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14/04/13

Firenze Fa arrestare il ladro, poi gli offre un lavoro


  dopo  la lettera  anonima  , e  significativa di   come si sente  un imprenditore  che licenzia i suoi dipendenti  scritta    a Napolitano  ( che  trovate  in questo mio post precedente  )  ecco da   la repubblica  10\4\2013  una  storia    ( fortunatamente  finita  bene ) tipica  insieme ai suicidi  in questo periodo di crisi   economica


Fa arrestare il ladro, poi gli offre un lavoro“Ho temuto che si potesse suicidare”Firenze, il gesto di un manager: “Non sono un santo, volevo dargli una possibilità”


LAURA MONTANARI 

FIRENZE  Ha fermato il ladro con un coltello, lottando e ferendolo appena al torace. Poi ha scoperto che era un disoccupato, uno che campa con 250 euro al mese e il giorno dopo gli ha offerto un lavoro.
«Che ladro può essere uno che viene a rubare con l’auto della moglie, uno che lavora tutta la notte per un bottino di 60 euro in fili di rame?»
 si è chiesto Paolo Pedrotti,62 anni(  foto  sotto   a  destra  ) veneziano, un vita spesa nelle gallerie d’arte contemporanea.
«Ho pensato a un’altra triste storia di crisi e disperazione,la mente è corsa ai suicidi di Civitanova arche». Pedrotti da pochi mesi vive a Cerreto Guidi, in provincia di Firenze: fa «temporaneamente » il manager in un residence appena ultimato dove gli  appartamenti sono tutti in vendita e disabitati. Tutti eccetto uno:quello in cui vive lui. Il ladro non lo sapeva, pensava di andare in un cantiere senza sorveglianza.
«Ho sentito dei rumori, lunedì prima dell’alba ho pensato fosse il vento, poi ho capito che doveva essere entrato qualcuno. Ho aperto la porta e c’erano le canaline elettriche sventrate e ho visto la
sagoma di un uomo che urlava: non ho fatto niente, niente. Era terrorizzato e gli ho gridato: chiamo
i carabinieri. Lui mi ha aggredito,ma io avevo il coltello. È scappato,è salito sull’auto e ha cercato
di venirmi addosso. A quel punto gli ho scagliato un sasso sul vetro e l’ho bloccato». I carabinieri,pochi minuti dopo, lo hanno arrestato.
Pedrotti ci ha riflettuto su qualche ora, quindi ha scritto una lettera al bracconiere del rame  facendola   
pubblicare ieri su “Il Tirreno”:«Caro ladro, nell'increscioso episodio che ci ha visti attori,con ruoli diversi. .. ho fatto una riflessione che ti pongo come proposta.Valutando che hai scardinato ben 32 cassette di derivazione  asportando ben 18 chili di rame che, venduto sul mercato a 3 euro ti avrebbe fruttato un bottino, al netto delle tasse, di 60 euro facendo comunque un danno di 6-7 mila... ti chiedo: ne valeva la pena?».
Quindi l’offerta, una seconda chance: «Ora, dopo qualche ora di detenzione e magari qualche
giorno agli arresti domiciliari, ti invito a passare dal cantiere. Porta con te un taglia erba e io ti prometto che ti farò tagliare il prato per 8 euro l’ora e se hai una compagna porta anche lei, ci sono 50
appartamenti da pulire. Penso sia il modo più consono per guadagnarti il denaro sufficiente a  un’esistenza quantomeno dignitosa. Ti offrirò un bicchiere di vino e cercherò di persuaderti a scegliere Ti aspetto, l’indirizzo tanto lo sai».
Non capita di frequente di andare a rubare qualcosa e trovare in cambio un lavoro: «Si ma non sono
un benefattore — tiene a dire il direttore vendite del residence — , non sono neanche un cattolico
praticante, piuttosto credo in quel che diceva Confucio: non dare un pesce a un uomo, ma insegnagli
a pescare».
La risposta del ladro non si è fatta attendere: Marcello Mucci, 54 anni,(  fotto sotto   con  la  moglie  a sinistra  ) 



 di Pistoia, ieri si è presentato al processo per direttissima (rinviato a metà aprile dopo che il giudice ha deciso di scarcerarlo  mponendogli soltanto l’obbligo di firma dai carabinieri). Quando ha saputo dell’offerta di un lavoro era incredulo e felice: «Siete sicuri?L’accetto a braccia aperte» ha detto.
«Rubavo rame per lavorarlo e creare portaoggetti e candelabri da vendere porta a porta» ha aggiunto
raccontando forse soltanto un pezzo di verità. Poi una storia di crisi e di disoccupazione, simile
a tante. Dal 2011 Mucci, ha perso il lavoro e adesso vive con 250 euro al mese, la pensione  d’invalidità della moglie: «Lavoravo come giardiniere e guadagnavo piuttosto bene. Sono stato licenziato in tronco perché dopo un  infortunio sul lavoro non ero più in grado di fare lavori pesanti».
Naturalmente con 250 euro non arriva a fine mese: «Abbiamo venduto l’oro che avevamo in casa,
adesso abbiamo messo in vendita i mobili su Internet. Sono quelli del salotto, di castagno, è un buon
legno... qualche cosa ci daranno no?”.

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