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03/08/17

Studentessa di Medicina, aveva compromesso la sua salute con 'annoresia ma La promessa di un book fotografico l’ha convinta a guarire

un esempio di  come l'arte  , in questo caso la  fotografia  , possa  aiutarti  e   salvarti la  vita

da http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/08/03

Spenta dall’anoressia Francesca “risorge” davanti all’obiettivo


Studentessa di Medicina, aveva compromesso la sua salute La promessa di un book fotografico l’ha convinta a guarire

MONSELICE
Sono passati mesi da quando il fotografo Manuel Favaro, noto per i suoi meravigliosi scatti dei Colli Euganei, ha proposto alla giovane Francesca, in pieno periodo di cura per liberarsi dalla “bestia nera” dell’anoressia, di fare un servizio fotografico “come si deve” solo una volta ristabilita: questo piccolo incentivo alla guarigione ha funzionato e ora la ragazza, bella e solare come non mai, posa sorridente negli scatti che sono il coronamento di un percorso duro e difficile affrontato con forza e determinazione.



Non è stato di certo facile uscire da quel “tunnel” mentale che è l’anoressia ma la ventiquattrenne monselicense Francesca Bertazzo, studentessa di Medicina e Chirurgia, ce l’ha fatta, ha vinto la sua battaglia«Avevo cominciato a mangiare poco» racconta, «nel maggio-giugno 2015 in concomitanza di un esame importante e con la perdita del lavoro di mio padre. Ho iniziato con una banale dieta, iniziando a togliere quegli alimenti che consideravo iù calorici. Utilizzavo un’app conta calorie in cui annotavo ogni cosa e non andavo sopra le 1000 Kcal (il fabbisogno giornaliero è di 2000 Kcal). La cosa è stata piuttosto subdola e lenta e io non mi rendevo conto di mangiare poco e male fino a raggiungere i 42 chili
Tenendo conto che sono alta 1, 70 è poco, avevo un indice di massa corporea di 14, 8 e quindi un sottopeso grave». La salvezza di Francesca è stata rivolgersi al Centro Disturbi Alimentari di Padova, dove è stata seguita sotto il profilo psichiatrico e nutrizionale. «Ho avuto la fortuna» conferma, «di trovare medici competenti ed empatici che hanno saputo “prendermi” nella giusta maniera e con tanta pazienza indirizzarmi verso il riacquistare la salute fisica e mentale e un rapporto sano con il cibo». Le conseguenze dell’anoressia si ripercuotevano su tutto il corpo: «Avevo una pressione bassissima» spiega Francesca, «il mio cuore batteva lentissimo, soffrivo di parestesie, facevo veramente molta fatica a studiare e ricordare le cose perché non avevo energie. Ero diventata apatica, senza emozioni, l’unica mia ossessione era il cibo, come organizzare i miei pasti per non far preoccupare chi mi stava attorno ma al tempo stesso non aumentare le calorie».Francesca aveva notato da tempo gli scatti dei Colli Euganei pubblicati da Manuel nel gruppo social del paese (anche lui è di Monselice), e gli ha chiesto l’amicizia. «A un certo punto del mio percorso ho deciso di non vergognarmi» racconta la ragazza, «e di raccontare la mia storia su Facebook. Manuel mi ha notato in un post dove elencavo una serie di cose che volevo fare prima di morire, tra queste c’era un servizio fotografico. Lui si è scherzosamente offerto e io l’ho preso in parola aspettando di essere guarita, di avere bei capelli ricci - non i quattro peli sfibrati che mi ha regalato l’anoressia - delle forme femminili e soprattutto un sorriso sincero». Adesso Francesca pesa 10 chili in più (è quasi giunta al normopeso) ed è felice, il suo sogno è di diventare psichiatra per aiutare altri ragazzi che vivono condizioni di disagio.

20/07/17

bene e male si mescolano, Le 22 mila persone obbligate a pulire bagni dai Termini di servizio di un wifi,vivere in strada , papagallo fa condannare un assasino , lavorare con la fantasia e con la letteratura ,


da http://palermo.repubblica.it/cronaca/  20 luglio 2017

giuseppe   lo  porto 

Il commento, due città costrette a convivere tra loro
La storia dei fratelli Lo Porto come metafora delle due facce di una stessa realtà nella quale bene e male si mescolano

 di ENRICO DEL MERCATO


Ci sono due fratelli, in uno dei quartieri più difficili di Palermo: uno fa il cooperante gira per il mondo - anzi per le zone più pericolose del mondo - per aiutare i negletti della Terra e nel suo quartiere, che spesso è più pericoloso delle zone in cui infuria la guerra, non ci torna quasi mai al punto che muore lontanissimo da casa ucciso da un aereo teleguidato a centinaia di chilometri di distanza; l’altro fratello, invece, nel quartiere ci sta e ci fa i suoi affari che- hanno scoperto gli inquirenti- sono quelli della mafia. Ecco, da Brancaccio dove si consuma la storia dei Lo Porto fratelli diversi, arriva l’ultima, inevitabile, metafora di Palermo.
Giovanni Lo Porto Twitter © ANSA
giovanni lo  porto 
Quella che era la città del grigio, dove il bene e il male, il buono e il cattivo si mescolavano risultando spesso indistinguibili, sembra essere diventata la città del bianco o nero. Del bene e del male che pur stando vicinissimi tra loro, riescono a restare distinti. Come nel caso dei fratelli Lo Porto (il “fratello buono” va via da casa e riduce al minimo i contatti con la famiglia e con il quartiere) e come nello stridere di quanto accaduto ieri. Nel giorno in cui si commemorava il venticinquesimo anniversario dell’assassinio di Paolo Borsellino e degli uomini della scorta centinaia di palermitani ripetevano quel rito laico (che in molti giudicano stantio ma sul quale si possono appoggiare le fondamenta di una società civile e migliore) del ricordo e della rievocazione. Centinaia di palermitani stavano in silenzio oppure rilanciavano con slogan o sui social network le parole di Palo Borsellino, ne “professavano” l’esempio. Nelle stesse ore, un’operazione di poliziaquella nella quale è stato arrestato tra gli altri proprio il fratello del cooperante di Brancaccio- svelava che una sostanziosa fetta di città continuava indifferentemente a chinarsi e baciare l’anello della prepotenza mafiosa. Pagando il pizzo e tacendo. Non osando minimamente - come invitava a fare Paolo Borsellino - “respirare quel fersco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale”.
Così come nella stessa famiglia c’erano un fratello pronto a immolare sé stesso per gli altri e uno che agli altri imponeva il tallone della prepotenza criminale, così in questa città coesistono quelli che riconoscono la mafia come sistema che conduce inevitabilmente al sottosviluppo e vi si ribellano e quelli che continuano a ritenere che con la mafia ci si possa o ci si debba convivere o fare affari.
Attenzione, però. Sarebbe facile e ovviamente sbagliato fare coincidere le sempiterne categorie del bene e del male con un mappa geografica della città sulla quale, per esempio, tracciare linee che assegnino alle periferiedove peraltro è molto più difficile darsi il coraggio antimafia senza l’aiuto delle istituzioni- i territori della connivenza e al centro quelli della resistenza. Così come sarebbe sbagliato sovrapporre quelle categorie a ceti o appartenenze politiche definite. Quello che accade all’interno del variegato mondo dell’antimafia deve fungere da segnale: industriali, politici, commercianti, giornalisti che si erano appuntati sul petto i distintivi dei “buoni” si sono poi rivelati più vicini ai “cattivi”.
Se la storia dei due fratelli diversi (e delle due città diverse) può lasciarci in dote qualcosa di utile è proprio questo: consideriamo un passo avanti la possibilità di saper leggere dentro l’indistinto grigio separando il bianco dal nero e facciamolo. Curando, però, di tenere gli occhi bene aperti



da  http://www.rivistastudio.com/




Le 22 mila persone obbligate a pulire bagni dai Termini di servizio di un wifi



Risultati immagini per cessi pubblici



Tim Berners-Lee, mediaticamente ribattezzato “il padre del web”, all’inizio dell’anno ha elencato le sue preoccupazioni principali riguardanti la rete che ha contribuito a creare: tra queste, c’erano i cosiddetti “Termini di servizio”, ossia i contratti legali tra gli utenti fruitori di un determinato servizio digitale (da Google all’app più sconosciuta) e i suoi gestori, che ultimamente sono sempre più densi di interminabili disclaimer e sotto-punti. Per dimostrare la pericolosità insita in questi strumenti a cui di norma prestiamo la nostra adesione senza un battito di ciglia, riporta Gizmodo, una società di comunicazione specializzata in servizi wifi ha inserito le condizioni più assurde, a cui poi migliaia di persone hanno inconsapevolmente detto “sì”.Purple è una compagnia basata a Manchester che gestisce hotspot wifi per diversi brand. La scorsa settimana, la società ha posto fine a un esperimento di due settimane in cui il suo “Service Agreement” aveva visto spuntare una “Community Service Clause” molto sui generis; chi la sottoscriveva era tenuto, a totale discrezione di Purple, a:

1. Pulire da rifiuti animali i parchi locali;
2. Fornire abbracci a cani e gatti randagi;
3. Rimuovere manualmente intasamenti dai sistemi fognari;
4. Pulire i bagni mobili usati a festival ed eventi locali;
5. Colorare i gusci delle lumache per illuminare le loro vite;
6. Grattare via i chewing-gum dai marciapiedi.

La notizia è che più di 22 mila persone hanno accettato a dedicarsi a un migliaio di ore di lavoro umile o completamente nonsense, e tutto per poter accedere a una linea wifi. Purple aveva anche previsto un premio speciale per chi avesse chiesto spiegazioni dell’insolito documento: l’ha vinto una persona sola. Non è chiaro, dice Gizmodo, se la società ora sarebbe davvero legalmente abilitata a richiedere i servigi di quei ventimila spazzini inconsapevoli, ma i suoi rappresentanti hanno già dichiarato che non impugneranno la loro parte dell’accordo.


da http://www.repubblica.it/esteri/2017/07/20/

Usa, donna condannata per l'omicidio del marito: la inchioda la testimonianza del pappagallo
La sentenza in Michigan: il pennuto non è comparso in tribunale, ma la ex moglie della vittima ha riferito che ripeteva "Non sparare" con la voce dell'uomo



WHITE CLOUD (Michigan) 
Usa, donna condannata per l'omicidio del marito: la inchioda la testimonianza del pappagallo
Una donna è stata condannata per l'omicidio del marito sulla base della testimonianza del pappagallo della vittima. Dopo otto ore di camera di consiglio, la giuria ha dichiarato Glenna Duram, 49 anni, colpevole di aver assassinato Martin Duram, 46 anni, sparandoli cinque colpi d'arma da fuoco. Il delitto avvenne nel maggio del 2015. Secondo l'accusa, dopo aver ucciso il marito, la donna tentò di togliersi la vita procurandosi una ferita alla testa.
Decisiva per la condanna è stata la testimonianza dell'ex moglie della vittima, Crhistina Keller, secondo la quale dopo l'omicidio il pappagallo Bud, un cenerino africano, ripeteva: "Non (parolaccia) sparare" con la voce di Martin Duram. Il pennuto, che dopo la morte del suo padrone è stato "adottato" da Keller, non è "comparso" in tribunale, anche se inizialmente
la pubblica accusa aveva accarezzato l'idea di chiamarlo a testimoniare. Non è stato necessario, anche perché pure i genitori di Duram hanno avvalorato la tesi secondo cui il pappagallo era presente al momento del delitto e ripeteva le ultime parole di Martin.


Insieme da dieci anni, coppia sceglie di vivere in strada pur di non separarsi
Pordenone: è la storia di Alex, 49 anni, e della sua compagna, di 48. Sopravvivono grazie all’aiuto di benefattori e di cittadini che portano loro da mangiare. Oggi vivono al parco Galvani



PORDENONE. Vivono in strada per amore, da un anno tra le panchine dei parchi cittadini e la stazione ferroviaria. Sempre insieme. È la storia di Alex, 49 anni, e della sua compagna, 48.
Solo lui ci ha voluto parlare. Lei ha voluto rimanere anonima. Chiedono una casa, per cercare un lavoro e riprendere in mano la loro vita.
Insieme da 10 anni, non si sono mai separati. Nemmeno i conti che Alex ha dovuto fare con la giustizia, saldati un anno fa, sono riusciti a dividere un grande amore, un sostegno reciproco.
«Io vivevo una vita splendida – ricorda –. Vivevo a Spilimbergo, lavoravo in posta, facevo l’impiegato». Poi sono subentrati i problemi con la prima moglie, i giudici e i tribunali.
Nel frattempo, una decina d’anni fa, ha conosciuto lei, che gli ha fatto battere il cuore. Italiana, faceva la badante e aveva qualche lavoretto precario.
Esattamente un anno fa è cominciato per la coppia un calvario. «Per una ventina di giorni abbiamo vissuto in albergo, grazie ad alcuni risparmi che avevo da parte – spiega Alex –. Poi questa disponibilità è venuta meno e quindi ci siamo ritrovati per strada».
Le giornate si susseguivano tra i parchi e la stazione. «Per un paio di mesi lo scorso inverno ho vissuto nell’appartamento di un africano che è dovuto tornare nel suo Paese – sostiene Alex –. Avevo pagato la mia quota d’affitto. Peccato che quell’appartamento non fosse suo e il legittimo proprietario ci ha sbattuto fuori».
Oggi vivono al parco Galvani, seconda panchina a sinistra dell’ingresso principale: è quella la loro casa. I frequentatori dell’area verde cittadina li conoscono. Sopravvivono grazie all’aiuto di benefattori e di cittadini che portano loro da mangiare.
Si sono anche informati ai servizi sociali di Pordenone. «Vogliono imporci le loro condizioni e separarci, ma noi non vogliamo allontanarci: io e la mia compagna siamo fatti per stare insieme e per sostenerci», afferma l’uomo.
In realtà, i servizi sociali vorrebbero veramente dare loro una mano, separandoli sì ma per aiutarli a superare alcuni loro problemi e creando solide fondamenta per riprendere in mano la loro vita.
Ma su questo rimangono irremovibili:
giorno dopo giorno trascorrono la giornata al parco, su quella panchina, che è diventata anche il loro giaciglio notturno, con qualche borsa dove conservare i propri abiti e la solidarietà della città per mantenere la loro dignità.

Abbiamo inventato un lavoro



Ilaria e Daniele raccontano i matrimoni
Ilaria e Daniele raccontano i matrimoni


Grazie a Ilaria Bigonzi e Daniele Massi, raccontatori di matrimoni

“Dicono che non c’è lavoro e bisogna inventarselo, non l’abbiamo inventato”. Comincia così la lettera di Ilaria Bigonzi, che fa fatica perché “anche mandare una semplice mail come questa è tosto, se hai un AMORE di due anni e mezzo che proprio in questo istante vuole che canti con lui "Occidentali's Karma" e suoni la chitarra guardando le stelle immaginarie sul soffitto, mentre dice: "mamma hai finito, mamma hai finito, mamma hai mandato questa lettera???".Un bambino piccolo, il lavoro che non c’è. Un giorno Ilaria e Daniele, entrambi appassionati di scrittura, sono diventati “raccontatori di matrimoni”. Hanno inventato un lavoro. Qui spiegano come è successo, quando, perché. Hanno creato un sito ed una pagina facebook una vetrina del lavoro che offrono. Tutto è iniziato in via Caduti sul lavoro, per ironia della sorte. Ecco Ilaria.“Vi racconto questa storia perché so che in tanti canteranno con me il ritornello. In una città balneare del centro Italia, c’è un bel fabbricato di edilizia moderna. Mattoncini crème caramel e grandi vetrate fumé. Almeno duecento dipendenti. Di che lavoro si tratta? Sul finire dell’era geologica, anni ‘90, ebbe principio il vero Big Bang del www. E là, in via dei Caduti sul lavoro, (nome quanto mai profetico) orecchiarono il business che viaggiava nell’etere. Ora fanno software per studi commerciali; smistano posta altamente sofisticata, firmano carte con un click, seguono donnemadri e pensionati per complicatissimi incartamenti burocratici. Fino ad un certo punto la genesi dell’apprendista era questa: colloquio, assunzione, rodaggio e tempo indeterminato"."Ma quando toccò a me, big bang: contratto co.co.pro. scadenza ogni 3/6 mesi, annunciata ovviamente all'ultimo momento, per un totale di sette scadenze per sette contratti (in quattro anni). Una sensazione perenne di camminare sospesi. Un'incertezza alla quale non si fa mai il callo. Emotivamente e psicologicamente una continua lotta interiore: "Speriamo almeno questa volta...". Anche se era un lavoro diverso da quello che sognavo mi dava il pane e mi permetteva fuori da quell'ufficio di scrivere racconti, poesie Haiku e iniziare romanzi"."La motivazione che con malcelato imbarazzo adoperavano era sempre la stessa: "Ci piace come lavori ma purtroppo la tua mansione verrà automatizzata". Sono passati anni e il posto che non aveva ragione di esistere, esiste eccome. I contratti probabilmente son sempre quelli, ma il volto di chi lo svolge è diverso. Non è quello di una che allo scadere dell'ultimo contratto è diventa madre, ma di un’altra a cui probabilmente capiterà la stessa cosa quando le 'lieviterà il ventre'"."Cadono i lavoratori, ma per fortuna si rialzano, e un giorno al parco arriva l'idea. Col mio compagno stavamo pensando a un regalo originale per due amici che si sarebbe sposati a breve. “Perché non gli regaliamo il racconto del loro matrimonio?”. L'abbiamo scritto davvero, abbiamo trovato un’artista che lo rilegasse e gli sposi l’hanno apprezzato così tanto che il loro entusiasmo ha posto le basi per un'attività. Da allora non siamo più solo compagni di vita, ma anche “Wedding Writers”. Raccontiamo agli sposi il loro matrimonio. E’ stato bello scoprire che dopo tutto, regalare emozioni è un gran bel lavoro”.




24/06/17

l'arte salva la vita e ti fornisce occasione di riscatto

in sottofondo 4 Non Blondes - What's Up

un altra storia  in cui  l'arte  anzi le  arti  fanno  parte  della  vita  e  che anche qualcunoo tenterà d'ingabbiare  ( ditttature  )  e  o mologarle   (   tv spazzatura  )   esse  riemergono e ti  guidano senza neanche  te  ne accorgi
George Anthony Morton non sapeva che Florence fosse il nome inglese di Firenze. Per lui Florence è la cittadina in Colorado dove si trova uno dei quattro carceri di massima sicurezza dove ha passato dieci anni. Impensabile per questo afro-americano trentatrenne cresciuto in un ghetto di Kansas City che per tutto il mese di luglio sarà a Firenze. Un soggiorno finanziato dalla Florence Academy of Fine Arts, accademia d’arte americana con sede anche a Firenze dove vanno gli studenti di maggior talento (L'intervista di Andrew Andrea Visconti anche su Radio Capital domenica 25 giugno 2017 alle ore 11.15)

23/06/17

Karitina, 77 anni, era stata la duemilionesima visitatrice della riproduzione della cappella. "È il mio primo viaggio"


La contadina messicana e la Sistina come premio: "Ho pianto, si respira Dio"
Karitina, 77 anni, era stata la duemilionesima visitatrice della riproduzione della cappella. "È il mio primo viaggio"

di PAOLO RODARI

  repubblica  del  23 giugno 2017


Karitina e la figlia nella Sistina
CITTÀ DEL VATICANO - "Non so cosa dire se non grazie". Piange Karitina, 77 anni, mentre in dialetto nahuatl, l'antica lingua uto-atzeca, l'unica che parla e che comprende, comunica al responsabile dei Musei Vaticani, monsignor Paolo Nicolini, grazie alla figlia che traduce le sue parole in spagnolo, ciò che ha provato. Per la prima volta nella sua vita, infatti, ha lasciato il Messico, lo Stato centrale del Querétaro dove vive e dove ha sempre vissuto, per un viaggio premio fino a Roma. Ha lasciato il suo piccolo orto dove coltiva il necessario per vivere, le montagne da sempre conosciute, la sua casa a oltre duecento chilometri da Città del Messico, per un viaggio in aereo mai compiuto prima. Nella Città del Vaticano, l'altro ieri, ha incontrato Francesco mentre ieri è entrata per la prima volta nella sua vita, accompagnata soltanto dalla figlia e da due nipoti, nella Cappella Sisitina le cui porte le sono state aperte in esclusiva per lei alle sette del mattino. Entrata ha guardato in alto, verso il Giudizio universale, ed è scoppiata a piangere: "Dio mio - ha detto rivolgendosi alla figlia - non è possibile!".
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Il viaggio le è stato regalato dopo che per pura casualità era stata la duemilionesima persona a entrare all'interno di una riproduzione "uno a uno" dell'imponente capolavoro di Michelangelo che il regista e produttore Gabriel Barumen sta facendo girare per tutto il Messico a beneficio della popolazione. Si tratta di una replica "multisensoriale" in cui anche gli aromi, i suoni e l'illuminazione sono simili a quelli provati dai visitatori dei Musei vaticani quando fanno il loro ingresso nella Cappella. Per riprodurre gli affreschi sono stati necessari due anni e mezzo, due milioni di fotografie scattate in 170 notti (quando la Sistina era chiusa al pubblico) e la partecipazione di 80 artisti e 70 operai tra ebanisti, fabbri e carpentieri, dal momento che sono stati replicati anche la transenna di marmo e il tappeto usato durante la celebrazione del conclave capitolino.
L'accordo fra Barumen e i Musei vaticani era che il duemilionesimo visitatore avrebbe vinto un viaggio a Roma. Uscita qualche mese fa dal suo tour nella Sistina virtuale, Karitina è stata invitata a fermarsi un momento per una comunicazione importante: nel giro di poche settimane avrebbe avuto la possibilità di partire per l'Italia. Appresa la notizia è rimasta in silenzio, quasi spaventata dall'idea di dover lasciare casa. "Non ho soldi, non ho nemmeno il passaporto, non ho nulla", disse. Tanto che tramite l'Ambasciata messicana presso la Santa Sede è dovuto intervenire il ministero della Cultura del Paese per sbrigare ogni pratica necessaria per avere il passaporto e poter decollare verso Roma.
"L'idea della riproduzione della Sistina e successivamente del premio - racconta Berumen - è venuta al cardinale Giuseppe Bertello, presidente del governatorato vaticano, dopo che due anni fa un artigiano messicano che crea nel suo Paese oggetti che si rifanno a quelli contenuti nei Musei, è entrato per la prima volta in vita sua nella Sistina. Scoppiò a piangere tanta fu l'emozione. E così si pensò di riprodurre la Sistina in modo che tanta gente anche povera di mezzi potesse gratuitamente entrarvi e rivivere l'emozione che vivono i visitatori che giungono a Roma. Insomma, portare la Sistina nel mondo affinché anche chi non può permettersi di viaggiare possa godere delle meraviglie di Michelangelo, possa vivere un'esperienza di bellezza universale".
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Del resto, questo fu anche la pittura italiana nel corso dei secoli: una vera e propria Bibbia dei poveri. Chiunque vedendo le opere dei grandi artisti del nostro Paese poteva conoscere aneddoti evangelici, fatti narrati nel Nuovo e nell'Antico Testamento. Racconta oggi Karitina: "È stato davvero emozionate lasciare il Messico, venire qui e soprattutto incontrare papa Francesco. Entrare nella vera Sistina è un'emozione incredibile. Non so come dire: si respira Dio"

03/06/17

Keira Rathbone,, in mostra a Ivrea le opere della londinese che "dipinge" con la macchina per scrivere






Keira Rathbone
 Chi lo dficde   che  per  fare   un quadro  sino neccessari dei penneli  ?   I suoi "pennelli" preferiti sono due Olivetti, una Valentina e una Lettera 22. Con esse "dipinge" immagini singolari e immagini dell'artista al lavoro scattate da Luisa Romussi e alcuni dei suoi disegni fatti a macchina. sorprendenti: paesaggi, scorci urbani, vedute panoramiche, ritratti, nature morte. Lei si chiama Keira Rathbone  (  vedere  sito  sopra   e  foto affianco sotto  )  ed è una "typewriter artist" londinese che da tredici anni realizza opere uniche pigiando sui tasti delle celebri macchine per scrivere olivettiane. I suoi lavori sono esposti in questi giorni a Ivrea in occasione del festival di letteratura "La Grande Invasione": si possono vedere all'Atelier Mama-B. Se prima    , giusto per  non andare  prevenuti  ed  impreparati ,  potetge  vedere  Nella gallery online  del  quotidiano  la   repubblica ( da  cui   ho preso  le due  foto centrali , quella    al lato  dal suo  sito   vedere  l'url  sopra  9    e  del  suo portofolio  alcuni dei suoi disegni fatti a macchina.  
L'unico articolo  in italiano, poi magari ce  ne saranno  altri  ma  non ne  ho voglia   di  stare a cercare  , è   questo    preso  da  http://www.lastampa.it/ del  24/12/2015


Keira, in mostra a Ivrea le opere della londinese che "dipinge" con la macchina per scrivere


E’ stata per molti anni l’immancabile compagna di scrittori e giornalisti, presente in tutti gli uffici e luoghi di lavoro, ma è completamente scomparsa da quando i computer hanno permesso di sostituirla. Eppure la macchina da scrivere conserva l'induscutibile fascino della carta stampata e dell’inchiostro: alcuni artisti hanno imparato ad utilizzare a modo loro trasformandola in strumento per la realizzazione di opere grafiche. Si chiama typewriter art - ‘typewriter’ significa ‘macchina da scrivere’ - ed è una forma d’arte che utilizza le lettere impresse sui fogli come piccoli tasselli che, nel'insieme, andranno a comporre un grande disegno, sfruttando i giochi di chiaro-scuro dati da inchiostro e spazi bianchi. 



Keira, in mostra a Ivrea le opere della londinese che "dipinge" con la macchina per scrivere  

Eccelle in questo tipo di arte grafica è , artista che ha sviluppato una tecnica particolarissima per trasformare lettere, numeri e simboli in opere grafiche di impressionante minuzia. Innamorata di uno strumento umile e dimenticato come la macchina da scrivere, Keira è in grado di realizzare ritratti, paesaggi, cartoline (di auguri per le feste ad esempio) con il solo utilizzo dei tasti; in alcune occasioni la sua abilità diventa una performance dal vivo, e non mancano brand di vario genere che le richiedono di realizzare etichette, pubblicità, materiali vari, tra cui lo stilista Paul Smith, l’azienda vinicola californiana Tuscandido Winery, la compagniA di crociere Cunard. Tra i pionieri della typewriter art, si annovera Flora F.F. Stacey, che nel 1989 rese nota la sua sorprendente farfalla fatta con la macchina da scrivere. Negli anni ’30 è Julius Nelson l’artista che diffonde maggiormente questo tipo di arte, pubblicando anche un volume sui processi creativi che permettono di realizzarla, con il titolo di Artyping. Nel volume Nelson porta esempi di come si possa utilizzare la tastiera per creare scritte decorative e greche, fino alle figure vere e proprie con particolari sempre più minuziosi.

09/05/17

fotografare in bianco e nero a colori ? entrambe


 Come  da  titolo mi  sono    marzullato   😆
Infatti   essendo nato   a cavallo fra  gli anni  '70  e  '80   cioè   fra   contestazione e riflusso nel privato o più genericamente riflusso e  cresciuto quindi negli anni  del Caf  e  del primo Berlusconismo   anni in cui  c'era  ancora  la pellicola  ( l'analogico  )  ed   si usava  prevalentemente  il colore  il  bianco  e nero stava scemendo e  veniva  usato  da pochi o  nei giornali  ,  ho imparato  a fotografare   colori . 
Poi  incuriosito ed  affascinato   da  foto   d'epoca e  di famiglia    trovate  in soffitta   e   dalle  foto dei libri di  storia   sul  XX e  XXI  secolo ,   uso  entrambi  o  trasformarmo ( perchè  con la reflex  ancora  no so come fare  a  fotografare in bianco e nero   )  da  clore  a  bianco e nero    come dimostra   questo mio precedente  post  fotografo :  pasqua ad Oliena tra tradizione ed innovazione
E'  vero   che  il bianco   è nero è po' nostalgico   ma  ha  una  tecnica  che  ha il  suo fascino e  non sempre   è triste  \ malinconico   e  , vedere url  sopra ,  ha  la  sua  utilità.  soprattutto  per  chi sta imparando  a  fotografare  ,  Infatti   vi racconto una mia esperienza   personale .

Avevo scattato u concerto di  time  jazz   del  2016    due   fotto consecutive  una   a colori


  che   è  piaciuta  poco ed una   in bianco e  nero 

.L'immagine può contenere: 1 persona, sta suonando uno strumento musicale, sul palco, albero e spazio all'aperto

 che  ha  vinto i  contest    del mese  scorso  dell'associazione   fotografica  la  sardegna visto   da vicino    ovviamente    il prenio  è  simbolico  (   scegliere  tu   il tema per  il prossimo contest  )  

Ecco  quindi    che  i concordo con questo interessante articolo che trovate anche sotto di  http://www.repubblica.it/native/cultura/2017/05/08/







Vi è mai capitato di guardare in tv quel capolavoro di “Casablanca”, film del 1942 [ o per rimanere più vicini : 1) Good Night, and Good Luck. è un film del 2005 diretto da George Clooney, 2 ) The Artist è un film muto in bianco e nero del 2011, scritto e diretto da Michel Hazanavicius aggiunta mia  ] girato in un incantevole bianco e nero, rieditato in una moderna versione colorizzata negli anni Ottanta? L’atmosfera è completamente diversa. La storia del triangolo amoroso Rick-Ilsa Lund-Victor Laszlo sul tragico sfondo della seconda guerra mondiale ne risulta assai ridimensionata e mortificata nei suoi segreti più intimi. Come se i colori la trasportassero in un’epoca che non appartiene a quella degli sceneggiatori, né dei fatti narrati. Un film ‘inquinato’, verrebbe da dire. Bene fece Orson Welles a far salvaguardare il suo immortale “Quarto potere” da pericolosi esperimenti di tinteggiatura.


Analogico contro digitale: il bianco e nero vince sul colore

Dunque, è bene che i colori ogni tanto si facciano da parte. A proposito di immagini, oggi la fotografia in bianco e nero va proprio forte. Da vezzo per collezionisti si è trasformata in arte alla portata di tutti. Nelle scuole di settore si moltiplicano i corsi per scattare in analogico. Alcuni smartphone di ultima generazione sono addirittura muniti di una  fotocamera per la cattura monocromatica. Insomma, il passato è tornato di moda. Dopo il vecchio disco in vinile, anche la cara antica pellicola sta recuperando terreno sulla macchinetta digitale.

Analogico contro digitale: il bianco e nero vince sul colore

Fra gli esponenti di questa significativa rivoluzione culturale, oltre a vere  maghe del clic come Vivian Maier e Milagros Caturla (scomparse l’una nel 2009 e l’altra nel 2008), c’è il nostro Marcello Geppetti, grande fotografo del Novecento, le cui immagini ripercorrono 40 anni di storia italiana. Per assaporare il piacere di uno scatto analogico in bianco e nero basta recarsi a Roma, a due passi da via Nazionale, presso la dolceVita Gallery. Qui, nello studio che ospita le sue opere, Geppetti è più vivo che mai. Come vivi risultano gli occhi di Sophia Loren incrociando quelli di Vittorio De Sica o quelli di una giovanissima Brigitte Bardot, immortalata sul set del film “Il disprezzo”. Qui anche la vita quotidiana di un’Audrey Hepburn, assorta mentre fa la spesa, si incrocia e si confonde coi riflettori puntati sulla decappottabile di Anita Ekberg che sfreccia via dai paparazzi. Il lavoro del grande fotografo romano sul mondo si spinge fino al nero degli anni di piombo, nel decennio Settanta, su una strada riecheggiante di proteste e lastricata di violenze. Anche qui Marcello Geppetti dà voce agli ultimi, ai dimenticati, con un talento sempre in grado di cogliere le cose in medias res, catturandole al momento giusto con un clic.

Analogico contro digitale: il bianco e nero vince sul colore

Per apprezzare questo immenso patrimonio – quasi un milione di negativi – la dolceVita Gallery è aperta al pubblico dal martedì al sabato.  Qui i cultori del genere possono acquistare una foto d’autore certificata e a tiratura limitata. Nello shop della galleria si trovano anche poster, cataloghi, riviste e cartoline. Per chi non è a Roma è disponibile lo shop online, con un’ampia selezione di scatti e gadget. La dolceVita Gallery è anche un luogo di incontro, dotato di una sala sempre aperta e pronta a ospitare eventi e mostre di altri autori. È consigliabile tenere d’occhio il calendario degli appuntamenti  sul sito e sui social. Anche soltanto per fare un saluto a  Brigitte, Sofia, Marcello, Anita, Raquel, Alain e a tanti altri indimenticabili protagonisti di quegli anni dorati.




06/03/17

Educare al rispetto attraverso le canzoni

Femminicidio, stalking, abuso sessuale, violenza fisica e psicologica, omofobia, bullismo, sono termini che purtroppo, negli ultimi anni, sono entrati prepotentemente e tristemente nella nostra realtà quotidiana. Il ruolo dei media è stato determinante per far emergere questi fenomeni che, ci rendiamo conto, sono sempre esistiti ma solo attualmente sono diventati un’emergenza pressante e improrogabile, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Sebbene negli ultimi anni sono state realizzate delle iniziative pubbliche finalizzate a sensibilizzare e informare su tali fenomeni, istituite delle giornate per condannare ogni forma di abuso e di violenza, purtroppo, giornalmente ci ritroviamo a dover fare in conti con notizie a dir poco inquietanti. Nel mondo vi sono ancora tante donne vittime di violenza fisica o sessuale, una violenza che spesso, nei casi più drammatici, sfocia nel femminicidio: la manifestazione più crudele della sopraffazione da parte dell’uomo sulla donna. E ancora, se da un lato prosegue a livello giuridico una propensione all’inclusione degli omosessuali (vedi legge Cirinnà), purtroppo ancora nel 2017 l’omofobia è una piaga sociale e culturale ancora ben radicata. Non vi sono dubbi, è di fondamentale importanza promuovere costantemente e attuare interventi specifici per prevenire e ridimensionare il manifestarsi di tali fenomeni. Inoltre, sarebbe opportuno attuare nelle scuole interventi destinati ai giovani e finalizzati a educarli a conoscere, capire e gestire le proprie emozioni, aumentare l’empatia, gestire i conflitti, accrescere il rispetto per se stessi e per gli altri così da costruire e mantenere relazioni di qualità, tutte caratteristiche fondamentali dell’Intelligenza Emotiva di Goleman (1995). Lo scrittore Porcino nel suo libro ci fornisce un quadro ben strutturato dei fenomeni sopraccitati, inoltre, riserva la parte finale del testo ad un progetto educativo destinato a studenti di scuola media inferiore e superiore. Nel libro l’autore affronta argomenti forti come violenza sulle donne e omofobia, e lo fa proponendo un’analisi dei testi di alcune note canzoni. Porcino vuole arrivare al cuore delle persone e, in particolare, alla loro coscienza, e si affida alla musica per farlo, una preziosa arte in grado di scatenare emozioni pure. D'altronde come diceva Picasso: “La musica è una meravigliosa bugia che dice la verità”.

Giovanna Prestianni 
(Criminologa e Dottoressa in Psicologia Clinica)


Il libro “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” può essere acquistato su Amazon al seguente link: https://www.amazon.it/Canzoni-contro-lomofobia-violenza-sulle/dp/1326718746



® Riproduzione riservata

05/03/17

arte non alienata la foto di Boubah Barry studente della Guinea e Cisgiordania, l'ultima provocazione di Banksy: un albergo con vista sul muro


Un segno di libertà per alcuni, per altri il simbolo di una deriva intollerabile. La fotografia che ha scatenato il dibattito social tra conservatori e liberal è stata scattata da uno studente della Guinea, Boubah Barry, e ritrae una draq queen in minigonna seduta accanto a una donna con il volto coperto dal niqab nel metrò di New York. Sul suo profilo Instagram il giovane ha scritto: ''Questa è l'immagine della libertà. Signor Presidente, non abbiamo nessun problema con la diversità e riconosciamo la libertà del credo religioso. E' scritto nella Costituzione. Credo che dovrebbe leggerla qualche volta''. Anche la draq queen ritratta nell'immagine, Gilda Wabbit, ha subito condiviso lo scatto sui social network dove però in breve tempo sono comparsi commenti diametralmente opposti a quelli del giovane che per primo l'aveva pubblicata. ''Questo è il futuro che vogliono i liberal'', ha cinquettato un utente conservatore, cui molti hanno fatto eco. Tra retweet e critiche, sono arrivati 
anche meme e parodie  che trovate  sfogliando questa  SlideShow di repubblica 


 la seconda  ----   sempre  da  repubblica  ----  è  l'ultima provocazione di Banksy



Cisgiordania, : un albergo con vista sul muro



La guesthouse garantisce la "peggior vista al mondo", quella della barriera creata dagli israeliani a separazione dai territori palestinesi. L'artista inglese, già autore di precedenti incursioni nel West Bank e a Gaza, l'ha arredata con le sue opere. Inaugurazione l'11 marzo

di ARTURO COCCHI

03 marzo 2017



Si chiama "The walled off Hotel", letteralmente l'"albergo fuori dal muro". E' la struttura alberghiera che promette la "peggior vista del mondo", e questo nonostante sia corredata dell'opera del celeberrimo artista di strada in incognito Banksy. "Walled off", che pronunciato in anglosassone stretto diventa un tutt'uno che somiglia non casualmente a "Waldorf" (Astoria) è sorto a Betlemme, (Cisgiordania, o West Bank), laddove gli israeliani hanno fatto erigere una barriera di separazione-protezione rispetto all'area palestinese e guarda proprio su quel muro della vergogna. L'hotel aprirà ufficialmente i battenti il prossimo 11 marzo ed è letteralmente arredato delle opere satiriche dell'artista inglese. Il clou è nella camera 3 (La stanza di Bansky), dove gli ospiti dormono in un letto king size sotto un'opera che mostra un palestinese ed un israeliano impegnati in una battaglia di cuscini.

Banksy ha già fatto trovare suoi murales sulla barriera e anche a Gaza. In una delle sue incursioni, più segrete che mai, ha disegnato sulla stessa barriera, l'immagine di una ragazza che si libra nell'aria sostenuta da palloncini, che guarda proprio sul nascente hotel (anche se risale a oltre una decina d'anni fa). In un'altra, l'anno scorso, a Gaza, ha disegnato quattro murales, tra i quali uno su una porta di metallo, raffigurante la dea greca Niobe rannichiata sulle macerie di una casa distrutta. Il dipinto, "Bomb damage" (danno da bomba) è stato creato su quello che resta di una casa di due piani che era stata distrutta durante l'"Operazione margine di protezione" del 2014.
Cisgiordania, l'ultima provocazione di Banksy: un albergo con vista sul muro
Il propretario del "Walled off Hotel", il 42enne Wisam Salsaa, lo ha mostrato per la prima volta ai media. Il progetto non è quello di una semplice provocazione, ma di un  vero e proprio esercizio destinato a diventare operativo. Le camere sono nove. Alcune danno direttamente sulla torretta di guardia che sovrasta il "muro. Saranno offerte a partire da 30 dollari a notte. Il progetto ha richiesto 14 mesi di lavoro, tutto tenuto in gran segreto, anche per tutelare l'anonimato di Banksy. Secondo quanto hanno appreso oggi i giornalisti ammessi al press tour, l'albergo è la più importante nuova costruzione nell'area da anni.
Tra le altre caratteristiche dell'esercizio, una suite presidenziale e un museo dedicato alle opere a tema politico dell'artista. Ha l'impronta di un "gentleman club" del periodo coloniale inglese cui è stata assoggettata l'area. Al suo interno, una cavità ospita una figura umana in dimensioni naturali dal segretario agli Esteri del Regno Unito, Arthur James Balfour, nell'atto della firma della "Balfour declaration": si tratta del documento, scritto nel 1917 dal ministro al leader della comunità ebraica britannica Walter Rotschild in vista della futura vittoria alleata nella Grande Guerra, che ha gettato le basi della nascita di uno stato israeliano in Palestina.
Cisgiordania, l'ultima provocazione di Banksy: un albergo con vista sul muro
Banksy, artista la cui identità rimane ignota, ha creato le sue prime opere a Bristol. Ratti, poliziotti che si baciano o in tenuta antisommossa, ma corredati da facce a smiley: questi i suoi format attraverso i quali si dipana un'estetica tutt'altro che banale e intrisa impegno sociale e politico. I suoi murales hanno poi cominciato ad apparire, rigororosamente dal nulla, a Londra. Via via la sfera d'azione s'è ampliata su scala globale. Lavori in molti casi geniali, che hanno suscitato interesse crescente, fino a essere battuti all'asta per valori superiori al milione e mezzo di euro.




20/06/16

Punto di Rottura: il capitolo “apocrifo” di Orfani di Michele Mecozzi e Davide Paoletti:

la 3 serie \ stagione d'orfani fumetto della bonelli s'avvia a meno 3 numeri dal termine ed ecco che compare una fanfiction di Orfani intitolata: Punto di Rottura.

da http://www.dimensionefumetto.it/orfani-fanfic/
 
dalla  pagina  fb  ufficialke di Orfani più precisamente  qui
L'opera è di Michele Mecozzi e Davide Paoletti: un duo di giovanissimi autori marchigiani che ha pensato, guardacaso, di promuoversi con quest'opera .L’episodio si colloca tra la prima e la seconda
le  stagione  del fumetto ufficiale   Orfani percui diventerà apocrifo all’uscita del romanzo dedicato alla serie Bonelli ma vale comunque la pena di leggerlo. merita  d'essere letto   soprattutto    da  cloro  che  non vogliono o  no sanno usare l'immaginazione    per   riempire  il buco   creato  appositamente  o volutamente   dagfli  autori tra la 1  e  la  2  stagioner  .  Esso   racconta cosa è accaduto tra la prima e la seconda stagione. La risposta  url   è in questo url
Un opera  Bellllissima , le  cui tavole   sembrano ricordare  e richiamare  a Nathan Never e qualche  episodio di Dylan Dog ,    che   pur   essendo considerata  apocrifa   \  non ufficiale     colma  il  vuoto  (  voluto  o casuale  ?  visto che  secondo alcune indiscrezioni   la   4  e  la   5  serie prima della  6  (  quella  finale  di  nuovo  di 12  episodi )     fatta  con  ciascuna di  2   uscite  dovrebbe colamare  i buchi   di alcune vicende  specie sul passato della  Jurici   )    lasciato  dagli autori della serie originale  ed  ufficiale  .  Ora   visto il boom   egli entusiasti commenti  sulla bacheca   facebook   della serie    ufficiale   ho deciso  di  intervistare i promettenti  ( la bonelli   dovrebbero tenerli  d'occhio , magari assumerli nel loro staff  )     autori  "  del misfatto  "

come  è nata  l'idea  ?
Michele Mecozzi l'idea è nata da molteplici esigenze. In primo luogo io dovevo trovare un modo per far leggere una mia sceneggiatura e Davide doveva far vedere i suoi disegni. Occuparci di un personaggio già esistente ci ha permesso di prendere confidenza con il metodo creativo della Bonelli e gestire le 32 pagine dell'albo ci ha fatto migliorare molto. Inoltre il fatto di usare un personaggio noto ci ha dato chiaramente una visibilità che non potevamo ottenere con una nostra creazione originale.
 Davide Paoletti L'idea è nata dalla necessità di presentarci in maniera diversa, nel senso che quando andavamo alle fiere per far vedere il book, per farsi conoscere, per avere consigli non venivamo presi molto in considerazione. Quindi abbiamo pensato che al posto di presentarsi con quei book enormi arrivare con un albetto da lasciare agli stand fosse un modo per spiccare e farci notare. .
 secondo voi  il vuoto   fra le due  serie   di Orfani Bonelli   è voluto  o  creato ad  arte  per creare  suspence    per  invogliarli a  continuare  ad  acquistare la   serie  ?
Credo che il vuoto tra le due serie sia creato perché così facendo noi lettori ci siamo dovuti confrontare con un Ringo molto cambiato rispetto a quello che conoscevamo e con moltecose nuove da dire. Inoltre il vuoto può essere colmato con prodotti collaterali come il romanzo ufficiale che uscirà a breve e che sarà incentrato proprio su quel periodo.
Secondo me non si può neanche parlare di vuoto, c'è un bel salto dalla prima alla seconda stagione ma è una cosa voluta, infatti la storia fila bene senza lasciare i lettori disorientati. Io penso semplicemente che nella seconda stagione si volessero solo concentrare sul "nuovo ringo" e la sua missione. Quindi parlare anche di Ringo, Barbara  e la resistenza fosse di troppo da mettere tutto nella stessa stagione,ma ripeto questa è la mia opinione magari mi sbaglio.
   avete  avvisato   la casa  editrice bonelli   che  volevate  fare una cosa del genere  oppure  avegte  agisto   in maniera  " clandestina  "
Abbiamo agito in maniera “clandestina”
  D No, non abbiamo avvisato nessuno, il nostro è stato un omaggio alla Bonelli, a Orfani, a Recchioni ....a parte che ne abbiamo fatto pochissime copie, saranno state una quindicina, poi le stesse non erano a pagamento le abbiamo lasciate come detto prima ai vari stand per farci conoscere,
per far vedere come lavoriamo e cosa facciamo. Se qualcuno si è offeso non era sicuramente nostra intenzione, anzi spero che alla bonelli abbia fatto piacere
4)  quali sono state le reazioni da parte   della casa editrice  ?
M Sembrerebbe molto positiva visto che hanno condiviso il nostro lavoro sulla pagina  facebook ufficiale.
  D Reazione della casa editrice non ne ho idea, ma quando all'arf di Roma abbiamo lasciato il nostro volume a Recchioni, si è subito notato che gli sia piaciuto, l'ha addirittura postato sul suo profilo facebook. Adesso che ci penso anche nella pagina facebook di Orfani hanno postato il nostro Ringo, quindi mi correggo penso gli abbia fatto piacere. 
 a quale ,  oltre  ( quello  più visibile  )  a NN  ed  ad  orfani   a  chi vi siete  ispirati per le tavole   e la sceneggiatura  ? 
 D Io ti posso solo parlare del mio campo, quindi le tavole. In realtà c'è poco da dire, per i disegni ho usato il mio stile,sono  un lettore Bonelli sin da piccolo quindi la maggior parte dei disegnatori da cui prendo ispirazione sono italiani, io infatti nelle pagine Bonelli mi trovo a mio agio.
 Per quanto riguarda la sceneggiatura mi sono riletto più volte le prime due stagioni e ho cercato di fare mio lo stile della serie. Le altre influenze provengono da film action americani come Die Hard e dai fumetti di super eroi.

 che  ne pensate   delle  3  serie regolari  ?
M  Le ho apprezzate tutte e tre in maniera diversa. Credo che la qualità sia andata sempre crescendo. La prima stagione aveva una struttura narrativa interessante e una trama intrigante, la seconda dei personaggi straordinari e un'ambientazione inedita mentre la terza unisce gli elementi migliori delle due precedenti quindi anche se non è ancora conclusa è la mia preferita.
D Le tre serie mi piacciono, forse in modo crescente, credo siano andati migliorando, ma la cosa che mi piace di più di Orfani (e mi riferisco a tutte e tre le stagioni) è che è ricco di colpi di scena e quando pensi di poter indovinare cosa accadrà nelle pagine successive ecco un altro colpo di scena e quello che prevedevi viene ribaltato completamente
nel   vostro    fumetto manca  il riferimento di come  ringo abbia  trovato "   dopo a 
conclusione    del n 12   prima stagione  colegamenti  " con  gli altri della rivolta puoi spiegarci  come  è avvenuto  tale passaggio  ?
M Già nelle ultime pagine del 12 di Orfani si vedeva Ringo a comando di un manipolo diuomini tra cui Barbara ( la co­protagonista dell'albo ) per cui non mi sono posto il problema. Comunque credo che una volta tornato sulla Terra dopo la fine dello scontro con Jonas, Ringo abbia iniziato a diffondere la verità sull'attacco che ha distrutto il pianeta e a raccogliere seguaci.
D   Ma si accetteremmo sicuramente, ma non la vedo una cosa plausibile. a parte che la nostra storia è una trentina di pagine, e in più è in bianco e nero, la Bonelli ha una squadra di sceneggiatori e disegnatori professionisti, perche dovrebbero usare il nostro. Si potrebbero ispirare a quello che abbiamo fatto noi, ma possono farlo giustamente indisturbati dato che il marchio è il loro. Sarebbe molto bello ma per questi motivi non penso che accadrà.
 se  la Bonelli   decidesse  di chiedervi   di  usare  la vostra storia   nella  4   e  5  serie   in qu,anto  come    holeto da qiualche  parte  saranno colmati  i buchi     delle  dueserie      con il passato sulla  jurici    e non solo  ,   acettereste  ? 
D   Questa domanda Michele sarà sicuramente più bravo a rispondere, però provo a dire qualcosa lo stesso. Il primo motivo penso sia una questione di spazio. Volevamo che il nostro progetto fosse terminato per presentarlo all'arf, non mi ricordo di preciso quando abbiamo iniziato ma aggiungendoci altre pagine non avremo finito in tempo. Poi nel finale della prima stagione nel quale compare Barbara che combatte contro i soldati, poi arriva Ringo ecc....,penso che Michele quindi si sia immaginato che fossero un gruppo organizzato e la sua sceneggiatura è partita da lì.
Non accetterei perché così com'è la ritengo un prodotto ancora troppo acerbo e amatoriale.Se avessi la possibilità di riscriverla con la supervisione di un editor sarebbe tutta un' altra faccenda.
  Se magari la Bonelli   ve la  fa  scrivere  a voi  la scrivereste  uguale  a  questa   o  cambiereste  qualcosa ?
M Credo di aver risposto con la precedente. La riscriverei perché ci sono molte cose che non
funzionano ......
 Quali sarebbero   le  cose  che  non funzionano  ?
Penso che la storia abbia qualche problema di ritmo perché alcune scene avrebbero avuto bisogno di più pagine inoltre rivedrei qualche dialogo. Con questo non voglio certo dire che ho  fatto un cattivo lavoro.
D Allora se potessi tornare indietro cambierei alcune cose (ti parlo sempre dal punto di vista del disegnatore), prima di tutto ci siamo trovati stretti ai tempi di consegna quindi con un po più di tempo la qualità sarebbe stata migliore, e mi sarebbe piaciuto inchiostrarmela da solo, ma sempre per motivo di tempo le ha inchostate Michele. L'inesperienza a volte ci ha penalizzato, ma penso che tutto sommato sia un buon lavoro, ovviamente sappiamo che non siamo allo stesso livello dei professionisti, ma continueremo a lavorare per migliorare e per raggiungere il nostro sogno cioè che la nostra passione diventi la nostra professione


Invece  hanno  fatto , parlo da  profano  in ambito  artistico  , un discreto  lavoro  . ed  a Testimoniarlo  è: proprio  quest'ultima  parte  dell'intervista  in cui     riconoscono i propri limiti e  la  loro modestia  . Oltre  ad e   alcuni disegni riportati  qui  nel post  per  gentile concessione degli autori

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