Visualizzazione post con etichetta burocrazia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta burocrazia. Mostra tutti i post

28/04/16

storie dal mondo della scuola burocrazia e repressione


la prima ci sarebbe da ridere invece si piange per indignarsi 

da http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca del 28.4.2016
«Scuola, a 60 anni la mia notte prima degli esami» Salvatore Cinquerui è il più anziano oggi al concorsone «Sono stanco di combattere contro i mulini a vento»
di Alessandra Vendrame


Gli esami non finiscono mai, nemmeno a 60 anni compiuti. La campanella del tanto atteso concorso della scuola per gli insegnanti indetto dal Miur suona questa mattina con le prime prove scritte al via. Sotto esame, tra le fila degli oltre 1500 docenti precari candidati della Marca, spunta un professore che quanto ad età anagrafica e curriculum non può certo dirsi matricola. Docente tecnico pratico di tecnologie meccaniche, laboratorio tecnologico e sistemi, in cattedra quest’anno all'Isis Verdi di Valdobbiadene, il professor Salvatore Cinquerui è il più anziano tra le fila di insegnanti sotto esame in arrivo da Treviso.
Stamattina è pronto a rimettersi in gioco nel concorsone che vale una vita di lavoro. Ormai nonno oltre che padre di quattro figli, partito dal suo paese Niscemi in provincia di Caltanissetta, è entrato in
classe la prima volta nel 2002. Abilitato nel 2014 dopo aver superato l'esame finale del Pas, (il Percorso abilitante speciale) all'Università di Padova, primo nella graduatoria della sua classe di concorso, torna oggi un'altra volta sotto la lente di una commissione d'esame. Stavolta per il posto di ruolo.
Professore, un'altra notte prima degli esami, perché?

«Mi trovo oggi a dover fare un concorso non per confermare una scelta lavorativa, come avviene di solito all'inizio di una carriera, ma per poter conservare il posto di lavoro. In tutti questi anni ho insegnato nelle province di Padova e Treviso. Ogni anno in una scuola diversa. Ho già superato l'esame di abilitazione con il Pas. E oggi, se voglio avere la cattedra di ruolo, il ministero mi chiede un'altra volta di tornare a fare un esame».
Se avesse detto no al concorso cosa sarebbe successo?
«La legge 107, la Buona scuola, dice che chi non supera il concorso resta in graduatoria a fare supplenze per altri tre anni. Se nell'arco di questi tre anni non passa di ruolo non potrà più insegnare. Si rischia di restare a piedi.A 60 anni si può pensare di rifarsi una vita ?».
Un concorso troppo difficile da digerire per i precari della scuola?

«Una sentenza della Corte europea dice chiaramente di assumere a tempo indeterminato quei docenti abilitati che hanno lavorato per almeno tre anni di seguito con contratti a tempo determinato. Se esistono dei diritti acquisiti per i parlamentari che reclamano le pensioni d'oro, perché i diritti degli insegnanti precari a servizio della scuola dello Stato non possono essere accolti? Non per questo ad oggi sono fioccati migliaia di ricorsi. Questo è il governo dei ricorsi. Ma non finisce qui. In Veneto nella mia classe di concorso ci sono 71 posti di ruolo disponibili. E i candidati sono 49. Serviva davvero un concorsone?».
Quando ha deciso di mollare tutto nella sua terra, la Sicilia, per diventare insegnante?
«Prima avevo una attività commerciale. Quando ho capito che i guadagni scendevano e le tasse invece aumentavano ho deciso di fare quello per cui avevo studiato. E ciò che il mio titolo di studio mi permetteva di fare. Non sono mancati i momenti difficili. Sei anni fa, all'indomani dei tagli introdotti dall'allora ministro Gelmini nell'orario di insegnamento della mia materia, mi sono trovato ad accettare una cattedra di due ore settimanali per 150 euro al mese».
E la sua famiglia è rimasta in Sicilia?

«Da precario non mi posso permettere di portarla qui con me. Ma ho fatto tutto quello che era necessario per sistemare i miei figli. Sono tutti laureati. Lo faccio per loro. Costi quel che costi».
Il sogno nel cassetto del professor Cinquerui?
«Stare vicino alla mia famiglia almeno prima di andare in pensione. Non ce la faccio più a lottare contro i mulini a vento. Non sono don Chisciotte».


la seconda è tratta da http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/ del 27.4 .2016
Essa non altro che la durissima repressione per quella che io considero una boiata proibizionista .Ok avranno anche violato la legge , ma la punizione non è educativa e proporzionata . Se proprio li doveva punire lo si doveva fare in un altro modo




Studenti tedeschi sorpresi con la marijuana: espulsi da scuola Minorenni in gita con la scuola, i vigili li hanno sorpresi con la droga all'ingresso della Cappella degli Scrovegni.

.


PADOVA. Durante un controllo ai Giardini dell’Arena gli agenti della Polizia municipale hanno sorpreso, nei pressi dell’entrata della Cappella degli Scrovegni, tre ragazzi tedeschi in gita a Padova in possesso di marijuana. Accompagnati al Comando non sono però stati denunciati su disposizione del pubblico ministero minorile. L’insegnante che li accompagnava ha avvisato i rispettivi genitori e ha informato gli agenti che al loro rientro in Germania sarebbero stati espulsi dalla scuola e non ammessi all'esame finale di maturità. "Sono delle norme che dovremmo utilizzare anche in Italia – è stato il commento dell’assessore alla sicurezza Maurizio Saia – probabilmente questi ragazzi sapendo che nel nostro paese non vengono adottate misure particolarmente restrittive per il consumo di droga, avranno pensato di poter consumare liberamente. Ma hanno fatto male i conti, perché in Germania non funziona così". Subito dopo gli agenti si sono spostati in Piazza Mazzini dove hanno fermato per un controllo tre persone che bivaccavano sulle panchine: sono state identificate tramite documenti regolari e risultate tutte di nazionalità rumena. Nell’area Pp1 hanno invece sorpreso nove persone, tra i quali un nordafricano in possesso di una certa quantità di eroina. Nella giornata di ieri sono continuati anche i controlli sugli immobili e i terreni di proprietà comunale soggetti ad occupazione abusiva. Il primo intervento è stato fatto sul Ponte Unità d’Italia lato stazione autocorriere. E’ stata aperta la botola di ispezione del ponte stesso posta a circa due metri dal suolo e all’interno sono state rinvenute numerose coperte e altro materiale. L’area è stata quindi pulita e il Settore Manutenzioni ha provveduto all’applicazione sulla botola di un lucchetto di grosse dimensioni. Successivamente gli agenti si sono spostati sotto il cavalcavia Dalmazia, dopo che domenica scorsa erano stati trovati e denunciati per invasione di terreno otto nomadi. Qui c’era un tunisino già conosciuto alle forze dell’ordine. L’ultimo sopralluogo è stato fatto al Bocciodromo di via Bronzetti (area di proprietà comunale) dove sono stati trovati tre nordafricani che, assieme agli altri fermati nei controlli successivi, sono stati accompagnati negli uffici della Polizia Municipale, fotosegnalati e deferiti all’Autorità Giudiziaria

31/01/16

Le difficoltà degli apolidi in Italia

In Italia ci sono 15 mila apolidi ( ma le stime ufficiali spesso sono truccate , magari saranno di più ) : non hanno cittadinanza e passaporto, e per questo non possono sposarsi, lavorare e non hanno accesso ai diritti fondamentali. Il fotografo Denis Bosnic ( una più bella dell'altra le altre le trovate qui ) ha raccontato le storie di alcuni di loro per la campagna ‪#‎NonEsisto‬, organizzata dal Consiglio italiano per i rifugiati
In Italia ci sono 15mila apolidi: persone che per diverse ragioni non hanno cittadinanza e passaporto, e per questo non possono studiare, sposarsi, lavorare e non hanno accesso ai diritti fondamentali. La maggior parte degli apolidi in Italia sono persone fuggite dalla ex Jugoslavia durante la guerra. In Europa sono 600mila a vivere in queste condizioni.
L’apolidia è una condizione che può diventare una condanna in un paese come l’Italia, dove il riconoscimento dello status è molto difficile. A causa di procedure burocratiche complicate in Italia solo 606 persone hanno ottenuto lo status di apolide, che gli garantisce di avere documenti regolari. Inoltre l’apolidia si tramanda di padre in figlio a causa dello ius sanguinis in vigore in Italia, che prevede che possano essere cittadini italiani solo i figli di italiani, oppure i bambini nati in Italia da genitori di nazionalità straniera solo al compimento della maggiore età.
Ramadan è nato in Macedonia ed è stato abbandonato dai genitori, è cresciuto con i nonni che non lo hanno mai registrato all’anagrafe e non lo hanno mai mandato a scuola. Dopo la morte dei nonni, quando Ramadan aveva dieci anni, il ragazzo ha deciso di trasferirsi in Italia, qui ha incontrato Elena e se ne è innamorato. “Io vedo per lui, sento per lui, parlo per lui. E per i miei figli”, afferma Elena che ha la cittadinanza romena e nel frattempo è diventata madre di quattro figli che hanno rischiato di essere apolidi come il loro padre.
Sandokan è nato in Italia e ha perso il diritto alla cittadinanza italiana a causa della guerra in Bosnia e delle rigide regole previste dal diritto italiano per gli apolidi. Una persona nata in Italia può chiedere la cittadinanza solo quando ha raggiunto la maggiore età, ma questa possibilità rimane aperta solo per un anno. Quando Sandokan ha compiuto diciotto anni nel suo paese d’origine, la Bosnia, c’era la guerra e il ragazzo non è riuscito a ottenere un documento richiesto dalle autorità italiane.
I figli di Sandokan hanno ereditato l’apolidia del padre. Cristina, la maggiore delle figlie è nata con gravi disabilità fisiche e mentali e non ha avuto accesso a cure adeguate fino a 16 anni. A 18 anni Cristina è in procinto di chiedere la cittadinanza italiana, ma le autorità gliela vogliono negare a causa della sua disabilità mentale: Cristina infatti non può dare un consenso consapevole.
Il 25 novembre 2015 la Commissione diritti umani del senato in collaborazione con il Consiglio italiano per i rifugiati e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha presentato il disegno di legge sul riconoscimento dello status di apolide.

04/08/15

SASSARI Tiralatte rotti in ospedale, le neomamme minacciano la colletta Piccola vertenza a lieto fine nella clinica Ostetrica dell’Aou Compare la raccolta di firme in bacheca e l’azienda accelera i tempi burocratici per risolvere il problema

.SASSARI
Tiralatte rotti in ospedale, le neomamme minacciano la colletta

Piccola vertenza a lieto fine nella clinica Ostetrica dell’Aou Compare la raccolta di firme in bacheca e l’azienda accelera i tempi burocratici per risolvere il problema
Da la nuova sardegna  del  3\8\2015




Neonati in una foto d'archivio

SASSARI. Stufa di aspettare ore l’arrivo del tiralatte, una neo mamma ha deciso di risolvere il problema da sé. Ha preso carta e penna e ha affisso un foglio sulla bacheca del reparto di Neonatologia delle Cliniche di San Pietro.
È partita così una raccolta di fondi per comprare velocemente un apparecchio. Infatti ai pupi non interessano molto le lungaggini burocratiche del settore acquisti dell’Azienda ospedaliera universitaria: quando hanno fame non sentono ragioni, protestano e lo fanno a gran voce. Sono assolutamente impazienti, e odiano le attese.
I tiralatte, soprattutto per le mamme che nei primi giorni hanno difficoltà di allattamento, sono uno strumento indispensabile. In neonatologia generalmente ce ne sono quattro disponibili, ma è accaduto che due si siano improvvisamente rotti. Così, visto il numero elevato di ricoveri, e considerato che i tempi di utilizzo in genere sono di un’ora per sessione, due soli apparecchi si sono rivelati del tutto insufficienti.
Le mamme hanno subito protestato, e i responsabili del reparto si sono rivolti con urgenza ai vertici dell’azienda. Ma lo shopping per una clinica è un’operazione un tantino più complicata dall’andare direttamente in negozio e acquistare l’articolo.
Ci sono tempi burocratici che non sono compatibili con l’orologio biologicocolta fai da te. Per fortuna però l’Aou, vista la situazione di emergenza, è corsa velocemente ai ripari e nell’arco di qualche giorno è riuscita a sostituire i tiralatte fuori uso. Alla fine non c’è stato bisogno che la colletta delle mamme andasse avanti.

14/02/15

Ti mettono i bastoni tra le ruota pure se vuoi fare del bene al prossimo specie se non sei di quelle filo governative


Ti mettono i bastoni tra le ruota pure se vuoi fare del bene al prossimo

da Redazione di Romaeasy sezione  Salute

Se oggi vi raccontassimo che 2 persone hanno ideato una grande iniziativa di solidarietà che vuole dare un tetto a chi non ce l’ha, senza gravare di un solo centesimo né sulle Istituzioni, né sulla collettività, voi come reagireste? No, non si tratta di una burla, ma di qualcosa di reale, pronto in realtà già da un anno, ma che per le lungaggini burocratiche del nostro Paese ancora non ha potuto vedere la luce.
Strano Paese il nostro, dove le truffe e le illegalità trovano vita facile, mentre la burocrazia “s’impegna” al 100% a rallentare involontariamente progetti benefici come quello messo in piedi da Fernando Barone e Fernando Ragazzoni, e che porta il nome di Associazione Pro Tetto. Attraverso il recupero di locali e palazzine in disuso appartenenti a enti pubblici o a normali privati, l’Associazione Pro Tetto s’impegna a ristrutturale tali spazi, e ad offrirli gratuitamente ai poveri, alle famiglie a reddito 0, ai clochard, ed a tutti i senza tetto del nostro Paese, partendo da quelli di Milano, città di nascita dei due fondatori del progetto, che vorrebbero sfruttare l’Expo 2015 per far ricordare per una volta l’Italia come protagonista di qualcosa di positivo, in concomitanza con un evento di tale importanza.
Non solo, allo Stato, agli enti locali ed ai soggetti privati proprietari di questi siti, verrebbe corrisposto, sempre dall’associazione, un regolare affitto. E cosa stiamo aspettando ancora? I tempi della burocrazia italiana, nonostante l’iniziativa sia sostenuta dal Comune di Milano, Amsa, Caritas, Curia (nelle persone del Cardinale Scola e del Monsignor Bressan), associazioni varie, aziende e privati.
Un’iniziativa del genere creerebbe poi solo a Milano 250 nuovi posti di lavoro, con l’auspicio di aumentarne il numero via via che questo progetto si espanderà nel resto dello Stivale.
AIUTIAMOLI nel farli partire! Non chiedono soldi, ma solo la possibilità di iniziare ad aiutare gli altri! E’ questo il secondo inverno che molti senza tetto avrebbero potuto passare al caldo, senza la lentezza della nostra macchina burocratica.
http://www.comunicareilsociale.it/author/pro-tetto/

10/12/14

Muore da solo in ospedale, è colpa della privacy Inglese colpito da ictus: non ha parenti, i medici tengono lontani gli amici

Leggendo   la  storia   della nuova  sardegna del  10\12\2014  . che trovate sotto , capisco  perchè la gente  s'avvicina  di più al  qualunquismo e populismo . Ma soprattutto    raforza  in me  le tendenze libertarie  \  anarchiche  , anche se  ancora   rimango legato \ credo , ma anciora per  per  poco , al valore  del voto  . Mi chiedo inoltre , ma perchè  c.... [ scusate  ma qudo ci vuole ci vuole ] di legge è quersta sulla privacy . ma aboliamola tanto crea solo danni e rotture di balle . Tanto è solo una panacea visto che anche se c'è la privacy le telefonate moleste di spam le ricevi lo stesso  e tutti sanno tutto di  tutti  , visto che  i primi a chiederla sono gli stessi che su facebook  la " violano  " parlando  dei  ... loro  anche privati .  Prima di lasciarvi    all'articolo vorrei aggiungere :  che questo è il paese dove di norma le leggi vengono calpestate quando c'è la convenienza di farlo. Si diventa rigoristi solo quando non c'è in ballo il proprio tornaconto personale. Do ragione  a  questi commenti esopressi  sul sito  di huffingpost.it  più  precisamente qui in quest'articolo 

Giorgio Giordano · Top Commentator · Politecnico di Torino
Parafrasando Marie-Jeanne Roland de la Platière : Privacy quanti delitti si commettono in tuo nome! Da quello - piccolo - di non esporre, in certe scuole, i tabelloni con gli esiti degli scrutini a quello - ben più grave - di fare morire in solitudine un essere umano.
  • Raffaele Rosi · Top Commentator · Politecnico di Torino
    Sig. Giordano: aggiungiamo il non pubblicare i nomi di chi viene condannato? Oppure quello degli evasori? Tutta 'sta privacy, e poi spiattellano in giro sui social network QUALUNQUE cosa personale... Finanche il colore delle mutande che mettono...
    Saluti, Raffaele
  • Raffaele Bilotta · Top Commentator · Università degli Studi di Palermo
    Raffaele Rosi La privacy sembrerebbe come la pelle di certe cose! Ma siamo sicuri che non sia,invece,ignoranza e/o vigliacco scarico da responsabilità?
SASSARI.
 È morto solo, in un letto dell'ospedale di Thiesi dove era stato trasferito dopo un ricovero di alcuni giorni all'ospedale civile di Sassari a causa di un ictus. Solo. Perché la legge sulla privacy che dovrebbe tutelare il diritto alla riservatezza a volte può ritorcersi contro chi preferirebbe forse stringere la mano di un amico, piuttosto che vedersi tutelato da un muro di silenzio sulle sue condizioni fisiche e sul suo trasferimento da un reparto ad un altro, da un ospedale a un centro di riabilitazione.

                                                     L'ospedale di Thiesi

 
È la storia di David Paul Bollard, collaboratore esperto linguistico di inglese, deceduto il 22 ottobre scorso a 60 anni, dopo una vita dedicata all'insegnamento. Il docente di origine britannica era a Sassari da una vita. Solo oggi, dopo un mese e mezzo, i suoi amici, i suoi colleghi e i suoi tantissimi studenti potranno dargli l'ultimo saluto. Alle 15.30 nella cappella del cimitero ci sarà una breve funzione prima della tumulazione. Fino a pochi giorni fa del suo corpo si erano perse le tracce: la privacy lo aveva fatto sparire. Una vicina di casa aveva provato a buttare giù a spallate il muro della riservatezza e della burocrazia, senza risultato: «David è morto la notte tra il 21 e il 22 di ottobre, ci conoscevamo da più di 25 anni, non eravamo amici, solo vicini di casa. Si scambiavano due chiacchiere per le scale, niente di più».
E proprio nell'androne delle scale che a metà ottobre la donna lo aveva trovato accasciato, soccorso dai suoi studenti che lo avevano accompagnato a casa pensando a un semplice malore, ma che viste le condizioni peggiorate avevano chiamato l'ambulanza del 118. «Io stavo andando a lavorare, ma mi sono fermata con loro. David non riusciva a parlare, aveva difficoltà a coordinare i movimenti, si stava agitando. Ho lasciato ai paramedici il mio numero di cellulare, dando la mia disponibilità in caso di bisogno, lo stesso hanno fatto gli studenti». Da quel momento la situazione è diventata grottesca. Il docente britannico non aveva parenti prossimi in vita o facilmente rintracciabili. Nessuno che potesse decidere per lui.Tramite conoscenze in ospedale la vicina di casa viene a sapere che David ha avuto un ictus, non è in grado di ricevere visite, anche perché sedato a causa di crisi di agitazione. La donna continua ad andare in ospedale inutilmente: «Tutti, dagli infermieri ai medici, perfino al primario, mi ripetono solo l'odiosa parola privacy». La gestione del caso è affidata ai servizi sociali e a un tutore legale.
«Faccio presente che David non è un barbone, ha un lavoro e una casa, ci sono persone disposte ad aiutarlo». Il 22 ottobre la vicina riceve la notizia che il docente è deceduto. «Mi viene detto: complicazioni. Ovviamente la privacy fa il resto. Vengo anche a sapere che da tre giorni era stato trasferito a Thiesi in un reparto di lunga degenza, per la riabilitazione. Nel pomeriggio, ricevo la visita di due assistenti sociali, mi chiedono se ho le chiavi di casa di David, vorrebbero dei vestiti. A questo punto mi arrabbio, dico alle due donne che è un po' tardi per farsi vedere, che le chiavi di casa David le aveva con sé quando è stato caricato in ambulanza, che se ci avessero permesso di aiutarlo forse tutto questo non sarebbe successo. Che lo hanno lasciato morire come l'ultimo degli ultimi».
Dopo la privacy ci si mette la burocrazia. Per qualche giorno il cadavere del docente rimane in ostaggio a Thiesi. Quelli senza nessuno come lui vengono sepolti nel comune in cui sono deceduti. Ma il funerale non si può fare prima delle disposizioni dell'ambasciata britannica. A Thiesi però non c'è cella frigo e il corpo del docente torna a Sassari. Solo questo pomeriggio, a un mese e mezzo dalla sua scomparsa, ci sarà l'ultimo saluto.

28/03/14

la burocratia colpisce ancora un debole Respinta la delega del figlio: in ambulanza per ritirare la pensione Villacidro, 88enne in barella allo sportello delle Poste


L'unico commento che mi sento di fare a questa assurda storia è anche questo dubbio : se la delega viene ritenuta non valida (anche se credo che non lo sia) perchè non viene abolita ?


la nuova sardegna 28\3\2014


VILLACIDRO. 
Vecchietta di 88 anni costretta ad andare all’ufficio postale in ambulanza per ritirare la pensione.E’ accaduto questa mattina a Villacidro dove, secondo quanto dichiarato da un figlio della pensionata, Raffaele Mocci, in possesso di regolare delega alla firma e al ritiro delle spettanze pensionistiche, il direttore delle Poste avrebbe preteso che ad apporre la firma al modulo di accettazione delle norme antiriciclaggio in vigore dal 1° marzo 2014 ,
L'ambulanza che ha trasportato alle Poste
la pensionata di 88 anni (foto Deidda/Rosas)
fosse personalmente la titolare della pensione. La quale si trova da sei mesi costretta a stare a letto per le conseguenze di una grave frattura ossea.
Il direttore dell’ufficio postale non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito e ha invitato chi voleva conoscere le motivazioni a rivolgersi alla direzione regionale di Poste Italiane. “Non capisco perché questa presa di posizione – ha detto il figlio della pensionata -, sono in possesso di regolare delega al ritiro delle pensione e di documentazione medica come mia madre non si può muovere dal letto. Perché costringerci a ricorre a un’ambulanza e creare tanti problemi a mia madre per una firma, che oltre tutto io sono delegato ad apporre ? Mi risulta che in altre circostanze il comportamento del direttore dell’ufficio postale non sia stato così intransigente”.
La spiegazione dell’accaduto, se vorrà farlo,è nelle mani della direzione generale della Sardegna di Poste Italiane. (l.on)

04/09/12

IL FISCO TASSA UN ORFANA DI PADRE [ AGGIORNAMENTO ] MA POI LA GRAZIA

Nel  post precedente  avevo  parlato   dell'ottusità'  di equitalia  che era  arrivata  a tassare  una bambina di sette  anni orfana di padre . Ebbbene   ci sono  ulteriori  aggiornamenti in meglio .  sempre  dall'unione  Gallura  del 4\9\2012 

Il nonno della piccola incontra il direttore dell'Agenzia delle entrate

Il fisco “grazia” l'orfana

Bimba tassata: via ai controlli sull'imposta

Per la Direzione centrale dell'Agenzia delle entrate, la cartella è stata inviata per errore. Ma la richiesta di pagamento resta.

Adesso la cartella esattoriale notificata a una bambina olbiese di sette anni (orfana di padre), non ha più un mittente. Infatti, per la Direzione centrale dell'Agenzia delle entrate si tratta di un errore materiale e i vertici del fisco non aggiungono molto altro per spiegare il caso. Ma sempre ieri, il nonno della piccola ha incontrato il direttore dell'Agenzia delle entrate olbiese, che gli ha confermato l'avvio di una verifica interna sulla richiesta di pagamento di 170 euro indirizzata alla minore.
CONTI DA RIFARE Dunque, la cartella potrebbe essere anche il risultato di un errore. Ma, intanto, resta in piedi il procedimento del fisco, avviato nei confronti della madre della bimba, per il recupero dei 170 euro. È questo l'altro aspetto interessante della vicenda, perché, ieri, è stato spiegato a Giuseppe Rossi (nonno della piccola destinataria della cartella esattoriale) che la storia della riscossione coattiva per poche centinaia di euro deve essere ancora chiarita. Insomma, neanche gli specialisti del fisco, per ora, possono mettere la parola fine al caso, poco edificante, di una diffida indirizzata a un minore.
IL DRAMMA Ieri mattina, Giuseppe Rossi è stato ricevuto dal direttore dell'Agenzia delle entrate di Olbia. Il responsabile della sede gallurese del fisco ha fornito, nei limiti del possibile, tutte le spiegazioni utili per chiarire la vicenda.. Per cercare di capire, bisogna fare qualche passo indietro. Il padre della bambina olbiese, finita nell'elenco dei debitori di Equitalia, è morto nel maggio del 2008 in un pauroso incidente stradale. Franco Diana viaggiava con i fratelli Mauro e Paolo a bordo di un'utilitaria, l'auto venne travolta da un camion e per i tre uomini non ci fu niente da fare. L'autista alla guida dell'autoarticolato è stato condannato a cinque anni di carcere, la sentenza è stata appellata e a breve inizierà il processo di secondo grado. Franco Diana era un dipendente della De Vizia, l'azienda che si occupa di raccolta dei rifiuti in città. La vedova dell'operaio (e la figlia) hanno ricevuto una striminzita liquidazione. Il problema riguarda proprio il trattamento di fine rapporto.
LIQUIDAZIONE “GONFIATA” Giuseppe Rossi ieri ha scoperto che le tasse richieste alla figlia e alla nipotina, sono state calcolate sulla base di una liquidazione vicina ai 10mila euro. Ma i familiari di Franco Deiana hanno ricevuto una somma che non arriva ai duemila euro. Per questa ragione Agenzia delle entrate e la De Vizia, dovranno rifare i conti. Poi si vedrà. Forse, però, la cartella per bimbi sarà buttata nel cestino.
Andrea Busia

02/09/12

Olbia Il fisco contro un'orfana di padre che ha 7 anni

Lo  che  ormai dovremmo essere  assuefatti e  che le vittime di  equi italia non fanno  più notizia  forse perchè   non sono coinvolti  parenti e\o amici  dei nostri   politicanti  . Ma  , almeno  fin ora   non s'era  arrivati ad un cinismo (  magari sarà  un errore  , il che  è ancora più  grave  perchè dimostra        la scarsa sensibilità  o conoscenza   delle situazioni familiari   degli utenti  )  tale  da parte  dei nostri burocrati .  Ma  lasciamo che  a parlare siano i fatti  in questione  presi    dall'unione sarda  Gallura  del 1\9\2012


OLBIA. Il padre della piccola, Franco Diana, è morto con 2 fratelli in un incidente stradale
Il fisco contro un'orfana di 7 anni  Notificata alla bambina una cartella Equitalia da 170 euroIl nonno della bimba, Giuseppe Rossi, ieri si è presentato nella sede olbiese dell'Agenzia delle Entrate: «Non paghiamo. Se volete pignorate il triciclo, è rotto».

Non ci voleva credere neanche il messo notificatore di Equitalia, che ha controllato e ricontrollato, allibito, la cartella esattoriale da 170 euro recapitata giovedì pomeriggio in una villetta di Azzanì. Il dipendente della società di riscossione, alla fine, si è arreso: l'atto che minacciava pignoramenti e altri sfracelli, in caso di mancato pagamento, era indirizzato proprio a una bambina di sette anni. «Sì - ha detto, imbarazzato, l'addetto alle notifiche - il destinatario è un minore».
IL FISCO CERCA UNA BIMBA L'Agenzia delle Entrate ha messo in moto il meccanismo della riscossione forzata per chiedere 170 euro a un orfana di 7 anni. Si tratta della figlia di Franco Diana, l'operaio olbiese vittima (insieme ai fratelli Paolo e Mauro) di un pauroso incidente stradale avvenuto nel maggio del 2008. La cartella esattoriale notificata alla bimba è soltanto l'ultimo atto di un procedimento a carico della vedova di Diana. Lo Stato deve recuperare poche centinaia di euro, a quanto pare le tasse sulla misera liquidazione pagata dall'azienda per la quale lavorava l'operaio. Prima le ha chieste alla vedova, adesso ci prova con la figlia di sette anni.
«NON PAGHIAMO» I familiari della piccola finita nel mirino di Equitalia sono stufi. Dopo l'incidente costato la vita al padre della bambina, sono entrati in un spaventoso tritacarne burocratico - giudiziario. Al dolore della tragedia, per loro si aggiunge la dose quotidiana di cinismo e cieca determinazione, somministrata dalla Stato. Il nonno della bambina, Giuseppe Rossi, un savonese brusco e diretto, fatica a contenersi: «Sono andato negli uffici dell'Agenzia delle Entrate a Olbia per chiedere spiegazioni. Devo dire che ho trovato delle persone disposte ad ascoltarmi, ed è già tanto. Anche loro non riuscivano a capire e mi hanno detto che verranno fatte delle accurate verifiche sulla cartella esattoriale e sul procedimento che riguarda la liquidazione versata dopo la morte di Franco. Io gli ho detto che non pago, se vogliono possono pignorare il triciclo di mia nipote.». Giuseppe Rossi mostra la cartella di Equitalia, in effetti il nome del destinataria è quello della nipote, la bambina che lo guarda sorridendo. La piccola ha capito tutto e osserva gli adulti che le stanno attorno, forse con un pò di compassione.
LA VEDOVA NEL MIRINO Anche Veronica Rossi, la giovane vedova di Franco Diana, ha ricevuto le cartelle Equitalia per le tasse sulla liquidazione del marito. La prima volta ha pagato, la seconda ha detto no all'Agenzia delle Entrate. Per lei che, sola, senza lavoro, titolare di una pensione di reversibilità ridicola, deve occuparsi della figlia, le richieste dello Stato assomigliano a uno scherzo feroce. Veronica non ha molta voglia di parlare della sua situazione. «Mi occupo io di questa storia - interviene il padre Giuseppe - adesso non abbassiamo più la testa. Devo tutelare mia figlia e mia nipote».
FORTE CON I DEBOLI Dal punto di vista formale, probabilmente, le richieste dell'Agenzia delle Entrate non fanno una piega. Di sicuro, ancora una volta, lo Stato dimostra di essere implacabile con i deboli e distratto con i più forti. I familiari dei tre fratelli travolti e uccisi da un camion (nove persone, tra le quali due minori) devono dividersi un risarcimento irrisorio. L'assicurazione, infatti, non va oltre il vecchio massimale della polizza del camion: 770mila euro. L'Unione europea ha costretto l'Italia ad adeguarsi alle disposizioni che impongono l'innalzamento della soglia massima dei risarcimenti a 5 milioni di euro. Lo Stato lo ha fatto tardi, e le famiglie degli operai morti non potranno beneficiare di questa correzione imposta alle compagnie assicuratrici. Ma che importa, si può sempre recuperare facendo la faccia cattiva con un'orfana di sette anni.
Andrea Busia

16/06/12

l'assurdita del garante e della legge sulla privacy e dei garanti ed enti simili

Quando in rete  (  commenti  sui  blog e  Social network  ) avevo detto  che  : in  internet  la  privacy non  esiste     e che  :  1)  il  garante   della p  era  un ente  inutile  da  abolire   e  da tagliarer  in tempo di crisi e di risparmio economico   , 2)   che la  legge in questione   era  una   legge   burla   e che  proteggeva i potenti  e  chi  ti  ...  tormenta  (  vedi pubblicità telefoniche   a  tutte  le ore   ) o protegge le, nella  maggior  parte  dei casi  , le illegalità  dei   i  potenti ed  i ricchi ,  e punisce   (  con la denuncia  d'ufficio  e  non ritirabile  )  le  fesserie   e  i piccoli  (  esperienza personale  )  sono stato  barricato d'alga ricoperto d'insulti  e  di critiche  la maggior  parte  offensive  , del tipo  : << ma  che  .... dici  , ti rendi conto delle .... , ecc  . Ma  ne frego e  continuo per la mia strada   perchè i fatti  mi danno ragione  leggetevi questa storia  qui  





A privacy ci sostiene

Buongiorno, sono venuto per chiudere un conto correntePerché lo vuole chiudere?Perché  non mi serve più e ne ho un altro sempre con Voi in una filiale vicino casaMa qui il conto è intestato a 2 personeSì ma con capacità singola di operareNon importa, dovete venì tutti e dueSupponiamo che l’altra persona sia deceduta.Allora me deve da portà er certificato de morteMa 10 anni fa, quanno morette la bonanima der mi padre, non ebbi bisogno de portà er certificato de morte pe chiude er conto che avevo con luiMo’ invece ce vole, come da disposizioni superiori ed er tutto pe contrastà li tentativi de chiusure indebiteE va bbè, vorrà dire che me pijerò n’antra mezza giornata de ferie e aritornerò cor certificato de morteEcco, bravo!Scusi ma via fax non lo accettereste?No, via fax noE se ve rilasciassi un’autocertificazione bassaniniana?Non è contemplata per i privatiE se ve connetteste ar comune via internet e ve lo stampaste ipso facto?Noi internet la usiamo per altri servizi , ma poi proprio nun se putrebbe, per via da praivasi. - Certo che ce ne dà de pil a noi sta privasi, riuscimo ad esportalla perfino in Cina, poverelli che tanto abbisognano de crescita democratica, in cambio dei loro pommodori.- Ma davvero? Certo che stamo un ber pezzo avanti 

un altro ente  inutile  è quello del registro  delle opposizioni per  evitare   che  .......  ti rompano a tutte le ore prima  con anonimi  , ma poi  visto che la  gente  non risponde   con numeri  fissi qualunque   cosi  chi usa il cellulare per lavoro   non sà  chi  ....   e lo scambia per  un  fornitore o un cliente  e  se   tu gli  dici  che sei  iscritto\a  a  quel registro cadono dalle nuvole  e  se  non rispondi una volta  ti tartassano o  se   dici no  grazie , trovi ( non condanno quelli del call  center , perchè sono  l'ultima  ruota  del meccanismo infernale  vedere i due  film sotto  .

                                 tutta  la vita davanti






 qui una  buona recensione  http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=49460

                                   in fuga  dal call center  




 qui maggior  news  http://it.wikipedia.org/wiki/Fuga_dal_call_center

Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget