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07/07/16

Trento Cacciatrici e «modelle»: gli insulti corrono sul web Una delle doppiette che aveva posato per il calendario 2016 ha denunciato i commenti alle foto su Facebook ritenuti diffamatori e anche minacciosi

premetto che sono  per  amare  gli animali  contro la caccia  ( salvo che  questa   non  sia  inevitabile  es nel caso di animali in sovranumero  e creando dei  problemi di aquilibrio  ambientale  tra prede e predatori  , cme esempo il  caso dei cinghiali in sardegna ) e la sua esaltazione . Ma  qui si tratta  di mancanza  di  rispetto  . Un vero amante dela natuira  e    dovrebbe  avere  rispetto    verso  tutte le forme  uomo  comnpreso . Non ti  piace  la esaltazione , denucciarlo se  c'è un reato penale  o  criticalo  pure  ,  ma   senza  minacciare ed  insultare  .  E' per  questo   che  vado  contro corrente  è  dico  hann fatto bene le  protagoniste   a denuciarli  i fanatici  animalisti   OVVIAMENTE SENZA GENERALIZZARE

da http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2016/07/07/news

Cacciatrici e «modelle»: gli insulti corrono sul web
Una delle doppiette che aveva posato per il calendario 2016 ha denunciato i commenti alle foto su Facebook ritenuti diffamatori e anche minacciosi









TRENTO. La finalità dell’iniziativa era (ed è) benefica: la raccolta di denaro per sostenere associazioni che aiutano famiglie, bambini e anziani in difficoltà. Il mezzo è collaudato: un calendario. Particolari le modelle unite dal fatto di essere tutte cacciatrici trentine e di mettersi in posa - assolutamente vestite - con le «divise» delle doppiette anche di altri tempi. E proprio il calendario delle cacciatrici trentine è entrato nel mirino di alcuni animalisti che hanno bersagliato le «modelle» con una serie di messaggi offensivi (anche pesanti) su Facebook. Tanto da spingere una di loro a rivolgersi all’avvocato Marcello Paiar per denunciare alcune di queste persone per diffamazione, minacce e ingiurie.
Una denuncia contro la quale la procura ha chiesto l’archiviazione ma il legale ha presentato opposizione aggiungendo altro materiale a quanto già depositato a gennaio quando era stata presentata la querela.
Ma per spiegare la vicenda è necessario fare un passo indietro al novembre dello scorso anno quando il gruppo cacciatrici trentine presenta (e non si trattava della prima edizione) il calendario. Cercando su Facebook la notizia della loro iniziativa si sono imbattute nel profilo di un trentino (animalista) e soprattutto nelle sue riflessioni pesanti e anche in qualche modo grevi. Seguite da commenti di altri utenti del social network dello stesso tenore.
Con paragoni con i calendari dei camionisti con gli pneumatici sostituiti dai fucili. Oppure frasi come «vogliamo parlare delle “donne” (le virgolette sono dell’autore del post, ndr) di questa provincia succhiasoldi. A parte che sono una più.... dell’altra, (...) la cosa allucinante è che sono delle assassine».
Una frase fra le tante che riportiamo per far capire il tenore degli interventi. Corredati da alcune immagini del calendario presentato nei giorni immediatamente precedenti.
Ma a spingere una delle cacciatrici a presentare la denuncia sono state quelle frasi che lei ha avvertito come una minaccia diretta alla sua attività commerciale e ai suoi clienti. Con la promessa di un’attività di boicottaggio. Che, nei fatti, non si sarebbe mai tramutata in azioni «reali».
Pensieri e frasi che hanno causato nella donna un profondo stato di malessere tanto da spingerla ad affidarsi
ad un legale per veder condannati chi l’aveva diffamata e minacciata. Una denuncia per la quale, come detto, la procura ha chiesto l’archiviazione e ora la «palla» passa al giudice che dovrà esprimersi sull’opposizione all’archiviazione che è stata presentata dal legale della cacciatrice.

12/07/15

finalmente un sardo ed un gallurese che non mitizza la costa smeralda ma ne fa un ritratto obbiettivo . Cosa Conta, edito dalla Taphros di Dario Maiore di Francesco Giorgioni

colonna sonora    cosa  conta  davvero  - Ustmamo'

per  approfondire   sull'autore  dopo il libro ovviamente  un po' romanzato  ma   autobiografico



Venerdì 10 luglio, a partire dalle 21, nella saletta    della libreria Max 88 di Tempio Pausania 
da http://www.sardanews.it/
si è tenuta la presentazione del romanzo Cosa Conta   / Foto a destra )  edito dalla Taphros di Dario
Maiore di Francesco Giorgioni   Sardo . Il romanzo è ambientato tra la Costa Smeralda e la Sardegna (non credo sia un errore) tra il 1998 e il 2000, il protagonista è un giornalista. Parleremo dunque di informazione, coscienza, identità, prostituzione fisica e intellettuale, speculazione immobiliare e tanto altro.
Un romanzo  fiero ed  indigesto   a  chi    scende  troppo ai comprmessi  tanto  da non capire  se  è un lachè  .Ma  soprattutto  a   chi   crede ancora  che la costa smeralda  sia un vanto per  i sardi  e che dia  lustro  e lavoro Ha presentato la serata Emiliano Deiana
sono stati letti brani di Cosa Conta da Romina Fiore e Tore Dessena (che non è parente di Massimo, il padrone di casa ( Ecco alcune mie   foto della serata  più mio video  









video

infatti  l'ho letto in un pomeriggio   di una  giornata  ventosa   al mare  nelle pause tra  una  foto  e  l'altra  a mio fratello  e i suoi amici  che  facevano wind  surf  ecco il reportage  sotto 






ottimi i riferimenti musicali ed in particolare questo  ritornello di  una famosa  canzone   qui  il testo  e  nell'url sopra il video   degli ani  '90


Pietra dura se cosa che cura

Libera me dal male e della mia paura

Pietra dura tu sai cos'è che cura
Insegnami a capire
Aiutami a vedere

Cosa conta davvero

 che poi da origine al titolo del libro e nei momenti   di suspense  del libro  in particolare  ...    mi fermo qui  altrimenti vi tolgo  il piacere  di leggerlo

16/02/15

«Pianterò un milione di alberi nell’isola» L’avventura del giovane Giovanni Atzeni membro del consiglio direttivo di un’associazione ambientalista globale

  da  la  nuova  sardegna del 15\2 \2015  «Pianterò un milione di alberi nell’isola»
L’avventura del giovane Giovanni Atzeni membro del consiglio direttivo di un’associazione ambientalista globale
                    di Gabriella Grimaldi



                        Giovanni Atzeni a una manifestazione promossa da "Plant for the Planet"

SASSARI.
Il sogno più ambizioso è piantare un milione di alberi in Sardegna. Sulle orme del suo amico e guru Felix Finkbeiner che di alberi ne ha già piantati altrettanti in Germania. Felix oggi ha 17 anni ed è presidente mondiale dell’associazione ambientalista Plant for the Planet, Giovanni Atzeni, sassarese, anni ne ha 14 e fa parte, unico italiano, del consiglio direttivo di quella stessa associazione.
Insieme ad altri 28 più o meno coetanei di tutti i Paesi del mondo decide le strategie per salvare la terra dall’aggressione dell’inquinamento e dall’irresponsabilità dei governanti.
Giovanni ha sempre avuto il pallino dell’ecologia da quando era piccolo. Alla fine delle elementari ha letto un articolo che raccontava dell’avventura del tedesco Felix che quando piantò il milionesimo albero a Monaco di Baviera venne contattatto dai primi ministri di mezzo mondo. Da allora questo ragazzino tedesco ha parlato all’Onu, alla conferenza mondiale sull’ambiente a Copenhagen e si è confrontato in più occasioni con i potenti della terra. Attraverso il suo sito Giovanni si è iscritto all’associazione e ha cominciato la sua militanza... piantando alberi, naturalmente, ma anche andando nelle scuole per presentare l’associazione e raccontare dei problemi delle emissioni di CO2 che stanno avvelenando il pianeta.
«Assieme ad altri miei compagni - racconta mentre sta tornando a casa dalla solita uscita del sabato pomeriggio con gli amici - abbiamo chiesto aiuto all’assessore comunale all’Ambiente di Sassari che ci ha dato la disponibilità di uno spazio verde dove piantare i primi alberi. Dieci ne abbiamo messo a dimora in un boschetto in via Repubblica Romana, poi ne abbiamo piantato in via Luna e Sole, a Bunnari e in altre zone».
Fino ad ora Giovanni, che oggi studia al liceo classico Azuni, di alberi ne ha piantato 325 ma i suoi progetti sono molto più grandi. «Voglio fare qualcosa per il mondo, e per questo assieme agli altri del consiglio direttivo abbiamo deciso di scrivere una lettera aperta, ognuno nel suo Paese, ai principali quotidiani per far sentire la nostra voce anche ai Governi». In famiglia, Giovanni ha due sorelle più grandi, il suo impegno è visto con entusiasmo.
Il papà, che fa il ricercatore nel Dipartimento di Economia, lo ha accompagnato per due volte a Monaco dove si tiene il raduno annuale dell’associazione, gli amici lo seguono a fasi alterne («ogni tanto penso che i miei compagni mi vedano un po’ strano») gli adulti non sempre lo prendono sul serio («una sensazione che ho avuto più in Italia che in altri Paesi») nella scuola media che ha frequentato la sua attività veniva più o meno ignorata ma sono elementi che evidentemente non bastano a scoraggiare un adolescente determinato a non camminare invano sulla terra e ad arrivare anche lui a piantare, magari in Sardegna, un milione di alberi per assicurarsi un futuro meno grigio e molto molto più verde

23/08/14

a mali estremi e stremi rimedi. oliena avviso alle coppiette basta immondizia altrimenti .. ci arrabbiamo

 questo episodio ali limite  fra legalità ed  illegalità   ed  il fai da  te  

                       Un avviso "per le coppiette" è comparso sul monte Corrasi, vicino a Oliena.



"Per le coppiette. Se continuate a buttare per terra l'immondizia noi aspettiamo che arrivi la notte e veniamo a "bussare" nella vostra macchina", dice il cartello, scritto in nuorese, appeso sul belvedere.


mi ricorda  questo   film    eccone un a scena


  e  a  voi ?

14/07/14

Navajo e speculazione la doppia minaccia al mito Grand Canyon Progetti per una teleferica e un centro commerciale Il direttore del parco lancia l’allarme: addio panorama

  La  repubblica  del  12.7.2014

PER SAPERNE DI PIÙ
www.nps.org
www.nytimes.com

NEW YORK.
La minaccia è duplice:da una parte gli indiani Navajo,dall’altra un gruppo immobiliare (sostenuto da una finanziaria italiana).Oggetto del contendere una delle sette meraviglie del mondo (naturale), una
delle mete turistiche più affascinanti,emozionanti e battute al mondo:  il Grand Canyon. «È la più grave minaccia della storia», urla (un po’ retoricamente) dalle pagine del Los Angeles Times Dave beruaga, il sovrintendente del Grand Canyon National Park. Dal Mohave Point, il punto di osservazione sul bordo Sud del parco, lì dove ogni giorno si accalcano turisti di ogni risma e paese, in un prossimo futuro si potrebbe in effetti vedere (al posto della meravigliosa vista che si allunga tra le rocce fino al fiume Colorado) uno sciame di costruzioni.
Alberghi, ristoranti e negozi uno in fila all’altro lungo la “mesa”,l’altopiano che porta alla riserva
Navajo. Oppure una moderna teleferica che trasporti i turisti dal basso in alto e viceversa.I progetti su cui è stato lanciato l’allarme sono due, non collegati tra loro né come idea né finanziariamente.
La teleferica nasce dall'immaginazione dei moderni pellerossa di una delle più famose tribù di “nativi americani” (il termine politicamente corretto con cui vengono oggi chiamati gli indiani dei western). La “Grand Canyon Escalade” dovrebbe portare i turisti (sono cinque milioni all’anno) -che oggi si limitano in stragrande maggioranza ai posti di osservazione — fino alla base del Canyon,  facilitando una discesa (e soprattutto una risalita) attualmente possibili solo a piedi o a dorso di mulo. 
A chi li critica i Navajo rispondono portando l’esempio della tribù rivale degli Hualapai, sulla cui terra (nellaparte occidentale del Grand Canyon) è stato costruito un popolare “skywalk” (il sentiero con  vetrate a strapiombo) e che dal 2007 offrono ai turisti un tour in elicottero per atterrare nella loro riserva. Con la teleferica c’è un po’ di differenza, ma l’argomento  non manca di una certa ragione.


Il secondo progetto vede invece protagonista lo Stilo Development Group, una società di costruzioni
(fa capo al Gruppo Percassi di Bergamo) con sedi in Italia e negli Stati Uniti. Che prevede la costruzione di 2.200 abitazioni e circa 300mila metri quadrati di spazi commerciali nel piccolo villaggio di Tusayan (Arizona),una comunità di 558 anime (censimento del 2010), la cui grande fortuna è quella di essere stato costruito proprio all’ingresso sud del Grand Canyon. Tom De Paolo e i suoi partner della Stilo sono più di vent’anni (per l’esattezza dal 1991, quando iniziarono a comprare in modo meticoloso i terreni privati vicino alla Kaibab National Forest) che provano a costruire all’interno del Grand Canyon. Bloccati per due decenni, a causa delle scarse fonti idriche della zona, adesso stanno per vincere la loro battaglia.
Ecco spiegato l’allarme di Dave Uberuaga. I due possibili eventi,messi assieme, rischiano di alterare
il celebre panorama e di mettere in pericolo il fragilissimo ecosistema di una delle meraviglie
del mondo: il tutto mentre la zona sta attraversando la peggior siccità degli ultimi cento anni.


  in sintesi 

1   LA TELEFERICA
Gli indiani Navajo vogliono costruire una teleferica cheporti i turisti su e giù dal canyon, un
percorso duro,soprattutto in salita, che si può fare solo a piedi o a dorso di mulo
2 IL VILLAGGIO
Una società con sedi in Italia e Usa vuole costruire all’ingresso del canyon 2.200 nuove abitazioni
ma soprattutto spazi commerciali per 300 mila metriquadrati
3 L’ALLARME
Per Dave Uberuaga, il sovrintendente del Grand Canyon, i due progetti assieme rischiano di snaturare il panorama e mettere in pericolo  l’ecosistema


24/05/14

Autobus gratis A Tallin contro l'inquinamento mezzi pubblici gratuiti (se non si usa l'auto)!








Buone notizie per chi vive a Tallin, in Estonia dove per combattere l'inquinamento e scoraggiare i cittadini a usare l'auto durante i giorni feriali dallo scorso 1 gennaio si viaggia senza pagare su bus e tram. A beneficiare delservizio sono gli oltre 400.000 residenti che vivono nella città dell'Estonia che è diventata la prima capitale dell'Unione Europea a inaugurare il servizio dei trasporti pubblici gratuito.

A pochi giorni dall'entrata in vigore di questa rivoluzionaria misura Edgar Savisaar, sindaco della capitale nordeuropea, ha annunciato che i mezzi pubblici che circolano nelle strade di Tallinn saranno incrementati poiché si è registrato un netto aumento degli utenti. La svolta ecologista di Tallinn è cominciata nel marzo 2013 quando è stato indetto un referendum sull'abolizione delle tariffe dei trasporti pubblici e la maggior parte dei cittadini che si è recata alle urne ha votato favorevolmente. "Con questa scelta Tallinn salvaguarderà la coesione sociale garantendo pari opportunità di muoversi ai cittadini di ogni strato sociale – si legge in un comunicato del Comune – Per molti automobilisti il trasporto pubblico gratuito sarà un forte incentivo a lasciare a casa la propria vettura. Ciò permetterà di ridurre l’inquinamento e il rumore e sul lungo periodo miglioreranno gli standard di vita di tutti i cittadini".

Per poter usufruire del servizio gratuito i residenti della capitale devono richiedere via internet o a un ufficio postale una speciale carta verde che è rilasciata al prezzo simbolico di due euro. I non residenti, invece, possono acquistare i biglietti direttamente dall'autista o richiedere la carta verde e ricaricarla di volta in volta. "Cose che in Itaia non accadranno mai" starete pensando leggendo queste righe: invece è importante sapere che, storicamente , a prima città europea a offrire bus e tram gratuiti ai propri cittadini è stata Bologna esattamente 40 anni fa!
Oggi diverse città internazionali, tra cui Portland, Seattle e Sydney permettono ai propri residenti di viaggiare gratis sui mezzi pubblici.

02/02/14

21 piatti gourmet dal cibo trovato nei cassonetti Rob Greenfield è un'ambientalista americano di San Diego

21 piatti gourmet dal cibo trovato nei cassonetti Rob Greenfield è un'ambientalista americano di San Diego non nuovo a imprese eclatanti per attirare l'attenzione sui problemi legati all'eccesso di consumi. Questa volta ha vissuto una settimana per la strada cibandosi solo di quanto trovato nei cassonetti dei supermercati: pane, frutta e verdura per un valore di circa 200 dollari con i quali ha potuto non solo sopravvivere ma preparare 21 piatti completi. I numeri dello spreco di cibo in Usa sono impressionanti: 165 miliardi di dollari in cibo commestibile sprecato, il 30% del cibo acquistato finisce nella spazzatura. 



 See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/21-piatti-gourmet-dal-cibo-trovato-nei-cassonetti-f54e9404-7cf8-4a8a-8866-9a3205824b7a.html?refresh_ce#sthash.Isvx9MNw.dpuf

13/10/13

«Decrescere per salvare la Terra, siamo a un passo dal baratro»

unione  sarda del 13\10\2013

«Decrescere per salvare la Terra, siamo a un passo dal baratro»

È preoccupato, il professore. Lo ha pure messo per iscritto in uno dei suoi tanti libri, stravenduti in molti Paesi. Sostiene che stiamo assistendo in diretta al crollo della nostra civiltà. Il sogno occidentale, spiega, è morto l'11 settembre 2001 con l'attentato alle Twin Towers. Ma prima c'è stata una crisi culturale con le rivolte studentesche del 1968, una crisi ecologica nel 1972 col primo rapporto del Club di Roma, una crisi sociale nel 1986 con la politica turbo-liberista di Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Segnali evidenti, tutti questi, che la festa è davvero finita.Serge Latouche, filosofo ed economista, è diventato una celebrità per la sua teoria sulla decrescita felice. In sostanza dice che abbiamo speso e consumato oltre le nostre possibilità ampliando la forbice tra i sempre più ricchi e i sempre più poveri. «Non poteva durare». La salvezza, a un millimetro dal baratro, è in una ricetta apparentemente semplice: scendiamo tutti di un gradino. Ossia: riduciamo consumi e lavoro, sprechiamo meno, rispettiamo l'ambiente. Altrimenti sarà la Fine.

Settantatré anni, tre figli e cinque nipotini (che racconta con affettuoso sorriso), ha insegnato all'università di Parigi. Ha una laurea in Economia, un dottorato in Filosofia e una specializzazione in Scienze politiche: questo cocktail gli occorre per illustrare con solide argomentazioni l'analisi sul futuro che ci aspetta. I denigratori dicono che è l'apostolo d'una sorta di pauperismo planetario, uno che vorrebbe mettere la Terra in saldi ma nessuno riesce tuttavia a collocarlo politicamente in maniera precisa. «Sto dalla parte degli esclusi del mondo», precisa lui mostrando indifferenza alla valanga di etichette che gli hanno appiccicato addosso.
Abita a Parigi quattro mesi l'anno, per altri quattro va in giro a tenere conferenze e lezioni e infine si divide tra una casa vicina ai Pirenei e l'appartamento di un'amica ad Arzachena. Cappello da marinaio bretone (che sarebbe piaciuto a Lenin), cammina aiutato da un bastone. È alto, asciutto, informale nel comportamento e nel modo di vestire. Il contrario di un super-accademico, insomma. Ad ascoltarlo, mentre raschia meticolosamente la schiuma di un cappuccino in un bar di Marrubiu (nell'Oristanese), c'è da restare stupiti per la chiarezza e la sorprendente capacità di esprimere con parole semplici concetti decisamente complessi. Si definisce obiettore di crescita per far capire quale sia la sua visione della realtà. E qui comincia una pacata e lucida requisitoria contro il capitalismo, lo sfruttamento selvaggio delle risorse, l'indifferenza verso tutti quelli che non hanno un posto a tavola. Se non ci mettiamo rimedio, e subito, sarà Apocalisse.
Perché decrescere?
«Perché non si può crescere all'infinito. L'ossessione per lo sviluppo ci ha fatto perdere il senso della misura. Bisogna ritrovarlo. Viviamo in un mondo che è stato dominato dalla illimitatezza. Una crescita infinita è incompatibile in un Pianeta che è invece limitato, finito».
Dove inizia la decrescita?
«Si deve rinunciare alla logica del sempre-di-più. Il nostro sistema è basato sul principio della illimitatezza: illimitatezza della produzione, che comporta la distruzione delle risorse rinnovabili e non rinnovabili; illimitatezza dei consumi, che significa creare continuamente bisogni artificiali; illimitatezza dell'inquinamento dell'aria e dell'acqua. Il problema è che noi viviamo nel capitalismo e il capitalismo, alle sue radici, ci impone di avere sempre di più».
A proposito di capitalismo: lei è amato dall'estrema destra e dalla sinistra. Da che parte sta?
«Storicamente vengo dalla sinistra. C'è tuttavia un punto in comune tra gli estremi: difatti finiscono per congiungersi. Il capitalismo oggi si chiama modernità. Ecco, io critico la modernità, vorrei fuggirne prima possibile. Nello stesso tempo capisco la nostalgia di chi rimpiange il passato e propone uno sviluppo sostenibile. Ma veramente sostenibile».
Brutalizzando: sbagliato definirla conservatore illuminato?
«Lo scrittore George Orwell, autore della celebre Fattoria degli animali, invocava un presente non deviato, civile, onesto, possibile. La mia linea è esattamente questa. Poi, chiamatela come vi pare».
Lo sviluppo economico è una via senza uscita?
«Lo sviluppo economico, almeno come l'abbiamo interpretato e messo in atto, è una strada sbagliata. Non si può crescere all'infinito. Lo sviluppo materiale, tenuto conto che la materia è limitata, non può gonfiarsi senza fine».
Crescita, dal suo punto di vista, significa morte certificata dello sviluppo.
«Dello sviluppo come abbiamo voluto intenderlo noi, certamente sì. È la nostra storia a dimostrarlo».
Ha detto: liberiamoci dalla logica economicista. Vuol dire no alla globalizzazione?
«Noi francesi la chiamiamo mondializzazione ma, in fondo, le due parole sono identiche. La mondializzazione del mercato cos'è? Lo aveva detto Karl Marx molto prima di me: la Terra è mondializzata almeno dal 1492, ossia dalla scoperta dell'America. Allora, cosa c'è di nuovo? C'è che siamo arrivati all'omologazione totale, alla cancellazione delle culture locali, delle identità. Tutto questo ha un solo obiettivo: accrescere i consumi senza fermarsi mai».
Dunque dobbiamo smettere di sognare, sperare di diventare sempre più ricchi.
«Siamo costantemente ingombrati da, come dire?, la civiltà dei gadget. È il caso di abbandonarla: ci offre un arricchimento davvero modesto e solo apparente».
La decrescita è l'esatto opposto dello spirito del capitalismo?
«Da un certo punto di vista, sicuramente sì. Stiamo parlando del capitalismo che conosciamo, quello con cui facciamo i conti tutti i giorni, quello analizzato con precisione dal sociologo Max Weber. La finalità del capitalismo è il profitto. Profitto a qualunque costo».
Lei però critica anche chi parla di sviluppo sostenibile.
«Lo sviluppo sostenibile è il più bell'ossimoro inventato finora. Se si chiama sviluppo non può essere, per definizione, sostenibile. È l'invenzione di un vero criminale, recentemente condannato dal Tribunale di Torino a diciotto anni di carcere. Per capirci, il signore dell'amianto. Governa la più imponente lobby del cosiddetto sviluppo sostenibile ovvero il World business Council of sustainable development. Assieme ad un miliardario svizzero e un altro canadese (che si occupa di petrolio) hanno realizzato una società di marketing proprio per imporre lo sviluppo sostenibile».
Una grande ipocrisia, secondo lei.
«Qualcosa di peggio. Però si chiama semplicemente business. Affari e nient'altro. Gli affari non hanno odore: sono o non sono».
Il sole dell'occidentalismo è al tramonto?
«Penso di sì. Il filosofo Oswald Spengler parlava di declino dell'Occidente già tanto tempo fa. È un declino che pare non finire mai. O quasi: secondo qualcuno siamo a dieci anni dalla Grande Catastrofe».
Al sodo: il Pil (prodotto interno lordo) non può crescere all'infinito.
«Mi sembra una verità sotto gli occhi di tutti. Solo con le statistiche si può programmare e ipotizzare una crescita all'infinito. Crescita che abbiamo conosciuto in quello che si chiama trentennio d'oro, ovvero il boom del dopoguerra e dello sfruttamento del petrolio. Bene, quel tempo non tornerà mai più».
E allora?
«Gli economisti hanno però trovato il modo di farci credere che le cose possano continuare ad andare bene, ci hanno abituato-educato-convinto a una crescita fittizia, virtuale grazie alla magìa di una gigantesca bolla di speculazione finanziaria e immobiliare. Carte truccate che però sono servite a farci credere che in fondo non stava cambiando nulla».
Invece?
«Ora che s'è sgonfiata la bolla speculativa, debbono riconoscere che la crescita si è fermata. Parlano di un +0,5 o di un -0,5. Cioè inezie, briciole di sviluppo».
Quindi mentono i nostri governanti quando dicono di cogliere segnali di una ripresina?
«Naturalmente. È una truffa. A meno che non intendano per ripresina l'ipotesi che gli Usa non vogliano buttare sul mercato internazionale una parte della loro gigantesca montagna di dollari e allungare così l'agonia del sistema».
Tutti colpevoli, politici, imprenditori e sindacati?
«Certo, ognuno per la parte che gli compete. È quella che io chiamo la Santa Alleanza. Vanno tutt'e tre nella stessa direzione».
Con qualche eccezione: Enrico Berlinguer parlava di austerità già nel 1977.
«È stato di sicuro preveggente. Aveva capito con grande anticipo. L'austerità a cui si riferiva non è la parola d'ordine dei governi borghesi di oggi. Si richiamava alla necessità di stringere la cinghia, anzi di dividere la torta in modo più equo, per poter ipotizzare una prospettiva futura».
Federal Reserve, Banca Europea e Commissione Europea: è la troika che decide i nostri destini?
«Dietro di loro c'è un'oligarchia mondiale. Più o meno, sono quelli che si riuniscono ogni anno a Davos. Di tanto in tanto si incontrano come club di Bilderberg e, insieme, programmano e indirizzano il futuro di tutti. Sono loro che gestiscono il mercato finanziario mondiale».
Al succo della sua teoria: lavorare meno lavorare tutti?
«Direi meglio: lavorare meno per guadagnare di più. Ci aiuterebbe a ritrovare il senso della vita, che non sta affatto nel lavoro».
Ma lavorando meno, e dunque guadagnando meno, chi lo paga poi il mutuo della casa?
«Ci sono milioni e milioni di disoccupati che non hanno il problema del mutuo della casa. Hanno semplicemente diritto al lavoro come qualunque altro cittadino. Questa è proprio l'assurdità del nostro sistema: le aziende che chiedono ai dipendenti di lavorare sempre più e, sull'altro fronte, un oceano di persone che lavoro non ne ha. Bisogna imparare a condividere. Condividere significa giocoforza orientare verso il basso il livello collettivo di vita».
La sua ricetta per i disoccupati: rilocalizzazione sistematica delle attività utili. Che significa?
«Bisogna fermare l'emorragia di imprese che chiudono, interrogarsi sui piccoli imprenditori del Veneto che, strangolati dalle banche, si tolgono la vita. Una volta fermata l'emorragia, bisogna riavviare soprattutto la rete delle piccole imprese».
Un sospetto: non è che per lei le banche siano associazioni a delinquere legalizzate?
«Non necessariamente. Ma, con la trasformazione del capitalismo, che è diventato capitalismo finanziario, si occupano più di speculazione che non di aiuto all'attività produttiva. Stanno tradendo la loro missione».
Ammetterà che la decrescita è molto più facile da annunciare che non da realizzare.
«Inevitabile: siamo tossicodipendenti di questo sistema. Difficile rinunciare alla droga».
Lei applica la decrescita anche in casa sua?
«Faccio il possibile. Non ho il cellulare, mi sono liberato dell'apparecchio tivù, prendo l'aereo il minimo possibile e solo quando è strettamente necessario, vado in bici, sono diventato passeggero abituale dei treni notturni. Che, a differenza degli aerei, oggi sono molto modernizzati, puntuali e a buon prezzo. Rispettano più seriamente il mio tempo, insomma».

08/10/13

"Vajont, lo Stato deve inchinarsi: scusarsi e riparare per quella strage"infatti va tre giorni dopo quando le celebrazioni sono finite e si parlerà d'altro


da repubblica online del 8\10\2013
"Vajont, lo Stato deve inchinarsi: scusarsi e riparare per quella strage"
Disastro del Vajont: Longarone nei giorni successivi alla strage, il 9 ottobre 1963 (ansa)
Alla vigilia della tragica ricorrenza che provocò 1.910 morti a Longarone, interviene la politica. Grasso: la popolazione ha subìto un danno irreparabile. La Boldrini parla di una "ferita aperta". Per il ministro Orlando "la causa non fu l'incuria, la causa fu l'uomo". Il premier in visita sabato 12 ottobre 

"La causa non fu l'incuria. La causa furono l'uomo, le sue colpe e le sue complicità". Le parole sono quelle pronunciate dal ministro Andrea Orlando alla vigilia di una ricorrenza tragica e gravida di dolore: è la strage  del Vajont, che 50 anni dopo continua a lacerare la memoria con i suoi 1.910 morti.  Orlando, intervenuto al Senato in occasione della commemorazione, ha definito quel che accadde alle 22.53 di quel 9 ottobre 1963 a Longarone, in provincia di Belluno, "un simbolo potente dell'Italia che abbiamo costruito, nel bene e in questo caso nel male". Da qui, la sollecitazione allo Stato che deve "chiedere scusa ai propri cittadini. Rispetto a 50 anni fa possiamo forse vantare una maggiore fiducia nella tecnica, non fosse altro per le regole di prudenza che accompagnano ora progressi e sperimentazioni. Non dobbiamo mai abbassare la guardia, ma a tenere alta la guardia sono spesso le popolazioni locali, le resistenze dei cittadini e delle comunità, che non si possono sempre liquidare come 'ambientalismo del no' oppure come 'localismo dei no'". "Il Vajont è sempre attuale perché richiama l'insieme delle questioni intorno alle grandi opere, specialmente in contesti naturali di una bellezza che il mondo ci invidia - spiega Orlando - con la questione delle grandi opere si tocca la questione critica del rapporto tra la tecnica e i suoi progressi e le esigenze di vita e di qualità della vita delle popolazioni". Nei territori "c'è una saggezza antica delle popolazioni, di chi ha esperienza e tradizione dei luoghi, che merita attenzione, fiducia e rispetto. Anche questo ci insegna la famiglia del Vajont", con "le famiglie di Erto che si opposero finché poterono alla costruzione della diga" e con "chi denunciò per tempo ciò che già si sapeva e si poteva evitare".L'aula di Montecitorio ha ricordato con un minuto di silenzio le vittime del Vajont. Ma prima del minuto di raccoglimento, la presidente Laura Boldrini ha voluto sottolineare che "il sentimento di dolore per quella tragedia è ancora vivo nella memoria di tutti gli italiani, compresi molti che quel giorno non erano nati". Secondo la presidente, si tratta "di una ferita ancora aperta" ed anche per questo "non dobbiamo limitarci al ricordo, ma impegnarci affinché le istituzioni si adoperino per mettere in campo azioni concrete in difesa e per la messa in sicurezza del suolo. E necessario per  evitare il ripetersi di tragedie simili".A dire che lo Stato deve inchinarsi dinanzi a questa strage, invece, è stato il presidente del Senato, Pietro Grasso: "Di fronte alla vita spezzata, al deserto di persone, paesi, territori che quel giorno furono schiacciati dal silenzio quasi surreale della devastazione, lo Stato deve inchinarsi, eppure non basta: lo stato deve anche scusarsi. Ma ancora una volta non è sufficiente: lo stato deve innanzitutto riparare. La popolazione colpita ha subìto non solo un danno irreparabile ma anche una vera e propria ingiustizia fatta di negazioni, opacità, tentennamenti e lentezze nel riconoscere i responsabili di quanto accaduto".Domani, aggiunge il presidente del Senato, "sarò in quella terra violata, colpita dal terrore e dalla devastazione", e "sarò lì per portare le scuse dello stato, per riparare".Il premier Enrico Letta ha telefonato al sindaco del paese devastato 50 anni fa, Roberto Padrin, e gli ha assicurato che sarà a Longarone sabato prossimo, 12 ottobre.

06/10/12

la condivisione dell'auto è il futuro della mobilità. intervista agli autori del sito blablacar.it

All'interno di un post ( non ricordo il blog e non riesco a rintracciarlo nella cronologia ) trovai qualche tempo fa questo video





interessato sia ad approfondire tali news in merito ( ne avevo sentito parlare dell'iniziativa nei paesi anglosassoni da report e se non ricordo male sulla rivista terra nuova che abbiamo nella bottega del commercio equo e solidale ) ad avere maggiori informazioni e a conoscere a 360 ° e non solo dai commenti molti dettati dai pregiudizi paure aprioristiche , ecc. ho cercato con i motori di ricerca blablacar ho trovato il sito http://www.blablacar.it/
Esplorando il sito in particolare dalla lettura delle pagine chiave ( tipiche di ogni sito e portale )  : Faq,chi siamo,primi passi, comunicati stampa del sito in questione ( potete trpovare   qui il primo,  cioè quello di quando si chiamava  ancora postoinauto  ),ecc.è un ottima anche se , ecco i molti dubbi della gente , non è free o tipo banca del tempo ( cioè tu mi dai un passaggio io ti imbianco la casa , ecc)
Infatti  inizialmente  credevo  fosse  uno di quei siti   che speculano  e  voglio trarre profitto   tali iniziative .


Ma tale mi dubbio viene sciolto da questa risposta ( sotto il resto dell'intervista ) : <<  voi dite è gratuito come mai affianco ad un elenco dei passaggi ci sono elencate delle tariffe ? 

BlaBlaCar è gratis perché iscriversi, offrire e trovare un passaggio non costa nulla. È ovvio però che ciascun conducente chieda un contributo per le spese di benzina e pedaggio, che dipende dalla distanza e che viene consigliato in automatico dal sistema. Il pagamento avviene poi direttamente in auto. >> .
Già dalla  risposta   mi sembra un ottima forma di compresso tra il gratis e il € e soprattutto fa si che riducano sprechi di risorse economiche e materiali . Infatti :  dal video  sopracitato <<Il viaggio in treno, in aereo, in auto costa sempre di più? Ora c'è una soluzione: su http://www.blablacar.it/ puoi offrire o trovare un passaggio in auto per condividere le spese e viaggiare in compagnia! >>   e << (....) la condivisione dell'auto è il futuro della mobilità Un terreno fertile: oggi in Italia si contano 36 milioni di autoveicoli e oltre l'80% dei conducenti viaggiano da soli. L'automobile è il mezzo di trasporto di gran lunga preferito: è utilizzato per oltre l'80% degli spostamenti degli italiani. 
Prendere coscienza della situazione è il primo passo in favore dell'auto condivisa. La chiave del successo: mettere in contatto, in maniera facile e veloce, i conducenti e i passeggeri. (...) >> ( da http://www.blablacar.it/blog/chisiamo ) .
Ottima iniziativa iniziativa che ancora in Italia , a differenza dei paesi anglosassoni , stenta anzi sta incominciando a prendere piede fra tentennamenti e paure . Concludo il mio post con questa veloce intervista fatta via email scrivendo all'account dei contatti del sito a voi ogni giudizio in merito 

Mentre cerco nell'email  ascolto da  facebook  in sottofondo  questa canzone dell'ultimo album di Francesco de Gregori  che per una delle  assurde  coincidenze  della vita   si chiama proprio


  


Ma  ecco che ho ritrovato  l'intervista  

come è nata questa idea ?
BlaBlaCar nasce con l'idea e con l'obiettivo di rendere più efficienti gli spostamenti in auto: meno posti vuoti in auto significa meno veicoli per strada, meno inquinamento, meno traffico e più risparmio per conducenti e passeggeri.
come mai siete passati da Postoinauto.it a BlaBlaCar ?
Siamo entrati nel network di BlaBlaCar per prendere parte ad un progetto internazionale che crede nei medesimi valori che contraddistinguevamo il progetto postoinauto.it: risparmio, ambiente, efficienza e condivisione.
che cosa offre di più il vostro sito rispetto agli altri siti per cercare ed offrire passaggi ? 
Sicurezza, affidabilità e un gran numero di viaggi disponibili.
sono mai capitate fregature , abusi ?
No. Noi svolgiamo un'attività di moderazione il più capillare possibile che scoraggia chi vuole utilizzare il sito per scopi diversi da quelli per cui è stato pensato. Inoltre il sistema di feedback e l'obbligo di registrazione fungono da ulteriore deterrente.
se m''iscrivo e decidessi d'offire un passaggio gratis andrebbe contro i canoni del sito ?
BlaBlaCar non è un servizio di autostop ma di condivisione non solo del viaggio, ma anche delle relative spese.
la vostra iniziativa vale solo per il territorio italiano ? oppure anche dall'italia all'estero o viceversa ?
BlaBlaCar è attivo in tutta Europa. Attualmente, oltre alla versione italiana, abbiamo una versione francese, spagnola, portoghese e per il Regno Unito.
Mi spiego meglio esempio mi scrivo o sono iscritto a blabalcar e devo andare da torino a cannes e \o viceversa nel vostro programma c'è un qualcosa del genere ?

Sì Giuseppe, si può fare !






14/08/12

Maria Rita D'Orsogna, ricercatrice italiana emigrata in California, (nella foto) ha scritto a Passera la lettera che tutti avremmo voluto scrivergli


Leggo dal mio facebook  : << Maria Rita D'Orsogna, ricercatrice italiana emigrata in California, (nella foto a destra preda da da http://tinyurl.com/bwfar73 bacheca di https://www.facebook.com/angelo.consoli.77 ) ha scritto a Passera la lettera che tutti avremmo voluto scrivergli. Diciamole grazie e prendiamoci cinque minuti per leggerla, mezz'ora per meditarla e due mesi di lotta infuocata al rientro per cacciare questa gentaglia a calci in culo e ripristinare la legalità europea violata !!! >>
Detto questo a voi la lettera

Caro signor Passera,

stavo per andare a dormire quando ho letto dei suoi folli deliri per l'Italia petrolizzata.
Ci sarebbe veramente da ridere al suo modo malato di pensare, ai suoi progetti stile anni '60 per aggiustare l'Italia, alla sua visione piccola piccola per il futuro.
Invece qui sono pianti amari, perche' non si tratta di un gioco o di un esperimento o di una scommessa.
Qui si tratta della vita delle persone, e del futuro di una nazione, o dovrei dire del suo regresso.
Lei non e' stato eletto da nessuno e non puo' pensare di "risanare" l'Italia trivellando il bel paese in lungo ed in largo.
Lei parla di questo paese come se qui non ci vivesse nessuno: metanodotti dall'Algeria, corridoio Sud  dell'Adriatico, 4 rigassificatori, raddoppio delle estrazioni di idrocarburi.
E la gente dove deve andare a vivere di grazia?Ci dica.
Dove e cosa vuole bucare?Ci dica.
I campi di riso di Carpignano Sesia? I sassi di Matera? I vigneti del Montepulciano d'Abruzzo? Le riserve marine di Pantelleria? I frutteti di Arborea? La laguna di Venezia? Il parco del delta del Po? Gli ospedali? I parchi? La Majella? Le zone terremotate dell'Emilia? Il lago di Bomba? La riviera del Salento? Otranto? Le Tremiti?


Ci dica.



Oppure dobbiamo aspettare un terremoto come in Emilia, o l'esplosione di tumori come all'Ilva per non farle fare certe cose, tentando la sorte e dopo che decine e decine di persone sono morte?



Vorrei tanto sapere dove vive lei.



Vorrei tanto che fosse lei ad avere mercurio in corpo, vorrei tanto che fosse lei a respirare idrogeno solforato dalla mattina alla sera, vorrei tanto che fosse lei ad avere perso la casa nel terremoto, vorrei tanto che fosse sua moglie ad avere partorito bambini deformi, vorrei tanto che fosse lei a dover emigrare perche' la sua regione - quella che ci dara' questo 20% della produzione nazionale - e' la piu' povera d'Italia.



Ma io lo so che dove vive lei tutto questo non c'e'. Dove vive lei ci sono giardini fioriti, piscine, ville eleganti soldi e chissa', amici banchieri, petrolieri e lobbisti di ogni genere.



Lo so che e' facile far cassa sull'ambiente. I delfini e i fenicotteri non votano. Il cancro verra' domani, non oggi. I petrolieri sbavano per bucare, hanno soldi e l'Italia e' corrotta. E' facile, lo so.



Ma qui non parliamo di soldi, tasse e dei tartassamenti iniqui di questo governo, parliamo della vita della gente. Non e' etico, non e' morale pensare di sistemare le cose avvelenando acqua, aria e pace mentale della gente, dopo averli lasciati in mutande perche' non si aveva il coraggio di attaccare il vero marciume dell'Italia.



E no, non e' possibile trivellare in rispetto dell'ambiente. Non e' successo mai. Da nessuna parte del mondo. Mai.



Ma non vede cosa succede a Taranto?



Che dopo 50 anni di industrializzazione selvaggia - all'italiana, senza protezione ambientale, senza controlli, senza multe, senza amore, senza l'idea di lasciare qualcosa di buono alla comunita' - la gente muore, i tumori sono alle stelle, la gente tira fuori piombo nelle urine?
E adesso noialtri dobbiamo pure pagare il ripristino ambientale?
E lei pensa che questo e' il futuro?
Dalla mia adorata California vorrei ridere, invece mi si aggrovigliano le budella.
Qui il limite trivelle e' di 160 km da riva, come ripetuto ad infinitum caro "giornalista" Luca Iezzi. Ed e' dal 1969 che non ce le mettiamo piu' le trivelle in mare perche' non e' questo il futuro. Qui il futuro si chiama high tech, biotech, nanotech, si chiamano Google, Facebook, Intel, Tesla, e una miriade di startup che tappezzano tutta la California.
Il futuro si chiama uno stato di 37 milioni di persone che produce il 20% della sua energia da fonti rinnovabili adesso, ogni giorno, e che gli incentivi non li taglia a beneficio delle lobby dei petrolieri.
Il futuro si chiamano programmi universitari per formare chi lavorera' nell'industria verde, si chiamano 220,000 posti di lavoro verde, si chiama programmi per rendere facile l'uso degli incentivi.
Ma non hanno figli questi? E Clini, che razza di ministro dell'ambiente e'?
E gli italiani cosa faranno?
Non lo so.
So solo che occorre protestare, senza fine, ed esigere, esigere, ma esigere veramente e non su facebook che chiunque seguira' questo scandaloso personaggio e tutta la cricca che pensa che l'Italia sia una landa desolata si renda conto che queste sono le nostre vite e che le nostre vite sono sacre.

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    • Luciano Guerini letta e condivisa,ma tanti italiani pensano ancora che finchè non si tocca il loro orticello va tutto bene,adesso è finita ,o ci svegliamo o ci svegliamo,cari italiani mè compreso

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