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01/12/12

[ come sopravvivere alle festività natalizie ] prepararsi . seconda puntata gli auguri

in sottofondo





 In questa cercherò il più possibile di non ripetermi anche se, come  ho già detto nella prima puntata ,  farò riferimento alle  guide  degli anni scorsi .
Gia  d'adesso  sia   viva  voce (  telefono fisso  e   cellulare  , skype )  sia  via  telematica  (  social  network , email  , cartoline virtuali , sms  )  ci s'inizia  a  scambiarsi  gli auguri  per le feste  . Ecco come mi preparo io  , in modo  d'evitare  che  sia  considerati standard e poco  spontanei .
Io li ho sempre fatti  tra la  fine  di novembre  e  i  primi fin  dai primi di dicembre  , venendo scambiato per matto  o strampalato  . Ma  che ci volete fare   sono un povero  illuso , un sognatore che ancora crede  e gli piace  crederci nella magia  del natale  ,  uno che odie le cose  fatte   a  forza  o stasndard  . Gli ho  e  li faccio   a tutti\e amici intimi e non,   conoscenti , vipere  , nemici . sia con messaggi collettivi via email , via sms e con le  varie  applicazioni   di Facebook . Infatti  io mi prometto   come ogni anno di farli solo  a  determinate  persone  ma  ,conoscendomi perché sono un peccatore





come sempre li faro' a tutti, anche perché, dai nemici , a volte se non sono troppo imbelli o erano assenti quando ci sono stati distribuiti i cervelli , si può imparare un sacco di cose . Specie su di te . E se saprai farne buon uso potranno tornarti utili per la tua opera d'arte . Riescvo però  a farli in maniera ironica e sarcastica ai nemici e a chi mi odia ( vedere i siti sotto ) e buoni e sinceri agli altri . perché

Voglio, avrò
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho
Tutto sarò.

Voglio, avrò di Fernando Pessoa )


Poi decidete voi se farli a tutti o a solo ad alcuni , se farli in anticipo ( come spesso faccio io ) per evitare che siano accolti come un obbligo  a cui rispondere per  forza  e non sembrare maleducato  e chi li riceve non si annoi perchè sommerso d'altri ipocriti e di circostanza e privo d'originalità ti rinvi un sms o un 'email  standard ripetitiva  che  magari  a  ricevuto  d'altri\e .

fra i tanti siti per gli auguri vi segnalo questi

31/12/09

BUON 2010 A TUTTI

                                     
AUGURO A TUTTI
UN FELICE ANNO
RICCO DI GIOIE E SODDISFAZIONI.


cin cin


Foto dal Web.

05/08/09

Gli ecologisti su facebook :la politica non vuole una legge sulla trasparenza per tenere sotto controllo i cittadini!

Nessuno ci potrà convincere del contrario ,ovvero che qualsiasi potere politico che governa senza trasparenza non ha alcuna legittimazione , né sovranità , e non potrà mai garantire né giustizia , né democrazia reale, ma solo asservimento delle folle ai suoi voleri. Questa in realtà è la sfida , di questo nuovo secolo , questo è il vero obiettivo , dare alle persone gli strumenti per essere esse stesse soggetti di diritto e non di “dritti”. Per questo riteniamo che la trasparenza amministrativa sul modello svedese ed una riforma elettorale su criteri quantitativi , sia una opportunità per tutti , perché permetterà a chiunque interessato alla gestione della cosa pubblica ed al bene comune , un controllo effettivo . Una democrazia ,per essere tale, deve essere condivisa . Non è un caso che nelle antiche democrazie delle città greche , i cittadini , a turno, partecipavano alla vita della “Polis” e tutti erano soggetti alla stessa legge, e tutti venivano coinvolti a partecipare alla vita pubblica attraverso la rotazione e il sorteggio nella partecipazione alle cariche politiche . Questo stava ad indicare che tutti godevano della medesima “arete”, ovvero di quella virtù che è in ogni uomo di eccellere in qualsiasi attività , trovando così ognuno il senso e la giusta dimensione nella partecipazione alla comunità. Oggi diversamente , sembra evidente il contrario , ovvero ,che la legge , sia terreno di conquista per assicurare l’impunità!
Nella pieghe di uno stato senza trasparenza si garantisce e si permette il diffondersi di mafie, si premia coloro che non meritano , si assicurano gare ed appalti agli amici , si permette al vicino di casa di costruire balconi e verande solo perchè collusi con le amministrazioni.....si assicura solo ingiustizia e tensioni sociali....si permette ad una classe politica senza curricula di rappresentarci senza averne merito!!!!
La trasparenza amministrativa è la nostra unica arma per scardinare un sistema marcio e diventare finalmente soggetti a pieno titolo e non usati solo per bieche operazioni elettorali. Questi sono i motivi per i quali i nostri politici si interessano a noi ogni cinque anni , solo in vista del voto....una volta incassata una delega in bianco possono rubare incontrastati. La trasparenza permetterà ad ogni cittadino di accedere agli atti dei comuni , ai bandi, alle gare, ai bilanci e tenere sotto controllo le casse che vengono beffardemente svuotate a nostre spese!!!


QUESTO E' IL MOTIVO PER IL QUALE IL NOSTRO PARLAMENTO NON VUOLE APPROVARE UNA LEGGE SULLA TRASPARENZA IMPRONTATA SUL MODELLO SVEDESE, MA QUAL'E' LA DIFFERENZA TRA LA SVEZIA E L'ITALIA!!!    Molto semplice , in Svezia , i cittadini possono ad esempio verificare se i criteri adottati dalla pubblica amministrazione per una determinata fornitura ed appalto sono congrui, verificare tutte le spese dei parlamentari, dei consiglieri regionali, praticamente il cittadino viene considerato di diritto come un cittadino di serie A. Nel nostro paese diversamente possiamo accedere solo a quegli atti che interessano direttamente il singolo cittadino. Ad esempio non si può accedere e verificare appalti e spese , ed è questo il vero nodo!!! Per questo la TRASPARENZA AMMINISTRATIVA sul modello svedese è uno strumento reale nelle mani del cittadino che potrà finalmente controllare i propri eletti ed evitare di essere continuamente ZIMBELLO dei partiti!!!!


Vi invito pertanto ad iscrivervi numerosi ed invitare i vostri amici , formando una catena numerosissima che ci permetta di condizionare il parlamento al fine di approvare una legge sulla trasparenza  sul modello svedese aderendo alla nostra raccolta firme su facebook al seguente link http://www.facebook.com/board.php?uid=113198880867#/group.php?gid=113198880867

29/06/09

Buongiorno! - 1




                                             A TUTTI IL MIO

                                                 
buongiorno05zu4                     foto tratta dal Web.

09/05/09

A Daniele B.


Caro amico, so che per te oggi non è una data qualunque. Tanto denso questo numero per te, tanto, forse troppo straripante d'emozione, da imporre semmai un rispettoso, partecipe silenzio. Ma ti conosco e comprendo che tu, invece, hai fame di parole, di voci amiche, come flauti affettuosi sulla pelle. Oggi è il tuo compleanno. Ma assieme a te avrebbe compiuto gli anni anche tua madre. Che invece, lo stesso giorno d'un indecifrato arco di tempo, ti ha lasciato. O, forse, si è solo resa invisibile al tuo, ai nostri sguardi. A quella vista per forza angusta, a un occhio che si fa fessura, e non percepisce le azzurre lontananze, perdute come campane nei sopori d'un pomeriggio. Rarefatto, caldo e lucido, svolazzante come l'anima sui fiori.




M. Moretti, I primi passi.



La ricorrenza è per te un segno tangibile e vivo. Un richiamo, una scossa. Ma mai un rimpianto. Tu non ami voltarti indietro. Disperdi i ricordi come foglie al sole. Tua madre non ti cammina accanto. E' in te. Il suo sorriso riaffiora nelle tue scelte sicure, nella tua ingenua disponibilità al dono, nell'immediatezza delle tue parole. Rivedo la tua stanza, una stanza curiosa, fitta di sgangherati colori, incompiuta e poliedrica come una tavolozza. Il pesante comò, il letto ancora infantile, le pareti tappezzate d'un divo dai capelli infiniti, languidi, saponosi, non una rockstar, ma una diva d'altri tempi. Una stanza, la tua, vagamente e polverosamente rétro, come quelle di ogni artista. O di ogni cuore tumultuante e inquieto. D'un'ansietà torbida, sguazzante, ribalda e inerme. La conosceva troppo bene, tua madre, per punirla o reprimerla. Era solo lo specchio della tua autenticità, e lei lo sapeva.

Ti porgo i miei auguri, auguri corali, certa di non procurarti nessuna pena, ma un gioioso, caldo, commosso abbandono. Perché racchiudi in te due vite, e non ti stanchi di profonderle agli altri, in una circolarità d'amore che conforta le nostre menti inaridite.


Daniela Tuscano

15/02/09

82° compleanno

La prima volta che l'ho sentito menzionare, è stato in una rosticceria. Intendo: a Gerusalemme. Ferragosto ci aveva appena salutati, il pellegrinaggio volgeva al termine. Era il 2008, millenni fa. Col mio amico Angelo (Angelone) ci eravamo concessi una breve sosta. Avevamo spazzato i ciottoli della città bella e terribile col nostro sudore e la nostra preghiera. A Gerusalemme si prega sempre, anche quando si maledice e s'impreca. E da ogni poro del tessuto urbano traspira ansia, e odio, e paura, e sangue, e speranza.
Il ragazzo della rosticceria aveva la pelle d'olivo. "Lassù - ci spiegò additando un piccolo porticato rosa, d'un rosa sbiadito, umile, dimesso - abitava il cardinal Martini. Adesso è tornato in Italia, perché malato".



La voce del giovanotto suonava sobria, uguale, a mezzo tono. D'una parsimonia che sarebbe tanto piaciuta al nostro Arcivescovo. Lui, l'uomo di studio, il raffinato biblista, misurato nei toni e nelle emozioni, scorreva ancora nelle vene di questa gente pratica, casta, indurita, essenziale. Ne smussava le asperità, ne ridonava il fascino della normale quiete.
Diranno che era un principe della Chiesa, il cardinale Martini. Adesso attraversa la terra come un sospiro. Lo si avverte presente, nel momento in cui manca. Restituisce un fiato alle nostre giornate.




Gerusalemme, estate 2008: la chiesa del Dominus Flevit, edificata nel luogo dove, secondo la tradizione, Gesù avrebbe pianto sulla città.

01/01/09

Le intermittenze del cuore





"L'anno inizia col genere femminile". Lo ricorda don Paolo Farinella nella liturgia (di rito romano) odierna, dedicata da ormai 42 anni a "Maria Regina della Pace". Pace, Maria, Spirito: potremmo definirla una nuova Trinità al femminile - nell'originale ebraico Ruàh, che noi traduciamo appunto con "spirito", appartiene allo stesso genere delle altre due -. In verità i cultori mariani non hanno mai badato molto a lei, alla pace. Pace come giustizia, solidarietà, collaborazione tra i popoli.


Pinturicchio, Madonna della Pace, 1502. S. Severino Marche, pinacoteca Tacchi-Venturi.



A essi solo importa issare Maria sui loro tronfi stendardi di Ordine e Disciplina, nascondendo un vieto tradizionalismo dietro i veli verginali d'uno sbiadito santino per benpensanti. Secondo loro, esiste un unico nemico: il sesso. Pace, giustizia? Bagattelle.


Che si effonda questa Ruàh di pace vera, invece! Noi l'invochiamo. L'invochiamo oggi, in particolare, per un'altra, femminile e devastata, Palestina. Sempre don Farinella ne La questione Palestina riesce a individuare gli autentici motivi dell'inazione dei governi. Non si tratta di parteggiare per l'uno o l'altro popolo. Non indosso né la kefiah né il talit, e altrove ho denunciato con forza le criminali pagliacciate dei rivoluzionari da operetta, che si bardano da guerriglieri per ammazzare la loro vuotaggine intellettuale. Si tratta di onestà e quindi, ancora una volta, di giustizia, "l'altro nome della pace" (Giovanni XXIII). Senza giustizia non può esistere pace ma solo intollerabile difesa dello status quo, delle diseguaglianze sociali, economiche, religiose, culturali, etniche, sessuali. Ebbene, anche nella tragedia Israele-Palestina non possiamo permetterci alcun manicheismo. Più che mai occorre il binomio pace+giustizia o, forse, viceversa.


Buon 2009 a te, cardinal Tettamanzi. Sono certa che non ti offenderai se ti do del tu. Hai la stessa età di mio padre, la tua figura m'ispira calda simpatia. Non sei ieratico come il tuo predecessore, le tue rotondità rispecchiano le conche dei laghi brianzoli. Sei un intellettuale, eppure il tuo cristianesimo è laborioso e vivificante come i sentierucoli di montagna. La tua parrocchia rassomiglia a una bottega artigiana.


Conosci la giustizia perché sai cos'è il lavoro. Perché apprezzi lo scandire dei giorni. E vedi il mondo come una famiglia. Famiglia che, per te, non è una sfera astratta da difendere con una spada irta d'anatemi; ma è quel passaggio relativo e tuttavia consustanziale che rende l'uomo più uomo qui, su questa terra, perché s'involi un domani verso il cielo, svuotato delle sue pesantezze.


Non per nulla hai battezzato l'iniziativa della diocesi Fondo famiglia-lavoro: e li hai sbaragliati tutti, quei cattolicisti che si forgiano la bocca con imbecillità come "radici cristiane", "valori irrinunciabili", "tradizione", "purezza". La tradizione, la purezza, le radici e i valori irrinunciabili si trovano nel momento in cui si allenta la mano; quando si risolleva l'indigente dalla polvere, e si rialza chiunque è caduto. Quando si perde la propria vita, per poi ritrovarla.


Ti odiavano da tempo, i cattolicisti. Ti hanno odiato praticamente da subito: da quando hanno scoperto che "non stai con loro". E nella loro impudenza sono giunti ad attaccarti anche quando hai commesso il sacrilegio di redigere una lettera natalizia ai migranti, quando hai riaffermato il diritto dei musulmani a possedere una loro moschea. Quei cattolicanti che non hanno perdonato don Prospero Bonzani, nazifascisti pagani improvvisati teologi, gli stessi che fra breve festeggeranno devoti l'Epifania - che forse chiameranno "Befana" - restando impassibili, d'un'impassibilità impenetrabile e idiota, davanti alla liturgia che celebrerà i Magi "primizia delle genti lontane". Ignorano che proprio le vesti dei Magi, dipinte sulla pareti della Basilica della Natività a Gerusalemme, hanno dissuaso i conquistatori musulmani dal distruggere il tempio. Erano "loro avi", si dissero. Legami familiari remoti nel tempo, uniti dalla storia.


Betlemme: il mio ingresso nella Basilica della Natività, estate 2008.



Per i cattolicanti le genti lontane semplicemente non esistono; o non sono nemmeno persone, bensì numeri. Le genti lontane, nella loro visione della vita, possono al massimo provenire da Cornate d'Adda.


Dunque buon 2009 anche a te, Abraham, sconosciuto senegalese dal nome fatale, che forse t'intimorisce un po', perché ne avverti la smisurata vastità. Ti sei ritrovato pure tu in una sconfinata prateria e non sai se avrai discendenza. Sei stato costretto a lasciare la tua terra senza rassicurazione alcuna sul tuo futuro, se non uno sguardo verso le stelle del cielo, che non riesci a contare ed è meglio così. E' un modo come un altro per mantenerti umile e affidarti totalmente a Dio. Non hai potuto tenere i soldi che hai trovato, perché hai compreso che nulla è tuo; che, del resto, la tua felicità non si esauriva in una manciata di pur legittimi desideri.


E buon 2009 anche a voi, amici. A voi che mi avete fatta sentire famiglia, in un momento in cui ognuno è costretto a mostrarsi allegro quando magari il suo cuore è ulcerato. Amico è l'amore che s'impara; la poesia della quotidiana conquista. Grazie davvero, per essere qui.









28/12/08

Senza titolo 1127

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COMPLEANNO CENTENARIO


Oggi, 27/12/2008 in Barcellona P.G. (ME),
è stato festeggiato il compleanno centenario della Sig.na GRAZIA MAIMONE.
I festeggiamenti si sono aperti con la celebrazione della S. Messa, svoltasi presso la chiesa dell'Immacolata Concezione.
La S. Messa è stata celebrata da don Agostino Irlandese, un prete Salesiano unico nelle celebrazioni, in quanto ci mette il cuore, sì perchè a differenza di molti altri, la Messa non la legge o recita, ma la dice proprio col cuore, coinvolgendo tutta la comunità.
Erano presenti tutti i nipoti, pronipoti , cugini e la sorella Giovanna della veneranda età di 92 anni.
Dopo, tutti i partecipanti hanno continuato i festeggiamenti con un banchetto presso il ristorante "Conca d'Oro", dove sono anche sopraggiunti il Sindaco dott. Candeloro Nania ed il vicesindaco, che hanno regalato alla festeggiata, Sig.na Grazia Maimone, una targa in ricordo del bellissimo e raro evento.


E' stata un'esperienza bellissima, anche perchè la festeggiata ha partecipato cosciente.


Nonostante l'età e considerando che il suo udito non è più molto funzionante, ha seguito benissimo tutta la funzione  religiosa.


E' stato molto emozionate.  


Tantissimi AUGURI ancora a GRAZIA MAIMONE e.......altri 100 anni ancora!!!


 

24/12/08

Auguri Natalizi

A Natale, improvvisamente, sembrano tutti più buoni e felici... ma i sentimenti di amore e di gioia che caratterizzano questa ricorrenza dovrebbero illuminare la vita delle persone ogni singolo giorno dell'anno.


Auguro un FeliceNatale a tutti i Compagni di viaggio:



Buon natale,
a tutte le persone con le quali abbiamo condiviso e sperato,
a chi leggendo ha sognato,
a chi ha tanto immaginato,
a tutti gli altri che hanno semplicemente guardato, un buon natale va anche a voi blogger, che avete postato!


Auguri!!!

Festa, festa

A chi aspetta le feste per potersi divertire


e a chi le aspetta per potersi riposare


A chi deve stare in riga


e a chi lavora in squadra


A chi sta coi piedi per terra


e a chi ha la testa per aria


A chi si è fatto largo nella vita


e a chi si è allargato nei fianchi


A chi sogna il calore della famiglia


e a chi ha una famiglia e sogna


A chi si sente un'aquila


e a chi si sente un aquilone


A chi va in vacanza per l'avventura


e chi pensa che vivere sia la migliore avventura


Insomma a voi tutti


sinceri auguri  Speciale gif animate Natale: bellissime gif natalizie gratis!


   di un gioioso Natale e uno spumeggiante 2009


 


 

24/08/08

Me, myself and the peace

Il mio primo post qui. L'inizio di una nuova avventura,certamente entusiasmante,come tutte le avventure che dividi con qualcuno,o come in questo caso con più persone,entusiasmante perchè ti permette di parlare di te stessa e di come vedi il mondo che ti circonda e confrontare tutto questo con gli altri. In un momento nel quale tante cose ci sono negate,credo che conservare ancora questa libertà sia fondamentale.
Inizio la mia storia di blogger qui su Compagnidiviaggio parlando di un simbolo: non è un simbolo a caso,chiunque lo conosce,ogni individuo l'ha incontrato,e più di una volta purtroppo ci si è scontrato contro: mi riferisco al simbolo della pace.
Nasce nel 1958,creato da Gerald Holtom,un artista britannico. Viene comunemente chiamato CND perchè nasce proprio per la Campagna del Disarmo Nucleare,ed è appunto l'unione della D di Disarm e N di Nuclear (secondo il codice nautico delle bandiere a mano). Per gli anni a venire,specie i '60 ed i '70 sarà simbolo senza pari di tutte le attività pacifiste ed antimilitariste.
Pacifisti,hippies e antimilitaristi di ogni tempo marceranno sotto questo simbolo,che nonostante il suo impatto mediatico non hai mai,purtroppo raggiunto i risultati sperati.
Oggi il simbolo della pace CND compie 50 anni. Ecco perchè ne voglio parlare. Neanche Holtom,il padre,avrebbe sperato per lui una simile fortuna. Ma la fortuna di questo simbolo rimane purtuttavia e disgraziatamente una fortuna di nicchia: presenza imprescindibile per tutti coloro che credono nella forza della non violenza,che auspicano la fine di ogni guerra e delle relative barbarie che vedono l'uomo come vittima e carnefice,non conterà mai per coloro che la pace la avrebbero dovuta garantire.
Milioni di uomini nel corse della storia hanno riposto fede nel significato profondo nascosto tra le linee essenziali di quel disegno,fede che ahimè,non è stata mai ripagata dai potenti della Terra: le guerre continuano a mietere vittime in ogni angolo del globo,ve ne sono di conosciute,come quella che strazia il Medioriente,e di taciute,come le guerre civili che da sempre dilaniano il volto dell'Africa.
Gli uomini continuano a morire,vengono mandati a morte in nome di altri simboli e altri ideali che infiammano gli animi,e che nulla regalano,se non una fine crudele e cruenta,oltre che l'avvicendarsi di giochi di potere sempre più oscuri. Quei simboli e quegli ideali non sono mai morti,ma hanno fatto molti morti.
E' inquietante pensare al fatto che parte dell'umanità pensa al simbolo della pace come a una ridicola ostentazione di fricchettoni senza speranza il cui unico scopo è quello di stordirsi di droghe: le persone che ironizzano sulla forza emblematica di quel simbolo dovrebbero forse fermarsi a pensare a quanto danno invece le cose nelle quali loro credono continui ad ingenerare nel mondo.
Il simbolo della pace non è solo il retaggio di ex sessantottini che non si rassegnano al tempo che passa: esso è intriso fino nel profondo di una verità della quale ognuno di noi dovrebbe prendere parte,affinchè l'umanità smetta di uccidere se stessa. Temiamo la fine del mondo: io temo che ce la stiamo procurando da soli.
Post utopico il mio,forse: ma anche un augurio,non solo a questo cinquantenne che non ha perso nulla del proprio smalto,ma anche a tutti coloro che,leggendo,avranno la curiosità di conoscere un pò la sua storia.
E quindi pace a tutti. E bentrovati.
Red Dalia.

29/05/07

Senza titolo 1860


Cercando  in rete   delle canzoni per la colonna sonora di questo blog   sono  capitato su tre canzoni  canzoni  molte belle  ed intense   entrambe  adatte  per questo   post  punto di non ritorno del neonazista massimo morsello ( chi vuole trova qui il testo e qui un esibizione live  )  in volo  senza  rimorso  di zucchero  ( di cui trovate i testi sul sito ufficiale del cantante ) ho scelto per  coerenza con i miei valori  

IL volo


Ho camminato per le strade
col sole dei tuoi occhi
ci vuole un attimo per dirsi addio… spara
Che bella quiete sulle cime
mi freddi il cuore e l’anima
ci vuole un attimo per dirsi addio…
Per questo troppo amore, per noi
per questo bel dolore
ti prego no, ti prego lo sai!
Sogno, qualcosa di buono
che mi illumini il mondo
buono come te…
Che ho bisogno, di qualcosa di vero
che illumini il cielo
proprio come te!!!
Ho visto il sole nei tuoi occhi
calare nella sera
ci vuole un attimo per dirsi addio… spara
Che bella quiete sulle cime
mi freddi il cuore e l’anima
ci vuole un attimo per dirsi… addio!
Ma dove andranno i giorni e noi
le fughe e poi ritorni
Ti prego no, ti prego lo sai!
Sogno, qualcosa di buono
che mi illumini il mondo
buono come te…
Che ho bisogno, di qualcosa di vero
che illumini il cielo
proprio come te!!!
Siamo caduti in volo
Mio sole
siamo caduti in volo!
Siamo caduti in volo
Mio cielo
siamo caduti in volo!
Baby don’t cry, baby don’t cry
baby don’t cry, baby don’t cry, baby don’t cry
per questo amore immenso, per noi
e il gran dolore che sento
ti prego no, ti prego lo sai
Sogno, qualcosa di buono
che mi illumini il mondo
buono come te…
Che ho bisogno, di qualcosa di vero
che illumini il cielo
proprio come te!!!
Che ho bisogno, di qualcosa di buono
che mi illumini il mondo
proprio come te


A volte , a volte  , sotto  la doccia  ( almeno per me )  succede  di pensare  / filosofare  anche  sul proprio passato . 'Ma  oggi durante tale  " rito "  mi  mi sono detto BASTA  .
Il  rivagare il mio passato   era solo una  nostalgia inutile ,  piangere sul latte versato , un se  avessi fatto diversamente  , se non avessi fatto  cosi ,.perchè  mi sono comportato  cosi , ecc .
Insomma un  crocifiggrermi  , darmi addosso per  le  str..... ehm  porcate che  ho detto  , scritto , fatto  , verso detterminate  persone , idispiaceri che ho dato ai miei ,  il rimpiangere  ( con relativi rimorsi ) d'aver perso
quelli che avrebbero potuto esseredegli ottimi  e proficui compagni  ( compari)  di   viaggio  .
Ecco che mi sono detto  :   che questo ritornare indietro non era proficuo , come  quello  (  trovate qui a destra la copertina  e qui la trama  )  del     n° 249  "  ricorsi sepolti   di Dylan Dog ,ma solo una sofferenza  anzi peggio  un dolore  inutile  .
Infatti più si ritorna indietro  peggio si sta . Tale scelta dev'essere  proprio un caso estremo  \ disperato  (  oppure essere  sadici  )per riaprire vecchie ferite  e  e non dare al tempo la possibilità  al mtyempo e all'oblio   di chiudere (  rimuovere ) e rimarginare \ cicatrizzare tali ferite dolorose  che  ti fanno star male  e  ti fa  soffrire  a volte inutilmente  .
Lo so che   certe decisioni non sono indolore  e facili  ma è  la  soluzione migliore  . Infatti  andare  avanti   chiudere o strappare quella pagina della  tua vita  ti permette  , dopo un po' di dolore  , di vivere  meglio  ed  essere più libero di creare  , senza  essere condizionati  dal peso ( rimpianti e  rimorsi )  , in questo caso  ingombrante ,  del  tuo passato  . Quindi  ciò che  è fatto  è faatto  e  ciò che  è stato  è stato . Proprio come mi ha consigliato  il mio analista  di  "scuola  "  sophianalisi : << più si torna  indietro senza motivo , più difficoltà   sia nnel  liberarsi  \ uccidere   quel detterminato  ricordo  \ problema   che ti  fà  soffrire  e non  ti lascia creare  >> .


Tornando a casa  dopo  la consueta   visita settimanale dall'analista  ho capito che  :  molto spesso fuggire da se stessi   vuol  dire non avere il coraggio   di andare  avanti  e prendersi le  responsabilità  e subire  gli urti dela  vita  senza  poterla  modificare  \ plasmare   secondo le  tue prospettive  , i tuoi valori  \  i tuoi ideali . Quindi   sono arrivato alla conclusione che  :  nella  vita  o meglio nell'opera d'arte di ciascuno di noi  ,   dei punti  di non ritorno  ovvero dei momenti  in cui non conviene tornare e guardare indietro , in cui  è  inutile piangersi addosso  e farsi prendere dai sensi di colpa  e dai rimorsi e  rimpianti  .  Quindi ho  deciso  di pagare il fio  per le mie  colpe   e  strappare quella pagina  ovviamente  accettando ( prendendomi le  responsabilità  di quello che ho fatto sia in senso  fisco  sia  in senso psicologico  \ morale  )  ed   iniziare ad intrapendere   uno di questi punti  iniziando  cosi  un viaggio \ un percorso  che porterà  , o  dovrebbe  farlo ,   allla rimozione  (  quello che preferisco )  o  all'attenuazione  della mia sofferenza  dovutta  ai miei fantasmi




23/12/06

Senza titolo 1536

Con questo numero , anzi post , il blog cdv ( compagnidiviaggio o come chi lo segue fin dall'inizio pensieri dei viaggianti ) si conclude il 4 anno di vita del nostro piccolo blog ma con una grande forza . Una forza che gli è data dal numero dei visitatori , deghli iscritti sia quelli attivi sia quelli pasasivi e dal loro appoggio fisso o saltuario che sia da parte di tutti\e coloro che in quest'anno , come nel precedente hanno scritto e commentato sia ; 1) per la prima volta ,2) sia in forma anonima , 3) che lo rifaranno ancora ; dal loro contributo  grande o piccolo che sia e continueranno a farlo ; da coloro che ci hanno letto , sostenuto , con le loro critiche costruttive ( e perchè no a volte anche distruttive vedi tangoi oppure  mentelucente ) e i messaggi privati polemici  ed altri  stupendi che mi e ci hanno fatto crescere e lo faranno ancora .    Una forza       insomma che che il nostro blog trae da voi tutti ( fissi o occasionali ) che scrivete e commentate e che anno dopo dopo anno avete e continuerete fiducia e che hanno capito lo spirito con cui prima da solo e prima insieme ad altri 3 amici \ cdv e poi voi altri\e ho iniziato questo viaggio con cui sono arrivato dfino a qui : uno spirito di servizio nel segno dell'umilità di chi vuole provare , di chiu sbaglia e spera , perchè crede che sbaglia solo chi si mette in gioco e non resta a guardare . Anche quest'anno ci siamo mosio con quello spirito che molti chiamano esistenze ffallite o sfigati , solo perchè non ci spaventiamo davantri alle difficolta anche quando è difficile sorridere e credere che le cose possanpo migliorare è difficile ma migliorerranno .
A tutti\e coloro che hanno creduto ( e spero di ritrovarli di nuovo lungo la strada proprio come l'omonima canzone dei  Modena city Ramblers  tratta dall'album  tratta  dall'alubm la  grande  famiglia  del 1996  di cui trovate il testo  in chiusura del post   ) e ci crederanno a cui voglio pertanrto dire grazie anbche se so che non sarà mai abbastanza e promettere che anche nel prossimo anno continueremo il nostro cammino e continueremo a provarci .
A nome e dei fondatori di questo blog ( anche se un motivo o per l'altro non scrivono più ) vorrei porgere i miei auguri di buone feste ( sia che siate credenti o meno e di buon anno 2007 .


La strada 


Di tutti i poeti e i pazzi
che abbiamo incontrato per strada
ho tenuto una faccia o un nome
una lacrima o qualche risata
abbiamo bevuto a Galway
fatto tardi nei bar di Lisbona
riscoperto le storie d'Italia
sulle note di qualche canzone.
Abbiamo girato insieme
e ascoltato le voci dei matti
incontrato la gente più strana
e imbarcato compagni di viaggio
qualcuno è rimasto
qualcuno è andato e non s'è più sentito
un giorno anche tu hai deciso
un abbraccio e poi sei partito.
Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo la strada.
Di tutti i paesi e le piazze
dove abbiamo fermato il furgone
abbiamo perso un minuto ad ascoltare
un partigiano o qualche ubriacone
le strane storie dei vecchi al bar
e dei bambini col tè del deserto
sono state lezioni di vita
che ho imparato e ancora conservo.
Buon viaggio...
Non sto piangendo sui tempi andati
o sul passato e le solite storie
perché è stupido fare casino
su un ricordo o su qualche canzone
non voltarti ti prego
nessun rimpianto per quello che è stato
che le stelle ti guidino sempre
e la strada ti porti lontano
Buon viaggio...

22/11/06

Senza titolo 1509

Quanta  acqua  è passata soptto i  ponti 
 da  repubblica online 

Radio Days, trent'anni di libertà via etere


di Claudia Spiti

Una mostra itinerante celebra i 30 anni dalla sentenza della Corte costituzionale che pose fine al monopolio della radio di Stato

Il 28 luglio 1976 la sentenza nº 202 della Corte costituzionale sancì la legittimità di trasmissioni radiofoniche private, purché a copertura locale: iniziava l'era della libertà d'antenna. A trent'anni di distanza una mostra celebra le radio italiane in Fm, un evento partito da Bologna a settembre e che toccherà varie città italiane fino alla conclusione, a Roma, ad ottobre 2007.

Già a partire dagli anni '60 c'era qualche alternativa ai tre canali Rai, e veniva dall'estero. C'era Radio Vaticana, ovviamente. Prima ancora, si potevano ascoltare le trasmissioni (in lingua straniera) di Radio Caroline e Radio Luxembourg. Dal 1966 iniziarono le trasmissioni in italiano di Radio Monte Carlo: al microfono dj-animatori come Awanagana, Ettore Antenna, Luisella Berrino, con un ritmo e uno stile completamente diversi dalle "voci" della radio pubblica. Poi fu la stagione dei "Cento Fiori", le radio libere e artigianali. Iniziarono a trasmettere regolamente Radio Parma, Radio Milano International, Radio Città Futura: la sentenza della Corte Costituzionale fece uscire dalla clandestinità i pionieri dell'etere, e dal 1976 in poi fu tutto un fiorire di emittenti, alcune destinate a soccombere (come Radio Alice, legata al movimento studentesco bolognese, chiusa in diretta da un'irruzione della polizia), altre sopravvissute ai giorni nostri, evolute in vere e proprie imprese commerciali che vendono spazi pubblicitari.
La mostra "Radio Fm  1976\2006 non segue un percorso cronologico: oggetti d'epoca, immagini, jingle e filmati sono raccolti in blocchi tematici: l'informazione in radio, radio e intrattenimento, la radio e i bambini, il futuro del mezzo. Interessante la galleria di fotografie "storiche", personaggi e star radiofoniche e televisive di oggi ritratte alle prime armi, quando erano semplici "ragazzi della porta accanto" alle prese con un microfono e la voglia di raccontare.     Quattordici i punti audio dai quali è possibile ascoltare interviste e programmi, mentre cover dei dischi, strumentazioni e racconti dei testimoni aiutano a ripercorrere la storia del mezzo in questi ultimi trent'anni. Il tutto accompagnato dalle vignette di celebri disegnatori quali Altan, Stefano Disegni, Milo Manara, e da una personale fotografica di Andrea Samaritani, un reportage realizzato nel 2005 in diversi studi radiofonici italiani. Trattandosi di una mostra itinerante, una sezione sarà di volta in volta dedicata alle peculiarità delle esperienze radiofoniche della città sede dell'evento, coinvolgendo le radio e i personaggi locali.
"Radio
Fm 1976\2006 è anche un volume celebrativo, a cura di Giovanni Cordoni, Peppino Ortoleva e Nicoletta Verna. La storia, i generi, i linguaggi, le tecnologie del mezzo attraverso contributi di importanti ricercatori, personalità del mondo della comunicazione, studiosi italiani e d'oltralpe e giornalisti. Radio FM   1976\2006  trent'anni di libertà d'antenna prossima tappa, Padova, 25 novembre/10 dicembre 2006 a seguire Alessandria, Arezzo, Asti, Bari, Catanzaro, Cesena, Crema, Forlì, Genova, Lecce, Livorno, Milano, Napoli, Piacenza, Pisa, Reggio Emilia, Torino, Udine, Vercelli, Roma.Ingresso libero  www.30annidiradiofm.it
 




04/08/06

Senza titolo 1393


in  questo ultimo mese  estivo  oltre al tragico 26° anniversario   dellan della strage  alla  stazione  di bologna ( vedere  foto  qui al lato  una delle foto che troverete sul collegamento ipertestuale     e  qui per chi  vuole ricordare  o non  conosce  tale  evento )    da poco celebrato  ,  si celebra  anche  il ventennale di Dylan  Dog  il  fumetto più longevo della Sergio  Bonelli editrice   dopo i suoi  classici  come  Tex,Zagor e  anche Mister No .
Esso  è stato  ( e lo  è tutt'ora  ) il mio bagaglio   di viaggio  . E grazie a lui  che  ho  imparato (  anche se non sempre riesco a metterla  in pratica   )  a rispettare la sensibilità degli altri  ,  a non giudicare per il loro passato e le  loro scelte  , ad inizare  (  è ancora in corso ) il percorso  dell'anti razzismo e  dela non violenza  .
Dall'anterprima   del sito  non ufficiale  Ubcfumetti   (  qui l'articolo  sconsigliabile  a  chi  odia le anticipazioni  ) desumo che da  qui  a ottobre    ne  vedremo dele  belle   . Infatti anche il quotidiano l'unita
pubblichera  da  sabato  a puntate La storia di Dylan Dog  Zed ( la  prima  storia   che me lo ha  fatto scoprire  )  L´ha scritta e sceneggiata Tiziano Sclavi e l´ha disegnata Bruno Brindisi, una delle migliori matite italiane, dal tratto elegante ed accurato. È stata pubblicata per la prima volta nell´albo n. 84 della serie mensile, uscito nel settembre del 1993. Come tutte le storie dell´«indagatore dell´incubo» è il trionfo della citazione. Ve ne svelo due: una riguarda il personaggio di Scout le cui sembianze sono quelle dell´attore francese Christopher Lambert; l´altra le creature dei Morloch e gli Eloi che abitano la magica terra di Zed, «copiate» dal romanzo La macchina del tempo di H.G.Wells, in particolare nella versione cinematografica di George Pal dal titolo L´uomo che visse nel futuro (1960). Ce ne sono altre e scoprirle è un gioco che lascio  a  vopi miei  cdv  ,
Dylan stesso è una citazione: ha la faccia e il corpo agile dell´attore inglese Rupert Everett, come pure una citazione è il suo fido aiutante Groucho Marx, identico nel nome e nell´aspetto al celebre comico e, come lui, inesauribile fonte di battute e freddure. Citazione è la via dove abita Dylan Dog, Craven Road, omaggio al regista horror Wes Craven. Per questo «citazionismo» Dylan Dog è stato definito il primo fumetto postmoderno: per questo suo pescare ( anche se  adesso   sta perdendendo  un po' di smalto  ) nei generi letterari e cinematografici ma anche nella musica, nella tv, nei cartoon e ovviamente nel fumetto, costruendo un linguaggio di linguaggi, una narrazione di narrazioni. Tiziano  Sclavi, il suo inventore, dice, citando (e come sennò) Totò, che «tutti sono capaci di fare, è copiare che è difficile!». E ha ragione, perchè nelle storie di Dylan Dog scritte da lui (e dai molti suoi allievi, a cominciare dal bravissimo Mauro Marcheselli,e  paola Barbato  che hanno ben imparato la lezione) non c´è nulla di scontato ( o quasi )  e il «già visto» ( più che il «già detto», perché il fumetto è linguaggio essenzialmente visivo ) lo vede chi vuole e sa vedere. Qui c´è una delle chiavi dell´enorme successo di questo fumetto nato nel 1986: nell´essere un testo ricco di sottotesti che possono essere letti e goduti da età, culture e sensibilità diverse.
Ma c´è altro. C´è una capacità narrativa e di sceneggiatura che ha pochi eguali, anche se non tutte le 239 storie uscite fino ad oggi, come succede alle ciambelle, sono riuscite col buco. C´è ritmo e montaggio come nel miglior cinema, spesso con finali che non chiudono ma aprono al dubbio e alla «scrittura» dello spettatore che, se vuole, può mettere lui la parola fine. C´è o ci potete trovare simboli, allusioni, metafore e, se proprio volete - com´è sacrosanto - soltanto divertirvi, potete abbandonarvi al «piacere della lettura».
E poi ci sono i «segni». I disegni, insomma, ormai diventate «icone», come Dylan e la sua mise: jeans, camicia rossa, giacca nera e scarpe Clarks. Su Dylan Dog sono nati, si sono esercitati e sono cresciuti grandi talenti. Claudio Villa che ha definito i tratti grafici e fisici del personaggio e che è stato l´autore delle copertine fino al n.41; Angelo Stano che ha raccolto l´eredità delle copertine e che, aveva disegnato il primo numero L´alba dei morti viventi, con quel suo stile inconfondibile che cita Egon Schiele; e poi Giampiero Casertano, Corrado Roi, Bruno Brindisi, Giovanni Freghieri, il duo Montanari&Grassani, Luigi Piccatto e tanti altri  ed  è  questo  che  continuo a comprarlo  anche  se  mi sta piacendo sempre meno  per : 1)  monotonia  ; 2)  modello centralizzato   imposto dalla casa editrice  ,  ne sono un esempio certe storie   che  sembrano più adatte a Martn Mystere  . 3)  paura di  rinnovare il personaggio  , come es  , perchè  non farlo rientrare  a
ScotIand  e dargli un  ufficio   che   si occupi dei  casi  Xfile  (  proprio come  l'omonima serie  tv  )  ,  o magari fare  delel storei  del passato in cui  Dylanm era  ancora  un poliziotto   e  gli si presentano  casi   Xfile  . Se  continuano a comprarlo è perchè : 1)  e proprio come  me  alla continua ricerca  di un centro di gravità permanente  ; 2)  per sapere   se   si risolvono i misteri che ancora lo caraterizzano  , l'origine del suo flauto  ,  il perchè  suona ( anche se  ora sempre di meno )  il trillo del diavolo di  Giuseppe Tartini ( qui   una guida  all'ascolto  di tale  autore  ) . Inoltre  ciò che cartatterizza Dylan Dog  sono  anche gli oggetti, le pose, le situazioni, le frasi ricorrenti, i «tormentoni» insomma. Dylan che suona il clarinetto e costruisce un veliero che non riesce mai a finire; il campanello della sua casa che non suona ma lancia un uaarghh!, urlo terrorizzante che sveglia il vicinato; il maggiolino di Dylan, una scassata Volkswagen con la targa Dyd 666 (il numero del demonio); la paga giornaliera da investigatore (50 sterline più le spese); l´imprecazione preferita da Dylan (Giuda ballerino!); e le infinite battute di Groucho.
Dylan Dog ha a che fare con la violenza umana e disumana, ma non è un violento, non porta la pistola e, se proprio è costretto ad usarla, la chiede al fido Groucho che sta sempre lì pronto a lanciargliela. Non ama l´alcol. In compenso ama molte donne e ad ogni storia ci finisce a letto; qualche volta si è innamorato per davvero. Risolve tutti i casi ma non ha ancora risolto, come molti di noi, il rapporto con il padre e la madre. Che si affacciano ogni tanto nelle sue avventure sotto le forme diaboliche e fatate di Xabaras e Morgana. Nel numero 100 e nel 200 ci ha rivelato qualche cosa di quei rapporti (anche di quello con l´amico e rivale ispettore Bloch). Chissà se nel numero 300 ci farà capire chi è veramente Dylan Dog ?  Io Spero di Si 
Voglio concludere  il post  con un'intervista  che trovate
in versione cartacea   ( o online   fra  gli articoli scelti se  siete registrati )  sull'edizione  dell'unita di oggi 4\8\2006  fatta  Tiziano  Scalvi  :

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Sclavi: «Io e Dylan anarchici a fumetti >>   di  Renato Pallavicini


Lo celebriamo un po´ in anticipo, con quest´intervista a Sclavi e con la pubblicazione su l´Unità (a partire da domani e fino al 29 agosto) di Zed, una delle sue storie.
Vent´anni di Dylan, vent´anni a fumetti ma, anche vent´anni di vita. Che cosa è cambiato, da allora, nel personaggio e nel suo autore?
«Io sono di vent´anni più vecchio di lui, purtroppo. I personaggi dei fumetti, nella maggioranza dei casi, hanno sempre la stessa età (nel caso di Dylan circa 33 anni, cioè quanti ne avevo io quando l´ho inventato), e per loro cambia ben poco. Per me è cambiato tutto, sono successe mille cose. Ma non voglio annoiarvi con la mia storia: quelle di Dylan sono, spero, molto più divertenti».
Come, dove e quando nacquero idea e personaggio?

«Dylan è nato in modo molto semplice. La Bonelli veniva da una serie di tentativi purtroppo falliti in altri campi dell´editoria (per esempio la rivista Pilot, che io avevo diretto), e si è deciso di tornare a concentrarci sui nostri classici albi, da Tex a Zagor> a Mister No, creandone possibilmente qualcuno nuovo. Io, seguendo una mia passione di sempre, ho proposto il tema dell´horror, subito accettato dall´editore, altro fanatico del genere. Il personaggio poi è nato a tavolino, con molte discussioni tra Sergio Bonelli stesso, il direttore Decio Canzio e me. In realtà non mi interessava molto chi fosse, se avesse una spalla comica o meno, se agisse a New York o a Londra. La mia aspirazione, indubbiamente ambiziosa, era di creare un linguaggio nuovo, e di infrangere la vecchia barriera tra "fumetto d´autore" e "fumetto popolare". Il pubblico e la critica (Giorello, Faeti, Eco...) hanno detto che ci sono riuscito».
Dopo un avvio in sordina, Dylan Dog è esploso come fenomeno editoriale e di costume, portandosi dietro anche qualche polemica assurda (che oggi appare ancora più assurda). Come autore le ha mai pesato questa popolarità e, in un certo senso, questa responsabilità?

«Prima di tutto Dylan Dog non è mai, dico mai, stato oggetto di nessuna polemica. Ben più di una polemica hanno suscitato invece i suoi imitatori, che nascevano come funghi: hanno provocato addirittura un´interrogazione parlamentare in puro stile maccartista contro i fumetti horror, e la cosa che più mi è dispiaciuta è che a firmarla ci fossero anche uomini di sinistra. Un solo commento: vergogna. Quanto alla responsabilità, l´ho sentita moltissimo. Più le vendite aumentavano, raggiungendo quote vertiginose, più avevo paura. Paura di sbagliare, di non essere all´altezza, di esagerare con lo splatter e le scene violente suscitando anch´io l´ira ottusa da caccia alle streghe. È stato un periodo bellissimo, certo, ma anche molto angosciante».
Si è mai stancato di Dylan Dog?
«No, e non ho mai capito, per esempio, perché Conan Doyle sia arrivato a odiare così tanto il suo Sherlock Holmes da volere ucciderlo in una storia. Dylan mi è simpatico, abbiamo molte cose in comune (non le fidanzate, purtroppo) e il nostro modo anarchico di vedere il mondo è molto simile».
Dylan Dog si è sempre confrontato con temi civili e in più di un´occasione ha manifestato il suo impegno. Pensa che il fumetto, in generale, debba assolvere anche a questo compito?
«Il fumetto deve soprattutto divertire, la sua funzione è questa. Se poi, mantenendo il divertimento, si riesce a infilarci qualcosina in più, tanto di guadagnato. E il pubblico ha mostrato di gradire. Anzi, a poco a poco, l´elemento sociale (non diciamo politico) è diventato uno dei principali motivi di successo».
Nel numero 100, per la prima volta, in conclusione alla storia, al posto del tradizionale «fine dell´episodio», c´era solo la parola «Fine». Ma poi è venuto il numero 101, 102, 103 e... siamo arrivati al numero 240, in edicola in questi giorni. Pensa che un giorno vorrà definitivamente chiudere con Dylan?
«No. O almeno non io. Mi spiego: come dicevo prima, un eroe di carta ha sempre la stessa età, mentre l´autore invecchia e, anche se nel mio caso lo ritengo improbabile, muore. E molto spesso l´eroe sopravvive al suo creatore. Ecco, mi piacerebbe che andasse così. Avrei lasciato un piccolo, piccolissimo segno nel mondo».
C´è un´idea, un nuovo personaggio che tiene nel cassetto?
«Alcune idee ci sono, sì, ma ripeto che sono vecchio, e la fatica di mettersi a scrivere, dopo più di trentacinque anni di questo lavoro, è spesso insormontabile. Ho usato "spesso" come parola di speranza: spesso, non sempre...».
Che cosa le va di dire ai lettori de «l'Unità?» che da domani si troveranno Dylan Dog sul loro giornale?
«Oddìo, mi sento come il condannato che deve dire una frase storica prima di mettere la testa sotto la ghigliottina! E allora citerò un episodio scritto dal mio amico Fruttero e dal povero Lucentini: c´era appunto un condannato che avrebbe voluto dire qualcosa di importante prima di andarsene, ma era un operaio, un uomo semplice, incolto. Avrebbe voluto dire probabilmente «Lavorate tutti insieme per un mondo migliore, l´utopia, se si vuole veramente, si può realizzare». Ma le parole non gli uscivano, e l´unica cosa che gli venne in testa fu: «Sarti, fate bene le asole per i vostri bottoni». Mi sembra una cosa commovente e bellissima».

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 con questo  è tutto  all'uscita  del numero in edicola



 

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