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20/03/17

anche i duri hanno un cuore Green Day, il cuore tenero di Billie Joe. Il piccolo punk sale sul palco e dà spettacolo




di Andrea Paolini |  http://www.ilfattoquotidiano.it 20 marzo 2017


Green Day, il cuore tenero di Billie Joe. Il piccolo punk sale sul palco e dà spettacolo

 

 

 

 



Sogno avverato per un giovane fan dei Green Day, che venerdì scorso è stato invitato dal frontman del gruppo Billie Joe Armstrong a suonare con la band sul palco di Worcester, nel Massachusetts. Il ragazzino dai capelli verdi fosforescenti aveva attirato l’attenzione. “Sai fare tre accordi?” gli ha detto Armstrong. Alla risposta positiva del ragazzo, il cantante lo ha fatto salire sul palco e gli ha dato la sua chitarra. Poi, insieme, hanno suonato il brano Knowledge.


06/01/16

storie d'umanità da gente che non t'aspetti e dalle persone anziane



la prima che prova a far piazza di luoghi comuni ( molti anche veri purtroppo , esperienza personale ) dei cacciatori

Essa è avvenuta in Ogliastra , dove due cacciatori,, hanno liberato un muflone che era rimasto intrappolato con una zampa in una recinzione. Per tranquillizzare l'animale, i due lo hanno accarezzato e coccolato. Poi, dopo una foto ricordo, lo hanno liberato. Il video è stato pubblicato sulla pagina Facebook Cacciatori di Sardegna e in poco tempo ha fatto migliaia di visualizzazioni






la seconda da L'UnioneSarda.it » Cronaca » del 5\1\2016

la maestra Dorina fa 90 anni e riceve gli auguri del Papa: e lei regala al Comune 550 foto






dorina mereu

ORISTANO
C'erano anche tanti ex alunni per festeggiare i 90 anni di Dorotea Mereu, insegnante di generazioni di oristanesi all'asilo infantile Sant'Antonio.
E proprio in quella scuola, oggi diventata sede della pinacoteca e della biblioteca, c'è stata una grande festa per la maestra, conosciuta da tutti come Dorina, che ha scelto di regalare al Comune un archivio di 550 fotografie.
Una delle foto donate dalla maestra al Comune

Dalle immagini, nascerà una mostra che raccoglierà i ricordi di tantissimi oristanesi, la maestra infatti ha avuto ben duemila cinquecento alunni, dagli anni Quaranta agli anni Ottanta quando l'asilo ha chiuso i battenti.


se non riuscite a vederlo lo trovate qui alla fonte originale

Per Dorina stamattina gli auguri del sindaco di Oristano Guido Tendas, che le ha consegnato una targa ricordo e dell'arcivescovo Ignazio Sanna, che le ha fatto recapitare dal Vaticano gli auguri di Papa Francesco.E' un compleanno speciale quello che ha festeggiato Dorotea Mereu, per tutti gli oristanesi Dorina.
Per i suoi 90 anni, compiuti ieri, ha fatto un dono alla città che lo custodirà e valorizzerà attraverso l'archivio storico comunale: un archivio di 550 fotografie sullo storico Asilo infantile di S. Antonio dagli anni '40 agli anni '80.
Maestra Dorina le ha consegnate al sindaco Guido Tendas in una cerimonia pubblica, alla presenza dell'Arcivescovo Ignazio Sanna, e dei suoi tantissimi bambini, oggi adulti e qualcuno anziano, che si è tenuta in quegli stessi locali dell'Hospitalis Sancti Antoni dove per decenni ha lavorato allevando ed educando decine di bambini oristanesi. Monsignor Ignazio Sanna le ha consegnato gli auguri di Papa Francesco.Dorotea, conosciuta come Dorina, nasce a Tramatza nel 1926. Nel 1940, spinta dall'amore per i bimbi, chiede alle suore dell'ordine "Figlie della Carità" di poter entrare nell'asilo come assistente, ma con le sue attitudini darà un contributo fondamentale alla formazione dei bambini riuscendo anche a farli partecipare allo Zecchino d'oro e al Cantabimbo negli anni '80.

27/05/14

anche i duri hanno un cuore

 Anche  duri  hanno un cuore



è  quello che   ho pensato  leggendo  tali news  . entrambe prese  dall'unione  sarda online del  27\5\2014



la prima 

Un video tanto tenero quanto divertente. E' quello ripreso dalla telecamera installata su una pattuglia della polizia del Wisconsin (Usa). 

Che ritrae un poliziotto che ferma il traffico per un motivo molto, molto speciale: permettere a un'anatra, seguita dai suoi piccoli, di attraversare una strada affollatissima di auto. Il filmato, postato in Rete, fa il pieno di clic.

la  seconda  




Un anziano del Napoletano ha tentato di rubare tre confezioni di mortadella al supermercato.
Quando il direttore del supermercato di Torre del Greco (Napoli) l'ha sorpreso dopo aver tentato di rubare tre confezioni di mortadella, l'anziano, un 78enne di Torre Annunziata, è scoppiato a piangere: "Ho rubato perché ho fame e non ho i soldi". Chiamati i carabinieri, i militari si sono commossi e hanno pagato il conto; il direttore del market, in via Nazionale, ha deciso di non sporgere denuncia e gli altri clienti hanno improvvisato una colletta per acquistare all'anziano una serie di prodotti alimentari e di prima necessità.









19/12/13

anche le pubblicità dei prodotti d'oppressione come le banche posso essere fatte bene



un video che pubblicizza una banca ....... ma meraviglioso pure io ho pianto... come mi capita tutte le volte che sento questo pezzo . Infatti fra i tre commenti di questo articolo  di  http://ultimahoradiario.com.ar/?p=17577 del 3\12\2013



Una niña pone una moneda a un músico y lo que sucede a quedado en la historia


Una pequeña le da unas monedas a un músico en la calle y lo que recibe a cambio es algo increíble. Este flashmob ha tocado al mundo entero, no hay duda del poder de la música. El propósito fue rendir homenaje a su ciudad con… mira el vídeo.

video
e  da   http://video.repubblica.it


Il flash mob orchestrale della banca, l'inno alla gioia in piazza

Basta una monetina e inizia il concerto. Prima comincia a tratteggiare la melodia una piccola sezione di archi ma, a sorpresa, si aggiungono tutti gli altri elementi, fiati, percussioni e il coro delle voci in una progressione monumentale che culmina nel tema principale della Sinfonia di Ludwig Van Beethoven, il celebre Inno alla gioia. Tra lo stupore e il coinvolgimento emotivo di tutta la piazza, che si affolla attorno all'orchestra. Un "flash mob sinfonico", organizzato dal Banco Sabadell, l'istituto di credito della città catalana, per celebrare i suoi 130 anni, dal titolo "Som Sabadell" (Noi siamo Sabadell)

(a cura di Matteo Marini)



che riporto sotto io mi schiero con quello di Renato







Oli Favero · Seguir · Milano
E' solo un video che pubblicizza una banca. Fatto bene, ma niente più...quale potere della musica...questo è il potere dei soldi.
Responder · 20 · Me gusta · Seguir esta publicación · 15 de diciembre a la(s) 12:18


Lucio Maiorano · Mejor comentarista · Università del Salento
il capitale lo ha messo solo la piccolina
Responder · 2 · Me gusta · 16 de diciembre a la(s) 18:59



Renato Gagliardini · Università di Bologna
e chissenefrega se pubblicizza una banca!!! la cultura costa e sewnza soldi non si può fare, se una banca spende qualche soldo per una cosa di questo tipo, tanto di cappello!!

Responder · 4 · Me gusta · 16 de diciembre a la(s) 19:04.

13/04/13

la lettera anonima di un impresario sardo al Capo di Stato: "Le scrivo per passarle un'emozione che non ha mai provato"

Se addirittura   un imprenditore  scrive  una lettera  di tale portata  vuol  dire  che la situazione  è sempre  più  grave  .  Lo so ,  che tanto i  nostri politicanti se  ne fregano   e pensano solo  a ..... loro  ( lo so   che  sarà qualunquista   il discorso  , ma  qualcuno \ a  di voi  mi dica in che altro modo  lo dovrei dire  ) ma    se noi tutti la diffondiamo  nei siti e nelle bacheche   dei social network dei  nostri comici  e politicanti  che  abbiamo  eletto  minacciandoli  di  non votarli più   forse qualcosa  cambierà
 Ma  ora  basta parlare   lasciamo  parlare  i fatti


Un n imprenditore scrive a Napolitano: "Presidente, le racconto cosa si prova a licenziare"

Ecco la lettera anonima di un impresario sardo al Capo di Stato: "Le scrivo per passarle un'emozione che non ha mai provato"
redazione cagliaripad,


Un imprenditore sardo scrive al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per raccontare il dramma della crisi, che ogni giorno costringe tanti imprenditori a licenziare i dipendenti: "Presidente, le scrivo per passarle un'emozione che non ha mai provato. Considerato il grave momento di difficoltà che il mondo delle imprese sta vivendo, pubblichiamo integralmente la lettera, anche se anonima. Contattato dalla redazione l'autore anonimo della della missiva ha spiegato: " La mia scelta di restare anonimo non è casuale, il mio è un dramma reale e sono talmente vicino alle persone che soffrono con me, e le rispetto talmente tanto, che non mi permetterei mai di mettermi in prima linea come protagonista-eroe della mia lettera. Alla gente piace leggere, partecipare e condividere queste cose, ma per me resta soltanto uno sfogo intimo e profondamente doloroso. Chiedo scusa se qualche lettore potrebbe vederci del marcio, ma sono convinto che la maggior parte delle persone capirà "

Presidente, mi scuso per l’assenza di caro, o gentile, o esimio, ma davvero non ne sento il bisogno. Le scrivo per passarle un’emozione che forse non ha mai provato e che probabilmente potrà trovare, se volesse accertarsene, anche tra le famiglie che portano i loro figli nello stesso asilo di suo nipote. “Avere una pietra in gola e non sapere come far uscire la voce. La consapevolezza che dopo le tue parole un mondo intero crollerà sulle spalle di un’altra persona e che da quel momento in poi sarà solo il destino a decidere per lei. Si deve fare è quello che pensi per convincerti che sia la cosa giusta pur sapendo che di giusto non c’è proprio niente. Dover eseguire una task che il tuo cuore, la tua testa, tutto te stesso non accettano nemmeno in minima parte. La consapevolezza di essere un mostro che rovina la vita di un’altra persona”. Ecco. Questo significa, caro Presidente, dover licenziare qualcuno.Un ragazzo che pochi mesi prima hai assunto a tempo indeterminato. Una giovane che nel mese di dicembre ti ha regalato un mazzo di fiori perché le avevi rinnovato il contratto.Persone con vite sulla schiena che non faranno più parte della tua quotidianità e che hai apprezzato davvero. Giovani che la crisi non risparmia fregandosene del merito e della serietà. Ieri non ho dormito. E nemmeno avantieri. E nemmeno tutto il mese scorso. Ho pensato di lasciare tutto perché la responsabilità pesa quanto la voglia di andare in un nondove per un nonquando e non tornare mai più in mezzo a tutto questo fango.Ho licenziato delle persone. Persone che mi riterranno responsabile della loro rovina. E avranno ragione. Anche se non sanno che la loro rovina è la mia, il mio fallimento più grande. E anche se lo sapessero, giustamente, se la metterebbero nel culo la mia tristezza e i miei sensi di colpa, perché io, comunque vada, avrò il mio mese pagato.E non c’è un CHI che valga più di un altro. C’è solo una fottuta logica burocratica che impone di scegliere inesorabilmente l’ultimo della lista. L’ultimo assunto, a scalare dal basso. E’ un calendario maledetto. Una lista nera che col tempo va ad accorciarsi. Col sangue. Quello sputato da un collega che aveva programmato di sposarsi a fine anno e che ha una bimba in arrivo. Quello che una madre dovrà far succhiare dalle sue vene ai suoi figli per mantenerli. Scelte non scelte. Drammi di tutti i giorni che devi vivere come un usuraio anche se la sera quando arrivi a casa vomiti dal disgusto. Questa è la crisi caro il mio Presidente, non quell’empasse identitaria nella quale ora Lei e i suoi amici di merende vi trovate ad affrontare con l’unico obiettivo di non perderci la faccia. Io la faccia ormai l’ho persa. L’ho dovuta vendere al mercato per riuscire a pagare gli affitti e le spese della mia azienda e per mantenerci dentro quei quattro cristi che la fanno andare avanti. Mangio veleno tutti i giorni e ingoio il disprezzo delle persone che ho messo in mezzo alla strada. Io me lo prendo il mio destino e non posso farci nulla. Ma volevo raccontarglielo per farle capire cose che sulla sua pelle non dovrà vivere mai.E se la forza di una preghiera m’è rimasta, sappia, non la sprecherò per augurare a lei il dolore che porto con me tutti i giorni, ma per implorare almeno uno straccio di perdono a quei disgraziati che ho mandato a morire.
Un imprenditore sardo. Poco imprenditore, molto sardo e molto disperato.

30/03/13

anche i cacciatori hanno un cuore




E' la nuova star dello zoo di Anchorage, in Alaska. Si chiama Kali, un cucciolo di orso polare rimasto orfano. La sua storia inizia con l'uccisione della madre, per mano di un cacciatore Inupiaq, James Tazruk. E' lo stesso Tazruk ad accorgersi di aver ucciso un'orsa che aveva da poco avuto un cucciolo e, stando al suo racconto, ha seguito le orme del piccolo e l'ha portato in salvo, commosso e dispiaciuto per averlo reso orfano. Accolto dalla gente della cittadina di Point Lay, dopo una notte al commissariato di polizia è stato portato allo zoo di Anchorage. Kali è il nome Inupiat della cittadina, l'orsetto è stato chiamato così dai concittadini di Tazruk, che gli hanno impedito di ribattezzarlo con il nome Coca cola
 (a cura di Matteo Marini)

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