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26/11/08

Pedofilia: parlano le vittime

Convegno a Vicenza – sabato 29 Novembre ore 14,30



«Per la prima volta in Italia, in un appuntamento di questo tipo, daremo voce alle vittime». La particolarità del primo congresso internazionale contro la pedofilia, in calendario per sabato prossimo 29 novembre all’auditorium Canneti (inizio alle 14.30) e organizzato dall’associazione Prometeo, è questa: sul palco ci saranno testimoni e vittime di abuso. Saranno loro a raccontare ciò che hanno vissuto. A tradurre le cifre, quelle che dicono che in Italia negli ultimi due anni i casi di abuso sono aumentati del 30 per cento e che il Veneto è una delle Regioni più colpite oppure che un sito a contenuto pedofilo “di buona qualità” produce un guadano giornaliero di 90.000 euro, in volti e voci e storie concrete. A Vicenza arriveranno i protagonisti di alcuni recenti casi di cronaca balzati alla ribalta nazionale e ci sarà anche Bill Nash, un cittadino americano che ha denunciato i presunti abusi di un sacerdote, per un periodo ospite in città presso l’istituto dei Saveriani. L’obiettivo del convegno? «Tenere alta l’attenzione su questa piaga orrenda che sta assumendo proporzioni sempre più incredibili». A dirlo è l’europarlamentare Sergio Berlato che ha patrocinato l’iniziativa, insieme al Parlamento Europeo, al Comune, alla Provincia ed alla Regione Veneto. Ed è la Prometeo, associazione che da circa dieci anni (da due presente anche a Vicenza) si occupa della lotta contro la pedofilia. Nelle parole del suo presidente e fondatore Massimiliano Frassi, seduto accanto alla responsabile vicentina di Prometeo Annamaria Zanchetta, a sottolineare: «Per la prima volta in Italia diamo voce alle vittime: vogliamo far raccontare cosa vuole dire aver vissuto sulla propria pelle il dramma della pedofilia. Anche perché troppo spesso accade che chi subisce abusi si deve nascondere, mentre chi compie questi atti viene addirittura accolto fuori dalle aule di tribunale come un eroe».




Al convegno parteciperanno anche alcuni rappresentati delle forze dell’ordine, i giornalisti Ferruccio Pinotti e Carlotta Zavattiero e Sergio Berlato, che in sede di parlamento europeo è stato promotore di una proposta di legge per abolire la giornata dell’orgoglio pedofilo. Per l’onorevole «è importante combattere questa battaglia di civiltà e tutte le forze politiche debbono impegnarsi in questo senso».




ASSOCIAZIONE PROMETEO Onlus "Lotta alla pedofilia"


Via T. Tasso - 8 Gorle (Bg).









01/11/08

I "desaparecidos" e l'emergenza educativa

Li abbiamo attesi invano, in questi giorni. Abbiamo aspettato i loro pullman, i loro pupi vocianti, i loro striscioni festosi. Abbiamo atteso, persino, i loro magnifici volantini. Un po' miserando definirli tali, con quella carta patinata, impreziosita da riproduzioni di Chagall e da versi di grandi poeti. Correva l'anno di grazia 2007 - un secolo fa -, e l'immenso popolo del Family Day era in pieno fermento.

Il Paese attraversava un'autentica emergenza educativa, assicuravano allarmati. E non solo il Paese: i fondamenti stessi dell'umanità rischiavano di venir scardinati. Correva l'anno di grazia 2007, un secolo fa, e il governo era guidato da un pericoloso bolscevico, Romano Prodi. Due sue improvvide, furenti ministre libertarie, Bindi & Pollastrini, avevano appena presentato il disegno di legge sui Dico.


Papa, vescovi, oratori, scout, associazioni, stampa, affiancati dalla crème dell'intellighenzia teoco(jo)n - "Il Giornale", "Il Foglio", Marcello Pera... - suonarono le fanfare contro il mostro relativista e vizioso. E a chi, timidamente, osava belare che, in fondo, i problemi del Paese gli sembravano un po' più gravi delle faccende intime di qualche omosessuale, replicavano sdegnati che gli omosessuali non c'entravano niente. Oddio, un po' c'entravano, visto che il Vaticano continuava ad additarli come la fucina di tutte le perversioni - ma il suo linguaggio, paragonato a quello dei teoco(jo)n, risultava addirittura civile -, però acciderba, non fateci passare per quelli che non siamo: reazionari, intolleranti, spietati, lontani mille miglia dallo spirito evangelico che pur si pretende d'incarnare. No, no, spergiuravano gli alfieri del Family, oggi il problema più serio sono i Dico, ma in futuro saremo implacabili verso chi, di qualunque partito, osi intaccare i diritti dell'unica Famiglia. Emergenza educativa, s'è detto: giusto. Quindi la nostra voce si udrà ogni volta che tali diritti verranno lesi: nel campo scolastico, in quello lavorativo, culturale e sociale.



Giunse la radiosa giornata, giunsero le Famiglione, giunsero anche, molto applauditi, i pavoni pluridivorziati seguiti da concubine e figli sparsi tra i letti, salmodianti zitelle in cilicio, affaristi multimiliardari con l'aria di adorare più Mammona che Mamma; col pregio, però, di essere eterosessuali e, soprattutto, seriamente intenzionati a sloggiare a calci la sinistra accozzaglia che ci sgovernava.


Il resto è noto. I Dico vennero affossati, assieme a Prodi il bolscevico. Tornò in sella il supercattolico Berlusconi. Pericolo scongiurato, la Famiglia era salva.


Poi è accaduta una cosa strana. La Famiglia non campava nemmeno la fine del mese. La Famiglia cominciava a rinunciare a beni di prima necessità: pane e latte. La Famiglia, ma pure le piccole, minuscole famiglie, s'irrancidivano dietro cumuli di rifiuti (è ormai vietato occuparsene, ma restano lì, esalanti e pestilenziali), si annientavano in faide tra poveri, aizzate dall'iracondo razzismo dei nuovi potenti, si asserragliavano tra le pareti nelle città laide e impaurite, covavano un sordo rancore, misto a una truce invidia, verso chi poteva permettersi di piegare la giustizia a suo piacimento, mentre a loro, sporchi, brutti e cattivi, non sarebbe stato risparmiato nemmeno uno spicciolo. S'incanaglivano, spenti di futuro, perché l'unico consiglio che il Capo poteva spendere per i loro figli era di sposarsi un milionario.


Più che emergenza educativa, ci si trovava di fronte a un'urgenza antropologica. Le nuove generazioni venivano infatti addestrate a diventare cani feroci, per non finire darwinianamente schiacciate dal più forte.



Ma le voci del Family Day restavano afasiche. Anzi, proprio mute. Riflettevano, forse pregavano, dimenticando che la preghiera senza opere è morta (S. Paolo); ma, di nuovo gaudenti nel campetto oratoriano, si beavano del solicello autunnale, carezzevoli e tiepide, ascoltavano con placidezza le Beatitudini senza minimamente pensare, come afferma il card. Martini, che Gesù voleva giustizia, e non negli svaporati ed eterei cori angelici, ma qui, adesso, su questa dura terra.


I ritmi erano tornati cadenzati e meditabondi, piacevolmente prevedibili, per gli amici del Family. Ma quando tante altre family si son radunate, l'altro giorno, coi bambini, che dappertutto son sempre gli stessi, coi figli adulti, coi professori, abbiamo sperato cogliessero il miracolo; loro, tanto usi a pregare per la concordia fra generazioni, hanno perso l'attimo, obliato l'evento.

Non li abbiamo visti. Ma - ciò che, per alcuni versi, è più grave - non li abbiamo nemmeno letti. La sezione Scuola, sul loro sito, appare ancor oggi desolatamente sguarnita , e solo in questi ultimi due giorni qualcuno s'è affrettato a rimpolparla con altri contributi (rigorosamente bypartisan, e senza nemmeno un commento; e la totale imparzialità, ricordava Pasolini, cela sempre una faziosità smaccata). Fino al 31 ottobre, infatti, l'unico accenno alle vicende attuali si trovava in una lettera al "Secolo XIX", dove un bravo signore si scandalizzava per l'uso strumentale dei fanciulli in manifestazione; e caragrazia che il direttore del quotidiano ha saputo rispondergli a tono.


Persino "Famiglia Cristiana", che pure aveva impegnato tutta la sua energia per sconfiggere Prodi, si è resa conto che così non va, è troppo, è insopportabile; che le classi ponte della Lega adombrano nient'altro che odioso razzismo, che un politico non può apostrofare gli immigrati come "negri", e che la "riforma" Gelmini, tanto cara a Gelli e a Berlusconi, consiste soltanto - lo annota il filosofo Antiseri - in una scellerata serie di tagli.

Non crediate, comunque, di trovare tutte queste riflessioni nell'"aggiornata" rassegna stampa del Family.


Forse sembrano troppo critiche nei confronti del governo amico; ché se poi cade (ma, da questo punto di vista, stiano tranquilli!), magari torna il bolscevico o, peggio ancora, le ministresse erinni, e ci riprovano coi diabolici Dico...


Casa, lavoro, scuola a pezzi: non sono evidentemente queste, le emergenze educative per il popolo del Family Day, malgrado gli altisonanti proclami.


Credo, tuttavia, che li risentiremo presto. Ieri, dopo un lungo oblio, è tornata a tuonare la vecchia vergine ciliciata. Anche lei preoccupata delle emergenze educative, ma quelle vere, non le bagattelle. Perché dunque stupirsi delle sue esternazioni sui preti gay? Se il Vaticano chiama [cfr. il testo completo del provvedimento], i crociati rispondono.


E il problema grosso, il problema serio, l'unico problema, il Problema, insomma, sono sempre loro, i dannatissimi gay, ormai degni eredi di donne, ebrei, infedeli e streghe. La vecchia vergine, come tutte le vergini, è molto sensibile ai peccati carnali, e si è buttata con entusiasmo nella rinnovata impresa che, fra l'altro, nelle radiose giornate, le aveva procurato un bel po' di popolarità. La fama la solletica molto. Tempo fa ho intrattenuto una simpatica corrispondenza con lei, quindi i suoi bizzarri accostamenti tra omosessualità e pedofilia non possono sorprendermi. E non rompetele l'anima rammentando che certi paragoni sfregiano sia gli omosessuali (di cui non gliene frega niente) sia le vittime dei pedofili (di cui dovrebbe fregargliene di più). Il fine giustifica i mezzi; se poi volete conoscere qualcosa di serio sulla pedofilia, vi rimando a una mia vecchia intervista. Ma perché complicarsi la vita? Lasciate questo passatempo ai prof lazzaroni che la Gelmini rispedirà presto a casa.


Tornano, dunque, i desaparecidos. Riempiranno altre piazze, perché è ora di finirla coi sodomiti, prima nella società, ora (?) nella Chiesa. Riempiranno quelle piazze, e oscureranno la nostra, ché altre sono le emergenze. Parafrasando Michele Serra, si stava meglio quando si stava meglio.


Daniela Tuscano

03/04/08

Senza titolo 400

  sempre  dall'amico  www.censurato..splinder.com




Stavolta  la  censura  mi sembra immotiviata ed ipocrita  oltre che ingiusta 


Un'inquietante pubblicità progresso tedesca nata per sensibilizzare la società all'aiuto verso i bambini vittime di abusi sessuali, i quali sono destinati a portarsi dentro questo dramma fino alla morte. Non si tratta di uno spot censurato, ma in Italia non si è mai andati così a fondo su questo problema a livello mediatico. Noi del Censurato riteniamo sia giusto pubblicarlo su queste pagine.


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