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11/11/15

quando i banditi si comportano meglio delle forze dell'ordine il caso della sparatoria di Ospossida

 Premetto   che non sto difendendo  criminali   ma  raccontando un episodio  cruento   della  storia del banditismo sardo  .  Sarò di parte   quello che  volete  ,  ma certe cose  non mi piacciono perchè legalità  significa   rispetto , e  quando   tu che devi  garantire  l'ordine   ti comporti cosi  ,  sei peggio di coloro  che  devi  combattere  .
Veniamo  ai   fatti

da  http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=25903&lang=it
La storia che vi raccontiamo risale a vent’anni fa, ed è una storia tragica di banditismo sardo vero, nel quale i cattivi diventano leali e i probi, col sangue de sa justhitzia, perfidi. Era la sera del 19 gennaio del 1985. Quattro fuorilegge sequestrarono l’imprenditore di Oliena Tonino Caggiari, ma furono subito intercettati ad Osposidda, nel monte Corrasi, (tra Orgosolo e Oliena) da una “pattuglia” di civili olianesi immediatamente postisi alla ricerca del compaesano. Tale manifestazione fu l’espressione de Sa kirka o de Su Kertu, così chiamata a secondo della variante linguistica, la quale rispondeva all’istituto antichissimo della radicata cultura sarda comunitaria, che impegnava gli abitanti dei rispettivi paesi colpiti dai furti di bestiame in genere (o in questo caso da sequestro), ad andare alla ricerca della cosa rubata per restituirla al proprietario. Ricevuto l’allarme, le forze dell’ordine raggiunsero, quindi, quella località: con circa cinquecento tra carabinieri e poliziotti, ma con i civili furono quasi mille gli uomini che accerchiarono i quattro latitanti più l’ostaggio. I fuorilegge non vollero arrendersi, diranno gli inquirenti, e la conseguenza fu un conflitto a fuoco durato almeno quattro ore: una vera e propria battaglia. Fu una carneficina. Sul campo rimasero i quattro latitanti più un poliziotto. Erano rispettivamente Tore Fais di Santulussurgiu, Francesco Carta di Noragugume, Giovanni Corraine di Orgosolo, Peppino Mesina anche’egli di Orgosolo e il sovrintendente Vincenzo Marongiu di Mogoro. Sui corpi dei banditi non fu possibile eseguire l’autopsia, tanto erano dilaniati dalle pallottole. Ciò che seguì fu uno spettacolo macabro che si credeva appartenere al passato, a quei tempi tanto famosi di “caccia grossa”: le forze dell’ordine in posa sorridenti accanto al morto ammazzato. Ma il culmine fu raggiunto quando i quattro corpi furono caricati in distinte camionette e portati in trofeo per le vie di Nuoro a sirene spiegate, ma a passo d’uomo, come il rituale rientro dalla caccia al cinghiale. I banditi, benché “banditi”, dimostrarono di essere più civili: liberarono l’ostaggio in un momento in cui potevano utilizzarlo come scudo. La pietà dei fuorilegge non fu ricambiata e anche da morti fu loro riservato, proprio da coloro che avrebbero dovuto comportarsi all’esatto contrario, il disprezzo e un trattamento disumano. La condotta delle forze dell’ordine rientrava nella strategia bellica esposta nella massima «Percere Subiectis et debellare superbos» ( «Perdonare quelli che si sottomettono e sconfiggere i superbi», dall’Eneide di Virgilio) dal rappresentante dello Stato Luigi Lombardini, ora defunto, il giorno dopo la strage ( su “La Nuova Sardegna” del 21 gennaio 1984), mentre il procuratore generale Giuseppe Villa Santa giustificò quella strage come “necessaria” e parlò apertamente di “Vittoria dello Stato”. Questi fatti colpirono non poco le coscienze dei sardi e la stessa Chiesa isolana si pronunciò per voce dell’allora vescovo di Nuoro monsignor Melis: «Non si deve dimenticare che la misericordia non è in contrasto con la giustizia, ma la eleva e la supera: è in altre parole una forma superiore di giustizia che va alla radice della riconciliazione fra gli uomini» ( “La Nuova Sardegna” del 27 gennaio 1985). Ad Osposidda non mancano mai i fiori.
di LENARDU SARDU


19/07/15

leggende Galluresi



LEGGENDE GALLURESI.
La potenza della felce maschio
Un bandito, il giovane più fiero della Gallura che nemmeno la giustizia aveva potuto catturare, si era posto in mente di avere i tre fiori della felce maschio, perché se si avevano questi tre fiori, non si poteva morirne, quando si era colpiti dal piombo. Per avere questi tre fiori, bisognava andare in un fiume lontano lontano donde non si poteva intendere canto di gallo e bisognava andare il primo giorno di agosto. Questi fiori sarebbero sbocciati a mezzanotte, ma non bisognava avere nessuna paura per qualunque cosa si fosse presentata. Dunque questo bandito, il primo giorno d’agosto, si pone in cammino per andare a questo fiume; quando era uscito, la nottata era proprio bella, ma a mezzanotte si scatena la tempesta: grandine, lampi, tuoni, baleni, lingue di fuoco da tutte le parti, sopra il capo, nei piedi, ed egli fermo, aspettando a sbocciare il fiore. Ecco che alla luce d’un lampo,
( Nella foto il bandito Luigi Fresi.)
vede sboccire il fiore, lo raccoglie e aspetta il secondo. Egli aspetta senza spaventarsi per vedere passare tori, vacche, cinghiali che cercavano di fargli del male. Ecco che arriva un serpente; questo comincia a stringergli la caviglia, la coscia, e a poco a poco arriva al collo e sembra che lo voglia strangolare; egli crede di essere proprio all’estremo, quando il serpente lo guarda fisso negli occhi e manda un fischio stridente, scompare e sboccia il secondo fiore. Il bandito è tutto contento e, credendo di poter liberare così subito subito l’uomo dal piombo, aspetta il terzo fiore. Passano pochi minuti, quando in mezzo a quel silenzio, s’intende grande frastuono di cavalli e di uomini armati; nel principio il bandito con la speranza è rimasto fermo al suo posto, ma quando vede accostarsi una frotta di carabinieri, teme, crede di essere stato scoperto e tira un colpo d’archibugio. Il terzo fiore certamente non è sbocciato, peggio per l’anima dell’uomo che non ha resistito, e il piombo, per conto suo, continua a fare il suo cammino.

15/03/14

alla ricerca di un film misterioso hanno ucciso un altro bandito opera del regista romano Guglielmo Garroni, datata 1976

forse ho trovato online  su http://www.tubeplus.me/  un   film d'epoca  girato  dalle mie parti nel 1976    più  precisamente  qui per il donwload diretto
Un Misterioso film di cui non si ha praticamente alcuna notizia e di cui non si è ancora trovata una copia. Esistono solo diversi manifesti d'epoca, che farebbero pensare ad un film drammatico sul banditismo sardo. Secondo il Dizionario dei film di Poppi e Pecorari risulterebbe un passaggio televisivo nel marzo del 1978 su Telemontecarloe  una proiezione  nella stessa  Santa  teresa  come   dice  questo articolo   della  nuova sardegna  cronaca Olbia-Gallura  del 15\3\2014



di Giulia Bardanzellu SANTA TERESA 
Il dizionario del cinema italiano, Poppi e Pecorari, lo cita così: «Film misterioso che non risulta mai essere stato programmato nelle pubbliche sale». Mai, tranne che a Santa Teresa, dove in molti si ricordano di averlo visto, proiettato per tre giorni di fila. La pellicola scomparsa è quella di «Hanno ucciso un altro bandito», opera del regista romano Guglielmo Garroni, datata 1976. Di questo film, che

aveva come protagonisti Leonard Mann, alias Paolo, un giovanissimo Pippo Franco, nel ruolo di Sardu, e l'attrice in voga in quegli anni, Laura Belli, nei panni della bella Amanda, oggi restano solo un paio di locandine in vendita su eBay e qualche foto di scena. Gli attori sono ritratti sulle rocce di Capo Testa e tra le strade del rione Santa Lucia. Si tratta di scatti pubblicati di recente su Facebook dalla figlia di una delle comparse teresine. Una vera rarità per un film che ebbe la sfortuna di non trovare distributori, per poi dissolversi nel nulla. Alcuni siti internet lo definiscono «un raro film sul banditismo sardo girato in stile western». Niente trama e niente pellicola. Almeno per ora. La ricerca è partita già da tempo e i primi risultati non sono stati incoraggianti. La Cineteca nazionale di Roma non la possiede, così come quella sarda. Si sa che il 22 marzo del 1978 il film andò in onda su Tele montecarlo, l'attuale La7. Difficile pensare che sia stato registrato all'epoca ma tra i cultori del genere potrebbe nascondersi la preziosa e misteriosa opera. A interessarsi della ricerca c'è oggi anche la nipote di Guglielmo, Monica Garroni, pittrice e art director nella pubblicità, figlia di Romolo, celebre direttore di fotografia e anch'egli cineoperatore. Per lei, che racconta di una grande passione per Santa Teresa e per la Sardegna, visitata in lungo e in largo, sarebbe un modo per ricordare la sua famiglia, tutta legata a doppio filo al mondo del cinema. Nella scheda tecnica del film sono presenti anche il cugino Mark Garroni, come assistente operatore, e un altro zio, Gino Pittoni, autore delle musiche: «Sarebbe bellissimo poterlo ritrovare - dice- e per me tornare dove è stato girato tanti anni fa. Un luogo meraviglioso, ricco di poesia, come tutta l'isola. 
Mi sto muovendo con i miei parenti anche in America per verificare la presenza della pellicola tra quelle di mio padre e di mio zio". L'appello è stato inoltrato anche alle emittenti televisive. Il passo successivo è contattare gli stessi attori. La missione è trovare la pellicola scomparsa e ricostruire così un pezzo della storia del paese, da festeggiare con una proiezione pubblica. La seconda dopo quasi quarant'anni.

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