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13/08/16

La malattia, è il business più grande della nostra macro-economia matteo tassinari

Di notte,
il dolore       è più gonfio

         di Matteo Tassinari
Alle due di notte fisso ancora il soffitto e ascolto i lamenti dei malati riempiono le stanze. Il mio amico di camera dorme di un sonno stanco e gravoso da sopportare. Sono i principi attivi (5) che gli circolano, contemporaneamente, nel sangue attraverso diverse sacche di flebo, da mattino a sera, che non l’aiutano e giustamente, lui, si lamenta dal dolore. E allora, con la forza di mille agonie, cerchi, ti sforzi di pensare che il dolore è un dono di Dio che ti fa capire questioni che altrimenti avrei certamente ignorato. E così è stato. Voi non potete capire il supplizio di questo volto che recita un malato di aids in un ottimo film, l'avverti fino in fondo e lo senti fino in fondo, fino a poter capire che l'accrescere il proprio sapere, equivale ed aumenta il dolore. Ve l'assicuro come è vero che dopo, vorrei parlarvi di ravanelli da "tociare" in pinzimonio!
 La malattia, è il business più grande 
della nostra macro-economia

Mlnotte abbonda  
la sua consistenza desolante con le sue freddezze e scheletriche immaginazioni. Tutto quel che ci circonda si dilata proprio quando un gemito si fa spazio fra i corridoi illuminati a neon spenti, gremendo spazi vuoti dove corrono le emergenze, perché è di notte che il tormento alza il volume dell'odissea e di notte il calvario fa più paura, non so perché.... Non so quanto tempo passa, che avverto l’amicizia del water. La prostata fa il suo lavoro, mentre impiego qualche minuto per arrivare ad espellere l’ultima goccia possibile d’urina dalla vescica, un lavoro assai impietoso per quello che m'invento di fare per raggiungere lo stimolo e espellere un poco di liquidi.

Questi sono gli orgasmi rimasti in un periodo affannoso per quanto difficoltoso. Ma la notte in ospedale non scema affatto le sue mestizie, semmai le aggrava, le allarga fino ai ponti dell'acutizzazione di ogni singola particella corporea malata rafforzando la pressione che il dolore complessivo provoca. La rafforza, l'ingrossa, l'addiziona, l'incrementa senza alcuna spiegazione se non vacua. A volte penso: chissà come moriva la gente prima dell’invenzione di tante malattie? Mi accontento del pensiero di Louis Pasteur: "Noi beviamo, mangiamo o respiriamo il 90 per cento delle nostre malattie". Ha ragione, non si scappa.
Sono le tre...
Quando parte imperturbabile il prurito su tutto il tessuto corporeo dovuto ad una forma di Vasculite a causa della riattivazione del sangue, prendo la spazzola comprata in ferramenta con setole coriacee, per assicurarmi un deciso quarto d’ora di pace pur sapendo che un quarto d’ora dopo il prurito alienante tornerà. Il sangue, come saprete, va dovunque.
Gli piace così, girare a zonzo, da una vena a un'arteria, da un tessuto ai suoi vasi. Solo che grattarsi al centro della schiena, bisogna essere artisti autentici e io ci riesco perché ho le braccia lunghe e la schiena pure, per una lunghezza di 185 cm. La stamina viaggia dappertutto alla stessa velocità di una qualsiasi connessione Internet senza intoppi. È la vita. A volte credi che due occhi ti guardino e invece non ti vedono neanche. A volte credi d'aver trovato qualcuno che cercavi e invece non hai trovato nessuno. Succede. E se non succede, è un miracolo. Ma i miracoli non durano. L’uomo può essere il capitano del suo destino, ma anche vittima della sua glicemia.
Nivea a volontà
Gratto. Gratto. Gratto, ma mi accorgo però che la cute che gratto non è più prurito, ma è diventato bruciore. Basta. Appoggio la spazzola sul comodino, altrimenti va a finire che compare il sangue emi tocca chiamare una infermiera. Con una spugna passo sul corpo acqua fisiologica e un pizzico di bicarbonato, i rimedi della nonna... cercando di lenire le parti più lese per poi darmi un poco di Nivea.
Del resto, il rapporto che ho con le creme, da il senso d'accesso alla solitudine, mentre una malattia immaginaria trovo che sia peggiore di una vera malattia. Continuando nel mio casino mentale, arrivo a pensare che ci sia tanta salute nella malattia, com'è vero che non è il medico ma un altro malato che riesce a capire la sofferenza di un altro malato.
Gli antistaminici 
sono acqua 
fresca. Solo il Cortisone metterebbe a tacer tutto, ma a causa di effetti collaterali talmente insopportabili che preferisco tenermi il prurito rinunciando al Cortisone e i suoi fuochi d’artificio. 
Passa il tempo. Non so quanto, intanto la scienza si consulta mentre il paziente può solo sopportare. 
Fu per questo, forse, che Sigmund Freud una volta disse: "Non si muore perché ci si ammala, ma ci si ammala perché fondamentalmente bisogna morire". Nulla di originale...
Un po’ dormo,
un po’ no.
Nel mezzo notturno, mangio un’arancia. Sono le quattro di notte o forse solo le tre e penso a Bowie e capisco ancora più profondamente che una generazione, con lui, se n’è andata per davvero. Penso a Gesù, l’unica risposta a tanta tribolazione. Pensieri anarchici, bakuniani, contestatori, ribelli e sovversivi, che sfiorano le meningi a 38 di febbre. Dormo un’oretta forse più.
La    sapienza
dei    malati
Sono le cinque e mi aspetto da un momento all’altro le luci del mattino e penso che tra un’ora, decisa, entrerà un’infermiera a prelevare un po’ di sangue da me e dal mio amico di camera, per vedere a che punto stanno i cd4 e la Viremia, e penso che gran parte di quello che i medici sanno è insegnato loro dai malati, consapevole del fatto che il miglior medico è colui che con più abilità sa infondere la speranza.
Diceva Jannacci, medico pure lui:"da medico ragiono esattamente così, la vita è sempre importante, non soltanto quando è attraente ed emozionante, ma anche se si presenta inerme e indifesa".
Giovane in ospedale a letto
mentre naviga in Internet
per ricercare informazioni
sulla sua malattia 
Come ho sempre pensato, ogni medico dovrebbe essere ricco di conoscenze e non soltanto di quelle che sono contenute nei libri, ma i suoi pazienti dovrebbero essere i suoi libri. In buona sostanza, la malattia è un conflitto tra la personalità di entrambi e le loro anime. Non solo. Si arriva, col passar degli anni, e decenni poi,  senza fare stupide e odiose apologie al suicidio, a pensare che la morte può essere una fonte di liberazione da una situazione che sai non potrà mai avere miglioramento, solo peggioramento.
Dallas Buyers Club: Matthew McConaughey dimagrito
e pallido nei panni Ron Woodroof, un malato di Aids
 Flebiti e farfalle
Mi metterà la “Farfalla”, un ago che s’infila nel braccio per non forare troppe volte la pelle e avere una via d’accesso costantemente pronta per gli aghi da dove passa tutta la chimica. E’ un condotto che mi porto attaccato alla perfezione al braccio per quattro o cinque giorni, per poi cambiarlo affinché non infetti la vena in questione. Che invenzione fantastica la “Farfalla”. Se non ci fosse saremmo pieni di flebiti, noi uomini spaventati. E quasi l’alba e l’infermiera di turno sta per iniziare il suo pellegrinaggio lungo la corsia. Eccola. Prima di vederla, vedo la luce al neon dell’anticamera, affinché troppa illuminazione non ci crei fastidio per noi esseri dormienti e stanchi di mille tempeste dove si sono persi senza domande. 
Buona notte a tutti
BUONGIORNO! E’ il caloroso saluto della nostra amica infermiera, la risposta è un po’ più sonnolenta e ciancicata. Si sente appena, impasticciata quanto mescolata a chissà quali sogni e speranze. E’ partita la giornata di un reparto per persone con malattie infettive e anche di più. La giornata passa, ritorna la notte, la storia e circa simile a quella precedente. Buona notte, ricomincia il calvario dopo una notte di merda e un giorno uguale. 

06/12/15

Peppe Zucchetto, in Ghana il coraggio di un siciliano

da http://www.malgradotuttoweb.it/ un articolo apparso tra fine novembre primi di dicembre Sul magazine del Corriere della Sera in cui narra la storia dell’imprenditore di Racalmuto emigrato al contrario. Una storia ” magica”  ! Un consiglio ottimo ..che non tiene conto, però, della speculazione (business) della classe politica e/o dell’incapacità della classe politica. un imprenditore capace, in età pensionabile, vada via dalla Sicilia per continuare a produrre è senza dubbio una tragedia. A maggior ragione quando la terra che lo ospita non è la Danimarca ma una martoriata e arcaica terra d Africa che partorisce solo occasioni da business. Per chi lavora in trincea, in Sicilia, è debordante una storia come questa. Complimenti al coraggio ed all'intraprendenza del Sig.re Zucchetto, che stanco dei compromessi, e della gente Siciliana   (  ovviamente  senza  generalizzare  ) se ne andato.



Giuseppe Zucchetto in Ghana con i suoi dipendenti

Uno dei cantieri aperti in Ghana
Quando è stato costretto a chiudere una cava di pietre per esaurimento della vena, Giuseppe Zucchetto, 67 anni, commercialista e imprenditore, una vita passata a Racalmuto dietro escavatori, pale e ruspe, si è ritrovato travolto dalla crisi. Come tanti. Costretto a licenziare. Senza capire come uscirne. Ma senza immaginare che fra le “parrocchie di Regalpetra”, nel paese di Leonardo Sciascia, sarebbe stato “salvato” da due migranti ghanesi. Max e Said. Due ragazzoni arrivati con i barconi a Lampedusa, trasferiti nella palestra comunale di Racalmuto, transito provvisorio e incrocio di destini.Come è accaduto quando i due migranti si sono ritrovati davanti allo stesso bar di Zucchetto, pronto ad offrire loro una birra, per due chiacchiere: “Volevo capire da dove fuggivano, perché rischiavano la vita nel Sahara e nel Mediterraneo. Scoprendo subito una grande contraddizione. Dicevano che cercavano lavoro in Europa, ma che nel loro Paese c’era tutto. E quando hanno capito che io avevo un’azienda ferma in Sicilia, pronto com’ero a svendere mezzi e attrezzature, è scattata la scintilla, convinti che portando pale e ruspe in Ghana io avrei risolto ogni problema. A me e a loro”.Qualche giorno dopo Zucchetto, Peppe per amici e parenti, in attesa della nipotina Beatrice, all’uscita dalla scuola di danza, incrociò di nuovo Max e Said: “Allora, le portiamo in Africa queste macchine?”.Moglie e tre figli, la figlia Valentina consigliere comunale a Racalmuto, per Zucchetto cominciarono dubbi e insonnia perché rimuginava la proposta, nonostante si trattasse di due sconosciuti: “Ma era scattata una simpatia. ‘Appena mette piede in Ghana, tutto quello che vuole fare, lo può fare’, ripeteva Max col suo discreto italiano o in inglese. Senza spiegare però che cosa mancava a loro, in fuga . Poi l’idea che mi piacque: ‘Cominciamo con una settimana di vacanza?’. E va bene. Proviamo. Agenzia, passaporto, visto, vaccino per la febbre gialla e una settimana dopo atterravo con loro ad Accra…”.Il resto del racconto è la scoperta di “un mondo dove c’è davvero tutto”, anche aree eleganti, alberghi confortevoli, piano bar e “jazz da pelle d’oca”. Come ripete entusiasta Zucchetto: “C’è tutto, ma non il potenziale di lavoro che un piccolo imprenditore come me può creare soprattutto nelle zone più depresse, nei villaggi, facendo leva sulla nostra inventiva, sulla nostra esperienza…”.In poche settimane il racalmutese approdato in Ghana visita la capitale con i suoi grattacieli, scopre distese di terreni incolti e mette su una prima mini impresa, noleggiando mezzi meccanici. Quanto basta perché Said blocchi tre suoi fratelli pronti alla traversata di deserto e mare con destinazione Lampedusa: “C’è un siciliano che ci fa lavorare”.Due mesi dopo una piccola carovana di camion e buldozer sbarca da Racalmuto ad Accra. E i mezzi della vecchia cava, sdoganati al porto, avanzano verso i cantieri dei grattacieli, le strade in costruzione, i campi dei cercatori d’oro. Con Zucchetto che fa le sue esperienze nell’edilizia guardando contemporaneamente all’agricoltura: “Estensioni che nemmeno immaginiamo. Terra fertile. Mai vista. Pianti una lattuga e cresce alta un metro. Pomidori che sembrano bocce. Mio padre era contadino, io figlio d’arte. Quella terra è una miniera. Ma, a parte il cacao con qualche multinazionale che prende tutto e lascia niente, c’è davvero poco. Solo peperoncino. Perfino patate, cipolle e aglio arrivano dalla Cina. Come la manodopera degli imprenditori cinesi con cantieri off limits per i ghanesi. Costretti a scappare cercando ricchezze sulle quali camminano senza saperlo…”.

Il miracolo è che adesso Max e Said sono alla guida di trenta operai assunti da Zucchetto, tornato per una breve vacanza a Racalmuto mentre infuriavano le polemiche su naufragi, muri e marce: “Stiamo sbagliando. Non possiamo solo aprire le nostre frontiere. Dobbiamo andare noi da loro per costruire la loro ricchezza e in qualche caso salvare noi stessi. Questo vorrei dire al premier Renzi, raccontandogli la mia storia. Si, tanti scappano dalle guerre. Ma, a parte conflitti locali, non ci sono guerre in Ghana, Nigeria, Costa d’Avorio, Togo. E lì, con un piano dell’Europa, si può fare davvero tanto. Costerebbe molto meno aiutarli dove vivono”.E azzarda consigli ai governanti europei perché si spiani una strada spesso accidentata: “Io ho avuto la fortuna di incontrare Max e Said, ma bisogna conoscere il territorio, difendersi da tanti rischi, dai furbastri, anche dai cinesi che cercano di prendere tutto e non lasciare niente di niente in quelle terre. Se guadagnano l’appalto per una strada o per un complesso edilizio arrivano con la loro manodopera, i loro mezzi, faticano 24 ore al giorno all’interno di aree dove non entra nessuno e, quando se ne sono andati, non un ghanese ha lavorato per loro o ha guadagnato un centesimo. Ecco perché io italiano sono accolto a braccia aperte”. E mostra i video delle cene con i suoi dipendenti, i brindisi “a Peppe”, come lo chiamano anche in cantiere.Gli stessi dipendenti convinti ad abbandonare la via dell’emigrazione da questo imprenditore ancora stordito dal contrasto fra i grattacieli di Accra e la miseria di tanti villaggi: “Non intraprendono iniziative perché non hanno un centesimo, ma soprattutto perché non hanno idee. Portiamole noi. Insegniamo loro come fare. Ovviamente senza schiavizzarli, senza fare i predoni”.Pronto a fare i conti quando apprende che nell’inferno dei centri accoglienza ogni profugo costa 35 euro al giorno: “Sono più di mille euro al mese. Ogni cento migranti, 100 mila euro al mese. Siamo pazzi? Se io trovassi 500 mila euro andrei dal ministro dell’agricoltura in Ghana e darei lavoro a 300 disperati, ma nel loro Paese, a vita, insegnandogli come si fa”. E lo dice temendo che le stesse cose finiscano per farle i cinesi: “Senza insegnare a nessuno come si fa”. Di qui il suggerimento sintetizzato in una battuta: “Ai barconi possiamo far fare la retromarcia”.

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