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01/02/15

“Io, imprenditore, ecco come mi sono salvato dalle banche”la storisa di Giuseppe Alunni

Di solito per  non finire  vittima  delle  tasse  e   quind non avere debiti con le banche o fai del nero  \ piccola  evasione. Ma    chi  non volendo ,  - come  *****  falegname  \  artigiano del legno   del mio paese  ,   fare debiti con le banche  per  aprirsi  la sua attività, ha lavorato   per  conto d'altri  poi unavolta raggiunti i soldi necessari si è  apero la sua attivita  . Ma  volendo  fare titto in regola  ed  evitare  anche il più piccolo  nero   ha  finito  per  chiudere perchè  <<  non  volevo  ne  fare  debiti con le banche  per  l'attività  .,   gli ho  con lo stato  >> cioè  fatturava  tutto  fino all'ultimo centesimo  e  lo stato   come solito  più fatturi  più tase paghi  . Ma   c'è anche  chi  èriuscito  a salvarsi da questo circolo vizioso del   : consuma , produci , crepa


ed  è a  storia   che  d'oggi   presa, libri consigliati  compresi   da
http://www.ilcambiamento.it/moneta/

Ha scritto un libro e ha colto talmente tanto nel segno da trovarsi nella necessità di ristamparlo. Si intitola “Salvarsi dalle banche”, dunque non ci sono ambiguità nel messaggio. E ad essere emblematica è la sua storia, esperienza e disavventure dalle quali ha tratto quanto poi ha riportato sulla carta. “Voglio che tutti sappiano, solo così ci si libera dalla schiavitù” dice Giuseppe Alunni.

di Redazione - 30 Gennaio 2015

Lui, Giuseppe Alunni, ha 55 anni ed è ternano; alle spalle una famiglia di imprenditori, lui stesso impegnato nell’azienda di famiglia dal 1978, nel campo delle forniture industriali.
La sua “disavventura” con le banche comincia quando l’istituto di credito di riferimento gli dice che il fido è troppo alto e che i crediti non rientrano abbastanza velocemente. I costi per l’indebitamento sono sempre più alti per l’azienda, che comunque continua ad andare bene. Eppure la banca “succhia” linfa vitale. “All’epoca mi capitò di leggere la storia di una donna che aveva ottenuto dalle banche un risarcimento milionario per anatocismo e usura – spiega Alunni - Prendo contatto con un’associazione che segue queste problematiche e scopro un’Italia che si difende, imprenditori che non si rassegnano. Scopro che si occupano dei balzelli e delle truffe che si nascondono in tutte le forme tecniche che intratteniamo nei rapporti bancari: conti correnti, mutui, leasing, derivati, carte di credito, swap. Un’emorragia che dissangua imprese, famiglie e contribuenti. L’illecito nell’applicazione d’interessi e more coinvolge anche gli enti pubblici”. Forte di questa acquisita consapevolezza, Alunni non molla e comincia a giocare all’attacco anziché in difesa. Comincia a far presente alla banca che sa che nei loro mille calcoli complicati lui ha capito che qualcosa non va, che certi interessi possono essere riconducibili al reato di usura. E in questo è supportato da due avvocati con le spalle larghe.
“Sono entrato a conoscenza degli illeciti quando i conti hanno cominciato a non tornare. Avevo la consapevolezza che la mia azienda stava andando bene, eppure c’era qualcosa che non andava, la liquidità veniva deviata verso altre destinazioni, nella gestione finanziaria era l’inghippo. A quel punto ho agito con urgenza, ho tagliato i costi improduttivi, ho ridotto l’indebitamento e ho guardato i conti. Spesso i consulenti finanziari propongono polizze. Ma conviene invece farsi fare una perizia econometrica su conti e mutui, in modo da avere un’idea dei guai finanziari al netto di quanto sottratto con l’usura. Peraltro così diventi meno attaccabile da manovre di richieste di rientro e pressioni indebite. Quando ho fatto esaminare i miei rapporti mi si è aperto un mondo. Tre Leasing, quattro mutui, dodici rapporti tra conti correnti e anticipi fatture e ricevute bancarie: non ne ho trovato uno che non avesse qualche inghippo. Quindi bisogna liberarsi da questa schiavitù, altrimenti per l’azienda non esiste salvezza”.
Sembra quasi impossibile anche solo pensare che possano essere le banche stesse a macchiarsi del reato di usura, “invece è possibili” dice Alunni. “Per la nostra legislazione è ancora un reato grave e la lobby bancaria sta facendo pressione per derubricarlo. L’ultima vergogna da parte del governo è stato il tentativo di rendere legittimo il calcolo degli interessi sugli interessi, il cosiddetto anatocismo, in Italia vietato dal codice civile dal 1942”. Nomi Alunni non ne fa, se ne guarda bene. “Sto trattando con istituti bancari per rientrare di quanto mi hanno indebitamente portato via, quindi devo mantenere la riservatezza. Inoltre facendo nomi si rischiano querele per diffamazione. Mi sto accorgendo che gli istituti di credito non hanno alcun interesse a finire in tribunale e quindi molto spesso tutto si conclude per via transattiva o in mediazione”.
Alunni cita poi nel suo libro a quali “minacce ho dovuto far fronte – spiega - iscrizione a sofferenza, revoca dei fidi, scomunica a vita dal sistema bancario”. “Le banche praticano un commercio, sono negozi finanziari e sanno che un brutto accordo è meglio di una causa. Inoltre in giudizio possono emergere ulteriori elementi che possono aggravare la posizione della banca: nullità dei contratti, danni morali e da lucro cessante e danno esistenziale. Quindi se uno si mostra deciso e informato, quasi sempre trattano”.
“Bisogna innanzitutto munirsi di perizia econometrica, trovare un avvocato specializzato in materia, sempre guardandosi da soggetti che già fanno mercato, come procacciatori, venditori di perizie, imbonitori, profeti dell’antiusura, che fanno firmare contratti capestro ai malcapitati – prosegue Alunni - Poi occorre agire con prudenza prima sulle banche meno strategiche, poi sulle più importanti. E’ bene mostrarsi preparati, acquisire nozioni di base sulla normativa bancaria, non aver paura di parlare con funzionari e direttori. Quando la banca e i funzionari sanno di avere torto alzano la voce. State attenti alle provocazioni, esistono tecniche per far perdere la calma. Cercate di farla perdere a loro. Nel mio libro ho inserito suggerimenti specifici”.
Alunni mette anche in guardia dai “finti salvatori”.
“Purtroppo esistono loschi figuri che intercettano vittime di usura, le raggirano con false prospettive di recupero, chiedono somme assurde sul recuperato che garantiscono con illusorie assicurazioni. Salvo poi tirarsi indietro quando la persona, già vessata, è a corto di denaro per difendersi, avendo mal speso gli ultimi soldi per strumenti peritali poco solidi. Le esche sono spesso procacciatori poco seri, mezze figure, ex mediatori finanziari con pregressi non limpidi nel campo bancario. Detto ciò, onore a tecnici, legali, imprenditori ed associazioni che, spesso anche con grandi sacrifici e rischio personale, si dedicano disinteressatamente alla lotta a questo vergognoso fenomeno. La giurisprudenza cammina fortunatamente a grandi passi, le ultime sentenze favorevoli alle vittime costringono gli istituti di credito a risarcimenti che in un caso sono arrivati ad otto milioni di euro. Ed ancor più interessante è il recepimento in giudizio del risarcimento per danno esistenziale ad una vittima di usura bancaria, primo caso in Italia. Nel campo della contrattualistica poi, quando si chiedono alle banche i contratti di apertura di conto, si trovano spesso cose assurde: contratti stipulati con normative vecchie di oltre trenta anni, con nullità di tutti gli interessi pagati, clausole vessatorie, tassi non indicati, polizze non sottoscrivibili per scarsa propensione al rischio del sottoscrittore. Insomma, spesso la clausola interessi è nulla già per irregolarità contrattuale. Interessantissima poi la sentenza 350 del gennaio 2013, che rende nulla la clausola interessi su mutui e leasing qualora la somma di tasso e tasso di mora sia superiore al tasso soglia; strumento importante per le famiglie, che possono chiedere sul mutuo l’annullamento degli interessi pagati e di quelli futuri”.
Giuseppe ha fatto da apripista; chissà che non ci siano altri, esasperati e determinati, a provare a mettere in discussione il sistema!
Il libro, edito da Intermedia, è disponibile presso l’associazione ‘’Articolo 20’’per l’educazione finanziaria e la lotta all’usura bancaria, tel. 0744300160/305349, fax 0744303732. Oppure potete scrivere una mail a g.alunni@alunnibalilla.com se avete bisogno di chiedere aiuto.



28/11/13

Le banche sono il Terminator della democrazia Una truffa dare a intendere che la crisi è dovuta non ai salvataggi degli istituti di credito ma a un eccesso di spesa per il Welfare ?^

Esce in questi  giorni  In libreria “Il colpo di Stato” Il colpo di Stato di banche e governi: l'attacco alla democrazia in Europa", appena pubblicato da Einaudi (345 pagine, 19 euro),di Luciano Gallino   ( foto 
a  destra    )                                       Eccone  la segnalazione del buon articolo  di  Costantino Cossu  dalla nuova sardegna del  28\11\2013 

Combattere la recessione con misure recessive. E' il paradosso delle politiche economiche, dominate dalle esigenze di bilancio, che da tre anni a questa parte vengono attuate dai governi europei. Milioni di cittadini, vittime della crisi, sono costretti a pagare i disastri causati dalla crisi stessa, in una spirale recessiva di cui non si vede la fine, accompagnata da una drastica riduzione della sovranità degli Stati e da un crollo drammatico del livello di consenso dei cittadini verso le istituzioni democratiche. Sono i temi del saggio "Il colpo di Stato di banche e governi: l'attacco alla democrazia in Europa", appena pubblicato da Einaudi (345 pagine, 19 euro), con il quale Luciano Gallino approda alla terza tappa di una trilogia (tre testi densi di dati e di riflessione teorica) dedicata all’analisi dei processi attraverso i quali, negli ultimi trent'anni, il modo di produzione capitalistico è finito sotto il dominio incontrastato della finanza. Globalizzazione. La prima tappa, "Finanzcapitalismo" (Einaudi, 2011), è servita a spiegare come la produzione di denaro per mezzo di denaro si sia, nei tre decenni che hanno preceduto la crisi, gradualmente sostituita alla produzione di merci. Nella seconda tappa, "La lotta di classe dopo la lotta di classe" (Laterza, 2012), la riflessione si è invece concentrata sui modi in cui il capitalismo finanziario ha proceduto a un colossale trasferimento di ricchezza dal basso verso l'alto della piramide sociale, dal lavoro verso il capitale. Ora Gallino compie il terzo passo, quello che dal terreno più strettamente economico conduce nei territori della politica. Vinta, infatti, la battaglia sul fronte dell’economia, il finanzcapitalismo si muove alla conquista delle istituzioni politiche; e lo fa utilizzando a proprio vantaggio la "Grande crisi globale" (Gcg) cominciata nel 2007, attraverso una strategia che ormai si configura come un vero e proprio colpo di Stato. Questa è la tesi centrale del libro, la cui dimostrazione Gallino articola in tre passaggi. La Grande crisi. Nel primo sono descritte le cause della Gcg. Le modalità attraverso le quali alla stagnazione economica cominciata a metà degli anni Settanta del Novecento si è risposto con la finanziarizzazione e la globalizzazione dell’economia sono analizzate mostrando come, sia in Usa sia in Europa, all'iniziale liberalizzazione di tutti i settori dell'economia siano seguite da una parte l'assoluta sudditanza dei governi e dei parlamenti verso un sistema di accumulazione che, nel corso di tre 

decenni, ha spostato l'asse del suo funzionamento dalla produzione di merci al gioco della speculazione finanziaria, e dall’altra la drastica riduzione del peso politico del lavoro salariato. Alle banche è stato concesso tutto, al lavoro è stato tolto quasi tutto. E quando il gioco, a partire dal 2007, si è inceppato (per motivi tutti interni alle sue stesse logiche) e in tutto il mondo i maggiori istituti di credito si sono trovati ad avere in bilancio montagne di titoli pesantemente deprezzati, pochissime banche sono fallite. Criminali? Quasi tutte sono state invece salvate dagli stessi governanti complici delle scelte che avevano portato i bilanci al dissesto. Sulla base di una bibliografia americana ed europea ormai piuttosto vasta, Gallino si spinge sino a ipotizzare che le scelte delle banche prefigurino dei veri e propri profili criminali. Rispetto ai quali le leggi attuali sono, in tutti i Paesi, in gran parte inadeguate. Anche se poi non è la via giudiziaria quella che può portare a una correzione degli errori compiuti: «Pensare di indurre questo sistema – scrive Gallino – a comportarsi meglio per mezzo di un più esteso apparato giudiziario equivale a voler insegnare a Teminator III le buone maniere per stare a tavola. Bisognerebbe portarlo in un'officina che lo smonti una volta per tutte». Il secondo passaggio dell’analisi di Gallino mostra come la Grande crisi globale sia stata utilizzata dalle forze economiche che hanno vinto la lotta di classe sul terreno economico per compiere il passo successivo e definitivo: la conquista delle istituzioni politiche. Il finazcapitalismo, infatti, non si accontenta più di avere in tutta Europa – dalla Gran Bretagna all'Italia – ceti dirigenti succubi. Vuole che i principi inviolabili del liberismo siano inscritti nelle Costituzioni. Politici allineati. Così Gallino riassume ciò che è accaduto negli ultimi tre decenni e che ancora accade: «Le leggi sul mercato finanziario introdotte dalla politica hanno stimolato la creazione dei componenti tarati che hanno reso altamente probabile il deragliamento del sistema; le banche li hanno usati senza freni, fino a uscire in modo catastrofico dai binari; i politici hanno salvato le banche deragliate caricando i costi sui cittadini; infine si sono adoperati per spiegare la crisi in modo da togliere di scena anzitutto le proprie responsabilità. La soluzione è consistita nel dare a intendere che la crisi era dovuta non ai salvataggi delle banche, bensì a un eccesso di spesa ordinaria di cui cittadini avrebbero improvvidamente approfittato». E allora via al taglio delle pensioni, della spesa sanitaria, della spesa in istruzione e ricerca, della spesa in assistenza sociale. Le cifre smentiscono i governi: «Tra l'ottobre 2008 e l'aprile 2010 – nota Gallino – i Paesi Ue resero disponibili 4,13 trilioni di euro al fine di sostenere i gruppi finanziari colpiti dalla crisi. Detta somma equivaleva al 32,5 per cento del Pil della Ue, pressoché pari al Pil aggregato di Italia e Germania. Nello stesso periodo la spesa sociale nei Paesi Ue è rimasta stabile intorno al 25 per cento del Pil». Ma nonostante ciò la Troika – Commissione europea, Bce e Fmi – ha spinto verso ferree politiche di bilancio e forti riduzioni della spesa sociale, imponendo i diktat di organismi non elettivi alla volontà dei parlamenti e dei governi, i quali peraltro in molti casi – specifica Gallino – sono persino andati oltre le prescrizioni della Troika (come il governo Monti in Italia). Un colpo di Stato per conto del grande capitale finanziario realizzato da Bruxelles con la complicità di tutte le cancellerie europee e con il sostegno attivo dei media, dove i pifferai del pensiero unico neoliberista – un po' incolti e un po' carrieristi – non hanno cessato un attimo di suonare la solfa «lo chiede il mercato». Che fare. E veniamo al terzo passaggio dell'analisi di Gallino: come uscire dalla crisi per strade diverse da quella disastrosa indicata dalla vulgata corrente. Gallino propone in sostanza un ritorno a Keynes: smascherare la fallacia delle teorie economiche neoliberali; assumere il traguardo della piena occupazione come obiettivo centrale della Ue (perché è l'occupazione che genera sviluppo e non il contrario); restaurare una legislazione del lavoro che ne riconosca la dignità di diritto inalienabile e garantito rispetto alla pretesa aziendale di fare dei salari una variabile dipendente dei profitti; riportare il sistema finanziario al servizio dell'economia reale attraverso la creazione di un efficiente sistema europeo di sorveglianza e attraverso l'eliminazione o la rilevante riduzione del potere che ora le banche private detengono di creare denaro dal nulla. Sinistra all’angolo. Indicazioni che qualunque socialista democratico, prima dello tsunami neoliberista, avrebbe considerato persino scontate. Il fatto che oggi esse appaiano quasi un'utopia e che Gallino per il fatto di proporle corra il rischio di essere considerato un pericoloso sovversivo o un patetico avanzo del passato, significa che siamo in presenza di una storica sconfitta politica del lavoro e delle sue rappresentanze. In Italia chi dovrebbe farle (chi dovrebbe imporle ai poteri vincenti invertendo la dinamica attuale della lotta di classe) le cose proposte da Gallino? Matteo Renzi che nella vertenza Fiat si schiera con Marchionne? Il governo Letta-Alfano? Un sindacato che considera la Fiom come un covo di estremisti da mettere nell'angolo? Gallino ha ragione in tutto ciò che scrive, ma purtroppo un'officina (politica) dove rinchiudere Terminator perché sia smontato una volta per tutte, oggi in Italia e in Europa (e nel mondo) non esiste. Bisognerebbe lavorare per costruirla, sperando che ne

08/07/11

Un amricano , un Islandse , un sardo di francesco Sedda

da Centru d'Attivitai "Faber" ProgReS Progetu Repùblica ( ex Irs ) - Tempiu e Gaddura di Punentun articolo intressante di Franciscu Sedda
"Il commento" Sardegna Quotidiano 6 Luglio 2011

www.sardegnaquotidiano.it

Ci sono un americano, un islandese e un sardo... L'americano si chiama Barack Obama ed è “l'uomo più potente del mondo”. Ha vinto le elezioni parlando di speranza e cambiamento sospinto da un entusiasmo popolare senza precedenti. Tuttavia davanti al crollo delle banche private che avevano allegramente giocato con i soldi degli americani ben poco ha potuto fare, se non salvarle utilizzando i soldi di quei contribuenti che dalle banche erano stati fregati.
Il secondo è uno qualunque dei 309mila abitanti della Repubblica d'Islanda. Sulla piccola isola del nord Europa le persone si sono sollevate tutte insieme, pacificamente, per dire che non l'avrebbero lasciata vinta a banchieri e governanti che dopo averne combinate di cotte e di crude volevano far pagare la crisi alla gente. Armati di mestoli e di casseruole si sono radunati davanti al loro parlamento fino a quando i banchieri corrotti sono scappati o son stati arrestati, il governo è cambiato ed ha accolto sia il mutamento di cifre, tassi e tempi con cui rifondere il debito, sia la scelta di riscrivere la Costituzione elevando a costituenti solo gente comune.
Il sardo è chiunque di noi. Generalmente un buon risparmiatore che ha tuttavia difficoltà a ottenere soldi dalle banche per un mutuo o per avviare un'impresa; paga il denaro più caro di chiunque altro nello Stato italiano; si ritrova in una terra in cui tutte le grandi banche sarde, e con esse i nostri soldi, sono state svendute a gruppi esterni mentre lo sviluppo di un nostro sistema di credito cooperativo veniva stroncato. Il tutto con il benestare della “nostra” politica e la nostra complice distrazione.
Cosa ci insegna questa storia che inizia come una barzelletta ma che provoca al massimo un sorriso amaro?
Primo. Un uomo solo al comando, anche il più carismatico e potente del mondo, a volte può poco o nulla mentre una collettività che con civiltà, consapevolezza e determinazione si solleva insieme per affermare giustizia e diritti può arrivare a mutare la propria storia.
Secondo. Non è detto che per combattere i poteri forti della globalizzazione si debba per forza essere uno Stato con centinaia di milioni di abitanti ed eserciti sterminati. Una piccola Repubblica su una piccola isola, in cui democrazia, senso civico e conoscenza sono patrimonio comune può ottenere ciò che sfugge a una superpotenza. Paradossi del mondo glocale.
Terzo. Noi sardi abbiamo molto su cui riflettere. E ancor di più da imparare e fare.

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Infatti  aggiungo  in sardegna   si sta  diffondendo  la  cosidetta mafia  bianca ( appalti , aste  giudiziarie , usura ,ecc )  che  ricicla  i  soldi  . .  com testimonia il libro 





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