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11/05/14

anche con il sarcasmo e l'ironia si può raccontare la mafia . La mafia uccide solo d'estate NO SPOILER



Nel quotidiano la catastrofe, quando deflagra violenta e totale, non la puoi evitare: ma dalle macerie si può far uscire qualcosa, lavorando sull’onesta condivisione del dolore e la memoria.





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Un film bello e divertente , sagace , che riesce a dire ( farebbero bene a vederselo anche chi le conosce già ) cose note e stra note anche ai muri , parlando del futuro e con un finale pieno di speranza e carico di un messaggio .
Nonostante a tratti sia , per chi ha sentito e risentito parlare di tali avvenimenti , prevedibile a l limite dello scontato , in quanto << ( .. )  Pif ha colto una verità di per sé poco appariscente, e ce la mostra da dietro una maschera di apparente ingenuità e goffaggine, che fa ridere e commuovere, di quelle lacrime che arrivano da non si sa bene dove e rimangono anche dopo che le hai asciugate. Perché nel quotidiano la catastrofe non la puoi evitare, quando deflagra violenta e totale, decisa da altri e messa in moto da mani occulte: ma dalle macerie si può far uscire qualcosa, lavorando sull’onesta condivisione del dolore e la memoria. (....) da http://www.valigiablu.it/la-mafia-uccide-solo-destate-il-quasi-capolavoro-di-pif/ è un film da vedere e far vedere nelle scuole anche alle elementari .
Questa è vera antimafia non quella da salotto o da professionisti .Un modo nuovo di raccontare la mafia. Un film che dissacra i boss e restituisce l’umanità dei grandi eroi dell’antimafia. Un sorriso ironico e mai banale sugli anni terribili degli omicidi eccellenti.Un modo originale , quindi , nel trattare il tema mafie non retorico e stereotipato o classico ( il padrino , la piovra , bronx , cento passi ,-- a cui lo stesso pif vi ha partecipato come auto regista --- ecc ) . Un film che sulla scia de il dolce e l'amaro , va alle origini sociali ed affronta la zona grigia fatta di silenzio assenso , e sdramatizzazione del fenomeno mafioso , vedere il titolo del film che è anche un dialogo del film : << Ma la mafia ucciderà anche noi?  Tranquillo. Ora siamo d’inverno. La mafia uccide solo d’estate.[IL padre al piccolo Arturo, prima di andare a dormire] >>
Lo stile del film utilizza, per molti aspetti, il linguaggio tipico della trasmissione televisiva Il Testimone di MTV di cui Pif è autore e conduttore. Gli argomenti, anche quelli più scabrosi e delicati, vengono trattati con un doppio registro fatto di ironia e fredda presentazione dei fatti, in una originale alternanza tra momenti comici e pugni allo stomaco . Infatti da http://www.mymovies.it/film/2013/solodestate/

Costruito come un romanzo di formazione, La mafia uccide solo d'estate trova la sua rilevanza in quello che racconta e la sua forza in come lo racconta e come rappresenta la mafia senza indulgenze celebrative. Infilato il terreno minato dell'universo criminale, Pif contempla il fascino sinistro dell'eroe del male, incarnato nel film da Giulio Andreotti e allargato a una lunga serie di 'persone perbene'e istituzionali fino alla bassa macelleria criminale, scartando i sentimenti retorici e i cliché che veicolano l'idea dell'immutabilità della Mafia. Nato in una regione incline al fatalismo come la Sicilia, Pif fa qualcosa di più che dimostrare la parabola discendente di Cosa Nostra, scegliendo come protagonista un ragazzino che coltiva sogni, speranze e illusioni e che imparerà a sottrarsi alle regole del gioco sentendosi e volendosi 'diverso' rispetto alla cultura diffusa di cui la criminalità organizzata è espressione. I padrini forti e arcaici visti sempre nella loro sacralità di potenti e cattivi vengono 'rovesciati' in una storia drammaturgicamente valida e capace di scendere dentro le cose.
Cinema impegnato in prima linea, che arriva col sorriso fino in fondo, fino a sentire e a far sentire un dolore lancinante, La Mafia uccide solo d'estate capovolge il comico in tragico ricordandoci che ribellarsi è possibile. Il film porta a coscienza del protagonista e della sua città i mostri che stanno anche dentro chi li vorrebbe cacciare e che decide per questo di dichiarare guerra a una parte di sé. Lo sguardo attonito e incredulo di Arturo bambino sulle omertà e le brutalità del mondo degli adulti, che lo hanno sedotto (Giulio Andreotti), innescato (il giornalista esiliato di Claudio Gioè) e (ri)educato (i 'retroscena' del potere mafioso), si posa adesso consapevole sul figlio e sulle targhe di marmo.
Targhe che 'medicano' le ferite di Palermo, targhe fissate sui suoi muri e nella sua memoria, targhe su cui Arturo legge i nomi dei caduti per la Mafia. Legge il loro impegno, le loro imprese, rompendo l'ordine delle cose (nostre) e avviando il processo di eredità di chi ha saputo far esistere la cultura come possibilità della comunità.






http://www.lamafiauccidesolodestate.com
http://it.wikipedia.org/wiki/La_mafia_uccide_solo_d'estate
http://www.valigiablu.it/la-mafia-uccide-solo-destate-il-quasi-capolavoro-di-pif/

04/09/12

solidarietà al cronista Antonio Mazzeo non lasciamolo solo

dalla  pagina  facebook    degli amici  messinesi sanspapierband
premetto che non sono  siciliano  , ma  l'attacco ( trovate  sotto  i dettagli  )  subito  dal giornalista antonio mazzeo mi sembra  che sia  d'una mentalità  anni  30\50  quando si dice  che la mafia non esisteva  .  
Io  ho letto   vari articoli e sentito in vari interventi sul  web  del  sudetto giornalista   mi sembra  (  e il video sotto delll'amico  Renato Accorinti



  lo conferma  )    tutt'altro che  fazioso  e  di parte  . E  non è  una  novità   che quella  zona  ( ovviamente   tenendo  che   ci vivono persone  oneste   anche se poco  coraggiose  ) non è nuova  alla  presenza  mafiosa  leggetevi questa  contro inchiesta  di  www.terrelibere.it  sullIncidente ferroviario di Rometta Messinese (  i fatti sono  tratti da  Da Wikipedia, l'enciclopedia libera  alla   voce Incidente ferroviario di Rometta Messinese


L'incidente ferroviario di Rometta Messinese si verificò il 20 luglio 2002, alle 18:56

Dinamica dell'incidente 

Il treno Espresso Freccia della Laguna, proveniente da Palermo Centrale e diretto a Venezia Santa Lucia, è appena partito dalla Stazione di Milazzo. Nella stazione di Messina Centrale dovrà unirsi all'altra sezione di treno, proveniente da Siracusa, per poi proseguire verso Venezia Santa Lucia.
In prossimità del segnale di protezione della stazione di Rometta, improvvisamente il locomotore E656.032 esce dalle rotaie, compie un giro di 180° ed urta violentemente le strutture laterali del ponticello sul sottostante torrente. Il resto del convoglio si stacca dalla motrice e dopo alcuni istanti va a schiantarsi sul casello ferroviario, per fortuna impresenziato. L’edificio viene sventrato in due parti. Un giunto mancante è la causa del disastro.
Sette persone rimangono intrappolate e perdono la vita oltre ad uno dei due macchinisti della locomotiva elettrica E656.032 fermatasi in bilico su di un ponte. Diversi vagoni del convoglio che trasportava circa 190 persone cadono in una scarpata di alcuni metri. Il bilancio finale è di 8 morti e 58 feriti

Indagini 

La macchina era stata revisionata da poco tempo e viaggiava a circa 105 km/h a fronte di un limite di circa 120 ammessi dalla linea in quel tratto specifico. La linea è sotto accusa: la manutenzione del binario terminata da pochi giorni non ha evidenziato un armamento non proprio in ordine. Il collaudo del binario, avvenuto con esito favorevole, ha visto il ripristino della normale velocità.
Da qualche tempo il personale di guida aveva segnalato, sugli appositi moduli, alcuni sbandamenti anomali rispetto ai caratteristici movimenti della macchina in corsa. Quella tratta era sottoposta a lavori di raddoppio e solo da pochi mesi era stata aperta ufficialmente all'esercizio una nuova galleria a doppio binario, la Galleria Peloritana, sotto i Monti Peloritani.
Dal 2002 tutti i convogli semi-distrutti si trovano depositati nell'area della stazione.



per chi volesse saperne di più oltre il video Renato  e  lo foto  riassuntiva      sopra riportati qui trova una sintesi della vicenda e non solo :



A  Voi  ogni giudizio in merito 


19/08/12

Messina, la Vara: Renato Accorinti, "Così com'è perdiamo tutti"

 dopo quiesta  vicenda  



 ho fatto  una  sega mentale  elucubrazione  \  riflessione   perchè  in sicilia  ( in  questo  caso  )  ma  anche  in terra  d'andrangheta  e di camorra     si  sceglie  
  questo



e  non queste





 (....)   Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! 

14/07/12

IL CAPITANO ULTIMO AND FALCOLANDIA 2012



    • 21 luglio
       alle ore 10.00
       fino a 23 luglio alle ore 0.00

  • via della tenuta della Mistica
  • Prima mostra/mercato di rapaci, festa e fiera dell'artigianato organizzata dall'associazione Volontari Capitano Ultimo onlus, il 21 e 22 luglio. Musica, stand, dimostrazione di volo libero dei rapaci. 

    Ingresso libero. www.volontaricapitanoultimo.it 






    "L'ambiente di tutti, per tutti. Senza distinzioni, senza ambiguità, con il coraggio di essere semplicemente esseri umani, finalmente esseri umani. Ambiente e umanità, ambiente e rispetto delle diversità, ambiente e legalità". ultimo

17/04/12

Giornata della memoria per le vittime della mafia a tempio pausania ( Olbia-tempio )

foto di Giovanni Antonio Puliga 


Venerdi scorso  si  è tenuto  a  Tempio la Giornata della memoria per le vittime della mafia . Essa  è  stata organizzata   dal   presidio di Libera "Rita Atria" di Tempio insieme all'associazione L'Almunìa  ( per    maggiori informazioni  su  d'essa  ecco   la loro  pagina di facebook  ) , presieduta da Antonio Masoni. E'  stato  un bellissimo momento  ( peccato che ho combinato casini  con la  digitale  e quindi  non ho  nessun filmato  e  foto  , ma  ne trovate  sotto  un testo    recitato  brillantemente                                                                                    
interpretato  dalla  bravissima  Maria antonietta  Pirrigheddu    foto  a  destra e  sempre  dalle   altre  foto   , che trovate  qui  in quest'album di facebook  .,   la bravissima Patrizia Pitzianti  ( foto  presa  dal suo profilo di facebook  )   ottime -- per  quel  che  ne  capisco di  danza    (  foto a  destra   tratta dal suo profilo di facebook  )    ottime  , per  quel che ne  capisco di danza sorridente confuso ,  le  sue  coreografie  danzanti   , e dell'ottimo    e promettetente     anche se  fa  solo cover   Mauro Savigni    di cui trovate  un video  di una sua  precedente  esibizione da me  girato   (  e qui  altri del suo canale di youtube  )  








Altri    attori  e   gruppi   \  Crew di  brack dance     cittadina ne  trovate  alcuni esempi cercando    su youtube   brack dance  tempio      )    di condivisione con musica , danza  , letture per costruire e diffondere la cultura della legalità,  della tolleranza   e del rispetto   .  Sul palco si sono alternati   artisti locali e giovani ragazzi  a cui è stata affidata la lettura di alcuni brani di un testo scritto da Don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera. "  Quando ci presentarono l'idea - dichiara Antonio Masoni all'unione  sarda    del 13\4\2012  - abbiamo immediatamente risposto a questa esigenza d'informazione che è di tutti. Intanto fa piacere il coinvolgimento delle  scuola e la partecipazione attiva nello spettacolo di giovanissimi, Il messaggio, che speriamo giunga, è quello che nessuno deve estraniarsi dai problemi che verranno trattati perché tutti dobbiamo esserne informati e legittimare il nostro No a mafie".  >> Grazie  al Patrocinio dell' l'amministrazione comunale e il Sasol   point  (  http://www.sardegnasolidale.it  ) n 20  ovvero al sezione  cittadina . 

ecco sotto  uno di testi recitati  da M.  Antonietta P  (  alias http://lunadivetro.it/  ) artista poliedrica  




«Caro papà,
ti scrivo dopo aver sentito quanto accaduto ieri a Roma: il suicidio della donna tunisina. Aveva 44 anni, un marito e un figlio, era da vent’anni in Italia, lavorava regolarmente in una cooperativa. Una decina di giorni fa era andata in questura per rinnovare il permesso di soggiorno, ha fatto la coda, dopo di che, arrivata allo sportello, l’hanno presa e portata nel campo. Il giorno seguente le hanno comunicato che l’indomani mattina sarebbe stata deportata in Tunisia. Quando, la mattina, sono entrati nella gabbia per rimpatriarla, l’hanno trovata impiccata, con il lenzuolo, nel bagno della cella. L’aveva detto e ridetto che lei in Tunisia non ci voleva andare, non ci poteva andare e non ci sarebbe andata, perché non aveva più niente e nessuno là. 
Ascoltare il grido di aiuto della sua amica è stato davvero straziante, sono cose che sappiamo, ‘accordo, ma sentire il dolore e la paura nella voce di questa donna, che supplica noi fuori di fare qualcosa, di non lasciare che vengano trattati come bestie, internati, torturati e deportati o uccisi in questi lager è stato qualcosa di agghiacciante. 
Come è agghiacciante il silenzio e l’indifferenza che hanno accompagnato la costruzione e ora accompagnano la gestione dei moderni campi di concentramento, e la promulgazione di leggi razziali (proprio mentre dilaga la vuota retorica da 25 aprile, antifascismo, Costituzione, liberazione…). Non so come si possa, dopo aver sentito urla come queste, cambiare canale o riprendere a lavorare o studiare, o abituarsi a conviverci… Io non ci riesco». 
Così, se non si danno risposte accettabili, si creano i ribelli!




con questo  è tutto

26/03/12

il giorno della civetta ,placido rizotto, peppino impastato , il dolce e l'amaro

Un mio amico  del web  ,  volendo approfondire la mafia al cinema  ed in tv  ,mi chiede alcuni titoli  di film  italiani  sulla mafia  . Ora , sbadato e con la testa fra le  nuvole  (  come di  mio solito  )  ho perso la  i suoi contatti   e quindi  , sperando  che mi ritrovi  , lancio  qui  il mio Message In A Bottle parafrasando la  famosa  canzone dei Police ora  in canna nel mio ipod  .                                                 I film  italiani  specifici  sulla mafia  , eccetto  le  fiction (  la  piovra celebre saga della serie italiana omonima prodotta tra il 1984 e il 2001  del commissario  cattani   alias  Michele  Placido  fino ala  4 e post  cattani  dalla  5  alla  10  .,  le  serie del capitano ultimo \  alias  del  Capitano    sergio di caprio    che catturo  toto riina   .,  Palermo Milano solo andata  seguito poi  da sequelMilano-Palermo: il ritorno. .,  il capo dei capi  .,  ) ed  i film  : Giovanni  falcone  di Giuseppe Ferrara e  Paolo Borsellino  di Gianluca maria Tavarelli.

 Ecco dunque  i  film in questione    




                                                         Il giorno della civetta

                                                                                                                                                                                                                                                                                            
Il film è stato girato a Partinico e a Palermo e prende spunto dall'omicidio del sindacalista comunista Accursio Miraglia, ucciso a Sciacca nel 1947 adattando il libro omonimo di Leonardo Sciascia.  è un film denuncia - drammatico del 1968 diretto da Damiano Damiani, ed interpretato da Franco Nero e Claudia Cardinale.Nel film risalta in maniera particolare l'atmosfera di omertà esistente nel paese e la corruzione diffusa in tutti gli ambienti: politico, giudiziario, ecclesiastico. Infatti quando uscì fu vietato ai minori di 18 anni: nella commissione di revisione (leggi: censura) c'era qualche amico degli amici o fu soltanto un eccesso di prudenza ?



                                           Placido  Rizzotto 
                   




un omaggio alla storia di un "uomo giusto" ucciso più di cinquant'anni fa e del quale non esiste (non è mai esistita) nemmeno la tomba, una lapide sulla quale portare i fiori e rinverdire la memoria.   Fino ad  oggi  , cioè  quando   9 marzo 2012 l'esame del DNA, comparato con quello estratto dal padre Carmelo Rizzotto, morto da tempo e riesumato per questo scopo, ha confermato che i resti trovati il 7 settembre 2009 presso le foibe di Rocca Busambra a Corleone appartengono a Placido. Ora  il 16 marzo 2012 il Consiglio dei Ministri ha deciso i Funerali di Stato per Placido Rizzotto. Cosi' almeno  sarà ricordato  da più gente  e non solo  dalla La cooperativa siciliana Libera Terra produce e commercializza due vini denominati Placido Rizzotto Bianco e Placido Rizzotto Rosso provenienti da vigne confiscate alla mafia.  Un ribelle, eliminato dalla mafia di Corleone: mandanti ed esecutori furono quasi subito catturati da un giovane capitano dei Carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, per essere poco tempo dopo assolti "per insufficienza di prove". È Placido Rizzotto, il nome di quel martire dimenticato: ed è il titolo scelto da Pasquale Scimeca per il suo intenso, emozionante, aspro film che ricostruisce quella breve, esaltante e non inutile vicenda umana.In ..... se LA pellicola è stata al centro di polemiche per non aver fatto alcun riferimento alla militanza politica di Rizzotto nel Partito Socialista Italiano ed accusata di aver costruito l'immagine di un Rizzotto comunista. Emanuele Macaluso ed altri intellettuali d'area socialista hanno più volte ribadito la convinta adesione di Placido Rizzotto ai valori del socialismo democratico, testimoniata durante tutta la sua attività politica il film è stato ottimamente ricostruito . qui e qui maggiori news e contesto in cui visse ed agii' e condusse la sua lotta alla mafia 


                                     IL dolce  & L'amaro 







La storia di

04/02/12

Un coraggioso 13 enne che fa della legalità e della lotta alla mafia un suo valore ma i coetanei lo considerano infame

da  un mio vecchio  post  su  http://cdv.splinder.com (  il mio  vecchio   blog  che  alcuni  di voi  conoscono   , e di cui ho recuperato , tranne gli ultimi  due  anni   ,  tutto il resto  )  ora  non più  esistente  ( infatti non  lo  metto come url cliccabile  )   ho ritrovato cazzeggiando    questo post  tramite  http://www.archive.org/  che risale al maggio del  2011
Esso è la storia  di  un ragazzo  vittima di bullismo  \ nonnismo   a cui  si    che  si è ribellato  denunciando pubblicamente  in un  tema  che  il sogno di diventare magistrato e per questo a scuola è tra i migliori. Quel suo sogno, però, è diventata una colpa   e ... il resto  lo leggerete nel post    e lo sentirete e nel video trattato da  repubblica 




video


"Falcone e Borsellino, sono i miei emblemi. Sono emblemi di giustizia ormai spenta che dobbiamo iniziare a far riaccendere, perché così non si può andare avanti". Giuseppe, 13 anni, nato e vissuto nel rione Paolo VI, profonda periferia di Taranto, è diventato un simbolo di legalità. Tra le palazzine dove vive in cui la mala spadroneggia, coltiva il sogno di diventare magistrato e per questo a scuola è tra i migliori. Quel suo sogno, però, è diventata una colpa. 
I coetanei lo chiamano "infame" o "testa storta", perché Giuseppe ha subito quattro operazioni. E porta addosso le cicatrici degli interventi, anche quelle sono motivo di sberleffo. L' ultima volta i compagni lo hanno scaraventato a terra per filmarlo e piazzare le immagini su Youtube. Lui si è ribellato. Il professore lo ha difeso. Ma Giuseppe ha fatto di più. Ha scritto una poesia per raccontare le angherie subite e descrivere la vita del suo quartiere. Ha spedito quei versi, intitolati "lo Stato a parte", alla redazione tarantina del nuovo quotidiano di Puglia. Così il suo calvario è diventato pubblico, e lui si è trasformato in un esempio di coraggio e resistenza.
Dopo essere stato ospite delle fiamme gialle e aver trascorso una giornata da finanziere, ha incontrato il procuratore di Lecce e anche quello di Bari, Antonio Laudati, nel suo tour a difesa della legalità
"Falcone e Borsellino, sono i miei emblemi. Sono emblemi di giustizia ormai spenta che dobbiamo iniziare a far riaccendere, perché così non si può andare avanti". Giuseppe, 13 anni, nato e vissuto nel rione Paolo VI, profonda periferia di Taranto, è diventato un simbolo di legalità. Tra le palazzine dove vive in cui la mala spadroneggia, coltiva il sogno di diventare magistrato e per questo a scuola è tra i migliori. Quel suo sogno, però, è diventata una colpa. 
I coetanei lo chiamano "infame" o "testa storta", perché Giuseppe ha subito quattro operazioni. E porta addosso le cicatrici degli interventi, anche quelle sono motivo di sberleffo. L' ultima volta i compagni lo hanno scaraventato a terra per filmarlo e piazzare le immagini su Youtube. Lui si è ribellato. Il professore lo ha difeso. Ma Giuseppe ha fatto di più. Ha scritto una poesia per raccontare le angherie subite e descrivere la vita del suo quartiere. Ha spedito quei versi, intitolati "lo Stato a parte", alla redazione tarantina del nuovo quotidiano di Puglia. Così il suo calvario è diventato pubblico, e lui si è trasformato in un esempio di coraggio e resistenza.
Dopo essere stato ospite delle fiamme gialle e aver trascorso una giornata da finanziere, ha incontrato il procuratore di Lecce e anche quello di Bari, Antonio Laudati, nel suo tour a difesa della legalità


Spero solo   che se realizzerà il suo sogno  , mantenga  quanto dichiarato  qui  è non faccia come   un famoso  giudice  





22/10/10

le donne hanno più dignità di noi ?

Leggendo   queste due storie    che troverete nele righe suiccessive  mi chiedo canticchiando questa canzone autocritica   di Bennato




se le donne  , oltre che in amore  sono più forti di noi uomini e che forse non sarà per  quiesto che i maschi (  ovviamente senza  generalizzare  )  fustranti  ed  incapaci  di reagire al di fuori della tv , almeno per  ora    come  dimostra  il documentario il corpo dellle donne ,  citato  su  queste pagne ( , ora  anche sito internet  ed  un   un libro     ) culturalemente alla perdita  del  loro  dominio  reagiscono  copn violenza   ?
 Adesso le storie .


La prima



Ieri 21\10\2010  Nel bar  ,   quello in cui vado  do solito  è chiuso per ferie  , fra  i giornali  oltre  quelli locali ed il corriere della sera   , c'era il  giornale  (    la velina   del governo ) e da tale  copia   da me acquistata  online   ( a dmostrrazione che  non sono  mentale   chiuso  ,  o comunista  come  mi definiscono   a destra o fascista  a sinistra  ) , perché  spesso capita  che anche  gli organi governativi  ( per  non cadere nel volgare  e  per mantenermi  nel rispetto di voi lettori\lettrici  o utenti  )  ci sia  fra tante veline  deglia rticoli interessanti  . Infatti sfogliandolo ,  passando oltre  gli editoriali e le pagine politiche  interne  , faziose i oltre  ogni normalità fisiologica (  visto che  tutti i giornali   sono di parte  \ faziosi )  fino a  farmi vomitare    arrivo alla pagina  della politica estera   ed  ho trovato anche li  fra faziosità   un articolo interessante   che vado a riportare .
Esso narra  la storia  \ la vicenda    di   una ragazza coraggiosa per  avre 20  annni e con un  forte  valore  della legalità  e  della legge  in un paese  corrotto  con il narcotraffico (  o mafia che dir si voglia  )


LA GUERRA DELLA DROGA IN MESSICO
La studentessa che vuol sconfiggere i narcos
A Guadalupe, una delle città più violente e pericolose del Paese, nessuno voleva il posto di commissario anti-cartelli L’unica a candidarsi è stata Marisol, 20 anni: «Tutti hanno paura, ma qualcuno questo mestiere lo deve pur fare»





AL LAVORO
Marisol Valles nel suo ufficio. La ragazza, 20 anni, studen­tessa di criminologia a Ciudad Juarez, è stata nominata capo della polizia di Guadalupe, diecimila anime per una cittadina ai confini con il Texas, completamente in mano ai narcos. È stata l’unica che ha accettato la sfida, la sua città è al centro di una faida che in una sola settimana, proprio prima della sua nomina, è costata la vita a otto persone
Manila Alfano
A Guadalupe la legge ha la faccia pulita e ingenua di una ragazzina di vent’anni. Marisol Valles è stata l’unica ad aver accettato: ci ha pensa­to un attimo e poi ha detto sì a quel posto di capo della poli­zia che nessuno voleva. A giu­gno, l’uomo che prima occu­pava il suo posto, il direttore di polizia Jesus Manuel Lara Rodriguez, è stato trovato de­capitato e con lui i narcos ave­vano ucciso anche suo figlio. Erano andati a casa, in asset­to da guerra e avevano ucciso tutti, senza farsi scrupoli, fe­rendo i passanti per strada, ammazzando il custode. Era­no mesi che lo minacciavano e lo mettevano in guardia. Lui non si era fatto intimidi­re, la legge prima di tutto. E ha pagato. Da allora nessun sostituto si era fatto avanti. Un mese dopo era stata la vol­ta del sindaco, stessa sorte: ri­trovato con la testa mozzata. Guadalupe è l’inferno mes­sicano, peggio c’è solo Ciu­dad Juarez, a sessanta chilo­metri da lì. Il centro delle vio­lenze dei trafficanti di droga e della criminalità organizzata ai confini del Texas si concen­tra qui. È per questo che quel posto di capo della polizia proprio non lo vuole nessu­no. Da quelle parti chi fa ri­spettare le regole muore. Poi, a farsi avanti, a dire sì, è arriva­ta lei, Marisol, occhi grandi e neri, studentessa di crimino­­logia all’università, nuovo ca­po della polizia di Guadalu­pe, diecimila abitanti e otto omicidi solo la settimana scorsa.
È il metodo narcos, la guer­ra dei trafficanti di droga che si combatte ormai da mesi nelle strade al confine con il Texas. È da qui che passano i carichi di cocaina, arrivano dal Sud dell’America Latina, passano per la Colombia, at­traversano il confine con il Messico, salendo verso nord, nell’America ricca. Gli Stati Uniti. Un problema che
gli americani stanno cercan­do di combattere con l’invio di militari per aiutare i federa­li a sorvegliare il confine. Ar­nold Schwarzenegger ha mandato 224 guardie nazio­nali californiane. A giugno Obama ha disposto l’invio di 1.200 uomini lungo tutta la frontiera. Anche il governo messicano cerca di reagire: il presidente Felipe Calderon ha incrementato le misure di sicurezza, ha rafforzato la presenza dei militari nelle zo­ne più a rischio. «Il Messico vive un problema che per de­cenni è stato in incubazione, e anche la soluzione richiede­rà molto tempo», ammetto­no oggi gli esperti.
«Tutti hanno paura, anche io ne ho, ma qualcuno lo de­ve pur fare questo mestiere». Marisol lo sa. È giovane, è donna. In questa faida lei è un obbiettivo fin troppo faci­le.

Marisol si sforza di sem­brare sicura e disinvolta e al­lora parla con i giornalisti, si sente che ha studiato, che ha le idee chiare, quasi da ma­nuale: «Il mio obiettivo non sarà soltanto quello di com­battere il traffico di droga, ma di occuparmi dei quartie­ri e delle scuole. Vorrei crea­re una polizia su due ruote, penso a programmi alternati­vi di vigilanza». È ambiziosa e i suoi progetti assomigliano più a quelli di un capo di poli­zia di una città qualunque, che non vuole cedere alla re­altà, alla gente che ha paura anche di uscire in strada. La nomina della giovanissima «poliziotta» arriva nel giorno in cui più a ovest, al confine con la California, nella città di Tijuana, è stato messo a se­gno uno storico sequestro di marijuana: oltre 105 tonnel­late di «erba» per un valore di 335 milioni di dollari. Droga che avrebbe potuto essere venduta negli Stati Uniti in 210 milioni di dosi. «È un col­po gravis­simo per la crimina­lità organizzata e i narcotraffi­canti messicani», ha detto il generale dell’esercito Alfon­so Duarte Mujica, che ha con­dotto la gigantesca operazio­ne, spiegando che il valore della marijuana può anche «triplicare nella vendita al dettaglio negli Stati Uniti».
È il più grosso carico di dro­ga sequestrata in Messico ne­gli ultimi anni. I narcotraffi­canti hanno già diramato messaggi di morte e minacce sulle radio pirata. Ma forse questo colpo è un segno, un buon auspicio per il coraggio di Marisol.

TERRORE Il suo predecessore è stato decapitato. Soltanto lei ha accettato la sfida LOTTA Per combattere il contrabbando Obama ha inviato 1.200 militari lungo la frontiera

La seconda  invece fìviene dala mia bacheca  di fb    dove   tramite la condivisione    na mia utente   ha condiviso   questa nota
pubblicata da Cinzia Sbardella il giorno sabato 5 giugno 2010 alle ore 11.37 su la  coraggiosa scelta difficile ma obbligata  quella di  Maria Luisa Busi che  ha  lasciato   il TG1: "Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte
--br--

                 FINALMENTE QUALCUNO SI RIBELLA



L'avete letta questa lettera?
Io non guardo più la tv e raramente leggo i giornali convenzionali   per questo non avevo avuto modo di apprendere questa notizia......E BRAVA, CHI L'AVREBBE DETTO DI VISO D'ANGELO!!!  FATELA CIRCOLARE è una bella lettera!!!!!  Questa è la versione integrale pubblicata dall'Ansa, indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della RaiMauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabiledelle Risorse umane Luciano Flussi." Una scelta difficile ma obbligata  quella di  Maria Luisa Busi che  ha  lasciato   il TG1: "Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte


"Caro direttore - scrive la Busi -
Ti chiedo di essere sollevata dalla  mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me - prosegue - una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di  credibilità nei confronti dei telespettatori. Come ha detto - osserva la giornalista - il presidente della Commissione di  Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'la più grande testata italiana, rinunciando  alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la suaidentità, parte dell'ascolto tradizionale´.Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perchè è un grande giornale. È  stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani.  Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di  una voce sola. Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di  parte.
Dov'è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro  titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie.
Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere  al mondo un figlio? E dove sono i  cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè  falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata.
Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna  interattiva multimediale.
L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato,  smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante  volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo.
Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei  programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale  del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese.
Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.
Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni  professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una   conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto.
Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.
I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova.  Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al  grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica.
Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia  professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto   recentemente. Pertanto:
1) respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito dileale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un  arricchimento.
Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è  più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui  mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e  onesti.
E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai,lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le  loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non  debba trarre profitto dal proprio ruolo.
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo  l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di `danneggiare il giornale per cui lavoro´, con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il tg1 darà conto
delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a  campagne ideologiche´. Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto.
Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me  diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi  dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni.
Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo.Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle  20.
Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo  molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno. Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.
 

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