Visualizzazione post con etichetta aborto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aborto. Mostra tutti i post

19/05/16

TENTAZIONE MARCO di © Daniela Tuscano


Mannaggia che scherzo, Pannella.



 Non che non lo prevedessi. Stavi malissimo, un galeone spiaggiato. Esibivi rughe e capelli bianco-giallognoli, proprio da vecchio. E sembrava d’avvertirne il tipico odore, pungente e tiepido. Ma li tenevi raccolti in un codino piratesco, a rammentare ch’eri sempre lì, sulla breccia, a combattere.
Tutto, in te, era fisicità. Sempre col toscanello in mano. Sempre pronto a sgusciar via. Ma anche, all’occorrenza, prolisso e ampolloso. Da parte d’un altro non l’avremmo tollerato più d’un minuto. In verità non tolleravamo nemmeno te: spessissimo ci facevi incazzare. Però ci tenevi tutti lì, ancorati ai tuoi labbroni, alla tua voce suadente che negli ultimi anni s’era fatta catarrosa. Perché alla fine qualcosa da dire l’avevi sempre. Da contestare, magari. Ma risponderti a tono non era facile.
Pannella l’eretico, come tutti gli eretici, fu la tentazione della gioventù. Ero ragazzina quando irrompevi nelle tribune politiche in bianco e nero, negl’ingessati studi televisivi, nelle strade, nelle piazze e pronunciavi parole innominabili: divorzio! aborto! erba libera! obiezione militare! lotta al nucleare! disarmo! fame nel mondo! eutanasia! omosessualità! Pannella l’erotico, ché eri pure affascinante (e lo sapevi), mica tanto per le scelte sconsiderate di candidar le ciccioline, ma perché le tue non erano solo grida, ma un tentativo – sperticato, contestabile, d’accordo – di svecchiare l’Italia, di renderla più europea e meno chiesastica (ah, le pruderie democristiano-comuniste, gli sputi di Gian Carlo Pajetta…). Pannella l’antipolitico, o meglio, l’antipartitico: ma poi, eri di sinistra? Secondo i canoni classici, no. Liberista e liberale lo sei rimasto. Lotta di classe? Ma va’. Per te la lotta cominciava in camera da letto e in tal caso, sì, eri di sinistra, se sinistra significava spregiudicatezza e parità. Per quella femminile hai lottato seriamente.
Talvolta hai preso dondate pazzesche: la peggiore, la scarcerazione di Toni Negri. (E sì che la lotta intrapresa era sacrosanta: la giustizia giusta, la democrazia dal basso…). L’impresa più nobile: la campagna per Enzo Tortora, per una detenzione più umana.
M’hai tentato, dicevo. Ciò che portavi avanti tu, non lo faceva nessun altro. Certo non il vecchio Pci, spesso tanto perbenista nelle faccende intime. Quando sarò grande voterò Pannella, ripetevo alla fine dei ’70. Poi non fu così. Giunse la maggiore età e mi fiondai su Berlinguer. Che peraltro morì proprio quell’anno. No, meglio andar sul sicuro, soprattutto sulla sinistra-sinistra. Inaccettabile, per me, il liberismo. E poi la rivoluzione, eh…
Non me ne pentii, in verità. Zdanovismo, per me, era termine astruso. Poi ci fu la fine di tutto. Specialmente dei partiti. Il tuo no, continuava a languire, tante volte ha rischiato di soccombere, ha flirtato con tutti… ma senza mai perdere l’onestà di fondo. Gliela riconobbe Pasolini. Vi trovarono casa Sciascia e Modugno. E anche per questo tanti, i più disparati, sono venuti in suo soccorso: Morricone e Vasco Rossi, Vittorio Gassman e Gigi D’Alessio, Renato Zero e Monicelli, Lattuada e Paolo Villaggio… Sempre un po’ liquido e movimentista.
E tu, agli scioperi della fame e della sete, credevi davvero. Alla fine t’hanno minato il pur robusto fisico.
Idealista? Sì. Convinto, coerente. Prendevi seriamente la laicità. Anticlericale accanito, negli ultimi tempi avevi speso parole d’apprezzamento per papa Francesco. T’invitavano ai ring televisivi sperando di trovarti schierato per l’utero in affitto e dimostravi d’ascoltare le ragioni degli oppositori. No, non era pentimento senile. Chi l’ha affermato dimostra di non aver capito nulla di te. Applicavi il principio democratico fino alla fine, semmai. Quindi ascoltavi tutti. Poi ti sei battuto per Welby, per Coscioni. No, io non potevo accettare l’eutanasia, né la cannabis free, né un sacco d’altra roba, ma hai posto sul piatto il problema, costringendo i tuoi avversari politici a non nascondersi dietro l’italica, pretesca ipocrisia…
Non ci sei più. Auguro a te, uomo d’eccessi, un funerale sobrio. Sei sempre stato asciutto davanti alla morte. Ora vi sei entrato. A poco a poco, con andamento misterico. Te ne vai, scompare un tratto della mia gioventù, impallidisce la mia tentazione. Già. Senza quella tentazione non sarei cresciuta.

© Daniela Tuscano

02/09/14

le contraddizioni di una scomunica . perchè togliere la scomunica

Da Laico ( vedere fra mie precedenti post , i più importanti I II ) condivido questa lettera diffusa prima su << alcuni quotidiani online di nicchia come Politicamentecorretto,, Corriere di Puglia e Lucania e Apocalisselaica >> nei quali è stata mantenuta la citazione a ilussidiario.net e poi il 30 agosto  su la Repubblica attraverso una lettera di Elisa Merlo. Quest'ultimo ha << tolto il riferimento ai due siti originari ilsussidiario e al blog / Come Gesù ( http://mauroleonardi.it ) ma è rimasto il mio nome>>.

 Sul suo blog il sacerdote Mauro Leonardi scrive: “Chiedo aiuto anche alla Chiesa che è madre. È difficile dire a una ragazza che le sto vicino se le ho appena detto che poiché ha abortito è scomunicata. Perché, chi ha autorità nella chiesa, non toglie la scomunica dell’aborto e invece la dà ai mafiosi e ripristina quella ai massoni?”. Come non dargli ragione? La soppressione di un embrione è forse azione più nefanda che uccidere un bambino per vendetta? Il fatto di non scomunicare chi uccide per odio, per interesse, chi commette stragi, stupri, violenze d’ogni genere, e scomunicare che ricorre all’aborto magari per disperazione, è errore gravissimo, giacché induce il credente a ritenere che la soppressione dell’embrione sia il peggiore dei delitti, a trascurare il particolare che all’origine dell’aborto non c’è mai odio, gelosia, disprezzo.     





Con questo non vuol  dire    che  abbia cambiato le mie idee   sul'aborto  ,  In quanto Don Mauro ha fatto bene s parlarne perche tanti ci stanno riflettendo perche è un controsenso scomunicare chi fa un aborto e poi permettere che un omicidio o la massoneria siano considerati meno gravi dalla chiesa. San Giovanni XIII diceva che la chiesa preferisce far uso della medicina della misericordia che della severità.La missione della chiesa si realizza o almeno  cosi (  dovrebbe  )  nella misericordia o meglio come misericordia.La chiesa è come  dice  foti_giuseppina 30 agosto 2014 alle 16:16  nel  commento  al  post   sulo blog  don Mauro <<   chiamata a riconoscere i segni dello §pirito §anto nella compagine culturale e sociale ed essere comunità profetica,società alternativa.Le parole delle beatitudini,i pasti di Gesu con pubblicani,prostitute,poveri ecc..mostrano con chiarezza il Dio della misericordia che tutti invita e che a tutti propone cittadinanza del regno.Don Mauro come Gesu coraggiosamente accetta di essere moralmente discutibile per questo suo comportamento nei confronti del peccatore perche sa che la chiesa di Dio non puo dimenticare di essere posta sotto la parola della misericordia senza la quale essa non esisterebbe.l annuncio della misericordia oggi è per la chiesa caso serio cartina al tornasole con Gesu suo fondamento e volto della misericordia del padre.Mi sembra che non sempre nella chiesa cè posto per chi esce ferito nel confronto e nei conflitti della vita chi vive l esperienza della fragilita e della sconfitta è certamente destinatario di aiuto,sostegno ma raramente viene avvicinato e coinvolto come soggetto portatore di una esperienza importante per comprendere il vangelo della vita,del perdono,della misericordia.Togliendo la scomunica l altro non è mai bloccato nella irreversibilita del suo peccato e della sua identita,ma come pensa don mauro viene pensato come persona capace di scelte nuove.Il perdono si da come nuovo inizio la lacerazione non viene mai negata e il torto e la colpa riconosciuti,senza pero che venga ad essi lasciata l'ultima parola.La linea del tempo non è sospesa,ma nel passato,si ritrova non solo la colpa e la ferita ma la memoria du una promessa di futuro,e su questo si scommette.Gesu con la vedova di naim,con pietro,con la prostituta è capace di consolare,la sua sensibile compassione chiama a vita e salvezza trasforma la realta.Concludo dicendo da semplice catechista che con le sue parole e le sue azioni   di libetazione la chiesa deve rivelare il voltibdi un Dio che davanti al dolore dell uomo si fa vicino,compartecipe umanamente coinvolto,come il messia Gesu il popolo di Dio deve operare,con una parola di vita,perche ad ognuno sia donato futuro e spazio per rimanere umani,nel rapporto con Dio e gli altri.Grazie don Mauro il §ignore ti benedica sempre per il tuo amore a lui ed al prossimo!!>>




28/04/14

Angelica , studentessa del liceo artistico di Piacenza rgazza madre di 16 e pro life ma difende la 194 parlandone nelle scuole

 Leggendo , su repubblica  di sabato scorso    , la storia  di  Angelica Pellarini mamma  a  16 anni   che    non  molla  e   n ha  voluto abortire  o  non riconoscere  alla nascita    ( come  la legge prevvede  ) il suo bambinbo  , ma  ha deciso di tenerlo  e  di non lasciare la scuola e  gli studi  ,   metto in discussione  la mia easperienza  con i pro life  , accorgendomi che non sono tutti fanatici  e  con i paraocchi  . L'esperienza  è  una brutta bestiua   , qualcosa  di  volubile  e  mai definitivbo come dice  Pietro Marras in figlio  del  re 
 


Adesso  la  storia  di

  Angelica, studentessa del liceo artistico di Piacenza  di  16  anni , ha partorito il piccolo Maele sei mesi fa. Ha risposto in un'assemblea alle domande di 500 coetanei. "Ora spiego a scuola la mia scommessa di mamma bambina e difendo la legge 194"
Maele  , mesi 5 e giorni 20, è davvero — come dice la sua mamma — «un bel tortello». «Otto chili e mezzo

                                      JENNER MELETTI

 PIACENZA . Maele, mesi 5 e giorni 20, è davvero - come dice la sua mamma - "un bel tortello". "Otto chili e mezzo. A tenerlo in braccio, si fa una gran ginnastica". Il piccolo batte la mano sul tavolo, vuole attirare l'attenzione. "Non mi staccherei mai da lui. Un mese fa l'ho portato in gita con la mia classe, a Reggio Emilia. È stato buonissimo"...
Angelica Pellarini, 16 anni, non si sente una mamma speciale. "Sono una mamma, e questo è tutto. Quando resti incinta il bambino diventa il centro del tuo mondo. Ma il resto non scompare: sono una studentessa del liceo artistico e voglio continuare ad andare a scuola. All'inizio pensavo che tutte queste cose fossero molto normali e soprattutto private. Poi ho saputo di altre ragazze giovanissime,
che si sono trovate nella mia situazione. Alcune sono diventate mamme, altre hanno fatto scelte diverse. E allora ho deciso di parlare di noi e fra noi, per dire a voce alta quelle parole che prima venivano soltanto sussurrate".
È bella e delicata, la storia di mamma Angelica, del suo compagno Simone Savinetti, 19 anni, anche lui studente al liceo artistico, e del piccolo Maele (in celtico vorrebbe dire Principe) che adesso prende il ciuccio e si addormenta. Una storia che è diventata pubblica - raccontata da Simona Segalini su la Libertà - quando Angelica si è presentata a un'assemblea del liceo classico Melchiorre Gioia e davanti a 500 studenti ha raccontato la sua esperienza di piccola mamma e di altre due sue amiche. "Non sono qui per giudicare gli altri e nemmeno per dire che la mia scelta, quella di tenere il bambino, sia la sola giusta. L'importante è che sia fatta veramente da noi. E che sia davvero meditata". Tante domande, e alcune hanno fatto ridere Angelica e le sue amiche. "È vero che si ingrassa tanto? Ti sono venute le smagliature?". Poi le domande serie. "Come l'hanno presa i tuoi genitori?". "Anch'io ho 16 anni. A questa età come si fa ad essere una vera mamma?".
Angelica ha raccontato se stessa. "Diventare davvero una mamma? Il problema non sussiste. Nel momento in cui prendi in braccio il tuo piccolo sei una vera mamma. L'importante è ragionare e non dare retta a chi ti dice che, restando incinta, ti sei "fatta fregare", che ti sei rovinata la vita, che non ce la farai mai... Tutte persone che parlano della fatica che farai e non della gioia che sta arrivando. Quando senti il tuo piccolo che dice "gu", quando ti svegli al mattino e lui ti sorride...". Le amiche di Angelica hanno raccontato storie diverse. D., incinta a 17 anni, è stata cacciata da casa. È andata nell'appartamento del suo ragazzo ma i suoi genitori non possono aiutarla con il bambino e così D. ha dovuto lasciare la scuola. G. - nascosta dietro un paravento - ha raccontato il suo aborto. "Anche quella - dice Angelica - è una scelta coraggiosa. Io non faccio prediche. La legge 194 è stata una conquista delle donne. Dico soltanto che l'aborto deve essere l'ultima strada, quando tutte le altre risultano chiuse. Per questo, nelle assemblee, parliamo anche di prevenzione. Anch'io e Simone stavamo attenti, ma non sempre i contraccettivi funzionano".
La mamma di Maele non nasconde di essere fortunata. "Quando ho saputo di essere incinta, ho deciso subito: il bimbo lo tengo. Ne ho parlato immediatamente con Simone e anche lui non ha avuto dubbi. "Eravamo in due quando c'è stato il concepimento, saremo in due a tirare su il bambino". Mia madre Giusy, quando le ho dato la notizia, mi ha chiesto soltanto: "Tu e Simone siete felici?"". "Quando ho parlato con mio padre - racconta il ragazzo - lui non ha detto niente. Ma il giorno dopo ho visto che gli alberi del giardino più che potati erano stati massacrati. In qualche modo si era sfogato. I miei genitori mi hanno però sempre insegnato che bisogna essere capaci di prendersi le proprie responsabilità".
Angelica pellarini ( 16 )   con il suo  partener  Simone  Savinetti  (  19 )

I nonni hanno messo a disposizione un loro appartamento. "Dieci giorni dopo il parto - racconta Angelica - ero in classe per una verifica. Ancora adesso ho la media dell'8. Alle 11 del mattino arrivava a scuola mia mamma e mi portava il bimbo, per l'allattamento. Partendo dalla mia esperienza di mamma - studentessa, ho preparato un progetto, che si chiama "Sensibilizzazione alla vita". Noi piccole mamme abbiamo bisogno di qualche aiuto: un posto dove allattare a scuola, ad esempio, che non sia la stanzetta dei bidelli. E abbiamo bisogno di una nuova norma che ci consenta di non perdere l'anno se ci sono più di quattro mesi di assenza. Ci sono crediti per gli studenti che fanno i tutor dei più giovani, si potrebbero mettere anche per chi aiuta noi mamme. Il mio liceo, comunque, è stato meraviglioso. Gli insegnanti e i compagni di classe ci hanno portato il passeggino triplo e altri regali. A settembre andrò a parlare del mio progetto in altre scuole. Alcuni ragazzi che mi avevano sentito al liceo Gioia mi hanno invitato anche in due parrocchie. Io sono cattolica ma non praticante. Del resto, la nostra - mia e delle altre ragazze - è una questione di diritti e non di fede". Il "bel tortello" si sveglia, vuole la mamma. "Un altro figlio? Pensiamo di sì. Ma dopo l'università".in braccio, si fa una gran ginnastica». Il piccolo batte la mano sul tavolo, vuole attirare l'attenzione. «Non mi staccherei mai da lui. Un mese fa l'ho portato in gita con la mia classe, a Reggio Emilia. È stato buonissimo ».
Non si sente una mamma speciale. «Sono una mamma, e questo è tutto. Quando resti incinta il bambino diventa il centro del tuo mondo. Ma il resto non scompare: sono una studentessa del liceo artistico e voglio continuare ad andare a scuola. All'inizio pensavo che tutte queste cose fossero molto normali e soprattutto private. Poi ho saputo di altre ragazze giovanissime, che si sono trovate nella mia situazione. Alcune sono diventate mamme, altre hanno fatto scelte diverse. E allora ho deciso di parlare di noi e fra noi, per dire a voce alta quelle parole che prima venivano soltanto sussurrate». È bella e delicata, la storia di mamma Angelica, del suo compagno Simone Savinetti, 19 anni, anche lui studente al liceo artistico, e del piccolo Maele (in celtico vorrebbe dire Principe) che adesso prende il ciuccio e si addormenta. Una storia che è diventata pubblica — raccontata da Simona Segalini su la Libertà — quando Angelica si è presentata a un'assemblea del liceo classico Melchiorre Gioia e davanti a 500 studenti ha raccontato la sua esperienza di piccola mamma e di altre due sue amiche. «Non sono qui per giudicare gli altri e nemmeno per dire che la mia scelta, quella di tenere il bambino, sia la sola giusta. L'importante è che sia fatta veramente da noi. E che sia davvero meditata». Tante domande, e alcune hanno fatto ridere Angelica e le sue amiche. «È vero che si ingrassa tanto? Ti sono venute le smagliature?». Poi le domande serie. «Come l'hanno presa i tuoi genitori?». «Anch'io ho 16 anni. A questa età come si fa ad essere una vera mamma?». Angelica ha raccontato se stessa. «Diventare davvero una mamma? Il problema non sussiste. Nel momento in cui prendi in braccio il tuo piccolo sei una vera mamma. L'importante è ragionare e non dare retta a chi ti dice che, restando incinta, ti sei "fatta fregare", che ti sei rovinata la vita, che non ce la farai mai… Tutte persone che parlano della fatica che farai e non della gioia che sta arrivando. Quando senti il tuo piccolo che dice "gu", quando ti svegli al mattino e lui ti sorride…». Le amiche di Angelica hanno raccontato storie diverse. D., incinta a 17 anni, è stata cacciata da casa. È andata nell'appartamento del suo ragazzo ma i suoi genitori non possono aiutarla con il bambino e così D. ha dovuto lasciare la scuola. G. — nascosta dietro un paravento — ha raccontato il suo aborto. «Anche quella — dice Angelica — è una scelta coraggiosa. Io non faccio prediche. La legge 194 è stata una conquista delle donne. Dico soltanto che l'aborto deve essere l'ultima strada, quando tutte le altre risultano chiuse. Per questo, nelle assemblee, parliamo anche di prevenzione. Anch'io e Simone stavamo attenti, ma non sempre i contraccettivi funzionano». La mamma di Maele non nasconde di essere fortunata. «Quando ho saputo di essere incinta, ho deciso subito: il bimbo lo tengo. Ne ho parlato immediatamente con Simone e anche lui non ha avuto dubbi. "Eravamo in due quando c'è stato il concepimento, saremo in due a tirare su il bambino". Mia madre Giusy, quando le ho dato la notizia, mi ha chiesto soltanto: "Tu e Simone siete felici?" ». «Quando ho parlato con mio padre — racconta il ragazzo — lui non ha detto niente. Ma il giorno dopo ho visto che gli alberi del giardino più che potati erano stati massacrati. In qualche modo si era sfogato. I miei genitori mi hanno però sempre insegnato che bisogna essere capaci di prendersi le proprie responsabilità». I nonni hanno messo a disposizione un loro appartamento. «Dieci giorni dopo il parto — racconta Angelica — ero in classe per una verifica. Ancora adesso ho la media dell'8. Alle 11 del mattino arrivava a scuola mia mamma e mi portava il bimbo, per l'allattamento. Partendo dalla mia esperienza di mamma — studentessa, ho preparato un progetto, che si chiama "Sensibilizzazione alla vita". Noi piccole mamme abbiamo bisogno di qualche aiuto: un posto dove allattare a scuola, ad esempio, che non sia la stanzetta dei bidelli. E abbiamo bisogno di una nuova norma che ci consenta di non perdere l'anno se ci sono più di quattro mesi di assenza. Ci sono crediti per gli studenti che fanno i tutor dei più giovani, si potrebbero mettere anche per chi aiuta noi mamme. Il mio liceo, comunque, è stato meraviglioso. Gli insegnanti e i compagni di classe ci hanno portato il passeggino triplo e altri regali. A settembre andrò a parlare del mio progetto in altre scuole. Alcuni ragazzi che mi avevano sentito al liceo Gioia mi hanno invitato anche in due parrocchie. Io sono cattolica ma non praticante. Del resto, la nostra — mia e delle altre ragazze — è una questione di diritti e non di fede». Il «bel tortello» si sveglia, vuole la mamma. «Un altro figlio? Pensiamo di sì. Ma dopo l'università ».  Il diritto di abortire, per le donne, è stato una conquista. Ma deve essere l'ultima strada, serve prevenzione Andrò in altre classi per dire che le babymadri non devono essere penalizzate ma aiutate. Non rinuncio a laurearmi " "

03/04/13

Legge 194: se l’obiezione di coscienza diventa omissione di coscienza

Prima del post d'oggi devo fare un premessa in modo d'anticipare chi sicuramente mi scriverà che sono un abortista , che non ho rispetto per chi pratica l'obiezione di coscienza contro l'aborto , e menate varie . 
1) Aborto io non sono nè pro né a favore dell'aborto ho già parlato qui e qui e non mi dilungo oltre rimandandovi a tali post 
2) io rispetto chi è obiettore di coscienza contro l'aborto . Ma tale obbiezione dev'essere convinta e coerente . Non è che sei obbiettore in pubblico o abortista in privato . O quando essa viene usata in maniera strumentale o di comodo vedere articolo sotto violando questo canone : << (..) di prestare assistenza d'urgenza a chi ne ha bisogno .... >> del giuramento di Ipocrate \ quello che fanno i medici  quandi  si laureano e\o si specilizzano  .
Ma  ora bado alle  ciancie  e  veniamo  al post  vero e proprio .
Leggo  sul  il fattoquotidiano del 3 aprile 2013 di Nadia Somma e Mario De Maglie  questop articolo  interessante   che  dimostra  come si stia  rischiando   di tornare  indietro di circa  40  anni    quando si moriva  per  aborto 

E’ notte e nel reparto di ostetricia e ginecologia di un ospedale della provincia di Pordenone una donna sta molto male dopo l’intervento per l’interruzione volontaria di gravidanza. L’ostetrica teme un’emorragia e chiede inutilmente
 l’intervento della dottoressa in turno. La donna però si appella all’obiezione di coscienza da cui si sente tutelata. Alla fine deve intervenire il primario del reparto che presta soccorso alla paziente.Il 2 aprile la sesta corte penale della Cassazione ha condannato a un anno di reclusione e all’interdizione dall’esercizio della professione medica la dottoressa che quella notte rifiutò di dare le cure mediche alla paziente ricoverata. La Suprema corte ha infatti ritenuto che l’obiezione di coscienza riguardi solo la fase dell’intervento chirurgico fino all’espulsione del feto e dellaplacenta, non i momenti precedenti o successivi l’interruzione di gravidanza.
Fino a questa sentenza, l’estensiva interpretazione dell’articolo 9 della 194 che prevede l’obiezione, ha lasciato molte donne prive di assistenza medica negli ospedali italiani prima o dopo aver abortito, fino al verificarsi di situazioni assurde come l’obiezione dei portantini e di quegli infermieri che nemmeno intervengono nell’iter dell’Ivg.
Nel libro “Abortire tra obiettori” (di Laura Fiore, Tempesta editore) sono raccontate situazioni in cui viene leso il diritto delle donne, umano prima che legale, di ricevere assistenza medica e insieme a esso viene tolta ogni dignità e rispetto. Nell’ottundimento delle coscienze, sta avvenendo in Italia una sorta di moderna inquisizione contro le “streghe” che abortiscono.
L’obiezione di coscienza ormai riguarda l’80 per cento dei ginecologi nel sud Italia e il 70 per cento nel nord. Se non ci saranno risposte politiche adeguate, nelle strutture pubbliche italiane tra meno di cinque anni non sarà più possibile ricorrere all’aborto legale. Se così fosse si riaprirebbe lo scenario ipocrita e discriminatorio degli anni che hanno preceduto la legge 194: le donne con possibilità economiche potranno abortire all’estero o in strutture private, quelle meno abbienti dovranno ricorrere all’aborto clandestino, esporsi a rischi di salute e di vita. Le precarie, le immigrate, le meno abbienti torneranno a morire di aborto (e ci sono già casi tra le immigrate).
Riguardo questo problema non c’è stata nessuna risposta politica. Nonostante i rischi per la salute delle donne, le uniche iniziative istituzionali hanno riguardato i compromessi fatti sulla pelle delle donne con i movimenti contro l’aborto legale (diamogli finalmente l’esatta denominazione) che chiedono di entrare nelle strutture pubbliche dove si pratica l’Ivg.
Sono seguiti attacchi ai consultori - come sta avvenendo da anni nel Lazio – o protocolli per migliorare l’iter dell’Ivg che non affrontano il problema dell’obiezione di coscienza quando più che il diritto di una scelta individuale, diventa ostacolo all’applicazione della 194 e al diritto di scelta delle donne. Le difficoltà sono soprattutto per l’aborto terapeutico per le malformazioni del feto. Le donne sono costrette a recarsi da una struttura sanitaria all’altra, mentre le liste e i tempi di attesa si allungano, e il tempo è poco, e i ginecologi che applicano la 194 sono lasciati soli con un enorme carico di lavoro. Sui problema della mancanza di regolamentazione del numero di medici obiettori, sono impegnati da anni i ginecologi della Laiga che hanno affiancato l’Ippf nel ricorso al Comitato europeo per i diritti sociali (Consiglio d’Europa). In attesa che l’Europa si pronunci (ci vorranno circa 18 mesi),  questa sentenza della Cassazione ha fatto almeno luce su quanto avvenuto quella notte a Pordenone quando l’obiezione di coscienza è divenuta un’omissione di coscienza.

non soi che altro  dire  se  non  mala tempora  currunt   

25/01/13

ma siamo impazziti ? Usa, proposta choc: "Carcere per chi abortisce dopo strupro"

Dopo un candidato repubblicano ha dichiarato a  senato Usa  (  con  una frase  d'altri empi e  dis tampo medievale  )    che  : <<   una donna  incinta  dopo  lo stupro   è  volere  di  Dio >> , il fondamentalismo religioso    in America  colpisce  ancora  . Leggendo  la  news  sotto riportata  mi  viene da pensrae re  che  è  evidentemente  tale  persona  non ha  subito  (  e mi auguro  che non la subisca perchè non si dovrebbe mai  augurare ad  una donna  bella  o brutta   che  sia  una  simile cosa   ) o  non sa  cosa  sia  uno stupro  


fonte ilfattoquotidiano online del  24\1\2013



Usa, carcere per donne che abortiscono dopo stupro: è “inquinamento delle prove”
La proposta di legge arriva da una deputata repubblicana del New Mexico: la vittima di una violenza carnale deve portare a termine l'eventuale gravidanza perché il feto possa essere utilizzato in sede di processo come prova del reato. Difficilmente il disegno passerà, ma l'asticella della decenza è stata di certo spostata qualche metro più in là

di Marco Quarantelli | 25 gennaio 2013


La donna che decide di abortire dopo essere stata stuprata commette il reato di “inquinamento delle prove” e va punita con una pena che può arrivare fino a tre anni di carcere. Finora gli attacchi più furiosi alla libertà di scelta e le dichiarazioni più sgradevoli su stupro e aborto erano usciti da bocche maschili e repubblicane. La proposta di legge presentata il 23 gennaio al Congresso del New Mexico, invece, porta la firma di una donna, Cathrynn Brown, anche lei rigorosamente repubblicana, secondo cui la vittima di una violenza carnale deve portare a termine l’eventuale gravidanza perché il feto possa essere utilizzato in sede di processo come prova del reato. La sistematica guerra alle donne e ai loro diritti dichiarata negli Usa da una parte consistente del Grand old party non conosce soste.
New Mexico, Stati Uniti, profondo sud. “L’inquinamento delle prove – si legge nella House Bill n. 206 presentata alla Camera dei Rappresentanti – includerà l’abortire o il facilitare un aborto oppure il costringere qualcuno ad ottenere l’aborto di un feto che sia il risultato di una penetrazione sessuale criminale o di un incesto, con l’intento di distruggere le prova del crimine”. Firmato Cathrynn N. Brown, signora di 60 anni dal rotondo faccione sorridente. L’interruzione di gravidanza verrebbe così considerata reato di terzo grado, insieme a “omicidio volontario, furto, guida in stato di ebbrezza, lesioni aggravate, sequestro a scopo di riscatto”, punibili con la reclusione fino a tre anni. “Questa legge trasforma le vittime in criminali – ha spiegato all’Huffington Post Pat Davis, attivista di ProgressNow New Mexico – e le costringe a diventare incubatrici della prova per conto dello Stato”.

La repubblicana del New Mexico Cathrynn N.Brown 



Un testo controverso, che mette in discussione persino i fondamenti della teoria repubblicana in materia. “Se gli attivisti pro-life da sempre affermano che il feto è un ‘essere vivente’ fin dal momento del concepimento – fa notare Rick Ungar su Forbes – ci si domanda perché la Brown ora suggerisca che il feto non è altro che un ‘oggetto’ in grado di entrare in gioco in un processo come prova di un reato. Una prospettiva offensiva sia per i pro-life che per i pro-choice“. Senza contare poi il fatto che “in nessun caso la presenza di un feto prova che è avvenuto uno stupro. Altrimenti se ne dovrebbe dedurre che una donna che non è mai stata incinta di sicuro non è mai stata stuprata”.
Negli Usa la chiamano la “guerra alle donne”, un conflitto di trincea in cui, legge dopo legge, lo scopo è quello di guadagnare un metro all’avversario: la libertà di scelta. Il mancato rinnovo del 
Violence against women act, che dal 1994 garantiva tutele legali ed economiche alle vittime di violenza, è solo uno degli ultimi attacchi scagliati dal Grand old party. Tra il 2011 e il 2012 i repubblicani sono riusciti a far approvare 
n 30 Stati 135 leggi che limitano il diritto sancito nel 1973 dalla Corte Suprema di interrompere una gravidanza. Persino l’ultimo candidato alla vicepresidenza, Paul Ryan, nel 2011 ha firmato un controverso progetto di legge, il No taxpayer funding for abortion act, secondo cui, per accedere ai fondi federali previsti per le vittime, la donna dovrebbe dimostrare di essere stata “violentata energicamente”.
Cofirmatario di quella legge era Todd Akin: deputato del Missouri, nell’ultima campagna elettorale 
costui ha affermato che “in caso di stupro legittimo, il corpo della donna può fare in modo di evitare la gravidanza”. Il 24 ottobre toccava al candidato al Senato in Indiana, Richard Mourdock, esemplificare le idee deliranti del Gop in materia: se una donna subisce violenza e rimane incinta, disse in un dibattito, “lo ha voluto Dio”. Dichiarazioni che hanno danneggiato la corsa di Mitt Romney alla Casa Bianca, al punto da spingere John McCain, l’uomo che sfidò Obama nel 2008, a consigliare ai suoi di “lasciar perdere l’aborto”. Non è servito.
Difficilmente in un New Mexico in cui entrambe le Camere sono a maggioranza democratica, la proposta diventerà legge, ma l’asticella della decenza è stata di certo spostata qualche metro più in là. La Brown ha tentato di arginare le polemiche, spiegando che il suo scopo è quello di punire più severamente chi stupra e poi costringe la vittima all’aborto. Ma la toppa è stata peggiore del buco: il testo distingue chiaramente tra un primo soggetto (la donna) che decide di abortire e un secondo soggetto (il violentatore) che “spinge o costringe qualcun’altro ad ottenere un aborto”. Il problema è che entrambe le “condotte” sono considerate reato. “Servono leggi più dure contro gli stupratori – ha detto la Brown, difendendo il testo – con questa legge proteggeremo meglio le donne che vivono nel nostro Stato”.




11/11/12

l'altro lato della vita . Amore e aborto . le storie di Valentina pitzalis e Gianna Jessen

Lo so che odio tali trasmissioni  , del genere  ma  non ho trovato   altri siti ( in italiano  del  secondo caso ) che raccontano tali vicende  .La  prima di cui avevo   ho  già parlato qui. ma concordo con le parole di  Giulioa Bongiorno ( vedere filamto )  e quindi parlo ancora di Lei  Video Pubblicato in data 25/mag/2012 da  http://www.youtube.com/user/rai/videos : << Ieri, dagli studi di Rai Uno de "La vita in diretta",
video
 la terrificante storia di Valentina Pitzalis ha raggiunto i milioni di telespettatori che seguono la trasmissione condotta da Mara Venier.La giovane di Carbonia è stata affiancata da Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno, fondatrici di "Doppia difesa"la fondazione nata proprio per difendere le donne vittime di violenza. Tratto da "La vita in diretta" del 24 maggio 2012. >> .E la  utilizzo per  smontare il mito dell'amore  eterno  e  de del'amore rosa e  fiori  che ancora resiste nonostante  s'inizi a parlare in tv  d'argomenti  tabù  fino a qualche tempo  fa  d'amore  criminale  e  amore malato 
 La seconda storia è nata per  caso  . Avevo  su un calendarietto da  tavolo regalatami da un amico  ecumenico   dei lei  ecco  cosa  ho trovato in rete  in italiano  e in inglese   il primo video  è tratto da  dal canale   di  delay75

video


il secondo   dalla trasmisione italia sul Due del 6-2-2012

video
Oltre il link dela foto sotto  a destra   che in inglese  ho trovato   qualcosa in italiano  su Wikipedia,  alla voce Gianna Jessen 
da http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/4500022.stm
Gianna Jessen è nata a Los Angeles nel 1977 in una clinica per aborti legata alla associazione Planned Parenthood. La clinica aveva consigliato alla madre di Gianna, giunta al sesto mese e mezzo di gravidanza, di abortire con aborto salino, una tecnica abortista usata prevalentemente dopo il primo trimestre. Essa consiste nell'iniettare nell'utero una soluzione salina che corrode il feto e porta alla sua morte, dovuta, tra l'altro, all'alterazione delle funzioni della placenta. In seguito, a causa delle contrazioni uterine, il feto viene espulso morto entro le seguenti 24 ore. Nel caso di Gianna, la tecnica non funzionò e la bambina nacque viva, dopo 18 ore. Gianna venne trasferita in ospedale e riuscì a sopravvivere, nonostante pesasse solo nove etti; tuttavia la carenza di ossigeno causata dall'aborto le ha procurato una paralisi cerebrale e muscolare. Nonostante la paralisi cerebrale Gianna Jessen imparò a camminare con tutore all'età di 3 anni.La bambina fu adottata a tre anni. A vent'anni, grazie alle cure mediche e alla fisioterapia, riuscì a ottenere la capacità di camminare senza tutore, seppure con notevoli difficoltà.Attività nei movimenti pro life Nonostante la grave paralisi cerebrale, Gianna è sempre stata molto attiva nei movimenti che si oppongono all'aborto e ha raccontato la sua storia al Congresso degli Stati Uniti d'America e alla Camera dei Comuni del Regno Unito [1].Il suo caso è divenuto noto quando, in occasione del novantesimo anniversario dalla fondazione dell'associazione abortista Planned Parenthood, celebrata dal Senato del Colorado, il senatore Ted Harvey invitò Gianna a raccontare la sua storia ai membri del Senato [2]. Inoltre, per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dell'aborto, nel 2006 è riuscita a partecipare e a completare la maratona di Londra, nonostante la difficoltà a correre.Nel 1999 è uscita una sua biografia, curata dall'autrice statunitense Jessica Shaver.




Note
^ BBC NEWS | Health | 'I survived an abortion attempt'
^ Ted Harvey for US Congress - Gianna's Story
E smonto i mito dell'aborto come  metodo  anticoncezionale  e  riduzione delle nascite  insomma  qualcosa di positivo  , ma  a nche  una cosa  che fa  male   che uccide la vita 

26/07/12

Una Storia Vile e Scandalosa

 (Luglio ’12)

Metrica: Ottave di decasillabi
in rima baciata

Dopo stasera sono sulle scale
ed ecco che sono qua a pensare
ad una storia vile e scandalosa
appassita come una vecchia rosa
Non è adatta per ridere o piangere
non è adatta per poterla suonare
è adatta per buttarla nel vento
per brutte strade, per perder tempo
per brutte strade, per perder tempo
per brutte strade, per perder tempo

Sembrava una sera come tante
il buio cadeva un po’ pesante
io tornavo a casa in filovia
dopo essere stato con lui per la via
Ti siedi lentamente accanto a me
tra i tuoi occhi si dipingono i “se”
con due lacrime e col fiato corto
scoppi a raccontarmi del tuo aborto
scoppi a raccontarmi del tuo aborto
scoppi a raccontarmi del tuo aborto

Giustamente come puoi dirlo
non vuoi a casa raccontarlo
già tua madre è molto esagerata
protettiva e tanto preoccupata
E come dice il prete andrai all’inferno
dritta dritta, a bruciare in un forno
per loro è una vergogna orribile
avere una figlia così ignobile

“Lo sapevo che con lui non dovevi stare”
ti dice tua madre, si mette a urlare
“guarda le porcherie che ti ha imparato
e in questo modo ci ha ripagato”
E non puoi nemmeno il vero dirle
che tu eri libera di farlo
ma dillo a una madre che ha una figlia
che l’ha fatta forse in controvoglia
che l’ha fatta forse in controvoglia
che l'ha fatta forse in controvoglia

Non parliamo proprio di tuo padre
si sente a pezzi per il dolore
e non sa bene che cosa fare
figuriamoci se lo riesce a dire
Si aspetta che gli chiedi perdono
che scoppi in lacrime davanti a loro
che t’inginocchi, che ti batti il petto
che t’inginocchi, che ti batti il petto
che t’inginocchi, che ti batti il petto

E poi, e poi quando l’hai detto a lui
credeva fosse uno scherzo per altrui
ma quando ha capito che era tutto vero
t’ha regalato grandi lividi neri
poi si è preso i suoi regali dati
le parole, i sentimenti donati
ti ha lasciato solo la rabbia e le parolacce
cercando degli ex-amici le facce
cercando degli ex-amici le facce
cercando degli ex-amici le facce

Allora, abbandonata dal mondo
credi di aver toccato il fondo
e poi hai provato a farla finita
quel tuo peso che hai dentro è una vita
E così bruciavi tra le stanze fredde
pensavi alla pancia, alle sigarette
ai giudizi, alle minacce altrui
soprattutto a quelle dei tuoi e di lui
soprattutto a quelle dei tuoi e di lui
soprattutto a quelle dei tuoi e di lui

E adesso che mi alzo dalle scale
credo di aver perso tempo a pensare
a questa storia vile e scandalosa
non serve nemmeno proferir parola
Non ne parlerei in televisione
figuriamoci in una canzone
o a voce, o a chi è a governare
o a chi pensa al nuovo ordine mondiale
o a chi pensa al nuovo ordine mondiale
o a chi pensa al nuovo ordine mondiale

Questa canzone tratta di un evento accaduto realmente, il che mi ha fatto riflettere davvero. Sul tema "aborto" ho sempre avuto un atteggiamento di "agnosticismo" diciamo così. Però viste le circostanze, ho voluto appronfondre la materia, così mi sono fatto la mia idea che non sto qui a raccontare.Il brano parla oltre che del fatto in se, anche con tono ironico, all'inizio e alla fine, ironia nel fatto che "si va all'inferno a bruciare" quando ogni cosa dev'essere valutata nelle circostanze. Il fatto che nessuno valuta (ma del quale se ne fregano) è che il bambino nel brano non è morto per l'aborto ma per le violenze fisiche del ragazzo che l'ha messa incinta.

Luca

31/07/09

La kill-pill incombe


 


Cossiga ci spiega che la Ru486 va fermata perché “è contro la 194”


“Così l’aborto diventerà un metodo contraccettivo come gli altri” Anche il ministro Ronchi contrario


Poche ore prima che l'Aifa votasse a maggioranza l'introduzione della pillola abortiva RU486 in Italia, il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha chiesto un decreto per bloccare l’adozione della pillola e ha rivolto un’interpellanza al governo e al ministero del Welfare. Convinto com’è che il presidente, Giorgio Napolitano, dopo essersi rifiutato di firmare il decreto legge che tentava di bloccare l’esecuzione di Eluana, questa volta una firma non la negherebbe. “Chiedo che si faccia riferimento alla legge 194 – spiega al Foglio – e si spieghino i limiti dell’aborto farmacologico, più pericoloso di quello chirurgico. Così l’aborto diventerà un metodo contraccettivo come gli altri. Io mi muovo sul piano morale del male minore, e il male minore è l’aborto chirurgico. Anche per la presa di coscienza cui obbliga: c’è un colloquio da fare, poi un’operazione chirurgica. Qui si tratta di mandar giù una pillola e via”.

Su una questione così importante, dice l’ex presidente, l’iter non prevede l’approvazione del ministero, che almeno, spiega, “è tenuto a rispondere alle Camere. Bisogna bloccare un’Agenzia che ormai, come altre agenzie indipendenti, riduce il Parlamento a strumento consultivo. Andiamo verso l’inno alla Repubblica platonica, al governo degli esperti che possono ignorare gli eletti dal popolo. Ci troveremo, ne sono certo, con un’Agenzia che stabilirà come la dose di morfina che causa la dolce morte sia un antidolorifico”. Cossiga si aspetta perfino una sentenza della Cassazione, visto che “stiamo arrivando al punto in cui l’inizio e la fine della vita sono nelle mani di tecnici”. Che spesso non sono nemmeno d’accordo fra loro. “La Ru486 è contro la legge”.


Per la 194 del 1978 – spiega l’interpellanza – l’aborto deve avvenire in ospedale, invece le donne ingoieranno due pillole (una per abortire, l’altra per espellere il feto) e poi, dopo al massimo due giorni, torneranno a casa senza sapere quando né dove avverrà realmente l’aborto. In più la legge parla di nuove tecniche “meno rischiose”, mentre la mortalità per aborto chimico è dieci volte quella per metodo chirurgico. “I medici così se ne laveranno le mani, un giorno avremo distributori di pillole come quelli del caffé”. La battaglia sulla pillola abortiva è iniziata in Europa, dove l’Emea, l’Agenzia del farmaco, l’ha approvata. Tutti i paesi in cui l’azienda produttrice, la francese Exelgyn, decide di fare richiesta sono tenuti a fare automaticamente lo stesso. Salvo che, come è accaduto, non emergano nuovi dati sulla sicurezza del farmaco. L’azienda, sollecitata dal ministero, ha comunicato all’Aifa che le morti per Ru486 sono in realtà 29, non 17. L’Aifa ha risposto di esserne già a conoscenza, eppure la cosa non risulta in nessun verbale. “Chissà quali interessi economici ci sono dietro. Per non parlare delle pressioni ideologiche”. Come quelle di chi spaccia la kill-pill per l’affermazione dell’autodeterminazione femminile, la possibilità di abortire senza dolore. E ha spinto perché la pillola fosse approvata in fretta, senza ulteriori approfondimenti.


“Perché non si dice semplicemente che l’aborto è libero? – chiede Cossiga – La 194 è il frutto di tempi di scontro, ora non ci si può mettere mano perché non c’è la maggioranza. Una parte dei cattolici è convinta che la legge debba essere laica, o meglio senza riferimento a una qualsiasi morale. Basta vedere il senatore Marino, o Dario Franceschini. Ma perché, per esempio, non si può ammazzare una persona? E se è proibito che un parlamentare tiri in ballo la morale, perché non stabilire per legge la depenalizzazione dell’infanticidio davanti a un ‘disagio psichico’, come nel caso dell’aborto?”.


Intanto monsignor Elio Sgreccia, già presidente della Pontificia accademia per la vita, ha chiesto di bloccare il procedimento e ha spiegato che, come per l’aborto chirurgico, “per la Ru486 c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo”. Con “l’aggravante” del rischio di vita della madre a causa di un farmaco con “la valenza del veleno”. “In fatto di salute non si gioca sui soldi”, dice, ma nell’interpellanza Cossiga ricorda che fra il ricovero (necessario per legge) e il follow-up (i controlli per evitare infezioni o emorragie) i costi per la sanità vanno ricalcolati. In serata, il ministro delle Politiche europee, Andrea Ronchi, si è detto contrario all’adozione della Ru486.


Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget