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27/11/15

Priatu, ” La mia vita era persa, ma il destino non voleva che quella parola fosse pronunciata”. La storia di Veronica Gelsomino, sopravvissuta a Monte Pinu.( alluvione Olbia 2013 )



sule note  di   Domani    (  versione italiana  ,versione sarda )   leggo    su  Gallura  News  di Antonio Masoni la bellissima news  del ritorno alla  vita  di  http://galluranews.altervista.org/home/Veronica  Gelsomino    della sopravvissuta   alla  tragedia di Monte  Pino  /  alluvione di Olbia  2013




                            Veronica Gelsomino con il piccolo Francesco
 
Priatu, 26 novembre. 2015

Ci sono storie scritte per il cinema, altre che solo il prosieguo della nostra vita può determinarne l’importanza e  il pieno significato.
Veronica Gelsomino ha oggi 26 anni, è una giovane madre di Francesco, appena due mesi e mezzo e tanta voglia di sorridere e di esserci. Veronica ha visto la morte in faccia quel tragico 18 novembre del 2013, data impossibile da scordare per lei e per tutti i sardi. La Gallura pianse, come una buona fetta di Sardegna, i danni tragici di quel terribile ciclone Cleopatra. Sedici furono i morti e anche Tempio ebbe la sua parte con le morti di Bruno Fiore, Sebastiana Brundu e Maria Loriga.
In quell’elenco ci sarebbe dovuta essere anche lei, Veronica. Miracolosamente scampò alla morte. Fu soccorsa da tre coraggiosi uomini, persone di cui la storia dovrebbe ricordarsi perché, in spregio al rischio di calarsi in quell’oscuro baratro, hanno sentito delle grida giungere da quel buio fossato di morte, da cui proveniva solo l’impetuoso passaggio dell’acqua, e hanno tratto in salvo lei, Veronica Gelsomino.
La abbiamo rincorsa per molto tempo, abbiamo trovato il contatto giusto e finalmente, dopo tanta attesa, siamo riusciti ad incontrarla. Lei, inseguita  subito dopo la tragedia da media famelici che in gran parte ne hanno distorto la reale vicenda, è stata felice di raccontarci quella storia. Oggi, ci ha rilasciato questa bella intervista, con in braccio Francesco, frutto del suo amore con Tomaso Abeltino, con cui già conviveva prima di quella data fatidica.



Sembrava un film – dice – e non la fine della mia vita. Ho cercato in tutti i modi di farmi sentire da qualcuno prima che l’acqua, arrivasse a ricoprirmi del tutto. Avevo la sola faccia fuori da quel fiume di fango e pioggia che era caduta per tutto il giorno. Pensa che ho avuto fango per tanto tempo. Mi usciva da ogni poro del corpo. Non sono riuscita a pulirmi i capelli anche quando li lavavo. Erano sempre sporchi di terra. Nonostante quel momento drammatico, oggi sono qui. Mi sono sposata dopo appena un mese da quei fatti, il 21 dicembre del 2013. Oggi sono madre, di questo bambino che ho chiamato come un mio amico, per me un fratello, a cui ero legata da amicizia rara e straordinaria. In punto di morte di Francesco, questo mio amico sfortunato e affetto da una bruitta malattia, ho promesso che mio figlio si sarebbe chiamato così
E’ dolce Veronica, sorridente anche quando rievoca un giorno drammatico che l’accompagnerà per il resto della sua vita. Un braccio ha recuperato la sua funzionalità, l’altro ancora è fuori uso ma ne ha ripreso almeno il controllo, muove le dita. Le ferite si cicatrizzano tutte, però quel braccio che  fa male è il tatuaggio di quel giorno.
Ascoltate la sua intervista che propongo come testimonianza di forza e di speranza. Nelle sue parole troverete anche amarezza perché nessuno ha ancora pagato per quella tragedia. La giustizia non è di questo mondo.

01/05/14

allo stato italiano da fastidio il fai da te ? OLIENA Ordinanza di demolizione per il ponte “fai da te” sul Cedrino, sotto il ponte crollato di Oloè





’OPERA
By pass sterrato  è fatto da volontari . Essi hannno fatto   autofinanziandosi I lavori sotto il ponte di Oloè, una lingua di terra tra le due sponde, sono stati realizzati da un gruppo di volontari di Oliena. Gente esasperata per le difficoltà che ogni giorno devono affrontare, anche economicamente a causa dei costi del carburante, per raggiungere i loro poderi al di la del fiume Cedrino. Una situazione di disagio che si trascina ormai da cinque mesi e che ora rischia di diventare ancora più pesante a causa dell’arrivo della bella stagione con le conseguenti difficoltà per raggiungere la costa di Dorgali.

per  chi volesse  leggere l'articolo  della  nuova  sardegna  d'ieri  lo trova  nell mio post precedente  url  sotto  
http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2014/04/stanchi-di-attendere-lanas-alcuni.html

E ti pareva che lo stato italiano non intervenisse per le " fesserie " ( ovviamente senza sminuire la mancanza di sicurezza e  la situazione precaria   cpoem  si  può vedere  dalle  foto    sotto    . Ma tenendo presente che essa è dovuta alla farranginosa burocrazia e l'accontentare i poteri forti che hanno tutto l'interesse che le cose rimangpo in tale situazione  ) e non per altre irregolarità e peggio illegalità più serie .Perchè invece non si preoccupa di , in questo caso , di fare le riparazioni delle infrastrutture essenziali , non puoi metterci un ora , perun pezzo che si può fasre in 15 minuti .

  da la  nuova sardegna del  1\5\2014  

L’ordinanza è stata emessa dal Comune di Oliena, su richiesta della Provincia e dell’Anas, per motivi di sicurezza Il «ponte fai da te» dev’essere demolito
di Pier Luigi Piredda 

OLIENA Ordinanza di demolizione per il ponte “fai 
da te” sul Cedrino, sotto il ponte crollato di Oloè. Un atto dovuto quello del sindaco Salvatore Serra, fatto forse anche a malincuore, ma inevitabile. Nei giorni scorsi, l’amministrazione comunale di Oliena ha ricevuto dalla Provincia la richiesta di emissione dell’ordinanza di demolizione dell’opera provvisoria realizzata dai volontari, perché completamente abusiva. Priva delle necessarie autorizzazioni del Genio civile e dell' Autorità di bacino, ma anche e soprattutto perché potenzialmente pericolosa per la sicurezza. Il collegamento è infatti stato costruito sotto le arcate del ponte della morte (ha perso la vita il poliziotto nuorese Luca Tanzi), in un’area con una pericolosità idraulica molto elevata. Sarebbe infatti sufficiente un lieve ingrossamento del Cedrino, e in questi giorni le condizioni meteo sono particolarmente insidiose con la possibilità di piogge, per far correre grossi rischi a chi lo percorre. E sono ormai centinaia le auto, le moto, i mezzi agricoli e persino i turisti in bicicletta che stanno percorrendo quotidianamente quella lingua di terra che collega le due sponde del Cedrino. L’ordinanza di demolizione è stata affissa nell’albo pretorio del Comune e anche pubblicata sul sito internet dell’amministrazione olianese ed è immediatamente operativa. Già da oggi la strada “fai da te” dovrebbe quindi essere essere chiusa.


  Non è improbabile che per far rispettare l’ordinanza vengano incaricati i vigili urbani, come del resto stanno facendo da alcuni giorni anche sul ponte di Papalope. La situazione rischia però di diventare incandescente e non è da scartare l’ipotesi che, se dovesse degenerare anche a causa della concomitanza con la giornata festiva e quindi con una quasi annunciata enorme mole di traffico che si riverserà su quel tratto di strada che porta verso il mare, per evitare problemi di ordine pubblico possa esserci un intervento urgente del prefetto. Intanto, sui lavori dei volontari e sulle “presunte lungaggini” dell’Anas, è intervenuto direttamente Piero Ciucci, presidente nazionale dell’ente che ricopre anche le funzioni di Commissario delegato per gli interventi di ripristino della viabilità statale e provinciale in Sardegna. «Il ponte di Oloè, sulla Sp 46, un viadotto di tre campate in cemento armato, ha riportato danni assai rilevanti – ha spiegato –. Il progetto di ripristino è stato rapidamente elaborato dall’Anas dopo una serie di approfondimenti con i tecnici del Genio civile. Prevede il ripristino e la messa in sicurezza delle spallette e la realizzazione di scogliere per l'alveo e la protezione del corpo stradale, per un importo di circa 3 milioni di euro. Il progetto esecutivo dei lavori è stato da me approvato, in qualità di Commissario, il 22 aprile, in anticipo rispetto alla scadenza del 2 maggio prevista dal Piano degli interventi. In attesa del rilascio della formale e necessaria autorizzazione del Genio civile, per assicurare la massima celerità sono state già avviate le procedure di affidamento dei lavori e l'ultimazione dell'opera è prevista dal piano per il 14 settembre. Ma voglio sottolineare che, tenuto conto della criticità di comunicazione tra le due sponde del fiume Cedrino e dell’esigenza di venire incontro alle legittime esigenze della popolazione e delle imprese del territorio – ha aggiunto il commissario Ciucci – il progetto prevede che, non appena realizzate le opere di consolidamento e di messa in sicurezza delle spalle del ponte, si procederà alla riapertura al traffico. Entro i primi 30 giorni dall'avvio dei lavori e quindi a metà giugno. A due mesi dall'adozione dei lavori – ha insistito il presidente dell’Anas – le attività di progettazione sono già pressoché definite: 47 progetti sono già stati approvati e i restanti 5 saranno approvati oggi, in anticipo rispetto alla scadenza prevista dal Piano. Sono già state avviate 41 gare ed eseguite 31 aggiudicazioni di lavori. 9 interventi sono stati già consegnati alle imprese appaltatrici e sono in corso di esecuzione i lavori. Resta confermato l'obiettivo – ha concluso il commissario Piero Ciucci – di ultimare 50 interventi entro l'anno, mentre soltanto due lavori saranno conclusi a gennaio 2015».

29/04/14

Stanchi di attendere l’Anas, alcuni volontari hanno riaperto il traffico sulla Sp 46 Oliena e il ponte fai da te

visto  che  lo stato italiano  ci  tratta  come discarica   vedi  Elemosina alluvione   e richiesta  soldi   per  l'aiuto  , per  non parlare  bidone  del G8 mancato alla maddalena ,  continuità territoriale  , basi  nato  ,  strade   che  fanno schifo  ,   la 131  (  la salerno -reggio caalabria  sarda  )  a rilento   ecc   Noi sardi ci  arrangiamo  ecco  il caso della strada   fai da te  .  Scommettiamo che  se  fosse stata  una strada  che collega  in cui devono passare  vip  o politici per  andare  nel  loro regno dorato  dela  costa  smeralda  o simili   l'avrebbero  fatta subito  ?

questa  si tuazioen  mi  ricorda  un antica  pubblicità  
 

  la  nuova sardegna del 29\4\2014

Stanchi di attendere l’Anas, alcuni volontari hanno riaperto il traffico sulla Sp 46
Oliena e il ponte fai da te


di Paolo Merlini 
INVIATO A OLIENA 
Hanno atteso pazientemente che il governo mantenesse le promesse fatte all'indomani dell'alluvione. Poi, in questa come in altre occasioni, è prevalso il pragmatismo olianese, l'antica consuetudine di una comunità a risolvere i problemi da sé. 

E in pochi giorni la viabilità con Dorgali, interrotta dal 18 novembre con il crollo del ponte di Oloè, sul fiume Cedrino, è stata ripristinata. Una mattina, due settimane fa, sul posto sono arrivate ruspe, camion, escavatori. E muratori, idraulici, pastori. Un piccolo esercito di volontari che hanno deciso di non sottostare più alle lungaggini dell'Anas, l’ente incaricato della ricostruzione del ponte, perché quella strada interrotta stava facendo perdere tempo e soprattutto denaro a tutti. Agli allevatori, che per raggiungere le proprie aziende a un tiro di schioppo ma di là del ponte erano costretti a un giro impossibile, addirittura passando dalla statale 131 Nuoro-Olbia; agli operatori turistici che negli anni si sono insediati con varie attività, dagli agriturismo ai bed&breakfast, nella vallata ai piedi del Supramonte di Oliena, dove un tempo c'era solo l'hotel ristorante Su Gologone. E così, dopo che un pastore a messo a disposizione un proprio terreno, con tanto di cancello e strada di penetrazione agraria, i volontari si sono quotati e l'improvvisato cantiere di lavoro ha creato una sorta di bretella stradale attorno al ponte: dopo aver accumulato un'enorme massa di terra, è stato realizzato un tratturo dove le auto possono circolare in senso alternato. Le acque del Cedrino sono state incanalate in un ampio collettore e scorrono rapidamente (forse un po' troppo rapidamente nei giorni di pioggia). Non sarà un capolavoro di ingegneria, e probabilmente nessun genio civile l'avrebbe mai autorizzato, ma il nuovo "ponte" di Oloè funziona, ed è percorso mattina e sera da tantissimi olianesi e dorgalesi. Lo attraversano in realtà anche i primi turisti che, dalla Pasqua in poi, hanno cominciato ad arrivare in Barbagia. Le indicazioni nella strada provinciale 46, provenendo da Dorgali o da Oliena, spiegano chiaramente che la strada è chiusa al traffico, ma il passaparola ha funzionato e non si ferma. Nei giorni scorsi c'è stato spazio anche per qualche polemica che rischiava di vanificare il lavoro svolto. La realizzazione della strada sterrata, nonostante la buona volontà degli olianesi, è costata diverse migliaia di euro, e qualcuno ha pensato di ricordarlo agli automobilisti che transitano nel ponte improvvisato. Così, da un parte e dell'altra della strada sono comparsi cartelli con la scritta “È gradito un contributo per le spese sostenute”. In sostanza agli automobilisti veniva chiesa un’offerta, anche minima, per contribuire all’opera pubblica fai da te. Molti hanno aderito con piacere, altri non hanno gradito la presunta gabella, probabilmente perché non erano a conoscenza degli sforzi, anche economici, affrontati per realizzare il “ponte”, e men che meno i tempi lunghi dell'Anas in Sardegna. Insomma, dopo una segnalazione, il caso Oloè è finito in mano alle forze dell'ordine, che sinora avevano chiuso un occhio di fronte alla bretella stradale, forse perché faceva comodo anche a loro utilizzarla. Ma la richiesta di denaro si poteva configurare come un tentativo di estorsione, e dunque i carabinieri di Oliena hanno dovuto spiegare ai volontari di Oloè che non era il caso di continuare perché sarebbe scattata la denuncia. Un po’ delusi, i volontari hanno fatto marcia indietro, confidando nel fatto che la solidarietà dei compaesani può usare anche altri canali. Ma i cartelli con la richiesta di offerte sono ancora là, non si sa mai.

28/04/14

L’ex carabiniere racconta: «Io sono un miracolato dell’alluvione» [ del 18 nobvembre 2013 ]

da la  muova  Galura  del  27\4\2014 

Ha salvato una donna durante il ciclone: «Sono rimasto ferito, così ho fatto i check-up. Solo così ho scoperto di avere un grave male e mi sono potuto curare»
di Serena Lullia 

 
OLBIA. L’alluvione gli ha dato una seconda vita. Paradosso di una tragedia. Giacomo Usai, carabiniere in pensione (  foto   a sinistra  )  la notte del 18 novembre è in prima linea per aiutare i vicini di casa travolti dal fango. Eroe dell’acqua dopo esserlo stato del fuoco, nel 1988. La
 notte del 18 novembre è in prima linea per aiutare i vicini di casa travolti dal fango. Eroe dell’acqua dopo esserlo stato del fuoco, nel 1988. Per quel gesto ha ricevuto una medaglia di bronzo al valore civile. Nel cuore del pantano di via Emilia l’ex militare salva la vita alla dirimpettaia del piano terra, e ai suoi due gatti. Mentre strappa la donna alla violenza dell’acqua viene colpito su un fianco da una bombola. Una costola cede. Il dolore sempre più forte lo accompagna per settimane. Poi altre due costole si spezzano. I controlli in ospedale fanno emergere una gravissima insufficienza renale, un problema cardiaco e un mieloma multiplo. Usai viene ricoverato a Olbia e poi trasferito a Sassari. Una degenza lunga tre mesi e mezzo. La scorsa settimana il rientro a casa. 
Occhi vispi, movimenti rapidi da folletto, un vulcano di parole. Giacomo Usai racconta per la prima volta il suo 18 novembre. Una data che ha segnato la sua vita. 


Lo scafandro usato

E quella di sua moglie Maria, 37 anni insieme. Due esistenze in una. «Credo di essere l’unica persona che deve ringraziare l'alluvione – commenta –. Senza quella catastrofe molto probabilmente non sarei qui. Negli ultimi 16 anni non avevo mai fatto le analisi del sangue. Ho sempre avuto una salute di ferro».
L'ex brigadiere capo, 60 anni, rivive quei momenti a 5 mesi di distanza. La pioggia violenta, l'acqua che sale di livello in via Emilia, la strada
il cortile della suia  casa  nel fango 
 che si trasforma in un fiume. «Ho indossato gli stivali e lo scafandro da pescatore per andare a spostare la mia auto – torna indietro con la memoria –. Mia moglie si è affacciata dal terrazzo del nostro appartamento al primo piano e mi ha urlato: “Salva Piera”». Piera Canu vive al piano terra del palazzo di via Emilia. «La porta di ingresso non si apriva – prosegue Usai –, vedevo Piera sul divano mentre l’acqua saliva. Ho forzato la finestra del bagno. Piera urlava che prima dovevo mettere in salvo i suoi gatti. Ho fatto come mi ha chiesto. Una alla volta ho preso le due ceste con gli animali e le ho portate sulle scale. L’acqua era ormai alta un metro e mezzo, un fiume che trascinava di tutto. Mentre sollevavo Piera qualcosa mi ha colpito con forza al fianco, forse una bombola». La donna ricorda con commozione quei momenti. «Se non fosse per Giacomo sarei morta – afferma –. Non so nemmeno nuotare. La casa si è allagata all’improvviso. La televisione parlava di allerta meteo, ma non pensavo mai a una cosa del genere. Ho chiesto a Giacomo di prendere prima i miei gatti. Non posso che ringraziarlo per aver salvato tutti noi».
L’ex brigadiere continua ad avere forti dolori al fianco, non riesce nemmeno a dormire la notte. «Ma non volevo andare in ospedale – aggiunge –. Poi una sera, mentre guardavo la televisione, ho tossito. Stavo ridendo per un film di Stanlio e Ollio. Ho sentito il rumore di qualcosa che si rompeva. Al pronto soccorso mi hanno trovato una costola incrinata e due rotte. Sono stato ricoverato in chirurgia per due settimane. Quando sono ritornato per ulteriori controlli avevo la pressione altissima, a 250, i reni collassati». Scatta il ricovero d’urgenza, poi il trasferimento a Sassari. «Adesso faccio quattro ore di dialisi al giorno e la chemio – commenta Usai senza perdere mai il sorriso –. Reagisco bene alle cure. Spero di ricominciare a fare almeno la metà delle cose di prima. Coltivavo l’orto, andavo a pesca, raccoglievo asparagi, funghi. L’importante è che sono ancora qui. E devo ringraziare l’alluvione».

17/03/14

Venduti 50mila libri: Bitti riavrà la piazza Gli scrittori sardi vincono la scommessa

unione  sarda  online del  17\3\2014
                          La piazza danneggiata dall'alluvione



E' stato così raggiunto l'obiettivo che sei scrittori sardi, pubblicati da Einaudi, avevano inteso raggiungere con la pubblicazione di un'antologia.
Bitti avrà nuovamente la piazza distrutta dall'alluvione. Sarà ricostruita grazie ai fondi raccolti con l'antologia "Sei per la Sardegna" regalata da sei scrittori sardi (Abate, De Roma, Fois, Mannuzzu, Murgia e Soriga) e dalla casa editrice Einaudi. In poco più di un mese e mezzo, grazie alla maratona di solidarietà dei lettori, il libro ha venduto le 50mila copie necessarie per la ricostruzione dello spazio urbano devastato dalla furia dell'acqua e del fango. Entro Pasqua gli autori che hanno dato vita al progetto, contando anche sulla disponibilità dei librai, saranno a Bitti per dare il via al progetto che farà risorgere lo spazio urbano, simbolo di aggregazione della comunità. La piazza non sarà così un luogo doloroso di memoria. Al posto del cratere scavato dalla furia dell'alluvione, ci sarà uno spazio che si fonda sui valori della solidarietà e della cultura.
Soddisfatto lo scrittore Francesco Abate, una delle anime dell'iniziativa: "Ogni libro equivarrà a un mattone - ha detto ricorrendo alla formula che ha inaugurato la presentazione del volume - ogni libro rappresenterà la speranza. L'impegno civile dei lettori ha vinto".

01/03/14

Il grande cuore del ragazzo senegalese, ambulante in spiaggia e studente all’Ipia Dopo l’alluvione ha aiutato nella casa allagata l’amico, tecnico nella stessa scuola

Il grande cuore del ragazzo senegalese, ambulante in spiaggia e studente all’Ipia
Dopo l’alluvione ha aiutato nella casa allagata l’amico, tecnico nella stessa scuola 
Mansour e Luciano felici:
abbiamo sconfitto il fango
la nuova sardegna  cronaca  Olbia- Gallura  del 1\3\2014  

di Dario Budroni 
OLBIA Nato e cresciuto a Thies, Senegal, Mansour ha scelto l’Italia con il sogno di costruire una vita tutta sua. «A dir la verità, la mia famiglia non sta male. Però ho voluto lasciare il mio paese per scoprire nuovi orizzonti – continua il ragazzo -. Io amo Olbia, qui la gente mi vuole bene, così ho deciso di frequentare una scuola professionale. Adesso sono in terza, in classe con dei ragazzi più piccoli, ma non è un problema. Non vedo l’ora di diplomarmi. Poi spero di trovare un bel lavoro qui a Olbia. Questa è una città aperta e solidale che non meritava l’alluvione. Così come non la meritava Luciano. Per questo ho voluto dare una mano a chi mi ha accolto a braccia aperte». Si guardano in faccia e sorridono, poi si scambiano 




una pacca sulla spalla, come per smorzare una commozione che riaffiora ogni mattina, quando si incrociano nei corridoi della scuola. Il segreto di questo legame lo rivela direttamente il più grande dei due, Luciano Atzeni, 60 anni, assistente tecnico del laboratorio di informatica dell’istituto professionale Ipia. «Il fango ha consolidato la nostra amicizia» confessa con tono gentile. Accanto a lui, con un sorriso che conferma tutto, c’è Mansour Gadiaga, 28 anni, senegalese, studente di mattina e venditore ambulante di pomeriggio, d’estate vera star tra ombrelloni e asciugamani al sole: «Luciano è un mio carissimo amico, quella mattina non potevo non aiutarlo». E subito il nastro dei ricordi si riavvolge fino al 19 novembre, il giorno dopo l’alluvione, a poche ore da una tragedia che ha capovolto la normalità. Un dramma che continua a raccontare storie di esistenze distrutte, ma anche di solidarietà, eroi quotidiani e vera integrazione, come in questo caso. «Avevo letto che una delle zone più colpite era proprio quella di via Emilia, dove c’è la mia scuola – racconta Mansour, che frequenta il corso manutenzione e assistenza tecnica dell’Ipia, istituto guidato dal preside Gianluca Corda -. Quindi mi sono fiondato lì, pronto a dare una mano. Ma prima sono passato in via Baratta, una strada vicinissima, dove abitava Luciano. Era il finimondo. Casa sua era ricoperta dal fango e i mobili rovesciati per terra. Un disastro». E impotente davanti all’apocalisse c’era quindi il signor Luciano. «Io sono di Iglesias e vivo a Olbia da 5 anni. E sono da solo. Ma per fortuna è arrivato Mansour. Lui è stato il primo ad aiutarmi – racconta Luciano Atzeni -. Senza pensarci due volte si è tolto alcuni vestiti ed è entrato in mezzo al fango, aiutandomi per tutta la giornata a liberare la casa. È stato un gesto bellissimo che non dimenticherò mai. Quel giorno, a casa mia, praticamente abbiamo lavorato solo io e lui». Un’esperienza che ha rafforzato un’amicizia sincera, capace di andare oltre l’età e la provenienza. Mansour Gadiaga e Luciano Atzeni si sono infatti conosciuti qualche anno fa al professionale Ipia, con il secondo che, a tempo perso, dava ripetizioni di matematica al primo. Un legame forte, favorito anche dalla simpatia e dal carattere espansivo di Mansour. A Olbia da soli 4 anni, il ragazzo senegalese è conosciutissimo in città. D’estate, per vivere e pagarsi gli studi, lavora come ambulante nelle spiagge dagli olbiesi, da Pittulongu a Cala Banana, tanto da diventare presto un piccolo simbolo dell’estate. Una squadra di calcio, per esempio, in occasione di un torneo nella spiaggia di Bados, ha addirittura scelto il suo nome come sponsor ufficiale da stampare sulla maglia. «Hanno voluto pubblicizzare la mia attività di ambulante», racconta col sorriso Mansour, che come immagine del suo profilo Facebook ha una foto con il rapper Salmo. Un idolo dei ragazzi olbiesi. Un altro amico in città. 

15/01/14

Il digiuno dellla figlia di Anna ragnedda per la verità sull'alluvione "Voglio sapere com'è morta mia madre"

                                       I funerali delle vittime di Olbia (Foto simbolo)



unione sarda  


"Due mesi sono trascorsi dall'alluvione di Olbia, senza sapere come e perché è deceduta mia mamma Anna Ragnedda". Lo sostiene la figlia che ha iniziato, per protesta, lo sciopero della fame e della sete.

video

Ferita difficile da rimarginare, la perdita della mamma in quel tragico 18 novembre. La signora Anna Ragnedda è morta a Olbia, a 83 anni, nell'appartamento di via Lazio, annegata durante l'alluvione.
La famiglia parla di ritardi inspiegabili nelle indagini e la figlia Antonella Casalloni ha scelto la via del digiuno, in segno di protesta.


06/01/14

WANTED, ITALY

ne  ho  già  parlato nei post precedenti  I II   ( in  cui trovate  l'url per  vedere le  altre foto )  , ma  vedendo le foto   tristi ma  sublimi , fiere  ed  indigeste    condivido  questo post  degli amici di https://www.facebook.com/rajayoga.tempio


                                                              WANTED, ITALY



Hanno fatto una colletta per stampare duecento manifesti. Li hanno affissi per le strade di Olbia. Sono i ritratti degli alluvionati, perché l’Italia non se li dimentichi. Ma il comune li ha fatti rimuovere di notte, come un ladro o un ricordo di cui si ha profonda vergogna. Erano manifesti abusivi, è la legge, andava fatto. Ma uno Stato così sollecito a stracciare la verità, senza aver prima provveduto a restituire dignità ai cittadini, andrebbe affisso lui sui manifesti con una taglia per chi lo ritrova. WANTED, ITALY. Dead Or Alive.

02/01/14

grazie napolitano per averci ricordato , però non venire più in sardegna non sappiamo cosa farcene della tua presenza qui non se gradito già sopportiamo vip spocchiosi e berlusconi nel loro pollaio

le istituzioni ci snobbano , pero quando vengono in sardegna il porcetto al mirto o l'aragosta specie se a gratis ( vedi il caso ligresti ) o a .... nelle vile di Berlusconi .Ha ragione l'amico Guido Atzeni che ha commentato cosi il mio post su facebook : << Per loro la Sardegna è sempre stata la quinta ruota del carro.... se si tratta di basi militari NATO, di servitù militari, di sbarcare nelle carceri dell'Isola criminali mafiosi e camorristi, o di scaricare spazzatura o altri prodotti pericolosi,( forse anche scorie radioattive... ) per la salute della popolazione sarda e per l'ambiente nell'Isola, o per costruire ville per politici e milliardari, e altra jet set parassitaria, (espropriodando cosi' i sardi della loro terra ...), allora la Sardegna la trovano...Tutto questo naturalmente con l'attiva collaborazione dei politici isolani e nell'ambito dell'" Autonomia sarda"....Chissà se un giorno i Sardi si sveglieranno.... >>

unione sarda del 2\1\2013
Da Napolitano neanche una parola per la Sardegna ferita dall'alluvione
Sui social network esplode la rabbia di chi ha perso tutto ciò che aveva
Sconcerto per il discorso del presidente Napolitano che non ha parlato del disastro che ha colpito la Sardegna. «Siamo proprio dimenticati da tutti».


Oltre venti minuti a disposizione, eppure, nel corso del messaggio di fine anno, Giorgio Napolitano non ha trovato il tempo per ricordare l'alluvione in Sardegna né i suoi morti. Si è dimenticato, il presidente della Repubblica, di citare le diciotto vittime del 18 novembre scorso, diciannove se si considera l'imprenditore di Orosei suicida dopo che per la terza volta l'esondazione del Cedrino ha distrutto la sua attività. «Un anno tra i più pesanti e inquieti che l'Italia ha vissuto da quando è diventata Repubblica», ha definito Napolitano il 2013 appena finito. Ma nel suo discorso andato in onda a reti unificate, non una parola sul disastro che ha messo in ginocchio la Gallura e il Nuorese, sulla paura che possa verificarsi di nuovo, sul lavoro di operai, tecnici, esperti e dei volontari per far rialzare la testa a un territorio stremato.
L'OMISSIONE Soprattutto, non un cenno di conforto da rivolgere agli sfollati con provvedimento di sgombero a causa di abitazioni danneggiate o pericolanti (centinaia, la maggior parte solo a Olbia città). E niente sul noto rischio idrogeologico che riguarda molte zone dell'Isola. Proprio il 31 dicembre il governatore Ugo Cappellacci ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Enrico Letta, ricordando che «se in generale la questione sarda resta una ferita aperta della Repubblica, in questo particolare e doloroso momento, dopo la tragedia immane dell'alluvione, voltare ancora le spalle alla nostra isola avrebbe effetti devastanti su tutta la compagine sociale». Napolitano ha sì parlato del disagio sociale, citando addirittura lettere recapitategli dalle Marche, da Como, da Torino, da Vigevano e da un piccolo centro del Catanese. Ma niente sulla questione sarda. E non sono mancati riferimenti alle calamità naturali, visto che nella prima parte del messaggio il presidente della Repubblica ha rivolto «un particolare pensiero e augurio alle persone che vivono con ansia queste ore per le recenti scosse di terremoto».
LE REAZIONI La gaffe di Napolitano non è passata inosservata, specie sui social network. E nella notte di San Silvestro c'è chi su Facebook e Twitter, a parte gli auguri di rito, non ha mancato di sottolineare che «nel messaggio di fine anno il presidente si scorda dell'alluvione. Complimenti presidente!». Oppure: «Terra dei Fuochi e tanti bla bla bla... Giorgio, e i comuni colpiti dall'alluvione in Sardegna? Te possino…».
IN RITARDO Intanto, anche se il Capo dello Stato non ne ha parlato, i comuni colpiti e inseriti nell'elenco di quelli danneggiati dal commissario per l'emergenza Cicalò, sono sessantaquattro. Resta ancora tanto da fare: sistemare i vari canali ostruiti, recuperare i rifiuti finiti negli arenili, e ripristinare gli argini del Rio Posada, nel Nuorese. I fondi stanziati dallo Stato ammontano a venti milioni di euro, più i dodici milioni della Regione, ma al momento sono i comuni che anticipano i soldi per gli interventi più urgenti. Sinora sono tre le inchieste aperte per individuare le eventuali responsabilità: due dalla Procura di Tempio Pausania e una da quella di Nuoro.
Roberto Murgia

01/01/14

abusi dello stato la prima La Sacra Rota annulla le nozze e lo Stato si adegua. la seconda Olbia, sui manifesti i volti degli alluvionati, ma il Comune li strappa.

Iniziamo    dalla   prima notizia   di http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/12/29/

La Sacra Rota annulla le nozze
e lo Stato si adegua
Fa discutere una sentenza della Corte d'Appello di Bologna, che ha ritenuto nulli anche gli effetti civili del matrimonio tra due giovani di Parma, perché la donna si era sposata in chiesa nonostante fosse atea

DI LORENZA PLEUTERI
La Sacra Rota annulla le nozze e lo Stato si adegua Se la sposa è atea, e non ha mai nascosto al fidanzato di non credere nel sacramento, sono nulle le nozze religiose. Non solo. E' nullo anche il matrimonio civile, per "simulazione totale" della coniuge e "divergenza tra volontà e dichiarazione".
Sta facendo il giro dei siti giuridici, e dividendo i commentatori, una recente sentenza
della Cassazione basata su un caso emiliano. Due giovani della provincia di Parma, lei classe '71, lui classe '70, si sposarono in chiesa, nel 1996. La storia d'amore non durò a lungo. Nel 2005 la Sacra rota annullò le nozze, e nel 2009 la Corte d'appello di Bologna dichiarò l'efficacia della sentenza ecclesiastica, ritenendola non contraria all'ordine pubblico. 
La decisione è stata oggetto di ricorso. La sposa ha simulato la fede cattolica, ma non il consenso agli effetti civili del matrimonio (con tutto quello che ne deriva, come per esempio gli alimenti, in caso di divorzio). Motivazioni respinte. Quelle nozze è come se non ci fossero mai state, nè per la Chiesa nè per lo Stato.

ma  che razza  di chiesa e  che  razza  di stato  è  questo o  ?Dio  non ci ha insegnato ad  aver  rispetto   della gente  ? che  fine hanno  fatto quei valori    , quelle  battaglie  per la laicità  ? Posso capire  che magari avrà  commesso un peccato   e quindi  << Se la sposa è atea, e non ha mai nascosto al fidanzato di non credere nel sacramento, sono nulle le nozze religiose.  >> Ma  che   sia   <<  nullo anche il matrimonio civile, per "simulazione totale" della coniuge e "divergenza tra volontà e dichiarazione >> mi sembra  abberrante e  sconfortante  oltre che   assurdo e mancante  di rispetto verso chi non crede  







La seconda  provenite  dalla  nuova  sardegna  online del  1\1\2014

Olbia, sui manifesti i volti degli alluvionati, ma il Comune li strappa
Una mostra estemporanea ideata dall'artista Gianluca Vassallo è stata allestita nella notte. Ma le istantanee sono state rimosse dopo qualche ora perché affisse abusivamente in spazi non autorizzati




OLBIA. Durante la notte alcuni giovani hanno affisso foto con visi di alluvionati che hanno perso i propri beni in vari rioni di Olbia per ricordare la tragedia vissuta. Una mostra estemporanea ideata dall'artista Gianluca Vassallo. Ma le istantanee sono state rimosse dopo qualche ora perché affisse abusivamente in spazi non autorizzati. Il progetto era teso a mostrare una ventina di manifesti con le
foto di cittadini colpiti dal nubifragio, nessun intento speculativo né la richiesta di qualcosa: solo la muta testimonianza di chi ha perso tutto, foto che intendevano sollecitare un dibattito fra la popolazione per quanto accaduto nella città gallurese. Ma l'iniziativa non era autorizzata e, così, le foto esposte pubblicamente son state rimosse. Iniziativa e successivo intervento della società di affissione sono state commentate e stigmatizzate anche sui social network come Facebook e Twitter da numerosi interventi.

Ora  mi chiedo se  il comune   o  chi  per  loro  ha  paura   del ricordo  per  le morti  dovute  alle illegalità  ( leggi abusi edilizi , demolizioni mai eseguite  ,  , licenze facii , ecc  , sacco edilizio  , ecc  o   manifesti elettoriali e pubblicitari  abusivi  )   o fissazione quando  gli fa  comodo  per  la   legalità  ?

30/12/13

Roma, sequestrate 2000 false Hogan Finanza le regala ad alluvionati di Olbia .

finalmente qualcosa che sequestrato non finisce o al macero o in tasca di chi le sequestra. Alcuni non sono d'accordo ed affermano che : << si tratta comunque di un falso e vanno distrutte, non parliamo di cibo o altri beni di prima necessità >> . Io invece condivido quanto dice isbremis nel commento all'articolo all'unione sarda 30/12/2013 13:12 : << se rimuovono il marchio perchè distruggerle?Ogni oggetto che viene fabbricato nel pianeta consuma materie prime, toglie risorse ai nostri figli, inquina l'aria dei nostri nipoti. Non possiamo più permetterci di distruggere nulla...quello che dovevamo distruggere lo abbiamo già ridotto all'osso: la Terra! Evidentemente molti non hanno ancora ben chiaro questo concetto, che, per risolvere i gravi problemi (anche di crisi economica) dovrebbe essere al primo posto dei pensieri di tutti noi ogni giorno >>

unione sarda  Lunedì 30 dicembre 2013 09:40

Sarebbero dovute finire sul ricco mercato della Capitale ed avrebbero potuto fruttare un discreto guadagno ai professionisti del “tarocco”. Questa volta il percorso di duemila paia di scarpe, con il falso marchio “Hogan”, è stato diverso: sequestrate dai finanzieri di Roma sono state consegnate, oggi, al Comune di Olbia, dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma. Le calzature erano state sequestrate nel corso di una complessa indagine, portata avanti dal Gruppo di Fiumicino, su un importante centro di smistamento di prodotti contraffatti a Maddaloni, nella provincia di Caserta. Le
scarpe – prodotte nelle fabbriche clandestine dell’hinterland partenopeo – passavano di mano dai contraffattori campani ai grossisti cinesi che, a loro volta, nel giro di poche ore, le rivendevano ai dettaglianti magrebini, incaricati di collocarle sulla piazza romana.
L’intervento dei militari aveva permesso di intercettare un carico di 57.000 paia di scarpe, di noti marchi contraffatti, destinato a far fronte alle copiose richieste natalizie dei clienti capitolini. Il valore della merce sottratta al giro illecito era stato di 1,4 milioni di euro e le 2.000 paia di calzature a marchio “Hogan”, oggi donate, ne rappresentavano proprio l’articolo più costoso, meglio realizzato e, perciò, maggiormente ricercato.
Accogliendo la richiesta del Corpo, l’Autorità Giudiziaria ha concesso che le scarpe, previa rimozione del marchio, potessero essere devolute agli alluvionati della Sardegna. Ieri - grazie alla collaborazione tra il Comune di Olbia e la compagnia di navigazione Tirrenia - sono partiti dal porto di Civitavecchia due automezzi militari, carichi delle calzature da donare alle persone colpite dall’alluvione. Questa mattina, subito dopo lo sbarco nel porto di Olbia, nel corso di una sobria cerimonia, le false Hogan sono state donate ad un delegato del sindaco che ne provvederà immediatamente alla distribuzione ai suoi concittadini.

22/12/13

dopo l'alluvione rincomincia a vivere Si sposa dopo essere sopravvissuta al ciclone Cleopatra

 finalmente   una  buona  notizia   dal fronte  dell'Alluvione   del  18\19  novembre  2013  da  la nuova sardegna del  22\12\2013 
SANT’ANTONIO DI GALLURA.
«Quando l’ho vista nel letto d’ospedale sfigurata, martoriata ma viva dopo l’alluvione, ho pensato che ci saremmo dovuti sposare subito, che aspettare ancora, dopo tanti anni di fidanzamento, non aveva nessun senso. Non aveva senso rincorrere il lavoro, aspettare la certezza di un futuro. In quel momento desideravo solo legarmi per sempre a lei». Queste parole le ha ripetute dopo il matrimonio Tommaso Abeltino, 28 anni, guardia giurata in cassa integrazione, che il prossimo mese tornerà al lavoro. La sposa è Veronica Gelsomino, 24 anni, rimasta miracolosamente viva il 18 novembre scorso quando durante l’alluvione la sua Alfa 147 è precipitata dal ponte di Monte Pinu che si è aperto ingoiando la sua auto. I soccorritori erano certi di raccogliere i resti di una vittima: l’Alfa, dopo un volo di 300 metri, era distrutta, ma la donna che era al volante, e che l’acqua aveva trascinato via, respirava ancora.La cerimonia è stata officiata dal sindaco, Angelo Pittorru, a poco più di un mese da quel tragico giorno di cui Veronica porta ancora i segni per la frattura a un braccio. Tommaso e Veronica, sono cresciuti insieme a Priatu, piccola frazione di Tempio. Le case poco distanti, da bambini giocavano insieme, e da allora si vogliono bene. Lei aveva poco più di dodici anni quando Tommaso, più grande di quattro, le disse di amarla. Il film della loro vita è passato in un attimo nello
sguardo di lui quando quella sera del 18 novembre capì che Veronica non sarebbe tornata. «Tardava – spiega – l’ho sentita per telefono mentre rientrava dal lavoro, mancavano 10 minuti di strada per arrivare a Priatu . Ho tentato di richiamarla ancora, non rispondeva più. Ho avuto terrore di perderla. Allora ho cominciato a pregare, e come per esorcizzare la paura che morisse dicevo che ci saremmo sposati, che dovevamo portare avanti i nostri progetti».« Ricordo nitidamente il momento in cui precipitavo, il resto sono sensazioni che non so descrivere», aggiunge Veronica. A salvarla saranno due ragazzi di Aggius: Massimo e Sebastiano, e tre poliziotti del nucleo sommozzatori di Olbia, Marco Anselmi, Alfonso Lovieno e Pier Paolo Floris che coraggiosamente sono riusciti a strapparla alla furia dell’acqua. Il giorno dopo Veronica è stata sottoposta a due interventi chirurgici al naso e al braccio fratturato. Tommaso era in ospedale insieme a sua madre, ed è a lei che ha confidato il desiderio di celebrare le nozza appena possibile. Poco dopo un mese dall’alluvione hanno pronunciato il sì. «A chi ha vissuto il dramma di quei giorni – dicono ora gli sposi – vogliamo mandare un segno di speranza».« Non sono arrabbiata per quanto ho subito – aggiunge Veronica – i responsabili, quanti avranno per sempre sulla coscienza le vittime, non suscitano in me questo sentimento. Di certo, invece, in nome di tutti, aspetto che venga resa giustizia, che i colpevoli siano individuati e paghino per il dolore che hanno procurato».

08/12/13

vera integrazione. Olbia alluvionata Anche i senegalesi tendono una mano: «È la nostra città»

la nuova sardegna  cronaca Olbia-tempio  del 8\12\2013  
di Dario Budroni 

OLBIA Con la schiena curva e le mani immerse nel fango, a trascinare mobili sventrati, senza dimenticare di dare un conforto a chi, in quel momento, ha davvero perso ogni cosa. L’integrazione è anche questo, un’azione volontaria e sincera nei confronti di una città che considerano la loro. Così la comunità senegalese, una delle più numerose a Olbia, ha voluto indossare guanti e stivali per aiutare chiunque ne avesse bisogno. Nelle abitazioni e nelle strade. «Olbia è casa nostra. È una città che abbiamo sposato per migliorare le nostre condizioni di vita. Insomma, è la nostra seconda patria e come tale va difesa, sempre» spiega Omar Sarr, dal 2001 a Olbia, presidente dell’associazione Sunugal. «Per noi è come un matrimonio, si accetta tutto nel bene e nel male. Così subito dopo l’alluvione

abbiamo fatto qualche telefonata e pubblicato un appello su Facebook, per metterci d’accordo – racconta con un italiano perfetto -. Abbiamo formato delle piccole squadre e ci siamo messi ad aiutare a liberare le case dai detriti. È stata un’opera di carità che abbiamo fatto con il cuore, come tutti del resto». Ma i senegalesi di Olbia non erano soltanto in mezzo al fango. Alcuni sono andati a portare il loro contributo nei centri di raccolta. Certo, ovviamente i più fortunati. Perché anche molti di loro hanno perso tutto, casa, auto e merce. In quei giorni, comunque, in via Caboto, a Isticcadeddu, un altro senegalese molto conosciuto in città, Khouma Modou, ha passato ore in mezzo al fango, mentre
sua moglie e sua figlia hanno cucinato per alluvionati e volontari un gustoso cuscus. «Piango se penso a quei giorni. La mia famiglia ha perso soltanto una macchina, ma ho visto case in cui l’acqua è arrivata ai 2 metri di altezza – racconta Khouma Modou, presidente della Comunità senegalese per integrazione e cooperazione, a Olbia dal 1988 -. Ci sono persone che hanno perso qualunque cosa dopo decenni di sacrifici, assurdo. Quindi non ho pensato alla macchina e subito mi sono messo ad aiutare. Olbia è casa mia, i miei figli sono nati qui e adesso hanno la cittadinanza italiana. Non potevamo tirarci indietro, anche se mi sarebbe piaciuto poter fare molto di più». Ma c’è il Senegal anche dietro un’altra operazione di solidarietà. Il consolato della repubblica senegalese in Sardegna, presieduto da Gabriella Marogna, ha infatti organizzato una raccolta di beni da donare agli alluvionati. Materassi, letti, culle e sedie per disabili sono stati donati al centro di raccolta della chiesa di Sant’Antonio, mentre l’abbigliamento in quello delle suore vincenziane. 





insieme a



Valentino Caputo
L'amore è dare qualcosa di noi stessi, a chi ci è vicino ed è in difficoltà, e questo va al di là dei Confini,Religioni o Colore della Pelle, lo si dà perché nasce dal cuore…ed è una maniera per dare coraggio e speranza a chi in un attimo ha perso tutto. Grazie Fratelli!!!!



Peter Pina ·
Un esempio di CIVILTA ci arriva dall' "Africa" in casa nostra. Fose serve una tragedia per renderci conto che sotto la pelle siamo uguali

VI RINGRAZIO





06/12/13

l'alluvione del 18\19 novembre ha fatto un altra vittima Messo in ginocchio dall’alluvione, imprenditore di Orosei si toglie la vita Gesto estremo di Pasqualino Contu, proprietario della 3C duramente colpita dagli allagamenti



da la nuova sardegna online del 6\12\2013

OROSEI. L’alluvione del 18 novembre, per Pasqualino Contu, ha rappresentato il colpo di grazia. La sua azienda, la 3C, che costruisce prefabbricati di cemento armato ed è conosciuta in tutta l’isola, è stata sommersa da un metro e mezzo di fango, con danni per un milione e mezzo di euro. Negli anni scorsi, altre due alluvioni avevano messo in Pochi giorni fa, il titolare della 3C aveva incontrato il presidente della Regione Cappellacci, in visita nelle zone colpite dall’alluvione, e gli aveva chiesto di attivare un canale di finanzimenti privilegiato per le aziende colpite. A Contu sarebbero bastati pochi fondi per ripulire i macchinari e riprendere la produzione. Ma gli aiuti non sono arrivati in tempo. Il dolore per questo ennesimo danno e le preoccupazioni per il futuro, infatti, hanno avuto la meglio sulla speranza di ripartire.Pasqualino Contu aveva avviato l’industria con il padre nel 1980, che aveva iniziato a Nuoro con piccoli manufatti di cemento. All’epoca, l’unica area di Orosei in cui si potessero costruire industrie era proprio quella più esposta in caso di alluvione.


ginocchio lo stabilimento, ma Contu era riuscito a rialzarsi e ripartire. Questa volta, il colpo è stato troppo duro. L’imprenditore si è tolto la vita stamattina, nel giardino della sua casa a Orosei. A lanciare l’allarme, un passante. Contu lascia la moglie e i figli.

credo che seguiro quello che dice  (anche se non credo riuscire a farlo sempre )  Marco Careddu : <<
A cosa serve raccogliere i due euro con gli SMS, le raccolte al palazzetto, i fondi dello stato, i numeri verdi, la solidarietà di mille post inutili come il mio se poi non dai ai disperati mille, duemila, trentamila euro immediatamente. Forse bisogna vedere, controllare, verificare, gradualizare, mediare. Mai più una lira da parte mia. Solo a persone con nome e cognome. >>   nel commento   a tale articolo

05/12/13

lettera di natale destinata in particolare a gli imbecilli che fanno la beneficenza con robaccia

faccio mia  questa  lettera  di natale  trovata  su  facebook   e  la dedico  a  gente  come quella  di cui parla  l'articolo sotto  che mi porta  a chiedermi 
  

ma che c...... d solidarietà e d'aiuto è questo . Io la chiamo imbecillità  e  cinismo   se  proprio ha robaccia  meglio dai  ( anche se poco  ) soldi  o  il tuo tempo    o meglio ancora  niente  


da la nuova  sardegna  del 5\112\2013


Non tutti gli oggetti donati sono indispensabili, dalle scarpe tacco 12 ai tanga 
Boxer da mare agli alluvionati
di Alessandro Pirina 


OLBIA 
La solidarietà è stata l’altra faccia della tragedia che il 18 novembre ha sconvolto la Sardegna, il solo aspetto positivo del dramma che ha messo in ginocchio l’isola. Il momento, è vero, lo imponeva, ma la catena umana che si è formata attorno alle migliaia di persone che in poche ore hanno visto la loro quotidianità cancellata dalla furia dell’acqua e del fango è andata oltre ogni più rosea immaginazione. Ma non sono mancati i “benefattori” che hanno approfittato del momento tragico per svuotare gli armadi di cose inutili, vestiti immettibili e deteriorati. Nei centri raccolta sono arrivati materassi
sfondati e coperte sporche, magliette bucate e biancheria usata. Ma c’è anche chi, dimenticandosi di essere a novembre, ha pensato di fare a meno di infradito, gonnelline e boxer da mare. O chi ha ritenuto che un tacco 12 fosse la scarpa migliore per attraversare le strade invase dal fango o che un centrino da tavola fosse la prima necessità per chi poche ore prima aveva visto tutti i suoi mobili distrutti dalla furia dell’acqua. Ma l’elenco delle donazioni poco caritatevoli prosegue con un sexy tanga natalizio coi pon pon e un reggiseno push-up di colore rosso fuoco, un baby doll extralarge e una serie di bermuda a quadri, un bustone di bretelle e uno di cravatte. Addirittura c’è stato anche qualche uomo di buon cuore che ha voluto rinunciare al suo vestito di Carnevale. Nei centri raccolta non volevano credere ai loro occhi quando dalle buste sono spuntati fuori un costume da dalmata e uno da fragola. Donazioni prive di senso che almeno hanno restituito il sorriso, anche se per un solo momento, ai volontari, super impegnati a scaricare, smistare e distribuire beni di ogni genere. Perché la solidarietà, quella vera, quella che animato fin da subito l’Olbia del dopo alluvione, non lasciava neanche il tempo di respirare. Un esercito in stivali di gomma ha invaso le vie alluvionate per aiutare amici, parenti, vicini, anche anonimi cittadini a liberare le case sommerse dalla melma fangosa. Immediata è scattata anche la gara di solidarietà per rifornire gli sfollati dei beni andati persi nell’alluvione. L’intera Olbia, ma non solo, si è data da fare per dare un tetto o un pasto caldo a chi ne era rimasto sprovvisto. E subito, già all'indomani della tragedia, in tutta la città sono nati centri raccolta, istituzionali o spontanei, per rifare il guardaroba, almeno per il periodo di emergenza, delle vittime del ciclone. In via Canova, nelle chiese della Sacra famiglia e di Sant’Antonio, nelle sedi Auser e Confcommercio, nei capannoni industriali trasformati in case di solidarietà era un continuo via vai di auto, furgoni e camion carichi di beni di ogni tipo. Non solo abiti difficili da indossare, ma anche tanti capi di abbigliamento indispensabili per chi nell'alluvione’alluvione ha perso tutto. 

 arrabbiato.
Infatti n bambino sicuramente apprezza un gioco o una maschera di carnevale .... Ma poi .... specie quando essi hanno perso oltre  le cose  materiali  :   libri , cd , giochi ., o amici\  conoscenti  o chi addirittura   familiari  ,  il cane o il gatto  ?  Comunque  fra  le merda  ( anche  nel senso di certe persone che si comportano cosi  )  ci sono  anche delle perle di persone  , vedere post i miei post precedenti  sul'alluvione  e   questo articolo qui   .  stavo per cliccare  sul  tasto pubblica  cioè concludere     questo post   quando  sull'unione sarda    ho letto questa  news  , riguardante  sempre   il bel gesto   di solidarietà  che mi ha  rese  felice   e rallegrato  e  di donazione fatta  da una  bambina milanese ai bambini sardi colpiti dall'alluvione


Una bambina di Milano dona i suoi giochi ai bambini sardi colpiti dall'alluvione. Il sindaco di Nuoro la ringrazia .Alluvione, la solidarietà di Camilla "I miei giocattoli per i bimbi sardi"


"Voglio ringraziare pubblicamente Camilla, la piccola amica della Sardegna che ha voluto donare i 

                                                 I pupazzi donati dalla piccola Camilla       
suoi giochi ai bambini sardi colpiti dall’alluvione. Sarà mia cura inviare i giocattoli al sindaco di Torpé affinché siano destinati ai bambini del paese certamente più in difficoltà di noi". Il sindaco di Nuoro Alessandro Bianchi ringrazia con queste parole Camilla, la bambina di nove anni che da Milano ha inviato una scatola con i suoi giochi "preferiti" come scrive nella lettera di accompagnamento "per i bambini della Sardegna". "Mi sembra doveroso un ringraziamento pubblico per un gesto pieno di generosità. Ringrazio anche la prima media sezione C dell’istituto "San Tommaso - Francesco Tedesco" di Avellino per le lettere di incoraggiamento indirizzate ai ragazzi sardi, e tutti coloro che hanno contattato il Comune di Nuoro per manifestare solidarietà e vicinanza alla nostra città e all'Isola".

03/12/13

Alluvione a Olbia, anziana salvata da due romeni Gesto eroico in via Sicilia. I testimoni: «È viva solo grazie al loro altruismo, hanno messo in pericolo la loro stessa vita»

 Spero che  questo gesto faccia   riflettere  e   zittisca , chi  , fra le tante  voci che raccontano i fatti di quei giorni , diceva  che  :  gli sciacalli ed  approfittatori della drammaticità   fossero  rumeni .
Mi fermo qui   per  evitare  di cadere  nel retorico  , anzi  lascio  che a concludere  il mio pensiero , prima di  lasciarvi all'articolo  , sia    il pezzo più significativo del  film  eroe per  caso  





  dala  nuova  sardegna del  3\12\\2013

OLBIA. Hanno sfidato l’acqua alta e il fango per mettere in salvo un’anziana signora e una ragazza inferma, in via Sicilia. Ma dopo aver rischiato la vita Viorel Timic e Marinica Bulai, (foto a sinistra )  romeni, non hanno cercato la luce dei riflettori. Hanno chiesto scusa per aver sporcato la casa in cui hanno portato le due sopravvissute dell’alluvione e sono andati via. Sono stati i vicini di casa, che hanno assistito a questo doppio salvataggio, a voler raccontare la storia di questi eroi sconosciuti, due figli adottivi di Olbia, protagonisti di un gesto di grande altruismo.
La notte del 18 novembre in via Sicilia l’acqua sale di livello in pochi minuti. Agripina Iftemia è la badante di una donna di 85 anni, inferma, costretta a respirare con una bombola di ossigeno. Il lettino in cui si trova l’anziana viene raggiunto dall’acqua e comincia a galleggiare. L’appartamento resta senza luce. I centralini del Comune e delle forze dell’ordine sono intasati. Agripina chiede aiuto al marito, Viorel. Che in pochi minuti arriva con un amico in via Sicilia. I due si gettano nell’acqua gelida, raggiungono la camera da letto in cui si trova l’anziana, la prendono in braccio, la fanno uscire da una finestra e attraverso un cortile con oltre un metro di acqua, fango e gasolio, raggiungono via Vittorio Veneto e la mettono in salvo. Neanche il tempo di sistemare l’anziana sul letto che da un altro appartamento arrivano le urla di una ragazza. La giovane, Maria Paola, inferma, è intrappolata nella sua stanza. Viorel e Marinica non ci pensano un attimo. Ancora una volta affrontano il fiume di acqua e mettono in salvo la giovane. «Subito dopo sono andati via – raccontano i vicini –. Ci hanno dato una bella lezione di bontà, coraggio e altruismo».

26/11/13

Obia licenziamento per alluvione E' tutto falso" La famiglia si difende e accusa la donna

potrebbe interessarti    per un riepilogo  della  situazione precedente  
http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2013/11/post-notturno-numero-2-chi-e-piu.html 






(..)  da ilfattoquotidiano  del  26\11\2013  qui  l'articolo integrale

(...)  Una storia di terribile ingiustizia smentita dalla controparte, la Bassu costruzioni. Via telefono dall’ufficio di Olbia centro con fermezza si afferma: “Non c’è nulla di vero. In queste ore stiamo predisponendo un comunicato stampa indirizzato alle redazioni locali e nazionali, con una nota dei nostri legali”. Via mail arriva la smentita ufficiale in cui si legge: “, rispettivamente titolare dell’impresa di costruzioni e la moglie, spiegano la loro versione – precisano che Alessandra Dalu non è mai stata dipendente della famiglia, non ha mai avuto un rapporto subordinato con la ditta Bassu né percepito una retribuzione fissa perché il lavoro di pulizia è consistita in prestazioni occasionali”. Sui fatti avvenuti il giorno dell’alluvione pare ci sarebbe stato un banale errore di interpretazione. Famiglia contro colf, dunque. E il caso ora andrà avanti a suon di carte bollate.




Unione sarda del 25\11\2013
Olbia, colf licenziata: "E' tutto falso"
La famiglia si difende e accusa la donna


O
Rigettano l'accusa di aver licenziato la propria colf e attaccano: "l'intento è quello di ottenere un indebito profitto".

Così Salvatore Bassu e la moglie Rossella Tedde, i due coniugi olbiesi accusati dalla loro collaboratrice domestica, Alessandra Dalu, di averla licenziata in tronco per essersi assentata il giorno dopo l'alluvione per aiutare la sorella. Secondo la coppia quella storia, che ha fatto il giro d'Italia, "è totalmente falsa". "Quando la mattina di martedì 19 novembre, all'indomani della drammatica alluvione che ha devastato Olbia, Alessandra Dalu ci ha avvisato dell' impossibilità di recarsi al lavoro non ci siamo affatto stupiti - fa sapere la famiglia Bassu - visto che anche noi eravamo impegnati a prestare soccorso a vicini, amici e familiari. Semplicemente, vista la situazione, la risposta al messaggio sms di Alessandra Dalu significava 'non c'è problema, non ti preoccupare per noi, non abbiamo bisognò. Invece Alessandra Dalu - ricostruiscono i due coniugi - ha chiamato i mezzi d'informazione divulgando fatti che non corrispondono alla realtà ed arrecando offesa al nome della famiglia e dell'impresa". Marito e moglie precisano che la donna "non è mai stata dipendente della famiglia, non ha mai avuto un rapporto subordinato con la ditta Bassu né percepito una retribuzione fissa perché il lavoro di pulizia è consistito in prestazioni occasionali. Quindi non è mai stata una lavoratrice in nero".




Ora come affermano alcuni commenti  la  vicenda  si risolverà  in tribunale  ne  vedremo delle belle su il fattoquotidiano : TheGlide22
<<
Se quello che la signora Dalu afferma verrà confermato,sarà il caso di fare un controllo a tappeto delle costruzioni realizzate da questo bassu. ( 150 euro al mese,che gente...... ) >>e sull'unione sarda









Commenti dei Lettori

giovamu
26/11/2013 16:39
a entrambe le parti faceva comodo, ognuno per i motivi suoi, quel tipo di rapporto di lavoro anomalo. Finchè uno dei due ha rotto i patti....

RITONA
26/11/2013 09:49
tra le due parti....stando alle ricostruzioni non saprei veramente dove propendere. Chi li conosce potrebbe giudicare in modo appropriato.Non ci credo che la signora sia stata licenziata per chè soccorreva la sorella nel giorno dell'alluvione.

cicciobello7
26/11/2013 09:35
niente scuse Cara Ditta Bassu è informata che deve mettere in regola il personale e versare i contributti per la colf??? anche in prestazioni occasionali?

Ozieri
26/11/2013 08:33
specchi scivolosi....
gli specchi sono molto scivolosi....qualcuno sta provando ad attaccarsi ma senza risultati misà......l'avvocato ha suggerito una bella difesa che fa acqua da tutte le parti...imho....

«Siamo tutti colpevoli di questa tragedia» Olbia, parla Il nipote di una delle vittima: noi complici del malaffare del cemento e gli idiioti che "Scappate, sono straripati i canali" Sciacalli col megafono seminano il panico


Ancora  dalla cronaca   post  alluvione  , scusate  ,   ma non riesco  ad  andare   avanti  , certi avvenimenti anche se  vissuti  in modo indiretto  (   fra le persone sfollate    e che  hanno avuti danni  , compreso mio zio  , ci sono amici   di famiglia e non , conoscenti  . E poi    ho trascorso  fino  ai  20  anni  le vacanze  di natale   e  estive    nella zona più  colpita  d'Olbia ,  il quartiere  Baratta   ci abitavano  i miei nonni materni   e mia  zia   ed  ci  abita  ancora mio zio  . E  ho conosciuto  l'evolversi   del quartiere  e delle sue  costruzioni  miste  ad  abusive  o  legali  )    ti restano dentro  e  difficilmente  il dolore  \ indignazione   fluisce    subito  . Ecco perchè condivido lo sfogo  di Samuele Canu  ,  e  monta la rabbia   su certe persone  che  scherzano ( neppure  io che  di solito sono  di battute  facile  e  faccio un uso  di humor nero    riesco a  spingermi a tanto  )   o usano  tale  scopo rubare  . 


Ma  ora  andiamo  agli articoli  il primo  è della  nuova  sardegna   del 26\11\2013
.
«Sono parole che provengono dritte dal cuore, ma che difficilmente sarei capace di pronunciare». La lettera alla “Nuova” di Samuele Canu  ( foto  a destra  )   19 anni, di Arzachena, studente a Sassari, è di quelle che emozionano e lasciano il segno. Sua nonna, Anna Ragnedda, è una delle vittime dell’alluvione a Olbia, e lui con sincerità e lucidità racconta la tragedia e ne dà una chiave di lettura che coinvolge tutti e apre un profondo, anche spietato motivo di riflessione.


di SAMUELE CANU

Caro direttore, ho 19 anni, abito ad Arzachena e frequento l'Università di Sassari. Scrivo queste poche righe a lei perché non ho la forza, né il coraggio di rivolgerle alla mia famiglia. Pochi giorni fa è venuta a mancare mia nonna, Anna Ragnedda di 83 anni, travolta dal nubifragio che ha colpito Olbia.
Ripenso ancora a due mesi fa, quando mi faceva gli auguri per l’Università e immaginavo la gioia che avrebbe provato nel divenire bisnonna per la terza volta.
È morta nella maniera peggiore, da sola, al primo piano del suo condominio, come un topo in gabbia, senza il conforto di una voce amica che potesse rassicurarla, senza che nessuno di noi potesse fare niente.
Esprimere il dolore che ho nel cuore è estremamente difficile, perché le parole che fuoriescono dalla mia bocca sono solo inutili, insignificanti suoni che appaiono sempre più distanti, sempre più impotenti, sempre più insensibili. Ogni giorno chiamo mia madre. Il come staiche le rivolgevo qualche settimana fa si è trasformato in un frastornante silenzio inframmezzato da un cosa fai?, state bene?, grazie al cielo qui a Sassari va tutto bene, perché so perfettamente cosa prova, quale stato d’animo si cela dietro la sua voce fioca e tremolante, sempre più ansiosa per la mia stessa incolumità.
Mi sento impotente, inutile. Vorrei poterle dire è stato il ciclone, come impropriamente l’hanno definito le testate nazionali, a portarci via nonna o è stata una tragedia, non potevamo prevederla ma non è così. Ma sarebbe un’autoassoluzione il cui lusso non ciè concesso. Abbiamo tutti le mani insanguinate. Io, te, papà, tutta la nostra famiglia e come noi, forse, molte altre perché sappiamo benissimo che la causa di quei 16 morti, tra cui 2 bambini e un’intera famiglia, delle centinaia di sfollati siamo in realtà tutti noi. Tutti noi abbiamo permesso che questo accadesse, che il malaffare, l’ingordigia, la stupidità e il compromesso cementizio prendessero il sopravvento. Perché sappiamo tutti quali maneggi, quali clientele esistano all’interno delle amministrazioni comunali, provinciali, regionali, sino a raggiungere i piani alti della politica. Perché i tanti “dei”in giacca e cravatta, scesi dalle poltrone a magnificarci con la loro presenza, siamo stati noi a sceglierli e legittimarli, in cambio della speranza di un lavoro, di una vita dignitosa. Abbiamo abdicato alla nostra libertà, e purtroppo a molto di più, per ricevere in dono ciò che qualsiasi Stato democratico, autenticamente definibile in quanto tale, dovrebbe garantirci di diritto.Questa è la verità, nessun evento aleatorio, solamente la nostra volontà, divenuta schiava, è stata la causa di quel caos. Non sai con quanta fatica scrivo queste parole e pazienza se qualche figura istituzionale si risentirà per ciò che dico, sono convinto che nessuno di loro potrebbe rivolgermi lo sguardo sapendo di mentire. Mamma posso dirti però che ti sono vicino, e che insieme a me sono vicine tante altre persone che con totale disinteresse, senza alcun legame di sangue hanno dato se stesse per starci accanto, e stare accanto al disagio dell’intera Sardegna, e le ringrazio con tutto il mio cuore. Sono rammaricato del fatto che la fine di alcune delle tante acrimonie che regnano nella nostra famiglia sia stata legata alla morte di nonna. Facciamo almeno in modo che questo sia un dono che lei ci concede da lassù. A te e a chi dovesse leggere questa lettera dico una sola cosa: poniamo fine ad ogni odio che ci tiene distanti dalle persone care, perché come dice sempre papà "la vita è come una goccia che inesorabilmente scorre su una foglia". Dobbiamo avere premura di conservarla, prima che scompaia sotto i nostri occhi, per ricongiungersi a quel grande mare, a noi celato, delle anime scomparse.


il secondo   dal sito dell'unione sarda   d'oggi  
Strada ricoperta di fango. Una delle immagini simbolo del post-alluvione.


Olbia, "Scappate, sono straripati i canali"Sciacalli col megafono seminano il panico





Alla miseria generata da un grande disastro naturale come è quello che ha colpito la Sardegna lunedì 18, si aggiunge altra miseria: quella umana, di uomini senza scrupoli che girano dando notizie false. Obiettivo: seminare il panico.
Mentre la Procura bussa negli uffici comunali e provinciali di Olbia e sequestra documenti su dati tecnici, manutenzioni, infrastrutture, nei quartieri più colpiti dall'alluvione gli sciacalli vanno in giro col megafono: “Uscite dalle case, sta arrivando un tifone”.
Una serata davvero difficile, quella di ieri, per il comando di Polizia municipale che ha passato l'intero pomeriggio a correre dietro a queste bande, cercando di arginare furti e saccheggi. Tantissime le segnalazioni arrivate dalla Zona Bandinu - settore 12 - uno dei quartieri più sfortunati di questa tragedia. "Scappate sono straripati i canali", è stato uno degli annunci dato via megafono da uno degli sciacalli.

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