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18/11/13

QUELL'ADDIO AL MIO AMICO


Abbiamo trascorso una vita insieme e mai avrei pensato di essere io a doverti salutare. Mai avrei potuto aspettarmi un dolore così grande, TU il mio amico sincero, il compagno che ha colmato tanta solitudine. Ora ti sono accanto e le mie mani ormai stanche si adagiano ancora su di te, come facevo ieri, quando ogni sera ci ritrovavamo vicini a dividerci quel poco che ci era rimasto.

Eppure non ti sei mai lamentato, ti sei sempre preoccupato di distrarmi con le tue capriole e quando mi sentivo poco bene eri come una sentinella i piedi del mio letto.
Ti guardo mentre la mente confonde i ricordi come una palla impazzita, sei tu qui, che dolorante cerchi ancora il mio sguardo come se fosse l'ultima immagine da portarti via.
Anche io ti guardo amico caro, mentre cerco di trattenere le lacrime che copiose hanno già raggiunto il cuore. Sono qui compagno mio, sono ancora vicino a te a raccontarti di quando la guerra mi ha rubato troppo presto la gioventu', sono qui, come ieri a raccontarti tra malinconia e rimpianto di quell'amore che mi ha lasciato quel buco nel cuore.
Ho vissuto una vita modesta, tutto doveva quadrare, non ci siamo permessi mai neppure una vacanza al mare, ma la tua presenza mi ha fatto vivere di rendita. Sono solo un povero vecchio a cui tu hai donato tanta gioia e affetto. Come farò domani?
Nessuno coglierà mai piu' la mia disperazione, solo TU sei stato la mia famiglia, hai saputo attendere anche intere ore quando a fatica riuscivo a malapena a farti fare un giretto sotto casa per i tuoi bisogni, perchè il freddo mi paralizzava le ossa e a scaldarci erano solo delle vecchie coperte.
Eppure mi hai reso felice, così senza rispondermi ti accostavi a me con quel tuo musetto, quasi volessi ogni volta abbozzarmi un bel sorriso.
Ciao amore mio, non ti dimenticherò mai e se i miei giorni saranno brevi, conterò i minuti per ritornar da te.
Resto qui, sulla mia vecchia sedia a guardare dietro i vetri l'inverno che passa. mentre nel silenzio cerco ancora nella stanza quell'amico che il destino mi ha portato via.

02/03/13

Cecilia, 4 anni, in attesa di un trapianto ha potuto riabbracciare nella sua stanza del “Regina Margherita” il suo Black Torino, il cane di famiglia ammesso in ospedale strappo alle regole per una bimba cardiopatica

Speriamo  che  caèpitano  più  spesso queste eccezioni \  strappi alla regola   e che  diventi  la  norma   .
 
fonte   repubblica  del  2\3\2013 
di  VERA SCHIAVAZZI
TORINO 
C’è un attimo magico  quando gli occhi di Cecilia, 4 anni, incontrano quelli di Black,7 anni presunti. La bambina cardiopatica che da dodici mesi vive grazie a un cuore artificiale è seduta nella sua stanza bianca e  piena di macchine e ha davanti un tavolino di plastica rosso della sua taglia, con sopra i pezzi di un  puzzle. Il cane, un meticcio nero col pelo ruvido e le zampe bianche, mite e un po’ timido, è il suo cane, quello con cui Cecilia è cresciuta insieme alla sorellina Sofia, pettinata come lei,che le siede accanto come in tanti altri giorni passati in ospedale.

E il luogo è la stanza 18 del reparto di cardiologia del Regina Margherita di Torino.E’ la prima volta che un cane “forestiero” sale sull'ascensore di un grande ospedale ed entra in una camera sterile. Altri cani prima di lui hanno giocato all'esterno con i piccoli ricoverati o li hanno aiutati a reimparare a camminare nel reparto di ortopedia:erano però i quattro “specialisti” della pet therapy, addestrati e selezionati. Black no,Black è il cane di famiglia, quello che viveva già in casa con Maria e Guillermo, i genitori di Cecilia,
e con Sofia, la primogenita. Da mesi Cecilia chiedeva di vederlo,e giovedì papà e mamma le hanno detto «domani ci sarà  una sorpresa». Ieri all’una la sorpresa è arrivata sulle sue quattro zampe, il cane e la bambina si sono  riconosciuti con uno sguardo,si sono parlati e capiti in un linguaggio sconosciuto agli adulti umani, poi Black si è accucciato ai piedi del tavolino, un po’ disturbato dai flash e dagli  sconosciuti che si davano il turno nella piccola camera di ospedale.
Un po’ disturbata lo era anche  Cecilia, che però ha mostrato tutta la sua forza: sorrisi, carattere e humour, come quando  ha chiesto una ciotola d’acqua  per il suo cane, o gli ha raccomandato di non sporcare per terra.I genitori - Guillermo italiano di origini guatemalteche, e Maria - sono entrambi infermieri a Pinerolo, 40 chilometri da Torino.
Quando alla loro seconda figlia è stata diagnosticata una grave patologia cardiaca, la bimba aveva soltanto otto giorni di vita. La loro è una storia di dolore e di speranza, uguale a quella di tante altre famiglie, ma vissuta col coraggio speciale di chi conosce la malattia e la lotta per sopravvivere. Non hanno paura dell’ospedale, hanno chiesto e ottenuto che anche Sofia possa restarci a dormire, due o tre volte al mese, per portare la casa dentro la camera numero 18 e le risa tra bambine che ieri si sentivano a ogni movimento del cane, a ogni scatto dei flash.
 Loro fanno i turni a Pinerolo per poi correre al Regina Margherita e condividere l’attesa del trapianto che guarirà Cecilia, un giorno dopo l’altro. «E’ stata dura per noi ottenere la legge 104 -- racconta Guillermo riferendosi ai permessi ai quali hanno diritto i familiari di un malato grave -- ma ce l’abbiamo fatta. Ora speriamo che arrivi il trapianto. 
A mia figlia serve il cuore di un bambino, e non c’è ancora abbastanza conoscenza e sensibilità su questo tipo di donazioni.Lo capisco: quando il cuore di un bambino batte ancora, anche se c’è morte cerebrale, è difficile dire sì all’espianto. Ma guardatela, guardate come è serena, sveglia e tranquilla, nonostante tutto. Non vorreste farla vivere?».

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