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19/03/17

Si sposano in Comune e partono col carroattrezzi

ne avevo letto e sentite tante ma questa mi mancava . L'amore fra fare follie è proprio vero . Ecco la storia di Michele Marzocchi ed Elena Colombini . Michele conobbe Elena quando la soccorse dopo un incidente stradale. Fu amore a prima vista. E nel giorno delle nozze hanno voluto usare il mezzo "galeotto" per ricordare quel loro primo incontro


Si sposano in Comune e partono col carroattrezzi
Il sogno di Michele Marzocchi ed Elena Colombini si è avverato. Alla fine del rito civile in Comune che li ha resi marito e moglie, ad aspettarli non c'erano solo gli invitati...



GROSSETO 
C'è la coppia che vuole sentirsi vip per un giorno e affitta la limousine, quella più tradizionalista che punta invece sulla carrozza trainata dai cavalli e la coppia sportiva che opta per una rombante due ruote. Ma finora nessuno aveva mai scelto di andare al proprio matrimonio... a bordo di un carroattrezzi.Una scelta d’amore, quella di Michele Marzocchi, 28 annni di Grosseto, e di Elena Colombini, 29 anni di Paganico, che va ben oltre l’attività professionale dello sposo, titolare della nota ditta di soccorso stradale Pronto Marzocchi con sede in via Smeraldo a Grosseto. Michele è un giovane che sui carroattrezzi ci è letteralmente cresciuto: prima di lui il titolare della ditta era il babbo Roberto che rimase vittima alcuni anni fa (era la notte dell’Epifania del 2010) di una gravissima aggressione a seguito della quale è rimasto invalido. Proprio dopo quei fatti drammatici raccontati anche dalle cronache del Tirreno Michele ha preso le redini della ditta dal babbo facendo del soccorso stradale il suo lavoro a tempo pieno. Ma non è solo questo il motivo della sua scelta così poco canonica.«Ho conosciuto Elena nel 2010 – racconta Michele – perché ebbe un incidente stradale. Lei non si fece nulla per fortuna ma servì l’intervento del carroattrezzi per portare via l’auto». A guidare il mezzo era proprio Michele. Insomma, parafrasando Dante, “galeotto fu il carroattrezzi”.A quel primo incontro in una circostanza non certo fortunata segue un appuntamento per un caffè per conoscersi meglio. Da quel momento Elena e Michele non si sono più lasciati fino alla decisione di convolare a nozze con rito civile. «Domattina (stamani) ci sposiamo in Comune», dice emozionato Michele. «Ho chiesto che fosse l’assessore Fausto Turbanti a celebrare il rito. Ho voluto lui non solo perché lo conosco ma anche perché ha tra le sue deleghe quella alla Polizia municipale con cui per lavoro mi trovo a collaborare tutti i giorni».Data la concomitanza della manifestazione Primavera per la vita in programma oggi e domani tra piazza Duomo e piazza Dante, il carroattrezzi non potrà arrivare sotto il municipio come avrebbe sognato Michele ma sosterà di fronte all’hotel Bastiani in piazza Gioberti per tutta la durata della cerimonia. «Ringrazio la Municipale che ha fatto di tutto per potermi accontentare in questo mio sogno», dice Michele. «Hanno studiato possibili alternative ma la manifestazione in piazza non consente di fare altrimenti».In vista delle nozze Michele ha fatto riverniciare e tirare a lucido il carroattrezzi e ieri sera, al termine di una normale giornata di lavoro tra interventi sulla strada e in officina, lo ha addobbato di tutto punto. «Arriverò da solo col mezzo entrando da Porta Corsica – dice – e dopo la cerimonia e le foto di rito con lo stesso carroattrezzi porterò Elena, che a quel punto sarà finalmente mia moglie, al banchetto nuziale organizzato alla Tenuta dell’Uccellina al Collecchio».


Poi    alla   fine   sempre  secondo http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/ Il sogno di Michele Marzocchi e Elena Colombini si è avverato. La mattina di sabato 18 marzo il rito civile in Comune che li ha resi marito e moglie e ad attenderli al termine della cerimonia non solo parenti e amici ma anche un bel carroattrezzi tirato a lucido e addobbato per l’occasione con tulle bianco e fiocchi gialli.
Lo sposo, Michele Marzocchi, 28 anni, è il giovane titolare della ditta di soccorso stradale Pronto Marzocchi di via Castiglionese a Grosseto e come aveva annunciato al Tirreno ha scelto un mezzo davvero singolare per i suoi spostamenti nel giorno più bello. Una scelta d’amore, la sua, perché è stato proprio un carroattrezzi il motivo del primo incontro tra Michele e Elena. Nel 2010 la sua futura fidanzata e oggi moglie chiamò infatti la ditta Marzocchi dopo un incidente stradale per far portare via la sua auto. La circostanza non era delle più fortunate ma Cupido quel giorno ha scoccato la sua freccia e così da quel primo incontro è nata una bella storia d’amore, coronata ieri dal sì.
Per questo i due giovani sposi hanno voluto per la loro cerimonia il mezzo che li ha fatti incontrare. Dopo le foto di rito in centro storico Michele ha aiutato la bella Elena a salire sul carroattrezzi con il quale poi hanno raggiunto la Tenuta dell’Uccellina per il banchetto nuziale.

06/03/17

non è mai tardi per fare coming out la storia di Roman Blank un bisnonno a 95 anni.


in sottofondo  Il coming out di un bisnonno a 95 anni. Roman Blank racconta su Youtube il suo desiderio di avere qualcuno accanto
da L'Huffington Post | Di Silvia Renda
Pubblicato: 05/03/2017 14:18 CET Aggiornato: 05/03/2017 14:47 CET





Roman ha due figli, cinque nipoti e un pronipote. Per 65 anni ha vissuto al fianco della moglie Ruth, alla quale era legato da un profondo affetto. Lei gli è rimasta accanto anche quando, dopo la nascita del loro secondo figlio, ha scoperto che il marito era gay. Il segreto divenne condiviso, ma comunque attentamente tenuto nascosto, per salvare le apparenze, per non far del male a nessuno, lasciando Roman cadere in una spirale di silenzi, che per decenni gli hanno dato la sensazione di vivere rinchiuso in una gabbia.
Aveva 5 anni quando ha capito di essere gay, a 95 ha chiamato a raccolta nipoti e figli e finalmente ha deciso di fare coming out. Lo racconta Roman in un'intervista apparsa su Youtube, nella quale si confronta con un ragazzo, riportando l'episodio: “Volevo solo che il mondo sapesse. Ho detto loro di esser nato e di esser stato, per tutta la mia vita, gay. E loro hanno capito".
Ne parla quasi con serena rassegnazione. Con la tranquillità e la leggerezza che segue la sollevazione da un peso, al tempo stesso con la malinconia e il rammarico di non poter sapere quale corso avrebbe avuto la sua vita se quel passo l'avesse fatto prima.
È orgoglioso di sé, orgoglioso di esser riuscito a farlo. Lo dice con energia, come a rimarcare il fatto che non biasima se stesso per aver aspettato tanto, perché non è dipeso da lui. Tono e atteggiamento tradiscono la necessità di dover convincere se stesso prima degli altri di questo punto.
"Puoi immaginare cosa significhi vivere rinchiuso per 90 anni?", chiede al suo interlocutore. Ora che lui non lo è più, non sa bene come vivere il tempo che gli resta. "Vorresti fidanzarti con qualcuno?", gli chiede il ragazzo. Lui porta la mano al viso, nascondendolo, e un po' imbarazzato risponde "sì".
“Sarò molto onesto", spiega, "Non ho bisogno di altri legami fisici o mentali. Ma li desidero. Voglio andare a dormire con qualcuno accanto, non per chissà quale motivo, solo per sapere che a qualcuno importa di me. Riesci a capirlo?".

18/02/17

senso civico , fortuna \ culo , amore ed altre storie

la  prima è una  storia  stavolta (  ma  anche  se non lo  fosse stata è  sempre importante  e dimostra  che il senso civico  ancora non è , anche se   sempre più raro  , morto completamente )  a  lieto fine che << contrasta >> --  il  http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/02/17 da cui  ho tratto la storia  -- << con episodi di cronaca, anche recenti, nei quali sono stati proprio il coraggio e il senso civico a venire meno.>>



Bambina piomba nel Tergolino, un papà-eroe la riporta a riva

Camposampiero, il genitore di un suo compagno d’asilo si getta in acqua e la salva: “Devo cambiarmi, sono pieno di fango”

di Martina Mazzaro




CAMPOSAMPIERO
 Una bambina dell’asilo cade nel canale e il papà di un suo compagno di scuola materna non ci pensa due volte: si getta in acqua e la salva. Riaffidata la bimba alla mamma, se ne torna a casa con il figlioletto.
È successo in centro. Erano le 15.40 quando la piccola, sporgendosi dal parapetto mentre tornava a casa, è caduta nelle acque del Tergolino che scorre a fianco della Sr 307. Vani i suoi tentativi di aggrapparsi con le manine alla riva, mentre la corrente la trascinava oltre il ponte che dà accesso ad alcune abitazioni.
Sono state le grida disperate della madre a catturare l’attenzione dei passanti e dei negozianti, in particolare del papà eroico che, senza pensarci due volte, è sceso nel canale per soccorrerla.
«Quando ho sentito gridare, mi sono precipitato in strada per prestare aiuto, è stato allora che ho visto un uomo che, senza esitazioni, è sceso in acqua raggiungendo la bambina e prendendola in braccio» racconta un maestro della scuola primaria Parini.
«Una volta afferratala, il soccorritore, con l'acqua fin sopra la cintola, ha passato la piccola a un altro ragazzo e a quanti poi l’hanno riportata a riva». Una catena umana in cui ognuno formava un anello.
Risalito a riva dopo il gesto coraggioso, l’uomo che ha salvato la piccola è tornato nell'ombra e ogni tentativo per rintracciarlo è stato vano: «Non appena la bambina è tornata tra le braccia della mamma, che cercava in tutti i modi di tranquillizzarla, l’uomo se ne è andato per la sua strada», raccontano i testimoni.
«La bambina sta bene, fortunatamente non ha riportato ferite, ma solo un grande spavento», conferma la direzione della scuola dove la piccola è iscritta e dove tutti, ora, tirano un sospiro di sollievo.
La temperatura esterna, meno rigida rispetto alle settimane scorse, ha favorito il salvataggio ed evitato conseguenze peggiori per la bambina.
La fortuna ha inoltre voluto che, in quel tratto, l’acqua del Tergolino superi di poco il metro di profondità.
«Ora devo andare a cambiarmi, sono pieno di fango»: queste le uniche parole del papà-soccorritore tipiche di chi non ha bisogno di sentirsi gratificato per un gesto solidale.

la seconda racchiude tutte e tre le caratteristiche citate nel titolo  è  può essere  classificata  tra  quelli    che  io  metto   con  questa  definizione   di   Mario Mariotti miracoli laici   . Essa è la storia di Valentina, sopravvissuta a un incidente ora sogna le nozze Valentina Vincenzi ha 25 anni. A settembre è stata travolta da un Tir. Era scesa dall'auto da cui usciva fumo ed è stata sbalzata in aria. Ricorda tutto di quel terribile giorno. Ha subito 50 operazioni e ora sta lavorando con coraggio per riuscire a rimettersi in piedi. Il suo sogno? Sposare il compagno, Giacomo Goldoni, che l'ha chiesta in sposa al suo risveglio in ospedale.

Carpi: lei si risveglia dopo un grave incidente e lui la chiede in sposa

Era stata travolta da un Tir. «Sopravvissuta per caso all’incidente e a 50 operazioni. La proposta di nozze in ospedale»


















CARPI.
Non ho mai perso conoscenza e ho percepito ogni dolore quando, ogni pezzo di lamiera mi trapassava la pelle e i muscoli e mi sbriciolava le ossa: la macchina ha continuato a spingere sulla gamba semi amputata per 40 minuti prima che l'ambulanza arrivasse a liberarmi da quell'inferno».».






{}L'incidente. Quando un camion ti travolge e ti ritrovi incastrato tra le lamiere della tua auto e quelle del tir, vedi tutta la vita che ti passa davanti e ti rendi conto di quanto sia appesa a un filo sottile, sottilissimo. Lo sa bene la solierese Valentina Vincenzi, 25 anni, una laurea in Psicologia criminale conseguita all’università di Kingston upon Hull, in Inghilterra, che il 27 settembre dell’anno scorso ha vissuto una giornata che ha cambiato per sempre la sua vita. Valentina è rimasta gravemente ferita alle gambe in un incidente stradale dopo il quale ha subìto oltre 50 interventi, tra quelli in sala operatoria e altri. Una strada fatta di pazienza e tenacia durante la quale la 25 enne ha coronato il suo sogno d'amore: a due giorni dall'incidente, quando si è risvegliata in ospedale, il suo compagno le ha proposto di sposarla.
In autostrada. «Stavo viaggiando in autostrada, di ritorno da un corso di aggiornamento per il negozio in cui lavoravo - racconta Valentina - stavo percorrendo la Brennero in direzione Modena, quando dalla mia auto ha iniziato a uscire del fumo dal cofano. Circa 300 metri prima dell'uscita di Mantova sud, ho accostato in corsia d'emergenza, chiamando immediatamente il carro attrezzi per i soccorsi. Sono uscita dall’abitacolo e mi sono posizionata davanti all’auto, da cui usciva ancora del fumo. Improvvisamente, mi sono sentita sbalzare in aria e sono stata avvolta da una nuvola di polvere e sporco, senza capire cosa stesse succedendo, stordita anche dal rumore di lamiere, clacson e ruote. Dopo una manciata di secondi ho capito di essere stata investita da un camion che arrivava da dietro e aveva invaso la corsia di emergenza continuando a sbandare fino a quando non si è arrestato. Mi sono ritrovata incastrata fra la mia vettura e il guardrail, con una gamba bloccata dalle lamiere. Il dolore era fortissimo e continuavo a urlare: le lamiere erano conficcate nella mia carne e il sangue continuava a scendere. Ho continuato a sbracciarmi per diversi minuti prima che qualcuno si fermasse».Il compagno. Contemporaneamente, sulla corsia nella direzione opposta c’era il compagno di Valentina, Giacomo Goldoni, che ha assistito a tutta la scena.« Una volta arrivata l’ambulanza, sono stata trasportata all’ospedale di Mantova, poi, in elicottero al Niguarda di Milano - prosegue la 25enne sopravvissuta - Sono stata sottoposta a innesti cutanei prelevati dalla mia gamba sana che rimarrà per sempre rovinata dalle cicatrici e porto un fissatore circolare Lizarov, fissato con viti al femore e che arriva alla caviglia dove i chiodi entrano nell'osso per tenere fissa la frattura, scomposta e molto grave. Devo legare un cordino ai ferri del fissatore, facendolo passare dentro ai passanti dei lacci della scarpa perché la semi amputazione mi ha causato una lesione grave al nervo sciatico facendo sì che il mio piede non si alzi verso l’alto. Prima facevo body building a livello competitivo, ballavo: ora non so che cosa riuscirò a fare. Al lavoro, non mi hanno rinnovato il contratto, visto che ero in scadenza. Sono stata dimessa dal Niguarda il 23 dicembre e ora sono ritornata a casa, a Soliera. Sono rimasta addormentata due giorni a causa dei medicinali - continua la ragazza - quando mi sono risvegliata, Giacomo mi ha chiesto di sposarlo. Una gioia immensa che mi ha aiutato a superare il primo, grosso impatto. Vorrei ringraziare, oltre a Giacomo, la mia famiglia e alcuni medici che mi hanno aiutata. Come il chirurgo Fabrizio Sammartano, l'ortopedico Francesco Sala, i chirurghi plastici Joseph Negreanu e Luca Vaienti e Osvaldo Chiara, dirigente del Trauma Team dove sono stata ricoverata dopo la terapia semintensiva».



24/12/16

l'amore nonostante tutto e replica a chi mi dice che sono misognino o gay oppure ai matura quando ti sposi ancora non sei fidanzato , ecc

canzone   consigliata
La Regola Dell'amico- Max Pezzali

Rimmel - Francesco De Gregori
Amandoti - Gianna Nannini

Amore    ribelle  - settore  Out 
Ma liberté - Georges Moustaki



sono riuscito a " esorcizzare " iniziando a parlarne ( oltre che qui sui miei social ) e dedicando questa  

 A tutte le donne ( con alcune c'era l'intenzione di provare ad instaurare qualcosa di più d'una amicizia con altre la maggior parte niente perchè : troppo grandi , già con il partner , troppo diverse , troppo amico , ex ragazze d'amici \ conoscenti ) sia quelle " reali sia a quelle conosciute " virtuali " sui social e in rete che hanno fatto lo stesso entrambe errore cioè hanno interpretato male una mia proposta d'uscire a prendere un aperitivo un caffè o uscire a fare una passeggiata , ecc come un invito a provarci se non peggio . Ma sopratutto hanno dato retta ( ma si sa in un piccolo paese di 12\3 abitanti ) alle varie leggende e voci sul perchè mi chiamassero provolone ad honorem ( nome datomi perchè non mi abbattevo e continuavo ignorando la " regola dell'amico " a chiedere e fare loro regali ) .
nonostante le accuse di omosessualità e misoginia fatemi  per  aver  riportato   questa dedica  sui miei social   ( salvo quelle poche donne che hanno capito il mio post con il loro mi piace ) io amo le donne infatti .... beh ascoltate e leggete il testo di questa canzone . Idem ai miei  genitori  che si lamentano con parenti ed  amici  <<  come  tu  a  40 e  tuo fratello  a  43  siete  ancora  single  ed  ancora   a casa  >>  

potrei citarne altre ma credo che questa sia più che sufficiente . E'  vero che amo  la  libertà e  non e sonoanche i amore un ribelle \ spirito libero   ma    e  con queste  parole   finali  di   Ma liberté   di  Georges Moustak 1934-2013
(.,.) 

Ma liberté 
Pourtant je t'ai quittée 
Une nuit de décembre 
J'ai déserté 
Les chemins écartés 
Que nous suivions ensemble 
Lorsque sans me méfier 
Les pieds et poings liés 
Je me suis laissé faire 
Et je t'ai trahi pour 
Une prison d'amour 





con questo è tutto alla prossima 



p.s
proprio ora in radioviene trasmessa la  canzone , di tale tematica  del post  d'oggi  , dei  Dual Gang - Sarà la primavera






con questo è tutto e buon natale

10/12/16

Per salvare la mia ragazza vi racconto dell'eroina in Versilia" L'sos di un uomo innamorato che denuncia il traffico di droga per far arrestare i pusher della sua ragazza



non mi sono solo concentrato sul natale e sulle sue mille sfaccettature . eccovi una storia d'amore non melensa \ mielensa 


Per salvare la mia ragazza vi racconto dell'eroina in Versilia"L'sos di un uomo innamorato che denuncia il traffico di droga per far arrestare i pusher della sua ragazza





VIAREGGIO. «Sono andato dai carabinieri e dalla polizia perché questo inferno finisca: per lo stesso motivo mi rivolgo a voi del Tirreno, mettendoci la faccia, perché il mio desiderio è che chi vende la droga alla mia compagna vada in galera». Sono le parole di Giorgio (nome di fantasia, ndr), un uomo che sta per toccare la mezza età e con fatica sta uscendo dalla dipendenza che per un periodo ha condiviso con la sua ragazza. «L’eroina ora si fuma, come si fa con la marijuana. Io ne sono uscito e voglio che anche la mia compagna ne venga fuori. Ma non ne ha le forze».
Luoghi, nomi, prezzi, Giorgio vuota il sacco sul mercato della droga tra Viareggio e il resto della Versilia. C'è una vera e propria casa dello spaccio - è il suo racconto - in cui una dose d’eroina costa poco, pochissimo. Quindici euro di annullamento totale che sono una tana del bianconiglio verso l’oblio, verso la dipendenza. Tra quelle anime perdute che frequentano questo particolare “mercato” c’è anche la compagna di Giorgio: è ancora giovane e ha una vita da vivere. Stanno insieme da anni ma ormai il suo tempo è stato risucchiato dal pensiero della dose. «Ci pensa sempre - continua - quando si alza, quando stacca dal lavoro. Spende tutto quello che ha per farsi. Vivere con lei è diventato impossibile perché è sempre nervosa, paranoica e litighiamo in continuazione a causa dei suoi malumori». Come nelle più tristi pagine di Christiane F., la protagonista di un celebre romanzo: «Quando c’è la droga, non c’è l'amore: l’eroina prende tutto il posto».
Lei è entrata in quel giro maledetto proprio con Giorgio che l’ha trascinata con sé: lui è entrato e uscito dalla dipendenza più di una volta nella vita. Una maledizione che ora accompagna anche lei. Giorgio però questa volta sembra che ce l’abbia fatta. E ama ancora la sua compagna: vuole che anche lei si faccia aiutare, che esca da quella casa in cui girano tanti soldi e tanta droga. «Quasi quattromila euro al giorno puliti puliti» per tanti clienti, persone anche conosciute nel circondario, stimati professionisti.
«Li conosco bene gli spacciatori - racconta Giorgio - non le farebbero mai del male. Si comportano esattamente come se fossero degli imprenditori. Hanno bisogno di lei perché è una dei loro clienti più fedeli». Negli occhi di Giorgio c’è smarrimento: ha visto tante cose in quella casa, cose che vorrebbe dimenticare: «Gli spacciatori sono molto inseriti nel tessuto sociale - i particolari si moltiplicano, precisi - gestiscono questa attività proprio come se fosse un negozio: vivono altrove e vanno in quell’appartamento la mattina, intensificano il lavoro intorno a mezzogiorno e se ne vanno dopo le 19. Spesso si fanno accompagnare da un’auto insospettabile. La casa è la loro base, da lì gestiscono il traffico, ricevono le ordinazioni via telefono: basta mettersi d’accordo sul posto, ci si incontra e loro ti danno la dose. Per non farsi prendere cambiano spesso numero di telefono e sono loro che si fanno vivi: ti mandano un sms o ti chiamano per dirti
che quello è il loro nuovo numero di telefono. Non si confondono con gli spacciatori di coca, le anime delle pinete: loro non si appostano per acchiapparti. Se ti fai, primo o poi sarai tu ad andare da loro. Te li presenta un amico o uno del loro giro e tu vai a casa loro. Sono sempre lì».

28/11/16

quando inizi ad non odiare ciò che detestavi da piccolo vuol dire che stai acquisendo la saggezza della vecchiaia

Leggi  anche 


Lo  so che  dovrei scrivere  un post   usando  cuore  & mente   ma  stavolta  l'istinto  mi  ha  portato  ad  usare solo  il cuore   come  testimonia  il ritornello di  questa  canzone 


(..) Basta una gioia inaspettata

Per guarire ogni ferita
Perché sono le piccole cose a cambiarci la vita
A cambiarci la vita  (...)
                                   (  Deborah Lurato - Piccole  cose  )


N.b   le  foto , come  tutte  quelle metto qui  nel blog  non indicate  e  non inserite  in un articolo  \ post  altrui prese )   sono  mie  



Infatti se   prima mi alzavo  o  di  mal genio  o  in automatico ( essendo abituato  soffrendo fin da piccolo d'ansia ) all'alba . Forse perchè influenzato  dalle storie  di topolino  scritte  fra  gli anni '60\80 di Rodolfo  Cimino   in cui paperone sveglia  il nipotame  all'alba  o in piena notte  per  andare  a cercare  tesori  o viaggi da  fare  
arrivo sul  luogo  di  lavoro
  

adesso con il raggiungimento dei 40  anni 

dal terrazzo  della  cucina   ( non ricordo  se  un giorno  libero  
o prima d''uscire   di casa   per  andare  al lavoro  )

e con l'esperienza fin qui accumulata ho capito che molto Spesso sono le piccole cose quelle che ci lasciano scoprire la bellezza del mondo...ma soprattutto per parafrasare Il singolo di Niccolò Fabi dall' album "Una somma di piccole cose" uscito ad aprile 2016 22 aprile!! che mi è entrato in testa fin da quando l'ho sentito la prima volta . E poi come afferma questo articolo dela rivista donna moderna esse sono curative psicologicamente per le ferite della vita ma sopratutto ad aiutano ad evitare amori malati e \o criminali ma soprattutto Molte piccole cose regalano felicità senza costare quasi nulla. Un improvviso “ti voglio bene”, il profumo del caffè al mattino, il mal di denti che passa, la carbonara della propria moglie, i colori di Van Gogh, il calore avvolgente di un piumone, il risveglio temendo che sia tardi e invece è domenica. Piccole grandi gioie che spesso, a torto, diamo per scontate o per banali \ da bambini 
















    18/10/16

    Madrid, a 71 anni il primo tatuaggio: l'amore eterno è sulla pelle

    ma è possibile che un sito o un giornale in questo caso quando raccontano una storia


    Il protagonista di questa storia è un 71 enne di Madrid che ha deciso di ricordare la moglie morta da poco in un modo molto speciale. "Mi tatuate questa dedica?", ha chiesto il signore entrando al "Gotham Tattoo", uno studio di tatuaggi madrileno. I tatuatori hanno pubblicato un breve video sull'account Instagram dello studio raccontato questa incredibile storia
     https://goo.gl/1fgq9v ) ,


    che non sia di cronaca nera o di violenza ed abusi scrivano articoli fotocopia . come dice l'estratto 


    sotto riportato di un famoso film di Nanni Moretti ( una volta tanto concordo con lui )

    28/09/16

    La storia di Isabel e Federica: ieri suore, oggi spose Il rito civile sarà celebrato a Pinerolo: “Dio vuole persone felici”














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    antonio giaimo 

    La sposa ha 44 anni, una laurea in Filosofia e la vita intera passata nelle missioni del mondo. Anche l’altra sposa si è sempre dedicata ai poveri ed ai tossicodipendenti, da Roma all’Africa. Si sono conosciute durante un viaggio pastorale, essendo entrambe due suore francescane. Ma oggi Isabel e Federica si sono unite in matrimonio a Pinerolo. Perché hanno capito di amarsi. 
    «Dio vuole le persone felici, che vivano l’amore alla luce del sole», dice Isabel. «Chiediamo alla nostra chiesa di accogliere tutte le persone che si amano», dice Federica. Sono molto timide, molto forti. E chiedono di non dire altro. 
    L’unione civile è stata celebrata dal sindaco del Movimento 5 Stelle Luca Salvai in municipio, la seconda da quando è entrata in vigore la legge. Ma ci sarà anche una funzione religiosa, e forse davvero non poteva essere diversamente. Verrà officiata dalla persona che meglio di tutte conosce la storia di Isabel e Federica. Come è nato il loro amore? «Come tutte le storie d’amore del mondo» risponde don Barbero. «Lentamente. Conoscendosi. Capendo, infine, di provare un sentimento profondo. Sarà bello averle qui nella nostra comunità di ascolto e preghiera». 
    Due ex suore si sono sposate oggi, altro non è che una storia d’amore


    Il commento di Niccolò Zancan sulla storia delle due ex suore che si sono sposate oggi a Pinerolo, in provincia di Torino.



    Non è corretto chiamarlo don. Perché Franco Barbero dopo numerosi processi ecclesiastici, nel 2003 ha ricevuto da Papa Giovanni Paolo II la sospensione a divinis, che di fatto lo ha messo fuori dalla Chiesa cattolica. All’origine della scomunica papale ci sono proprio le sue posizioni sui matrimoni omosessuali. «Ma io continuo a sentirmi un prete fino alla punta dei capelli - dice - amo la mia chiesa, faccio il prete tutto il giorno a tempo pieno. Scrivo dei libri, curo un blog, sono in contatto con tantissimi sacerdoti che la pensano come me. Ed è proprio attraverso la rete che ho conosciuto anche Isabel e Federica». 
    Sono coetanee. Una è italiana, l’altra è sudamericana. Il fatto che Isabel qui in Italia abbia solo un visto turistico ha reso necessario accelerare le pratiche per la cerimonia. «Sono due persone belle, con due lauree importanti. Persone di fede intensissima. Si sono conosciute tre anni fa. La loro è stata una decisione pregata. Hanno riflettuto a lungo, è stato un cammino tormentato. Hanno preso la loro decisione con coraggio, sapendo che non sarebbe stata molto condivisa». Molto? «Posso assicurare che non tutti sono stati contrari. Sono state criticate, ma anche capite da alcune consorelle. Così come ci sono tantissimi preti buoni che non condannano questo genere di scelte. E devo aggiungere, per la cronaca, che non è neppure la prima volta che mi capita di sposare due suore». 
    Quest’anno Franco Barbero ha celebrato 19 matrimoni omosessuali. Quello di Isabel e Federica sarà il ventesimo. Il rito consiste nella benedizione della coppia. Una messa lunga e partecipata, con liberi interventi e ricordi. Le spose hanno chiesto l’anonimato. Vorrebbero che questo loro sogno coraggioso rimanesse riservato. «Non è pudore, ma paura dei pregiudizi. Non vogliamo diventare delle celebrità, ma vivere serenamente insieme e trovare presto un nuovo lavoro. Usciamo dal convento, ma non lasciamo la Chiesa e non dimentichiamo la fede». 
    Stanno distribuendo i loro curricula. Diplomi, lauree, esperienze fatte in Italia e nel mondo. Della loro speranza di una vita nuova, si è già fatta carico la Cgil di Pinerolo. «Ma qui non si tratta soltanto di trovare un lavoro e uno stipendio, ma di un progetto di inclusione. Le due donne hanno una grande esperienza nell’insegnamento, vedremo... ». Così parla il segretario Fedele Mandarano. Che poi aggiunge: «Grazie alla legge Cirinnà si aprono scenari che non eravamo abituati a vedere. Ben venga questa apertura mentale!». 
    Per arrivare a questa giornata di festa, Federica e Isabel hanno dovuto fare tutti i passaggi formali in Vaticano per farsi togliere i voti e lasciare il velo. Ma all’ex suora italiana resta ancora il compito forse più difficile. È nata in un piccolo paese del Meridione italiano: «Non solo dovrò dire a mio padre che non sono più suora, ma anche che sono felice di sposarmi con Isabel».

    24/09/16

    trento Lei marocchina, lui italiano sposi solo grazie al giudice Nozze vietate dal consolato per motivi religiosi, alla fine il tribunale dà il via libera Fatima racconta la sua battaglia: «Ho lottato anche contro la mia famiglia»

    Scomettiamo  se il coniuge musulmano invece della donna fosse stato l’uomo? In quel caso - secondo l’ordinamento marocchino - non ci sarebbero stati problemi. Infatti la sentenza permette ad una donna islamica di poter sposare un cattolico senza che lui debba per forza convertirsi all'islam o fare finta






    TRENTO. Pare impossibile, ma in questo mondo globale c’è bisogno del giudice per unire in matrimonio due giovani di nazionalità e religione diversa. E’ stata una battaglia lunga e faticosa, ma alla fine - grazie alla sentenza del tribunale di Trento - Fatima ed Enrico, questi i loro nomi, entrambi venticinquenni, lei operaia e lui dipendente dello Stato, potranno sposarsi anche se lei è di religione islamica e lui cattolico.
    Le pubblicazioni sono state autorizzate proprio ieri dal Comune di Trento, ma per capire la storia di questi due giovani fidanzati bisogna fare qualche passo indietro. Ad esempio all’estate scorsa quando la coppia - che in realtà già convive da qualche tempo - decide che è giunta l’ora di unirsi in matrimonio. Ma al momento di raccogliere i documenti arrivano i primi problemi: «In Comune mi hanno spiegato che nel caso di cittadini stranieri serve un nulla osta del consolato» racconta Fatima, che è nata in Marocco 25 anni fa e che è giunta in Italia nel 2008 per raggiungere il padre assieme ai suoi familiari.
    Così Fatima si reca negli uffici di Verona per ottenere il via libera dalle autorità marocchine, ma torna a Trento a mani vuote: «Mi hanno spiegato che il nulla osta sarebbe arrivato solamente dopo la conversione all’Islam del mio fidanzato. Altrimenti niente, perché la legge del mio paese non prevede il matrimonio tra una musulmana con un non musulmano».
    Ma di una finta conversione, magari alla moschea di Roma, come prevede la procedura, recitando alcuni versi del Corano imparati a memoria, i due ragazzi non ne hanno voluto sapere. Per questo si sono rivolti all’avvocato Nicola Degaudenz per avviare la battaglia legale che si è conclusa nelle settimane scorse con l’ordine del tribunale di Trento al Comune: «Via libera alle pubblicazioni di matrimonio, anche se non c’è il nulla osta del Consolato» hanno stabilito i giudici, visto anche il parere favorevole del procuratore della Repubblica. Perché - si legge nella sentenza - non può essere impedito un matrimonio sulla base di considerazioni che sono contrarie alla libertà di religione e quindi alla Costituzione italiana.
    Il matrimonio sarà quindi celebrato a novembre e Fatima - al termine della sua battaglia - ha voluto raccontare la sua storia al Trentino: «Non è stato facile, ho avuto pressioni da parte dei funzionari del Consolato che pretendevano la conversione all’Islam del mio fidanzato. Parlavano sempre con me, lui doveva restare fuori dall’ufficio o in sala d’aspetto: non è stato facile. Ma ho dovuto lottare anche contro la mia famiglia, in particolare mio padre e i miei fratelli, che non hanno mai accettato questo matrimonio con un ragazzo cattolico».
    Il percorso di Fatima ed Enrico si concluderà con le nozze (che la famiglia italiana, almeno quella, festeggerà come si deve) ma in altri casi la battaglia legale è stata più difficile. Gli uffici dell’ambasciata infatti spesso si rifiutano di rilasciare il nulla osta senza fornire alcuna motivazione formale, né altre informazioni. Nel caso della giovane residente in Trentino invece è stato almeno allegato
    un certificato secondo cui la donna risulta nubile. Tanto è bastato ai giudici per autorizzare le nozze. E se il coniuge musulmano invece della donna fosse stato l’uomo? In quel caso - secondo l’ordinamento marocchino - non ci sarebbero stati problemi.

    16/08/16

    dichiarazioni parte II

      colonna  sonora
    Simonetta Spiri, Greta Manuzi, Verdiana Zangaro, Roberta Pompa - L'amore merita


    leggi anche



    chi lo   dice che  per  amore  bisogna  fare  outing o coming out.  ?   si  può amore  e  stare  bene  lo stesso  .  la  storia  di Rachele  Brtuni medaglia  d'argento, dedicata  alla sua  compagna  Diletta  ,  nella  10 km  nuoto    a  rio nel  2016  lo   dimostrano .
    Infatti  : <<  (  ...  ) non sarà solo una bandiera a portare il colore a raccontare di un'altra libertà che muore perché l'amore ne legge ne pretesa  (  ...  )  >>  (   dalla  canzone  l'amore  merita  vedere    sopra  il post    )


      da  la stampa  del 16\8\2016 


    Rachele Bruni e la medaglia per la compagna Diletta: “Non penso ai pregiudizi”
    “Non ho mai fatto outing o coming out. Vivo per me stessa, per la mia passione per il nuoto e per le persone che mi vogliono bene”




    Una ragazza solare, forse un po’ troppo spontanea: i genitori di Rachele Bruni, argento nei 10km di nuoto a Rio de Janeiro, la descrivono così. «Dedico questa vittoria alla mia famiglia, all’esercito, al mio allenatore e a Diletta, che mi hanno seguito e sostenuto», ha detto l’azzurra a Casa Italia. La dedica alla sua compagna ha suscitato l’attenzione dell’opinione pubblica, anche se lei racconta: «L’ho sempre vissuta naturalmente, senza problemi. Non ho mai fatto outing o coming out. Indubbiamente ci sono persone che hanno troppi pregiudizi, però io vivo serena e tranquilla. Non penso ai pregiudizi, vivo per me stessa, per la mia passione per il nuoto e per le persone che mi vogliono bene», ha detto dopo la vittoria. Simona e Bruno, i genitori, ne raccontano un po’ il lato nascosto.
    Rachele Bruni e la compagna Diletta


    «È stata coraggiosa a dare un segnale al mondo dello Sport? Per noi è del tutto normale, la colpa semmai è dell’ipocrisia delle persone». Rachele dice di «essere difficile da gestire», ma secondo mamma Simona «non si comporta diversamente da tutti gli altri giovani». «Il punto di svolta - svela il papà - è stato l’incontro con l’allenatore (Fabrizio Antonelli), che l’ha saputa prendere per il verso giusto. Il vero cambiamento della sua carriera». I sacrifici sono stati necessari nella sua vita. Uno su tutti: il trasferimento da Carmignano, provincia di Prato, a Roma per gli allenamenti. «Ne abbiamo sentito tanto la mancanza, è una presenza positiva», racconta la famiglia, composta anche dalla sorella Rebecca, la più grande, e Gherardo, il più piccolo. La gara della Bruni è stata concitata nel finale e segnata dalla squalifica della francese Muller, che le ha permesso di passare dal bronzo all’argento. I genitori, però, avevano subito notato la scorrettezza dalla rivale: «Eravamo insieme al Presidente Malagò e ci siamo detti “ma questo è un colpo da pallanuoto”», raccontano alleviati dopo la decisione finale. «Ora è tempo di festeggiare», come dice la stessa Bruni.

    05/07/16

    Il “sì” sott’acqua di Martino e Elisa sposi in muta da sub


    Marito e moglie di Campocroce di Mogliano coronano il loro sogno. Dichiarazioni, baci e abbracci sedici metri sotto il mare
    di Rubina Bon



    Una volta tornati in superficie, Elisa Nicorelli e Martino Pivato sono stati salutati da una pioggia di petali. I due novelli sposi di Campocroce, titolari di due pizzerie da asporto a Mogliano e Frescada, hanno voluto così ri-celebrare la loro unione, dopo le nozze con rito civile il 12 giugno a Torre di Mosto, in fondo al mare. La cerimonia, orchestrata dal Centro Sub Treviso e dal Diving Nord Adriatico di Jesolo, era in programma domenica, ma le previsioni avverse hanno imposto di anticipare a sabato il primo matrimonio subacqueo nell'Alto Adriatico. La location scelta non è stata casuale.

    «Al nostro matrimonio mancava una persona importante, ossia Luciano Roma detto Ciano, morto in un incidente», racconta Elisa che era stata allieva sub di Ciano, «abbiamo deciso di andarlo a trovare, coronando il nostro sogno di sposarci sott'acqua». Giovanni Alban, responsabile del Centro Sub e del Diving oltre che celebrante, ha organizzato tutto alla perfezione con il suo staff: la moglie ha realizzato le mute per gli sposi, il tavolo delle promesse era agghindato con fiocchi e tulle, sul fondale è stata stesa una corsia bianca per non rovinare le formazioni naturali. Anche la formula del "sì" è stata adattata al matrimonio speciale: "Non osi separare l'uomo ciò che il mare ha unito

    18/06/16

    odio i tormentoni ma ... quando meritano . il caso dell'amore merita di Simonetta Spiri, Greta Manuzi, Verdiana Zangaro e Roberta Pompa

    Di solito odio i tormentoni  , ma  quanndo sono belli  e  d'ottima fattura    testo e  ritmo   indipendentemente dal genere  musicale  , preferisco  lasciarmi  prendere  d'essi  .  Un altro tormentone  oltre quello  che  ho usato qualche  giorno fa per  rispondere    alle  consuete  domande  che mi vengono rivolte   nonostante le  FAQ    ( d'amore  e  altre cose  irreversibili di floriana  cangiano   in arte  flo  )  ce n'è   un altro   (  l'amore merita  )   di  cui  ho posto sempre  qui    su queste pagine   il video  .
    Tale  canzone mi è piaciuta   parecchio  e chi mi conosce sia  da  vivo  sia  in rete  e  sui social   sa  che al  90 %  detesto   e trovo insipide  le  canzoni e i cantanti fuori uscite  dai  talent  ma  stavolta  devo ricredermi  . Infatti nonostante  il genere  musicale  il testo  è bellissimo   ed  ottima  ( parlo da profano  non avendo ne  fatto  uno studio serio . nè  a  scuolanè privatamente   e poi  ho un pessimo udito   ) l'interpretazione vocale  di questa  canzone





     soprattutto conoscendole  l'origine e lo  scopo


    L'amore merita: intervista a Simonetta Spiri... di funweek

    << L'amore merita è un progetto >> come hanno dichiarato le  ragazze   ,oltre     che  nel  video  sopra ,   in questa  intervista   rilasciata  a  fanpage   <<     nato in un momento importante dopo la confessione di una carissima amica che mi ha raccontato le sue sofferenze e il suo percorso di vita tortuoso e incompreso da parte della sua famiglia e dei suoi amici. La sua storia e la sua voglia di affidare a me questo tipo di sofferenze mi ha dato una forte ispirazione per mettere in musica questa storia. In questo momento dell'Italia era importante portare una tematica del genere' dice Simonetta Spiri ai microfoni di Fanpage.it, la quale spiega anche come nasce l'idea di chiamare le tre amiche: 'Ho pensato che una voce non bastava, ma avevo bisogno di voci più forti, diverse ma unite, quindi ho chiamato Roberta, Greta e Verdiana e oggi siamo qui con L'amore merita' >>
    Con tale  canzone  tornano, questa volta assieme, Simonetta Spiri, Greta Manuzi, Verdiana Zangaro e Roberta Pompa, quattro cantanti che hanno in comune un passato nei talent (tra Amici e X Factor) e che si sono unite per un progetto comune che unisce la musica a un messaggio sociale. le quattro cantanti, infatti, sono dietro al progetto de 'L'amore merita', una canzone che parla dell'amore universale, senza confini e che è uscito in concomitanza con il decimo compleanno di "Gay Help Line", contact center antiomofobia e antitransfobia.
    Un progetto quindi  che ricorda i 10 anni di 'Gay Help Line' e che cade a fagiolo in un momento molto caldo per l'Italia  vedere le manifestazione della nuova maggioranza  sdilenziosa  \  familiy day    contro a legge  cirina  e  i ricatti a  cui   si  è dovuta piegare perchè fosse stata approvata  : <<  'Bisogna cambiare la mentalità, l'omofobia è un'eredità culturale sbagliata e quello che posso dire ai giovani è che se avremo dei figli quello che possiamo fare è regalargli una mentalità più aperta, solidale e rispettosa'. >>( sempre  da fanpage  )
    Il brano è un inno a sostegno della libertà e dell'uguaglianza di tutte le persone di fronte all’amore, una canzone contro l'omofobia che esce in concomitanza   come  già detto del decimo compleanno di Gay Help Line.Il testo esprime le sensazioni di una ragazza omosessuale che ha deciso di non vivere più in silenzio l'amore che prova:

    «Ora so crescere scegliere/io scelgo me stessa scelgo noi/Non sarà facile vivere ma sarà cielo senza nuvole/Perché la libertà non può costare il mio silenzio e al mondo griderò il mio segreto/E chi ama capirà l’amore non ha sesso e nessun prezzo pagherà»

    «L'amore merita», come  riporta www.sorrisi.com è fiirmata da Simonetta Spiri con Luca Sala (uno degli autori di «Non è l’inferno» di Emma) e lo scrittore Marco Rettani (autore del romanzo «Non lasciarmi mai sola»), arriva accompagnata da un suggestivo video (vedi sopra), diretto da Alessandro Congiu, in cui i colori dell'arcobaleno rappresentano l'amore, la speranza e l'amicizia.Il progetto, reso possibile da New Music International, NewTone Agency e Dischi dei Sognatori, segna il ritorno di quattro voci lanciate dai talent più amati: Simonetta Spiri è arrivata al serale di «Amici» (nell'edizione 2007-08), così come Verdiana Zangaro e Greta Manuzi (finaliste dell'edizione 2012-13). Roberta Pompa, invece, ha preso parte alla settima edizione di «X Factor».Infatti sempre  secondo  SORRSI   Il loro entusiasmo ha contagiato molti illustri colleghi che nelle ultime settimane, usando l'hashtag #LAMOREMERITA, hanno diffuso sui social la notizia del progetto. Tra gli altri: Arisa, Loredana Errore, Irene Fornaciari, Valerio Scanu, Ivana Spagna ed Enzo Iacchetti. 

    Non  so che altro dire  se  non buon ascolto  amanti e non  del  genere musicale e  e del tal show

    07/03/16

    che fine hano fatto quelli che si spellavano le mani a funerale di Dalla o filmano che cellulari ed intasavano i social ? Lo hanno dimenticato e condannato all'oblio .


    Infatti   <<  (....)  A quattro anni dal suo 73esimo compleanno e beffa del destino anche a quattro anni dal suo funerale, il vuoto che lascia il cantautore bolognese nel panorama musicale è molto più grande della piazza celebrata in una delle sue canzoni più note. Ma l’Italia, si sa, è un paese dalla memoria corta. Grandi manifestazioni si fecero fino all’anno scorso per ricordarne la scomparsa, ovviamente concentrate nella sua Bologna, dove i litigiosi eredi di un patrimonio ultra milionario aprirono la casa-museo di Via D’Azeglio ad alcuni selezionatissimi visitatori ed agli amici musicisti di una vita che si esibirono a turno in una giornata per Lucio, a casa di Lucio.(...)  >>




    LUCIO DALLA, QUELLA SERA AL PALASOJOURNER CON DE GREGORI / IL RICORDO
    in Archivio, Cultura, Index, Personaggi 04/03/2016 17:11

    (di Sabrina Vecchi)



     Quella sera aveva una scarpa da ginnastica blu ed una rossa perché si sapeva che per lui “l’impresa eccezionale”, era essere normale. Di tutte le volte che l’ho sentito cantare dal vivo, certamente il ricordo più vivo ed emozionante è quello del 2010, al PalaSojourner di Rieti con Francesco De Gregori per il tour “Work in Progress”. Due colossi della musica italiana di nuovo insieme dopo un trentennio dal geniale “esperimento” di Banana Republic: fu un evento. Lucio Dalla, anche quella volta, non si risparmiò al suo pubblico e diede il massimo tra il colore della sua verve e la poesia dei suoi capolavori senza risparmiare battute ed un’ironia fuori dal comune, spesso incompresa, a volte derisa.  (....)
    Il grande escluso fu Marco Alemanno, compagno silenzioso e riservato di Dalla fino alla morte, estromesso dall’asse ereditario per mancanza di testamento, sfrattato dalla casa del cantante, e cancellato in un colpo di spugna. Duole questo rumore assordante del silenzio della memoria di un grandissimo artista, dolgono i litigi sull’eredità materiale e sugli amori terreni di una persona che ha cantato l’amore inteso in ogni sua forma in maniera tanto profonda. Ma in fondo, è solo la vita che finisce, e lui da qualche parte ci guarderà sentendosi felice, e ricominciando il suo canto.

    Foto: RietiLife ©

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