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08/08/16

La bigiotteria di Nancy di matteo tassinari

in sotto  fondo 



Nancy vista da Gustav Klimt
 Tempo  fa     Nancy
era senza          compagnia
      Dicevamo...

        di Matteo Tassinari
che era libera e nessuno era sincero, come non l'avremmo mai corteggiata nel Palazzo del Mistero, avremmo, forse, fatto finta di non conoscerla. Nancy, oltre ad essere perduta, è la traduzione aderente all'originale di una canzone di Leonard Cohen, maestro di ritratti femminili di grande profondità, intitolata "Seems So Long Ago". De André quasi la ricostruisce e fa conoscere in Italia "Nancy", compresa nell'album "Songs from a room" datato 1969. Ma si sa, non si può ascoltare una canzone di Cohen se fuori scoppia il sole
Cohen stesso, in più di una occasione, ha commentato la canzone sia presentandola durante i concerti, sia parlandone in alcune interviste, dicendo che forse Nancy era uno dei suoi brani a cui era più vicino, in quanto conosceva molto bene Nancy. Molti avevano ipotizzato che Nancy in realtà fosse Marilyn Monroe, ma l'artista canadese ha sempre ribadito che si trattava di una Nancy "reale", una ragazza di 21 anni, di Montreal, che si suicidò perché le tolsero il bambino senza motivo, un anima profondamente infelice, ma anche avvolgente di grazia nel Palazzo di Giustizia, nel Palazzo del Mistero, tanto un bacio legale non potrà mai valere un bacio rubato.

Il Palazzo del Mistero

Si chiuse nel bagno della casa del padre e si sparò alla testa col fucile da caccia del fratello. Nancy nacque nel 1943 e morì nel 1965 a 21 anni. Da adolescente manifestò problemi psichici e rimase sotto cure per molti anni e rinchiusa in svariati manicomi. Una delle confessioni più intime e personali che De André rubò a Leonard Cohen e abbia messo in canzone un capolavoro del Cavaliere errante canadese.

De Andrè era un vampiro sempre pronto a succhiare l'anima ai suoi collaboratori, i suoi personaggi inventati, musicisti, giornalisti e tutto il mondo che l'amava e lo circondava. Figlio d'una cultura francese e trobadorica, era aggressivo per quanto remissivo, ma comunque sempre generoso nell'ascolto e nell'aiutare anime come Princesa, il travestito che Faber ha pagato l'operazione perché la sua aspirazione era avvicinarsi il più possibile all'idea di donna che viveva con grande dolenza, spasimo, afflizione e passione.

Un corpo chiuso in un mondo che non gli apparteneva. Da queste presupposti nasce un numero di disagi incalcolabile, una complessità cospicua di privazioni, incognite, dubbi. Ma Pincesa voleva dimenticare interamente quella parte maschile di se che non accetta e rifiuta. Una gabbia che corrisponde al proprio corpo. Certo, talvolta era faticoso andarci d'accordo, ma semplicissimo da amare. Sono passati trent'anni circa e il tempo ha affievolito la memoria, ma una traversia così influente è impossibile da obliare.

Sappiamo che invece lei era mezza pazza, proprio per questo volevano stare con lei. 
Nancy è un simbolo di abbandono mascherato da un'apparente emancipazione di costumi, poteva darti quel che volevi. Un pò di tempo fa Nancy era senzacompagnia all'ultimo spettacolo e aveva disinvolto la sua autonomia fra fiale e silicone per aumentare le curve del seno, del sedere, e tutto il corpo fimno all'operazione definitiva, come un punto d'approdo.
Donna affranta, usata, sventurata e poi abbandonata alle sue ombre oppressive centinaia di volte. Una donna afflitta nel cuore abbandonato in diversiMotelLacrime certe, sicure, precise e preziose come il supplizio fino al spasimo. Basta essere poco più sensibili di un paracarro per capire l'esistenza di Nancy donna maltrattata. Alla gente non piacciono i soggetti "ambigui" come Nancy, troppo difficili da catalogare, salvo poi andare verso le 23 per pagare una parcella di euro sul ciglio di una strada per sbottonarsi i pantaloni, Nancy era illimitatamente gentile e generosa: "Sono contenta che sei venuto, sono conteeenta che sei venuto".
Spirito         libero
Nel 1961, appena diciottenne, già viveva per conto suo, lontana da casa. Faceva la guida turistica a Kingston e usciva con i ragazzi del Royal Military College. Nel dicembre del 1963 incontrò un ragazzo di nome Mike, dopo pochi mesi rimane incinta e sola. Iniziò un calvario di quelli a cui era abituata, ma forse questa volta era più autorevole e dominante nel suo spirito rispetto altre crisi. Ma questa ottusa situazione la distrusse fino ad essere ancora rinchiusa in manicomio. 
Le convenzioni sociali vigenti allora nell'ambito di una famiglia importante che comprendeva membri del parlamento e giudici della Corte Suprema, obbligarono Nancy (mai sposata) a “dare il bambino in adozione” in quanto a loro avviso non era adatta come madre, inadatta alla sua crescita. Per Nancy fu un autentico ed ennesimo dramma. Per questo cadde di nuovo in una derpressione profonda. Anni di scosse di elettroshock che lambirono nuovamente i suoi nervi, la sua mente. le sua ossa, i suoi nervi e chissà che altro. Eravamo distratti e contenti, lei dormiva con tutti e portava calze verdi e un cappello viola, questo lo ricordo.
  Pochi mesi          dopo la 
     nascita
del figlio, in un momento di disperata depressione si uccise, secondo il nipote Tim, con la pistola del fratello. Tim è anche entrato in contatto con Leonard Cohen, che gli ha risposto con un commento: "Era la sua bellezza e coraggio che trasparivano. E un po' di tempo fa, col telefono rotto cercò dal terzo piano cercò la sua, serenità...molti hanno usato il suo corpo molti hanno pettinato i suoi capelli e nel vuoto della notte quando hai freddo e sei perduto.
Molte ragazze a quel tempo cercavano di ribellarsi contro le dure limitazioni della famiglia e della società, e non tutte le sfide finivano così tristemente". Ma Nancy era senza compagnia all'ultimo spettacolo con la sua bigiotteria e mi chiedo a chi regali i tuoi pensieri? Nancy ad ascoltarti è sempre pronta anche se sapeva che alla fine si sarebbe chiuso con una scopata.
 Leonard Cohen Montreal 1982
La Vita
promi scua



Cohen non era un amico intimo di Nancy, anche se l'aveva incontrata molte volte tramite amici in comune. Quando De André presenta questa canzone che narrava di una prostituta e artista di varietà, incapace di adeguarsi ai codici già designati e disegnati da altri e anche per lei, e lei, ciò, non l'accettava. Brevi o più distesi nella riflessione e nell'impostazione, coriandoli di diario ripercoronno lo spettacolo sanguinante dell'emarginazione non cercata che "ti sottrae al potere e t'avvicina al puto di vista di Dio", scavando nelle guerra, si muovono tra politica, calcio e sociologia della violenza e il rapporto trai sessi.
Si capisce però che era accusata dalla legge di promiscuità e la morale della gente ne era turbata. L'accusavano di prostituzione, con l'aggravante "giovanile". Non era molto importante, per Nancy, quello che diceva la gente di lei, pur essendo morta a soli 21 anni buttandosi dalla finestra del terzo piano, pur vivendo gli orizzonti del candore, come un esito senza sorte e tanta morte nel cuore. Ma la fonte inesauribile di cultura, un patrimonio di conoscenze "esperenziali" di De André non è una fornitrice di brillanti filosofici o erudizioni a se stanti, bensì una polla che irrora e fa sbocciare altri impulsi emozionali e generi di poesia in musica davvero mirabili.
Alcol e amicizia e la puttana, la sua volontà precisa di rimanere distaccata dalle sfumature di ferro sociali, ma vivere in un solo modo: il suo. Una ragazza che condivideva il proprio dolore, il proprio disarmante pianto dorato e le calze verdi che indossava da sempre. Solo un po' di tempo fa, col telefono rotto in una camera d'albergo, cercò dal terzo piano la sua serenità. E nel vuoto della notte quando hai freddo e sei perduto, è ancora Nancy che ti dice: "Amore, sono contenta... che sei venuto".
Isolamento sociale
E' altrettanto chiaro che la sua condotta di ragazza giovanissima che viveva da sola soprattutto a quei tempi, era considerata donna trasgressiva, o più comunemente di facili costumi, quando, nei primi anni sessanta la donna era relegata a precise funzioni cucina e figliolanza. Decise di schierarsi col Movimento libertario, che si batteva per l'indipendenza della donna. Ma in questo caso direi che è importante notare come Cohen si sia superato nella sua capacità di tracciare volti femminili abbaglianti e affaticati, indebolita e spossata, snervata e sfiancato fino allo sfibramento stremato e abbattuto. Molti uomini le hanno toccato il corpo con la mente e pettinato  capelli. In questo caso, a mio avviso, supera l'altro personaggio femminile ben più famoso Suzanne.
Suzanne










 

Una clausura fredda
e non richiesta, ma inflitta
Nancy è ancora più commovente, struggente della celebre Suzanne. Diventa un simbolo dell'isolamento collettivo a causa di stili di vita che non rientrano nelle sue abitudini che necessariamente cozzano contro norme giuridiche, statuti, elenchi, principi, schemi, metodi classici di vita mascherata, come un carnevale senza coriandoli, un'apparente libertà di costumi, ma assolutamente ingannatrice, una libertà sottomessa e ipocrita da chi non è abituato alle aperture dell'anima e abbandonare uno stile di vita che provoca solo isolamento, distacco e segregazione mentale. Una clausura violenta e fredda non richiesta, ma inflitta.
I sensi di     colpa
di De       Andrè
DAndré, durante i concerti, spendeva molto volentieri tempo e parole per spiegare la valenza della canzone di una potenza indescrivibile, anche per ripararsi dall'angoscia di una storia troppo pesante da pensare e raccontare per la sua infinita umanità strozzata e l'atroce ed efferato finale della storia, se posso, animalesca. De André disse che in certi casi si vergognava d'essere uomo orripilante, senza cuore, sensazioni che si provano solo quando si è smesso di aspettare certi destini perché troppo brigosi, da qui quella staffilata: "Dicevamo che era libera e nessuno era sincero non l'avremmo corteggiata mai, nel Palazzo del mistero". Di Nancy emerge un profilo di una donna che priva di ogni forma pregiudiziale, viveva una vita da lei voluta e non imposta da qualcuno, per questo motivo ad appena venti anni scappò dalla propria famiglia, troppo oppressiva per una donna che cercava qualcosa di più rispetto alla maggioranza.
Automaticamente diventi minoranza e questo è marchio infamante che ti porti dietro per tutta la vita, seppur breve, è come un tatuaggio che sempre t'ammonisce che esiste sempre una morale, ma non s'è mai conosciuta. Perché molti hanno usato il suo corpo, molti hanno pettinato i suoi capelli, molti le hanno chiesto il suo caldo, senza vergogna lei non s'è mai negata a nessuno, quasi fosse una vocazione la soddisfazione altrui in questo modo.
Ecco,
nell'immediatezza del parlato quando Faber introduceva Nancy ai suoi concerti, come per afferrare uno scudo e chiedere scusa a Nancy, anche se non l'ha mai conosciuta, ma la sua storia lo faceva sentire in colpa. Del resto lo sappiamo che De André soffriva sulla sua pelle problemi altrui: "Questa canzone si chiama Nancy - diceva tutte le volte prima di cantarla e con grande rispetto per le parole espresse - ed è la storia di una prostituta, e non perché per sua vocazione avesse piacere a dare questa propria parte anatomica in cambio di denaro. Ma una donna indipendente che vuole rendersi autosufficiente spesso si trova costretta a cercare mestieri poco dignitosi per la morale del tempo e anche di oggi".
Femminista ante litteram
Nancy è stata costretta ad essere, suo malgrado, una femminista ante litteram, una donna che ha cercato di crearsi il proprio spazio di potere personale, privato ed esclusivamente suo. La propria possibilità di vivere al di fuori di quello che era un tentativo, da parte dell'autorità, in questo caso fallocratica, di cercare di farla vivere sotto di sé, sotto il suo comando sotto il suo imperio, anzi sotto il suo "cazzio imperio"!!!.
Che poi si tratti di un padre, di un promesso fidanzato che di solito rimane promesso, questo non vuol dire niente. E’ inquietante l’immagine metaforica di Leonard Cohen quando parla del misterioso Palazzo del Mistero, cioè un'immensa casa di appuntamenti. Così va intesa. E un po' di tempo fa col telefono rotto cercò dal terzo piano la sua serenità dopo l'ultimo spettacolo con le sue collane ancora addosso. E nel vuoto della notte quando hai freddo e sei perduto, sai che Nancy è sempre pronta ad aspettarti. 

"S'innamorò di tutti,
non proprio di qualcuno"
con un sottile velo di rimorso da parte di uno dei suoi amanti, moltissimi, ma solo per mezz'ora ognuno. La si prefigura in un bordello, il padre con problemi giudiziari ("sotto processo", "innocente" per De André, comunque in tribunale).
Agli uomini amanti occasionali, fa comodo immaginarla come una donna libera che si innamora facilmente di tutti ("dormiva con tutti", "s'innamorò di tutti, non proprio di qualcuno"), salvo poi rendersi conto che: "era libera, ma nessuno era sincero", lasciandola sola con la sua bigiotteria nel camerino dell'ultimo spettacolo. L'ultima strofa è un incontro con Nancy ed i suoi assilli mentali, probabilmente con un po' di senso di colpa da parte di tutti coloro che l'avevano "usata" voledole anche bene, alcuni, ma molto pochi. Pochi hanno "pettinato i suoi capelli" e "toccato il suo corpo con la mente" con un eccesso d'estrema leggerezza. A per

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