Le più longeve la mitica 125 Primavera (varo 1968) e la successiva Px (1977), il vespone che vanta il primato di singolo modello più venduto: 3 milioni. C'è il vespino 50, ultima creatura di D'Ascanio per fare a meno della targa quando diventa obbligatoria per le cilindrate superiori: 3,5 milioni commercializzati in più versioni dal 1963, tra cui l'ET4 del 2000, che promette 500 km con un pieno. L'ET4 125 nasce invece nel cinquantenario: è la prima spinta da un motore a 4 tempi e ridà anche fiato all'azienda - due ruote targato più venduto in Europa nel '97 e '98 - che sta attraversando anni difficili dopo quelli d'oro, e chiude il secolo passando addirittura al fondo tedesco Morgan Greenfell. Con Roberto Colaninno nel 2003 Piaggio torna italiana e poi in utile.

Un prototipo della Vespa Mp6
Un prototipo della Vespa Mp6 
 
E la Vespa torna a viaggiare: in un decennio trip! lica le vendite (complessivamente quasi un mln e mezzo, 166.000 l'anno scorso) e le fabbriche. Allo stabilimento di Pontedera si affiancano prima quello vietnamita di Vinh Phuc, poi quello indiano di Baramati. Nel 2003 nasce la Granturismo, la più grande e potente, nel 2012 la 946 che rievoca nel nome il suo anno di nascita ma guarda al futuro e nel 2015 esce in una nuova veste firmata da Giorgio Armani. Affiancata, in commercio, dalla Primavera, la Sprint, la gamma Gts dalla grande scocca.
Un'avventura lunga 70 anni, celebrata con una versione speciale, in uscita a metà anno, caratterizzata da cromie uniche, e festeggiata in casa, a Pontedera, con l'inaugurazione del nuovo stabilimento automatizzato della verniciatura, un raduno internazionale dal 23 al 25 aprile e la mostra, al museo Piaggio, 'In Viaggio con la Vespa', inaugurazione il 22.
Protagonisti le imprese di chi, come Giorgio Bettinelli, ci fece più giri del mondo macinando 254.000 km, ma pure le gite fuori porta e le vacanze al mare in sella al mitico scooter: Piaggio ha lanciato una raccolta per selezionare foto, video e testimonianze di 200 appassionati e convinti che, per dirla con la pubblicità, [  vedere  primna  canzone  sopra  ] Con Vespa si può.


Avendo solo  , e che belli  ,  ricordi  indiretti  ( mio padre  e mio zio  che mi  raccontavano da bambino le  rivalità \  contrapposizione  fra  vespa e lambretta  ,  il  film   " il  grande blek   "  ,  le pagine ad essa  dedicate in enzo biagi  in  storia  d'italia a  fumetti   volume  4    italiani  sempre  a  fumetti   )  ed  le  canzoni citate  sopra   racconto  tale storia 

Le sorelle fucecchiesi Rosita e Fiorella in Vespa come 61 anni fa

Una donna trova la foto scattata a mamma e zia vicino al Ponte Mediceo nel 1955 e il club organizza lo scatto-bis

FUCECCHIO. Correva l'anno 1955. Nei cinema si faceva la fila per vedere Gioventù Bruciata con James Dean, la Fiat si accingeva a lanciare sul mercato i primi esemplari della Seicento, in parlamento si fronteggiavano senza farsi tanti complimenti democristiani e comunisti.
Erano gli anni della ricostruzione che precedette il boom economico degli anni Sessanta, il fascismo era ormai solo un brutto ricordo, la disoccupazione era una parola sconosciuta e la gente trovava nuovi punti di aggregazione nei bar, dove la sera i primi apparecchi televisivi in bianco e nero davano le immagini di Lascia o Raddoppia, condotto da Mike Bongiorno ad inizio carriera… lì le persone giocavano al Totocalcio - o meglio alla Sisal, come ancora veniva chiamata la schedina. E ogni tanto qualcuno vinceva… pochi e fortunati quelli che facevano 13, molti di più coloro che riuscivano a centrare il 12, i quali - anche se vincevano di meno - potevano così togliersi una piccola soddisfazione economica.


  ed invito  a  questi due documentari 










non so che altro dire

26/03/16

Paolo Poli Il più pagano dei cristiani se n'è andato proprio un venerdì santo.

IL più pagano dei cristiani se n'è andato proprio un venerdì santo. Atterrava nella mia Milano ogni anno, ed era sempre goduria. Amore ricambiatissimo: teatro Carcano sempre pieno. Amichevolmente, sensualmente, riverentemente pieno. Paolo Poli era il nostro attore più italiano ed europeo, la nostra coscienza sottotraccia, libero e leggiadro, il Machiavelli del palcoscenico. Ma senza cattiveria, semmai con amabilissima perfidia. Perché Paolo, a differenza del suo concittadino Niccolò, buono lo era. Poli s'è incuneato lungo il periglioso Novecento col suo metro e novanta d'irriverenza, femminilità, preziosismi letterari e battuage. È stato l'omosessuale (o l'invertito, ecco) quando non si poteva esserlo ma lui ci riusciva ogni volta, e smaccatamente. È stato il travestito senza mai diventar maschera, c'era lui non dietro, ma in mezzo, oltre quelle piume. Mica gli serviva, l'ambiguità. È stato tradizione quando trionfavano le avanguardie che sapevano di vecchio e le sbaragliava immancabilmente. È stato il nostro maestro (maestra) dalla penna rossa, ci faceva il ripasso, ma no, la lectio magistralis su Palazzeschi Parise Artusi Pascoli (ma si, pure Manzoni) e mamme e Italia porcella ipocrita contadina e futurista, pacchiana nel suo virilismo in stivaloni neri. E fustigata (in tutti i sensi) nei cinemini di periferia, che' quelli erano il nostro vero confessionale. Paolo, hai avuto una vita lunghissima, ma eri un non concluso tanto straripava il tuo pozzo nero!!! (Così avrebbe esclamato monsieur Proust). E adesso chi riempie il nostro orfelinato? Oh beh ci arrangiassimo, e hai ragione, dato che abbiamo saputo applaudirti, scroscianti, solo a teatro, per poi continuare a indossar maschere nella vita. Addio, caro signore. La terra ti sia lieve.

                                © Daniela Tuscano










I

05/02/16

Castelvetrano, la prof centenaria Pietra Coniglio, che dà lezioni gratis di greco e latino

    tra le tante storie   \ fatti curiosi che  condivido sulla bacheca  di fb e   di twitter  (   gli account  li trovate  cercando nell'archivio del blog  )  ecco quella di Pietra Coniglio,  centenaria    ed  ex docente  di latino e greco  che .........

 lucidità e cultura in questa splendida centenaria che in tutto il nostro parlamento.

Cento anni e non sentirli. Pietra Coniglio, di Castelvetrano, ha toccato il traguardo del secolo e il prossimo 14 febbraio compirà 101 anni. Si è laureata nel 1938 e per 42 lunghi anni è stata una docente di italiano, latino e greco ne licei della sua città. Dal 1980 è in pensione e durante questi ultimi 35 anni non ha mai perso la passione per l’insegnamento. E anche ora, superato il secolo di vita, l’insegnamento è rimasto uno dei suoi passatempi preferiti. “A scuola venivo pagata come docente – spiega – per le lezioni private e le ripetizioni a casa, invece, non mi sono mai presa una lira”. Quest’anno nella sua piccola casa di Castelvetrano, dove vive da sola, assistita dal nipote Francesco Bonsignore, tiene lezioni di ripetizione a Chiara Calcara, 16 anni, studentessa del classico “Giovanni Gentile”. “Quella d’oggi è caduta in basso, ma la scuola italiana di una volta era conosciuta non soltanto in Europa e si studiava sul serio. Ai giovani? Insegnare a ragionare con la loro testa”. (di Max Firreri e Salvino Martinciglio)

 C'è più lucidità e cultura in questa splendida centenaria che in tutto il nostro parlamento.

01/11/15

Cimitero di Bonaria Cagliari , tra le tombe abbandonate anche quelle di Jenny ed Efisino Nurchis



per approfondire oltre al sito di wikipedia citato nell'articolo che segue


http://www.ladonnasarda.it/magazine/chi-siamo/5384/la-storia-delle-donne-del-cimitero-di-bonaria.html
http://www.sardiniapost.it/culture/cattivo-perche-non-ti-svegli-memorie-cagliaritane-nel-cimitero-monumentale-di-bonaria/
il libro ‘Bonaria, il cimitero monumentale di Cagliari’, edizioni Tam Tam, 2000

per chi volesse visitarlo ( news tratta dal comune di cagliari qui probabilmente soggetta a cambiamenti o mutamenti informarsi via email o via telefono )

Indirizzo: Piazza Cimitero
Telefono: +39 070 300205
eMail: direzione.cimiteri@comune.cagliari.it
Proprietà: Comune di Cagliari
Orario: Lunedì chiuso - Mattina: 8.00-13.00 dal martedì alla domenica / Pomeriggio: 14.30-17.30 giovedì (da novembre a marzo ) / 15.30 -18.30 giovedì (da aprile a ottobre)
Prezzi: Libero








Leggo sconfortato sull'unione sarda online del 1\11\2015 che



Sono dodici le cappelle del cimitero monumentale di Bonaria di cui il Comune, nel settembre scorso, ha dichiarato decaduta la concessione.Tombe requisite dall'amministrazione perché le famiglie non se ne occupavano più e i sepolcri stanno cadendo a pezzi 





Infatti da https://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_di_Bonaria













Cenni storici

L'attuale cimitero sorge su un'area utilizzata come necropoli[1] già dai punici, dai romani e dalle prime comunità cristiane di Cagliari; a testimonianza di ciò restano diverse grotte scavate nella roccia calcarea del colle, utilizzate anticamente come sepolture, dove sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici oggi conservati nel museo di Bonaria. Il cimitero di Bonaria venne costruito nel 1828 ad opera del capitano del Genio militare Luigi Damiano e aperto dal 1º gennaio 1829. Trent'anni dopo venne ampliato su progetto di Gaetano Cima.
Il viaggiatore francese Gaston Vuiller, a Cagliari nel 1890, nel suo libro Les îles oubliées: les Baléares, la Corse et la Sardaigne, impressions de voyage (pubblicato nel 1893), riporta le impressioni derivate dalla visita al camposanto cagliaritano. Scrisse Vuiller: "Qui i monumenti funerari sono di rara ricchezza. Bianche statue simboliche appaiono attraverso i cipressi neri e gli enormi mazzi di fiori, le corone, portate in occasione della recente festa dei morti, hanno conservato parte della loro freschezza. Non c'e niente di funebre in quest'asilo. Si può finanche credere che il culto eccessivo con cui si onorano i defunti ha per causa veritiera la passione per il lusso e l'orgoglio dello sfoggio. Le statue sono manierate: tale, per esempio, questa giovane donna, vestita con la ricercatezza più estrema, che si lancia, le mani giunte, incontro ad un morto rimpianto, raffigurato da un busto. Le iscrizioni funerarie, di stile ampolloso, sono incise con lettere d'oro, od in rosso, su cartelli di marmo bianco. E tutto questo profana la pace delle tombe. Non si ha il cuore stretto, in mezzo a tutta quest'orpellatura, in codesto luogo superficiale, per il pensiero dell'ora delle ultime separazioni. Il più umile, il più solitario dei cimiteri di paese s'addice maggiormente agli amari pensieri del brusco distacco, dell'eterna separazione, e per dirla con una parola: alla morte."[2]
Dal 1968 le sepolture si effettuano solo nel Cimitero di San Michele, aperto nel 1940; attualmente vengono permesse solo sepolture in cappelle private o in loculi acquistati prima del 1968. Il cimitero monumentale di Bonaria, col suo ricco patrimonio storico e artistico, versa attualmente in stato di degrado.[----] continua su wikipedia




Riprendendo il video articolo dell'unione sarda


Tra queste la tomba della famiglia Nurchis dove sono sepolte le sorelle Amina e Jenny, figlie dell’avvocato Antonio Nurchis e di Giuseppina Nonnis, spirate l’una nel 1884, l’altra nel 1886.
La più piccola, Amina, morì diciassettenne, e pur così giovane era già una celebrità in Sardegna poiché fu la prima giovane a conseguire la licenza ginnasiale nella scuola pubblica, studi al tempo permessi solo ai ragazzi.
Studi fatti anche dalla maggiore, morta suicida due anni dopo perché travolta dalle malelingue e abbandonata dal fidanzato.
Tra le tombe requisite anche quella di Efisino Devoto, il piccolo di tre anni il cui monumento funerario, firmato dallo scultore Giuseppe Sartorio nel 1887, è uno dei più ammirati. “Cattivo, perché non ti risvegli?” è l’epitaffio ai piedi della seggiolina in cui dorme il bambino di marmo, confortato ormai solo dalla polvere del tempo. «Qui si avverte il distacco generazionale, e non solo perché è un luogo che, per quanto riguarda le concessioni di spazi, si è come cristallizzato al 1968.
Non c’è la sofferenza che si vede al cimitero di San Michele, dove il dolore si vive quotidianamente. C’è serenità e, appunto, oblio». Nicola Castangia, 52 anni, è il coordinatore dei Servizi di valorizzazione del cimitero monumentale di Cagliari. Conosce il camposanto come le sue tasche, studia, si documenta, cerca e rintraccia documenti d’archivio. È la memoria di chi, qua dentro, dai parenti non riceve neanche più un fiore, figurarsi una preghiera. «Il dolore, le tragedie familiari - spiega Castangia -, spesso finiscono per essere dimenticati dai discendenti. Ma tante volte accade perché una discendenza non c’è più». Le famiglie, cioè, sono estinte. Come, appunto, le famiglie di Jenny ed Efisino.
Nell’intervista-video ( se non   riesco  a  riprenderla downloadhelper con   di mozzila fire fox    ne    c'è  un codice  embed  per  riportala  qui    chi la vuole la  trova    qui sulll'url da cui ho preso l'articolo
Nicola Castangia ci accompagna dentro la cappella di Amina e Jenny Nurchis, aperta per la prima volta ai visitatori.


 di Piera Serusi




Mi chiedo come   Gessica Lai  (  sulla pagina fb del quotidiano  )  Perché per recuperare un po di soldi e sistemarle non fanno un ingresso a pagamento con guida per i turisti ?  Visto che  ormai   moltas  famiglie     che  qui  sono  sepolti sono estinte    Infatti  esso  è  storia   ,  come  si  può notare dai link riportati non solo della  città di Cagliari ma dell'intera sardegna  . Insomma  un patrimonio  che   storico   \  culturale  che  andrebbe salvaguardato  come avviene    con il cimitero di Il cimitero del Père-Lachaiseprimo dei cimiteri civili di Parigi

                               

27/07/15

Napoli: quando la filosofia è una senzatetto

da http://fascinointellettuali.larionews.com/napoli-quando-la-filosofia-e-una-senzatetto/


NAPOLI – È uscito ieri pomeriggio, 26 luglio, su Internazionale un articolo reportage sulla tragica situazione che sta vivendo l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. Il giornalista Angelo Mastrandrea ex vicedirettore del Manifesto) documenta la storia gloriosa dell’ottantottenne Gerardo Marotta, che oggi resiste strenuamente alla chiusura del polo culturale da lui creato. Alla primavera del 1975 risale la fondazione dell’istituto, incoraggiata dal sostegno di Enrico Cerulli, al tempo presidente dell’Accademia dei Lincei, e di Elena Croce, figlia del filosofo Benedetto CroceDa allora inizia l’attività quarantennale del centro, sintetizzata dal responsabile delle scuole estive, Aldo Tonini: 27mila ospiti del mondo del sapere umanistica e scientifica, da filosofi a medici; borse di studio – in media, 2500 all’anno – garantite a giovani studiosi grazie ad alcuni contributi statali versati dal 1993, provenienti dai fondi dell’8 per mille; 15mila convegni (alcuni tradotti in coreano) in tutto il mondo, perfino a Timbuctu e nel prestigioso castello di Cerisy-La Salle in Normandia; scuole estive nei paesini del Sud, per una sana politica meridionalista; l’edizione cinese de Il Principe; opere sul pensiero indiano o su Ashoka, mitico sovrano buddhista del sub-continente indiano… una cascata di cultura aperta all’Europa e al mondo contemporaneo.
Gerardo Marotta nel suo ufficio
L’avvocato Marotta, in rapporti con i presidenti Sandro Pertini Giorgio Napolitano, ed ex  militante nel Partito Comunista Italiano, ha speso tutto per i libri: «Ho venduto tutto, anche le proprietà di mia moglie, un attico a Roma e una villa qui a Napoli. Ora ho debiti con tutti, perfino con il salumiere». 270 mila dei trecentomila volumi ammuffiscono, dimenticati nei più disparati luoghi: da un capannone a Casoria (nella periferia di Napoli) all’ex manicomio abbandonato Leonardo Bianchi. Gli appelli non tardano ad essere sollevati dagli intellettuali, italiani e non qui l’iniziativa sulla piattaforma Change.org, qui l’appello sul sito ufficiale dell’Istituto, tra i cui promotori vi sono Roberto Saviano, Salvatore Settis, Stefano Rodotà, Luciano Canfora e Gustavo Zagrebelsky. Ma il rischio è che «se non arrivano i soldi, a settembre gli ufficiali giudiziari metteranno in vendita i miei libri». Pertanto, la questione, come scritto da Mastrandrea, è politica, e non solo economica. La lotta alla filosofia è condotta in prima fila dalle istituzioni che dovrebbero tutelarla e diffonderla. Gerardo Marotta crede, ancora spera, che l’umanesimo meridionale possa aiutare a far rinascere una società oppressa dall’homo oeconomicus. E ricorda le parole rivoltegli dal segretario nazionale dell’Onu, nel 1992:

«C’è necessità della filosofia per orientare le scelte politiche, di uno spirito umanistico, specie ora che l’Europa è in crisi»
Uno dei depositi dell'Istituto, sotto sfratto per morosità. (Foto di Giacomo Acunzo, dall'articolo dell'Internazionale)
Uno dei depositi dell’Istituto, sotto sfratto per morosità. (Foto di Giacomo Acunzo, dall’articolo di Internazionale)
A.P.


08/07/15

RAGAZZO DI VITA di © Daniela Tuscano





Tu, ti ricordo con gli occhi ancora buoni, in un sussulto ridarello, e sempre era estate. Lo so, lo so cosa pensavi. Ti piaceva la penombra degli adulti, la studiavi a loro insaputa; salivi sull'auto sgangherata del nonno, inebriandoti dell'odore di benzina. Ma non lo rivelavi: chi avrebbe capito? Era, per te, odore di libertà; ti vedevi oltre la campagna, in fuga perenne, sparato fra il chiasso dei condomini. Avevi bisogno di perderti, di assommarti a una miriade d'altri Tu. E però ti sentivi solo e amavi esserlo, come il tuo sorriso, d'una timidezza fiera e impertinente. Non stavi fermo mai, il tuo pensiero balzava oltre il muro, la fretta mordeva nelle scarpe troppo larghe, e ti sentivi unico, fragile e brillante guerriero, nell'illusione dell'immensità.
                                © Daniela Tuscano

07/07/15

GLI ULTIMI PASTORI SACERDOTI DEL RITO DELLA TRANSUMANZA In viaggio con gli allevatori che da Laconi tornano in paese

ha  ragione il mio contatto  

 
Michele Santoro   della  rivista  Saperepopolare
5 h · 
LA TRANSUMANZA È MONTAGNA E PIANURA...OCCASIONE DI CONFRONTO E CONOSCENZA TRA LE DIVERSE COMUNITÀ
"La Transumanza ha dato la possibilità alle comunità della montagna di confrontarsi con quelle della pianura e viceversa"..."La transumanza muove anche le storie degli uomini e durante il tragitto che da Laconi porta verso le montagne del Gennargentu...le parole poggiano sull'orgoglio e la fierezza...di una famiglia depositaria di valori, usi e costumi trasmessi di generazione in generazione..."


Infatti confermo con i miei ricordi  d'infanzia se   pur  indiretti e mediati     tramite testimonianze  indirette   nonni paterni  (  galluresi )   e   soprattutto  materni  ( nuorese  \  campidano  )  tale  evento che  aveva   caratterizzato la  mia regione  e  che sta    scomparendo  . Riporto qui sotto   la storia  degli ultimi    che  ancora  la praticano .


  Da http://www.sardegnalive.net/it  che riporta   l'articolo  de  
L'Unione Sarda, del 06/07/2015 di Roberto Tangianu


“La transumanza rappresenta la storia e la cultura della nostra comunità e il suo significato va ben oltre il tragitto che si percorre per spostare i capi di bestiame da un ovile all’altro. Il viaggio dei pastori trasferisce da sempre un carico di vissuto e di esperienze, diventando patrimonio di tutti.La transumanza ha dato la possibilità alle comunità della montagna di confrontarsi con quelle della pianura e viceversa”. Nel racconto di Massimo Locci e nel suo essere desulese c’è una carica emotiva che accompagna la ricchezza degli aneddoti, mentre riavvolge il nastro della sua vita con proiezioni di futuro.
La transumanza muove anche le storie degli uomini e durante il tragitto che da Laconi porta verso le montagne del Gennargentu, nel caldo afoso di un luglio che apre le porte all’estate che brucia, le parole poggiano sull’orgoglio e la fierezza del suo percorso personale e di una famiglia depositaria di valori, usi e costumi trasmessi di generazione in generazione.Nel giorno della transumanza la sveglia suona quando ancora il buio della notte protegge il riposo dei sognatori. Le lancette dell’orologio indicano le ore due e i quattro fratelli Locci nella loro azienda di Laconi si affrettano nei preparativi per guadagnare tempo: è forte il desiderio di fare rientro a casa, tra gli affetti familiari.“Prima di affrontare il viaggio bisogna provvedere alla mungitura” spiega Massimo. “La distanza che separa Laconi da Desulo è di 45 chilometri, si parte alle quattro del mattino”.Il gregge di 500 pecore attraversa un lungo sentiero di campagna e solo alla fine imbocca la strada statale 128, poco prima del bivio che porta verso Aritzo, Belvì, Desulo e Tonara. Riaffiorano i ricordi anche tra i sentieri della memoria per dare forma al racconto.
“Avevo solo 10 anni quando ho fatto la mia prima transumanza - dice Massimo -. Mio babbo negli anni ‘80 aveva acquistato due terreni, uno a Laconi e l’altro ad Atzara. Durante il trasferimento del bestiame scoppiò un diluvio all’improvviso e arrivai in azienda bagnato fradicio. Dissi a mio padre che non volevo fare il pastore, da grande, ma il prete. Lui sorrise senza dirmi nulla. E’ stato l’amore per le nostre montagne a riportarmi a Desulo, dopo essermi diplomato a Iglesias negli anni Novanta”.Il pastore comunica anche con i silenzi e le pause indicano una misura, occupano i tempi quando l’azione richiede una particolare concentrazione.“La famiglia è un valore fondamentale per fortuna ancora vivo nelle nostre comunità - prosegue Massimo - . Tra me e i miei fratelli Giannetto, Salvatore e Antonello c’è un legame non solo affettivo ma anche di fiducia e collaborazione provato dal fatto che lavoriamo insieme da sempre”.La transumanza nella storia della Sardegna è un fenomeno complesso denso di significati e di contenuti e investe soprattutto le comunità pastorali interessate da spostamenti lunghi e duraturi verso i pascoli di pianura più abbondanti e fiorenti. In passato era tutto molto più complicato mentre oggi, anche grazie alle tante comodità e agli effetti del progresso, le cose sono cambiate e si può fare affidamento, ad esempio, sulle aziende stanziali. Un censimento del 1981 condotto dalle guardie campestri all’interno delle terre pubbliche rivela che a Desulo avevano fatto rientro 23 mila capi ovini e 4 mila capi caprini.
“Oggi nel nostro paese sono poche le greggi che fanno rientro - spiega Massimo -, si parla di circa 4 mila capi. Io e i miei fratelli continuiamo a fare la transumanza perché amiamo il nostro territorio e vogliamo che i giovani sappiano che significato riveste questa tradizione. Tutti devono essere a conoscenza che la nostra comunità esiste grazie al fatto che siamo figli di pastori transumanti e caminantes”.Il viaggio giunge al termine e i fratelli Locci, dopo aver percorso 45 chilometri e riposato per una breve sosta, arrivano a Desulo in tarda serata. E’ un sentimento consapevole quello che ripaga da tanta fatica, caldo di accoglienza e carico di valori che trovano un riparo.




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