Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post

06/03/17

Educare al rispetto attraverso le canzoni

Femminicidio, stalking, abuso sessuale, violenza fisica e psicologica, omofobia, bullismo, sono termini che purtroppo, negli ultimi anni, sono entrati prepotentemente e tristemente nella nostra realtà quotidiana. Il ruolo dei media è stato determinante per far emergere questi fenomeni che, ci rendiamo conto, sono sempre esistiti ma solo attualmente sono diventati un’emergenza pressante e improrogabile, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Sebbene negli ultimi anni sono state realizzate delle iniziative pubbliche finalizzate a sensibilizzare e informare su tali fenomeni, istituite delle giornate per condannare ogni forma di abuso e di violenza, purtroppo, giornalmente ci ritroviamo a dover fare in conti con notizie a dir poco inquietanti. Nel mondo vi sono ancora tante donne vittime di violenza fisica o sessuale, una violenza che spesso, nei casi più drammatici, sfocia nel femminicidio: la manifestazione più crudele della sopraffazione da parte dell’uomo sulla donna. E ancora, se da un lato prosegue a livello giuridico una propensione all’inclusione degli omosessuali (vedi legge Cirinnà), purtroppo ancora nel 2017 l’omofobia è una piaga sociale e culturale ancora ben radicata. Non vi sono dubbi, è di fondamentale importanza promuovere costantemente e attuare interventi specifici per prevenire e ridimensionare il manifestarsi di tali fenomeni. Inoltre, sarebbe opportuno attuare nelle scuole interventi destinati ai giovani e finalizzati a educarli a conoscere, capire e gestire le proprie emozioni, aumentare l’empatia, gestire i conflitti, accrescere il rispetto per se stessi e per gli altri così da costruire e mantenere relazioni di qualità, tutte caratteristiche fondamentali dell’Intelligenza Emotiva di Goleman (1995). Lo scrittore Porcino nel suo libro ci fornisce un quadro ben strutturato dei fenomeni sopraccitati, inoltre, riserva la parte finale del testo ad un progetto educativo destinato a studenti di scuola media inferiore e superiore. Nel libro l’autore affronta argomenti forti come violenza sulle donne e omofobia, e lo fa proponendo un’analisi dei testi di alcune note canzoni. Porcino vuole arrivare al cuore delle persone e, in particolare, alla loro coscienza, e si affida alla musica per farlo, una preziosa arte in grado di scatenare emozioni pure. D'altronde come diceva Picasso: “La musica è una meravigliosa bugia che dice la verità”.

Giovanna Prestianni 
(Criminologa e Dottoressa in Psicologia Clinica)


Il libro “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” può essere acquistato su Amazon al seguente link: https://www.amazon.it/Canzoni-contro-lomofobia-violenza-sulle/dp/1326718746



® Riproduzione riservata

05/03/17

arte non alienata la foto di Boubah Barry studente della Guinea e Cisgiordania, l'ultima provocazione di Banksy: un albergo con vista sul muro


Un segno di libertà per alcuni, per altri il simbolo di una deriva intollerabile. La fotografia che ha scatenato il dibattito social tra conservatori e liberal è stata scattata da uno studente della Guinea, Boubah Barry, e ritrae una draq queen in minigonna seduta accanto a una donna con il volto coperto dal niqab nel metrò di New York. Sul suo profilo Instagram il giovane ha scritto: ''Questa è l'immagine della libertà. Signor Presidente, non abbiamo nessun problema con la diversità e riconosciamo la libertà del credo religioso. E' scritto nella Costituzione. Credo che dovrebbe leggerla qualche volta''. Anche la draq queen ritratta nell'immagine, Gilda Wabbit, ha subito condiviso lo scatto sui social network dove però in breve tempo sono comparsi commenti diametralmente opposti a quelli del giovane che per primo l'aveva pubblicata. ''Questo è il futuro che vogliono i liberal'', ha cinquettato un utente conservatore, cui molti hanno fatto eco. Tra retweet e critiche, sono arrivati 
anche meme e parodie  che trovate  sfogliando questa  SlideShow di repubblica 


 la seconda  ----   sempre  da  repubblica  ----  è  l'ultima provocazione di Banksy



Cisgiordania, : un albergo con vista sul muro



La guesthouse garantisce la "peggior vista al mondo", quella della barriera creata dagli israeliani a separazione dai territori palestinesi. L'artista inglese, già autore di precedenti incursioni nel West Bank e a Gaza, l'ha arredata con le sue opere. Inaugurazione l'11 marzo

di ARTURO COCCHI

03 marzo 2017



Si chiama "The walled off Hotel", letteralmente l'"albergo fuori dal muro". E' la struttura alberghiera che promette la "peggior vista del mondo", e questo nonostante sia corredata dell'opera del celeberrimo artista di strada in incognito Banksy. "Walled off", che pronunciato in anglosassone stretto diventa un tutt'uno che somiglia non casualmente a "Waldorf" (Astoria) è sorto a Betlemme, (Cisgiordania, o West Bank), laddove gli israeliani hanno fatto erigere una barriera di separazione-protezione rispetto all'area palestinese e guarda proprio su quel muro della vergogna. L'hotel aprirà ufficialmente i battenti il prossimo 11 marzo ed è letteralmente arredato delle opere satiriche dell'artista inglese. Il clou è nella camera 3 (La stanza di Bansky), dove gli ospiti dormono in un letto king size sotto un'opera che mostra un palestinese ed un israeliano impegnati in una battaglia di cuscini.

Banksy ha già fatto trovare suoi murales sulla barriera e anche a Gaza. In una delle sue incursioni, più segrete che mai, ha disegnato sulla stessa barriera, l'immagine di una ragazza che si libra nell'aria sostenuta da palloncini, che guarda proprio sul nascente hotel (anche se risale a oltre una decina d'anni fa). In un'altra, l'anno scorso, a Gaza, ha disegnato quattro murales, tra i quali uno su una porta di metallo, raffigurante la dea greca Niobe rannichiata sulle macerie di una casa distrutta. Il dipinto, "Bomb damage" (danno da bomba) è stato creato su quello che resta di una casa di due piani che era stata distrutta durante l'"Operazione margine di protezione" del 2014.
Cisgiordania, l'ultima provocazione di Banksy: un albergo con vista sul muro
Il propretario del "Walled off Hotel", il 42enne Wisam Salsaa, lo ha mostrato per la prima volta ai media. Il progetto non è quello di una semplice provocazione, ma di un  vero e proprio esercizio destinato a diventare operativo. Le camere sono nove. Alcune danno direttamente sulla torretta di guardia che sovrasta il "muro. Saranno offerte a partire da 30 dollari a notte. Il progetto ha richiesto 14 mesi di lavoro, tutto tenuto in gran segreto, anche per tutelare l'anonimato di Banksy. Secondo quanto hanno appreso oggi i giornalisti ammessi al press tour, l'albergo è la più importante nuova costruzione nell'area da anni.
Tra le altre caratteristiche dell'esercizio, una suite presidenziale e un museo dedicato alle opere a tema politico dell'artista. Ha l'impronta di un "gentleman club" del periodo coloniale inglese cui è stata assoggettata l'area. Al suo interno, una cavità ospita una figura umana in dimensioni naturali dal segretario agli Esteri del Regno Unito, Arthur James Balfour, nell'atto della firma della "Balfour declaration": si tratta del documento, scritto nel 1917 dal ministro al leader della comunità ebraica britannica Walter Rotschild in vista della futura vittoria alleata nella Grande Guerra, che ha gettato le basi della nascita di uno stato israeliano in Palestina.
Cisgiordania, l'ultima provocazione di Banksy: un albergo con vista sul muro
Banksy, artista la cui identità rimane ignota, ha creato le sue prime opere a Bristol. Ratti, poliziotti che si baciano o in tenuta antisommossa, ma corredati da facce a smiley: questi i suoi format attraverso i quali si dipana un'estetica tutt'altro che banale e intrisa impegno sociale e politico. I suoi murales hanno poi cominciato ad apparire, rigororosamente dal nulla, a Londra. Via via la sfera d'azione s'è ampliata su scala globale. Lavori in molti casi geniali, che hanno suscitato interesse crescente, fino a essere battuti all'asta per valori superiori al milione e mezzo di euro.




20/06/16

Punto di Rottura: il capitolo “apocrifo” di Orfani di Michele Mecozzi e Davide Paoletti:

la 3 serie \ stagione d'orfani fumetto della bonelli s'avvia a meno 3 numeri dal termine ed ecco che compare una fanfiction di Orfani intitolata: Punto di Rottura.

da http://www.dimensionefumetto.it/orfani-fanfic/
 
dalla  pagina  fb  ufficialke di Orfani più precisamente  qui
L'opera è di Michele Mecozzi e Davide Paoletti: un duo di giovanissimi autori marchigiani che ha pensato, guardacaso, di promuoversi con quest'opera .L’episodio si colloca tra la prima e la seconda
le  stagione  del fumetto ufficiale   Orfani percui diventerà apocrifo all’uscita del romanzo dedicato alla serie Bonelli ma vale comunque la pena di leggerlo. merita  d'essere letto   soprattutto    da  cloro  che  non vogliono o  no sanno usare l'immaginazione    per   riempire  il buco   creato  appositamente  o volutamente   dagfli  autori tra la 1  e  la  2  stagioner  .  Esso   racconta cosa è accaduto tra la prima e la seconda stagione. La risposta  url   è in questo url
Un opera  Bellllissima , le  cui tavole   sembrano ricordare  e richiamare  a Nathan Never e qualche  episodio di Dylan Dog ,    che   pur   essendo considerata  apocrifa   \  non ufficiale     colma  il  vuoto  (  voluto  o casuale  ?  visto che  secondo alcune indiscrezioni   la   4  e  la   5  serie prima della  6  (  quella  finale  di  nuovo  di 12  episodi )     fatta  con  ciascuna di  2   uscite  dovrebbe colamare  i buchi   di alcune vicende  specie sul passato della  Jurici   )    lasciato  dagli autori della serie originale  ed  ufficiale  .  Ora   visto il boom   egli entusiasti commenti  sulla bacheca   facebook   della serie    ufficiale   ho deciso  di  intervistare i promettenti  ( la bonelli   dovrebbero tenerli  d'occhio , magari assumerli nel loro staff  )     autori  "  del misfatto  "

come  è nata  l'idea  ?
Michele Mecozzi l'idea è nata da molteplici esigenze. In primo luogo io dovevo trovare un modo per far leggere una mia sceneggiatura e Davide doveva far vedere i suoi disegni. Occuparci di un personaggio già esistente ci ha permesso di prendere confidenza con il metodo creativo della Bonelli e gestire le 32 pagine dell'albo ci ha fatto migliorare molto. Inoltre il fatto di usare un personaggio noto ci ha dato chiaramente una visibilità che non potevamo ottenere con una nostra creazione originale.
 Davide Paoletti L'idea è nata dalla necessità di presentarci in maniera diversa, nel senso che quando andavamo alle fiere per far vedere il book, per farsi conoscere, per avere consigli non venivamo presi molto in considerazione. Quindi abbiamo pensato che al posto di presentarsi con quei book enormi arrivare con un albetto da lasciare agli stand fosse un modo per spiccare e farci notare. .
 secondo voi  il vuoto   fra le due  serie   di Orfani Bonelli   è voluto  o  creato ad  arte  per creare  suspence    per  invogliarli a  continuare  ad  acquistare la   serie  ?
Credo che il vuoto tra le due serie sia creato perché così facendo noi lettori ci siamo dovuti confrontare con un Ringo molto cambiato rispetto a quello che conoscevamo e con moltecose nuove da dire. Inoltre il vuoto può essere colmato con prodotti collaterali come il romanzo ufficiale che uscirà a breve e che sarà incentrato proprio su quel periodo.
Secondo me non si può neanche parlare di vuoto, c'è un bel salto dalla prima alla seconda stagione ma è una cosa voluta, infatti la storia fila bene senza lasciare i lettori disorientati. Io penso semplicemente che nella seconda stagione si volessero solo concentrare sul "nuovo ringo" e la sua missione. Quindi parlare anche di Ringo, Barbara  e la resistenza fosse di troppo da mettere tutto nella stessa stagione,ma ripeto questa è la mia opinione magari mi sbaglio.
   avete  avvisato   la casa  editrice bonelli   che  volevate  fare una cosa del genere  oppure  avegte  agisto   in maniera  " clandestina  "
Abbiamo agito in maniera “clandestina”
  D No, non abbiamo avvisato nessuno, il nostro è stato un omaggio alla Bonelli, a Orfani, a Recchioni ....a parte che ne abbiamo fatto pochissime copie, saranno state una quindicina, poi le stesse non erano a pagamento le abbiamo lasciate come detto prima ai vari stand per farci conoscere,
per far vedere come lavoriamo e cosa facciamo. Se qualcuno si è offeso non era sicuramente nostra intenzione, anzi spero che alla bonelli abbia fatto piacere
4)  quali sono state le reazioni da parte   della casa editrice  ?
M Sembrerebbe molto positiva visto che hanno condiviso il nostro lavoro sulla pagina  facebook ufficiale.
  D Reazione della casa editrice non ne ho idea, ma quando all'arf di Roma abbiamo lasciato il nostro volume a Recchioni, si è subito notato che gli sia piaciuto, l'ha addirittura postato sul suo profilo facebook. Adesso che ci penso anche nella pagina facebook di Orfani hanno postato il nostro Ringo, quindi mi correggo penso gli abbia fatto piacere. 
 a quale ,  oltre  ( quello  più visibile  )  a NN  ed  ad  orfani   a  chi vi siete  ispirati per le tavole   e la sceneggiatura  ? 
 D Io ti posso solo parlare del mio campo, quindi le tavole. In realtà c'è poco da dire, per i disegni ho usato il mio stile,sono  un lettore Bonelli sin da piccolo quindi la maggior parte dei disegnatori da cui prendo ispirazione sono italiani, io infatti nelle pagine Bonelli mi trovo a mio agio.
 Per quanto riguarda la sceneggiatura mi sono riletto più volte le prime due stagioni e ho cercato di fare mio lo stile della serie. Le altre influenze provengono da film action americani come Die Hard e dai fumetti di super eroi.

 che  ne pensate   delle  3  serie regolari  ?
M  Le ho apprezzate tutte e tre in maniera diversa. Credo che la qualità sia andata sempre crescendo. La prima stagione aveva una struttura narrativa interessante e una trama intrigante, la seconda dei personaggi straordinari e un'ambientazione inedita mentre la terza unisce gli elementi migliori delle due precedenti quindi anche se non è ancora conclusa è la mia preferita.
D Le tre serie mi piacciono, forse in modo crescente, credo siano andati migliorando, ma la cosa che mi piace di più di Orfani (e mi riferisco a tutte e tre le stagioni) è che è ricco di colpi di scena e quando pensi di poter indovinare cosa accadrà nelle pagine successive ecco un altro colpo di scena e quello che prevedevi viene ribaltato completamente
nel   vostro    fumetto manca  il riferimento di come  ringo abbia  trovato "   dopo a 
conclusione    del n 12   prima stagione  colegamenti  " con  gli altri della rivolta puoi spiegarci  come  è avvenuto  tale passaggio  ?
M Già nelle ultime pagine del 12 di Orfani si vedeva Ringo a comando di un manipolo diuomini tra cui Barbara ( la co­protagonista dell'albo ) per cui non mi sono posto il problema. Comunque credo che una volta tornato sulla Terra dopo la fine dello scontro con Jonas, Ringo abbia iniziato a diffondere la verità sull'attacco che ha distrutto il pianeta e a raccogliere seguaci.
D   Ma si accetteremmo sicuramente, ma non la vedo una cosa plausibile. a parte che la nostra storia è una trentina di pagine, e in più è in bianco e nero, la Bonelli ha una squadra di sceneggiatori e disegnatori professionisti, perche dovrebbero usare il nostro. Si potrebbero ispirare a quello che abbiamo fatto noi, ma possono farlo giustamente indisturbati dato che il marchio è il loro. Sarebbe molto bello ma per questi motivi non penso che accadrà.
 se  la Bonelli   decidesse  di chiedervi   di  usare  la vostra storia   nella  4   e  5  serie   in qu,anto  come    holeto da qiualche  parte  saranno colmati  i buchi     delle  dueserie      con il passato sulla  jurici    e non solo  ,   acettereste  ? 
D   Questa domanda Michele sarà sicuramente più bravo a rispondere, però provo a dire qualcosa lo stesso. Il primo motivo penso sia una questione di spazio. Volevamo che il nostro progetto fosse terminato per presentarlo all'arf, non mi ricordo di preciso quando abbiamo iniziato ma aggiungendoci altre pagine non avremo finito in tempo. Poi nel finale della prima stagione nel quale compare Barbara che combatte contro i soldati, poi arriva Ringo ecc....,penso che Michele quindi si sia immaginato che fossero un gruppo organizzato e la sua sceneggiatura è partita da lì.
Non accetterei perché così com'è la ritengo un prodotto ancora troppo acerbo e amatoriale.Se avessi la possibilità di riscriverla con la supervisione di un editor sarebbe tutta un' altra faccenda.
  Se magari la Bonelli   ve la  fa  scrivere  a voi  la scrivereste  uguale  a  questa   o  cambiereste  qualcosa ?
M Credo di aver risposto con la precedente. La riscriverei perché ci sono molte cose che non
funzionano ......
 Quali sarebbero   le  cose  che  non funzionano  ?
Penso che la storia abbia qualche problema di ritmo perché alcune scene avrebbero avuto bisogno di più pagine inoltre rivedrei qualche dialogo. Con questo non voglio certo dire che ho  fatto un cattivo lavoro.
D Allora se potessi tornare indietro cambierei alcune cose (ti parlo sempre dal punto di vista del disegnatore), prima di tutto ci siamo trovati stretti ai tempi di consegna quindi con un po più di tempo la qualità sarebbe stata migliore, e mi sarebbe piaciuto inchiostrarmela da solo, ma sempre per motivo di tempo le ha inchostate Michele. L'inesperienza a volte ci ha penalizzato, ma penso che tutto sommato sia un buon lavoro, ovviamente sappiamo che non siamo allo stesso livello dei professionisti, ma continueremo a lavorare per migliorare e per raggiungere il nostro sogno cioè che la nostra passione diventi la nostra professione


Invece  hanno  fatto , parlo da  profano  in ambito  artistico  , un discreto  lavoro  . ed  a Testimoniarlo  è: proprio  quest'ultima  parte  dell'intervista  in cui     riconoscono i propri limiti e  la  loro modestia  . Oltre  ad e   alcuni disegni riportati  qui  nel post  per  gentile concessione degli autori

14/05/16

Giochi di luci e ombre in una cappella del Duomo di Biella, nell'immagine di Carlos Gianesini

Giochi di luci e ombre in una cappella del Duomo di Biella, nell'immagine  di Carlos Gianesini - Fotografo



E se volete conoscere la storia di Carlos, e  di come  ha  <<  
·
trovato un grande aiuto nella fotografia. Facevo foto alle medie, ora sto studiando con un fotografo professionale da tre anni e ho fatto già due mostre personali. Con la fotografia posso esprimere le mie sensazioni, con le parole è difficile»: così Carlos Gianesini - Fotografo, protagonista della settimana di ‪#‎innamoratidelBiellese‬, racconta la sua passione per la fotografia.
E ammirare l'azzurro intenso del cielo con il bianco immacolato della neve catturati a Bielmonte, dopo una giornata di pioggia come questa, sono certamente una sensazione piacevole  >>  dal suo facebook    più precisamente  nel post   del  .
11 maggio alle ore 21:36



per chi fosse interessato alla  sua storia      di come lotta  e trasforma il suo autismo  in arte 
qui ve la racconta lui:

21/03/16

Michael Grab, l'artista che mette le pietre in equilibrio per ritrovare la pace interiore


https://it.wikipedia.org/wiki/Pietre_in_equilibrio descrive benissimo gli artisti balancer come MIcheal Grtab
gravityglue.com. sito di Michealk Grab


Seguite il progetto Gravity Glue su Facebook e guardate il video che dimostra la straordinaria abilità di Michael Grab.



 da  http://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/17318-pietre-equilibrio-michael-grab



Mettere le pietre in equilibrio per ritrovare la pace, ci avevate mai pensato? Il fotografo di origini canadesi Michael Grab ha iniziato ad esplorare l'antica arte del disporre pietre e sassi in equilibrio nell'estate del 2008 durante un'escursione presso il Boulder Creek, in Colorado.
Negli anni ha sviluppato una vera e propria passione per questa forma d'arte. In breve tempo per l'artista mettere sassi e pietre in equilibrio è diventata una forma di meditazione. Durante i suoi esercizi non era raro che una piccola folla di persone si avvicinasse incuriosita per ammirare le sue opere.
Grab è attirato soprattutto dalla precarietà delle sue creazioni. Per renderle immortali sfrutta le proprie abilità di fotografo, che gli permettono di scattare immagini spettacolari che tutto il mondo può ammirare grazie alla condivisione sul web e sui social network. L'arte di mettere le pietre in equilibrio si chiama stone balancing.
La sua ricerca dell'equilibrio nell'arte riflette il desiderio di mantenere un punto fermo nella vita nonostante le numerose sfide che tutti noi dobbiamo affrontare. Ma come fa a realizzare le sue opere che ci lasciano senza parole? Molte delle sue sculture apparentemente sfidano la gravità e sembrano quasi provenire da un altro pianeta. Si potrebbe pensare che siano stati utilizzati dei collanti o altri supporti esterni, ma è così. Grab infatti sottolinea che l'unico fattore che mantiene le sue creazioni in equilibrio è proprio la forza di gravità. Pietre e sassi si supportano l'un l'altro. La capacità dell'artista è quella di accostarli scegliendo dei punti di contatto ben precisi per garantire l'equilibrio della struttura. Ad esempio in alcune pietre sono presenti delle rientranze o dei solchi naturali molto utili da questo punto di vista.





















22/02/16

Un cuore e una capanna sul Tevere: i murales di Laura Galletti pittrice clochard e le libertà roitrovate

Ci sono persone che mettono in pratica concetti filosofici da cattedra sulla propria pelle e con semplicità'  ed  è questa  la prima   storia  o storia  portante  del post  d'oggi 

Laura Galletti, 70 anni, vive in una capanna di fronte al Gazometro, a Roma, sul Lungotevere. Prima di ritrovarsi in strada ha lavorato per 30 anni come grafica pubblicitaria "ma avevo una sola certezza, non volevo certezze", racconta. Alla morte della madre e del suo compagno ha deciso di lasciare i "beni materiali e dedicarsi a Dio". Da oltre un anno sta dipingendo un murales di 20 metri: foglie, fiori e animali, che colorano il grigio argine del fiume



Strartisti di Arianna Di Cori
riprese di Sonny Anzellotti e Leonardo Meuti
montaggio di Mariagrazia Morrone





2 giorni fa
a61
questa donna e' fantastica, secondo me il sindaco di Roma dovrebbe chiederle aiuto su come abbellire la citta', ma penso che lei potrebbe aiutare ad abbellire tutte le nostre citta' ed anche all'estero, ha una forza spirituale che ispira calma. Se in questo nostro mondo tutte le persone fossero come lei in questo pianeta vivremmo molto meglio.

Rispondi
Condividi


2 giorni fa
Nicola Piscitelli
Persona gradevole, educata, disponibile, altruista e intelligente da ammirare per la enorme capacità di amore verso ciò che è bello.

Rispondi
Condividi


2 giorni fa
gr23gr23
Dove si osserva lo strame che il "mondo civile", fondato sull'individualismo e sull'adorazione del dio denaro, fa delle persone meritevoli.


Rispondi
Condividi


2 giorni fa
Vincenzo Di Martino
che bella persona. Che bella anima. Davvero tanto di cappello

Rispondi
Condividi


2 giorni fa
kundalini1956
Queste persone dovrebbero essere considerate quasi dei mostri sacri di creatività, invece in un mondo all'incontrario come il nostro, sono gettati ai margini della società. Feccia come Gasparri e i suoi amici di merende impazzano e distruggono tutto ciò che toccano.

Rispondi
Condividi

3 giorni fa
tantatanta
in fondo bastan poche briciole,
lo stretto indispensabile
e puoi sorridere e puoi dimenticar.
Ti serve solo il minimo
e poi trovarlo è facile,
lo stretto indispensabile
quel poco che ti basta per campar.
Grazie di avermi fatto sorridere, Laura Galletti

Rispondi
Condividi


3 giorni fa
barabeke
Grazie carissima Laura per insegnarci quanto si può essere felici senza avere niente, oltretutto portando bellezza e umanità nel degrado urbano. Il prossimo sindaco si dovrebbe dare da fare per costruirgli una capanna decente in quel luogo dato il servizio che rende alla comunità e al paesaggio urbano con la sua presenza. Una santa moderna.







Sempre  su  tale forma d'arte   riporto anche  quest'altra  storia , lo so che  è di  3  anni fa  , ma  chi  se  ne frega  ,  presa  da  http://www.ilquotidiano.it/articoli/2013/08/2/118138/liberta-ritrovate






Libertà ritrovate

San Benedetto del Tronto | Per ricominciare a sperare a volte basta un po’ di colore.
di Martina Oddi



Coloriamo il carcere




Il comando automatico apre il cancello e passando oltre le sbarre l'ansia comincia a salire. Nel ricordo le immagini delle strutture super affollate dove si consumano abusi e violenze. Ma il carcere di Marino non ha nulla a che fare con i frame scioccanti della tv, e già varcando la soglia del cortile l'ansia lascia il posto a una sorpresa inaspettata.
Entrando nella zona interna, quella che dà accesso alle aule di uso comune, tipo la lavanderia e la biblioteca, ci sono Simuno, al secoloSimone Galiè, Manu Invisible, alias Emanuele Massessi, eGiorgio Lambiase, in arte Je, i writers vincitori del concorso "coloriamo il carcere" indetto lo scorso anno dalla Provincia. Sono concentrati nelle loro evoluzioni acrobatiche con cui dominano tutta la parete, e riescono solo a dire che questa è "un'esperienza interessante mai fatta prima".
Un cantiere di colori e forme ispirate alla libertà, anche per il progetto di Marta Alvear Calderon, Annalisa Accicca e LauraGaletti, le tre studentesse del Liceo artistico di Porto San Giorgio neodiplomate che partecipano all'iniziativa, supervisionata daLaura Cennini, architetto in prestito dal club Unesco.
I muri spruzzati di vernice sono incisi da visi e libri, "simboli della cultura che libera le menti e nutre lo spirito, tanto da impedirti di fare errori, o di ripeterli" sottolinea Teresa Valiani, direttrice del periodico Io e caino, scritto di primo pugno dai detenuti. Nelle lingue gialle, blu, verdi e rosse che corrono lungo la parete verranno incisi messaggi dedicati al tema della libertà nei principali idiomi parlati dai detenuti: arabo, spagnolo, rumeno e albanese.
I murales che prendono vita sotto le mani esperte dei writers, l'atmosfera partecipativa e serena che si respira durante i lavori, tra la curiosità dei presenti coinvolti in prima persona nella realizzazione dei disegni - come Gaston, che quando disegna " si sente libero" - sono merito della lungimiranza di Lucia DiFeliceantonio, la direttrice illuminata che ha reso la casa circondariale un'isola felice nonostante il sovraffollamento. E i calibri da 90 del 41 bis, i super reclusi della struttura che non possono entrare in contatto con nessuno e che nessuno dei detenuti o del personale, se non gli addetti alla sicurezza, possono vedere in faccia.

L'idea che la libertà sia nella testa e si alimenti di cultura si coniuga con le direttive governative orientate a rendere il carcere, nonostante la condensazione umana, un ambiente il più possibile vivibile. Per facilitare la riabilitazione e il recupero sociale dei detenuti, la cultura è lo strumento "per non smettere mai di sognare" capace di dare nuovi stimoli e far germogliare i migliori propositi. "Per uscire con la testa fuori, con i colori, e non vedere tutto in due dimensioni solo in grigio e bianco" spiega Vittorio"Perché - conclude Salvatore - camminare tra queste immagini è come immergersi in una doccia tiepida". La sorgente delle buone intenzioni.

16/02/16

IL sale della terra [ the salt of the earth ] di Wim WEenders è ispirato dall'enciclica Laudato si di Papa Francesco o viceversa ?

  musica  consigliata


per  approfondire
il  sale  della terra   film  
testo integrale  di Laudatio si  di  Papa Francesco
critiche dai  cattolici intransigenti    I II

Dopo aver visto il bellissimo film che : <<< In mezzo a quella inutile e dannosa macchina da propaganda che è diventato il #cinema , è uno dei pochi #film che meritano di essere visti... >> ( commento al trailer ufficiale il sale della terra  di Mario Circello   ) il sale  della terra   . Un film di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado. Titolo originale The Salt of the Earth. Documentario, durata 100 min. - Brasile, Italia, Francia 2014. 




Mi   sono  deciso  a  parlare  adesso  ( anche  se  in maniera   parziale  e non completa    )    della Laudato si'  la seconda enciclica di papa Francesco scritta nel suo terzo anno di pontificato. Benché porti la data del 24 maggio 2015, solennità di Pentecoste, il testo è stato reso pubblico solo il 18 giugno successivo.
  da  https://www.bookrepublic.it/book/
Di solito  quando sono argomenti molto contrastanti e dibattuti  , aspetto  che    cali il silenzio  e  poi onde evitare  di farmi influenzare  scelgo  di leggere o di vedere   quella determinata  opera  e  poi   ne parlo  in maniera  completa  e non parziale  . Ma il fil  di wenders , mi ha  fatto  cambiare  condotta  .
Dopo   aver    visto  il  film  ho iniziato a   leggere l'enciclica  in questione.  D'essa  mi   sembra  che  il Pontefice  francesco  abbia  visto il film  in questione  o  conosca  la biografia ed  i lavori di   di Sebastião Salgado . In  essa  non c'è  l'ambiente  ma anche  l'umanità  .
 Infatti : << L’enciclica vanta già un primato: è la prima a essere attaccata prima ancora dell’uscita.Gli ambienti della destra mondiale sono già in fermento, pronti a rinnovargli l’accusa di comunismo: dai conservatori ai lefebvriani, ai latifondisti. L'ex senatore repubblicano Usa Rick Santorum - cattolico di origine italiana e con sogni sulla Casa Bianca 2016 – è perentorio: «Bergoglio, lascia la scienza agli scienziati». È fin troppo facile rispondergli che il Papa non si camuffa da scienziato; è stato, è e resta un teologo e un pastore. I critici gli rimproverano le condanne contro il capitalismo assoluto e la dittatura del mercato. Ma sul «Washington Post» il commentatore Chris Mooney esulta perché «Francesco offre al movimento ecologista quello di cui ha bisogno: la fede» e un’anima. >> .  Inoltre  sempre    secondo http://www.lavocedeltempo.it << In sostanza il Papa pone alla base della discussione scientifico-politica un taglio  morale-religioso e le conseguenze della sua scelta saranno profondissime. La Pontificia Accademia delle Scienze afferma: «I cambiamenti climatici indotti dall'uomo sono una realtà scientifica e il loro controllo rapido è un imperativo morale e religioso per l'umanità». L’enciclica arriva cinque mesi prima della cruciale «Conferenza sul clima» di Parigi di fine novembre, che deve stabilire le misure per contenere il surriscaldamento sotto 2 gradi centigradi. Al contrario dei «Protocolli di Kyoto» - mai condivisi dall’America, dalla Cina e dall’India - Parigi 2015 persegue un accordo internazionale verso economie compatibili, a basso tasso di carbone, gas serra, sostanze inquinanti. Inoltre si spera di coinvolgere India e Cina per temperare gli effetti nefasti su oceani, atmosfera, condizioni meteo e limitare disastri, alluvioni, piogge torrenziali, siccità, migrazioni. >> Per la prima volta un’enciclica papale   è stata  presentata da una coralità di voci a significare l’impegno delle Chiese sul fronte ecologico. Interverranno il cardinale africano Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio giustizia e pace; il metropolita di Pergamo John Zizioulas in rappresentanza del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e della Chiesa ortodossa .
Una  lettura  facile  e scorrevole   a  tuttie non soltanto " agli adetti   ai lavori  "  e  ai  soli  fedeli  . Una  enciclica  che dovrà essere letta   non solo  privatamente  ma  anche  nelle scuole  e  nelle  università  visto la sua  importanza . Infatti  Giulietto  Chiesa   : << (....)  Ma questa enciclica farà il giro del mondo comunque. E’ un’arma potente. Nelle mani 
dei poveri e dei deboli. Sarà dunque bene studiarla ed usarla nei prossimi anni perché è nei prossimi anni che si deciderà il destino del mondo.>> ( da http://www.storiavicentina.it/ più precisamente qui )  Un enciclica che ha trovato d'accordo Gad Lerner giornalista \ opinionista opposto a Giulietto Chiesa Infatti dice : << ( ... ) La portata dirompente dell'enciclica è tale da avere indotto i più autorevoli teorici del nostro modello di sviluppo a relegarla nella categoria, dal loro punto di vista irrilevante, delle utopie. Non mi spiego altrimenti il fatto che - a parte qualche eccezione negli Stati Uniti - nessuno fra i pur loquaci cantori del neoliberismo si sia preso la briga di contestarla puntualmente ( ... ) da http://www.fondoambiente.it/ più precisamente qui
Concludo invitando i detrattori di andare  a rileggersela   se l'hanno letta  o d'andare  a leggerla   se  ancora non l'hanno fatto  . Da i primi capitoli   tale enciclica  è  una estensione \ ampliamento  del concilio vaticano  II . Da  laico credente   penso che Papa Francesco  con essa voglia innovare  e svecchiare  la  chiesa   ma  ancora  non riesce  (  paura  che innovando troppo  si distruggas  metta  in  discussione  milleni  di storia dell'istituzione   della  chiesa cattolica   ed  ha paura  dei  gruppi conservatori presenti all'internodele sue stesse istituzioni  ecclesiastiche  ) . Erano anni ,   dalla  rerum novarum   di leone Leone XIII  1891  che  non si faceva un enciclica  di tale portata  . 
Questa ovviamente  è  la prima impressione , cioè un giudizio   approssimativo e parziale  .  Adesso vado a leggermi l'enciclica  e  ne scriverò  un pensiero globale .  Per  i momento  rinvio all'ascolto della colonna  sonora  del post, ovvero la canzone omonima IL sale della terra  di Luciano  Ligabue    che  è un  sintesi dell'enciclica  laudato si  e  del film di Wim Wenders

27/01/16

Note tribali dal Sudafrica con il modenese Riccardo Moretti La storia di Riccardo, musicista modenese, trapiantato a Città del Capo

da http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca  del 25\1\2016 


Note tribali dal Sudafrica con il modenese Riccardo Moretti
La storia di Riccardo, musicista modenese, trapiantato a Città del Capo


di Laura Solieri

















MODENA. «Sono sempre stato circondato dalla musica, mio padre suonava la chitarra. Il mio maestro, quando avevo nove anni mi disse che ero negato. Poi sperimentò su di me un corso di jazz e in pochissimo tempo trovai la mia strada. A 13 anni iniziai a salire sul palco e quello è rimasto il mio mondo». Da Modena al Sudafrica dove si è trasferito da diversi anni, il musicista Riccardo Moretti, classe 1972, si esibisce nei locali e nelle manifestazioni più importanti e prestigiose in Italia e all'estero come ad esempio Pflasterspektakel (Austria), Ferrara Busker, Pennabilli, StreetLife (Monaco), Gurtenfestival (Bern), CapeTown Jazz Festival, BalHarbour e PhiBeach (Costa Smeralda).
La musica di Riccardo Moretti da Modena a Città del CapoRiccardo Moretti è un musicista modenese che da anni si è trasferito in Sud Africa, a Città del Capo. Si esibisce nei locali e nelle manifestazioni più importanti e prestigiose in Italia e all'estero come ad esempio Pflasterspektakel (Austria), Ferrara Busker, Pennabilli, StreetLife (Monaco), Gurtenfestival (Bern), CapeTown Jazz Festival, BalHarbour e PhiBeach (Costa Smeralda). Video di Gino Esposito. Leggi l'articolo
Il suo ultimo progetto, TribalNeed, si sviluppa attorno ai suoni ancestrali del didjeridoo e dell'hang: combinando sintetizzatore, didjeridoo, percussioni, hang, beatbox e giocattoli modificati ad un looper elettronico, questo progetto è all'avanguardia delle tendenze musicali contemporanee..Quella per la musica non è l'unica passione di Riccardo, che negli anni Novanta ha iniziato a fare snowboard e windsurf ed è diventato maestro di snowboard quando ancora non lo praticava nessuno e nel giro di poco tempo diventò poi sport di massa. «Sono sempre stato un amante degli sport estremi e questo mi ha portato a viaggiare. Ho cominciato a girare con un vecchio pulmino della Volkswagen quando ero ancora uno studente di Economia a Modena e insegnavo snowboard a Madonna di Campiglio: di giorno lavoravo, di sera studiavo. Lo studio mi ha aiutato a chiarirmi le idee e a capire cosa volevo fare da grande».«Andai a Cape Town, paradiso del surf, per la prima volta nel 1996: la sorella di un mio amico aveva sposato un ragazzo del luogo e decisi di andarli a trovare. Inizia così la mia avventura in terra straniera, dove tuttora ho la residenza. Appena arrivato sono stato per sei mesi in un ostello dove ho conosciuto un australiano che mi ha insegnato a suonare il didjeridoo, cambiandomi, senza saperlo, la vita».In Sudafrica Riccardo comincia a suonare con band innovative, con una di queste, i MoodPhase5ive, è stato in tour con i Morcheeba. «Ho conosciuto il mondo della musica elettronica che ho mescolato con quello tribale e da qui nasce il progetto TribalNeed che sto portando in giro per il mondo e ho fatto diventare la musica il mio lavoro». Piano, sintetizzatori, didjeridoo, hang drum, percussioni varie, Riccardo sa suonare di tutto e ha inciso sette album. «Negli ultimi anni, l'artista Francesca Krnjak, di Modena anche lei, con cui ho fatto il progetto LegoLoop, ha influenzato molto la mia produzione e la mia esperienza si è arricchita del suo contributo. Nel frattempo continuo con i miei sport estremi in mare, l'altro mio grande amore».

23/01/16

CASTEGGIO Vittorio Sgarbi attacca le mostre organizzate a Pavia Il critico boccia le recenti retrospettive legate a Picasso e Monet: esposte opere di secondaria importanza solo per fare incasso

si vede  che Lui  è   abituato a presenziare opere      d'arte  che  danno solo visibilità mediatica  Oppure    ignora   che  nell'arte    nelle  arti  non esistono solo opere di primaria importanza ma anche opere minori ,. Io  penso che  esso    ragioni  come la massa contano solo opere maggiori e conosciute  
da http://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/  20\1\2016
 CASTEGGIO

Vittorio Sgarbi attacca le mostre organizzate a Pavia

Il critico boccia le recenti retrospettive legate a Picasso e Monet: esposte opere di secondaria importanza solo per fare incasso
Invia per email
Stampa
CASTEGGIO. Localizzare, localizzare, localizzare. Niente più Picasso, niente più Monet, niente più opere secondarie di grandi artisti stranieri. In un paese dal patrimonio storico-artistico straordinario come l'Italia, non ha senso proporre mostre pretenziose ma di scarso contenuto, attirare l'attenzione dei visitatori con nomi altisonanti e opere poco interessanti: è questa l'opinione di Vittorio Sgarbi, ospite questa sera, mercoledì 20, alle ore 21 alla Certosa Cantù di Casteggio dove presenterà il catalogo della mostra "Il tesoro d'Italia", da lui curata nel periodo di Expo all'interno del padiglione di Eataly. Inutile, per il noto critico d'arte, discutere sui numeri dei visitatori (come hanno fatto in questi giorni a Pavia l'amministrazione uscente e la giunta attuale) perché la preoccupazione di chi organizza una mostra dovrebbe essere innanzitutto quella di offrire una proposta di qualità che sia anche coerente con l'identità del territorio.
Professore, cominciamo proprio dalla polemica degli ultimi giorni. Al di là di chi ha torto e chi ha ragione, ha senso discutere sul numero di visitatori di una mostra? È da questo che si giudica il suo valore?
«Certo il risultato di una mostra è interessante perché permette di capire se si è arrivati al pareggio dei costi, ma ovviamente non è questa l'unica chiave di lettura. Una mostra si giudica innanzitutto dalle opere che la compongono e dalla coerenza con il luogo in cui viene presentata. Viviamo in un'epoca in cui con pochi euro puoi andare a vedere i capolavori di Monet ad Amsterdam o quelli di Picasso a Madrid, portare in Italia le loro opere minori non ha alcun tipo di senso».
Sono pur sempre Monet e Picasso...
«Si, certo, e infatti chi sta a Pavia e dintorni può anche essere contento in mancanza d'altro di andare a vedere un più o meno interessante Monet o Picasso. Stiamo parlando però di mostre prefabbricate che sfruttano i grandi nomi senza includere le loro opere migliori, mostre assolutamente evitabili che chi ha un minimo di preparazione infatti difficilmente visita. Per farla breve, in pochi verrebbero a vederle da fuori: tanto varrebbe, quindi, proporre qualcosa che interessi davvero a chi vive sul territorio e non qualcosa che si va a vedere per puro intrattenimento».
Insomma, queste mostre proprio non le piacciono.
«Non è questione di piacere o non piacere, si tratta di una politica culturale sbagliata. La politica dei grandi nomi (che cominciò Marco Goldin, critico e curatore d'arte, con gli Impressionisti) è un modo per attrarre persone che vanno a vedere una cosa solo perché già la conoscono e perché è divertente. Divertente come può esserlo un film di Stanlio e Olio ma niente di più, perchè le opere in mostra sono necessariamente modeste. Piuttosto, se proprio si vuole portare i grandi nomi, si porti un unico quadro importante e si promuova solo quello».
Cosa farebbe lei a Pavia?
«Cose che riguardino la città e in generale l'area lombarda: la grande scultura della Certosa di Pavia, la scultura del Quattrocento, il Bergognone (che è già stata fatta, una magnifica mostra), la pittura dell'Ottocento o del Novecento. Insomma, gli argomenti non mancano, come è stato per il caso dell’Arazzo della Battaglia, ed è questa la strada che bisogna seguire».
È la strada che ha seguito lei per "Il tesoro d'Italia"?
«Esatto, e anche se è stata criticata da molti io rimango convinto che sia la più bella mostra mai organizzata in Italia dai tempi del Fascismo, e certamente la cosa più interessante da vedere all'Expo. Ovviamente era una mostra celebrativa, per la quale mi è stato chiesto di selezionare alcune opere che rappresentassero le regioni italiane: il risultato è stato una specie di Brera, l'unico museo italiano che ha tutte le scuole perchè lo fece Napoleone esattamente come aveva fatto il Louvre».
Nel suo caso, però, l'ha voluta Farinetti.
«E meno male che c'era lui, perchè altrimenti avremmo avuto un Expo con l'albero della vita e altre quattro puttanate senza nessun significato».
Da poco lei ha visitato il castello di Voghera: lo definirebbe un tesoro nascosto?
«Più che un tesoro nascosto, quello è un tesoro chiuso. Il castello di Voghera è straordinario perchè ha gli affreschi del Bramantino, meravigliosi anche se non integralmente restaurati».

Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget