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18/01/16

Bonelli editore fine di un Mito ?

In una Italia    sempre  più in declino    non solo politico ed  economico  (  marchi e  ditte   svenduti alle  multinazionali estere , imprenditori  rapaci e non che fuggono a produrre  all'estero ,  classe politica  simile  a  quella dell'america latina  ,  cultura  sempre  più omologata  ai modelli esteri  , ecc.)   s'inquadra  il  declino sempre più inesorabile  ( ? )   di un mito culturale dell'italianità  in ambito fumettistico che  è   la casa  editrice Bonelli  .
Mi  sa  che  un   mio precedente post del novembre del 2015  confermi quanto dice  questo interessante articolo del portale nergate,it   sul  declino della Casa editrice Bonelli  che  ha accompagnato ed ancora ( chi sà  fino a quando )n accompagna    generazioni  d'Italiani 
Articolo  un po'  catastrofico come si può notare  dalla discussione privata  bsu facebook    ( che riporto con il permesso del'autore  )  sendo stato per circa 15 anni responsabile di Ayaaaak.net con relativa mailing list,  gruppo su yahoo  poi pagina facebook Uno storico sito di critica e analisi fumettistica

IO  che ne pensi di questo  articolo (  http://www.nerdgate.it/bonelli-la-fine-un-mito/ )    di nerdgate.it io penso che ha ragione se la bonelli vuole evitare di scomparire lo dovrebbe prendere in considerazione


Daniele Tarlo Tarlazzi Credo sia esagerato. La Bonelli è una macchina da guerra. Certo le vendite non aiutano, ma la crisi è generale. Il fumetto non tira più e il mercato funziona solo se pubblichi "casi editoriali alla moda" così come accade nel panorama discografico. Non è la Bonelli ad avere problemi è l'intero panorama culturale italiano che va impoverendosi sempre di più.




IO In effetti. Pero' è innegabile che alcune carenze in Bonelli ci sono


Daniele Tarlo Tarlazzi Carenze in Bonelli? Ma dove? Cioè io capisco che alcune storie possano piacere meno di altre e che alcuni sceneggiatori possano apparire, agli occhi del lettore, meno graditi di altri, ma da qui a parlare di carenze mi pare davvero una sciocchezza. Chi parla di carenze in Bonelli è perché in Bonelli non lavora, magari per mancanza di talento o forse perché certe idee mal si sposano alla politica editoriale della casa di via Buonarroti. Insomma: se chi critica la Bonelli di essere alla frutta dimostrasse il suo "valore" aprendo una casa editrice concorrente creando una diversa opportunità al mercato, ben venga. Ma ricordo che nessuno è mai riuscito a fare una vera e propria concorrenza all'editore milanese. Poi: se i grandi gruppi editoriali o anche editori più piccoli cercano di acquistare diritti per pubblicare in volume materiale Bonelliano, ci sarà qualche motivo. Insomma: una crisi di vendite sarà anche innegabile . Sarà anche innegabile dicevo, ma la Bonelli è sempre riuscita a sopravvivere cosa che altri editori purtroppo non sono riusciti a fare. Naturalmente se vorrai condividere il mio pensiero fai pure. Ma io sono sicuramente stanco di sentire i soliti profeti della sventura, cantare e magari sperare in una "fine" di qualcosa o di qualcuno.

 [.... ]

L'articolo pur essendo   troppo  catastrofico    contiene un fondo di  verità   sulla situazione dei fumetti   Bonelli .
Infatti  secondo   lo stesso   sito in un articolo di qualche tempo fa  
DIGGER 28 DICEMBRE 2015 
E’ la fine per il progetto miniserie di Sergio Bonelli Editore?Quale sarà il futuro del fumetto italiano?




Dopo le notizie della chiusura della serie Adam Wild che avverrà con il numero 26, quindi tra nove mesi e quella già annunciata a febbraio di Lukas con il numero 24, si vocifera che il progetto miniserie terminerà con la conclusione di Hellnoir. Questo sarebbe un duro colpo sia per la Sergio Bonelli Editore sia per l’intero panorama del fumetto italiano. Aspettiamo notizie ufficiali per capire quali saranno le scelte editoriali riguardo il futuro della casa editrice di riferimento del fumetto italiano.


Ora  pur  comprando    della  Bonelli  _ Dylan dog , Martin Mystere  , Orfani , le storie  e   di tanto in tanto qualche romanzo a fumetti   ., ed  leggendo a scrocco  o  conoscendo amici\che  che leggono anche gli altri   fumetti   della casa  editrice , e non essendo  uno specialista in fumetti   o  un  nerd  fissato con statistiche   , confermo   è  sono  d'accordo  al 90 %    con il sito  prima citato   ..
<<  Gia' la notizia della chiusura di un’altra serie della casa editrice Bonelli, baluardo del fumetto italiano; per chi ancora non lo sapesse, il 2016 porterà in edicola gli ultimi capitoli di due serie Bonelliane, Adam Wild e Lukas >Questa ennesima cattiva notizia, insieme  al calo di qualità  o  alternarsi   di qualità   di fumetti che leggo   mi  ha portato a farmi alcune domande riguardo la situazione della casa editrice, interrogarmi  su quali possano essere i motivi di una tale moria all’interno della produzione Bonelliana  ed a  chiedermi come  mai   sia passata   quasi in sordina era passata la chiusura di Mister No nel 2005, dopo una vita editoriale trentennale.E di come se << Il saluto a Jerry Drake è stato il primo grido di allarme in casa Bonelli >> non vi si ponga rimedio ? La decisione di chiudere la serie con protagonista Jerry Drake era arrivata non tanto per un calo delle vendite ( all’epoca  secondo  nergate.it  gli albi vendevano intorno alle 20.000 copie, soglia di sopravvivenza decisa dalla Bonelli ) , ma per un calo qualitativo della serie, dai responsabili individuato nella mancanza di tematiche; girando per i forum pareva fosse un’altra la natura di questa chiusura, ovvero la totale capacità degli sceneggiatori di mantenere fede alla natura del protagonista ( tra i capri espiatori si annovererebbero  secondo   alcuni  mie amici   che lo leggevano  ed  il sito  nerdgate .it  Mignacco e Masiero ), tanto che i fan della serie invocavano a gran nome sceneggiatori capaci ma impegnati in altre serie (Castelli, Boselli e Colombo in primis). Nonostante questa aperta manifestazione d’affetto per il personaggio

 di Nolitta,Mister No chiuse la sua serie regolare,regalando ai nostalgici qualche sparuto albo semestrale o annuale.In questa prematura fine si sarebbe dovuto intravedere   ( e   cercare  di porvi   rimedio  c, correndo ai ripari  )   lo spettro di una crisi nascente, una minaccia al regno di fantasia che da sempre viveva nella casa editrice milanese: il calo della qualità delle storie.  Su  Dylan Dog  è  vero si fatica a  trovare  un centro di  gravità permanente  , per ora   si  è solo  distrutto  (  giustamente  ormai   certi canoni erano logori e   stavano   per  diventare    non o erano già  diventati    degli stereotipi  ) ma  per  ora   esso è  fatto  di alti (pochi) e bassi (tanti, forse troppi) sarebbe ora  di  smetterla con  la distruzione  e    iniziare  con  la  costruzione   dando vita  ,  fin ora   erano  quasi   assenti  ai nuovi  personaggi   di cui si  è fin ora  solo accennato e  fatto solo qualche comparsata  . Infatti   << Il difetto che riscontriamo in entrambe le testate è sempre lo stesso, e ci conforta ricevere conferme anche da altri lettori; i protagonisti sempre più spesso non sembrano più loro, le storie a volte paiono sceneggiature adattate alle testate e non concepite appositamente per i personaggi che vediamo poi viverle. >> 
Prendete il Nathan Never,  invece   mio affido  perchè  ne  trova  confermo  in un ex mio  inquilino    al temo in   cui ero  studente  fuori sede   , non  che  fans  della  prim'ora ( dal n   0   della serie  )       a  quanto dice   il sito   di nerdgate.it   

Negli ultimi due anni la maggior parte delle storie sembrano distaccate dalla continuity della seire, si è cercato di forzare alcuni personaggi in una dimensione che cozza vistosamente con quanto abbiamo conosciuto nella vita editoriale precedente.L’esempio più evidente è la nuova vita di Janine, la storica segretaria dell’Agenzia Alfa, da sempre timida, spesso impacciata eppure un punto di forza della saga, per molto tempo ago della bussola morale di Nathan; tutto questo viene mascherato da un misterioso cambio di
personalità con l’undicesimo maxi, Il fantasma, in cui la timida segretaria diventa un’infallibile e tecnologica ladra.Per motivare questa scelta, vine deciso che addirittura l’assunzione anni prima in Agenzia fosse una sorta di passaggio necessario per questa sua nuova vita; si tratta dell’ennesimo deus ex machina messo a disposizione degli autori, che non rinunciano nemmeno a stravolgere la cronologia della serie asserendo che un prozio di Janine avesse inventato un rivoluzionario parabrezza per motivarne la ricchezza, quando tale invenzione era stata tributata al dr. Detroit del numero 82, Il vigilante.Il trattamento riservato a Janine è solo uno dei tanti piccoli difetti che sta colpendo il Nathan Never, che soffre il cambio di gestione mostrando un apparente distacco dal canone classico con cui ha fatto breccia nel cuore dei lettori; storie come Inferno, Operazione Drago o Gli occhi di uno sconosciutonon sono presenti da troppo tempo sulle pagine di Nathan Never.La realtà è che anche nelle storie dell’Agente Alfa manca una guida che mantenga in linea le trame ed i contesti narrativi che hanno reso la serie un punto di riferimento per i fumetti sci-fi nostrani; personaggi che si comportano in maniera atipica, riciclo di storie già presentate come in occasione del primo Nathan Never Magazine o nell’albo della serie Agenzia Alfa Nato dal buio (in cui vengono messe diverse storie non usate in passato ed inserite apparentemente per non buttare del materiale) sono segni di come la cura per la serie ed il rispetto del lettore siano poco considerati.La speranza è che i segni di ripresi visti con Scacco matto e Arkadin il sicario siano i presupposti di una nuova rinascita per Nathan Never, in concomitanza con i festeggiamenti per i suoi 25 anni di onorata carriera; la Bonelli vuole festeggiare in grande stile, si parla di variant cover e miniserie, ma forse la giusta rotta sarebbe diminuire le uscite parallele (quasi ogni mese oltre all’albo mensile ci sono speciali, magazine o maxi) e concentrare la qualità delle trame in meno uscite, ma con un alto valore per gli affezionati lettori.Un ritorno a storie appassionanti e in linea col personaggio è la speranza di molti lettori di Nathan Never Il problema in casa Bonelli, a mio avviso, è il voler imitare un modello americano; il mercato, ma soprattutto i lettori, a cui si rivolge la Bonelli non ha molto in comune col modello americano a cui si vota una casa editrice come la Marvel. Se oltreoceano le miniserie funzionano e convincono, in Italia non paiono avere grande seguito; noterei anche come la Marvel non abbia mai avuto un buona reputazione per quanto riguarda il rispetto della continuity (ci sono più resurrezioni e ritorni a sorpresa negli X-Men che nella Bibbia o in Beautiful!), cosa che invece si è sempre apprezzata nelle testate Bonelli.

Infatti   c'è come già dicevo  nel mio precedente  post  , un imitazione   passiva  del modello Americano almeno nello svolgersi e nella struttura delle storie ( vedi ad esempio l'annuale o Speciale Dylan Dog da quest'anno la saga del Pianeta dei Morti: fatto secondo me per dare lo zuccherino a chi è appassionato delle storie di zombi e simili .
 << L’idea   >> come   fa notare    nerdgate.it  e  che non condivido  completamente   <<  delle miniserie slegate da testate maggiori non era male, ci ha portato dei piccoli capolavori come Hellnoir ( letto  a  scrocco d'amici   ) del duo Ruju-Freghieri, ma forse non è quello che i lettori italiani cercano ;  collane  di ottima qualità   come Le Storie, o i Romanzi a fumetti  possono    , aver senso se visti come rivolti ad un pubblico occasionale o come test per nuove collane (come accaduto per la fortunata serie di Dragonero ). >> 
 La stessa idea di creare una serie e suddividerla in stagioni annuali (stile Orfani o Lukas) ha mostrato  nonostante  il   carattere  innovativo  del primo   (  totalmente  a colori ,   struttura  d'impaginazione   delle tavole  si  sul modello americano  della Marvel    ma   non passivo e  acritico ) sul second   non saprei   l'ho preso  il primo numero   e  il mio amico    lo ha  abbandonato dopo due  numeri  visto la mediocrità  e  l'americanata  delle storie     mostrerebbe  una certa debolezza; nonostante abbia un discreto seguito  specie  , Orfani in origine ero la prima prova di una serie a colori in casa Bonelli, ma il numero di vendite non ha dato il risultato sperato.
<< La voce di corridoio è che le miniserie chiudano con la fine del quarto e conclusivo capitolo di Hellnoir, per poi presentarsi, probabilmente, nella nuova veste di volumi da collezione, sulla scia delle operazioni tentate con la riedizione del romanzo di Dragonero o la raccolta in tre volumi della miniserie Greystorm (quest’ultima un’operazione di marketing discutibile); personalmente ritengo sia difficile mantenere questa linea editoriale, perchè al momento il mercato dei fumetti è piuttosto tragico ! >> 
Basti pensare che le vendite delle testate storiche sono in calo costante, e che le nuove serie lanciate (Adam Wild e Lukas ne sono un esempio) hanno una vita piuttosto breve; questo trend calante viene anche segnalato come un grido di allarme da grandi esponenti del settore, come Marcheselli, ManfrediSerra.  << In un contesto così complicato >> ,  come  giustamente   fa  notare  nerdgate.it  << dove vengono sfoltiti i ranghi dei team creativi, ha davvero senso lanciare nuove testate ? Non sarebbe più opinabile concentrarsi sulle serie già note e apprezzate e dar loro maggior cura ? Da poco è stato immesso sul mercato un nuovo personaggio, Morgan Lost, nato dalla fantasia del visionario Chiaverotti; è innegabile il carisma e il fascino di questo nuovo eroe, ma riuscirà a far breccia nel cuore dei lettori? Personalmente adoro il modo distopico ideato da Chiaverotti e compagni, così come la personalità complessa e caleidoscopica di Morgan, ma la domanda, per quanto flebile e spaventata, mi arriva alle labbra : quanto sopravviverà ? >>  . Già quanto   durerà ,  non potevano integrare  le tematiche   di  questi  due  ultime serie    nell'agonizzante  ,   lo seguo   dal 1994 ,  Martin Mystere  
  

alcuni fans  in particolare  questo  su http://comicus.forumfree.org


 
luminare
Inviato il: Sabato, 24-Giu-2006, 12:30
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Asterix
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sono un lettore della prima ora del buon vecchio zio Martin
e di conseguenza il mio parere può essere "di parte"

tutti i primi numeri , ed io arriverei fin quasi al 200 ,
meritano di essere letti,
poi purtroppo il declino è stato inesorabile,
per quanto mi riguarda ho tenuto duro e sono andato avanti,
sperando in un rilancio ,in qualcosa di "nuovo"
fino al n.269 uscito due estati fà
poi , mio malgrado ,ho gettato la spugna ,molto malvolentieri ,
ma forse è giusto così ,
non volevo "rovinare" con le ultime letture
il bellissimo ricordo degli altri volumi letti in passato
( cmq. è anche un fattore naturale , ha già "dato" tanto )

in ogni modo non posso che ringraziare in primis
Alfredo Castelli , e a seguire tutti gli Altri tra sceneggiatori e disegnatori
per avermi regalato delle bellissime e straordinarie letture

e,
per tornare alla storia che mi è piaciuta di più
( anche se è dura segliere )

direi : La setta degli assassini ( n. 88/89/90 )

i disegni di Roi sono da pelle d'oca,

solo l'inizio :

monastero di citeux imbiancato nella notte da una nevicata, anno 1119

basta , che mi stò commuovendo wink_old.gif





tanto coinvolgente all'inizio quanto noioso ora. dovrebbero avere il coraggio di 1)  chiuderlo, è troppo tempo che le storie sono altalenanti   ed in alcuni casi  pessime, così come la maggioranza dei disegni. tutti i disegnatori talentuosi dopo pochi albi vengono dirottati su altre testate (casertano, roi, villa, freghieri, filippucci solo per citarne alcuni). 2)  sfidare  come  ha fatto  recchioni    con orfani i  tabù   imposti  dai vertici  Bonelli   che costrinserro  Dylan Dog  a cambiare  rotta  vedere  il'accenno  nel  n  69  o  le polemiche   se  ne  discusse  sul gruppo di  yahoo ayaaah  e sul  news groups  it.arti.fumetti.bonelli   del compromesso  sul  primo numero di  dampyr. Oppure  un autore che lo dice pubblicamente senza giri di parole o giustificazioni varie. ecco uno stralcio di una mail di paolo morales, talentuoso scrittore di martin mystere, che è stata pubblicata sul forum di agarthi qualche " lustre  " fa  con il suo consenso. : 

"Ti farò una confessione, Aldous: se c'è una cosa che non sopporto sono le censure e le autocensure che vigono alla Bonelli, perché ci sono una quintalata di temi, frasi e situazioni che sono (diventati) tabù... Almeno nel web, lasciamoci un po' di libertà".





prendo  come spunto e  magariapprofondendo   le trasmissioni di voyager ed  affini ed  affrontare  tematiche come  i misteri della sindone  ed affini  .


 La Bonelli, per darvi un’idea, ha da sempre un mercato estero forte nei Balcani, specialmente in Serbia. Ultimamente proprio dalla Serbia, quando esce un nuovo prodotto, vengono chieste dai lettori garanzie sulla durata e il prezzo dell’albo, in modo da capire quanto esborso richiederebbe un’eventuale collezione e sopratutto se iniziare ad accollarsi una spesa che potrebbe terminare bruscamente; questo accade nel mercato nostrano, basti pensare al costo di un albo Bonelli e al suo potenziale mercato dell’usato. Le grandi saghe americane (Civil War, Guerre Segrete, Knightfall, Red Son) hanno ancora oggi un discreto costo, ma le serie Bonelli hanno dei prezzi piuttosto bassi, il che non invoglierebbe un acquisto in ottica di investimento.

Ora    è qui  sono d'accordo  in toto    con quanto dice   nerdgate.it  

 (....)   
UNA MINORE DISPERSIONE DEI TEAM CREATIVI E UN IMPATTO PIÙ GESTIBILE SULLE TASCHE DEL LETTORE POTREBBERO AIUTARE LA BONELLI AD USCIRE DA QUESTO PERIODO BUIO 
Il parere del sottoscritto è che la Bonelli può ancora invertire questa tendenza, ha molto da offrire al fumetto non solo italiano ma anche mondiale. La strada per la salvezza potrebbe essere quella di puntare inizialmente sui lettori storici, quelli legati alle serie di punta della casa editrice, ringraziandoli del fedele sostegno con storie all’altezza dei personaggi che tanto amano; è accettabile che dopo tanti anni di vita editoriale ci sia un lieve calo nelle trame, ma questo può essere ovviato tramite un attento programma di assunzione di sceneggiatori validi e con idee forti, anche gettando un occhio oltre i confini, tentando collaborazioni eccellenti ed importanti con maestri del fumetto. Allo stesso modo andrebbero limitate le uscite parallele all’interno delle serie, in modo da non disperdere il capitale creativo e al contempo non allontanare lettori che potrebbero spaventarsi di fronte ad una crescente spesa per seguire la continuity del proprio eroe (la crisi c’è per tutti, d’altronde): il credo della Bonelli deve essere “più qualità, meno quantità”, l’obiettivo riconquistare in primis la fiducia e il sostegno dei fan storici.

(...) 






Concludendo    questo  lungo post .
 Il declino si può arrestare     , ci sono ancora  un po' di margini ,   sempre che la Bonelli ci metta mano e non si concentri solo sul progetto d'Americanizzazione ( perchè va bene portare nuove fette di lettori specie queli appassionati al genere Marvel e simili ) si potrà evitare il declino sempre più prossimo Ci sarà anche spazio per nuovi personaggi e nuovi progetti, ma non ora; se proprio si volesse tentare un qualcosa di nuovo, personalmente rimetterei in sesto i Romanzi a fumetti, che oltre a dare vita a Dragonero (l’unico nuovo personaggio fin’ora valido) . e integrerei Orfani in Nathan Never magari facendo una storia in cui le origini dell'agenzia Alfa derivi dalle vicende narrate nelle prime tre saghe di Orfani . Fumetti che avevano anche presentato storie interessanti, sai in un’ottica di volume one-shot che come apripista per nuovi personaggi (come vorrei vedere una serie su Sygma!).
Per ora la situazione è dura e complicata, ma dopo anni che seguo direttamente e indirettamente la Bonelli e i suoi personaggi voglio credere in loro, nella passione e nella professionalità che ha da sempre contraddistinto la casa editrice di ( non somno in ordine cronologico ) Mister No, Martin Mystère, Zagor, Dylan Dog, Nathan Never, Tex e tanti altri eroi che hanno accompagnato i nostri sogni di adolescenti e continuano ancora oggi a regalarci qualche emozione. ed arricchimento culturale 







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