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05/01/17

Simona, “genio” del piano senza conoscere una nota E’ autistica. Per la musica ha talento naturale, suonando si relaziona agli altri Hanna Shybayeva e Politi hanno trascritto i suoi «brani» e registrato un cd


Qualche anno  quasi un trentennio feci al prof  di  educazione musicale  una domanda   che   cosa  sarebbe  un mondo senza  musica   e cosa  è la  musica  ?  la risposta   fu  ( almeno la consideravo banale   e fatta  per  accontentare  le miei ingenuità 😀 dell'allora  adolescente  )  un mondo triste  . la musica  è  tutto  quello che  hai dentro . Ebbene  cari amici\  amiche  oggi  ne   ho  avuto  la risposta . da questa  storia  che trovate  sotto  . Alla  faccia  ed in culo  a chi dice  che  gli  autistici , gli handicappati (  uso  tale termine  perchè non mi piace  il buonista   diversamente  abile  e  simili  ) non posso creare   opere arte .
Infatti 





Simona, “genio” del piano senza conoscere una nota.
E’ autistica. Per la musica ha talento naturale, suonando si relaziona agli altri Hanna Shybayeva e Politi hanno trascritto i suoi «brani» e registrato un cd  


04 gennaio 2017




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PAVIA. 
Quando un pianoforte entra nel suo campo visivo, Simona Concaro sembra andare in stato di trance: si dirige verso lo strumento e inizia a suonare, senza curarsi d’altro. Ha 48 anni ed è autistica; nata a Milano, sempre vissuta in provincia di Pavia, ora è stabile a cascina Rossago nell’Oltrepo, una delle più importanti realtà italiane di lavoro per persone affette da autismo, e dal 2005 fa parte del progetto musicale dell’Orchestra invisibile. Non sa né leggere né scrivere le note, eppure, inspiegabilmente, è un genio della composizione. Il suo caso è stato pubblicato sulla rivista “Epidemiology and psychiatric sciences” della Cambridge university press, uno studio a cura di Pierluigi Politi, direttore dell’Unità operativa di psichiatria dell’azienda sociosanitaria territoriale di Pavia, Michele Garda, docente di musicologia della nostra università, Laura Fusar-Poli e Matteo Rocchetti, dottorandi pavesi in Neuroscienze.
«Con l’esempio concreto di Simona, nell’articolo abbiamo dimostrato il frequente misconoscimento dei valori e delle doti dei soggetti autistici – spiega Politi – che si fatica a vedere e si tende a lasciare nascosti. Il nostro scopo è stato, in fin dei conti, quello di analizzare oggettivamente la creatività di una persona e il suo progresso nelle interazioni sociali, ma anche di esortare a prestare attenzione ai suoi meriti, per aiutarla a rapportarsi meglio con il mondo esterno». Concaro non parla e non ha mai pronunciato una frase di senso compiuto. Si relaziona con la realtà e chi le sta attorno solamente attraverso la musica, che ama ascoltare e creare; zitta, gesticola poco, raramente cerca il contatto visivo e fugge il contatto fisico. Pure il suo ruolo nell’Orchestra invisibile risulta peculiare, in quanto si rifiuta di suonare assieme agli altri: quando mette mano al pianoforte, vuole il pubblico tutto per sé.
«Da più di undici anni si “alterna” alla musica di insieme – chiarisce ancora Politi – Lascia prima eseguire un brano all'Orchestra, poi inserisce la sua performance solistica. Dal punto di vista tecnico, senza dimenticare che è completamente autodidatta, al piano ha una manualità morbida, una diteggiatura equilibrata; suona con elasticità, guardando tra le mani, oltre la tastiera. Spesso accompagna le note con vocalizzi, fischi, mormorii e un costante movimento di capo e collo. Io e la pianista Hanna Shybayeva abbiamo cercato di trascrivere alcuni suoi spartiti immaginari, ascoltandola, e vi abbiamo trovato delle strutture complesse, come si possono scoprire solo in musicisti professionisti».
Dalle trascrizioni è nato nel 2014 un disco reinterpretato dalla Shybayeva “Playing with autism 1.0”, mentre nel 2015 la Concaro è stata direttamente registrata dal vivo in “Playing with autism 2.0”. È, insomma, soltanto al pianoforte che la donna acquisisce autostima e riesce a rinforzare la propria identità. D’altra parte, le persone con autismo possiedono di frequente una notevole predisposizione a forme non-verbali di comunicazione e, quindi, per loro, musica e ritmo divengono canali d’espressione fondamentali.
«In generale i benefici della musica sul sistema nervoso sono enormi – assicura Fusar-Poli – Per esempio, sono state provate differenze anatomiche nei cervelli dei musicisti; avrebbero un cervelletto più sviluppato, come alcune funzioni cognitive: il linguaggio, la memoria, l’attenzione e la coordinazione. Certo è che, nello specifico, la musica non fa diventare meno autistici. Per gli individui che hanno gravi difficoltà comunicative, però, può rappresentare un canale non-verbale alternativo molto efficace. Inoltre, se si pensa a esperienze come quella dell’Orchestra invisibile e al caso di Simona, bisogna ricordare che fare musica in gruppo aumenta sempre la coesione sociale. Per gli autistici, la musica può essere una modalità di rottura delle barriere che impediscono le relazioni interpersonali
e rappresenta una sorta di “valvola di sfogo” in cui incanalare ansie e frustrazioni. A volte, infine, è in grado di risvegliare il genio incompreso dell’autistico, che è nostro dovere non sottovalutare e cercare di far crescere, rendendolo utile all’intera società».

                                                     Gaia Curci



14/05/16

Giochi di luci e ombre in una cappella del Duomo di Biella, nell'immagine di Carlos Gianesini

Giochi di luci e ombre in una cappella del Duomo di Biella, nell'immagine  di Carlos Gianesini - Fotografo



E se volete conoscere la storia di Carlos, e  di come  ha  <<  
·
trovato un grande aiuto nella fotografia. Facevo foto alle medie, ora sto studiando con un fotografo professionale da tre anni e ho fatto già due mostre personali. Con la fotografia posso esprimere le mie sensazioni, con le parole è difficile»: così Carlos Gianesini - Fotografo, protagonista della settimana di ‪#‎innamoratidelBiellese‬, racconta la sua passione per la fotografia.
E ammirare l'azzurro intenso del cielo con il bianco immacolato della neve catturati a Bielmonte, dopo una giornata di pioggia come questa, sono certamente una sensazione piacevole  >>  dal suo facebook    più precisamente  nel post   del  .
11 maggio alle ore 21:36



per chi fosse interessato alla  sua storia      di come lotta  e trasforma il suo autismo  in arte 
qui ve la racconta lui:

06/05/16

Ciao, sono un autistico ad alto funzionamento. Faccio belle foto. E questa è la mia mente

carlos_in evidenza



Carlos ci ha scritto, giorni fa, che avrebbe voluto raccontarci la sua vita. Una vita “aspie”, perché Carlos è – e si definisce – “un autistico ad alto funzionamento. Ha 23 anni e abita in provincia di Biella. In poche righe di presentazione, ci ha fatto capire che valeva la pena dargli la parola.
La mia giornata è come un cielo azzurro che poi improvvisamente si riempie di nuvole scure. Mi viene l’ansia e tutto diventa difficile e mi agito. Mi preoccupo se cambiano orario del film che voglio registrare se non mi ascoltano fino in fondo se mi parlano velocemente se non mi lasciano scegliere da libero e da adulto.
E che fosse giusto, ma soprattutto interessante, esaudire il suo desiderio:
Voglio parlare della mia vita di ragazzo autistico ad alto funzionamento. Mi piacerebbe fare conoscere la mia esperienza per aiutare i ragazzi come me. La mia amica Nicole Orlando è andata in tanti programmi per parlare di lei anch’io voglio farmi conoscere sono preoccupato non riesco a farlo.
carlos fotografo
Carlos fotografo


Così lo abbiamo contattato, gli abbiamo promesso lo spazio che chiedeva per le sue parole e per le sue immagini. Immagini, sì, perché Carlos è un bravo fotografo.
Ho trovato un grande aiuto nella fotografia. Facevo foto alle medie ora sto studiando con un fotografo professionale da tre anni  ho fatto già due mostre personali. Con la fotografia posso esprimere le mie sensazioni con le parole è difficile.
E ora eccoci a mantenere la promessa. E’ un articolo lungo, ma quasi certamente arriverete fino in fondo e leggerete tutto d’un fiato questo racconto, che pubblichiamo così come lo abbiamo ricevuto, perché possa essere un’immersione tridimensionale nella mente “ad alto funzionamento” di Carlos e di quelli come lui.

carlos e mamma
Carlos con la mamma


Inizio a  raccontare  la mia storia  da quando mi ricordo. Quando andavo alla materna avevo già l’ insegnante di sostegno che mi insegnava a lavorare. C’era un giardino mi piaceva tanto giocare li’ con la bici ma non pedalavo. A casa avevo una jeep verdone a pedali ma usavo i piedi. Era difficile pedalare. Ho imparato a pedalare alle elementari.  Ho fatto 4 anni di materna. Il mio nonno mi portava a Lessona a fare logopedia. Quando c’è stata la prima visita dal dentista la mia logopedista ha usato una papera di peluches e abbiamo giocato al dentista così non ho avuto paura.

I miei piedi mi servono per conoscere luoghi lontani e per conoscere le persone per diventare adulto per superare le difficotà dell'autismo come parlare e gestire anzia
“I miei piedi mi servono per conoscere luoghi lontani e per conoscere le persone per diventare
adulto per superare le difficotà dell’autismo come parlare e gestire ansia”


Alle elementari  ho avute insegnati molto gentili e simpatiche. I miei compagni mi aiutavano soprattutto Martina che metteva tutte le mie cose nello zaino quando suonava il campanello. Io stavo li’ a guardare perché ci avrei messo troppo tempo. Non mi piace fare le cose di fretta. Durante l’estate andavo al centro estivo il mese di luglio. Facevo le gite ogni venerdì’ anche lontano come a Gardaland. Non mi piacevano i giochi da fare con gli altri. Preferivo stare tranquillo a guardare e ascoltare la musica. Chiedevo sempre musica da copiare agli educatori.
Alle medie ho avuto due insegnati di sostegno molto carine e brave. Mi aiutavano quando avevo difficoltà a stare con gli altri e quando facevo i dispetti. Potevo sentire la musica nell’intervallo e come premio quando finivo un compito e stavo attento. Qualche volta facevo il furbetto e non rispettavo le regole. Le insegnanti mi sequestravano il lettore cd. Io mi arrabbiavo e facevo dispetti anche gravi, come buttare tanti rotoli di carta igienica nel water e scrivere sui muri. C’erano le riunioni per parlare di questo e aiutarmi. Ho iniziato ad andare a cavallo.

non riesco a parlar ee socializzare facilmente
“Non riesco a parlare e socializzare facilmente”


Anche alle superiori facevo il furbetto e portavo cd di nascosto. Al primo anno ho avuto un’ insegnate di sostegno simpatica che mi faceva lavorare bene. Al secondo anno è arrivato un professore con la testa tra le nuvole che non mi faceva fare niente. Era sovente via e io stavo in classe con grande difficoltà. A volte la mamma preferiva che uscissi prima cosi’ poi ero piu’ tranquillo. La mamma si è arrabbiata tantissimo ha litigato con il Preside e cosi’ il professore alla fine non è piu’ venuto. Io non volevo piu’ andare a scuola ero sempre ansioso. Mi spiegava le cose in modo difficile a casa la mamma me le spiegava facili. Una volta non sono sceso alla fermata giusta perché il professore si è dimenticato di avvisare l’autista nuovo. La mamma si è preoccupata molto. Io sono  sceso alla fermata dopo le ho mandato un messaggio e cosi’ mi è venuta a prendere. La mamma si è arrabbiata molto con il preside.
Al terzo anno ho avuto una insegnate molto brava che mi spiegava le cose in modo semplice. Abbiamo studiato tanti argomenti interessanti. Al quarto e quinto anno ho avuto lo stesso insegnate molto simpatico e bravissimo. Con lui ho imparato tante cose. Facevano anche laboratorio e educazione fisica. Per Natale per il compleanno e per la fine della scuola andavamo a comprare il mio regalo. Mi aiutava a organizzare la festa di compleanno in classe.
Nelle superiori la mamma e tutte le figure che mi seguivano hanno sempre parlato con me per decidere le materie da studiare  quelle che mi piacevano e che mi erano utili : geografia, storia, arte, italiano, inglese, matematica per sapere comprare nei negozi e scienze. Dal terzo anno la mamma è riuscita a farmi avere un’educatrice tutta per me. Con lei ho fatto fotografia, nuoto,autonomia personale. Ho imparato a fare la spesa in modo autonomo. Andavamo in biblioteca. Mi veniva a prendere a casa. Stavamo tanto fuori e poco in classe. Parlavamo tantissimo. Era dolce e tanto bella. Ogni tanto veniva a cena da noi con l’insegnante del terzo anno.
C’era anche l’educatrice di territorio che mi ha insegnato a prendere il pulman al ritorno da scuola e a fare la spesa nei supermercati a cucinare. Al pomeriggio c’era a casa la mamma. Mi portava a autonomia dove trovavo i mie amici. Andavamo in maneggio, a nuoto, in giro insieme a fare tante cose interessanti e a parlare.
Nel 2010 ho iniziato un percorso sulla sessualità con una sessuologa molto brava e gentile. Con lei parlavo di alcune cose segrete e facevamo il quaderno con immagini. Sono andato da lei per 3 anni.
A ottobre 2012 la mamma mi ha iscritto ad un percorso alla Casa Autismo che faccio ancora adesso. Qui ho trovato amici con cui sono andato in giro. Da due anni faccio un percorso da solo con una educatrice psicologa della Casa Autismo. Mi aiuta a gestire l’ansia e a socializzare. La mamma  lavora solo al mattino cosi’ abbiamo tanto tempo per stare insieme e parlare. Al giovedi’ lei è a casa e studiamo come a scuola le materie che mi piacciono.

                              La mia settimana

Al lunedi’ tolgo la polvere nella mia camera. Al martedi’ in salotto e nelle camere. Alcune volta vado nei negozi a comprare oppure in Comune. Mi manda la mamma perché impari a comprare e a parlare. Al pomeriggio vado dal mio fotografo. Mercoledì prendo il pulman e vado a Biella. Mi aspetta la mia istruttrice di nuoto e equitazione. Andiamo in piscina poi a pranzo a casa sua e poi in maneggio. Qui monto e poi aiuto con gli altri ragazzi che hanno difficoltà.Faccio equitazione tanto anche in un maneggio a Varese. Al giovedi’ sono con la mamma e facciamo tante cose. Al venerdi’ vado a Casa autismo e poi sto con il mio fotografo.  Al pomeriggio vado anche a trovare la mia nonnina. Lei e il nonno sono state figure importanti perché stavano con me tanto e mi coccolavano tantissimo. Al venerdi’ vado dal papy e torno sabato alle 18. Ogni tanto con lui mi annoio perché non facciamo niente e rimaniamo a casa cosi’ io ascolto sempre musica.
Dopo torno a casa ansioso e certe volte allora ho dei gesti di violenza con la mamma. Le do’ i pizzicotti o la spingo. Dopo bisogna parlare di questo e trovare una soluzione alla mia ansia. Il cuoco e la mamma mi parlano.

                                   La mia famiglia

Io, il cuoco Giancarlo (lavora in banca), la mamma Alexandra, i mie gattini Chia (10 anni)ly e Oscar (1 anno) chiamato scavatore curiosone. Facciamo cene e aperitivi con i nostri amici che mi coccolano e scherzano tanto con me. Con il cuoco vado in bici e a correre per diventare magro. 
Le cose che chiedo sempre in giro: musica e le foto con le ragazze.
L
a mia famiglia mi spiega che le foto sono cose personali  non si possono chiedere a chiunque. Bisogna conoscere un po’la persona. Quando vado in vacanza aspetto qualche giorno per chiedere le foto. La mamma dice sempre che ho il diritto di chiedere ma gli altri hanno il diritto di dire di no, aspetta, non adesso ecc.
Le cose che mi piacciono: viaggiare, fotografare, equitazione, ascoltare la musica, masterizzare film e mangiare cibi particolari. Con la mia mamma e poi anche con il cuoco ho fatto tantissimi viaggi bellissimi. Quando parto per un viaggio mi sento tranquillo e felice.

Le cose che mi danno ansia

Il telegiornale, gli incidenti, la violenza,  quando non posso chiedere  la musica,  quando non posso fare le foto, quando non posso registrare il film, quando mi mettono fretta, quando non mi lasciano decidere da adulto, quando urlano forte, quando c’è tanto rumore, certi gesti,  quando mi danno le multe, le regole, quando mi trattano da bambino, la tv cubica, certi oggetti nei locali o nelle case delle persone. Quando vado a mangiare da qualcuno alcune volte devo trovarmi uno spazio dove mangiare da solo. Quando siamo in giro per il mondo questo non mi succede. Non ho mai paura nei locali. La confusione mi da’ meno fastidio.

 

 





                                    L’omino senza sedia

C’e’ quando mi viene l’ansia. Nella mia testolina arrivano tante idee e preoccupazioni. Per me e’ difficile gestirle.  C’è quell’omino senza sedia che non sa dove sedersi e quindi rimane agitato. Quando penso a questo mi sembra piu’ facile gestire la mia ansia perche’ mi fa ridere l’omino. L’ho trovato con la mamma.
Quando sono agitato chiedo tante cose tutte insieme. Non riesco  aspettare la risposta  chiedo subito altre cose. Con la mamma abbiamo inventato la frase: un cassetto per volta, cosi’ so che devo aspettare. Queste frasi buffe mi aiutano.
Sono molto allegro e mi piace scherzare. Quando sono tanto felice dico sono contentA, quando invece devo accettare le cose dico sono contentO.
Nel 2013 ho provato a fare un lavoro con il corso di autonomia era difficile e c’era troppa gente. Dovevo costruire degli oggetti. Mi sentivo nervoso e cosi’ facevo i dispetti. La mamma e ‘ l’ educatrice hanno detto che era troppo presto per me.
Mi piacerebbe fare il fotografo come lavoro perché è un lavoro calmo posso pensare con tranquillità senza fretta. Mi piacerebbe un giorno incontrare un altro fotografo famoso che mi insegna. Mi piacerebbe studiare fotografia all’estero. Mi piacerebbe vivere all’estero perché si conoscono tante persone.
Avrei bisogno di conoscere altri ragazzi della mia eta’ con i miei interessi che sanno parlare piu’ di me cosi’ mi aiuterebbero a socializzare per fare vacanze insieme e mi piacerebbe che ci fossero anche delle ragazze. Nel mio gruppo i ragazzi non hanno i miei interessi parlano poco e ci sono poche ragazze. Sono contento si essere su Facebook cosi’ mi possono conoscere tante persone e vedere le mie foto. Mi piacerebbe diventare famoso andare in televisione per parlare delle cose che so fare e spiegare come si sentono le persone autistiche
Il mio comune Valdengo è speciale.  Ha fatto tanto per me. Ha ospitato le due mostre e ha fatto il calendario da dare a tutte le famiglie con le mie fotografie. Il sindaco Pella mi ha premiato per le medaglie che ho vinto per nuoto per equitazione e per le foto. Quando vado in giro per il mio comune mi sento tranquillo e protetto. Questo è bello e voglio dirlo in televisione, le persone devono saperlo. Per i ragazzi come me è importante uscire e essere sicuri.

                     Anch’io ho i miei sogni

il treeno attraversa un fiume di fiorio 

 Ho fatto un bellissimo dvd per la mia seconda mostra dove spiego cos’è l’autismo. Ho usato parole semplici e bella musica. Ho già messo un video su Facebook,  me lo hanno tolto perché c’era la musica e  mi sono arrabbiato tanto. Su youtube ci sono tanti video con musica. Vorrei mettere anche il mio.
Carlos ci ha dato il permesso di pubblicare le sue fotografie e lo facciamo volentieri: ne abbiamo scelte alcune e le abbiamo disseminate lungo la pagina. altre le abbiamo raccolte nella gallery che vi proponiamo qui sotto. Tante ne troverete sul profilo dedicato di “Carlos Gianesini fotografo“. Grazie di cuore a Carlos per averci fatto esplorare la sua mente.

14/04/16

Le domande dei disabili ai (cosiddetti) normali

 oggi ho letto sula  bacheca  di 

Ieri, parlando della storia del bambino con autismo che qualche stronzo non ha portato in gita, mi è tornato in mente questo video, probabilmente uno dei più significativi che abbia girato. Un video che prende per il culo, in maniera serissima, tutti i pregiudizi mentali. Se non l'avete visto, dategli un occhio e lui vi darà un pezzo di cuore:
 
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  mi ha   fatto voglia  di rileggere il libnro  mi girano le ruote  di Angela  Gambirasio 

18/02/16

Olbia, bimbo autistico fa cadere la maestra: genitori a processo L’accusa: il bambino è maleducato. Ma il piccolo alunno protagonista della vicenda giudiziaria soffre di autismo

 da  la nuova  sardegna ed   Gallura   del  18 febbraio 2016
Olbia, bimbo autistico fa cadere la maestra: genitori a processo
L’accusa: il bambino è maleducato. Ma il piccolo alunno protagonista della vicenda giudiziaria soffre di autismo
                               di Tiziana Simula

Bambini e autismo (foto simbolo)

OLBIA. Matteo corre per l’aula, la maestra cerca di bloccarlo, lui le dà un calcio e la spinge. E lei cade. Matteo (nome di fantasia), ha solo otto anni e frequenta una scuola elementare di Olbia. Per quella caduta provocata all’insegnante, avvenuta nel 2014, i suoi genitori sono ora finiti a processo davanti al giudice di pace di Tempio con l’accusa di lesioni colpose. Nel capo d’imputazione viene in sostanza contestato a mamma e papà di «non aver impartito al figlio la dovuta educazione al fine di contenere i comportamenti aggressivi verso se stesso e verso gli altri alunni e insegnanti».
Ma Matteo non è maleducato: è autistico. E il suo comportamento è effetto del disturbo di cui soffre. Per questo, l’altro ieri, in udienza, il difensore dei genitori, l’avvocato Giampaolo Murrighile, ha presentato al giudice un’eccezione preliminare chiedendo il proscioglimento per i suoi assistiti. In mano, la certificazione medica che attesta che il bambino è affetto da “disturbo dello spettro autistico”. Condizione che nel 2014 era in fase di accertamento.
«Ma oggi c’è la certificazione», precisa l’avvocato. Sorpreso e amareggiato per una vicenda giudiziaria singolare, che aggiunge dolore al dolore di una famiglia. «Mi ritrovo a difendere dei genitori che hanno l’unica colpa di avere un figlio autistico».
All’apertura del processo, la maestra (alla quale i medici, a suo tempo, avevano assegnato 15 giorni di cure), si è costituita parte civile. La vicenda giudiziaria, quindi, procede. Ora ad accertare che Matteo sia effettivamente autistico, sarà un consulente nominato dal giudice di pace. L’incarico al psichiatra infantile verrà conferito nella prossima udienza, fissata a marzo. «La vicenda giudiziaria nella sua semplicità è addirittura banale – dice l’avvocato –. Di più grave c’è il fatto che si intenda proseguire nell’offensiva penale contro i genitori pur sapendo ora, se non dal principio, che il bambino è affetto da questa grave disabilità».
La famiglia di Matteo fa parte dell’Associazione autistici “Sensibilmente”. «È un caso emblematico, in cui si evidenzia l’incapacità da
parte dell’insegnante di capire e aiutare il suo alunno – dice la presidente Veronica Asara – All’epoca dei fatti, il bambino era in fase di diagnosi, ma davanti a comportamenti che evidenziano gravi difficoltà, è davvero necessario un certificato o basterebbe un po’ di umana comprensione? ».


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21/09/14

bambini armati e disarmati in questa terra di uomini che soffrono e sperano

come  alcuni avranno individuato da una parte del titolo   del post  d'oggi   la  canzone  in sottofondo  \  colonna sonora   è bambini - paola turci    seguita  da  non insegnate ai bambini -  Giorgio Gaber 

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oggi raccontiamo due casi che riguardano i bambini L'uso distorto e pressapochista dei servizi sociali e tribunale dei minori , OVVIAMENTE SENZA GENERALIZZARE , perchè come dice una mia amica psicologa in una discussione su facebook : << ( ...) Grazie Giuseppe Scano per l interesse mostrato verso queste vicende, purtroppo una delle tante...nei bambini troppe dinamiche in evoluzione come le funzioni cognitive e meccanismi vari non consentono attendibilità verbale in campo giuridico..di fronte a fatti importanti e straordinari.. è per questo che si ricercano strumenti attendibili privi di interpretazione umana...in questo caso i test proiettivi (i disegni) che rientrano tra gli strumenti tecnici più utilizzati quando si ha a che fare con minori.
E  E di come gli animali possano nel caso di bambini \ adulti con problemi possano fungere anche da terapia . E non sono , come ingigantiscono i media la maggior parte delle volte pericolosi ed aggressivi .

Ma  andiamo con ordine iniziamo   da  quello allegro  

La  prima   è  la storia  di Iris  una bambina  autistica  di  4  anni  che   lotta  con la  sua malattia   grazie  al rapporto con un Gatto  
Essa  è  tratta   dal  sito   di repubblica  ecco da  dove    http://www.repubblica.it/esteri/2014/09/12/

Iris ha 4 anni e vive in un mondo colorato e sereno, fatto di arte, musica e amore. L'arte è quella dei suoi bellissimi dipinti, la musica è quella del violino che suona mentre guarda un'orchestra esibirsi su Youtube, l'amore è quello di due genitori attenti che, da un lato dedicano alla bambina tutte le cure che l'autismo richiede (le è stato diagnosticato nel 2011), dall'altro diffondono attraverso il web e i social network tutte le iniziative tese a migliorare la qualità della vita della figlia. E diventano così anche un punto di riferimento per altri genitori nella stessa situazione. 
L'ultimo entrato in casa Halmshaw, in Gran Bretagna, è un gatto di nome Thula, che da qualche mese fa compagnia a Iris. "Con lui - raccontano i genitori dalla pagina Facebook Iris Grace Paintings - Iris è migliorata molto: parla di più, è più aperta. Addirittura accetta di vestirsi più facilmente rispetto a prima. La bimba racconta a Thula le storie e le avventure che inventa con i suoi giochi, gioca a nascondino, spiega il procedimento dei suoi dipinti e il gatto, pazientemente, 


la segue in tutte le attività della sua giornata. La sera, poi, si addormentano insieme". Un'altra storia che conferma gli effetti positivi sull'autismo del rapporto tra uomo e animale. Di Iris Grace e dei suoi dipinti avevamo già parlato nel 2013, quando la famiglia, dopo la pubblicazione dei disegni su Facebook, aveva ricevuto tantissime richieste
                                    (a cura di Virginia Della Sala)

Nelle foto: Iris Grace con il suo gatto Thula     qui  per  non tediarvi e mancanza  di  tempo  ne  ho scelto due fra le più  toccanti le altre le  trovate qui sfogliando al  galleria  fotografica


La seconda  triste  e paradossale  è tratta  dall'unione  sarda del  18 e  del  20 settembre  2014   trovate  sotto  in png  fatto con  il cellulare e  il cattura   schermata    dalla versione  sfogliatore    free  per  30  secondi   e   dal cartaceo  con il  mio  cellulare    gli articoli  della  vicenda  ( e sotto un sunto  di quel poco   che  si trova  free   sulla pagina facebook e  sul sito    dell  giornale    )  
18.9.2014 

20.9.2014


E racconta   del dubbio  ( almeno per  ora  , ma non mancherò eventualmente  d'aggiornarvi   se  è possibile  )  intervento  del  tribunale  dei minori  . Speriamo  che  siano evitati  errori e traumi   come quelli del caso  di :  Carmela Frassanito    già affrontato in questo blog qui sotto sintetizzato 




e   di   questo caso di quei bambini tolti ai genitori e poi ridati dopo 6 anni lontano dall a famiglia , per uno semplice scarabocchio un po' osee gli insegnati , psicologi , e giudici che hanno creato tale 
sconquasso assolti . Ma  ora    andiamo alla storia  successa  a  Sestu ( paese  del cagliaritano )  


"Vivo da sola, mamma è fuori per lavoro"
A Sestu il dramma di una bimba di 9 anni


A nove anni vive da sola perché i genitori sono separati e la mamma a cui è affidata è fuori per lavoro. La scoperta è stata fatta dagli insegnanti.
«Vivo sola, mamma è partita per lavoro». La confidenza fatta da una bambina di nove anni all'insegnante ha fatto scattare l'intervento immediato di carabinieri e Servizi sociali. I primi accertamenti avrebbero confermato che in casa non c'era nessuno: la piccola nei giorni scorsi era sola perché la madre, cui è affidata da tempo, era nella Penisola per lavoro.
La vicenda, i cui particolari resteranno segreti per proteggere la serenità della minore, è accaduta a Sestu, ma sia i militari sia le scuole hanno mantenuto il più stretto e doveroso riserbo. Nessun fascicolo è stato ancora aperto in Procura con l'ipotesi di abbandono di minore, ma sulla vicenda si dovrà ora pronunciare il Tribunale.


Ora  pero  


"La bambina era sola soltanto la notte"
Tante famiglie pronte a ospitarla in casa.



La vicenda della bambina di Sestu: tre vicine di casa interrogate dai carabinieri.


Tante famiglie ronte a dare una mano o a ospitare la piccola di 9 anni rimasta a casa da sola perché la madre è costretta a spostarsi spesso per lavoro fuori dall'Isola. Una vera e propria mobilitazione a Sestu. Intanto i carabinieri hanno iniziato a sentire i primi testimoni. "Non è stata abbandonata", ha raccontato una vicina. "Al massimo è andata a casa a dormire. Ma c'era sempre qualcuno pronto".




Ora mi chiedo  ,  che  bisogno  c'è  di scomodare  per  una cosa   certo non bella  (  disinteresse del  padre , mancanza  di coordinamento dei genitori   separati , ecc  ) ma  non tanto  grave , quando  da parte delle maestre  bastava   accertarsi   se bambina  stava esagerando   \  sdrammatizzando la  situazione  e     verificare sentendo i  vicini  a  cui era  affidata  la  situazione  . E poi   ,  specialmente  al sud(   non è esempio  sono gli stazzi Galluresi )    , un esempio  e  quello  delle campagne   , dove  i genitori erano impegnati nell'orto o  nell'allevamento del bestiame   eppure  i bambini\e    stavano   sotto la  sorveglianza dei vicini o  fratelli  maggiori  .  Oppure   vedere  sotto  , alcuni interventi  ch mi trovano  d'accordo  , presi fra  i commenti  alla notizia  della   pagina fb dell'unione   sarda  





Aleevane Busu Siete tutti pronti a giudicare. . Mia madre stava fuori 12 h al gg.. perché lavorava la vedevo poco e niente ,mi aveva insegnato a cucinare e a prendermi cura di me stessa a 8 anni c era sempre qualcuno per me ma passavo molto tempo sola e quindi?? Se nn andava mi madre a lavorare per darmi da mangiare e pagarmi gli studi come avremmo fatto? ? Non poteva permettersi di pagare nessuno per guardarmi. . Eppure mi ha insegnato ugualmente i valori della vita e nn mi a ha fatto Mai mancare nulla e ora a 26 anni la posso solo ringraziare x quello che sono e per le responsabilità che mi ha fatto prendere anche se troppo presto. ...
Prima di giudicare bisogna sapere le cose perché questa povera donna può avere i soldi giusti per campare e a 9 anni ora come ora sono abbastanza svegli da poter stare soli qualche ora.. non muore nessuno.. I nostri nonni sono cresciuti guardando i propri fratelli dell'età di 6 anni,che i genitori lavoravano nei campi e li era peggio perché la scuola era quella che era e stavano in giro per le strade. .. quindi miei cari nn giudicate perché potrebbe succedere a chiunque di crescere dei figli soli e nn avere nessuno a cui affidarli. ...
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4 risposte



Caterina Locci bravi i vicini...dimostrazzione di grande cuore...ora spetta al sindaco...e al parroco...travare un lavoro...che possa far stare questa mamma vicino alla figlia....spero che i carabinieri facciano un ottimo...rapporto...affinchè..gli assistenti sociali non si mettano a rompere le balle...tanti in bocca al lupo a questa donna...e un grande abbraccio alla bimba...coraggiosa...
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Giorgio Ligas Leggo tanti/e SOLONI/E che giudicano la madre .... una donna costretta a spostarsi per lavorare e mandare avanti la famiglia e la figlia, in questi tempi duri e difficili, e che deve chiedere l'aiuto di amici e vicini ..... doveva rimanere senza lavoro e vivere nella miseria, mandando magari la figlia ad elemosinare come fanno i rom ? oppure dobbiamo chiederci come mai donne in difficoltà come questa NON hanno il dovuto supporto dalle istituzioni, che dovrebbero tutelare la famiglia in qualsiasi forma si presenti ed in qualsiasi modo !!
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Rita Piras E facile parlare....probabilmente chi giudica sono persone che hanno le spalle coperte....parlo per esperienza personale....separata quando mia figlia aveva 12 anni ho dovuto lasciarla spesso da sola la notte perché andavo a lavorare...o mi mantenevo o mi mantenevo...solo io e lei sappiamo i sacrifici che abbiamo fatto....prima di parlare mettetevi le scarpe di questa mamma e fatte gli stessi passi che ha fatto lei per vivere....tutti bravi sulle spalle altrui.....
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16/01/14

Una ragazza autistica con il talento delle percussioni: la storia di Benedetta

 chi lo ha detto  che   ha un handicap  non possa creare    ?    la  news  sotto  riportata  tratta da http://www.redattoresociale.it/Notiziario
Simone Gambirasio
è una  risposta  alle tante ingiustizie  ed  abusi che debbono sopportare quotidianamente  .come questa
questa lettera di denuncia di Simone Gambirasio, disabile al 100%, che cerca disperatamente di dare visibilità a una situazione vergognosa, che squarcia il velo dell’accessibilità dei mezzi pubblici per i portatori di handicap in Lombardia (in particolare Milano e Provincia). La pubblico nella speranza che la leggano in tanti e che in tanti la segnaliate a chi di dovere (io lo farò con i miei amici giornalisti). Perché davvero non se ne può più di diritti violati come questo.
Ecco cosa  scrive  sul suo facebook  

Cari APCOA, SEA e Tenord. Scrivo a tutti e tre, mettendovi in copia. Così magari, dato che vi date la colpa a vicenda, potete anche parlarne tra voi e risolverla più velocemente. Aggiungo anche in copia qualche amico giornalista, così per mettere un pochino di pepe. Come forse già saprete, io sono un portatore d'handicap che vive a Cairate ma lavora a Milano. Come tanti altri faccio il pendolare, e prendo i treni ogni giorno per andare al lavoro. Solo che io non posso prendere proprio tutti i treni: no, solo alcuni, pochi pochi, perché non sono tutti accessibili (anzi). Di solito prendo il Malpensa Express da Busto Arsizio (che non è esattamente una stazione vicina, ma mi adatto). Ma dato che mi piace lavorare (vi sembrerà strano, ad alcuni capita) a volte finisce che io debba fare tardi, tornando poi in orari in cui il Malpensa Express ferma esclusivamente a Malpensa. Devo sempre e comunque prendere il Malpensa Express, gli altri treni non garantiscono accessibilità a ogni corsa.
Mio padre parcheggia a Malpensa e viene a prendermi a Milano (perché anche a Milano i mezzi pubblici non sono realmente accessibili, ma questa è un'altra storia). Insieme a lui prendo un tram, un autobus e un treno. Dopo circa 1 ora e 45 minuti, se sono particolarmente fortunato, arrivo a Malpensa. E cosa scopro? Scopro che, dato che ho deciso di prendermi il "lusso" di parcheggiare nell'unica stazione accessibile a quell'ora in provincia di Varese, il parcheggio per disabili (quello giallo e contrassegnato) lo devo pagare. Lo pago, per essere precisi, la bellezza di 29,50€. 






Non è la prima volta. Mi ero già lamentato il 21 giugno 2013 in una lettera a VareseNews (http://www3.varesenews.it/comunita/lettere_al_direttore/disabile-in-cerca-di-parcheggio-devi-essere-intelligente-sveglio-alto-266178.html), ma non mi avete mai risposto.
Perché pago? Perché da qualche mese SEA e APCOA hanno deciso che se un portatore d'handicap non prende l'aereo ma il treno, allora deve pagare il parcheggio. Parcheggio, lo ripeto, per portatori d'handicap, contrassegnato. E io, modestamente, il mio contrassegno per portatori d'handicap al 100% ce l'ho. Ma pago lo stesso, già.
Pensavo che dopo la mia lettera a VareseNews qualcosa fosse cambiato. E invece no, niente. Oggi, dopo essere stato in giro per lavoro a Milano dalle 7 alle 22, quando ho provato a prendere la mia auto in Malpensa per tornare a casa, APCOA mi ha chiesto 29,50€. Ho fatto chiamare il responsabile di APCOA due volte, e la prima volta mi ha detto che devo tassativamente pagare. Alla seconda, quando ha scoperto che di lavoro ho fatto anche il giornalista, mi ha detto che al massimo posso fare insolvenza, e poi chiamare SEA. 
Io, perdonatemi, ero stanco, volevo andare a casa. Ho pagato 29,50€ e me ne sono andato. Ma è davvero normale che a Malpensa non ci sia un parcheggio gratuito per portatori d'handicap che prendono il treno? Devo davvero pagare così tanto per fermarmi in una stazione nella quale, in realtà, sono costretto a fermarmi?
E aggiungo: non ditemi che potrei parcheggiare nell'area di carico e scarico. Mio padre non è lì ad aspettarmi, mio padre viene a prendermi a Milano... quindi non può usufruire del carico e scarico, come è evidente.
Non voglio indietro i miei soldi, non voglio le scuse (non che mi siano mai arrivate, da nessuno). Voglio solo che poniate fine a una situazione imbarazzante che mette seriamente in dubbio la vostra intelligenza. Per non pagare un parcheggio, che mi spetta di diritto (DM 236, art 8.2.3), devo lottare strenuamente, al punto che mi viene suggerito di lamentarmi con SEA, Apcoa, Trenord e non saprei chi altro (ma aggiungeteli pure voi in copia, nel caso). Devo capire come e dove trovare il parcheggio disabili a Malpensa (impresa all'altezza di pochi eletti) e poi consegnare documentazione ridondante, tra cui una carta d'identità, due firme di mio pugno e un biglietto aereo per l'Isola che non c'è. Firme che, tra l'altro, devo fare sulle ginocchia perché lo sportello di APCOA non è accessibile. Per prendere parcheggi che, spesso, sono occupati da spazzatura o (non ci crederete) mi è anche capitato di vedere carrelli o cavi o sacchetti non meglio definiti. No no, meglio che i disabili paghino, mica che vi rubino abusivamente i parcheggi che voi state usando per qualcosa di veramente serio.


Cordialmente,
un vostro affezionatissimo utente

Simone Gambirasio

(1) Così, giusto per ricordarvelo, la legge dice: "Nelle aree di parcheggio devono comunque essere previsti, nella misura minima di 1 ogni 50 o frazione di 50, posti auto di larghezza non inferiore a m 3,20, e riservati gratuitamente ai veicoli al servizio di persone disabili.".
Dice "GRATUITAMENTE", stranamente non si parla di biglietti aerei, carte d'identità e obbligo di scrivere articoli di giornale per ottenere i rimborsi. Che buffa la legge, vero?
Una ragazza autistica con il talento delle percussioni: la storia di Benedetta
Da alcuni mesi frequenta la scuola del maestro Ramadori. Domani si esibirà nel recital di fine anno della Music Academy a Perugia. Eseguirà il brano “Afro interplay” con i “djembe”. La madre: "La sua esperienza deve essere un messaggio per altri genitori"

scusate la divagaszione  ma  certe cose assurde mi danno fastidio

07 giugno 2013

PERUGIA – “L’esperienza di Benedetta deve essere un messaggio per altri genitori. Se alle persone con disabilità vengono dati gli strumenti giusti e sono in grado di esprimere se stesse, sentono che ha un senso il proprio esistere, possono avere e dare tanta gioia e dare un contributo a tutti”. Sono le parole di Gabriella Larovere, madre di una ragazza di 21 anni affetta da sclerosi tuberosa e autistica. Domani, 8 giugno, Benedetta si esibisce nel recital di fine anno degli allievi della Musical Academy a Perugia. Eseguirà il brano “Afro interplay” con i “djembe”, tamburi africani di diverse dimensioni, in questo caso molto grandi. Da due
mesi Benedetta suona con il maestro Leonardo Ramadori, che “sta facendo uscire da lei il talento che ha dentro” facendole sperimentare suoni e percussioni di ogni tipo e sta coltivando un coinvolgente rapporto tra la musica e Benedetta. Un rapporto che comincia da lontano. Da quando Benni è nata, come ci racconta mamma Gabriella: “Ho una raccolta di dischi e una grande passione per la musica, e per tutta la gravidanza ho ascoltato musica, specialmente il jazz. E quando Benedetta, che ha sempre avuto difficoltà a dormire, si svegliava di notte, ho sempre cantato per lei a bassa voce, cullandola. Successivamente, nelle attività di riabilitazione hanno sempre trovato posto le percussioni. Benni ha una grossa capacità di ascolto, è capace di riconoscere un brano a partire dalla prima nota. Ed è innamorata della canzone napoletana”.
Alle scuole medie arriva “l’avviamento musicale”. Prima in Abruzzo dove Benni risiedeva con la famiglia e dove scopre di  ricevere dalla pratica musicale un grande benessere. Ora in Umbria, dove da pochi mesi frequenta la scuola del maestro Ramadori. “L’insegnante, che è uno dei più bravi percussionisti in Italia, l’ha ascoltata e subito abbiamo avuto la sensazione che era la persona giusta per Benedetta. E’ capace di comunicare con lei, si scambiano discorsi musicali, l’ha stimolata, e appena due settimane fa le ha proposto di fare il saggio di domani. Le abbiamo detto che suonerà e si andrà a divertire, senza suscitare in lei ansia da prestazione”. Quando è alle percussioni Benedetta è “come in trance – dice Gabriella - chiude gli occhi e ciondola la testa e sorride. E’ dentro alla musica”. La giovane soffre di epilessia intrattabile con terapia, ma “quando suona riesce a star bene per le 24-36 ore successive, forse perché libera tante endorfine”. Il corso con il maestro prosegue per tutto il mese di giugno. Poi a settembre riprenderà, “perché le serve – ribadisce la madre -. Vorrei che potesse esprimere sempre di più quello che ha dentro”. (ep)

22/09/13

Via da classe con autistico, Carrozza: "Non è la soluzione". Scoppia caso nel Napoletano

il razzismo   non  è  solo  contro  gli extra  comunitari   come i precedenti  casi 

di mostra   questo caso qui    sotto  . Appena  tornato  da una  gita  fuoriporta    con i miei apro  il portale  di tiscali.it  è leggo questa  news  


Via da classe con autistico, Carrozza: "Non è la soluzione". Scoppia caso nel Napoletano







Numerosi genitori degli alunni di una scuola elementare di Mugnano (Napoli) hanno trasferito i loro figli in altri istituti per la presenza di un bimbo autistico in classe. La dirigente dell'istituto 'Gennaro Sequino' si era opposta alla richiesta di trasferimento in altre sezioni e i genitori hanno reagito portando via i figli. Della vicenda riferisce Il Mattino. Al momento sono sei gli alunni, su un totale di 20, che hanno lasciato per non avere come compagno di banco il ragazzo.
Quel bimbo autistico in classe insieme con i loro figli non lo vogliono. Chiedono il cambio di sezione ma la preside si oppone. Allora ottengono il nulla osta per il trasferimento in un altro istituto. Accade a Mugnano (Napoli) dove già sei ragazzi su 20 della scuola elementare 'Sequino' sono andati via. La vicenda scatena polemiche mentre il direttore scolastico regionale acquisisce la relazione della dirigente dell'istituto e si dice pronto a inviare altri docenti di sostegno se servirà a riportare la situazione alla normalità. 
Il ministro Carrozza - E il ministro dell'istruzione si dice solidale con la famiglia dell'alunno e con il dirigente scolastico ''con il quale - precisa - ho un appuntamento telefonico domani per approfondimenti''. ''Vogliamo capire meglio quello che è accaduto - ha aggiunto - ma la soluzione non può essere quella di cambiare sezione perché c'è in classe uno studente disabile. Questi sono episodi spiacevoli sui quali servirebbe anche un serio dibattito pubblico perché certi comportamenti danneggiano gli italiani e la scuola tutta''.
Il bambino disabile al centro della vicenda ha sei anni - Con alcuni dei ragazzi che avrebbero dovuto frequentare la stessa classe aveva già condiviso gli anni della materna. Alcuni genitori chiedono alla dirigente, Maria Loreta Chieffo, di trasferire i loro figli in altre sezioni. Lei si oppone, non ne vede i motivi. I genitori non demordono, chiedono e ottengono - dalla stessa dirigente, che in questo caso non si può opporre - il nulla osta per andare via. Ci tengono a sottolineare che non si tratta di alcuna forma di discriminazione. Sono solo preoccupati, dicono, per le ripercussioni sotto il profilo didattico e la impossibilità di portare avanti alcuni programmi per effetto della presenza di uno studente con problemi. E c'è chi aggiunge le critiche, circolate via web, sono ingiustificate.
Il direttore scolastico regionale - Diego Bouchè, ha acquisito la relazione sulla vicenda preparata dalla preside. La linea è precisa: ''la scuola è integrazione, è vivere tutti insieme e bene ha fatto la dirigente scolastica a non acconsentire al trasferimento in altre sezioni degli alunni''. Dal punto di vista pratico si dice ''disponibile ad autorizzare altri docenti di sostegno se me ne verrà documentata la necessità, sempre nell'ottica di venire incontro alle esigenze della scuola''. In campo scende l'associazione 'Tutti a scuola', particolarmente battagliera sul fronte dell'integrazione dei disabili e che nei giorni scorsi ha sollecitato l'intervento delle istituzioni incontrando, in piazza Montecitorio, il presidente della Camera, Laura Boldrini. Il pensiero in questo momento è alla famiglia del ragazzo autistico che sta provando una ''grande sofferenza''.
L'appello - Ma Toni Nocchetti, promotore dell'associazione, si rivolge anche ai genitori degli alunni andati via. ''Non sanno di avere in classe qualcuno che è una risorsa per i loro ragazzi. Io, che non ho figli disabili, so quanto possano arricchirsi dal fatto di non essere soli''. Interrogativi anche sulla preparazione della scuola stessa di fronte a questi problemi: ''L'ingresso di quel ragazzo era stato preparato come sarebbe dovuto essere? Si è fatta una riunione per far incontrare i genitori e chiarire tutto?''.
22 settembre 2013



l'unico commento che mi viene in mente è questo , che ho scritto condividendo al news sulla mia bacheca di facebook : Ma che razza d'educazione dai a tuo figlio facendo tale imbeccillità ? almeno se non ne puoi fare a meno , inventa scuse meno banali e più plausibili . Oppure se hai ..... il coraggio la veriità . stronzo\i

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