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19/08/16

MA BASTA PARLARE DI BURKINI SI O NO CI SONO ALTRE COSE NAZIONALI ED INTERNAZIONALI PIù IMPORTANTI

molti   di voi  (  sia  fedeli  lettori  che   lettori occasionali  )    mi chiedono   ulteriori  spiegazioni   all'articolo precedente.

Ed  ecco  che mentre mi spremevo le meningi  per  rispondere  loro  che  ho letto  sulle notifiche  dei miei contatti   di  fb   questo post ,  un  anticipazione    di  quello   che  avrei voluto dire  io   ,  del mio  compaesano  




Sergio Pala
Il burqa in spiaggia..ne ho letto e sentito di tutti i colori...favorevoli, contrari...a parte che almeno queste donne non hanno l'assillo della prova costume o... della ceretta perfetta. Scherzi a parte, sta storia che sono "retrograde" vi sta sfuggendo di mano...a me non darebbero fastidio in spiaggia. Ho il pelo sullo stomaco.. e son abituato a ben peggio:
A) balenottere che se non fosse per il perizoma chiameresti "Green peace" segnalandone l'arenaggio;
B) vecchiette in topless, con due fichi secchi ( di quelli che usano per fare i dolci) al posto delle tette e con vene varicose presenti in google maps;
C) maschietti in slippino sulla riva che insistentemente si toccano il pacco, pensando di averlo scordato e lo tastano come si tasta il melone prima di comprarlo;
D) vecchietto seduto sulla sdraio che legge la Gazzetta mentre il suo testicolo esce dalla "tana" a prendere fresco.
E potrei continuare.
Vabbè..io esagero..sdrammatizzo...ma l'abito non fa il monaco... quindi al mare uno vada come vuole.. rispetto hai e rispetto avrai.. e pazienza se un coglione esce dalla mutande...mi preoccupano di più. ..quelli che escono per strada...



Ora mi chiedo   perchè   se  ci sono altri  praticanti  fondamentalisti   \  ortodossi    (  vedi  foto  sotto  )  nessuno\a  s'indegna   e  nessun politicante   calvaca l'onda   malpancista   ?


ebrei ortodossi  che  fanno il bagno   presa  da
  https://www.facebook.com/aldovincentdue?fref=ufi






Ora  concordo  con quanto dice su  Sabika Shah Povia  una giornalista freelance nata a Roma da genitori pakistani.  in questa intervista sul quotidiano http://altoadige.gelocal.it/italia-mondo/ del 18\8\2016    

 Cosa ne pensa della presa di posizione del primo ministro francese Valls a sostegno delle amministrazioni francesi che hanno vietato l’uso del burkini in spiaggia?
«Penso che vietare l’uso di un abito vada contro i valori stessi dell’Occidente. Sono convinta che ognuno debba essere libero di vestirsi come vuole. Non vedo proprio il problema nell’indossare il burkini: non copre il volto e quindi non va contro la legge francese del 2010 che vieta l’uso del velo integrale nei luoghi pubblici. La Francia ha una laicità estrema, pur di ostentarla si arriva anche a frenare le libertà dell’individuo, andando contro gli stessi principi del paese. Vietare il burkini mi sembra quindi una contraddizione».
[... ]
Quali possono essere le conseguenze del divieto?
«Secondo me può solo portare maggior divisione e meno integrazione. Le donne che si vedono vietata la libertà di andare in spiaggia in burkini possono sentirsi frustrate, marginalizzate, prese di mira. Sentire di non poter vivere la propria identità ed esprimere la propria personalità nel paese in cui ci si trova può solo aumentare il rischio di radicalizzazione.
Il dibattito sull'uso del burkini in spiaggia è arrivato anche in Italia.
«La nostra situazione è diversa. Numericamente ci sono molti meno musulmani che in Francia. Non ho mai visto nessuna donna in burkini sulle spiagge italiane, a Roma è anche difficile trovarlo nei negozi. Mi capita di vedere delle ragazze fare il bagno in leggings e maglia larga, ma nessuno ci fa mai troppo caso, forse sembrano ragazze che si fanno un bagno non programmato».
Quale sarebbe l’atteggiamento giusto da tenere se l’uso del burkini si diffondesse nel nostro paese?
«Si dovrebbe accettarne l’uso con naturalezza e tolleranza. Il burkini non è poi così diverso da una muta con una cuffia. Se una ragazza bianca indossa una muta e una cuffia per farsi il bagno non ci sono problemi, se lo fa una ragazza “marrone” è polemica. Pensare di vietarlo a me sembra discriminatorio. Queste leggi sono simbolo di paura verso il “diverso” e ostacolano la convivenza tra diverse culture.

 Infatti   

Nowhere Man
Nowhere Man Se è senza senso il divieto di indossare il burkini nelle nostre spiagge perchè nelle spiagge di molti paesi islamici le donne che mettono il bikini vengono arrestate? (se non di peggio)
Giuseppe Scano
Giuseppe Scano perché come da noi sono fondamentalisti
Daniela Rossi
Daniela Rossi Esatto il nostro divieto di burkini è il loro divieto di bikini
Giuseppe Scano

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Daniela Rossi
Daniela Rossi C'è chi fa il bagno rivestiti di lardo ....
Bell'articolo
Fausto Podda
Fausto Podda Il problema secondo me non è tanto che facciamo il bagno al mare vestite, Il problema nasce se vengono costrette. Ma vai e dimostralo...




Lorena Shanon Darkrose
non è corretto che se noi andiamo la dobbiamo adeguarci a loro e che se loro vengono qua loro non si adeguino a noi. come non è altrettanto bello sentire di guerre..ma tanto parliamoci chiaro ...le guerre tra noi umani sono tuttavia presenti e fa schifo uguale
Giuseppe Scano
Giuseppe Scano vero . però la proibizione non è modo giusto e si trasforma in imposizione , abbassandoci al loro stesso livello Lorena Shanon Darkrose
Lorena Shanon Darkrose
Lorena Shanon Darkrose non abbassandoci al loro livello non abbiamo ottenuto che il loro apprendimento andiamo in altro continente e facciamo quello che vogliamo. vanno fermati
Giuseppe Scano
Giuseppe Scano Lorena Shanon Darkrose vero ma con il buon senso e senza generalizzazioni


Antonella Pirina
Antonella Pirina Io dico una cosa, se vado in spiaggia vestita, nessuno mi dice nulla, se entro in acqua vestita, al massimo qualcuno può pensare che io sia strana...come a me pare strano vedere gente,a tempio, vestita con addosso qualcosa poco più grande di un costume da bagno!!! Ma una persona, se non offende nessuno, sarà libera di vestirsi come le pare???
Ora  come ho già detto all'inizio di questo post   il  velo anzi  i vari tipi di velo  islamico  e non solo 
in quanto anche  le nostre  suore ed  in alcune regioni  (  anche  se  sta  scompareendo  visto che a portarlo sono le  anziane  odurante le  manifestazioni religiose  e  folkoristiche   )     del sud   d'italia  (  sardegna compresa )   a  me  , se  è  spontaneo e  non si  è costrette    non mi distuba  ,eccetto il burquaperchè sia   che  sia  spontaneo  sia  il  cointrartio  vedi afganistan  viola  la  dignità delle  donne    .  La  penso  come Gianfranco bettin  cioè  usare  il  buon senso
 per  gentile  concessione  dell'autore
da   la nuova  sardegna del  18\8\2016
Meno editti  e     maggiore  equilibrio  
Nessuna donna dev’essere  obbligata a indossare  il burkini. Nessuna donna dev’essere obbligata a non indossarlo. Sembra facile, no?  Sono le basi del nostro diritto,delle  libertà personali inviolabili.Nessun  uomo dev’essere obbligato a farsi crescere la barba. Nessun  uomodev’essere obbligato a tagliarsela. Facile anche questo.
A  volte, più che alla sfera del diritto,
sembra di alludere a quella del buonsenso. Perché dunque siamo in una
tempesta culturale, ideologica e  politica? Perché una  discussione che dovrebbe essere certo difficile ma aperta, ricca, complessa,diventa unilaterale, gli argomenti  si tagliano con l’accetta, i  dogmi sostituiscono la ragionevolezza e il confronto? Perché, con ogni evidenza, questa è diventata una discussione  sul potere. Anzi,uno scontro  di potere. Dibattere sul burkini  (o sulla barba, o sulla poligamia,o l’omosessualità e così via,
con una predilezione per quanto  attiene al corpo, alla sessualità)  significa toccare punti nevralgici sia dei rapporti di potere interni  al mondo che esprime l’obbligo (o il forte condizionamento)  a indossarlo sia interni al
mondo che vorrebbe vietarlo (o anche solo superare quei tali condizionamenti ). Il premier  francese Valls che dà ragione a chi vieta il burkini non esprime  solo un tradizionale giacobinismo istituzionale francese sulle  questioni di laicità, ma anche la più contingente volontà politica di enfatizzare lo scontro concerte  correnti dell’Islam e, ben s’intende, di mandare un messaggio  ai propri elettori (e a quelli  che vede a rischio di seduzione  da parte dei Sarkozy e Le Pen).
Potremmo fare discorsi analoghi  per il caso italiano e anche  per l’Europa e l’Occidente, magari sostituendo la questione degli stili di vita con il tema davvero  epocale, la questione delle questioni: i movimenti migratori  e il rimescolamento prodotti  dalla globalizzazione.Vietare per consentire più libertà non sempre  è un paradosso.
In certi casi la necessità del divieto appare inequivocabile. Pensiamo alle atroci mutilazioni genitali,o ai matrimoni forzati.
La gioia di chi si toglie il velo o si taglia la barba nelle città liberate dall’occupazione dell’Is - o anche in tante vicende che si incistano  nelle nostre società e  che vengono felicemente risolte imponendo lo stato di diritto - ce lo dice nel modo più lampante.
In altri casi il limite tra la tutela  da un arbitrio e l’imposizione  di una sorta di contro arbitrio rischia
di essere più sfumato, speciequando il divieto non sia dettato da ragioni di sicurezza (che  impongono di essere identificabili,se necessario) ma, esplicitamente,da scelte di “valore”. Per questo servirebbero meno editti,e soprattutto un minor grado  di inquinamento politico nel  confronto delle idee e degli stili di vita. E anche, da parte di chi  parla dall’interno delle nostre società,una maggiore  consapevolezza  di quanto i nostri stessi  comportamenti, anche quelli in  apparenza più autonomi, disinvolti  e disinibiti (l’opposto di ciò  che fa indossare il burkini e tutte  le varianti di abbigliamento che  nascondonoo“soffocano” il corpo),siano spesso condizionati,addirittura stimolati, da sofisticati
apparati di manipolazione,dallo“sciame digitale” (il cui più  fine analista, Byung-Chul Han  ha di recente approfondito e intrecciato  i due concetti, età della  rete e condizionamenti, in  “Psicopolitica”, edito da nottetempo, acutissimo saggio sul  nesso tra libertà e costrizione oggi).Sia,dunque,l’equilibrio del legislatore, che decide per tutte e  tutti, a mitigare le forzature dei  leader politici e/oreligiosi,combattendo senza tregua,con leggi e strategia operative, chi conculca  la libertà, chi sottomette  chiunque, sapendo che la misura  fondamentale per valutare il grado di civiltà è,  ancora e più  che mai oggi, il grado di libertà  delle donne. In spiaggia e ovunque altrove.In tutti imondi,reali  e virtuali, di cui è composto l’unico mondo in cui tutti viviamo.

15/12/15

La mia guida al natale e alle festività 205\2016 [ come sopravvivere alle festività ] VIII gli petardi e affini si o no .? non mandare in soffitta il buon senso e la prudenza






IL tema dei petardi ed  affini   avrebbe dovuto essere  integrata a   gli animali  durante  le feste    seconda  parte    come  tutelarli dalle sparatorie  di  botti di capodanno  (  che   sara   fatta  prima a dell'ultimo dell'anno  ) ma  una  sparatoria    di petardi   alle  22  di sera  mi ha  indotto    a  scrivere  un post    sui petardi  . 
 ecco   alcuni llink 

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2012/12/31/PETARDI-Come-non-farsi-male-sparando-i-botti-di-Capodanno/350878/
https://www.ok-salute.it/benessere/botti-di-capodanno-le-regole-per-non-farsi-male
https://www.ok-salute.it/benessere/botti-di-capodanno-le-regole-per-non-farsi-male

e  un video illustrativo  


Se proprio non si può fare a meno di accendere fuochi d'artificio e far esplodere petardi, i consigli del nucleo artificieri della polizia di Roma per non trasformare i giorni di festa in una tragedia: il comandante Salvatore Timpano, per i 'botti' autorizzati; e il sovrintendente Massimiliano Daddario, per quelli illegali o fabbricati artigianalmente. Le interviste sono realizzate e postate direttamente dal corpo sul proprio canale youtube. (RCD - Corriere Tv)

Oltre  a  questo  video   ecco  un decalogo ironico   e  simpatico    deliberatamente  tratto    tratto dal forum  http://fronteacustico.forumfree.it/  (  qui  trovate   l'originale 

Cominciamo dall'inizio,ci sono state varie correnti di pensiero,sul come salutare l’anno nuovo. Petardi si,petardi no,petardi come e perché.  
Io sono sempre stato , fino  ai 16\17 anni  nonostante  ogni volta  che mi  esplodevano vicino o li sentivo  mi creavano fastidi all'orecchio  ,   PRO petardi ,  ma poi ho scoperto  i  danni  ( ne  riparleremo prossimamente  )    che fanno a  gli animali  ,ed  avendo un gatto   per  15  anni so  cosa  vuole  dire  .  Ora  invece  sono  in parete  contro  ,ed  in parte  pro   (  ancora  devo   trovare   da  che parte  stare  )  ma  con delle regole ben definite che nessuno sembra voler applicare, visto cher  ogni uno fa di testa propria e si va a finire a chi perde le dita (  se  non peggio )  e a chi approfittando del posto di potere che occupa mette leggi stupide a proteggere chi non deve perdere le dita come se fossimo tutti diversamente intelligenti. E fioccano i divieti,vuoi per l’inquinamento,vuoi per i rumori insomma c’è n’è che va bene. L’uomo ha festeggiato da secoli l’arrivo dell’anno nuovo sia in maniera rumorosa che con fuochi e falò. Ma un conto è un barbecue e un conto è bruciare 5 giornate di bosco.
Inoltre secondo me (poi per carità è un mio punto di vista) si vuole andare verso una demonizzazione di qualunque cosa sia festaiolo,magari tra 20 anni niente più spumante perché gli alcoolici fanno male e si fa il botto in machina poi dopo altri 10 anni niente più panettone per le fisime sul colesterolo e poi tra altri 20 anni qualche lurido abolirà le feste e il 25 dicembre e capodanno si lavorerà. Del resto si devono mantenere gli "ultimi arrivati".
Volete che capiti ? io no!
Petardi quando: a capodanno,ovvio diciamo tra 1 ora prima e 1 ora dopo,poi BASTA e nulla prima e dopo. Fortunatamente la crisi ha abbassato molto il petardamento selvaggio    anche se  ancora   continua  pam-pim- pim –pum che perdurava dall’inizio delle vacanze di natale alla befana. I petardi sono di capodanno e si scoppiano a capodanno. Un conto è provarne UNO un conto è un petardamento di stampo bombarolo e continuo che rompe le scatole per 15 giorni.
Ecco  oltre   alle regole   che trovate  nei  link    e  nel video qui riportato  (  lo so che i media  ci fanno due  palle ,  ma  quando certi incoscienti continuano    ripeterle e più che doveroso  ) 
ecco  un decalogo    sui  come regolarsi 

  • Petardi quanto: il budget destinato al petardamento DEVE essere limitato,ovvio. A capodanno normalmente ci si abbuffa e ci si inciucca,i petardi sono un di più non una ragione di vita.
  • Petardi quali: dall’innocua miccetta al petardone con nitromisturi da 1 teraton,si trova di tutto,legale e non. Dipende ovviamente da noi scegliere cosa è giusto per NOI ,festeggiare capodanno non deve diventare una roulette russa con l’ospedale. Quindi scegliamo cosa possiamo scoppiare con sicurezza. O compriamo una cassa di birra in più e petardiamo di meno,e finiremo la bevuta, ovviamene  senza  esagerare   da farci male  e  finire  all'ospedale   con tutte le dita al loro posto.
  • Petardi dove: scartare immediatamente le  estreme vicinanze  se  li si esplode in strada   e  senza  un adulto affianco  di   benzinaio,la raffineria,il deposito di bombole del gas e qualunque cosa non sia un luogo sicuro. I petardi fanno scintille,generano spostamenti d’aria ,insomma devono scoppiare in un posto dove non possono innescare eventi peggiori. Anche qui usiamo la testa. Pensiamo anche ai pompieri che non devono venire a spegnere cosa abbiamo acceso o ambulanze a  soccorrerci 
  • Petardi come:da sobrii,ovvio,rimandiamo a dopo-capodanno la bevuta “wild” o la eventuale droga pesante  o leggera  ,ogni petardo ha una distanza di sicurezza e va mantenuta a qualunque costo. Alcuni vestiti si appicciano anche solo con l’odore del fuoco quindi se siamo vestiti con alcuni materiali (guardate le etichette) non petardiamo. Si devono sempre avere due accendini ed entrambi efficenti. I petardi vanno appoggiati su una superficie sicura e stabile,si accendono e ci si allontana con passo spedito SENZA correre,perché correndo c’è rischio di cadere e farsi male e di non raggiungere la distanza prevista prima dello scoppio.
  • Petardi elaborati: Sarebbe bene EVITARE qualunque modifica su qualunque petardo perché l’esito di una modifica è imprevedibile,anche i migliori specialisti prima di mettere al mondo una nuova creatura a breve vita fanno calcoli su calcoli. E le cose da calcolare sono tante,onda d’urto,propagazione del fronte di fiamma,velocità di accensione. Insomma evitiamo   di correre  e far  correre  rischi inutili.
  • Petardi virtuali:  Ripensata economica ed ecologica,un bel CD con 10 minuti di suoni vari,scoppi ,esplosioni,elicotteri che svolazzano,mitragliatrici e magari il decollo di un razzo saturn degli anni 70. I botti virtuali rispettano di più gli animali perché non emettono ultrasuoni,non inquinano l’aria,non ci svuotano le tasche e ,l’anno scorso i “petardi virtuali” emessi da 4 casse electro voice (con 2 coni da 40 cm e due tweeter caduna) e un ampli da 1 kw non avevano nulla da invidiare a quelli reali,anzi erano secondo me molto maggiori. Si spende molto poco di corrente e lo stereo una volta finiti i rumori ritorna in casa a fare il suo lavoro. Unico consiglio è quello di evitare di strapazzare materiale audio “ultra costoso” perché un po’ di anni fa a una cassa epicure da ricconi sono usciti i coni e in una altra casa un marantz ha terminato la sua vita con una fumata bianca. Non sempre costa caro,è da audiofilo,e altre diceria vogliono dire che può essere sparato al massimo senza problemi.
  • Petardi e animali : un binomio che non va molto bene,purtroppo i petardi oltre al rumore dello scoppio emettono varie frequenze più alte che nessun bipede sente ma sentono i quadrupedi con vari effetti diversi. Alcuni se ne sbattono le pelotas,alcuni si spaventano,alcuni scappano. Quelli che più patiscono sono i cosiddetti "ciliegini" ossia cani piccoli la cui forma del naso è più piccola di una ciliegia . Gli stessi che tanto rompono e abbaiano sempre e comunque ,scusatemi sono di parte,sono gattaro! La scena della signora che esce da casa con una zampa di cane in mano spero resti solo in alcune vignette disegnate dal mitico eddy (lo stesso che aveva fatto stare un motore di un ufo sotto a un vespino che affiancato a un hayabusa a pieno gas in autostrada gli chiedeva come si metteva la seconda),gli animali che “meritano” una brutta fine sono quasi nessuno,e uno dei quasi è già andato. C'era un cane di una mia amica,odioso mordace e cattivo ma a 17 anni si è attaccato con un maremmano che gli ha fatto cambiare vita. Per ridurre l’impatto con i botti è bene che l’animale se è sensibile lo si tenga al chiuso ,con radio o tv accesa (MA NON SULLA SOLITA TRASMISSIONE DI CAPODANNO,se no si taglia le vene) a discreto volume e non partecipi al nostro festeggiamento rumoroso. E’ molto difficile stabilire il confine tra la logica sicurezza e lo zeccume malato più becero. Sta a noi e alla nostra testa.
  • Petardi silenziosi: non ci sono solo “ i botti” ma ci sono anche fontane luminose,effetti pirotecnici,girandole,insomma basta cercare e scegliere con la testa.
  • Petardi inesplosi: A volte qualche petardo non scoppia,un petardo dopo 1 quarto d’ora che non è scoppiato “può” essere considerato innocuo ma non è detto. Nel dubbio allontanarlo con una scopa o con uno spazzolone e spingerlo in zona sicura dove poi allo “sgombero” da farsi con una paletta (MAI raccogliere un petardo inesploso con le mani per nessun motivo)  ma  nel  dubbio   lasciatelo li  verrà raccolto e buttato via  dalla nettezza  urbana 

10/05/15

Cagliari: «Per paura dei tatuaggi non mi hanno dato lavoro» Tattoo e pregiudizi: il caso della modella “alternative” Alessandra Marini

  da la  nuova  sardegna del  10\5\2015 
LA STORIA
Cagliari: «Per paura dei tatuaggi non mi hanno dato lavoro».
Tattoo e pregiudizi: il caso della modella “alternative” Alessandra Marinidi Alessandro Marongiu
.



                               La modella        cagliaritana Alessandra Marini

Tutto si sarebbe aspettata meno che un giorno i lavori tra cui si divide da oltre un lustro, quello di estetista e quello di fotomodella, sarebbero entrati in conflitto e le avrebbero tolto la possibilità di ottenere un impiego per il quale era una candidata più che referenziata. Il perché è presto detto: Alessandra Marini, venticinque anni, originaria di Pula attualmente di stanza a Cagliari, con il nome d’arte di L’Ale Sailor è una modella “alternative” (ha fatto parte della community “Sickgirl”, ha posato per affermati fotografi di tutta Italia e con i suoi scatti è già apparsa su dei magazine stranieri), e a qualcuno i suoi numerosi tatuaggi, specie quelli sulle mani, non sono andati a genio. Il lavoro in un resort dell’isola come estetista per la stagione estiva, che dopo un colloquio sembrava già esserle stato assegnato, è ormai andato a qualcun’altra: meno tatuata.
«È stato il miglior colloquio che abbia mai fatto. Hanno da subito trovato interessanti le mie precedenti esperienze lavorative, facendomi sentire davvero apprezzata. E mi hanno detto che non mi dovevo preoccupare di nulla: avevano già dei dipendenti tatuati, e in più avrei indossato una divisa; i piercing e i dilatatori nei lobi delle orecchie li avrei semplicemente tolti durante il turno di lavoro. Sono uscita dalla stanza felice e soddisfatta: si trattava a quel punto solo di aspettare una chiamata per la conferma delle date dei corsi di aggiornamento. Fino a quando, due giorni dopo, non ho ricevuto una telefonata in cui mi dicevano che il colloquio non era andato a buon fine: la spiegazione si è rivelata un lungo giro di parole a vuoto, dal quale si intuiva che il problema, contrariamente a quanto mi avevano detto di persona, erano i proprio tatuaggi»
Se prova a mettersi nei panni del datore di lavoro, trova che in nessun modo si possa capire la sua decisione o che gli si possa concedere qualche attenuante?
«Io sono una persona che non fa distinzioni né giudica dalle apparenze. Ogni cliente sceglie l'estetista in base a diversi criteri, ma il principale resta sempre la bravura professionale: di conseguenza, per me è davvero ridicolo, nel 2015, andare ancora incontro a queste situazioni».
Considera quest’episodio come un “incidente di percorso”, o trova che i tatuaggi siano ancora lontani dall’essere completamente accettati?
«Fino a quindici anni fa, chi aveva anche un solo tatuaggio veniva etichettato come un poco di buono; al giorno d'oggi c'è sempre più gente che si tatua, o almeno che rimane incuriosita e affascinata da questo mondo, quindi guardo al futuro con positività anche se, ogni tanto, mi sento ancora giudicata. Permane insomma sempre quel pizzico di pregiudizio che, soprattutto nella mia professione, non dovrebbe invece più esistere».
Quando e perché ha iniziato a tatuarsi? Segue uno stile specifico?
«Fin da piccola ho sempre avuto dei gusti particolari riguardanti la musica, il cinema, la moda, la vita stessa, e tatuarmi tutto il corpo è sempre stato uno dei miei sogni, il perché forse non lo so bene neanche io. Quando mia sorella fece il suo primo tatuaggio, avevo otto o nove anni, ero gelosissima, ne volevo uno anche io a tutti i costi; finalmente, cinque anni dopo toccò a me, e mi tatuai una piccola stella in mezzo alla schiena. Ricordo ancora tutto quello che ho dovuto fare per convince mia madre, che a tutt’oggi non approva. Attualmente ho addosso svariati pezzi di tatuatori differenti come Enrico Garau di Electric Storm Tattoo, Fema di Elegant Ink, Uomo Tigre, Pietro Sedda, Francesco Liori, Diamante Murru e di altri ancora. La maggior parte sono di stile traditional e neo-traditional, un genere di cui sono sempre stata appassionata per la storia che racconta. Il genere tradizionale o American Style è legato al patriottismo e alla cultura americani, che aveva nel marinaio Sailor Jerry il suo più famoso rappresentante. Le linee sono grosse, dalle forti sfumature e dai pochi colori contrastanti: si tratta dei tatuaggi dei marinai, in poche parole. Mio padre, che era appunto un marinaio negli anni Sessanta, mi raccontava che alcuni suoi colleghi si facevano tatuare in porto, addirittura, e chi commetteva dei crimini direttamente in galera. In precedenza i pescatori si facevano tatuare àncora e timone nelle dita come simboli di fortuna, per propiziare una buona pesca o per far ritorno a casa sani e salvi dalla navigata. Ma questi sono solo alcuni esempi. In realtà non mi sento legata al traditional per il mio cognome o per il fatto che mio padre fosse un marinaio o un pescatore (anche perché lui non ha mai apprezzato i tatuaggi proprio perché ai suoi tempi erano per la maggior parte i carcerati a farseli): è semplicemente il genere che mi piace di più»
Dopo aver saputo che non ha avuto il lavoro s’è pentita, almeno per un attimo, dei suoi tatuaggi?
«Nella maniera più assoluta. Anzi, credo che tra un po' farò proprio un nuovo tatuaggio, e lo farò proprio nelle mani».

18/09/12

Sinnai, non ha soldi per pagare la pizza Salda il debito lavando piatti e posate



dal'unione  sarda  online del 18\9\2012  una   Storia vera o meno, fa notare come senza i soldi non siamo nessuno. e inoltre per le leggi vigenti non puoi far lavorare chi ti pare per ripagare il debito in una mezz'oretta o poco più di lavoro. accordo tra gentiluomini! senza il denaro siamo ancora noi stessi! noi siamo noi, il denaro è solo uno strumento e allo stato attuale veniamo usati dallo strumento!
.
Ecco la storia

Al momento di pagare il conto si è scoperto senza soldi. Così ha saldato il debito con la pizzeria in cui aveva consumato la cena lavando i piatti.
La vicenda ha avuto come teatro la pizzeria 'Birillo' di via Giardini, a Sinnai. Era sabato. Un giovane cliente si alza dal tavolo dopo aver consumato la pizza. Fruga nelle sue tasche ma non trova i 7 euro e 50 necessari per saldare il conto. Il titolare (Massimiliano Rubiu), con l'intento di scherzare, ha ribattuto: "Lava i piatti". L'imbarazzato avventore ha raccolto immediatamente la provocazione: grembiule ben stretto alla vita, ha ripagato il suo debito con venti minuti di lavoro tra stoviglie e detersivi. Vicenda chiusa ma con un pesante strascico su Facebook in cui si è scatenato l'implacabile tam tam di 'condivisioni'. "Non sono un morto di fame - ha commentato il giovane di fronte all'ilarità virtuale - avevo solo dimenticato i soldi a casa".

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