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03/03/13

basta essere omonimi di Beppe Grillo è la pagina sul social network è diventata inaccessibile perché sommersa da valanghe di messaggi e da centinaia di richieste di amicizia indirizzate al comico-politico

la  vita  è fatta  di cose  starane   .Eccone una   da  repubblica  online del 3\3\2013

"Facebook è diventato un inferno
perché mi chiamo Giuseppe Grillo"

L'omonimo del leader di M5s è un impiegato 39enne di Milano la cui pagina sul social network è diventata inaccessibile perché sommersa da valanghe di messaggi e da centinaia di richieste di amicizia indirizzate al comico-politico

di LUCIA LANDONI



Lo ammira e la settimana scorsa gli ha dato il suo voto, ma non è certo disposto a regalargli il suo profilo Facebook e la sua vita sociale, almeno quella che passa attaverso il web: Giuseppe Grillo, impiegato 39enne, è abruzzese d'origine ma ormai da anni milanese d'adozione e - ci tiene a ribadirlo - non ha nulla a che fare con il fondatore del Movimento 5 Stelle, ma negli ultimi giorni sta scoprendo quanto possa essere difficile convivere con il nome che porta.
Giuseppe Grillo con la moglie

"Seguo Grillo fin dai tempi in cui era ancora solo un comico e finora questa omonimia era stata persino piacevole - racconta - Ma dalle elezioni la situazione sta diventando decisamente difficile da gestire".
Da quando il voto ha segnato il trionfale ingresso del Movimento 5 Stelle in Parlamento, la pagina Facebook di Giuseppe Grillo è stata subissata di richieste di amicizia - "400 solo negli ultimi tre giorni" - e complimenti, andando in tilt. "Sul mio account, a cui per inciso non riesco più ad accedere, avevo già specificato di non essere il famoso Grillo - continua - Tra l'altro, lui su Facebook è registrato semplicemente come Beppe. Eppure non è stato sufficiente".
Del resto, l'esperienza di Giuseppe Grillo sul social network è sempre stata connotata dall'ingombrante presenza del celebre omonimo: "I miei amici mi chiamano da sempre Peppe e quindi quando mi sono registrato su Facebook, ormai tre anni fa, ho pensato di usare quel soprannome e di iscrivermi come 'Peppe Grillo' - spiega - Ma poi, proprio  temendo confusioni con il Grillo nazionale, ho optato per il nome per esteso. E' servito a ben poco". Non appena la sua identità virtuale ha debuttato sulla rete, è iniziata la raffica di richieste d'amicizia - "molto più numerose di quelle ricevute da tutti i miei conoscenti" - e in seguito, con l'intensificarsi dell'impegno del comico genovese in politica, sono arrivati i messaggi di sostegno e incoraggiamento, provenienti da tutta Italia.
"Senza volerlo, ho avuto l'opportunità di svolgere una piccola indagine sociologica, raccogliendo i pensieri e le proteste di tanti connazionali - prosegue - Mi scrivono cose tipo 'Continua così' o 'Mandali tutti a casa questi buffoni'. E sono rimasto molto colpito dal fatto che non ho mai ricevuto insulti. Sempre e solo manifestazioni di grande apprezzamento". Dalla sua posizione di osservatore privilegiato del popolo dei grillini, Giuseppe aveva previsto il successo del Movimento 5 Stelle alle elezioni, ma non se lo sarebbe mai immaginato così travolgente: "Sto addirittura pensando di candidarmi anch'io la prossima volta - scherza - Ormai godo di una grandissima popolarità, anche se di riflesso".
Nel frattempo ha scritto a Facebook, nel tentativo di recuperare la propria identità sulla rete: "Credo che il problema non sia solo mio, ma di tutti gli omonimi di Grillo - conclude - Sto aspettando che mi facciano sapere qualcosa sulla possibile soluzione del problema. Sono anche disposto a cambiare account. Voglio tornare ad essere semplicemente Peppe".

02/10/12

Legge anticorruzione, decideranno 100 parlamentari tra condannati e indagati


a chi mi chiedeva un po' di storia dopo il 1994 eccolo accontentato
da ilfattoquotidiano
Legge anticorruzione, decideranno 100 parlamentari tra condannati e indagati
Siccome ormai indignarsi è una moda trendy, già immaginiamo gli alti lai e gli stracciar di vesti che seguiranno alla puntata di stasera di Report con la carrellata dei condannati, imputati, indagati e prescritti del Parlamento italiano: 100 in tutto. Le “quote marron” formano un poderoso esercito di onorevoli e senatori che ammonta ormai ben oltre uno su dieci del totale: un tasso di devianza che non trova riscontri nemmeno nelle più degradate periferie metropolitane. Con un’aggravante, messa bene in luce da Report: questi galantuomini sono portatori insani del più smaccato eppur invisibile conflitto d’interessi. Dovrebbero votare leggi più severe contro la corruzione, la concussione, il falso in bilancio, la truffa, il peculato, l’abuso d’ufficio, il finanziamento illecito, l’associazione per delinquere, ma non vogliono né possono farlo, dovendo rispondere di quei reati nelle procure, nei tribunali, nelle corti d’appello, in Cassazione o addirittura (21 di loro) sono già stati condannati in via definitiva.
Poi naturalmente ci sono gli avvocati che li seguono in Parlamento, quasi tutti infilati nelle commissioni giustizia a legiferare a vantaggio dei clienti che li han fatti eleggere grazie al Porcellum. Infine c’è chi è incensurato solo perché non l’hanno ancora scoperto e agisce di conseguenza. Solo così si spiega la produzione industriale di leggi-vergogna, ad castam, contro la giustizia e a favore dei ladri con colletto bianco e guanti gialli (un centinaio di norme negli ultimi 15 anni), il blocco della ratifica delle convenzioni internazionali contro la corruzione e financo del risibile pacchetto anti-tangenti racimolato dalla ministra Paola Severino. Ma nel Palazzo sono in pochi ad aver il diritto a indignarsi. In qualche cassetto del Senato riposa in pace dal 2007 la proposta di legge di iniziativa popolare su cui Beppe Grillo, al V-Day di Bologna, aveva raccolto 300 mila firme per rendere ineleggibili almeno i condannati. Et pour cause.
Tutti i maggiori partiti, in questi anni, hanno portato in Parlamento inquisiti e condannati, sottraendoli alla giustizia o per solidarietà di casta o perché ricattati (o mi fai eleggere o parlo di te): dal Pdl all’Udc, che vantano il record mondiale di “quote marron”, al Pd, che s’è accontentato di metterne in lista qualcuno in meno. Abbiamo persino la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani, indagato a Palermo per mafia. E fino a dieci mesi fa il premier Silvio Berlusconi era imputato di corruzione giudiziaria, concussione, prostituzione minorile, frode fiscale, appropriazione indebita e falso in bilancio: eppure il presidente Napolitano, al momento di dargli l’incarico nel 2008, non fece una piega. Così come quando nominò vari inquisiti come ministri e sottosegretari. E pensare che nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro rifiutò di incaricare Bettino Craxiperché avrebbe potuto essere (ma ancora non lo era) inquisito da Mani Pulite dopo l’arresto diMario Chiesa. E nel ’94 rifiutò di nominare ministro della Giustizia Cesare Previti non perché fosse indagato (ancora non lo era), ma perché era l’avvocato del premier, dunque in conflitto d’interessi. Altri tempi, altri presidenti.
1994, LISTE PULITE
Nel 1994 era ancora aperta la piaga di Tangentopoli, che aveva stracciato tutti i primati di inquisiti in Parlamento dall’Unità d’Italia: solo nel primo anno dell’inchiesta Mani Pulite, dal febbraio ’92 al febbraio ’93, le Camere elette nel 1992 avevano ricevuto ben 540 richieste di autorizzazione a procedere (allora necessaria per poter inquisire un eletto) nei confronti di quasi altrettanti deputati e senatori: 107 per corruzione, 89 per concussione, 46 per ricettazione, 116 per illecito finanziamento, 108 per abuso. Il totale aveva raggiunto quota 619 il 15 novembre 1993, quando – per recuperare un po’ di credibilità – il Parlamento abolì l’autorizzazione a procedere per le indagini. 

Oggi pare incredibile, ma Berlusconi fece firmare agli aspiranti candidati di Forza Italia una dichiarazione scritta e giurata che recitava: “Dichiaro: 1) di non avere carichi pendenti; 2) di non avere ricevuto avvisi di garanzia; 3) di non essere stato e di non essere sottoposto a misure di prevenzione e di non essere a conoscenza dell’esistenza a mio carico di procedimenti in corso”.E analogo impegno pretesero dai propri candidati la neonata Alleanza nazionale, i Progressisti e il Ppi-Patto Segni. Infatti gli unici partiti con i vertici indagati furono la Lega Nord (con Bossi coinvolto nella maxi-tangente Enimont) e il Pds (con il segretario Achille Occhetto e il vicesegretarioMassimo D’Alema inquisiti a Roma, assieme al tesoriere Marcello Stefanini, perché denunciati da Craxi e in seguito archiviati).
1996, LE PRIME MACCHIE
La legislatura dell’Ulivo, nata dalle elezioni del 1996 vinte da Romano Prodi, inizia sull’onda dello scandalo “toghe sporche”, scoperchiato grazie alle rivelazioni di Stefania Ariosto: Berlusconi, già imputato per corruzione della Guardia di finanza, per i falsi in bilancio All Iberian e per i finanziamenti illeciti a Craxi, è indagato insieme a Previti per corruzione giudiziaria (casi Sme e Monda-dori). Anche Antonio Di Pietro è imputato a Brescia in varie inchieste nate dalle denunce di molti suoi imputati: per questo non si candida (verrà prosciolto solo a campagna elettorale inoltrata e sarà nominato da Prodi ministro tecnico dei Lavori pubblici). Il Cavaliere invece sì e porta in Parlamento il suo coindagato Previti ; il suo coimputato Massimo Maria Berruti (favoreggiamento nel processo Gdf); e persino Marcello Dell’Utri, che nel ’94 ha preferito restare in azienda, ma nel ’95 è stato arrestato a Torino per frode fiscale e false fatture nell’indagine Publitalia (sarà poi condannato in via definitiva a 2 anni e mezzo), ed è pure indagato a Palermo per mafia. “Ho deciso di candidare Berruti per salvarlo dalla persecuzione dei giudici”, annuncia B.

A Milano la Lega Nord affigge manifesti con i volti di Dell’Utri e Berruti: “Votateci, se no ci arrestano”. Così, diversamente dal 1994, nelle liste del Polo e dell’Ulivo figurano indagati e addirittura condannati (uno definitivo, Vittorio Sgarbi, per truffa allo Stato, in particolare al ministero dei Beni culturali: infatti viene subito nominato sottosegretario ai Beni culturali). Nell’Ulivo sono inquisiti Prodi (a Roma, per abuso d’ufficio nell’affare Cirio, poi chiuso col proscioglimento dinanzi al gip); D’Alema e Occhetto (indagati a Venezia per finanziamento illecito dal pm Nordio, inchiesta poi finita nel nulla); Ciriaco De Mita (vecchi processi di Tangentopoli poi chiusi con assoluzioni e prescrizioni); eGiorgio La Malfa (condannato per Enimont). Condannato, sempre per Enimont, anche Bossi, ora imputato per istigazione a delinquere. Ma si tratta ancora di eccezioni, qualitativamente decisive, ma statisticamente marginali.
2001, ARRIVANO LE CAVALLETTE
Le elezioni del 2001, che non a caso segnano il ritorno trionfale del Caimano, portano in Parlamento l’invasione delle cavallette. Un’orda trasversale di condannati, imputati, inquisiti e prescritti: una novantina in tutto, quasi un eletto su 10. Pressoché tutti candidati in collegi sicuri. Nel centrodestra, oltre alle conferme di B., Previti, Dell’Utri, Bossi, La Malfa, Berruti e Sgarbi, si aggiungono i neo-indagati Gaspare GiudiceGiuseppe FirrarelloAldo BrancherGiampiero Cantoni, Romano Comincioli; e i pregiudicati di ritorno Antonio Del Pennino, Egidio Sterpa, Alfredo Vito e Gianstefano Frigerio. Quest’ultimo lo arrestano il primo giorno di legislatura: deve scontare 6 anni e 8 mesi. Otterrà l’affidamento al servizio sociale e deciderà di scontarlo a Montecitorio, indicando come “attività socialmente utile” quella di parlamentare e trasformando così la Camera in una comunità di recupero per devianti. Per non esser da meno, anche il centrosinistra porta due pregiudicati: Enzo Carra e Auguste Rollandin. Più una serie di indagati e imputati.

2006, CONDANNATI E NOMINATI
Nel 2006, anno del ritorno di Prodi, si vota per la prima volta col Porcellum: le segreterie dei partiti si nominano i parlamentari più graditi. Condannati e inquisiti in primis. Solo tre liste aderiscono alla campagna di Beppe Grillo “Parlamento pulito”: Idv (che entra per la prima volta in Parlamento), Verdi e Pdci. Pier Ferdinando Casini promette: “A parte Cuffaro, in Sicilia non ricandideremo nessun inquisito”. Poi candida, oltre a Totò Cuffaro (imputato per favoreggiamento alla mafia),Giuseppe Drago, ex presidente della Regione, condannato in primo grado per peculato e abuso per aver svuotato la cassa dei fondi riservati (230 milioni di lire); Calogero Mannino, imputato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa (sarà poi assolto); e Francesco Saverio Romano, indagato per lo stesso reato (anche lui poi assolto).

Così anche nella XV legislatura le quote marron sfiorano il 10% del Parlamento: la solita novantina di personaggi nei guai con la giustizia. Svettano ben 21 pregiudicati: Berruti (FI, favoreggiamento), Biondi (FI, evasione fiscale poi depenalizzata), Bossi (Ln, finanziamento illecito e istigazione a delinquere), Cantoni (FI, corruzione e bancarotta); Carra (Dl, falsa testimonianza), Cirino Pomicino (Nuova Dc, corruzione e finanziamento illecito), De Angelis (An, banda armata e associazione sovversiva), D’Elia (Rosa nel pugno, banda armata e concorso in omicidio), Dell’Utri (FI, false fatture, falso in bilancio, frode fiscale), Del Pennino (FI, finanziamento illecito), Daniele Farina (Prc, fabbricazione, detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e inosservanza degli ordini dell’autorità), Jannuzzi (FI, diffamazione aggravata); La Malfa (FI, illecito finanziamento), Maroni (Ln, resistenza a pubblico ufficiale ); Mauro (FI, diffamazione aggravata); Nania (An, lesioni volontarie personali); Previti (FI, corruzione giudiziaria, poi dichiarato interdetto dai pubblici uffici e decaduto); Sterpa (FI, finanziamento illecito); Tomassini (FI, falso in atto pubblico); Visco (Ds, abuso edilizio); Alfredo Vito (FI, corruzione). Alcuni fanno carriera. D’Elia diventa segretario della presidenza della Camera. Farina vicepresidente della commissione Giustizia. Pomicino e Vito entrano in Antimafia.
2008, LA CARICA DEI 126 
Nel 2008 B. torna al governo per la terza volta. Stabile la percentuale di quote marron: una novantina di clienti di procure e tribunali, che nel corso della legislatura saliranno a 126. I pregiudicati, all’inizio, sono 19. Ai soliti Berruti, Bossi, Cantoni, Carra, De Angelis, Dell’Utri, La Malfa, Maroni, Nania, Sciascia, Tomassini, si aggiungono alcune pregevoli new entry: Giulio Camber (Pdl, millantato credito), Giuseppe Ciarrapico (Pdl, ricettazione fallimentare, bancarotta fraudolenta, sfruttamento del lavoro minorile, truffa pluriaggravata), Renato Farina (Pdl, favoreggiamento in sequestro di persona), Antonio Papania (Pd, abuso d’ufficio), Giuseppe Naro (Udc, abuso d’ufficio) e Salvatore Sciascia (Pdl, corruzione). Anche nel governo siede una folta rappresentanza di quote marron, con 10 elementi di spicco: il premier B. (imputato di una variopinta serie di delitti); i ministri Maroni (pregiudicato: Interni), Bossi (pregiudicato: Riforme istituzionali),Matteoli (imputato per favoreggiamento: Infrastrutture), Fitto (imputato per corruzione, finanziamento illecito, turbativa d’asta e interesse privato: Affari regionali), Calderoli (ricettazione, poi prosciolto: Semplificazione), cui si aggiungeranno Brancher (imputato di ricettazione e appropriazione indebita: Devolution) e Romano (indagato per mafia e poi assolto: Agricoltura); e i sottosegretari Gianni Letta (indagato per abuso d’ufficio, truffa e turbativa d’asta, poi in parte prosciolto) e Cosentino (indagato per concorso esterno in camorra). Tutte nomine che portano la firma del presidente Napolitano. Lo stesso presidente che non fa un plissé quando viene indagato per frode fiscale Corrado Passera, superministro dello Sviluppo economico e di tante altre cose, e viene rinviato a giudizio per truffa Adelfio Elio Cardinale, sottosegretario alla Salute. Lo stesso presidente che ora cade dal pero. Si meraviglia perché il Parlamento non approva la legge anticorruzione. E s’indigna per gli ultimi “fenomeni di corruzione vergognosi e inimmaginabili”. Roba da non credere, eh?

da Il Fatto Quotidiano di domenica 30 settembre 




05/08/09

Gli ecologisti su facebook :la politica non vuole una legge sulla trasparenza per tenere sotto controllo i cittadini!

Nessuno ci potrà convincere del contrario ,ovvero che qualsiasi potere politico che governa senza trasparenza non ha alcuna legittimazione , né sovranità , e non potrà mai garantire né giustizia , né democrazia reale, ma solo asservimento delle folle ai suoi voleri. Questa in realtà è la sfida , di questo nuovo secolo , questo è il vero obiettivo , dare alle persone gli strumenti per essere esse stesse soggetti di diritto e non di “dritti”. Per questo riteniamo che la trasparenza amministrativa sul modello svedese ed una riforma elettorale su criteri quantitativi , sia una opportunità per tutti , perché permetterà a chiunque interessato alla gestione della cosa pubblica ed al bene comune , un controllo effettivo . Una democrazia ,per essere tale, deve essere condivisa . Non è un caso che nelle antiche democrazie delle città greche , i cittadini , a turno, partecipavano alla vita della “Polis” e tutti erano soggetti alla stessa legge, e tutti venivano coinvolti a partecipare alla vita pubblica attraverso la rotazione e il sorteggio nella partecipazione alle cariche politiche . Questo stava ad indicare che tutti godevano della medesima “arete”, ovvero di quella virtù che è in ogni uomo di eccellere in qualsiasi attività , trovando così ognuno il senso e la giusta dimensione nella partecipazione alla comunità. Oggi diversamente , sembra evidente il contrario , ovvero ,che la legge , sia terreno di conquista per assicurare l’impunità!
Nella pieghe di uno stato senza trasparenza si garantisce e si permette il diffondersi di mafie, si premia coloro che non meritano , si assicurano gare ed appalti agli amici , si permette al vicino di casa di costruire balconi e verande solo perchè collusi con le amministrazioni.....si assicura solo ingiustizia e tensioni sociali....si permette ad una classe politica senza curricula di rappresentarci senza averne merito!!!!
La trasparenza amministrativa è la nostra unica arma per scardinare un sistema marcio e diventare finalmente soggetti a pieno titolo e non usati solo per bieche operazioni elettorali. Questi sono i motivi per i quali i nostri politici si interessano a noi ogni cinque anni , solo in vista del voto....una volta incassata una delega in bianco possono rubare incontrastati. La trasparenza permetterà ad ogni cittadino di accedere agli atti dei comuni , ai bandi, alle gare, ai bilanci e tenere sotto controllo le casse che vengono beffardemente svuotate a nostre spese!!!


QUESTO E' IL MOTIVO PER IL QUALE IL NOSTRO PARLAMENTO NON VUOLE APPROVARE UNA LEGGE SULLA TRASPARENZA IMPRONTATA SUL MODELLO SVEDESE, MA QUAL'E' LA DIFFERENZA TRA LA SVEZIA E L'ITALIA!!!    Molto semplice , in Svezia , i cittadini possono ad esempio verificare se i criteri adottati dalla pubblica amministrazione per una determinata fornitura ed appalto sono congrui, verificare tutte le spese dei parlamentari, dei consiglieri regionali, praticamente il cittadino viene considerato di diritto come un cittadino di serie A. Nel nostro paese diversamente possiamo accedere solo a quegli atti che interessano direttamente il singolo cittadino. Ad esempio non si può accedere e verificare appalti e spese , ed è questo il vero nodo!!! Per questo la TRASPARENZA AMMINISTRATIVA sul modello svedese è uno strumento reale nelle mani del cittadino che potrà finalmente controllare i propri eletti ed evitare di essere continuamente ZIMBELLO dei partiti!!!!


Vi invito pertanto ad iscrivervi numerosi ed invitare i vostri amici , formando una catena numerosissima che ci permetta di condizionare il parlamento al fine di approvare una legge sulla trasparenza  sul modello svedese aderendo alla nostra raccolta firme su facebook al seguente link http://www.facebook.com/board.php?uid=113198880867#/group.php?gid=113198880867

14/07/09

Problema Grillo

Ieri campeggiava sui maggiori quotidiani italiani una notizia apparentemente incredibile: Beppe Grillo, il castigapolitici dell'ultim'ora, si candida per le Primarie del Partito Democratico. Alle sue burla difficilmente ci si abitua. L'effetto della notizia rimbomba su tutti i quotidiani. Il Pd reagisce stizzito. Non è iscritto al PD, ergo non può candidarsi. il Beppe nazionale risponde immediatamente. Niente. Non si può. E perché mai? Eppure, quelli del PD hanno fatto coordinatore cittadino un tizio che, molto probabilmente, si è reso colpevole di un  reato odioso come lo stupro. Quella è una faccenda a parte si dirà, ma  è complicato parlarne e ammettere il torto. Marino sostiene che la questione morale non può più  aspettare. Nel Pd si è aperta una voragine. Bisogna aprire gli occhi. Non è possibile che cose del genere accadano ancora. A Grillo ci pensa lo smilzo, Pietro Fassino:  Il PD non può accogliere a braccia aperte chi lo ha criticato duramente. Certo, Grillo è stato duro col PD ma anche col PDL. Grillo è l'antipolitica, si risponde. Grillo è un qualunquista: dicono altri. Ergo non può guidare un partito, tantomeno il PD. Già, ma in questa tacita ammissione si rinviene anche un'altra oscura risposta: il PD ha paura di Grillo. Un po' come accadeva a Pinocchio quando diceva le bugie e  gli cresceva il naso a dismisura. Con una differenza: Pinocchio non esitò ad usare il martello contro il Grillo impiccione. Il PD dovrebbe fare altrettanto. Magari usando il vecchio simbolo del PCI, lì un martello c'era... eccome! Insieme alla falce, pero! Oppure bisognerebbe  tirar fuori le vecchie armi democristiane come lo scudo crociato e, magari, lasciar fare alla Provvidenza. Oggi il PD può disporre d'un vecchio sistema di apparato indistruttibile, consolidato attraverso le esperienze di due partiti "indistruttibili" ( o quasi). Potrebbe osteggiarlo, fare in modo che non riceva nemmeno un voto. Il guaio è però che alle primarie possono partecipare tutti. Anche quelli del PDL... Mannaggia la democrazia!


11/06/09

Inquietante...

Dicono che sogniamo, l'articolo di "Repubblica.it" è stato fatto sparire, ma qui siamo in Parlamento, o no?



Non mi fa impazzire Grillo, però parla dal Senato... acciderba...

10/11/08

Ci riprovano!

Proprio qualche giorno fa mi domandavo: "Ma a noi bloggers, quando pensano?". Già lo scorso anno, infatti, lo pseudo-governo di pseudo-sinistra, supportato da "Mr. Nessuno" Ricardo Franco-Levi, aveva tentato il colpaccio. Volevano (virtualmente?) metterci a tacere, ma non vi riuscirono. Beppe Grillo lanciò l'allarme, il popolo dei naviganti (ancorché santo e poeta) rispose entusiasta e sdegnato. E il dissennato golpe istituzionale fallì.


Adesso, però, siamo in presenza di un governo, cioè d'un potere, di destra estrema, e per nulla virtuale: anzi, molto reale. Questo potere gestisce e controlla la quasi totalità dell'informazione. Dessimo retta a giornali e tv, non sapremmo nulla dello sfacelo della scuola pubblica, del ritorno di Gelli, delle minacce cossighiane e degli assalti ai pochi cronisti rimasti liberi, della disoccupazione galoppante e il conseguente impoverimento del Paese.



Restava il web. Lo sapevano benissimo, al punto che il Capo aveva proposto, nella sua campagna per gli acquisti, cioè elettorale, di qualche anno fa, le famigerate "tre I": Internet, inglese, impresa. Da applicare a suo uso e consumo, però.



Ecco pertanto pronta la nuova "legge" ammazza-blog. Pare che dietro ci sia ancora lui, il Franco-Levi, lo spettro che s'aggira per la Rete. In questo caso, però, tutto tace. Il Grillo, da quando è tornato in sella B., si è tramutato all'improvviso in placida pecorella. Non manda a quel paese più nessuno, ricomparendo solo fra gli studenti, che l'hanno (a denti stretti) ringraziato ma messo subito in riga: qui non servono primedonne. Poi è rientrato nel suo cantuccio.



Un pacato silenzio, nelle case dell'Italietta felice, per non turbare i meritati sonni dei tranquilli connazionali. "Diffondere ottimismo, non ansia" (o forse intendeva "ansa"?), ecco il nuovo motto del Capo di Famiglia. E il suo vice Dell'Utri chiosa e - dopo il consueto encomio di Mussolini, Mangano e Gelmini e la "presa di distanza" (chiamiamola così) da Saviano e Caselli, precisa: vero, finiamola una buona volta coi giornalisti-dark.



Ma chi più "dark" dei bloggers? Non li si può nemmeno definire giornalisti (e infatti non lo sono). Gente indecifrabile, sfuggente, che trama dal monitor, velata dietro inquietanti nick, sicuramente degli insoddisfatti sessuali, degenerati insomma. Da fermare a ogni costo. Per il bene nostro e dei cittadini felici, amen.



Spetta ai cittadini felici decidere se soccombere in dissennata letizia nella falsa pace d'una democrazia da supermarket. Noi, la risposta l'abbiamo già data: non ci avrete.


26/04/08

v day 2 ( 25\4\2008 ) a tempio pausania




Scrivo questo post con sottofondo musicale , perchè come ho già detto precedentemente su queste pagine non riesco a scrivere , e è a volte anche studiare , senza avere lo stereo accesso ( radio e cd )
Ed è proprio dal cd in canna nel lettore cd che c'è la colonna sonora del post d'oggi la profetica ( almeno io la vedo cosi voi non so' tranne che per alcuni di voi che come me osservano e registrano continuamente la nostra scena politica intellettuale ) La domenica delle salme di De Andrè



Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento
I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ''tua culpa''
affollarono i parrucchieri
Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ''Baffi di Sego'' che era il primo
-- si può fare domani sul far del mattino –
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
-- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo –
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
-quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare –
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare
-- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo —
La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta


Sono andato ad aiutare e a firmare per i tre quesiti di Grillo al banchetto organizzato da noi grillini di tempio ( http://beppegrillo.meetup.com/590/ e http://tempio24ore.blogspot.com ed il blog personale di uno degli iscritti http://generazionev.blogspot.com
oltre il video che trovate sopra ecco vi le foto della giornata


02/10/07

Senza titolo 2049

A PROPOSITO DI BEPPE GRILLO


 


A proposito di Beppe Grillo e del suo Vday, che mi guardo bene dal giudicare, ma sul quale mi piace fare alcune considerazioni. L’Italia è un paese del quale una buona parte dei propri cittadini è scontenta ed ai quali la classe politica dirigente di entrambi gli schieramenti non solo non sa dare risposte ma, quelle che dà, sembrano risposte di un sordo che non ha ben sentito la domanda. Gli italiani chiedono in effetti non molte cose e quelle che chiedono essenziali. Lavoro per i propri figli, se non proprio per i padri, ordine, una classe politica che meriti i privilegi che ha e che mantenga fede agli impegni presi, soprattutto quelli presi in campagna elettorale, e una moneta che abbia un potere d’acquisto congruo. A queste domande quali sono le risposte? Non si riesce a governare dicono per la risicata maggioranza, oppure per colpa del sistema elettorale, e ancora ci vorrebbe un partito unico forte, dal che si dovrebbe dedurre che qualcuno non meglio identificato non voglia il bene del paese. Ma chi? Mistero. Questo qualcuno, che non si capisce bene impedisca tutto ciò che può andare a nostro vantaggio, scompare quando si tratta di salassarci, compresa la sinistra radicale che spesso non oppone nessuna resistenza, e quando la oppone è già pronta a recedere dalle proprie posizioni per lo spauracchio della caduta del governo. Ora Grillo tutto questo lo ha capito, e potrà piacerci o non piacerci, potremo condividerne o non condividerne le idee, io stesso alcune non le condivido e ho pure qualche perplessità che attende di essere fugata, ma ha portato a firmare in piazza 300.000 mila persone. E il merito di tutto questo più che suo è di questa politica che ha preso una strada completamente opposta a quella che i cittadini che rappresenta avrebbe desiderato prendesse.


 


(Pietro Atzeni)


 

30/04/07

salviamo la locatelli

Tra poco si festeggerà il primo maggio. La festa degli ex lavoratori e dei precari celebrata con canzoni in piazza e licenziamenti di massa. Cantano che gli passa. La Locatelli chiude. Siamo cresciuti a mozzarella Pizzaiola e formaggini Mio. Adesso dovremo importarli. E’ il solito shopping dall’estero. Si compra un’azienda italiana e la si chiude. E’ la legge del mercato. Senza concorrenza vinci facile. La Locatelli si può ancora salvare. Qualche industriale italiano si faccia avanti. Salviamo la nostra mozzarella e 1.500 famiglie.

’’ Vogliamo fare una breve storia della nostra azienda, la Locatelli di Moretta (CN). Caseificio presente da fine ottocento, poi acquisito insieme al salumificio dalla Nestlè negli anni ’70.
In seguito la multinazionale svizzera costruisce un nuovo impianto che ha comportato l’abbandono dell’attività del salumificio e la fine della multiproduzione casearia a Moretta, con un sito industriale del 1992.
Dopo 6 anni dall’avvio del nuovo sito, Nestlè decide di abbandonare il settore caseario e lo vende alla famiglia Besnier, già presente in Europa con 70 caseifici. Sarà l’inizio di uno shopping di aziende e marchi, infatti nel 2003 acquista l’Invernizzi, nel 2004 la Cademartori, e nel marzo del 2006 l’impero Galbani.
Come delegati ci siamo allarmati perché si trattava di stabilimenti gemelli con identiche produzioni: la mozzarella.
In quale modo l’antitrust ha funzionato?
Nel dicembre 2006 la direzione ci conferma la sua volontà di cessare la produzione, dopo che altre aziende del gruppo in Italia (Cademartori) erano state chiuse. Riteniamo inaccettabile che sia passato il concetto della possibilità di chiusura di uno stabilimento che solo a fine 2005 era in attivo!
La nostra trattativa ha puntato sulla vendita dello stabilimento ma per ora nessuno si è fatto avanti, per cui ci vediamo sommati ai lavoratori della provincia di Cuneo che nei prossimi mesi perderanno il loro posto di lavoro come la Michelin, l’Alstom, la Bertello e la St. Gobain. All’orizzonte ci aspetta una crisi in Provincia mai vista prima, e ci chiediamo se saremo costretti a emigrare dove portano il lavoro?
Il nostro stabilimento ha soltanto 15 anni di vita ed è avanzato tecnologicamente, non ci spieghiamo la logica per cui le produzioni le spostano in stabilimenti più vecchi e obsoleti, ma ubicati in Lombardia.Vogliamo denunciare che con questo processo di unificazione si stanno creando grandi monopoli, o se vogliamo oligopoli, con l’esistenza sul mercato di pochi operatori, ’’altro che libera concorrenza’’!
Dopo banche, telefonia, assicurazioni e compagnie petrolifere, vogliono creare il monopolio del latte e delle produzioni casearie. La perdita di questo patrimonio industriale che fa parte dell’Agroalimentare (uno dei settori non in crisi) è una sconfitta italiana.Il ricatto di questa azienda si basa sul prezzo del latte che in Francia è minore del 15% e domani toccherà di nuovo alle aziende italiane pagarne il prezzo.
Chiediamo:
• più tutela dei prodotti italiani e delle aziende italiane, se è necessario con il ricorso all’antitrust
• difesa dei posti di lavoro in una provincia che non può permettersi altri 1.500 disoccupati
• un fronte comune con i compagni di Alstom, Michelin, St. Gobain, Bertello etc. per organizzare una manifestazione comune e aprire un tavolo di crisi a livello nazionale
• se è possibile che questa multinazionale che detiene il 70% del mercato dei formaggi freschi in Italia ed il 40% in Europa, possa fare tutto quello che vuole senza problemi di mercato?
Speriamo vivamente in un vostro interessamento per sensibilizzare l’opinione di tutti e, magari, cambiare il nostro futuro.”

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