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18/06/16

arancia meccanica di matteo tassinari


Arancia meccanica
Il film "Arancia meccanica" è stato, è, e rimarrà, sempre una fonte inesauribile di contraddizioni
        di Matteo Tassinari
Nonostante molti critici l'abbiano letto come la più lucida analisi in forma di film sulla violenza e sull'aggressività dell'essere umano - quindi, non certo come un'opera a favore della violenza. Qualche anno fa lo stesso Stanley Kubrick decise di ritirarlo dalla circolazione in Gran Bretagna, impressionato dai fenomeni di imitazione che suscitava, effettivamente furono numerosi.
Persino in Italia una gang di malviventi romani, ribattezzata "banda dell'"Arancia meccanica", e curiosamente su di loro è appena uscito un film, “L'odore della notte” di Claudio Caligari. Oggi, a distanza di oltre 25 anni dalla sua uscita, la contraddizione più curiosa a proposito di "Arancia meccanica" riguarda la sua modernità. Girato all'inizio degli anni '70, il film immaginava un'Inghilterra appena appena futuribile, quindi un'epoca che lo scorrere del tempo dovrebbe aver superato (diciamo, con azzeccata approssimazione, gli orribili anni '80?).
 Gli orribili anni '80?
Ebbene, a rivederlo oggi, non solo nemmeno un'inquadratura del film appare "invecchiata", ma quel senso di futuro imminente è ancora tutto lì, anche nelle cose più "deperibili" del cinema (gli abiti, gli oggetti, gli stili, i comportamenti).

Senza essere postmoderno, Arancia meccanica è ancora quanto più di "moderno" si possa vedere al cinema. Forse l'unica cosa invecchiata di Arancia meccanica è l'immagine in cui Alex De large, il protagonista, si accinge ad ascoltare la Nona di Beethoven infilando una musicassetta nel registratore. Oggi userebbe un ed! Ma è attualissimo sia l'uso che Alex fa di Beethoven - una sorta di spinta adrenalinica all'azione, all'ultraviolenza - sia l'uso che ne fa il film, le rielaborazioni in chiave elettronica.
Quel che resta di Alex
E certo è curiosissimo, alla vigilia del 2000, osservare 1'anticipazione che Arancia meccanica ha operato nel campo della moda, dagli anfibi che indossano Alex e i suoi "drughi" a certi abiti dandy e new romantic che Malcolm McDowell (lo straordinario, e mai abbastanza lodato, protagonista) sfoggia quando non è in divisa da teppista. Per non parlare dei folli vestitini della mamma di Alex, la brava attrice Sheila Raynor, che scimmiotta il kitsch delle vecchie americane. C'è già la globalizzazione, e questo potrebbe essere il messaggio finale del film.






 Karasciò,
Devocka, Coshia
In questo senso, forse non è un caso che Alex e i suoi "drughi" (ma anche altri personaggi) si esprimano in un bizzarro slang anglo-russo, che per altro deriva direttamente dal romanzo di Anthony Burgess, grande creatore definiti "Cocktail linguistici", accozzaglie di glossologie e ammassi di mescolanze.
Per intenderci, la parola "karasciò", che Alex e soci usano di continuo è il vocabolo russo per "bene" (anche se in inglese Burgess scriveva "horror show", facendo assonare il termine russo con un neologismo inglese che significa, più o meno, "spettacolo orribile") e così "devocka" è la parola russa per "bambina", "drug" vuol dire "amico" e “coshia” e la Durango 95 che filava molto "karaschò", con "piacevoli vibrazioni trasmesse al basso intestino. Ben presto alberi e buio fratelli, vero buio di campagna. Folleggiammo alquanto con altri viaggiatori della notte da autentici sbarazzini della strada, poi decidemmo che era ora di eseguire il numero visita a sorpresa. Un po' di vita, qualche risata e una scorpacciata di ultraviolenza" è il pensiero di Alex.
Devocka
Anche questi giochi di parole hanno affascinato Kubrick, che aveva giocato con la lingua russa (ignoriamo se la conosceva, ma certo l'amava) nel Dottor Stranamore, dove il premier sovietico si chiamava Kissoff (da "kiss", bacio) e il suo ambasciatore aveva il pazzesco cognome di De Sadesky! Ma, al di là dei calembour, è affascinante rievocare come Kubrick decise di fare in Arancia meccanica, subito dopo il trionfo di “2001". Era la fine del 1969 quando Kubrick chiamò a New York con lo sceneggiatore Terry Southern, con cui aveva già lavorato in "Stranamore", chiedendogli: "Ti ricordi quel libro di Anthony Burgess che mi avevi consigliato? L'ho letto, ed è stupendo!". Era proprio ai tempi della produzione di Stranamore che Terry Southern non era rimasto colpito dal romanzo, ma per l'interesse di Kubrick per Burgess era, ora, una novità, una felice novità per Southern.



I critici? Sempre
alla gola o ai piedi
Alla fine del '69, Kubrick era uno dei registi più potenti del mondo sul piano contrattuale, poteva dire e chiedere qualsiasi attore che tutti accorrevano per partecipare ad un lungometraggio di Stanley Kubrick, meglio conosciuto come regista innamorato della Perfezione, mentre con "2001" stava realizzando guadagni ingenti, inaspettati per il tema del film. Inoltre, tutti nell'ambiente sapevano che Stanley stava covando un progetto altrettanto ambizioso. Già dal '67 aveva sguinzagliato assistenti in tutta Europa per raccogliere materiali e informazioni di qualunque tipo su Napoleone.
Napoleone
Era in preparazione, per farla breve, un kolossal storico sul grande corso dell'Imèperatore francese, con Jack Nicholson già in parola per il ruolo da protagonista e l'intero esercito rumeno (quello di Ceausescu!) prenotato per ricostruire le battaglie di Jena, di Austerlitz, di Waterloo (pare che la Romania fosse l'unico paese dove 50.000 comparse erano disponibili a prezzi ragionevoli).
Insomma, il generale Kubrick si accingeva a portare sullo schermo il generale Bonaparte, ma le dimensioni del progetto divennero ben presto eccessive persino per lui. “2001”, gli era costato 5 anni di lavoro e Kubrick non aveva, allora, i ritmi "decennali" di dopo. 

Malcolm McDowell
Abituato a "smentire", con ogni suo film, il film precedente, passò repentinamente dal progetto su Napoleone a un'opera agile, da girare nel raggio di pochi chilometri dalla sua casa di Londra, con una troupe ridotta e con pochi attori, senza scene di massa. Dal punto di vista produttivo, infatti, "Arancia meccanica" fu un "piccolo film", E Malcolm McDowell non era ancora una star: aveva esordito solo due anni prima in un film straordinario di Lindsay Gordon Anderson, imponendosi come una forza della natura nel panorama del cinema britannico dalla presenza e l'esuberanza di un americano.
Capolavori mai nati
Se Napoleone è rimasto, ahinoi quasi sicuramente, il grande "film non fatto" di Kubrick, come la Recherche per Visconti e il Viaggio di Mastorna per Fellini e in letteratura il libro sul “Nulla” di Gustave Flabeurt, il passaggio dall'affresco psichedelico di 2001 alla favola grottesco-satirica di Arancia meccanica appare, a posteriori, del tutto giustificato.
Sul set di  "2001: A Space Odyssey"


CONTROLLO UMANO





















In “2001” il futuro dell'uomo era stato affrontato in una chiave a metà fra il mistico e lo scientifico. Ora lo si narrava in chiave sociale, dopo che già “Il dottor Stranamore” apparteneva al genere del fantapolitico. E se “2001” aveva un finale aperto, “Arancia meccanica” chiude l'uomo in una visione deterministica, in cui il controllo politico sulla violenza si traduce in un controllo tout court delle istituzioni sull’uomo.
Infatti, quando si analizza il fascino di Alex e dell'ultraviolenza nella prima parte del film, quella più spettacolare e indimenticabile, non si dovrebbe mai dimenticare la fine che fa Alex nella seconda, quando viene sottoposto al potente condizionamento medico-psicologico per renderlo inoffensivo e ridurlo ad una larva. Se è vero, come ha acutamente osservato Enrico Ghezzi nel "Castoro" dedicato al regista, che tutto il cinema di Kubrick è idealmente compreso nell'inquadratura di “2001” dove l'osso, scagliato in aria dalla scimmia che l'ha appena usato come un'arma mortale, si trasforma in astronave… se è vero questo, e noi pensiamo che lo sia, Alex è il vero erede della scimmia.
"2001: Odissea nello Spazio", l'osso usato come arma
Così parlò Stanley
È un uomo "libero" che segue le sue pulsioni. Queste pulsioni portano alla violenza e alla ferocia. La società si illude di redimerlo, poi si accontenta di controllarlo e, chissà, di usare quella violenza per i propri scopi. Se ricordate l'inquadratura della scimmia, vista dal basso, mentre maneggia l'osso per uccidere, la ritroverete quasi identica nell'impressionante immagine di Alex - ripreso al rallentatore, proprio come lo scimmione - che sfodera il coltello per ridurre all'obbedienza i drughi ribelli. Similitudini fra un film e l'altro per un "discorso" mai concluso.
Là c'era il “Così parlò Zarathustra di Strauss, qui c'è l'ouverture della Gazza ladra di Rossini. Musiche vitali, esaltanti, appassionate che Kubrick usa con maestria per commentare immagini in cui l'uomo si osserva e scopre la propria natura ferina. Per inciso, “Arancia meccanica” è il film che ha insegnato a usare la musica a tutta una generazione di cineasti. Un film da vedere, da sentire, da studiare, da conservare. Il miglior viatico per entrare, sotto braccio al cinema, per il suo futuro.

16/03/14

differenza tra orfani e lady mafia

Un mio amico   , lettore  del nostro  blog  ,  mi ha  chiesto    dopo aver  letto i  post  su  ladymafia  : <<  come   prendi  orfani e  lo giudichi bellissimo  nonstante la  violenza  , prendi lady mafia e lo stronchi   senza  neppure  un appello \  seconda  possibilità    dopo  neppure  un numero .  Come mai  ?.    >>

Sono due  oltre   a essere  due  generi   diversi  . distopico  Orfani   Noir - hard  boiled   Lady mafia  . Inoltre   , come  certamente  saprai  , a  differenziali  è il  tipo   di trama   e  il  modo  con  cui  sono disegnati  
Orfani 

 Ne   ho anche  parlato   in questi due post  


ottimi i disegni   almeno da  quel che ne  capisco   non avendo fatto studi d'arte ma un semplice  liceo   artistico  e  la  facoltà  di  lettere , ottima la trama  che non si  fossilizza  su una  sola  vicenda   ma più vicende insieme 


                               Lady mafia  
Nonostante la  strenua  difesa degli autori che pubblico interamente  presa   da   http://ramath.forumup.it/about9941-.html&highlight=

Ma Lady Mafia è un fumetto noir, e il vortice di violenze che contraddistingue le sue vicende rientra nei canoni del filone narrativo a cui fa capo. Voler ridurre, però, il fumetto a questo e accusarlo di sfruttare il fascino del male per fini commerciali, vuol dire non aver letto affatto il fumetto o essersi fermati solo al titolo. Lady Mafia è molto più di questo, e di conseguenza rimandiamo le accuse e l'invito a sospenderne la pubblicazione al mittente.
In Italia, purtroppo, si tende a sottovalutare parecchio l’intelligenza media dei lettori, non ritenendoli capaci di farsi un’idea su cosa sia giusto o cosa sia sbagliato nelle letture che vengono loro proposte. Noi, al contrario, siamo convinti che chi ci legge sappia riconoscere la differenza tra il bene e il male. E il cadere di Veronica nell'errore/orrore va ricercato nel circolo vizioso della violenza, cui Veronica è abituata da sempre. In parole povere, conoscendo lei solamente il linguaggio della violenza (è figlia di boss e la violenza continua a seguirla anche all'interno delle mura della casa famiglia cui viene affidata), altro non sa fare che parlare appunto solo quella lingua. E' sbagliato, ma umano. E Veronica sa di sbagliare, come confida spesso nelle pagine del suo diario, lo sanno anche i personaggi che incontrerà nella trama (l'amico Nicola, il parroco, ecc.), può non accorgersene il lettore?!
Artisticamente parlando, Veronica offre sfumature, evoluzioni e conflitti di coscienza, che un "eroe bianco" non consentirebbe. I suoi errori, i suoi dubbi, i suoi sfoghi, quelle sue certezze che nello sviluppo della trama vacillano sempre più ne fanno un personaggio complesso, a tutto tondo. Ma quello di lei che non va mai perso di vista, è che Veronica sbaglia e continua a sbagliare perché nasce come antieroina: e come potrebbe mai un antieroe essere esempio di condotta giusta e morale?
Il messaggio del fumetto è dunque un messaggio positivo, che viene gridato attraverso la rappresentazione del negativo. Abbiamo scelto di mettere in scena gli orrori della violenza per renderne palese l'assurdità, l'amoralità, col fine di prenderne distanza.
E quando parliamo di rappresentazione della violenza, non ci riferiamo solamente a quella di stampo mafioso. La nostra battaglia si traduce in denuncia contro la violenza - tutta - da quella esercitata sulle donne, a quella praticata sugli animali, o ancora a quella rivolta a chi è diverso. Se così non fosse, e avessero invece ragione i nostri detrattori, non avrebbe, allora, senso l'ampio spazio lasciato a tematiche scottanti e attualissime, quali il femminicidio, l'omofobia, la vivisezione, il razzismo, lo stalking, sia all'interno delle trame del fumetto sia nella rubrica Lady Mafia Extra. A dare voce a personaggi fittizi nel fumetto sono professionisti (psicologi, avvocati, ecc.), che danno consigli e tracciano identikit per riconoscere predisposizioni e comportamenti violenti. Pur non avendo la presunzione di essere un fumetto “educativo” (ma lo sono forse gli altri?!), cerchiamo in tutta coscienza di essere un fumetto al meno “informativo”, proponendo al lettore temi e spunti su cui poter riflettere.”
“Lady Mafia” continua l'autore “è la madre della protagonista del fumetto, che avendo preso il posto del marito dopo la sua carcerazione, così viene chiamata. Ecco perché Lady Mafia è semplicemente equivalente femminile di boss, di padrino, e giammai una esaltazione del ruolo. Ma, forse, il problema è proprio tutto qui, la scelta di un'antieroina anziché di un antieroe. Forse un Mister Mafia non avrebbe sollevato tanto scalpore, come non lo fanno i romanzi, i film e le fiction di mafia, o i tanti videogiochi violenti non proibiti ai minori.
Paradossalmente, la scelta del protagonista al femminile voleva (e vuole tuttora) essere un "omaggio", passateci il termine, alla donna, una riflessione sul suo ruolo odierno e sui suoi drammi, personali e sociali. Veronica, per entrare in affari con la mafia, è costretta a fasciare il proprio corpo per nasconderne la femminilità; si muove in un mondo decisamente “maschile” (oltre che maschilista), tanto che è costretta ad assumere l'identità del defunto fratello Andrea per entrare a far parte di Nostraduania. Questa metamorfosi forzata, nei nostri intenti, vuole rispecchiare la snaturalizzazione della donna “moderna” in ambiente lavorativo, che si vede sistematicamente penalizzata e scavalcata, nel confronto con un collega uomo. Allo stesso modo, la lacerazione interna della personalità dell'antieroina, deve rimandare allo strappo che molte donne oggi provano dinanzi alla scelta tra carriera e famiglia.
Gli equivoci nel mondo della parola, come in quello reale sono infiniti. Il drammaturgo Bertolt Brecht ne è esempio eclatante. Il capolavoro Madre Coraggio e i suoi figli, scritto a ridosso dello scoppio della seconda guerra mondiale, è denuncia degli orrori delle guerre e delle tragedie che esse producono. Nelle sue intenzioni l'antieroina di Brecht, e sottolineiamo antieroina, a fine rappresentazione avrebbe dovuto ripugnare lo spettatore. Sì, perché Madre Coraggio è parte, seppur marginale, del macrocosmo "guerra"; e sebbene vedrà morire i suoi figli, con il suo carretto continuerà ad alimentare la macchina della guerra. Come poter avere simpatia per lei? Ebbene, il pubblico non soltanto ne ebbe compassione, ma la amò.”
La Cuore Noir Edizioni e Pietro Favorito non ambiscono a tanto per la loro antieroina, ma sperano almeno che venga capita!

Posso  affermare  che  Lady Mafia è un fumetto, almeno per il primo numero che ho letto ,  dal punto di vista tecnico, stilistico e artistico, orripilante\ mediocre  .Gli interventi  degli psicologi  andavano integrati  dentro il fumetto   e  non  come  appendici
E' uno di quei fumetti, con operazione marketing connessa  (  vedi  qua  )  , che, per chi ama quest'arte, può essere considerato solo un insulto se usato in maniera  estrema .
E' un insulto, per esempio, che questo albo appaia in uno dei prodotti di punta di quest'anno di Rai Uno. E' un insulto che trovi uno spazio spropositato nelle cronache di questi giorni. E' un insulto che venga pompato a tal punto da farlo considerare un fumetto di "culto" e che "rompe" con una certo "buonismo" dilagante (perchè è questo che viene detto tra le righe).
E' un insulto che si parli di censura e di ritiro!!! Ma lasciatelo lì a marcire sugli scaffali delle edicole: senza questa pubblicità non se lo sarebbe comprato nessuno.
E' un insulto che si parli di questo fumetto, oppure che questa ciofeca abbia agganci tali da farsi parlare addosso, e che si parli invece così poco di tutto il resto del fumetto italiano che è generalmente bello, ben fatto e che trascina ancora oggi decine di migliaia di persone nelle edicole o nelle fumetterie  mensilmente.

ne  ho parlato  per  chi fosse interessato precedentemente   qui  e  qui  

Un altra mia amica mi ha  fatto notare     che in essi c'è  troppo violenza   e che preferisce per  i suoi  bambini   i classici   come  : Mafalda (  I II )   ,  snoopy , topolino ( I II )  , ecc

 vero  e  non ti  biasimo  nei fumetti  e non solo purtroppo    c'è troppa  violenza   a  volte anche gratuita  ed  eccessiva  .





 Ma  in alcuni  casi è  funzionale  alle storie




E poi   bisogna  distinguere  ed  educare    che ,   anche  se la  violenza   non è mai  giustificabile specie quelle gratuita    c'è  violenza  e  violenza  .  quella  imposta   del potere  in genere  dal media    e  quella   proveniente  da dentro di noi     ma  che  dobbiamo tenere  sotto controllo . Per  spiegarmi meglio  fasi riferimento al  romanzo  ed il al film Arancia meccanica  ma  soprattutto  a    questo film  Trailer italiano di "L'onda" ("Die Welle"), il film tedesco diretto da Dennis Gansel del 2008




e  a   http://it.wikipedia.org/wiki/Violenza  ( con relativi  link  ) 
concludo  analizzando   l'uso della  violenza   nei due  fumetti     di cui  siu è parlato  nel post  d'oggi .

Lady mafia  
L'uso  è  solo gratuito  specie  la  scena  in cui  continua  a torturare  e  poi  ammazza  brutalmente uno   del commando  che  partecipo alla mattanza  della  sua  famiglia      , nonostante   quello  che  sta  torturando   per  estorcergli i nomi del restpo del comando  e  del mandate      che   uccise i  suoi genitori  sia  disposto ad  aiutarlo a rintracciarli  .   Infatti   nel finale   del  primo episodio   quando  un misterioso   personaggio  va
 a  confessarsi  e   come ultima cosa  afferma  ....  vedere  a  sinistra    la mia  scansione dell'ultima tavola del  primo numero di questo fumetto 
In Orfani  
Essa  almeno  , dall'impressione fattami   leggendo i primi  6  numeri  ,  non è  gratuita  ma  funzionale alla storia in questione . Infatti La Terra è colpita da un mega raggio mortifero, che spazza via mezza Europa e un sesto della popolazione mondiale. A puntarlo sul nostro pianeta, con premeditazione da una galassia lontana, pare siano stati gli alieni. In questo scenario post apocalittico sono ambientate le vicende di Orfani, i protagonisti della nuova miniserie Bonelli, un gruppo di bambini adottati dall'esercito per farne macchine da guerra. Che da grandi si ritrovano in un mondo ostile a combattere contro un nemico terribile e sconosciuto. Ma ......
da http://www.smemoranda.it/post/1332/Orfani-la-prima-serie-a-colori-firmata-Bonelli
( mie deduzioni e previsioni   che sembrano trovare  e troveranno  conferma   nei  numeri successivi al  6     )   si scoprirà che  il realtà è un regime di militari\  una dittatura che   sta educando \ formando,  con  una  pseudo  guerra    dei nuovi soldati per    ristabilire  l'ordine  . 
Ed  l' addestramento rende alcuni d'essi iulteriormente instabili e violenti e crea il desiuderio di vendetta .di .... e la relativa reazione di .... contro i capi che li ha fatto il lavaggio del cervello e addestrati in tale maniera cioè al motto Non facciamo arte. Facciamo cadaveri.


.





14/02/12

libero dopo 20 da innocente . condannato perchè la confessione di un altro indagato era styata estorta con la tortura essione di un altro indagato era stata estorta con la tortura

un altro caso  (vedere  qui il precedente)  di confessioni estorte  con la  tortura , prima delle  torture  del carcere di Bolzaneto   cioè   G8 di Genova  del 2001  è  la  storia  di Giuseppe Gulotta ne  trovate la storia  sotto insieme  al video  e  alcuni  link   a  fine post  sulla  vicenda  

da  repubblica  online del  13\2\2012

Ventuno anni all'ergastolo, era innocente
"Chi mi ridarà la mia vita perduta?"


Giuseppe Gulotta con il suo avvocato Salvatore Lauria


Giuseppe Gulotta con il suo avvocato Salvatore Lauria
Giuseppe Gulotta aveva 18 anni quando venne prelevato e portato nella caserma dei carabinieri di Alcamo come sospettato dell'omicidio di due militari dell'Arma.                                     Venne picchiato e seviziato per ore finché non confessò quello che non aveva fatto                                                   
Poi ritrattò invano.  IL processo nel '90 con la condanna a vita. Nel 2007,con il pentimento di uno dei carabinieri che parteciparono all'interrogatorio,il nuovo processo e, oggi, la sentenza: "Non è colpevole.                    
Lo Stato deve restituirgli libertà e dignità"Dopo 21 anni, 2 mesi, 15 giorni e sette ore di carcere, Giuseppe Gulotta, adesso cinquantenne, ha ottenuto giustizia e dignità. Alle ore 17,35 di oggi la Corte d'Appello di Reggio Calabria dove si è celebrato il processo di revisione, ha pronunciato la sentenza. Giuseppe Gulotta è innocente, e da oggi non è più un ergastolano, non è l'assassino che il 26 gennaio del 1976 avrebbe ucciso, assieme ad altri complici, due carabinieri, Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo, in un attentato alla caserma di Alcamo Marina, un paese al confine tra le province di Palermo e Trapani.
video

"Gulotta non c'entra nulla; abbiamo il dovere di proscioglierlo da ogni accusa e restituirgli la dignità che la giustizia gli ha indebitamente tolto" ha detto oggi la pubblica accusa prima che la corte si riunisse in camera di consiglio per emettere una sentenza di assoluzione che Giuseppe Gulotta  ( foto   sotto   a  sinistra  )  attendeva da troppo tempo. Da quando, 35 anni fa, appena diciottenne, fu arrestato, condotto in carcere e, più tardi, dopo la durissima trafila dei diversi gradi processuali, condannato all'ergastolo definitivamente. E con lui gli altri tre suoi presunti complici: due sono ancora latitanti in Brasile; il terzo, Giuseppe Vesco, si suicidò in carcere qualche anno dopo il suo arresto.
Ad accusare Gulotta della strage fu appunto Giuseppe Vesco, considerato il capo della banda, suicidatosi - in circostanze non del tutto chiare - nelle carceri di ''San Giuliano'' a Trapani, nell'ottobre del 1976. A provocare la revisione del processo che si è finalmente concluso oggi con l'assoluzione di Gulotta, sono state le dichiarazioni, molto tardive, di un ex ufficiale dei carabinieri Renato Olino che nel 2007 raccontò che le confessioni di Gulotta e degli altri erano state ottenute a seguito di terribili torture da parte dei carabinieri. Olino, che si era dimesso dal'Arma proprio in seguito alla vicenda di Alcamo, non aveva retto al rimorso e aveva deciso di dire la verità. Gli altri carabinieri, oggi quasi tutti molto anziani, hanno fatto qualche ammissione o si sono rifiutati di rispondere. Ma la giustizia ha trovato elementi sufficienti per il processo di revisione e per questa assoluzione che, inevitabilmente, dovrebbe aprire la strada a un congruo risarcimento per gli imputati. Anche per gli altri due condannati, Vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo, fuggiti all'estero prima che la condanna diventasse esecutiva, ci sarà adesso la revisione. 
La notte del 27 Gennaio di quell'anno Carmine Apuzzo (19 anni) e l'appuntato Salvatore Falcetta, due militari dell'Arma, 




furono trucidati da alcuni uomini che avevano fatto irruzione nella piccola caserma di Alcamo Marina. L'attacco suscitò ovviamente forte impressione in Sicilia e in tutta Italia. Si puntò sulla pista politica e finirono nel mirino delle indagini alcuni giovani di sinistra. Pochi giorni dopo venne fermato un giovane alcamese, Giuseppe Vesco, trovato in possesso di una pistola in dotazione ai carabinieri. La sua casa venne perquisita e saltò fuori anche l'arma utilizzata per il delitto. Il giovane, però, si dichiarò estraneo ai fatti affermando soltanto che aveva avuto il compito di consegnare delle armi. In seguito alle pressioni dei carabinieri, Giuseppe Vesco cambiò rapidamente la sua versione: condusse gli inquirenti al luogo in cui erano conservati gli indumenti e gli effetti personali dei due agenti uccisi (in una stalla di proprietà di Giovanni Mandalà, un bottaio di Partinico), dichiarò di aver fatto parte del commando che aveva fatto irruzione nella casermetta e fece il nome dei suoi tre complici: Gulotta, Ferrantelli e Santangelo.
Dopo poco tempo Vesco ritrattò tutto e dichiarò che quanto da lui affermato era stato ottenuto in seguito di terribili torture. Nelle sue lettere dal carcere San Giuliano di Trapani descrive minuziosamente il comportamento dei carabinieri e come erano state estorte le confessioni dei fermati. Ma pochi giorni prima di essere nuovamente ascoltato dagli inquirenti, venne trovato impiccato nella sua cella, con una corda legata alle grate della finestra, cosa resa abbastanza difficile dal fatto che a Vesco era stata amputata una mano a causa di un incidente. E proprio a questa vicenda si legano le confessioni del pentito Vincenzo Calcara, che lascia intravedere una verità fino ad ora soltanto accennata, ma resa più concreta anche da alcune rivelazioni in cui si attesta una collaborazione tra mafia e Stato. Calcara avrebbe affermato che gli venne intimato di lasciare da solo in cella Giuseppe Vesco e che lo stesso venne ucciso da un mafioso aiutato da due guardie carcerarie. 
Anche quanto affermato dal pentito Peppe Ferro libera i quattro dalle gravi accuse: "Li ho conosciuti in carcere quei ragazzi arrestati... Erano solamente delle vittime... pensavamo che era una cosa dei carabinieri, che fosse qualcosa di qualche servizio segreto". 
Dopo la chiamata di correità di Vesco, Giuseppe Gulotta fu arrestato e massacrato di botte per una notte intera. La mattina, dopo i calci, i pugni, le pistole puntate alla tempia, i colpi ai genitali e le bevute di acqua salata, avrebbe confessato qualunque cosa e firmò un documento in cui affermava di aver partecipato all'attacco alla caserma. Il giorno dopo, davanti al procuratore, Gulotta ritrattò tutto e provò a spiegare quello che gli era successo. Non venne mai creduto, neanche al processo che, nel 1990 lo condannò in via definitiva all'ergastolo. Poi, nel 2007, la confessione di Olino e la revisione chiesta e ottenuta dal suo avvocato Salvatore Lauria. Oggi l'assoluzione. Ma Giuseppe Gulotta ha trascorso gran parte della sua vita in carcere. Durante un breve periodo di soggiorno si è sposato con la donna che lo ha sempre "protetto" e che gli ha dato un figlio. Adesso, completamente libero, andrà a vivere a Certaldo, in Toscana, dove, da quando è in semilibertà, fa il muratore. "Sono felice di essere stato riconosciuto finalmente innocente. Ma chi potrà mai farmi riavere la gioventù che ho passato in carcere, chi potrà mai darmi quegli anni che ho perduto senza potere crescere mio figlio?".

APPROFONDIMENTI

http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Alcamo_Marinacon una  munita  biografia  e ottime note  
http://www.youtube.com/watch?v=fvQ-RyWEPdc&feature=related estratto della puntata  di blu notte sulla  strage di Alcamo

il libro 


contorinchiesta su abusi ed eccidi delle forze dell'ordine in Italia dal 1943 al 1976   edito  da  Stampa alternativa di Gianni Viola e Mario Pizzola dove a pag 86 si parla dei fatti di Alcamo











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