Visualizzazione post con etichetta animali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta animali. Mostra tutti i post

25/12/16

a pietà l'è morta ? trieste Micio paralizzato "scaricato" davanti ai bidoni dell'immondizia: caccia al colpevole


N.B


onde evitare d rovinarsi il pranzo e la giornata natalizia si sconsiglia la lettura istantanea di questo post   e  si  consiglia  la lettura  nei  giorni  successivi

Stavo   cercando un slide diapositiva fotografica     pubblicata tempo fa    sula mia bacheca  di Facebook     ed  trovo questa   che trovate  sotto  , dimenticata dall'atmosfera natalizia  .


Micio paralizzato "scaricato" davanti ai bidoni dell'immondizia: caccia al colpevole

da  http://www.ilgazzettino.it/nordest/trieste/      Venerdì 23 Dicembre 2016, 14:52





di E.B.TRIESTE

Alla cattiveria non c'è mai fine. Un gatto adulto affetto da una paralisi è stato abbandonato questa mattina davanti ai bidoni dell'immondizia davanti al Palazzo della Regione, in riva Nazario Sauro. A denunciare l'accaduto è una triestina con un eloquente ma quanto mai triste post su Facebook: «Qualcuno ha scaricato questo povero gatto fuori dai bidoni della spazzatura davanti al palazzo della Regione di Riva Nazario Sauro. Hanno buttato il trasportino nella spazzatura. Il micio e' stato portato dal veterinario, che ha accertato le gravi condizioni dovute ad un trombo agli arti inferiori in corso gia' da giorni e ora tentano di salvarlo. L'hanno scaricato paralizzato.... questo gatto e' di casa...si vede. Chi ha potuto commettere un gesto così inumano??? Condividete il post nella speranza di trovare il colpevole, grazie».
Ovviamente il post ha scatenato la rabbia e lo sgomento del popolo social. Qualcuno si è subito fatto avanti per adottarlo. Il micio purtroppo però non ce l'ha fatta, è morto questo pomeriggio alla clinica Catalan di via Rossetti dove era stato portato per ricevere le cure necessarie.


Questo Un abbandono ancor più delinquenziale, vista la malattia del micio e la sua successiva morte. Mi auguro che si riesca a capire la responsabilità: l'abbandono è' anche un reato o,tre che un gesto vigliacco e crudele ! Ce tristezza e che che schifo ...anche il mio precedente gatto

ha avuto lo stesso problema ... almeno credo ma è deceduto a casa .Mi chiedo ( le solite domande destinate a rimanere senza risposta ed a voltare nel vento ma queste persone sono costoro andranno a messa a natale -Ma come si fa... tenere in casa e vivere con una bestiola per anni, poi, appena sta male buttarla nella spazzatura come una scarpa rotta? Lasciarlo là ad agonizzare? Lasciarlo là,iin qualche  canile  al massimo  , se non si  vuole  soffrire  vederlo troppo morire   , o   fargli   quando ormai non c'è più niente  da  fare  una puntura    e  via  da parte  del  veterinario   Non riesco a concepire come si possa arrivare a tale livello di crudeltà    e mancnza  di rispetto   anche  di un moribondo  !

24/11/16

Apprendere dagli animali

A  testimoniare  l'attualità  dei romanzi di  Jack London   di cui  quest'anno si sono celebrati i  cento anni  della morte   ci  sono  sia  i recenti studi   Le neuroscienze stanno iniziando a studiare le origini evolutive dell’empatia, dell’altruismo e il ruolo di un legame genetico negli esseri umani e negli animali.  di cui rovate  maggiori dettagli in questo articolo riportato sotto 
da http://www.neuroscienze.net/?p=4748

.

[--] Ricerche sugli animali mostrano che il loro comportamento manifesta la consapevolezza dei legami familiari, dell’amicizia e delle relazioni sociali. I primati, per de Waal, condividono con l’uomo valori radicati, che sono esistiti fin dall’inizio dei tempi, come quello di “sopravvivenza” del singolo e del gruppo, il desiderio di appartenenza, di amare e di essere amati o di andare d’accordo. Sono comportamenti morali che sono generati “dall’evoluzione naturale”.
L’etica pertanto è “nata dal basso” e si è evoluta nel mondo animale poiché la cooperazione e l’altruismo apportano “vantaggi” alla comunità, a tutti e a ciascuno.
Esistono prove- afferma de Waal- a sostegno dell’esistenza dell’altruismo e dell’empatia negli animali. Nell’altruismo, gli animali seguono in sostanza “un impulso benevolo”. In tutti i mammiferi è presente la cura dei piccoli, un comportamento che è la forma archetipo di altruismo. Insetti quali formiche ed api sono “meravigliosamente cooperativi e il loro studio ha fatto “progredire” la nostra comprensione dell’altruismo. I mammiferi sono “molto sensibili” alla sofferenza e alla compassione di altri, compiono buone azioni e dunque manifestano “tendenze morali”. Sono atteggiamenti che troviamo persino nei ratti e nei topi.
Ricerche mostrano che in quasi tutte le specie, gli adulti che combattono, si fermano appena vincono. L’uomo uccide- commenta Wrangham- laddove animali meno intelligenti desiderano soltanto metterli in fuga spaventandoli. Il termine “bestialità”, riferito alla violenza umana, è “un’offesa- rileva Zajonc- alle specie non umane. L’uomo ha un temperamento “demoniaco”
Molte ricerche poi indicano che solo la nostra specie ceda regolarmente all’impulso di commettere omicidi conspecifici, stupri e altri crimini sessuali 
E’ impossibile scorrere la cronaca quotidiana senza scoprirvi “i segni- scrive Baudelaire- della più spaventosa perversione umana. Guerre, delitti, furti impudicizie, torture, un’ubriacatura d’atrocità universale”. “In ogni uomo-precisa Dostoewskij- si nasconde una bestia”. Nessun animale “uccide per il solo piacere di farlo. Quando lo fa- spiega Masson nel libro “Le bestie siamo noi” (Edizioni Sonda) è per autodifesa o per proteggere la prole o per mangiare. Infatti << Fra tutti gli animali, l’uomo è “il più crudele >> (Mak Twain).
Insomma, siamo buoni o cattivi? Le neuroscienze ci dicono che il cervello umano è una combinazione di bene e male, egoismo e altruismo, miseria e nobiltà, creatività, distruzione e autodistruzione, odio, invidia e amore, eros e thanatos. Il nostro cervello è unico e ognuno di noi è differente dall’altro.

E  questa    storia vicenda     preda  da
http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca   del 22 novembre 2016

La storia di Timmi, il cane che diventa prof
Ha rischiato la morte, ora cammina con le rotelle: presto sarà in classe con la docente che lo ha accudito
di Stefano Bramanti





PORTOFERRAIO.
 Timmi è un piccolo cane nero, elbano. Purtroppo è disabile ma diventerà un “docente” nelle scuole livornesi, alle elementari Puccini e Micheli. Non ha più l'uso della zampe posteriori e un congegno a rotelle gli permette di muoversi. Nonostante ciò, insieme ad altri sei suoi simili, tra cui Cirillo, cieco, e Hoppy colpito da una grave lesione, sarà in classe insieme a Rosa Rispoli, l'insegnante di religione, la quale ricorda che «I bambini apprendono con esempi concreti. La compagnia dei diversi, di chi ha sofferto, ma dimostra una grande voglia di vivere e dà affetto, è un'esperienza molto formativa. Fa capire il valore della vita, la gioia dello stare insieme, senza escludere nessuno. Uno schiaffo a bullismo ed emarginazione, vivere e condividere sono doni di Dio».
Ma facciamo un passo indietro per capire la storia dello sfortunato, ma rinato, cane isolano, un meticcio che ama molto stare con i bambini. Deve la sua nuova vita ai volontari dell'associazione isolana Animal Project.
«Due anni fa Timmi era in pericolo di vita – racconta Rossana Braschi, presidente del team – ci fu segnalato nella zona di Lacona. Era stato probabilmente abbandonato e fu investito da un'auto pirata che lo lasciò al bordo della strada con la schiena spezzata e altre ferite gravi. Lo abbiamo soccorso e affidato alle cure del veterinario Marco Melosi. Un intervento chirurgico ha evitato il decesso. Il cane però ha perso l'uso della zampe posteriori e ci sono volute cure fisioterapiche nella clinica della dottoressa Mariani a Livorno. In totale 5000 euro di spese, risolte grazie ad importanti donatrici».
A Timmi, per superare la sua infermità, gli fu applicato al corpo un carrellino con due ruote e il povero cane, dopo 4 mesi di ricovero e non vivendo più in una famiglia, come accade agli umani, fu colpito da una grave nevrosi. Ma ecco la svolta positiva: un miracolo chiamato Rosa Rispoli. Lo ha adottato accogliendolo nella sua casa livornese. Una docente di religione che ha altri sei cani, tutti disabili. «Dispongo di un ampio giardino – dice – e ho accolto volentieri Timmi il cane venuto dall'Elba. Siamo una bella famiglia allargata. Ora voglio attuare un progetto coraggioso, mai fatto in Italia e sono certa della sua validità: coinvolgere i cani nel mio lavoro a scuola. I miei non sono cani normodotati, ma hanno una marcia in più. Amano la vita con tutto il cuore, hanno saputo reagire alle difficoltà e invece di diventare asociali sono ancora più buoni e socievoli». E guarda caso Timmi isolano ha un bel carattere, è campione di affettuosità. «Certo– conclude Rispoli – sarà in classe con me, se il mio piano formativo sarà approvato da chi di dovere. Fare scuola coinvolgendo i miei sette cani speciali sono certa sarà un bello stimolo positivo per i bambini, sempre pronti a dare e ricevere affetto. Un'esperienza che farà capire a tutti come Dio sia in questi poveri esseri e nonostante gli handicap diventano esempi per tutti». E' del resto noto come i cani e gli animali in genere, offrono
amore disinteressato, come quello del Signore, che accoglie tutti con gioia. «Gli uomini invece – chiosa Rispoli – diventano un'immagine sbiadita di Dio, quando compiono azioni negative. La storia ce lo insegna. Timmi se potesse parlare ce lo spiegherebbe molto bene».






 l’uomo è “il più crudele  >>(Mak Twain).

03/01/16

[ AGGIORNAMENTO - REPRISE ] Siniscola, legano un petardo al collo di un gabbiano e filmano l'esplosione che lo uccide trovati i colpevoli del vigliacco gesto

aggiornamento   della news  precedente 

N.B 

non riporto  ulteriormente  il video  ,  contente  la crudeltà del gesto , non per  censura  autocensura    ma  per evitare  atti di emulazione  e  di imbecillità . Però  chiunque  volesse vederlo  lo può fare  nel mio precedente post  ( trovate il link sopra  in alto )  

  dalla  nuova  sardegna del
03 gennaio 2016

SINISCOLA
Gli agenti del Corpo forestale e i carabinieri preparano la denuncia di due pescatori che sarebbero gli autori del video fatto sulla barca dove l'uccello è stato catturato e barbaramente ammazzato
Il un   frame del video  il  petardo legato al collo del gabbiano 
Due pescatori saranno denunciati dagli agenti del Corpo forestale e dai carabinieri di Siniscola per l'orribile fine di un gabbiano al quale i due uomini avrebbero attaccato un petardo che è esploso durante il volo dell'uccello dilaniandolo
Nel video si vede con chiarezza che due uomini legano al collo del gabbiano un petardo, lo lanciano in volo e assistono all'esplosione in un coro di risate.
I carabinieri e i forestali, ricevuta la segnalazione sul filmato che circola su youtube, hanno avviato le indagini e i due pescatori sarebbero stati individuati. Molto presto verranno denunciati
Ora   a mente   fredda    adesso  , rispetto  a i mie  commenti  a  caldo   fatti nel post   precedente o miei commenti su facebook e su twitter , esprimo un pensiero meno violento Gli avrei prescritto una cura psichiatrica, oltre al ritiro della licenza di pesca, persone mentalmente disturbate non meritano . 
In chiusura   annuncio anche se  a malincuore [SIC ]  perchè  era fra  i primissimi compagni di strada  dell'avventura  del blog  quando ancora  si chiamava   cdv.splinder     , ma  la  sua  deriva  ultra  cattolica  ( leggi alla mario Adinolfi ed  affini  )  e reazionaria  oltre  che salvinista  populista  non riuscivo più a sopportarla   ,  come se  mi togliessi un sasso dalla scarpa , che   dopo questa   discussione  avvenuta  sul gruppo ambientalista   di facebook  in volo   la signora  non fa  più parte  del mio percorso   \  compagni di strada  - viaggio  

Giuseppe Scano sono ....., ma non so chi è più ..... se chi ha condiviso il video e messo acriticamente mi piace ., o chi come quella populista di Loredana Ines Morandi ha scritto tali imbecillità http://on.fb.me/22DCARq
Mi piaceRispondi8 h
Loredana Ines Morandi Per un poco di campanilismo non perdere il senso della violenza indicibile del fatto accaduto. Prega Iddio che nessuno lo ripeta, perché altro che quel che ho scritto io meriterebbero i due.
Mi piaceRispondi8 h
Giuseppe Scano non ė questione di campanilismo ma d'insulti ad a gli abitanti di una regione
Mi piaceRispondi6 h
Loredana Ines Morandi Quindi è campanilismo.
Mi piaceRispondi6 h
Giuseppe Scano per me no. allora se lo fa un romano mi metto a dire che siete tutti sadici e coglioni . e vediamo come reagisci
Mi piaceRispondi5 h
Loredana Ines Morandi A me, francamente, non interessa proprio. Dì pure quello che ti pare. Sarà che la Lega ci ha già abituati al grido di "Roma ladrona", e dato che essendo riferito ai vari governi è quasi in tutti i casi cosa vera....
Mi piaceRispondi5 h


con  questo è tutto  buonanotte 


19/12/15

La scelta di Eugenia: a 22 anni lavora con diciassette asini


Dopo il diploma è diventata socia dell’Asineria Aria Aperta: «Più sacrifici dei miei coetanei, ma così sono felice»
di Elisa Pederzoli


REGGIO EMILIA.
«Gli asini? Ti insegnano la lentezza. Noi la chiamiamo: la filosofia dell’asino. Quando hai fretta e loro ti guardano con quell’aria come per dire: ma dove devi andare? A quel punto, cala la tensione. Ai bambini che ci vengono a trovare, dico sempre: se qualcuno vi dà dell’asino, voi rispondete grazie. Perché un complimento».Eugenia Dallaglio ha 22 anni e abita ad Arceto. E quella degli asini non è solo una passione, ma una scelta di vita. Dopo il diploma ha deciso di smettere gli studi e di investire su se stessa e su di loro: oggi è guardia ambientale e una giovanissima socia dell’Asineria Aria Aperta di San Maurizio, fondata da Massimo Montanari. La sua storia l’abbiamo conosciuta grazie alla nostra maratona fotografica, martedì, quando il suo socio ci ha mandato alcuni scatti della loro giornata di lavoro decisamente fuori dall’ordinario con i loro 17 asini. Quasi ogni sabato mattina è possibile incontrarli in piazza Fontanesi.§«Tutto è iniziato quando avevo 7 anni, con i campi all’antica podesteria di Gombola, nel Modenese. Lì ho conosciuto Massimo Montanari, le sue storie e gli asini. Non ho più smesso di parteciparvi. Mi si è aperto un mondo. Da bambina mi è sempre piaciuta la natura e mi sono innamorata degli asini, delle storie sui briganti e le streghe che popolano il bosco. Non mi sono più staccata da queste cose».Già, perchè quando poi ha scoperto che Montanari è di Reggio Emilia le occasioni per stare con i suoi asini non sono mancate.«Volevo sempre partecipare alle passeggiate e alle iniziative che faceva - racconta sorridendo - I miei genitori sono stati costretti tante volte a starmi a guardare mentre io trascorrevo tutte le giornate con gli asini, aiutando gli altri bambini a salire. Stare con loro era quello che preferivo fare».
E così, dopo il diploma al liceo umanistico conseguito quattro anni fa all’istituto Matilde di Canossa, scegliere gli asini è stata la cosa più naturale da fare.
«Quella scuola ha fatto crescere in me l’interesse verso la psicologia, i bambini. Così, quando ho finito mi sono iscritta al corso di guida ambientale escursionista, mi sono affiancata a Massimo e due anni fa sono entrata in società con lui. I miei sono sempre stati al mio fianco» racconta Eugenia. E’ stata una scelta diversa la sua, non priva di sacrifici.

«Ho trasformato la mia passione nel mio lavoro. Non è sempre facile. I miei coetanei vanno all’università, altri lavorano in ufficio. Io invece ho un lavoro che mi prende a 360 gradi, non mi fermo mai. Perchè siamo sempre in giro con i nostri progetti e anche quando sembra di aver finito sono attaccata al computer per rispondere a mail, prendere accordi. E quando i miei amici magari d’estate vanno al mare io devo rinunciare, per il mio lavoro» confida.«Ma dopo due anni, sto raccogliendo il frutto di questi sacrifici e tante soddisfazioni che magari altri ragazzi della mia età non riescono a conoscere. E’ questo è bellissimo, ripaga di tutto».

18/07/15

Il lungo volo di Jonathan, gabbiano che ama un uomo Salvato, cresciuto e accudito da un bagnino, l'animale una volta restituito alla libertà ha valicato le Alpi: un viaggio di 150 km per tornare da lui



chi se ne frega se è un quotidiano di destra diventato , pur di evitare di parlare male o e riportare articoli critici di destra riguardanti il padrone , malpancista \ seminatore d'odio ovvero un organo di becero populismo . Ma questa storia è bellissima


-  da il giornale  Sab, 18/07/2015 - 08:29

Il lungo volo di Jonathan, gabbiano che ama un uomo
Salvato, cresciuto e accudito da un bagnino, l'animale una volta restituito alla libertà ha valicato le Alpi: un viaggio di 150 km per tornare da lui
Nadia Muratore 








Bernezzo (Cn) - Non poteva che chiamarsi Jonathan, come il protagonista del romanzo di Richard Bach, il gabbiano che ha percorso quasi 150 chilometri per ritrovare l'uomo che si è preso cura di lui, fino a quando, in un estremo atto di amore, ha voluto regalargli la libertà.



Una libertà che però a Jonathan non è piaciuta, preferendo il suo papà umano agli stormi dei suoi simili. Così ha volato ininterrottamente per dieci ore, dalle Alpi di Bernezzo - in provincia di Cuneo - fino al mar ligure di Loano (Savona), sfidando le correnti, probabilmente anche perdendosi tra le Alpi e gli Appennini, per poi girare a Ponente e vedere finalmente il mare. E soprattutto ritrovare lui, Valerio Tovano, il bagnino che per oltre un anno gli ha fatto da papà, insegnandogli a mangiare, a pescare in mare e a volare. Libero di andarsene o di tornare, come ha sempre fatto, su quei trespoli che Valerio ha costruito in casa, in spiaggia, sul terrazzo.

Questa storia inizia quando il bagnino salva da morte sicura un gabbiano avvelenato, consegnandolo ai volontari dell'Enpa di Savona. A loro, il bagnino confida: «Poter accudire un gabbiano è sempre stato il sogno della mia vita, fin da quando ero bambino». Il giorno dopo i volontari si presentano in spiaggia con un batuffolo in mano: è Jonathan, sette giorni di vita e già senza mamma, ed è amore a prima vista. Da quel momento inizia l'avventura della stana coppia e tra loro nasce un rapporto talmente speciale da infischiarsene anche delle regole della natura. Valerio con pazienza e amore insegna a Jonathan a procurarsi il cibo in mare, a volare e anche a nuotare, sempre accanto a lui. Il bagnino resta ore seduto a scrutare il mare e il suo Jon gli sta accanto, Valerio nuota e il gabbiano fa le acrobazie sopra la sua testa, per poi planargli accanto, sotto gli occhi meravigliati dei bagnanti. Dove c'è uno arriva l'altro. Jonathan, che se ne infischia degli stormi dei suoi simili che gli volano sulla testa, diventa la mascotte del lido e tutti perdonano le sue marachelle. «Adora le palline colorate - lo giustifica Valerio - ma le prende solo in prestito   poi le riporta in spiaggia».
Il legame tra i due è sempre più forte ma Valerio sa che il destino del suo Jonathan è tornare libero, raggiungere i suoi simili, dimenticandosi di quella parentesi di vita vissuta con un umano; arriva così il momento di staccarsi da Jon. «Una decisione sofferta - sottolinea Valerio - che ho preso per il suo bene». Jonathan viene trasferito nel centro di Bernezzo, dove volontari preparati si prenderanno cura di lui, fino a quando potrà raggiungere i suoi simili. «Allontanarmi da lì è stato un dramma - ricorda Valerio - me ne sono andato senza voltarmi, immaginando che quella sarebbe stata l'ultima volta che lo avrei visto. I volontari gli hanno tagliato subito le piume, per prepararlo a prendere il volo in autunno, quindi non avrebbe potuto volar via. E invece…». E invece dopo due giorni il gabbiano con grande difficoltà dai monti del Cuneese, arriva al mare di Loano. «Quando l'ho visto non potevo crederci - racconta il bagnino -. Gli ho chiesto: e tu cosa ci fai qui?, lui mi ha risposto nel suo modo e poi si è diretto nella mia cabina, in cerca di cibo». Per Jonathan volare per 150 chilometri deve essere stato uno sforzo enorme ma inutile, visto che qualche giorno dopo Valerio lo ha riportato a Bernezzo. «Jon è nato libero - si giustifica il bagnino - e deve tornare ad esserlo, deve volare con i suoi simili e dimenticarsi di me». Su questa ultima frase la sua voce si inceppa un attimo e poi con un sorriso, quasi sussurra: «Però in fondo al cuore so che tornerà da me».

Una  storia   cje stestimonia  il fatto di come gli animali  in quanto a riconoscenza,amore, amicizia ,gli animali sono,quasi sempre,migliori dell'uomo!! Se tu gli dai 100,loro ti restituiscono 1.000!!Provare per credere!!!!Peccato solo che non abbiano la parola !! Anche  se  come giustamente fa notare  il  commento  di ziobeppe1951Sab, 18/07/2015 - 12:41 :


purtroppo loro non hanno la parola e gli uomini ne hanno troppe di parole...ma anche senza parlare riescono a farsi capire benissimo...ho vissuto 40 anni con cani e gatti..( ora gia' non posso data l'eta') e le piu' grandi amicizie sono state con loro


A  volte penso  che  è  meglio se   non parlano altrimenti ci  farebbero notare  di come  ( nella maggior  parte dei casi   )    siamo meschini . Ecco un caso  di tale  meschinità ( metaforicamente parlando  da  Il Mattino > Primo Piano > Cronacaì  del  6 Marzo 2015, 20:56 -



Il cane gettato dall'auto torna a casa e il padrone lo fa sopprimere



 er  stomaci forti  qui l'intera  vicenda



    non riesco a leggerlo  tutto    la nostra  cagnolina  il mio cane credo però che non manchi molto a parlare... comunque ci capiamo alla grande !!!!

24/03/15

a volte l'invenzione ti salava la vita . veterinario s'nventa una protesi e ricostruisce il becco dilaniato da una volpe ad un oca che difendeva ila siua comunità

BONASCOLA. Un'oca con un becco di rame: è stato questo lo strano ospite degli studenti di alcune classi dell'istituto comprensivo Fossola Gentili, che qualche giorno fa hanno accolto nella palestra della scuola "A. Dazzi" il veterinario toscano Alberto Briganti e la sua oca prodigio, denominata appunto "Becco di rame" in seguito all'installazione di una vera e propria protesi in metallo che le consente di utilizzare il becco e di nutrirsi dopo un incidente che l'ha vista protagonista poco più di un anno fa.
 
video
 
"Becco di rame", la favola per bambini tratta dalla vera storia di quest'oca, scritta dallo stesso medico, che ha effettuato questo singolare intervento, narra la vicenda di un animale da cortile come tanti, reso famoso dalla sua incredibile storia: dopo un'aggressione subita da parte di una volpe, che le era costato l'uso del becco, è stata salvata grazie a questa protesi, frutto del genio e dell'impegno del dottor Briganti, che da quando ha ottenuto questo successo veterinario, sta girando l'Italia per mostrare a tutti la sua impresa e per insegnare a grandi e piccini cosa significa accettare le diversità degli altri, oltre che amare gli animali, tutti gli animali, senza distinzioni: «Quando mi sono trovato davanti quest'animale - ha detto Briganti ai bambini - non ho pensato neanche per un istante che si trattava di un animale semplice, come ne avevo visti a migliaia nella mia vita: per me quello che contava era consentirgli di continuare a vivere, e ho effettuato l'intervento con questo unico scopo. Riuscire in un'impresa di cui neanche io stesso potevo prevedere l'esito, e salvare una vita, mi ha reso molto soddisfatto, come medico e come uomo».

27/02/15

abbattere i cani aggresivi ? un altra strada è possibile il caso di Rauyl un cane molosso di porto torres ( sassari )


Non sempre  un cane pericoloso    necessita    d'essere  abbattuto    ecco la storia   avvenuta  l'estate  scorsda   di  un cane molosso più  precisamente  un   Dogue de Bordeaux  che  avev a aggredito   il suo padrone che lo maltrattava   e  aveva bloccato  per  un paio d'ore le operazioni  di 'imbarco    a  Porto torres  e  che    ora  dopo  un corso  d'affidamento  ritorna   a  casa  . 

  La storia    è presa  dalla  nuova  sardegna  del  25 \2  e   del 19\2 

sassari Cani aggressivi abbattuti? Un’altra strada è possibile Il presidente dei veterinari Sarria critica chi si libera alla leggera degli animali: «Anche Raul ha rischiato una brutta fine, ma ha trovato chi ha creduto in lui»

di Giovanni Bua

SASSARI. Raul ora gironzola placido e monumentale tra i “mini appartamenti” del resort Taxi Dog, la struttura da sogno per l’accoglienza, il ricovero e l’ospitalità per animali che il suo Salvatore Andrea Loriga ha aperto nell’agro di Sorso. E a guardarlo sembra impossibile che questo meraviglioso esemplare di dogue de Bordeaux, che aveva azzannato il proprietario nel porto di Porto Torres, sia stato a un passo dall’essere abbattuto. Destino che purtroppo nell’isola è meno raro di quanto si vorrebbe. A salvare Raul, oltre alla testardaggine di Andrea Loriga, che in quella mattina di agosto riunscì miracolosamente a calmarlo e che da allora non lo ha più “perso di vista”riuscendo alla fine a farselo affidare, è stata l’Asl di Sassari, e in particolare i veterinari Tonino Fadda e Antonello Rassu, insieme ad Andrea Sarria, che dei veterinari è lo storico presidente dell’ordine provinciale. Loro hanno fatto in modo che il molosso fosse ospitato nel parco canile di Rovereto, inserito in un progetto pedagogico della durata di 6 mesi, in cui un pool di esperti medici veterinari ed educatori cinofili hanno applicato un protocollo di recupero dell’animale. «Si parte dalla comprensione del suo comportamento – spiega Sarria – per arrivare a modificare i suoi atteggiamenti negativi attraverso l’impiego di adeguate tecniche relazionali fra l’uomo e il cane. Rovereto è uno dei centri di eccellenza in Italia, e lì si riescono a recuperare animali con storie davvero incredibili alle spalle». Pitbull usati dalla camorra per controllare depositi di droga, dogo argentini straziati dai combattimenti, molossi e cani di grossa taglia (ma a quanto racconta Loriga anche un “terribile” chihuahua) che nella permanenza nel centro guadagnano la loro riabilitazione, spesso accompagnata da precise prescrizioni. «Ogni cane ha la sua storia – spiega Sarria che, tra le altre cose, ha anche la qualifica di comportamentista – e le sue ferite che solo in parte si rimarinano. Quando l’animale viene “liberato” magari ti spiegano che non può stare con i bambini, o con altri animali, ad esempio. Ti insegnano quali regole rispettare, per il suo e il tuo bene». Un percorso spesso lungo e complesso. Che però non sempre è possibile seguire. Quando un cane “mordace” viene segnalato l’Asl lo valuta con una commissione ad hoc formata da veterinari e comportamentisti. Se viene giudicato recuperabile segue un percorso come a Rovereto. A volte però l’unica soluzione è l’abbattimento. Una trafila ufficiale, che scatta solo in caso di segnalazioni o aggressioni, che ha volte i propietari cercano di bipassare. «Succede – spiega Sarria – che si compi un cane “importante” e poi ci si accorga di non essere in grado do gestirlo. Alcuni a quel punto chiedono ai veterinari di abbatterlo. Pratica deontologicamente proibita e che non va assolutamente fatta. Il percorso corretto è affidare il cane all’Asl per le opportune e approfondite valutazioni». La cosa migliore però: «Rimane l’attenzione nella scelta della razza, la serietà nel percorso educativo da seguire. E magari il patentino per alcune razze, con i corsi fatti dal Comune che l’amico Nicola Sanna dovrebbe finalmente attivare».

Raul torna a casa insieme al suo salvatore

Il molosso aveva azzannato il proprietario, dopo la rieducazione viene affidato all’uomo che lo catturò

SASSARI. Si erano scelti in una torrida mattinata d’agosto del 2014. Il primo, uno splendido e possente esemplare di Dogue de Bordeaux, nascosto tra due auto nel piazzale del porto di Porto Torres, spaventato e inferocito. Controllato a vista da un cordone di vigili, pronti a sparargli e abbatterlo dopo che aveva aggredito il suo padrone che, tra urla e calci, lo voleva far rientrare nel rovente bagagliaio della sua auto all’imbarco delle Grandi Navi Veloci in partenza per Genova. Il secondo l’uomo che, con qualche carezza e amichevole sussurro, lo aveva miracolosamente calmato, facendogli capire che il tempo della lotta era finito, e iniziava quello dell’amicizia.
Si erano scelti quella mattina Raul e Andrea Loriga. E ieri, a quasi un anno e mezzo di distanza, hanno coronato il loro percorso. A raccontarlo è proprio il gestore del servizio di Taxi dog, l’azienda con sede a Sassari che dal 2001 si occupa principalmente del trasporto e del soccorso di cani e gatti, ma che sempre più spesso, visti i talenti del 36enne sassarese, viene chiamata quando ci sono situazioni difficili da districare con animali di mezzo.
Un “uomo che sussurra ai cani”, lo hanno definito. E lui, che tra i tanti che ha aiutato e trasportato, di cane ne ha scelto uno solo, entusiasta posta nella sua pagina facebook che il suo viaggio di ritorno a casa con Raul è iniziato.
Un viaggio complesso, partito dal canile di Monte Rosè, dove lo splendido molosso era stato portato subito dopo l’aggressione al suo padrone (in seguito denunciato per lesioni). Proseguito nel parco-canile di Rovereto, nel quale Loriga, dopo un’altra aggressione a un veterinario, lo ha portato a sue spese, e dove il possente molosso dal peso di oltre 50 chilogrammi ha concluso la sua riabilitazione, e smussato, con un piano pedagogico studiato ad hoc lungo oltre sei mesi, i lati più iracondi del suo non semplicissimo carattere. Un viaggio da cui ora il cagnone torna con il “suo” Andrea, che ufficialmente lo assume come collaboratore del Taxi Dog, e gli dedica un post che ben spiega da dove nasca l’unicità di questo giovane sassarese e del suo enorme amico.
«Il giorno che ho lasciato Raul a Rovereto – racconta Andrea Loriga – ho scritto e pensato che qualche volta può arrivare il lieto fine. Oggi lo confermo. Mentre affrontiamo il viaggio insieme, per tornare a casa nostra. Ha finito il suo percorso, in cui a dimostrato a tutti quanto può e vuole dare di lui, anche se solo alle poche persone che sceglie».
«Quando mi chiedono perché io mi sia legato così ad uno stronzo come lui – sottolinea il responsabile di Taxi Dog – non so rispondere. Forse ha ragione chi dice che non c’è nessun motivo particolare, semplicemente ci siamo scelti come poche volte succede tra cane e padrone! Devo ringraziare per primo Raul, perché mi ha insegnato e dato tanto, grazie a lui ho allargato le mie prospettive lavorative, provando a migliorare. Devo ringrazia tutto il team del parco canile Rovereto, per l’ospitalità data a Raul, la professionalità e l’amore che gli ha dedicato. E poi il ringraziamento più grande a Gigi e Thomas, che ormai sono diventati per me i miei due fratelli cinofili. Loro hanno sopportato, valutato e lavorato con me e Raul, senza mai tralasciare neanche i più piccoli particolari. Grazie mille a tutti quelli che l’hanno difeso quando è stato visto da molti per il mostro che non è. Da oggi spero possa iniziare per noi una nuova vita, di spazi, rispetto e amore, nella sua nuova casa. Vi presento il nuovo collaboratore del resort taxi Dog».
 

31/12/13

SUSANNA PENCO RICERCATRICE E MALATA: COMMENTA IL CASO CATERINA "LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE NON SERVE" "INACCETTABILI INSULTI E MINACCE, MA ANCHE LE STRUMENTALIZZAZIONI"

 Proprio mentere m'accingevo a  scrivere  questo post   leggo sull'unione  sarda  d'oggi  31\12\2013    questo articolo .  Che dedico a   quei  c... che dicono che gli animalisti   sono tutti estremisti   e settari  


L'Aidaa al suo fianco
Caterina su Fb: dietro di me nessuna lobby


PADOVA Dopo la segnalazione fatta dalla stessa Caterina Simonsen alla Polizia postale, c'è ora una denuncia contro ignoti presentata in Procura a Padova dall'Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) per gli insulti e le minacce di morte di estremisti animalisti giunte sulla pagina Facebook della studentessa 25enne gravemente malata. L'ha depositata ieri il presidente dell'associazione, Lorenzo Croce, ipotizzando i reati di minacce (semplici e aggravate) e diffamazione a mezzo stampa. Essendo Aidaa dedita alla tutela degli animali «tale comportamento - scrive Croce - ha leso gli interessi e il buon nome dell'associazione da me presieduta». Prendendo le distanze dal fiume di veleno scaricatori sulla ragazza padovana dopo le sue affermazioni in difesa dei test medici sugli animali, Croce annuncia che l'associazione si costituirà parte civile. Continuano così le manifestazioni di solidarietà per Caterina.
Dal suo letto di ospedale a Padova, poche frasi, affidate a Facebook, per dire «grazie a chi mi sta difendendo» dagli insulti ricevuti per avere spiegato di essere ancora viva grazie alla sperimentazione sugli animali. Oggi difende la propria integrità, la negazione di avere una lobby alle spalle e di essere pagata e strumentalizzata. Parole nette, come la richiesta di essere lasciata serena, che Caterina Simonsen scrive nella sua pagina sul social network: «Wow che casino! - scrive -: la smettiamo qua per favore avevo già chiesto qualche giorno fa.... Ah, tanto per far un pò di chiarezza: io non vado né sono andata in Tv né sono stata ripresa da nessuno. Il materiale che usano sono quelli dei miei video. Non vengo pagata da nessuno. Non ci sono lobby dietro».


POTREBBERO INTERESSARE

 adesso veniamo al post vero e proprio 

No agli insulti e alle minacce, "perché educazione e civiltà sono valori imprescindibili", ma no anche alle "strumentalizzazioni di qualsiasi genere". Lo scrive in una nota - commentando il caso della studentessa di Padova che si è dichiarata "viva grazie alla sperimentazione animale" e perciò è stata offesa su Facebook - la biologa Susanna Penco, ricercatrice presso il dipartimento di Medicina sperimentale dell'Università di Genova, malata di sclerosi multipla da vent'anni e saldamente convinta "che sia proprio la sperimentazione animale ad allontanare le soluzioni e quindi la guarigione per i malati". Il futuro, afferma, è "la medicina personalizzata, che sfrutta le differenze genetiche interindividuali per capire il funzionamento delle malattie umane".

"Ho appreso - scrive la dottoressa Penco - del clamore suscitato in rete dalle affermazioni di una studentessa malata, con la quale condivido la sfortuna di non aver avuto la salute in dotazione. Anche io convivo con una malattia che mi ha costretta a flebo di cortisone, a terapie pesanti, a rinunciare, per esempio, a vivere un sereno Capodanno, o la vigilia di Natale (se mi devo fare una puntura che mi scatena sintomi come la peggiore delle influenze è ovvio che me ne debba stare a casa), in quanto devo sottopormi cronicamente ad una cura fastidiosa, di cui alcuni lavori scientifici, tra l'altro, mettono anche in dubbio l'efficacia. Mi sconfortano le parole offensive verso la studentessa, poiché educazione e civiltà sono valori imprescindibili. Tuttavia, contrariamente a lei, troverei umiliante per me stessa farmi fotografare con una flebo attaccata alla vena: pertanto metto in rete una foto in cui appaio sorridente, anche se molto spesso sono tutt'altro che serena o in salute. Detesto le strumentalizzazioni di qualsiasi genere. Siccome sono malata mi informo, e leggo ad esempio che non ci sono ancora cure per le forme progressive di sclerosi multipla: è un dato di fatto (fonte: AISM)."
"Grazie alle mie conoscenze scientifiche - prosegue la specialista- sono persuasa che, anche per le malattie più agghiaccianti, ossia delle quali non si conoscono le cause e che riducono fortemente la qualità della vita, sia proprio la sperimentazioni sugli animali ad allontanare le soluzioni e la guarigione per i malati. Sono spesso malattie croniche, che costringono i pazienti e le loro famiglie ad una vita drammatica. Inoltre, le terapie sono molto costose per il SSN. Se si abbandonasse un metodo fuorviante - sottolinea la ricercatrice - e ci si concentrasse sull'uomo, i progressi della scienza sarebbero più rapidi ed efficaci: io spero risolutivi". Una via per arrivarci è la donazione degli organi per la ricerca. "D'accordo con i miei parenti - racconta Susanna Penco - ho donato il cervello affinché sia studiato dopo la mia morte. Se c'è un modo di capire le cause, e di guarire anziché curare (guarire gioverebbe ai malati, e anche al bilancio dello Stato, della Sanità, in definitiva dei contribuenti!), dovremmo cominciare a studiare tessuti umani e anche gli organi post mortem. La soluzione migliore è sempre la prevenzione che, finché non sono note le cause, non è attuabile. La dott.ssa Candida Nastrucci, biochimico clinico (DPhil, Università di Oxford, Grant Holder Fondazione Veronesi) , aggiunge che per quanto riguarda le malattie genetiche, non è possibile determinare quali tipi di terapie avremmo potuto sviluppare usando tessuti o cellule derivati da esseri umani o dallo stesso paziente. L'uso di animali potrebbe anche aver rallentato il progresso della ricerca per trovare cure per malattie umane. Il futuro è la medicina personalizzata, che sfrutta le differenze genetiche interindividuali per capire il funzionamento delle malattie umane".
Per queste ragioni negli altri Paesi si investe sui metodi alternativi: per esempio, il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti ha finanziato con 6 milioni di dollari un progetto rivoluzionario per la mappatura del toxoma umano, con l'obiettivo di sviluppare test tossicologici per la salute umana e ridurre i test su animali". Insomma, conclude la ricercatrice,"non credo che i rimedi ai mali umani stiano nello studio fatto su esseri viventi diversi da noi: e tutto questo lo vivo sulla mia pelle. La sperimentazione animale può essere anticamera di cocenti delusioni. Ve ne sono molti esempi, anche riguardanti farmaci in commercio".

concludo questo post ringraziando il mio amico facebookiano
   

Daniele Jommi si può concordare che attualmente la Vivisezione non dia risultati utili alla ricerca attuali.
La sperimentazione animale è altra cosa e oggigiorno non si avvale di metodi vivisettivi.
Ovviamente le alternative alla sperimentazione sugli animali, tecnicamente le "prove in vitro", sono negli anni aumentate di numero e risultano preferite perché più economiche, ma, "in limitati settori, non vi è alternativa ancora di comprovata efficacia" alla sperimentazione animale. (cito dalla prefazione del libro di S.Penco)
Quindi non diamo fiato a chi strumentalizza le situazioni. Chi vuole accogliere l'appello della ricercatrice inizi ad iscriversi per la donazione degli organi.


per il suo intervento  e  perchè mi ha  fatto capire  che non  c'è una bella differenza  fra  vivisezione e  ricerca   sugli animali  . Anche se  perà continuo a ritenere  la prima  crudele  ed  inutile  , la  seconda  crudele ed  inutile  

30/03/13

anche i cacciatori hanno un cuore




E' la nuova star dello zoo di Anchorage, in Alaska. Si chiama Kali, un cucciolo di orso polare rimasto orfano. La sua storia inizia con l'uccisione della madre, per mano di un cacciatore Inupiaq, James Tazruk. E' lo stesso Tazruk ad accorgersi di aver ucciso un'orsa che aveva da poco avuto un cucciolo e, stando al suo racconto, ha seguito le orme del piccolo e l'ha portato in salvo, commosso e dispiaciuto per averlo reso orfano. Accolto dalla gente della cittadina di Point Lay, dopo una notte al commissariato di polizia è stato portato allo zoo di Anchorage. Kali è il nome Inupiat della cittadina, l'orsetto è stato chiamato così dai concittadini di Tazruk, che gli hanno impedito di ribattezzarlo con il nome Coca cola
 (a cura di Matteo Marini)

Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget