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02/01/14

grazie napolitano per averci ricordato , però non venire più in sardegna non sappiamo cosa farcene della tua presenza qui non se gradito già sopportiamo vip spocchiosi e berlusconi nel loro pollaio

le istituzioni ci snobbano , pero quando vengono in sardegna il porcetto al mirto o l'aragosta specie se a gratis ( vedi il caso ligresti ) o a .... nelle vile di Berlusconi .Ha ragione l'amico Guido Atzeni che ha commentato cosi il mio post su facebook : << Per loro la Sardegna è sempre stata la quinta ruota del carro.... se si tratta di basi militari NATO, di servitù militari, di sbarcare nelle carceri dell'Isola criminali mafiosi e camorristi, o di scaricare spazzatura o altri prodotti pericolosi,( forse anche scorie radioattive... ) per la salute della popolazione sarda e per l'ambiente nell'Isola, o per costruire ville per politici e milliardari, e altra jet set parassitaria, (espropriodando cosi' i sardi della loro terra ...), allora la Sardegna la trovano...Tutto questo naturalmente con l'attiva collaborazione dei politici isolani e nell'ambito dell'" Autonomia sarda"....Chissà se un giorno i Sardi si sveglieranno.... >>

unione sarda del 2\1\2013
Da Napolitano neanche una parola per la Sardegna ferita dall'alluvione
Sui social network esplode la rabbia di chi ha perso tutto ciò che aveva
Sconcerto per il discorso del presidente Napolitano che non ha parlato del disastro che ha colpito la Sardegna. «Siamo proprio dimenticati da tutti».


Oltre venti minuti a disposizione, eppure, nel corso del messaggio di fine anno, Giorgio Napolitano non ha trovato il tempo per ricordare l'alluvione in Sardegna né i suoi morti. Si è dimenticato, il presidente della Repubblica, di citare le diciotto vittime del 18 novembre scorso, diciannove se si considera l'imprenditore di Orosei suicida dopo che per la terza volta l'esondazione del Cedrino ha distrutto la sua attività. «Un anno tra i più pesanti e inquieti che l'Italia ha vissuto da quando è diventata Repubblica», ha definito Napolitano il 2013 appena finito. Ma nel suo discorso andato in onda a reti unificate, non una parola sul disastro che ha messo in ginocchio la Gallura e il Nuorese, sulla paura che possa verificarsi di nuovo, sul lavoro di operai, tecnici, esperti e dei volontari per far rialzare la testa a un territorio stremato.
L'OMISSIONE Soprattutto, non un cenno di conforto da rivolgere agli sfollati con provvedimento di sgombero a causa di abitazioni danneggiate o pericolanti (centinaia, la maggior parte solo a Olbia città). E niente sul noto rischio idrogeologico che riguarda molte zone dell'Isola. Proprio il 31 dicembre il governatore Ugo Cappellacci ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Enrico Letta, ricordando che «se in generale la questione sarda resta una ferita aperta della Repubblica, in questo particolare e doloroso momento, dopo la tragedia immane dell'alluvione, voltare ancora le spalle alla nostra isola avrebbe effetti devastanti su tutta la compagine sociale». Napolitano ha sì parlato del disagio sociale, citando addirittura lettere recapitategli dalle Marche, da Como, da Torino, da Vigevano e da un piccolo centro del Catanese. Ma niente sulla questione sarda. E non sono mancati riferimenti alle calamità naturali, visto che nella prima parte del messaggio il presidente della Repubblica ha rivolto «un particolare pensiero e augurio alle persone che vivono con ansia queste ore per le recenti scosse di terremoto».
LE REAZIONI La gaffe di Napolitano non è passata inosservata, specie sui social network. E nella notte di San Silvestro c'è chi su Facebook e Twitter, a parte gli auguri di rito, non ha mancato di sottolineare che «nel messaggio di fine anno il presidente si scorda dell'alluvione. Complimenti presidente!». Oppure: «Terra dei Fuochi e tanti bla bla bla... Giorgio, e i comuni colpiti dall'alluvione in Sardegna? Te possino…».
IN RITARDO Intanto, anche se il Capo dello Stato non ne ha parlato, i comuni colpiti e inseriti nell'elenco di quelli danneggiati dal commissario per l'emergenza Cicalò, sono sessantaquattro. Resta ancora tanto da fare: sistemare i vari canali ostruiti, recuperare i rifiuti finiti negli arenili, e ripristinare gli argini del Rio Posada, nel Nuorese. I fondi stanziati dallo Stato ammontano a venti milioni di euro, più i dodici milioni della Regione, ma al momento sono i comuni che anticipano i soldi per gli interventi più urgenti. Sinora sono tre le inchieste aperte per individuare le eventuali responsabilità: due dalla Procura di Tempio Pausania e una da quella di Nuoro.
Roberto Murgia

27/11/13

ma basta polemiche sulla storia passata e guardiamo avanti

canzone in sottofondo  destra-sinistra  Giorgio Gaber 

ma basta  con queste polemiche assurde   sulla  storia passata  . Solo   cosi  lasciandosi alle spalle ( ovviamente senza  dimenticare quello  che  è stato )     ci può  essere una memoria  condivisa   come in francia su la sua storia  in particolare  sulla rivoluzione francese 1789  e   quella  del 1830  . Solo cosi iniziieremo a fare  i conti  con il passato  ed  eviteremo simili   cose


come   questa   ( da  http://www.gadlerner.it/2013/11/27/gli-sdoganatori  una  delle pochissime  volte il  cui il lobby lotta continua   mi trova  d'accordo  )

Si vergogni chi al Senato richiama la memoria di Matteotti e Aventino per .difendere Berlusconi. Proprio loro, gli sdoganatori del fascismo 





Mostra sul beato Rivi, ucciso dai partigiani. Scuola nega visita: “Infanga Resistenza”

L'esposizione è stato organizzata da don Carlo Castellini per la memoria del martire. Ma agli studenti è stato vietato di partecipare dopo le polemiche dei genitori

La mostra sul “beato” Rolando Rivi i(  foto sopra  ) infanga la memoria della Resistenza. E’ stata netta la presa di posizione della scuola elementare Anna Frank di Rio Saliceto (Reggio Emilia) a seguito delle rimostranze di alcuni genitori che hanno letto, in un paio di pannelli sul giovanissimo prete ucciso da alcuni partigiani il 13 aprile 1945 a Monchio, informazioni storiche “inadatte” per i propri figli. Così la gita per visitare l’esposizione nella parrocchia vicina è stata sospesa. Un atto che ha fatto discutere e che non ha però bloccato l’iniziativa che continua ad essere visitabile fino al 2 dicembre prossimo. E che, nonostante le polemiche, ha intenzione di proseguire anche in altri locali di Provincia e Regione.
L’esposizione storica voluta da don Carlo Castellini della parrocchia di San Giorgio Martire, per celebrare la beatificazione avvenuta nell’ottobre 2012 di Rivi, vede in sequenza un paio di pannelli in cui vengono ricostruiti i momenti della barbara uccisione del quattordicenne seminarista reggiano: in uno si vede la sagoma di due loschi figuri barbuti che – uno con il fazzoletto rosso al collo e la stella rossa sul berretto, l’altro con in mano una cinghia e una pistola nella cintola – stanno per malmenare il ragazzino; nell’altra si legge la frase, realmente pronunciata dai partigiani che ammazzarono Rivi e passata di bocca in bocca in quegli anni nella bassa reggiana, “Domani un prete di meno”.
Pannelli e parole che hanno fatto andare su tutte le furie alcuni genitori che portano i loro bimbi alle scuole Anna Frank, tanto da chiedere l’annullamento della visita durante le ore di religione delle scolaresche poi approvata dalla preside. “Volevo fare avvicinare i bambini a questa figura di santo bambino”, spiega al fattoquotidiano.it Don Castellini, “la sua uccisione è un fatto reale, purtroppo. E nella mostra – prosegue – non viene messo in discussione il valore della Resistenza, ma ciò che accadeva all’interno di essa con sanguinari regolamenti di conti: per alcuni estremisti dell’epoca la lotta di Liberazione dal nazifascismo doveva sfociare in una società bolscevica e togliere di torno personalità forti come quella del giovane Rivi, una figura propositiva tra i ragazzi. Un atto violento che confermava quel disprezzo anticlericale che toccò vette ancor più atroci in quegli anni”.
Alla base della polemica “storico-culturale” di Rio Saliceto sta il cosiddetto Triangolo della Morte, quell’area della bassa padana, tra Reggio, Modena e Ferrara, dove tra il settembre del 1943 e il 1949 si registrarono migliaia di uccisioni a sfondo politico, attribuite ad ex partigiani e a militanti di formazioni di matrice comunista. Tra questi il caso Rivi che ebbe comunque tre colpevoli condannati dopo tre gradi di giudizio a 22 e 16 anni, anche se ne scontarono solo 6 grazie all’amnistia di Togliatti: “Loro non avevano diritto all’amnistia – continua il parroco – commisero un delitto comune, non riferibile a fatti di guerra”.
Così se nella polemica si è accodato anche Luigi Negri, vescovo di Ferrara (“Addolora vedere che persone investite di compiti educativi, cioè del compito di introdurre i giovani alla realtà, abbiano paura della verità”) ecco che a gettare acqua sul fuoco è lo stesso Castellani: “Fu lo stesso Togliatti a venire a Reggio Emilia per chiedere di mettere la parola fine a questi omicidi per vendetta. Fu lui a dire che doveva nascere un Paese democratico e che nell’assemblea costituente aveva lavorato per una nuova Italia con i cattolici La Pira, Dossetti e Lazzati. Per questo non mi aspettavo una reazione così alla mostra, rigurgiti di un’idea di Resistenza sacrale che molta sinistra moderata non credo veda di buon occhio”.
L’esposizione su Rivi, organizzata dall’Associazione culturale cattolica Frassati, non è stata censurata e nemmeno sospesa, ma ha bensì esaurito la sua regolare permanenza nella parrocchia di Rio Saliceto per tornare ad essere visitabile, con i pannelli incriminati, da chiunque lo voglia da martedì 26 novembre a martedì 2 dicembre a Correggio grazie anche al patrocinio del Comune. Il sindaco Iotti, che sta per essere sfiduciato da metà della sua maggioranza per via del caso En.Cor., non rilascia dichiarazioni sul tema. L’Anpi di Correggio, come spiega il segretario locale, “preferisce prima vedere la mostra e poi giudicare”, anche se fu proprio il presidente Anpi di Reggio Emilia, Giacomo Notari, durante le concitate ore della beatificazione di Rivi nell’ottobre 2013 a dichiarare: “A quei tempi c’erano già i tribunali partigiani e le cose sarebbero dovute andare diversamente: la situazione sfuggì di mano e la morte di quel ragazzino si doveva evitare”.


30/09/13

la commedia dell'antiberlusconismo della sinistra parlamentare

da  nocensura.com
L'antiberlusconismo degli anni passati è stata una commedia per distrarre, per dividere i cittadini e per ottenere consensi elettorali: milioni di persone hanno votato il centrosinistra "per votare contro Berlusconi" e non certo per convinzione. Un antiberlusconismo basato sugli scandali sessuali e altre minchiate, mentre le peggiori nefandezze sono passate sotto silenzio.

Che il centrosinistra abbia SEMPRE spalleggiato Berlusconi, è ampiamente dimostrato dai FATTI: memorabile l'outing di Violante:

 

Per "rinfrescare la memoria", leggete questo articolo che elenca i REGALI - REGALI CHE VALGONO MILIARDI DI EURO, NON BRUSCOLINI - fatti dal centrosinistra, ed in particolare da D'Alema, a Berlusconi.
Non solo ha assegnato le frequenze TV a Mediaset in cambio di un miserabile 1% dei profitti (di solito nelle 'concessioni' lo stato ricava un percentuale mooolto più alta: diciamo che sarebbe stata ACCETTABILE la pretesa del 20-25% degli introiti, COME MINIMO) ha addirittura SALVATO RETE 4, che trasmetteva abusivamente, a scapito di Europa 7... E MENTRE BERLUSCONI RICAVAVA MILIARDI, L'ITALIA PER QUESTO HA RICEVUTO DALL'EUROPA "PROCEDURE D'INFRAZIONE"...
Sarebbe interessante fare un CONTO di quanti MILIARDI DI EURO ha guadagnato Berlusconi grazie ai MAXI REGALI sopracitati: sicuramente moltissimi. Se poi sommiamo tutti gli ambiti in cui B. ha guadagnato, chissà che cifra viene fuori. Basta pensare che da quando è nato il governino Letta, Mediaset ha aumentato il valore azionario dell'83,2% in sei mesi: tradotto in soldoni, Berlusconi ci ha guadagnato 1 miliardo di euro!
E poi qualcuno si sorprende se Berlusconi offre il pullman ed il panino ai militanti del PDL che scendono nelle piazze a chiamata? Militanti... con quello che ha guadagnato dovreste esigere almeno un bel pranzo di pesce al ristorante... altro che un panino! ;-)


Alessandro Raffa

Come mai dopo anni di impunità oggi vogliono "far fuori" Berlusconi? Leggi Un golpettino per non condividere più il potere

26/06/13

MA BASTA CON IL CASO RUBY \ BUNGA BUNGA LO SAPPIAMO CHE BERLUSCONI E UN PORNODIPENDENTE

la battuta di Elekappa : << mamma chi sono i maniaci sessuali .... >> si èpuò estendere anche ai media tv in particolare a santoro che sta parlando del caso ruby . e che tira  di più  un pelom  di   o  di  ....  che  le proteste  in turchia  o altre  news  importanti  .

25/05/13

povera italia siamo alle solite

 con in sottofondo  le  ultime note di Pensa  di  Fabbrizio moro  e l'inizio  di Povera Patria di  Fraqnco Battiato  leggo sul mio facebook  questa news  

  Si mormora di uno scambio al governo tra la riforma elettorale e riforma della giustizia vedrai che usciranno i soliti due inutili papocchi... ed  intanto il paese arranca 


dalla mia  bascheca  di facebook
non lamentavi se poi vince il qualunquismo o il populismo che voi identificate con grillo .qui poi : << Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi/ (...) /voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni /Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete/un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate! /( ...) >>
da 



qui il  testo completo 

28/09/12

c'era una volta 1992-1994 puntata VIII ] ho visto nascere , svilupparsi , forza italia


Non avendo   né  voglia di cercare  storie interessanti   scontate  e sempre uguali ,né   parlare di me  (   del perché sono ritornato in analisi ,ma  prima o poi ne parlerò promesso )    riprendo  anche se  con riserva  in quanto come mia ha detto  la  professoressa  di  storia  contemporanea  dell’università    <<  fino a gli ultimi  50 anni   è  storia  dopo  è cronaca  non è ancora  storia  >>   a parlare \ raccontare    , vedere  post precedenti  ,  del periodo storico  1992-1994.
Eravamo   rimasti a ….. mumble  ….   Ah si adesso ricordo al post  :  Via d'Amelio 19 luglio 1992-19 luglio 2012 [c'era una volta 1992-1994 puntata VII] +.....  

                                  La nascista  di Forza Italia e il Governo berlusconi  I


Come  ho già detto nelle puntate precedenti  , questo periodo  è stato  il decennio  in cui  ho scelto da che parte stare . Ero onnivoro leggevo   di tutto  (  quotidiani   ,  settimanali  ,  inserti  , libri di storia  ed politica   e  trasmissioni  tv specie di quel periodo  che pseudo storici  e  giornalisti   chiamavano è 
per indicare il periodo antecedente  al  1993\4 chiamano tutt'ora prima repubblica     )   a  360 ° .
Ricordo  acora  anche  se vagamente  ( avevo  16\17  anni  ) la  sua indecisione prima di gettarsi nella mischia o per  usare  la  sua  espressione  scendere  in campo   .
Ricordo  ancora  , quando una volta rotti gli indugi , ciò avenne  . Fu  fra  << Il 10 dicembre a Brugherio Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e ne presenta l'inno[13]. Il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in un palazzo in via dell'Umiltà a Roma che è lo stesso che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. Il 18 gennaio 1994 Berlusconi, Tajani, Luigi Caligaris, Martino, Valducci, danno vita al Movimento Politico Forza Italia. L'annuncio della discesa in campo viene dato con un messaggio televisivo il 26 gennaio;>>  ( da forza  italia voce  omonima  di wikipedia  )  . Certo    l'uso di questo mezzo inusuale per la politica tradizionale suscita commenti che vanno dall'ammirativo per l'abilità comunicativa di Berlusconi alla preoccupazione per l'effetto distorsivo per il corretto funzionamento della democrazia di una concentrazione di potere mediatico in una sola persona in misura anomala rispetto agli altri Paesi occidentali . E fu  per  me   cher mi avvicinavo  alla  politica  una  novita   rispetto   al  consociativismo  \  partitocrazia  che  aveva   costituito  la  storia repubblica  fino al 1992 . Ricordo   come  Forza italia  in dagli inizi il partito si configura come una novità assoluta anche nelle strutture organizzative: al posto di un segretario come negli altri partiti, <<  vi è un presidente, Berlusconi stesso; anziché una direzione nazionale vi è il comitato di presidenza, composto da Silvio Berlusconi, Antonio Martino, Luigi Caligaris, Antonio Tajani, Mario Valducci, che è anche amministratore nazionale. Non c'è nemmeno un'assemblea nazionale, ma l'assemblea degli associati (e iscriversi costava centomila lire, con in omaggio l'audiocassetta con l'inno). Il movimento non ha neppure sezioni comunali e provinciali, ma solo rappresentanze regionali e la sede centrale romana, che però non è la stessa che coordina i club, che è sita a Milano. >> Alla  stessa maniera  ricordo  come  (  sia  in buona fede  sia  in malafede  da  gente  che  farà il salto  sul carro  del vincitore  )   veniva   per  la   sua  struttura,per  le origini e la presenza all'interno, in questa fase, di molti uomini di Fininvest e Publitalia '80, si parlerà subito fra i detrattori di partito-azienda di partito di plastica di partito personale o anche partito eversivo (nel senso di partito completamente nuovo, estraneo alla tradizione liberale, fondato sulla lealtà incondizionata nei confronti del capo, non nei confronti di un'idea o di un progetto). 
Inizialmente  ascoltai  quasi attrato   ( anche  se  intrinseco di di populismo e demagogia  , ma  almeno era concreto   e parlava    al cuore   della  gente  ) il famoso  discorso d'inizio  


poi   dopo alcuni fatti  di  cui  palerò nelle  righe  che seguono     che possono  essere  riassunti da  questo video satirico 


Mi sveglai completamente   dall'ipnosi  e  votai per i progressisti  (  centro sinistra  ) anche se come una cassandra



                       Spezzone tratto dal film "Aprile" di Nanni Moretti, sul 28 marzo del 1994

capiì  che  avrebbe  vinto Berlusconi e i rappresentanti  del centro sinistra  li come ebeti





Ecco  i fatti  che  mi sottrassero al demagogo

1) Il suo rifiutare ogni contraddittorio pubblico  ( almeno fino alle  elezioni del 1996  e  del 2001 )
2) l'attaccare    come comunista   anche   chi non era   magari è di destra ma  una destra liberale . L'esempio più  clamoroso   che ricordo  fu  quando  , non  con precisione ,se  nella  trasmissione tv  di Rai 3   Samarcanda  o  il rosso e  nero   di Santoro  , furono invitati  Giovanni Ruggeri- Mario Guarino autori   di    Berlusconi: inchiesta sul signor TV, Editori Riuniti, Roma 1987  e il il primo
 Berlusconi: gli affari del presidente, Kaos Edizioni, Milano1994, 2) la  strana  (  forse  s'era  vicino ad elezioni  e non voleva  avere  processi in corso  o farsi vedere come  magnanimo verso coloro  che parlavano male di lui oppure  ed   è questa la mia teoria   gli elementi   erano inoppugnabili )  denuncia ritirata  a BERLUSCONI UNA BIOGRAFIA NON AUTORIZZATA  di   Claudio Fracassi e Michele Gambino edita dal  settimanale  d'avvenimenti .
Tale   tale rivista è fallita , nonostante   i finanziamento pubblico  , per le lotte interne  fra  sinistra imboscata    , radical  chic , raccomandata  ,ma  soprattutto perchè   dava fastidio sia alla destra
che alla sinistra istituzionale \ parlamentare comunque  chi vuole  lo trova  qui
3) il pestaggio  di uomini  di berlusconi o di gente  vicini a  forza italia  di Gianfranco Mascia  allora leader  del movimento  boicotta il biscione   che proponeva di colpire l'impero di Berlusconi boicottandolo nel suo impero  tv  e non , ed  ( cosa  a cui aderì  subito  dopo la  sua  aggressione  facendomi ridere dietro ancora  oggi   sia  d'amici di sinistra   che  ancora  mi considerano fascista o berlusconianio  )  facendosi  mandare  visto  ch'era  gratis    con corriere  espresso il kit  per creare  un circolo  di  forza  italia ., 4)  la  campagna  fatta  di denigrazione  , d'articoli pilotati suii  giornali e  dileggio  degli  avversari    anticamera  di quello che sarà il periodo fra  il  2001-2005\6   e la cosidetta macchia  di fango  ,la  distribuzione di  opuscoli  tipo i suoi futuri  libri  apologettici
5) la  falsa  cessione  delle sue  attività  imprenditoriali e mediatiche infatti affido  affidando la gestione ai figli o a persone di fiducia e mantenendone la proprietà  6) troppa  , almeno  al livello della mia  regione   , gente arrivista  o voltagabbana

mi fermo qui perchè : 1)  rischierei  di essere ulteriormente  fazioso \ di parte ., 2)  il resto è storia   troppo recente   per  potersi  addentrare in un commento  obbiettivo  .  Comunque per chi fosse interessato  ecco alcuni link  per  approfondire

http://it.wikipedia.org/wiki/Forza_Italia
http://it.wikipedia.org/wiki/Ingresso_in_politica_di_Silvio_Berlusconi
http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi#Campagna_elettorale_ed_elezioni_del_1994
 http://it.wikipedia.org/wiki/Bibliografia_su_Silvio_Berlusconi
http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi_nella_cultura_popolare
http://berlusconeide.altervista.org/home.html




01/04/12

“Qui in Sardegna anche il suicidio è un lusso




Arrivi a Portovesme per l’incontro di ascolto de il Fatto Quotidiano nel Sulcis e lo capisci fin dal primo intervento che aria tira, quando Giuliano Marongiu ci dice: “Voi oggi, giustamente, titolate sull’operaio che si è dato fuoco per i debiti. Se qui non è ancora accaduto è perché qui la gente non ha più nemmeno i soldi per i cerini”. Benvenuti nel Sulcis Iglesiente, benvenuti nella provincia più povera d’Italia. Benvenuti Sulcis in fundo, come abbiamo scritto sul nostro giornale due anni fa. Qui, dove un tempo c’erano le miniere, è arrivata l’industrializzazione all’italiana, quella parastatale che ti dava lo stipendio e un po’ ti avvelenava. Ma che fino a dieci anni fa garantiva lavoro. Poi le aziende sono passate prima nelle mani di privati predoni, poi in quelle delle grandi multinazionali mordi e fuggi. Qui c’è l’Alcoa, con la proprietà americana in fuga per i costi dell’energia. Qui c’è l’Eurallumina con i russi. Silvio Berlusconi disse: “Le multinazionali sono in crisi? Che problema c’è? Chiamo io l’amico Putin!”. Non si sono più visti né sentiti, né lui, né Vlad. E due anni fa era stato deciso che quelle aziende avrebbero chiuso. Se l’Alcoa è ancora aperta (con la bozza di un contratto ponte che le regala ancora mesi di vita) è perché gli operai sono andati a battere i loro caschetti bianchi davanti a tutti i Palazzi del potere.

La delegazione del Fatto è composta dal direttore Antonio Padellaro, da Giorgio Meletti, da chi scrive, dal nostro “ambasciatore” in terra sarda, Elias Vacca, e dall’organizzatore della serata, Alberto Cacciarru. Ma siamo venuti soprattutto per ascoltare. E Giuliano spiega molto bene: “Parlano di alternative all’industria. Dal 1993 quando hanno chiuso le miniere qui di alternative non ne abbiamo vista nemmeno una. Ci parlano di turismo, ma qui i territori sono stati devastati”. Parla Rino Barca, segretario della Cisl, rivolgendosi agli operai: “Battere i caschetti è anche un simbolo: spiega a tutti che qui la gente vuole solo una cosa. Poter lavorare”. Parla Franco Meloni, dirigente d’impresa: “Dobbiamo combattere il tentativo di dare della Sardegna l’idea di una terra piagnona. Qui c’è gente che dopo essere stata licenziata ha speso i risparmi di una vita per provare a costruire un’alternativa da sola. E che adesso si ritrova nel deserto”. Poi scuote la testa: “Il problema è che la politica non parla più di una politica industriale”. Ecco sul palco Gigi Sidri, l’operaio dell’Alcoa che ha fatto lo sciopero della fame per cinque giorni: “Cosa vuol dire datevi al turismo e alla pesca in una regione ad alto rischio ambientale? Gli italiani devono sapere che nessuno ci ha regalato nulla, se è vero che lo sconto dell’energia che è stato fatto alle nostre aziende lo pagano ancora nelle loro bollette!”. Antonello Pirotto, dell’Eurallumina: “Sono orgoglioso che l’Alcoa abbia ottenuto un risultato così importante, dobbiamo essere uniti”. Brigida Aru, ex assessora ai servizi sociali, medico pediatra: “Vogliamo cancellare la parola rassegnazione dal nostro vocabolario”. Brigida racconta che la crisi sociale e quella sanitaria marciano in parallelo, con gli ospedali che chiudono. E aggiunge una frase che dovrebbe diventare un’epigrafe: “Monti dice che vuole salvare l’Italia. Ma gli italiani chi li salva? Gli italiani siamo noi, questo Paese non può diventare una scatola vuota”. Roberto Puddu, segretario della Cgil: “Qui si taglia tutto. La sanità, ma anche i tribunali, i giudici di pace. Lo Stato si ritira, seguendo il percorso di fuga dei politici. Ve lo ricordate Cappellacci? Venne qui a dire agli operai: io mi incatenerò con voi. Lo abbiamo rivisto solo due anni e mezzo dopo”.

Alessandro Scanu parla in rappresentanza del popolo delle partite Iva: “La nostra lotta si collega a quella dei lavoratori, perché siamo stati stritolati dallo stesso congegno. Ieri eravamo davanti a una fabbrica a contrastare l’ufficiale giudiziario che doveva praticare un sequestro. Ma quello che non dimentico è un signore che mi ha telefonato perché non aveva un euro per comprare alla sua famiglia un pezzo di pane. Qui – conclude Alessandro – la prima forma di attività politica è la colletta alimentare”. Claudia Mariani, titolare di una piccola azienda di noleggio, mentre suo marito è un operaio dell’Alcoa: “Due anni fa avevo dovuto far finta di darmi fuoco per avere pagata una fattura da 2. 700 euro. Ho ottenuto in 45 minuti quello che chiedevo da mesi. Ma ora non accadrebbe più, perché la prossima volta non farò più finta”. Marco, delle tute verdi Eurallumina, l’ultimo intervenuto, dice una grande verità: “Sapete, se avessimo chiuso tre anni fa, oggi non saremmo nemmeno qui a parlare”. Già. Perché la parola “rassegnazione” nel Sulcis è cancellata dal vocabolario. Mentre la parola “speranza” è avvitata nella storia antica di una provincia minerale.

Il Fatto Quotidiano, 1 aprile 201
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11/02/12

c'era una volta il 1992 -1994 prima puntata






La corruzione non è diminuita, è diminuita la scoperta della corruzione, sono diminuiti i processi ma non la corruzione". (Gherardo Colombo, dal libro «Farla Franca», Longanesi)




TitoloMani sporche
AutoreBarbacetto GianniGomez PeterTravaglio Marco
Prezzo
Sconto 15%
€ 16,66
(Prezzo di copertina € 19,60 Risparmio € 2,94)
Prezzi in altre valute
Dati2007, 914 p.
EditoreChiarelettere  (collana Principioattivo)

Quindici anni dopo il biennio magico di Mani Pulite, l'Italia delle mani sporche ha perfezionato i metodi per rendersi più invisibile e invulnerabile. Prima sotto accusa erano i politici e il mondo industriale. Ora le parti sembrano invertite: sotto accusa sono soprattutto i magistrati. Ecco che cosa è successo negli ultimi anni, dal 2001 al 2007. Dal governo del cavalier Berlusconi e dell'ingegner Castelli a quello del professor Prodi e del ras di Ceppaloni, Mastella. La musica non cambia: è tutta colpa dei magistrati. Quei pochi che resistono, combattono da soli, spesso abbandonati dallo stesso Csm, vessati dalla stampa, criticati dalle altre istituzioni. Le leggi vergogna varate da Berlusconi dovevano essere subito smantellate dal centro sinistra. Invece sono ancora in vigore. A quelle se ne sono aggiunte altre come l'indulto per svuotare le carceri (di nuovo piene), le intercettazioni e il bavaglio alla stampa, l'ordinamento giudiziario Mastella: tutto in barba alle promesse elettorali dell'Unione. Prima era necessario corrompere, ora i soldi i partiti se li danno da soli, il controllato e il controllore sono sempre la stessa persona.

per  concludere  la  colonna del  blog  



A chi mi dice  che è vecchia   rispondo che  certo la canzone è stata scritta 20 anni fa... ma le cose non sono cambiate poi tanto . Infatti  non ricordo  chi   in un commento  ad  uno dei tanti video di questa  canzone  ha  giustamente  aggiunto al testo che  trovate   qui   questo pezzo  . (  ....)  E protetto le nipoti di Mubarak (... )  .. E poi è d'essa che si comprende in contesto che fa sencondo molti media il 1992 come un anno di svolta



13/11/11

L'odore del silenzio

C'è sempre, in ogni vicenda umana, un momento di ricapitolazione, una pausa in cui il respiro rallenta, o addirittura si ferma. E' un momento timido, che svanisce non appena ne percepisci la presenza; eppure è anche una luce. Te ne puoi nutrire, senza però possederla. Devi fare un passo indietro, permetterle di invaderti. E allora, lei ti restituisce a te stesso. Pienamente, completamente.

Quando usciva dal Quirinale, nella lunga notte di ieri, Silvio Berlusconi è stato restituito, o forse donato, a sé stesso. Non coglierà l'occasione, lo sappiamo. Tornerà, entro brevissimo tempo, il Berlusconi che abbiamo sempre conosciuto: un Berlusconi non super-umano, non post-umano, bensì para-umano. Qualcosa che sta accanto all'umanità senza esserlo. Una carcassa vuota, un'apparenza di vita, esattamente come le immagini dei dépliant pubblicitari.

Perché questo e null'altro è stato il senso della sua avventura "politica": una strenua difesa della roba (sua), una roba per la quale s'è immolato - e da cui, ironia della sorte, è stato disarcionato -, con un fideismo da martire. Martire del profitto, dell'accumulazione. "Credo nella società occidentale, credo nel libero mercato" è stato uno dei primi slogan da lui lanciati, in quel para-italiano semplificato da piazzista tv. Semplificato, ma non insignificante. In quelle due frasi si condensava tutta la para-filosofia berlusconiana: l'identificazione della "società occidentale" (crocifissi in legno versus crocifissi della vita, Bianco Natale e dio Po, bestemmie in barzelletta e orge in abito da suora) col "libero mercato", quasi fossero sinonimi. Non tanto per contrapposizione al collettivismo comunista (tra i migliori amici del Cavaliere, oltre a dittatori e satrapi, figurava l'ex agente Kgb Vladimir Putin), quanto per marcare una differenza antropologica, diremmo razziale (il mercato è razzista) tra "noi" e "loro". "Noi", quelli per cui il pensiero è un inutile fardello, quelli per i quali la vita si mangia e si ruba, e non puoi guardare in faccia nessuno: nemmeno tua madre (cfr. Terry De Nicolò, una delle tante prostitute foraggiate da B.). Noi, quelli che hanno successo - o s'illudono d'averlo: e poi, sullo sfondo, reietti, tutti gli altri. Noi, quelli che viva gli oggetti. L'anima non c'è. Dopo questa esistenza non ce ne sarà un'altra.

Ma ieri, solo ieri, in quei fuggevoli istanti, Berlusconi ha avuto l'opportunità di lasciarsi invadere da quella timida luce. E ne avrebbe avuta ancor di più, se invece del giubilo e dei fischi da stadio che hanno accompagnato la sua uscita di scena (intonati, peraltro, da figuranti in larga parte, e in tempi non lontani, suoi accaniti sostenitori) l'avesse accolto un lungo silenzio; un silenzio severo, anche giudice, ma lento e contemplativo; misericordioso. La misericordia non dimentica, ricrea; la misericordia non cancella il passato, lo condanna con forza; ma salva l'attimo di sincerità dell'uomo. Anche dell'uomo Berlusconi. Della sua debolezza, della sua fragilità, del suo dolore, della sua vecchiaia che mai come ieri è apparsa così crudele e impietosa.

Egli non coglierà l'attimo, dicevamo. Possiamo, dobbiamo però coglierlo noi.

Ci attende un percorso tutto in salita. Senza guide, senza sogni plastificati, senza (para) uomini della Provvidenza, soffocati e attossicati da una roba dal cui dominio è necessario liberarsi. Non è il periodo delle maschere urlanti. Ci hanno già storditi troppo. E' l'avvento del silenzio. Quotidiano, alacre, essenziale. Enrico Deaglio ha affermato che il '94, anno della fatale "discesa in campo" (un altro dei para-linguaggi di questo tempo violentato), è stato un anno inodoro, asettico, televisivo e abbastanza crudele. Il silenzio, invece, ha un odore: l'odore inconfondibile e discreto della casa, della normalità, degli affetti, dei libri, dei mobili e dei ricordi. E' un odore strano, cui siamo talmente abituati da non sentirlo nemmeno più. E, per questo, lo copriamo con insensati, chiassosi odori artificiali. Solo quando manca, ci sentiamo soffocare.

05/08/11

Umano, solo umano

È, decisamente, l’estate delle sorprese. Il giovane segretario (…) del Pidielle, l’ex ministro enfant prodige Angelino Alfano (il quale, con raro senso di modestia, ebbe a dire: “Mi considerate troppo giovane? Ricordatevi di Bob Kennedy”) s’è infatti rivelato “nientepopodimenoché” un pugnace comunista. Anzi, un umanista a tutto tondo. Sentite cos’ha dichiarato l’altro ieri in Parlamento: “Da quando in qua sono i mercati che scelgono i governi? Da quando in qua la tecnocrazia s’impone sulla politica? Noi crediamo all’antico e sempre valido criterio per cui spetta ai popoli designare i loro rappresentanti!” (a seguire, scroscio di applausi e di vistosi cenni d’approvazione col capo da parte dei notabili del partito).



Poteva il suo vecchio mentore essere da meno? Nossignori. Non poteva. E infatti ecco uno dei giornali di famiglia spiattellare la clamorosa notizia: “Silvio sfida i mercati”. Incredibile! Già lo immaginiamo, il Cavaliere lancia in resta contro i poteri forti, contro i regimi plutocratici e reazionari che umiliano il “popolo” (o queste definizioni appartenevano a qualcun altro, anch’egli apprestatosi a dichiarare qualche guerra?...). I mercati come il male assoluto, la “tecnocrazia” il nuovo nemico da abbattere. Sono diventati umanisti: evviva!


Ma basterebbe sfogliare distrattamente un vecchio manuale di storia di quarta liceo per scoprire, con buona pace di Alfano che lo ha dimenticato o, quel che è peggio, forse lo ignora davvero, per scoprire che “i mercati” scelgono i governi da almeno tre secoli: da quando, cioè, si è affermata la società liberista e consumista, basata non sull’uomo, non sulla politica, ma sull’accaparramento finanziario. “La strategia neo-liberista per distruggere gli Stati nazionali – osserva Tomás Hirsch [in basso, con Evo Morales] nel suo appassionante La fine della preistoria (Nuovi Mondi, 2008) - si è concentrata su due fronti: screditarli in modo sistematico davanti all’opinione pubblica e indebolire sempre di più il loro potere decisionale. L’immagine pubblica negativa dello Stato è la conseguenza di una campagna mediatica intensa e durata anni, grazie all’uso della tribuna di massa quasi monopolistica fornita dai mezzi di diffusione controllati dal potere economico. Contribuisce a questa ‘crociata’ anche l’endemica venalità della classe politica, che risulta regolarmente implicata in scandali di corruzione con fondi pubblici. La riduzione della capacità decisionale dello Stato è stata un’operazione un po’ più complessa: si è andati dall’estorsione esercitata dal capitale finanziario internazionale ai danni dei paesi, subordinando qualsiasi investimento o credito al mantenimento di certi equilibri macro-economici e a drastiche riduzioni della spesa pubblica, fino all’installazione nella burocrazia statale di una casta di tecnocrati, con l’esplicito mandato di eseguire alla lettera le politiche neo-liberiste, anche passando sopra ai governanti eletti dal popolo. Ecco com’è finito il vecchio e possente Stato, glorioso vertice della ragione umana, massima realizzazione dell’Idea secondo le parole di Hegel, ridotto a un signor nessuno (secondo l’espressione coniata dalla poetessa cilena Gabriela Mistral) dalla spietata combriccola di rozzi mercanti da strapazzo che hanno dominato il mondo e ora degradato alla condizione di un potere prigioniero. È uno spettacolo penoso e deplorevole, difficile da mandar giù per qualsiasi spirito davvero repubblicano. […] Se i governanti [d’una democrazia], una volta eletti, rinnegano questo sacro mandato e si sottomettono, per debolezza o convenienza, a un potere illegittimo (come il potere economico), commettono un gravissimo tradimento politico, riducono la democrazia a una pura formalità e la convertono in un rituale vuoto, spogliato del suo attributo fondamentale”.


Ma questa è esattamente la strategia portata avanti fino a tre minuti fa dalla combriccola berlusconiana al potere, e pour cause, incarnando Berlusconi l’emblema più rumoroso e smaccato del capitalismo in salsa nostrana. Colui che ha massacrato lo Stato piegandolo ai propri interessi di bottega, colui il cui unico dio è il denaro, che ha elevato a valore uno stile di vita reificato ed edonista (e intollerante: in ossequio al più vieto darwinismo sociale, prevalgono i forti e i prepotenti sui deboli e i “diversi”: al capitalismo si affianca sempre il perbenismo borghese da cui il primo è nato, seguito a ruota dal Vaticano, in Italia suo potentissimo e irrinunciabile complice) ora si erge ad alfiere della “volontà popolare”! Si tratta dell’ultima farsa di prestigiatori da strapazzo, ora decisamente frastornati ma, proprio per questo, più incanagliti e pericolosi.


L’agonia è mondiale. Parafrasando Nietzsche, Dio è morto, ma il mondo ancora lo ignora. È morto il dio-capitale, è morto il sistema-liberismo, sono morti i mercati; è finalmente morto, stramazzato, questo falso idolo putrefatto, ma il mondo dei suoi adepti ancora non lo sa. Anzi, ostenta una costernazione ben poco sincera e s’inventa palliativi d’ogni tipo per rianimare quel corpaccione ormai verminoso; mascheramenti patetici, come il capitalista che recita di combattere sé stesso, imbraccia un ridicolo umanesimo di facciata e brandisce l’arma giocattolo d’una pretesa “difesa dei popoli”. No. Qui non occorre alcun Superuomo e stiamo attenti, in Italia, a non lasciarci sedurre dall'ennesimo salvatore della Patria, reiterato esperimento-Frankenstein di questo cadavere in decomposizione: “Putet, quatridauna est!” (puzza, è un cadavere di quattro giorni!). Qui occorre riscoprire, anzi, scoprire l’uomo (declinato anche, e soprattutto, nei due sessi), in tutta la sua interezza e potenzialità. Siamo noi, ancora, il vero continente da esplorare. Umanizzare la Terra: e far piazza pulita delle vetuste maschere che ammorbano ancora il cammino degli individui verso la piena, autentica libertà.




30/03/11

L'alieno


...e di nuovo arriva il buio, lo sgomento, il tedio di giornate sfatte, ceree, anguste. Giornate irrisolte, così pesantemente vuote, in cui ci si sente inani, come un orologio sbilenco.

Giornate in cui constati che non può migliorar nulla. Giornate disgustate, dove ti lasci travolgere dall'ubbia. Perché ingiustizia e prepotenza ti assediano oltre ogni tollerabilità.

Poi ti càpita di sfogliare un giornale e d'incrociare lo sguardo di lui: un musetto rincagnato, una curiosità inespressiva d'uccello, spumeggiato dai primordi della terra. E d'incerte acque.

Nato su una zattera della disperazione, tra Italia e Africa, tra Eritrea ed Etiopia, fuggite a loro volta dalla Libia dilaniata e dilaniante verso gli ospiti neri. L'hanno chiamato Yeabsera, dono di Dio. Internazionale, di tutti, come di tutti è il dolore, ma anche la gioia. Ci spiazza, quel bambino, perché davanti ai suoi occhi si crea un immediato vuoto; non lo spleen, ma un calore sospeso, un fiato, un silenzio d'ovatta.

E sappiamo tutto. Non viviamo in tiepide case. Intorno querimonie, lagnanze, dolore e, ancora, voci naturali di giustizia. Su cui menti rapaci sono pronte a speculare. Ma un bambino è sempre un miracolo imprevisto. Un atto contro natura (Ungaretti) nel momento in cui pretende, prim'ancora del pensiero, il suo diritto al mondo. Al resto, attorno, per un istante almeno, non vogliamo pensare. Lasciateci ancora di fronte a quel fiat. A quell'"io sono" così disarmante e severo nella sua totale, sgombra innocenza.

Morning has broken di Cat Stevens (Youssef Islam)





11/07/10

L'ultima cena?

Io non canterei vittoria a proposito del presunto "fallimento" del simposio Vespa-Bertone-Berlusconi. E attenti a considerare quest'ultimo un fesso. Non lo è affatto. Il suo lessico è elementare, ridotto all'osso: tipico delle persone incolte e dei pubblicitari. Per questo fa leva sul popolo italiano, notoriamente poco incline alla lettura e all'approfondimento. E', soprattutto, un ladro di linguaggio, astuto nel cooptare le parole più in voga per stravolgerne il senso. Avete notato come si è disinvoltamente appropriato del termine "bavaglio"? Dai suoi tg, soprattutto quello sulla prima rete Rai, ha fatto sapere che l'imbavagliato è lui, in nome d'un diritto che non può essere assoluto: quello della libertà di stampa. Perché prima di essa esiste il diritto alla privacy, come usa dire con orribile anglismo, e che è tutt'altra cosa dall'intimità.

A rigor di termini sarebbe pure incontestabile, e infatti egli spera che molti italiani lo seguano. Ci pare di udirli, gli adoratori di "Silvio": c'ha ragione, è un bravo ragazzo (malgrado le 74 primavere, “Silvio” è sempre il bravo e intraprendente ragazzotto della porta accanto), vuole proteggere i “fatti nostri”. Senonché sono state proprio le sue televisioni, in 25 anni, a spadellare qualsiasi fatto nostro, a far dilagare l'onda volgare e melmosa del voyeurismo: grandifratelli, uominiedonne, e lui stesso, col suo corpo, le sue avventure sessuali (per B. le donne non contano come persone, ma come oggetti) squadernate a destra e a manca. Ora, proprio lui, invoca la "pràivasi". Credibile come uno squalo affamato davanti a una preda ferita, ma gli italiani possono cascarci. Quanti slogan disattesi, dal 1994 ad oggi! Il primo fu "Il nuovo miracolo italiano", seguito da "un milione di posti di lavoro" per giungere ai più recenti "daremo un posto fisso a tutti", "via la tassa dalla prima casa", per tacere del martellamento, durato quasi un anno, sul tema della "sicurezza" e delle fantomatiche ronde, subito fallite, anzi mai iniziate, di cui nessuno ormai parla più.

Egli sa che basta far colpo, promettere senza mantenere, soprattutto senza faticare: perché i cittadini, vale a dire il pubblico, sono, per sua stessa ammissione, come un bimbo di dodici anni nemmeno troppo intelligente.

Anche per questo piace così tanto alla Chiesa (intesa come gerarchia vaticana) e non si speri venga meno tale alleanza: i preti la sfrutteranno fino all'ultimo. Sia perché naturalmente inclini ai regimi di destra, anche dittatoriali, sia perché troppi sono i vantaggi materiali che possono trarre da questa (santa?) alleanza; e non si dimentichi che il Vaticano è lo Stato più materialista e mondano esistente sulla terra. La cena a casa di Vespa e il suo corredo simbolico-blasfemo può e deve farci fremere di orrore, soprattutto a noi credenti, ma stupirci, no davvero: rientra nella normalità delle cose. Potere puro, o meglio: fondamentalismo del potere.

Insomma Berlusconi continua a godere dell'appoggio d'Oltretevere, del resto la pseudo-opposizione è inetta e inesistente, quindi ci propineranno tutto ciò che vorranno. Ma per fortuna non verrà promulgata alcuna legge sulle coppie di fatto, alleluia.


P.S.: Ho usato "per fortuna", e non "grazie a Dio", perché Dio, in tutta questa storiaccia, non c'entra un beneamato cavolo, povero Cristo.



10/03/10

L'Avversario

E così, grazie al decreto "interpretativo" , la legge non è più uguale per tutti, ma solo per i privilegiati. Parlare di abuso di potere mi sembra persino limitativo. Qui siamo di fronte a un vero e proprio "potere assoluto". Mi ricorda la celebre battuta di Mel Brooks-Luigi XVI: "Bello fare il re". Ma questa fa meno ridere.

Il poco onorevole Nicola Di Girolamo lascia, ma i compagni di partito gli tributano l'onore dell'applauso, come a un caduto in battaglia. A Milano, il bravo ragazzo Milko Pennisi viene cuccato con le mani nella marmellata, anzi, nella mazzetta. Denis Verdini finisce nei casini per gli stessi motivi. La Chiesa intanto è travolta dagli scandali pedofili e il gentiluomo del Papa Angelo Balducci, tra una Messa e l'altra, trovava il tempo per farsi procurare robusti fotomodelli per sentirsi meno solo. Il Vaticano ha promesso il massimo rigore e tempestività per punire crimini commessi soltanto quarant'anni fa (i tempi della Chiesa, si sa, non sono quelli miserrimi dei comuni mortali). Hanno persino scoperto che la pedofilia "è un grave peccato". Complimenti per il discernimento! Per certi alti e potentissimi prelati l'omosessualità adulta, consenziente e dichiarata è un abominio inammissibile, mentre è tollerata quella occulta, pervertita e violenta che sfocia nella pederastia: basta resti sommersa. Il prete pedofilo, al massimo viene spostato in un'altra diocesi. Si sono mai domandati perché padre Dante pose i "sodomiti" nel girone dei violenti, non dei lussuriosi? "Molti fur cherci/e litterati di gran fama". Abbiamo udito, tanto per cambiare, illustri porporati tuonare contro il fumo di Satana introdottosi nella Chiesa per colpa, ovviamente, degli omosessuali. Satana esiste e agisce, questo è assolutamente sicuro, ma quella praticata dai pochissimo reverendi padri non è una condizione umana, problematica quanto si vuole, ma degna di ascolto e rispetto. E', appunto, un atto prepotente, nefando, malsano, frutto di una sessualità deviata e distorta, e di una subcultura sessuofoba e misogina che la alimenta. Ma figuriamoci se avvieranno una riflessione seria sul fenomeno.

Continua la campagna contro acqua privata e l'assassinio del Lambro che, come la caccia, ha dimostrato che pure sulla tutela ambientale il dio denaro, l'idolo muto, ha messo le zampe (e la coda). Verrà un giorno... Presto, speriamo.

Viva gli sposi. Angelo Izzo ha impalmato Donatella Papi, giornalista. "E' il mio angelo", insomma il suo alter-ego, dice della dolce consorte il neomarito estasiato. Nel frattempo ha disinvoltamente confessato che nel generoso periodo di semilibertà concessogli da giudici maschi, malgrado le inutili proteste di Donatella Colasanti (ora morta di cancro al seno, malattia curabile nel 90% dei casi, ma che la donna aveva trascurato per ottenere una giustizia che non le è arrivata), in quel periodo, dicevamo, qualche marachella ha continuato a commetterla. Sarà robetta di ordinaria amministrazione, qualche altro stupro, qualche altro assassinio di donne, certo la parte del leone è stata fatta con una sventurata donna con la figlia quattordicenne, violentate e uccise. "E' stato un lavoro relativamente semplice", ci ha informati, con un tono da travet. Proprio così: lavoro. Del resto la mogliettina lo considera innocente. Un vero Angelo, insomma.

Funzionari dello Stato in odor di sagrestia incassano tangenti poi chiedono la benedizione del prete. Devoti frequentatori di stanze vaticane si trastullano con piaceri ben più carnali (e carnosi). Angeli caduti sposano vergini stregonesche che curiosamente si chiamano con lo stesso nome delle loro vittime sacrificali. La più grande astuzia del diavolo è far credere che non esiste, sentenzia Baudelaire. Eppure, qui, si vede benissimo. Siamo entrati in Quaresima, e la prima domenica ci presenta Cristo tentato dal demonio. Un motivo forse ci sarà.



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