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14/12/11

Le parole stuprate

La figlia sedicenne d'una disagiata famiglia abitante a Torino rivela d'esser stata vittima d'una violenza: "Colpa degli zingari", vale a dire i rom ammassati nel campo della Continassa, periferia profonda, agglomerato di baracche e casermoni in cui annegano uomini e cose. La fiaccolata di solidarietà (?) organizzata dal fratello della ragazzina e dagli abitanti del quartiere si trasforma ben presto nell'edizione 2011 della Notte dei Cristalli: assalto al campo rom, bombe carta, rogo. E i bambini?, osa obiettare qualcuno. Brucino anche quelli, è la ringhiosa replica dei giustizieri di stirpe e verginità.
Di fronte all'irreparabile, la ragazzina crolla: non c'è stato nessuno stupro. Ma non è più intatta. Ha avuto un rapporto sessuale consenziente col giovane fidanzato, ma temeva la punizione dei genitori e della nonna, alla quale aveva giurato di arrivare pura al matrimonio. Per accertarsene, la famiglia la sottoponeva ogni mese a controllo ginecologico. "Siamo di Chiesa", spiega il padre disoccupato.
C'è un colpevole da individuare. Il colpevole è naturalmente il rom. Nessuno lo mette in dubbio: "già se non era stato lui sarebbe stato capace di esserlo, e non si giustificava mai. [...] 'A che giova? Sono malpelo!'" (G. Verga, Rosso Malpelo, 1880). E per questi malpelo non occorre alcuna prova, basta il biascichio tremolante d'una confusa ragazzina.
L'odio per il diverso è l'odio verso chi non riconosciamo eguale. Nei fatti, se non nelle parole. Nasce e s'incancrenisce quando si comincia a reputare l'"altro" un problema e non una risorsa. E i rozzi tribuni ci risparmino, per favore, il cordiale invito "prova a viverci tu, con quelli": vicino a "quelli" molti di noi son nati, alcuni continuano a operare. E la solidarietà tra poveri, quando sono ridotti a miserabili dalla cattiva coscienza del potere, è una balla colossale e un favoleggiamento decadente (G. Fofi). Affinché scatti la solidarietà tra oppressi – siano essi gli inquilini dei casermoni torinesi derubati dagli “zingari”, siano questi ultimi confinati in vergognosi immondezzai – occorrono reciproca conoscenza, educazione, cultura, politica. Politica come arte della polis, consapevolezza della propria dignità di cittadini e non di servi. Altrimenti a prevalere saranno, come a Torino, lo scontro primordiale, il caos della materia, la mattanza tribale, l’atemporalità emarginata della preistoria.

Il secondo sesso

Al tribalismo e alla preistoria è legata anche l’altra questione, la violata verginità della ragazza, da quest’ultima ribadita con stolida sicurezza anche adesso, assieme al sostanziale, mancato pentimento per il disastro da essa stessa provocato (“ho chiesto scusa, cosa devo fare, spararmi?”): la verginità è un valore, ripete convinta, dopo averla perduta alla prima occasione.
Essa condivide coi maschi di casa l’idea che la donna, o meglio la femmina, è essenzialmente corpo e sul suo corpo si misura l’onore e la rispettabilità d’una famiglia. Al fratello-guardiano i genitori e la nonna non avranno imposto, senz’altro, alcun giuramento di “purezza”, ma a lei sì: lei non ha altro, la sua anima è strettamente legata a quell’imene da conservare per il prossimo padrone come merce nuova, fresca. Quella è la sua dote, la ricompensa della sua mancanza, perché la donna, per sua natura, difetta sempre di qualcosa.

L’Italia delle Fallaci che incitavano tumultuosamente allo “scontro di civiltà” si rivela pericolosamente simile a quella di certe famiglie infibulatrici di remoti paesi levantini: e, d’altronde, è solo lo specchio dell’Italia scollacciata in cui le femmine sono vendute nude dai mass-media. In un caso come nell’altro, sempre di merce si tratta, sempre di materiale umano di cui disporre a piacimento. Ai piromani torinesi, della (falsa) violenza non importava proprio nulla. Ma non potevano tollerare che una “loro” donna fosse sporcata da “stranieri”. Sul corpo delle italiane è lecito spadroneggiare soltanto agli italiani.

“Siamo di Chiesa”

Può darsi che qualche prelato si profonda in elogi di fronte alla professione di fede verginale della fanciulla piemontese. Dalla gerarchia attuale ci aspettiamo ormai di tutto. Non è invece pervenuto il parere in proposito della società San Vincenzo, che si prendeva cura del padre senza lavoro. Come abbia sopperito all’indigenza di questa famiglia, non solo materiale, ma spirituale. Sarà stata a conoscenza dei “valori” da essa professati, del modo in cui erano vissuti? Di cosa intendeva, quel padre, con “essere di Chiesa”?
Essere di Chiesa per lo sventurato uomo consisteva nel coprire le pareti di santini, oltre le nudità della figlia. Le immagini di San Pio e Madre Teresa camuffavano malamente il paganesimo patriarcale dell’onore, del riscatto, dello scambio. “La verginità è un valore”. Un valore spendibile, naturalmente.
Anche le dieci ragazze della parabola evangelica erano vergini. Ve n’erano altre dieci, anch’esse vergini. Ma le prime si dimostrarono stolte e vennero rifiutate dallo sposo; alle altre, sagge e previdenti, spettò il premio.
Né le prime né le seconde furono giudicate per la loro verginità, ma a seconda della loro capacità d’amare. L’integrità fisica non ha preservato le prime ragazze dalla stoltezza, proprio perché non è un valore, né un amuleto magico, né una caparra per assicurarsi rispettabilità agli occhi del mondo. L’opzione dell’astinenza sessuale come rispetto di sé e (per chi crede) pia pratica per sentirsi più vicini a Dio è lodevole se intrapresa con maturità, equilibrio e amore, allo stesso modo di chi si prodiga per gl’indigenti o, al contrario, sceglie una vita matrimoniale all’insegna dello scambio reciproco e dell’apertura verso gli altri. Nessuna scelta è “superiore” a un’altra, o esclusiva per un solo sesso.

A quel padre “di Chiesa” avranno spiegato questi basilari concetti? Oppure, ossessionati anch’essi da una visione del corpo (femminile) poco evangelica e molto terrestre, i devoti che l’assistevano non l’hanno compreso, o magari se ne sono intimamente compiaciuti?
A quel padre “di Chiesa” avranno insegnato che la “Chiesa” non è soltanto l’edificio dove si recitano giaculatorie, il prete che benedice frettolosamente le nostre case nel periodo natalizio o l’immaginetta di Lourdes nella stanza dell’inviolabile figlia, ma è anche e soprattutto ekklesia, comunità, apertura al prossimo e non gelosa chiusura nelle rigide mura della propria, minuscola cerchia? Che ha un nome comune, perché aperta a tutti, e non la maiuscola dell’autorità e del potere? Quel padre “di Chiesa” avrà pur letto di quel suo Signore palestinese straniero fra stranieri, rifiutato dai sacerdoti del tempo; del giovane maestro ebreo che accoglieva pubblicani e prostitute, perdonava le adultere, di sesso parlava ben poco e, di fronte alla preghiera del centurione (per un suo schiavo!), esclamava estasiato: “Non ho mai trovato in Israele una fede più grande di questa!”.
Se quel padre “di Chiesa” conosce i passi sopra menzionati, si dovrà desumere che non li ha capiti, e si è limitato a ripeterli meccanicamente, come i farisei. E se, a differenza di costoro, quel padre “di Chiesa” non sapeva quel che si faceva, perché nessun sedicente cattolico s’è premurato di distoglierlo dall’inganno?
L’ossessione per la verginità fisica della figlia femmina ha così condotto alla peggiore delle bestemmie, il razzismo verso altri esseri umani, la regressione alla bestialità.
Ultima osservazione: notate quante volte, in questo scritto, sono stati usati termini quali natura, naturale, naturalmente, integrità, valore, purezza e - ovvio - verginità. Vocaboli che evocano immagini elevate, pensieri alati, spiritualità e compassione. Ma che stravolti, anzi stuprati, del reale significato, si mutano nel loro contrario, partorendo un mostro d’ignoranza e d’odio. Quando il testo sacro ci mette in guardia dalla confusione delle lingue, lo fa con cognizione di causa.

vita dura pr gli amici degli animali Porto Torres, difende un cane e viene picchiata

dalla nuova online  14\12\2011


PORTO TORRES. Chiama le guardie ecozoofile perchè un giovane maltratta il proprio cane e dopo un paio di giorni viene presa a pugni per strada. Questo è quanto ha raccontato ai carabinieri, dove ha sporto una denuncia per lesioni, una casalinga che abita al "Satellite".
La donna, che al momento preferisce rimanere anonima, deve essere sottoposta ancora a una radiografia ma il medico del posto di primo soccorso del poliambulatorio di Andriolu le ha già assegnato una settimana di cure (salvo complicazioni) per contusioni ed ematomi al volto e al torace, e sospetta rachide cervicale.



L'episodio, oggetto di indagine dei carabinieri, è accaduto lo scorso fine settimana. La donna, 58 anni e in cura per un tumore, aveva notato un cagnolino sempre legato nell'androne aperto di una palazzina. E, stando al suo racconto, l'animale restava esposto al freddo, non sempre gli veniva dato da mangiare «tanto che spesso gli davo io la pappa», veniva lavato sempre all'aperto e con l'acqua fredda. I proprietari, racconta ancora la donna, si sarebbero infastiditi per quelle attenzioni per il loro animale e più di una volta l'avrebbero apostrofata in malo modo, invitandola a farsi gli affari suoi.
La casalinga, a quel punto, avrebbe chiesto l'intervento delle guardie ecozoofile (pearltro senza grandi risultati) e questo avrebbe acuito lo scontro con i proprietari dell'animale. Uno scontro fatto di insulti per strada e atteggiamenti intimidatori, fino allo scorso week end quando un ragazzo di vent'anni l'ha aggredita fisicamente,
sferrandole un paio di pugni e facendola cadere per terra.
Tutto sotto gli occhi del marito della donna e diversi testimoni, immedatamente intervenuti per evitare che lo scontro fra l'uomo e il ragazzo degenerasse.
I carabinieri hanno sentito alcune delle persone presenti al fatto, ma attendono il referto degli accertamenti radiologici per completare il fascicolo che poi sarà inviato alla magistratura.

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