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22/04/16

Caso Raggi, un grosso problema per l’Unita' dal Nazareno temono che la Raggi possa querelare il sito unita.tv e creare un grosso problema per la legge sulla stampa.



fonte ilfattoquotidiano


Non s’è ancora placata la polemica fra il quotidiano l’Unità e Virginia Raggi. La candidata a Roma
dei Cinque Stelle non ha gradito il video, pubblicato dal sito del giornale di riferimento del partito democratico, in cui si vede una ragazza (che non è la Raggi, ma che secondo il giornale le somigliava) cantare l’inno “Meno male che Silvio c’è” di Forza Italia.




Il direttore dell’edizione cartacea, Erasmo D’Angelis, ha difeso il collega del sito unita.tv Mario Lavia, ma il comitato di redazione ne ha preso le distanze. Al Nazareno temono che la Raggi possa querelare il sito unita.tv e creare un grosso problema per la legge sulla stampa. Perché il portale in questione non è registrato, non è una testata giornalistica. E’ un blog.

benvenga questo precedente . se uno ti diffama . per colpa di quei cazzari che per risparmiare usano lo stratagemma legale ( sic ) del blog anzichè testa giornalistica paghiamo tutti blogger non allineati . ma fanculo va  unità  diventa serva   del governo   Gramsci  e  i vecchi  ( altroi  che quelli d'oggi  )  si staranno rivoltando nella  tomba  .  Meno male  che almeno  la redazione  ha  avuto un sussulto di dignità .  Ora  molti mi diranno  :  <<   ma non eri contro  la legge    che applicava la diffamazione   al blog  >> ?    certo lo sono ancora  , perchè  quella legge era stata  fatta   per  salvarsi le chiappe  , quando  bastava  applicare le stessi leggi  che  si applicano   alla stampa   e all'informazione    senza  bisogno di  farne di nuove .  Perchè   troppo  comodo  , sempre  dal ilfattoquotridiano stavolta del 18\4\2016 fare    cosi  





Il fattoquotidiano ha rilanciato sul sito internet la notizia che l’aspirante sindaco 5 Stelle in Campidoglio avrebbe fatto la comparsa nel video “Meno male che Silvio c’è” per la campagna elettorale di Forza Italia nel 2008. In rete alcuni utenti avevano fatto notare una presunta somiglianza con una delle partecipanti, poi smentita dalla diretta interessata.
Erasmo D’Angelis, direttore della testata, in un’intervista al Corriere della Sera ha spiegato: “Se abbiamo pensato a una rettifica? No perché non è un’operazione politica, ma giornalismo 2.0“. E alla giornalista che gli chiedeva perché non hanno controllare la notizia prima di pubblicarla, ha ribattuto: “No, la somiglianza è oggettiva e i social pieni di smanettoni che segnalano foto e video. Se ho fatto bene a pubblicare una bufala? Il web ha modificato profondamente il giornalismo, sui siti e sui social gira di tutto”. ( ... )  cusa su Twitter. “Si tratta di una bufala colossale”, si legge sul blog. “Il direttore de l’Unità, giornale mantenuto dai contribuenti con 152 milioni di euro pubblici in 24 anni, ha pubblicato in prima pagina nel sito del giornale piddino una colossale bufala su Virginia Raggi. Smascherato, sbugiardato e sbertucciato da tutta la Rete, D’Angelis non ha chiesto scusa e al Corriere della Sera ha detto che non si tratta di bufala, ma di giornalismo 2.0. D’Angelis quindi non è un bufalaro, ma la “vergogna dell’informazione italiana 2.0″.

E'  vero    che    in rete  ( ma  anche no )  capita    prendere le cantonate  o scrivere male  (  è successo anche al sottoscritto     che ha : in un caso  ha pubblicato una rettifica  , in un altro  ,perchè  la persona era  un cafone    e non lasciava neppure parlare   ed in tono arrogante  non gli bastava  una retifica  , lo ha riomosso  ) o peggio  invntarsi   una  cosa   ma    quando   la  casa  viene  sbugiardata  \ smentita   perchè   continui   e  ti difendi  come si è difeso il diettore in questione  . La  libertà  è anche rispetto e non  offendere (   quando capita  essere  consapoevole   e  quando  è palese  chiedere  scusa  )   o calunniare


05/01/16

la balla \ bufala ( almeno fin ora ) della tassa sui cellulari

Anno   nuovo   vita  nuova  direbbe in  proverbio  . Ma  invece  no ....  rincominciano le bufale  o gli articoli  di siti pseudo   informazione  o  news alternative  \  contro informazione  .
Ci risiamo, ciclicamente, ormai con cadenza quasi giornaliera, si creano  ( quaqndo non si riciclano e modificano quelle  vecchie  )   centinaia di belle bufale calde calde, che poi rimbalzano lievitando nei social network. Ma  mi chiedo  gli autori di bufale  e  di articoli    di news  pseudo alternative    non sono mai a riposo. ?   Essi non si rendono conto  che










La disinformazione,si sa, fa dei danni,a volte non ci si rende conto nemmeno quanti...fare girare un appello anche se in buona fede se non verificato può vanificare i vostri buoni propositi tale da renderli addirittura  dannosi per le creature che credevate invece di aiutare... 
 [---] 

Per questo motivo mi preme fare questa nota da fare girare per mettere una pezza ai danni arrecati da queste condivisioni prive di fondamento e cercare di  arginare la via a possibili danni ulteriori.


Una delle ultime notizie fasulle lanciate in rete, e  che  qui oggi propongo  è  una delle tante    che  viene condivisa    come quella    della  tassa  sulle ricariche delle schede  sim dei cellulari    ( forse si  sono dimenticati    che tale  tassa  non esiste  più  da  qualche anno  )   condivise sui social network, riguarda il mondo della telefonia.  Il bello è  che la gente  la prende  sul serio  o ci casca    come  di mostra   la discussione avuta  sul mio fb     alla notizia  che  sotto riporto




Commenti
Anna Paola Mandelli Anche il canone rai sulla bolletta era una bufala,adesso ce la spupazziamo sul groppone.Questi sparano le notizie vere per bufale ma in realta' ci stanno avvisando qualche mese prima.
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Giuseppe Scano Aspettiamo e vedremo . anche la tassa sui cani sembrava vera e certa e poi lo sappiamo com'è finita
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da http://www.butac.it/ennesima-bufala-della-tassa-sui-cellulari-dal-2016/


Ufficiale dal 2016 arriva la TASSA SUI CELLULARI, 299 euro l’anno per i possessori di un telefono




Una tassa sui cellulari? Ancora? A che volta siamo, qualcuno le ha contate?
E chi l’avrebbe stabilita, di grazia? Dalle immagini si direbbe il Partito Democratico: in evidenza, l’articolo riporta una foto di Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con il simbolo del partito in bella vista. Leggendo però scopriamo che sarebbe una decisione della Corte Suprema dell’Unione Europea che, con sentenza odierna, ha stabilito che, alla luce della direttiva 1999/5 e delle altre direttive in materia di radiocomunicazioni, le legislazioni nazionali sono libere di equiparare gli apparati terminali delle comunicazioni alle stazioni radioelettriche, di prevedere un’imposta per l’utilizzo delle apparecchiature terminali di telefonia mobile terrestre, di equiparare l’autorizzazione o la licenza a un contratto di abbonamento e di prevedere il pagamento della correlativa tassa governativa in relazione a tutte queste ipotesi. In effetti, né la licenza, l’autorizzazione o il contratto di abbonamento, né il pagamento di una tassa, intralciano la libera circolazione delle apparecchiature terminali di telefonia mobile terrestre.

Titolo di studio dell’autore: kleenex usato. Ci ho messo un’ora per arrivare alla fine del paragrafo: maledette virgole. Non ricordavo così tanto dolore nel leggere da quando facevo ilproofreader per i pezzi di maicolengel. [Ninth tu a Pasqua non ci arrivi… ndMaicolengel]

Io non so voi, ma non esiste alcuna “Corte Suprema dell’Unione Europea”. L’unica che sovviene è quella di giustizia, ma non ha nulla a che vedere con tutto ciò. La direttiva 1999/5  non parla di imposte di utilizzo delle apparecchiature, bensì di “reciproco riconoscimento della loro conformità”. Ovvero, i criteri necessari all’apposizione della cosiddetta marcatura CE. E la dichiarazione di conformitàpuò essere un documento, un’etichetta o qualcosa di equivalente e deve presentare le seguenti informazioni minime:
  1. nome e indirizzo del fabbricante o del mandatario che rilascia la dichiarazione (ed il numero di identificazione dell’organismo notificato qualora il modulo applicato preveda l’intervento di un ente terzo);
  2. identificazione del prodotto (nome, tipo o numero del modello ed eventuali informazioni supplementari quali numero di lotto, partita o serie, fonti e numero di articoli);
  3. tutte le disposizioni del caso che sono state soddisfatte;
A ) norme o altri documenti normativi seguiti (ad esempio norme e specifiche tecniche nazionali) indicati in modo preciso, completo e chiaro;
B ) tutte le eventuali informazioni supplementari necessarie (ad esempio classe o categoria quando previste dalle specifiche tecniche);
C ) data di rilascio della dichiarazione;
D) firma e titolo o marchio equivalente del mandatario;
E ) dichiarazione secondo la quale la dichiarazione di conformità viene rilasciata sotto la totale responsabilità del fabbricante ed eventualmente del suo mandatario.

Insomma, siamo di fronte all’ennesima bufala su nuove tasse in arrivo. Al momento in cui scrivo, non ci sono notizie di nuove tasse sui cellulari. Non c’entra nulla il PD, né Franceschini, né chissà quale fantomatica “Corte Suprema dell’Unione Europea”

Fra l’altro informazioneindipendente non è la fonte di questa notizia, bensì Il Telegrafo, il quale si definisce “satirico”. È scritto nel disclaimer che potete leggere anche voi, se leggeste fino in fondo alla pagina – nero su blu perché si sa, devono fare in modo che non si noti, se no come guadagnano con la pubblicità?


Il telegrafo è un blog satirico e quindi alcuni articoli contenuti in esso sono inventati. La redazione non intende minimamente offendere nessuno. Testi, video e immagini inserite e contenute in questo blog sono tratte da internet e pertanto, considerate di pubblico dominio. Qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo.
Non credo serva aggiungere altro. A parte che ho letto satira migliore nei numeri di telefono scritti sui bagni dell’Autogrill.

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