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09/09/09

Non siamo tutti uguali (parte seconda)

Proprio nel giorno contro la violenza sulle donne, Lubna Ahmed Hussein ha vinto la sua battaglia: è libera, e non dovrà nemmeno pagare la multa (ci ha pensato il sindacato giornalisti). Ma lei insiste, vuole andare al carcere per deferire il suo caso alla Corte costituzionale. Una grande vittoria, seguita purtroppo da notizie tristi. I media stanno celebrando con solenni epitaffi (molto maggiori di quelli dedicati a Teresa Strada e al compleanno di Emergency) la morte di Mike Bongiorno, avvenuta ieri all'età di ottantacinque anni. Per carità, ha scritto la storia della tv (nel bene e nel male). Riposi in pace. Il fatto è che negli stessi istanti, nella Casa circondariale di Pavia, moriva a 41 anni Sami Mbarka Ben Gargi, oscuro tunisino dai trascorsi tutt'altro che gloriosi. Un "nessuno" deceduto per fame, dopo una protesta durata oltre un mese. Protestava la sua innocenza, evitando di toccare cibo e di bere acqua. Non un'associazione "per la vita" si è levata a sua difesa, nessun Giuliano Ferrara ha portato bottiglie d'acqua fuori della prigione. Così Sami è morto. Il direttore del carcere ha dichiarato, con un laconico e significativo anacoluto: "Un soggetto, già privo della sua libertà, non puoi privarlo della facoltà di poter decidere e quindi di autodeterminarsi". In questo pessimo italiano si potrebbe parafrasare la famosa formula "il carcere rende liberi", come rendeva liberi, e sempre da quella cosa chiamata vita, i soggetti d'un altro carcere di tanti anni fa. E poi, era solo un tunisino.


Daniela Tuscano


Aria di Daniele Silvestri

24/12/07

Senza titolo 2435

visto le polemiche  che ancora  la legge  sulla fecondazione assistita  continua  a suscitare  mi  chiedo   nonostante  ho  già una  risposta  : cosa  è più duro per una donna   che decide  di sottoporsi alla fecondazione ,uccidere il futuro  nascituro  al  4 mese di gravidanza  nel caso dagli esami  sarà dimostrato che soffrirà di una malattia  rara  od  ereditaria  che lo perseguiterà  per  la sua esistenza --- come nel caso  della talassemia  diffusa  nella  mia regione ---- oppure  ucciderlo ( anche se  adesso  si  è arrivati  a  un avanzamento delo studio  dove  l'analisi dell'embrione  e  quindi  l'impianto  e l'eventuale  soppressione  può essere  fatta   già  prima  che  si formi   il Dna  e  quindi  vitra   )  con l'analisi pre impianto rifiutando  gli eventuali  embrioni malati ?
a voi la  scelta  .  io  la mia l'ho già  fatta  anche se un po'  sofferta  al referendum  del  2005   trovate  sotto  i miei  articoli  prima  dela campagna  del referendum e  sulla  campagna  del  referendum  per  gli altri  pos  campagna referendaria   cercate  nell'archivio  giugno  \ luglio 2005 

  approfondimenti 



24/06/07

Senza titolo 1910











Uno dei punti-cardine dell’identità occidentale è il fatto che le istituzioni democratiche, modificando la mentalità e le strutture stesse del potere, siano state capaci di eliminare, o comunque limitare la tendenza naturale ed immortale del potere di autogestirsi e di autoassolversi.
Insomma di fare quello che gli pare impunemente. In un film recente sul processo di Norimberga una scena in particolare esce dalla retorica che (ahimé) prevale in quasi tutti i film sulla II guerra  mondiale ho visto con particolare interesse un dialogo, avvenuto realmente, fra Hermann Goering ed uno psichiatra americano d’origine ebraica, incaricato di parlare con tutti i criminali nazisti di alto grado, per capire come fosse possibile che persone “normali” e spesso di elevata cultura avessero potuto anche solo concepire lo sterminio di decine di milioni di persone.Alla faccia della vecchia idea che il progresso tecnico e culturale portino maggiore civiltà.


Ma non usciamo dal seminato.
Su un punto l’americano viene preso in castagna: alla domanda sul come avesse il popolo tedesco potuto accettare una cosa simile, il nazista avrebbe risposto grossomodo: “quello che abbiamo fatto noi con gli Ebrei l’avete sempre fatto voi con gli Afroamericani”, ghettizzati, discriminati per legge, sfruttati.ra, nessuno ha mai messo i Neri in campi di concentramento, era un’esagerazione retorica volta a spiazzare l’avversario, ma nella sostanza Goering aveva ragione, aveva mostrato come anche un paese democratico può conservare sia a livello istituzionale che psicologico forme di razzismo e discriminazione che sono difficili da superare.


Passiamo ai nostri giorni.
Se una persona che viene dal Marocco in Italia


1) lavora onestamente
2) studia
3) conosce e si innamora di una donna italiana (Khadija)

4) i due si sposano
5) lavorano insieme per tradurre e diffondere documenti in lingua araba

qual è la nostra reazione ?
Non c’è niente di male. Fanno la loro vita e diffondono la fede in cui credono.
Buona fortuna.












Ma se l’uomo, Abou Elkassim Britel  cittadino italiano d’origine marocchina, viene arrestato in Pakistan e poi con una extraordinary rendition della CIA (quella che il parlamento UE ha dichiarato illegale, facendo finta di non saperne nulla) consegnato alle amorevoli cure della polizia marocchina, dove viene pestato, torturato e processato in modo sommario, lo stato italiano e l’opinione pubblica, informati dalla nostra stampa di parastato non dovrebbero intervenire ?
Questo pover’uomo e sua moglie sono in difficoltà, ed è nostro dovere intervenire e fare il possibile per aiutarlo: siamo esseri umani e del resto…cittadinanza comune, ca77i comuni
Lo stato italiano fa schifo: se aiutiamo il povero Abou (detto Kassim) ad essere trattato come qualunque essere umano ha diritto di essere trattato non cambieremo le cose da così a così, ma certamente faremo un piccolo, grande passo avanti.
L’apparato democratico va preservato negli aspetti che funzionano bene e migliorato in quelli poco curati, per evitare che la macchina si inceppi.
Per mettere un po’ d’olio negli ingranaggi è possibile aderire alla campagna No More Word, indetta da varie ONG, come IND, UNACR e Secondo Protocollo (ma non sono le sole), inviando una email con nome e cognome all’indirizzo email che trovate sotto nomoreword@secondoprotocollo.org.
In questo modo verrà recapitata una email di protesta all’ambasciata marocchina in Italia, oltre che ai ministeri italiani degli Interni, degli Esteri e di Grazia e Giustizia
Consiglio anche di leggere le considerazioni-appello, che condivido in pieno, di Elisa







e Khadi     e Falecius per avere un’idea più chiara della vicenda e dei numerosi risvolti che essa ha possono essere preziose informazioni sulle relazioni italo-marocchine, importantissime per capire alcuni risvolti della vicenda, sono consultabili qui








































20/03/07

Senza titolo 1708

SOLTANTO UN CANE.

Puoi prenderlo, tenerlo rinchiuso per anni in una gabbia, provare su di lui
ogni genere di tortura. Quando sarà ormai inutile potrai disfartene,
gettandolo per strada, tanto, dopo ciò che ha subito, non desidererà altro
che morire..

E' soltanto un cane.

Puoi legarlo ad una palizzata in ferro, in centro città, mentre altri come
te passano pieni di borse, dopo lo shopping, puoi incidere la carne a
partire dalla spina dorsale e iniziare a tirare la pelle, lo puoi squoiare
vivo, sul marciapiede, a lato della strada, puoi sentire, come tutti, i
latrati arrivare al cielo e lasciare la carcassa morente legata a quel palo,
nessuno farà una piega oltre le smorfie di disgusto.

E' soltanto un cane.

Puoi metterlo in una stanzetta e filmarlo mentre inala gas letale e
cronometrarlo anche.. per capire quanto tempo ci metterà a morire con la
pelle bruciata, gli occhi lacrimanti, la gola secca.. nemmeno abbaierà,
tanto sarà intento a capire.. perché lo uccidi.

E' soltanto un cane.

Potrai mettere il cappottino firmato al tuo "cucciolo di casa" e indossare
suo fratello nell'interno della pelliccia ed in tutto ciò avrai la
sfacciataggine di professarti "amante degli animali"!

E' soltanto un cane.

Potrai usarlo per fare cuccioli da vendere. Quando non vorrà più farsi
ingravidare dopo anni di sofferenze, potrai legarla con una catena,
spezzarle le zampe posteriori e far sì che non si ribelli quando la farai
montare, due o tre volte l'anno..per una vita intera. Che importa se non si
reggerà in piedi, che importa se vivrà nei suoi stessi escrementi, che
importa se quelle gambe spezzate nessuno le rimetterà mai più in sesto?

E' soltanto un cane.

Potrai prendere i più indifesi, quelli abbandonati, quelli per le strade o
quelli lasciati fuori ad aspettare il padrone, potrai venderli e fare
soldini.. che importa poi se andranno a morire per un rossetto o per un
dentifricio?

E' soltanto un cane.

Sarà lecito prenderli, appena nati, chiuderli in un sacchetto e lasciarli
morire al sole.. con il cordone ombelicale ancora attaccato, con quei musini
da topini che frugano e cercano la mamma.. tanto ce ne sono già troppi.

E' soltanto un cane.

Potrai gettare un bel pentolone pieno di acqua bollente sul cane del vicino,
perché ti dà fastidio che sconfini nel tuo orticello.. potrai farlo morire
così oppure potrai mettere una polpettina preparata con amore, con carne di
manzo e .. vetro.. e stare tranquillo nella tua piccola bellissima
villetta..



 

E' soltanto un cane.

Potrai bruciarlo vivo, una sera in cui non sai che fare e vuoi provare
qualche emozione, con gli amichetti di giochi: allora puoi prendere un cane
indifeso, legarlo e guardarlo mentre la sua carne brucia, ridacchiando nel
sentire i suoi lamenti..

E' soltanto un cane.

Potrai sparargli, perché devi imparare ad uccidere e ti hanno detto che per
farlo devi prima uccidere un innocente.. chi meglio del cane di strada, già
logorato da una vita penosa, fatta di calci e sassate e di musi nella
spazzatura?

E' soltanto un cane.

Ma se una volta, nel fare tutto questo, lo avrai guardato dritto negli
occhi, occhi terrorizzati, occhi che implorano pietà, occhi che non osano
guardare il carnefice, occhi scuri, occhi profondi di chi, malgrado tutto,
non sa odiare, se lo avrai guardato e non avrei fermato la mano, allora
sappi che non sei mai stato vivo.. né degno d'esserlo.

Avrai pensato: TANTO ERA SOLTANTO UN CANE..


ho ricevuto questa bellissima mail, da un amico.Penso che la violenza sugli animali sia disgustosa e vigliacca.Chi la compie meriterebbe durissime violenze

18/11/06

Senza titolo 1503




N.B
solito problema  nella lettura  dei collegamenti  a causa  di programmi da me usati e  quelli usati dalla  piattaforma  splinder 


Oggi  ho trovato numerose email, e non nei commenti come mi sarei aspettato,
di critiche superficiali e fatte tanto per fare  quanto ho scritto precedentemente  sui fatti avvenuti nel liceo di Torino ( lo so  che devo cestinarle come ho già detto più volte in questo blog,ma  non ci riesco è più forte di me,perchè a mio avviso sono sintomo  di quel disagio che porta  a giustificare,se non adrittura  a commetttere  ed  ad emulare simili   gesti  \ eventi come quello di torino ) . In esse sono  stato " accusato "  di  : 1) d'esagerare per un piccolo caso , 2)  di fare politica perchè ho citato in opera politica,cioè  gli indifferenti di Gramsci 3) non è  giusto che debba pagare  anche gente che non c'entra  niente  come  il resto  della clase  e l'insegnante  puniti  dal  preside   del liceo di torino (  dov' erano avvenute le  violenze  verso  il disabile ),4) che il bullismo è sempre esistito a scuola  e nelle caserme 
Rispondo punto per punto  alle accuse che mi vengono lanciate 

1) 
Essa è immotivata  e fatta da gente  che  sottovaluta il problema   considerandolo   di poco conto,quando invece  gravisimo ed  è ogni giorno peggio.Infatti come testiimoniano i  giornali d'oggi  ( 18\11\2006 ) leggerete  di  torie di ordinaria violenza nella scuola italiana. Non è Bowling for Columbine, ma qualcosa comincia a rompersi, qualche limite, forse, sta pericolosamente crollando. Il caso del ragazzo disabile maltrattato dai compagni nella scuola di Torino e ripreso dal telefonino, è solo uno dei tanti a disposizione della Rete. Dove proliferano - e cronologicamente, da prima - immagini e filmati degli studenti italiani trasformati in una specie di orda barbarica. C'è sempre un sodàle che riprende tutto, divertendosi un mondo: sedie che volano, grida furiose e autoeccitate, droga, calci, pugni, bullismo all'ennesima potenza. Poi ci pensano Google e Youtube a fare il resto. Così, qualcuno potrà dire "io sono su internet", i video circoleranno e i protagonisti penseranno di essere diventati famosi perché quel filmato avrà scalato la classifica di gradimento del sito.
La casistica è disparata e amplissima. Come se ormai fosse una moda, una tendenza. D'altra parte negli Stati Uniti - dai quali importiamo sempre il meglio - da anni in Rete hanno grande successo i video denominati school fighter dove si vedono studenti che fanno a botte fuori dalla scuola. I ragazzi italiani prediligono invece il danno al bene pubblico, la devastazione di tavoli, sedie, lavagne e tutto quanto riescono a trovare nelle aule. Senza dimenticare le persone. Così è normale far esplodere delle micce sotto la cattedra ed è altrettanto normale tirare un banco contro una finestra e farlo a pezzi. O far esplodere un accendino creando un vero e proprio falò. Ancora: prendere il registro di classe e picchiarlo in testa al compagno di scuola che in quel momento sta serenamente conversando con un altro. E si spaventa il poverino, ma tace perchè l'altro è il bullo e si vede. Molestare i più deboli fa parte dei giochi. E i docenti, in questo gioco al massacro, davanti alla tivvù, sembrano proprio i più deboli. Per lo meno impotenti. Il professore redarguisce lo studente. Quello invece di incassare e andare al posto comincia a urlare, a dimenarsi, a inveire. Alla fine parte un vaffa e il prof che fa? Zitto. Commenti dalla Rete: bravi, bene, bis. "I prof sono degli schifosi". E a chi tenta di riportare il tutto in un alveo di decenza la risposta non manca mai: "Taci tu, scemo, ci stiamo solo divertendo un po' ".
Infatti  sul corriere della sera  di oggi  afferma e  sottolinea Paolo Osiride Ferrero, presidente per la Consulta per le persone in difficoltà << Quello accaduto a Torino non è un caso isolato come a noi piacerebbe pensare >> . Le cause  vengono analizzate  da Isabella Bossi Fedrigotti sempère sul numero  odierno del corriere dela era   <<  I ragazzini di Ancona violentano la tredicenne riprendendo la bella scena e la scaricano in rete dove potranno gustarla, commentarla e, probabilmente, vantarsene con gli amici. E più o meno lo stesso è successo a Napoli, a Ginevra e in innumerevoli altri recenti casi di aggressioni.Quasi tutti avvenuti a scuola, come testimoniano i risultati delle ricerche in rete, che in una catena inattesa e disgustosa di botte e angherie si materializzano sullo schermo, serpente velenoso che si mangia altre illusioni sui nostri figli. Li sapevamo immaturi, indifferenti, privi di iniziativa, forse ignoranti o anche maleducati: non perversi. D’un colpo, tutti questi giovani filmaker dei loro stessi orrori, neppure ancora maggiorenni, spesso soltanto adolescenti, sembrano essersi trasformati in adulti opachi, disfatti dalla noia: vecchi stanchi che, ormai estranei alla vita, si chiudono nelle loro buie stanze per guardare filmini oscenamente violenti o pornografici, unico mezzo per riuscire a strapparsi ancora un guizzo di vitalità.



Evidentemente infettati da una malattia che da tempo si sta allargando nella società, per cui esiste solo quello che si vede in televisione e tutto il resto è ininfluente e senza peso, picchiano, stuprano, umiliano, ma, contemporaneamente immortalano o raccomandano di immortalare, forse perché sentono che, se nessuno li guarda mentre esercitano le loro odiose sopraffazioni, se nessuno dei tanti confratelli di vizio li osserva, li approva, magari, anche, li invidia, rischiano di scoprire il nulla inconsistente di cui sono fatti.

Non potendo andare in televisione, si arrangiano per finire almeno su Internet, dove, c’è da immaginarlo, già sono diventati personaggi, quasi eroi: del male, è vero, ma per loro non si tratta certo di una controindicazione. Né un caso, a questo proposito, che il picchiatore del disabile nella scuola torinese si sia affrettato a dichiarare che non era stato lui a scaricare il filmino in rete e che, anzi, non ne non sapeva nulla: probabilmente ha avuto la percezione che prendere a calci è un conto, ripeterlo decine di migliaia di volte nei fotogrammi della rete, per la sicura proliferazione della violenza contro i deboli e la soddisfazione degli ebeti guardoni, tutt’altro.

Se una consolazione ci può essere, sta soltanto nel fatto che l’ansia di mostrarsi e di riguardarsi di questi sfigatissimi giovani deve essere tale da far perdere loro la misura del rischio che corrono: è, infatti, proprio grazie a Internet, grazie alle tracce dei telefonini che, fino adesso, sono stati quasi sempre smascherati.>> .                                                           Tale  origine viene anche confermata  ,  sempre  sullo stessoi quotidiano daAnna Oliverio Ferraris psicologa dell’età evoluti : << SENTIRSI FORTI Molestare chi è debole fa parte dei giochi. «Mettere in difficoltà le persone indifese dà piacere. E’ un modo semplice e primordiale di sentirsi forti — commenta — e mettere il video in Rete è un modo per amplificare e ottenere apprezzamenti. Dal punto di vista di questi ragazzi è solo un divertimento ». Per tutelare i minori è sceso in campo anche il garante che ha deliberato l’introduzione di un codice di sicurezza sui telefonini che offrono servizi per adulti.
2)  
Io non intendevo  con quel post  fare politica  anche se l'indifferenza  ha  iun significato politico ( altrimenti non si  spiegano  di come  le dittature   del ecoo corso  abbiano preso e mantenuto il potere o come certi governi che si dicono  democratici possano fare oppure permettano\tollerino in mùnome del petrolio e del  dejnaro  crimini  , contro l'umanità )   ma non  è questo il nostro caso.Infatti ho citato  solo le parti non politiche , perchè trovo  le parole  di  G ed in particolare quelle citate  una delle migliori  e più comprensibili per descrivere sia l'indifferenza  ma soprattutto gli indifferenti  . Comunque  per chi volesse  una definizione " non politica  "  la  trova  qui  e qui oppure nel significato filosofico  dove  ne  è descritta  anche la storia qui  in file  pdf  qui  in file html )  oppure usata  come  crudeltà dall'e-enciclopedia  wikipedia  : << La crudeltà è indifferenza alla sofferenza e si prova perfino piacere nell'infliggerla.I modi di infliggere sofferenza possono coinvolgere la violenza, ma la violenza non è necessaria per un atto crudele. Per esempio, se un'altra persona sta annegando e vi sta chiedendo aiuto, non aiutarla ma guardarla divertendosi è un'atto di crudeltà, ma non violenza.La persona crudele ha solitamente una supremazia sulla persona più debole.Il termine crudeltà viene usato spesso riguardo al trattamento degli animali, dei bambini ,  dei malati o di gente  che  che  ha problemi psicofisici e psicologici e dei prigionieri. >>
3)
La quale è  collegata alla  seconda  perchè   qual'ora si tratti di un reato  lìindifferenza  è  prevista  dala legge  infatti : << ( ... ) Non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.>> codice  penale  art 40 cap I titolo III . C'è indifferenza  e indifferenza  un  conto è quella ( a volte praticata  anche  da me )  usata  verso  gli stupidi e gli idioti  , un altra  che questa  di cui stiamo parlando  adesso   più grave   che  porta   conseguenze spaventose  . Io considero  alla stesa maniera  complici coloro che con le  loro  indifferenza  permettono simili cose  e  sono d'accordo che vadano puniti alla stessa maniera   di coloro che commetono un crimine  perchè  essa sfocia  nell'omertà  e permette che continuino   ad esistere  crimini efferati  come i sequetri di persona, o reati simili .
4)
Concordo solo in parte . Infatti  esso  è sempre esistito , ed  anch'io
da ragazzo l'ho praticato  e magari  anche  voi .



Ma un conto  è  sfottere-prendere  in giro  un\una  prof  per alcuni suoi modi di comportarsi , come  facevo    ad esempio prendevo in giro il prof di storia e filosofia  perchè  per  spiegare usava  espressioni  come: <<con molta frachezza >> seguite  a  grattate allam testa pelata  oppure <<  ciò  che  Platone  aveva  uscire  dalla porta di Aristotele  lo fà rientrare dala finestra  >>   o quella d'italiano-latino che  usava  espressioni  italianizzate del  nostro  dialetto es  saltami la porta=per dire vai fuori  o  vi do delle frasi condite= frasi complicate  o difficili   oppure  ancora  a saperlo eravate= ancora non lo sapevate  , ecc ; o prendere in giro un altro prof sbadato  e dirgli che non è  nella tua clase per non  fare lezione o  farne un ora sola  anzi che due  . oppure  scherzi gollardici  ai primi o alle matricole  ( i cosidetti niubbi o primi  ) o a prof  come questi proposti  da questo sito qui .  Ma ora negli ultimi 10-12 anni   si sta esagerando è sempre peggio e si arriva  al cinismo  oalla violenza    . Ad esempio  due anni dopo  che  ho preso la  maturità ( nel lojntano anno solastico  1994\5 )  , un prof  mi raccontava  che  avevano dovuto mettere i bagni alla  turca perchè i ragazzi  non solo disruggevano i bagni  , ma  smontavano i sanitari  e li mettevano  sulle cattedre  dei prof   facendogli trovare  all'inizio delle lezioni .  In pratica  do ragione  a
Parla Fernanda Tuccillo, dirigente in prima linea di un istituto napoletana e componentedella commissione ministeriale "Scuola e legalità" che  al quotidiano la  repubblica di oggi  dice  : " Basta minimizzare: non è bullismo quei ragazzi sono cattivi e violenti " ecco qua  l'articolo
<<

NAPOLI -
Il video con le violenze al ragazzo disabile, nella scuola di Torino, "è il risultato di quel che stiamo dando come cultura ai nostri figli. Li lasciamo crescere senza regole, piazzati avanti a tv e videogiochi. Così la violenza diventa, per loro, normalità. Fanno a botte anche tra ragazzi che si vogliono bene. Anche tra amici. Solo per gioco. E sono capaci di raccontartelo sorridendo".
Fernanda Tuccillo ( foto in basso a sinistra  )  è dirigente di una scuola napoletana. In prima linea da anni, al punto da esser stata chiamata a far parte della Commissione ministeriale voluta da Fioroni su "scuola e legalità". "La violenza è entrata nel quotidiano dei nostri ragazzi - spiega - Ed è colpa soprattutto della tv e dei videogiochi".
Detto così, sembra non esserci scampo, a meno di non voler fantasticare su bambini che smettano di guardare la televisione.
"Ma non è detto - replica la Tuccillo - che non si possa incidere sulla programmazione. Quanto alla scuola, ha le sue responsabilità, ma sulla violenza giovanile bisogna fare i conti con tutti i 'dipartimenti' del Paese. Anche con le famiglie: ci sono mamme 'attente' che preferiscono che il bambino sia immobile a casa davanti alla tv piuttosto che corra nel cortile e sudi e prenda freddo".
Ma alla violenza vista sullo schermo, può, la scuola, opporre qualcosa?
"Può tenere i bambini il più possibile lontano da queste logiche di violenza, anche quando sono familiari. Può creare una coscienza negli insegnanti, innanzitutto, e quindi negli alunni: lo studente che è oggetto di attenzione, il bambino o il ragazzo col quale i prof usano le parole giuste, più difficilmente si lascerà andare alla violenza".
Sembra un invito buonista, ma Fernanda Tuccillo è tutt'altro che incline a questo atteggiamento: "Viviamo in una società troppo permissiva. Noi adulti, noi educatori, noi insegnanti, non possiamo più essere conniventi con l'assenza di regole. Ai piccoli, ai ragazzi, va insegnato il senso del dovere. E invece siamo circondati da bambini cui tutto è consentito. Nel caso della scuola di Torino, il campanello d'allarme non è suonato in tempo: la violenza di quei ragazzi doveva essere precedente all' episodio odioso contro il compagno disabile".
E se il padre della giovane vittima sostiene che "il termine bullismo non rende l' idea della violenza che c'è nelle scuole", Fernanda Tuccillo rincara la dose: "Ma quale bullismo! Quella è vera e propria violenza. Il rischio è che parlando di bullismo si tenda a minimizzare, a limitare queste manifestazioni di prevaricazione ad un periodo circoscritto della crescita dei ragazzi. E invece no. L'episodio di Torino ci racconta di ragazzi non solo violenti, ma cattivi. E lo ripeto, la colpa è anche di una società troppo permissiva, dove nella generale decadenza dei valori è venuto meno anche il concetto di famiglia. I ragazzi hanno altri aggregati sociali, non più la famiglia. Hanno il branco"
"Ma torniamo alla scuola. Da dirigente mi chiedo: l' istituto dove è avvenuto il fatto lavora davvero all' integrazione dei disabili? Ci sono progetti che vedano fianco a fianco alunni 'normodotati' e handicappati? Gli insegnanti di sostegno possono contare su un team di classe con cui condividere le strategie per l' integrazione del disabile, o sono a loro volta emarginati e vissuti come quelli cui scaricare gli studenti più deboli? "
>>

Infatti alcuni siti    come questo www.bullismo.com lo paragonano al mobbing  considerandolo mobbing infantile per le sue notevoli  conseguenze  sociali ( leggete questa storia  proposta  dal sito  citato )

Spero d'esere tato chiaro  e d'avere risposto i maniera completa alle osservazioni . Se qualcuno\a   avete altre domande da farmi   o dei chiarimenti    resto a disposizione oviamente  nei limite del possibile  e non alle critiche idiote  e immotivate







29/10/06

Senza titolo 1486

E' vergognoso   che allo stadio  durtante le partite  possano entrare    striscioni exenofobici e  e ultra razzististi  o inneggianti  al fascismo (  o al comunismo  , e all'antifascimo   militante  nella l  curva del Livorno )  , insuiltanti  verso i morti  ( perchè i morti  qualunque sia la loro causa  si rispettano  )  di nassyria  o striscioni per la liberazione  degli ostaggi italiani in  Iraq  e in Afghanistan  , e non  come  nel caso dell'ultimo sequestro  in sardegna   striscioni  per  richiedere ai sequestratori  la liberazione  . Ora mi chieso come mai  per Farruk Kassam    seqquestrato  nel  1992\3   si era  fatta  uan cosa simile  e per  Pinna (  l'ultimo sequestrato  No  .
 Ecco l'articolo dela news   tratta  dalla  nuova sardegna del  29\10\2006

Bonorva. Tolto lo striscione: «Uno scandalo», ha detto Floriana Muroni del comitato spontaneo
Lo sconcerto dei tifosi arrivati da Giave e Bonorva per il derby Milan-Inter
itti libero» negato anche a San Siro

GIANNI BAZZONI

BONORVA. Oggi è atteso un messaggio del Papa per la liberazione di Titti Pinna. La richiesta è arrivata a Benedetto XVI tramite il vescovo di Sassari, padre Paolo Atzei. E il Santo Padre potrebbe rivolgere l’appello ai sequestratori all’Angelus, o magari mercoledì nel giorno dei Santi.
 Quello di Giovanni Battista Pinna, però, continua a essere un sequestro di serie B. E la conferma arriva da uno stadio di calcio di serie A. Ieri pomeriggio, a San Siro, infatti, una delegazione di giovani di Giave e Bonorva (tifosi del Milan), arrivata per assistere al derby con l’Inter, ha sistemato dietro la porta dei rossoneri - con tanto di autorizzazione della società - uno striscione con la scritta «Ridateci Titti». Una iniziativa concordata da giorni per cercare di dare un respiro nazionale alla vicenda dell’allevatore di Bonorva, in mano ai rapitori ormai dal 19 settembre. «Era tutto a posto - hanno spiegato ieri sera i giovani -, lo striscione lo abbiamo piazzato alle 16. Ma quando mancava circa un’ora all’inizio della partita, ci hanno detto che doveva essere rimosso perchè non era possibile trasmettere un messaggio di solidarietà che riguardava i sequestri di persona. E’ assurdo».
 Poco prima, infatti, in altri campi - tanto per citarne uno quello di Torino, dove giocava la Juventus - i giocatori sono scesi in campo con la scritta sulla maglia: «Liberate Torsello» (il fotoreporter sequestrato in Afghanistan). Una testimonianza importante di solidarietà che è stata negata per l’allevatore sardo.
 «E’ uno scandalo - ha detto ieri sera Floriana Muroni, responsabile del Comitato spontaneo per la liberazione di Titti Pinna - siamo indignati e non sappiamo perchè accadono queste cose. Dal mondo dello sport ci saremmo aspettati un atteggiamento diverso. Oggi, comunque, nei campi di calcio della Sardegna, i giocatori scenderanno in campo con una fascia bianca al braccio (simbolo dei lenzuoli) per rinnovare l’invito alla liberazione di Titti Pinna».
 E da San Siro, dove ieri sera ha assistito al derby con l’Inter insieme ad altri amici sardi, il presidente del consiglio provinciale di Sassari, Enrico Piras, ha espresso tutta la sua disapprovazione per quanto accaduto: «E’ un atto indegno - ha spiegato - non si può prima autorizzare la sistemazione di uno striscione, che tra l’altro contiene una richiesta di libertà per una persona umana, e poi ordinarne la rimozione. Così sembra quasi che si voglia fare una classifica dei sequestri. Quello striscione non creava problemi a nessuno, e andava lasciato esattamente lì dov’era, dietro la porta del Milan. Ben visibile a tutti, era una testimonianza di civiltà».
 Ieri, intanto, un nuovo appello per la liberazione di Titti Pinna si è levato da Nuoro. Antonietta Cossu, presidente della commissione provinciale Pari opportunità, ha rivolto a nome di tutte le componenti dell’organismo un appello alle donne della Sardegna. «In particolare a quelle che sono a conoscenza di importanti indizi e che possono contribuire alla liberazione di Titti Pinna».
 «La sensibilità e l’altruismo delle donne - ha detto - devono ancora una volta vincere di fronte a situazioni di dolore. Facciamo un appello alle donne sarde, affinchè l’ingiustizia, la prepotenza e il silenzio vengano sconfitti. I rapitori sappiano che Titti Pinna non è solo, e ci auguriamo che dalle loro stesse donne nasca il bisogno di gridare insieme a noi: liberatelo, liberatelo».

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