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25/12/16

a pietà l'è morta ? trieste Micio paralizzato "scaricato" davanti ai bidoni dell'immondizia: caccia al colpevole


N.B


onde evitare d rovinarsi il pranzo e la giornata natalizia si sconsiglia la lettura istantanea di questo post   e  si  consiglia  la lettura  nei  giorni  successivi

Stavo   cercando un slide diapositiva fotografica     pubblicata tempo fa    sula mia bacheca  di Facebook     ed  trovo questa   che trovate  sotto  , dimenticata dall'atmosfera natalizia  .


Micio paralizzato "scaricato" davanti ai bidoni dell'immondizia: caccia al colpevole

da  http://www.ilgazzettino.it/nordest/trieste/      Venerdì 23 Dicembre 2016, 14:52





di E.B.TRIESTE

Alla cattiveria non c'è mai fine. Un gatto adulto affetto da una paralisi è stato abbandonato questa mattina davanti ai bidoni dell'immondizia davanti al Palazzo della Regione, in riva Nazario Sauro. A denunciare l'accaduto è una triestina con un eloquente ma quanto mai triste post su Facebook: «Qualcuno ha scaricato questo povero gatto fuori dai bidoni della spazzatura davanti al palazzo della Regione di Riva Nazario Sauro. Hanno buttato il trasportino nella spazzatura. Il micio e' stato portato dal veterinario, che ha accertato le gravi condizioni dovute ad un trombo agli arti inferiori in corso gia' da giorni e ora tentano di salvarlo. L'hanno scaricato paralizzato.... questo gatto e' di casa...si vede. Chi ha potuto commettere un gesto così inumano??? Condividete il post nella speranza di trovare il colpevole, grazie».
Ovviamente il post ha scatenato la rabbia e lo sgomento del popolo social. Qualcuno si è subito fatto avanti per adottarlo. Il micio purtroppo però non ce l'ha fatta, è morto questo pomeriggio alla clinica Catalan di via Rossetti dove era stato portato per ricevere le cure necessarie.


Questo Un abbandono ancor più delinquenziale, vista la malattia del micio e la sua successiva morte. Mi auguro che si riesca a capire la responsabilità: l'abbandono è' anche un reato o,tre che un gesto vigliacco e crudele ! Ce tristezza e che che schifo ...anche il mio precedente gatto

ha avuto lo stesso problema ... almeno credo ma è deceduto a casa .Mi chiedo ( le solite domande destinate a rimanere senza risposta ed a voltare nel vento ma queste persone sono costoro andranno a messa a natale -Ma come si fa... tenere in casa e vivere con una bestiola per anni, poi, appena sta male buttarla nella spazzatura come una scarpa rotta? Lasciarlo là ad agonizzare? Lasciarlo là,iin qualche  canile  al massimo  , se non si  vuole  soffrire  vederlo troppo morire   , o   fargli   quando ormai non c'è più niente  da  fare  una puntura    e  via  da parte  del  veterinario   Non riesco a concepire come si possa arrivare a tale livello di crudeltà    e mancnza  di rispetto   anche  di un moribondo  !

03/05/14

IL caso del complesso nuragico di Greamu uno dei più importanti del Nuorese e della sardegna ma lasciato in totale abbandono dal comune di Fonni

   in sottofondo le  canzoni del  video  di Gremanu :   Isole  e  Meridies - Marino De Rosas .,  Bae Luna Piero Marras 


Per  pasqua e  pasquetta   sono andato  con la  Family ( vecchi e fratello  ) ed  altri  amici di famiglia  siamo andati a vedere la  zona tra  Gavoi e  Fonni   ed  i monumenti  :  1)  le  tombe de giganti di madau   2)   il complesso/santuario nuragico di Gremanu .

TOMBE DI  MADAU 

Chiamate   coi  perchè  al centro della vallata del riu Madau, in direzione del passo di Corr’e Boi, sorgono ben quattro tombe dei giganti, alcune delle quali sorte sui resti di sepolture più antiche. La maggiore delle quattro è lunga oltre 22 metri e presenta un’esedra di 24 metri. L'emiciclo, con un bancone per le offerte, è delimitato da ortostati sui quali si sovrappongono file orizzontali di conci di dimensioni decrescenti verso l’alto. Al centro dell'esedra è il portello d'ingresso architravato. Sull'architrave forse poggiava il fregio a dentelli formato da due blocchi sovrapposti orizzontalmente. La sommità del corpo tombale culminava con una struttura a "naveta", documentata nella tomba più grande. 
Luogo ben  conservato , forse  perchè  vicinissimo alla  strada,   anche  se  con scarse    indicazioni per  raggiungerlo .
Poichè le mie foto   non rendono  giustizia  per descrivere il sito in questione  ecco  un bellissimo video  di Marcello Cabriolu


Per  chi volesse saperne di più   eccovi alcuni siti  


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 GREMANU 

Esso una  bellissima  struttura  archeologica 


 E'  situata  in un luogo  suggestivo  all'interno di un bosco  e  di un' area  verdeggiante  e   ricca  di peonie (  vedere  foto  sotto )    e  di  orchidee selvatiche .  Peccato  che  sia  molto    difficile da raggiungere   se non si usa   navigatori  o mappe  elettroniche  o cartacce   Infatti a  differenza  di Madau , mancano completamente le  indicazioni  dell'ubicazione e per  raggiungerlo   c'è  il  rischio di perdersi , come  è  capitato anche  a noi  la prima   volta  che andammo   senza  trovarlo ,  una volta entrati dentro il terreno privato in cui si trova  . 
Ecco  comunque  come arrivarci  . 
Da Nuoro percorrere la strada statale 389 in direzione Mamoiada-Fonni. Svoltare poi al bivio per Pratobello, dove dall'abitato si procede sulla strada provinciale 2 in direzione di Lanusei. Dopo qualche chilometro si raggiunge il sito . In origine  era  segnalato da cartelli sulla destra. dei cartelli  poi l'incuria  e  i vandali li  hanno distrutti e non più rimessi .  Comunque  trovate  un cancello rosso 

 entrate   e poi richiudete , perchè è proprietà privata   (  forse di pastori e  contadini  )    fate   su 30\40 metri della stradina  ,  poi arrivate  un fiumiciattolo  facilmente  attraversabile ,  ma  con cautela  ,  d'estate ( visto  che il ponte  , a meno che  non siate  abili  indiana  Jones o amanti  dell'avventura  )  

poi arrivate  davanti  a un  "  fortino "   recintato ( non siamo riusciti a capire  che  cosa  sia  )   girate  sinistra    e  li trovate  il primo nucleo  , poi sempre  dritti per  un sentiero di peonie ed  orchidee    selvatiche   (  foto mie  e di mio padre  



















  e  li trovate il secondo nucleo .   per  chi  cerca sulle e mappe  elettroniche  e non    ecco le  cordinate  40°6'28"N   9°20'20"E
Un bellissimo  sito  peccato che non sia segnalato ,che i visitatori debbano vagare nella campagna per trovarlo,che non ci sia un cartellone didattico ed esplicativo,che i visitatori debbano attraverare un torrentello a piedi o avventurarsi su un fatiscente ponticello di legno marcio ,a loro rischio e pericolo .. In qualsiasi paese europeo un simile tesoro avrebbe avuto ben altro risalto !!!!!

07/01/13

Sassari Scoppia un incendio nel rifugio, ma lui non fuigge e resta con l’amico malato

Leggo sulla nuova  d'oggi    questa  news  di Daniela Scano

Scoppia un incendio nel rifugio, ma lui resta con l’amico malato
Commovente gesto di amicizia tra senzatetto nell’ex piazzale degli autobus di via XXVAprile, diventato una baraccopoli e una bomba ecologica -

SASSARI.
 Quando è divampato l’incendio, c’è stato un fuggi fuggi generale di barboni. Solo Rashid, che è molto malato e da tempo non riesce più a camminare, non si è mosso dal tugurio che è diventato la sua casa. «Non ti lascio solo», lo ha rassicurato un compagno di sventura che in effetti gli è rimasto accanto, nonostante gli inviti del clochard marocchino ad andarsene per evitare di mettersi nei guai. Il pericolo per i due uomini non era il fuoco, rimasto sempre abbastanza lontano, ma incappare nelle forze dell’ordine che qualche mese fa avevano sgomberato il piazzale di via XXV Aprile dai barboni che l’avevano occupato. Quando i vigili del fuoco sono arrivati, l’altra sera Rashid era al sicuro con il suo amico. Storie di solidarietà nella Epifania degli ultimi.
Il gesto generoso dell’amico di Rashid è la faccia bella della medaglia. Poi ce n’è una bruttissima fatta di degrado sociale, di abbandono e anche di emergenza ambientale.L’altra sera, in quello che da vent’anni dovrebbe diventare il grande centro intermodale, ma che nell’attesa infinita è diventato un porto di mare per i senza tetto e i disperati della città, è divampato l’ennesimo incendio. A volte gli ospiti accendono un fuoco per scaldarsi e poi non controllano le fiamme, ma questa volta l’impressione è che qualcuno abbia agito sistematicamente per bruciare tutto. Forse per “ripulire” la zona dagli scarti della società. Saranno i vigili del fuoco ad accertare come sono andate realmente le cose, certo è che questa volta domare le fiamme è stato più complicato del solito. Il fuoco è stato spento una prima volta, ma è ripartito una seconda e una terza volta nel corso della mattinata di sabato e all’ora di pranzo. Forse le fiamme sono state riaccese o forse hanno continuato a covare sotto un cumulo di materassi, rottami, pneumatici e cataste di legname. Il materiale era rimasto dopo l’intervento drastico della polizia municipale che, dopo lo sgombero, aveva abbattuto la baraccopoli. Il terzo intervento dei vigili del fuoco è durato dalle 15 alle 20.30 ed è consistito nel definitivo spegnimento dell’incendio a cui è seguita la bonifica dell’area. Il lavoro delle squadre è stato seguito dagli abitanti dei palazzi che si affacciano nello spiazzo che sta diventando una bomba ecologica. «Qui quando va bene c’è una puzza da far paura e quando va male, se scoppia un incendio, si respira diossina» è il commento di un residente.Il fatto, spiegano i Guardian Angels che conoscono bene la mappa dei disperati e che l’altra sera si sono presi cura di Rashid, è che subito dopo lo sgombero in via XXV Aprile sono tornati i vecchi ospiti. I romeni si sono accampati nell’ex deposito dei bus, dove l’altra sera è scoppiato l’incendio, mentre altri gruppi hanno preso possesso delle stanze che ospitavano gli uffici. L’altra sera, quando è divampato l’incendio, sono scappati tutti per paura di essere identificati. Solo Rashid è rimasto al suo posto, con la sua unica ricchezza: un amico vero.






09/09/09

Non siamo tutti uguali (parte seconda)

Proprio nel giorno contro la violenza sulle donne, Lubna Ahmed Hussein ha vinto la sua battaglia: è libera, e non dovrà nemmeno pagare la multa (ci ha pensato il sindacato giornalisti). Ma lei insiste, vuole andare al carcere per deferire il suo caso alla Corte costituzionale. Una grande vittoria, seguita purtroppo da notizie tristi. I media stanno celebrando con solenni epitaffi (molto maggiori di quelli dedicati a Teresa Strada e al compleanno di Emergency) la morte di Mike Bongiorno, avvenuta ieri all'età di ottantacinque anni. Per carità, ha scritto la storia della tv (nel bene e nel male). Riposi in pace. Il fatto è che negli stessi istanti, nella Casa circondariale di Pavia, moriva a 41 anni Sami Mbarka Ben Gargi, oscuro tunisino dai trascorsi tutt'altro che gloriosi. Un "nessuno" deceduto per fame, dopo una protesta durata oltre un mese. Protestava la sua innocenza, evitando di toccare cibo e di bere acqua. Non un'associazione "per la vita" si è levata a sua difesa, nessun Giuliano Ferrara ha portato bottiglie d'acqua fuori della prigione. Così Sami è morto. Il direttore del carcere ha dichiarato, con un laconico e significativo anacoluto: "Un soggetto, già privo della sua libertà, non puoi privarlo della facoltà di poter decidere e quindi di autodeterminarsi". In questo pessimo italiano si potrebbe parafrasare la famosa formula "il carcere rende liberi", come rendeva liberi, e sempre da quella cosa chiamata vita, i soggetti d'un altro carcere di tanti anni fa. E poi, era solo un tunisino.


Daniela Tuscano


Aria di Daniele Silvestri

15/05/09

Stella di provincia

Abbassi gli occhi al cielo e lo trovi diverso dal solito.

Ritorni su e inizi ad aspettare la pioggia.

 

 

Le case vuote hanno un loro particolare fascino.

Sono indiscrete, fermano il tempo; permettono di camminare senza posa, o come in un teatro (ma lungo corridoio, dietro l'ultima fila di persone sedute).

Di guardare dove vogliono poggiarsi gli occhi, senza aspettarsi la domanda fatidica "perchè?".

 

Poi arriva la pioggia. Ogni volta è più forte, ogni volta offre qualcosa di terrificante, diverso dal solito.

 

Ma le case vuote fanno solo finta di ascoltare i battiti (dissonanti tra loro).

Sembra che vogliano accogliere, ma si fermano davanti al silenzio.

Chiedono parole d'ordine che hanno nell' "insieme" il loro codice.

 

 

 

Posi gli occhi sul tramonto e lo trovi svogliatamente identico al solito.

Lasci lì l'attenzione e aspetti che il mare spenga quella sorta di luce rimasta, per meno di metà, accesa.

 

 

Cantare canzoni tristi in macchina può essere divertente, possono diventare delle belle, divertenti, canzoni tristi.

E si pensa a quando, in che occasione siano state scritte, magari dopo una sbornia, magari dopo una sberla.

Ci si chiede come certe frasi, come certi acuti. Se la metrica c'entri con il testo, se lì, sarebbe andato meglio un piano.

 

 

E poi ti rendi conto che il tramonto è finito e neanche te ne sei accorto. Ti ritrovi nel buio senza sapere la strada che hai percorso.

 

 

Pensi alla musica, canti le parole e poi hai il flash tipico del risveglio da un sogno di libertà.

Capisci il motivo per il quale hai messo quel CD.

E via con le canzoni allegre.

Ma non ne trovi.

 

 

 

E ti accorgi che non è una stella cadente ma un aereo che passa nel cielo.

Decidi di non seguirlo, ma il buio mette a fuoco il lampeggiare delle luci che tagliano la notte.

Finisci per seguirlo fino a che non oltrepassa l'orizzonte, alle quattro del mattino; e inizi solo ad aspettare qualcosa che non sai.

 

 

Nella sala d'attesa del dentista credo che ci sia troppa souspance; quei giornali fatiscienti parlano di salute e di gossip.

Si ammazza il tempo pensando alla ragione dello strano disegno che hanno le mattonelle che fissano il soffitto. 

Attesa, attesa, attesa, sembra strano aspettare per farsi male.

 

 

E inizi ad avere sonno: aerei non ne passano più.

Ti svegli esprimendo il desiderio per una stella cadente autentica, ma diversa, caduta durante una notte qualsiasi, una lontana parente delle stelle cadute a frotte nella più famosa notte di San Lorenzo. Non una stella cercata, insomma.

 

 

Il mio dentista non usa anestesia, pensa che stordisca troppo e inutilmente.

 

 

 

 

 

Alzi lo sguardo al cielo (o al cuore).

E lo trovi diverso dal solito.

Ma la pioggia non arriva.

Rialzi gli occhi al cielo (o al cuore).

E ti accorgi che quellolì non è (e non era neanche prima) un temporale (o la fine, con l'inizio del dolore).

 

 

Osservi con gli occhi della notte, con le pupille dilatate, e capisci che quella è semplicemente l'aurora.

17/01/09

dipendenza dalla tecnoogia .....

....dai telefonini  in particolare 





IL post  d'oggi chissà iperché  è uno  di quelli  " silenziosi " senza  sottofondo musicale  o colonna sonora   forse  per il contesto  in  cui è nato  . Infatti esso  ha  trovato ispirazione da a  un   avvenimento  di  cui sono stato testimone  che  avvenuto  qualche anno  fa  riaffiorato  alla mente  all'improvviso proprio  come avviene per  i post  del blog  di  www.splinder.com/profile/jmarx mio amico di  facebook  : << Dopotutto ci sono i secondi che presi in mano diventano poesie >>.
Infatti    quando  ancora   ci ripenso    mi viene troppo da  ridere  eppure  la situazione descritta  nella vignetta sotto riportata  concessami direttamente  dall'autore  Cesare lo monaco  alias  Cesar  e  contenuta  sull'agenda 16 mesi   smemoranda  (  foto  a   destra )  di quest'anno il  cui tema  è  "MSG FOR YOU!"  l'ho vista  e sentita  di persona .Ricordo  ancora  come  se fosse successo  poco  fa  tale  fatto  mentre in realtà essa è avvenuto  2\3  anni fa . Era  un  sabato    di fine  febbraio  primi di marzo  una giornata  soleggiata  quasi  primaverile  stavo  salutando  il mio ex  prof   di francese   dele superiori  sulla soglia  di  quello che  era  il mio liceo   , prima  di  andare  a fare il mio turno alla  bottega  cittadina del commercio equo e  solidale  ci  è mancato poco  che  non gli ridessi in faccia   a  quelle persone   che  commentavano  gli sms   appena ricevuti un  ragazzo ( quello scaricato  dalla   stedda  ... ehm .. ragazza    )  e affianco  una  ragazza    ( quella  che aveva  ricevuto da  un amico\a  o dal moroso   chi sa' la sua suoneria preferita  )  . Ed ecco   che    ripensando   ancora  oggi   mi viene troppo da  ridere  eppure  la situazione descritta  nella vignetta sotto riportata  concessami direttamente  dall'autore  Cesare lo monaco  alias  Cesar  e  contenuta  sull'agenda 16 mesi   smemoranda  (  foto  a   sinistra  )è uno di quei  casi dovuti anche ala bravura  artisti  in questoi caso il vignetta  Cesar  la  cui  l'opera  descriva   in pieno  la realtà







Infatti  questa  vignetta descrive  insieme  a   quest'altra    sempre  sello stesso autore  e presa dal suo sito  www.cesarlomonaco.it/
In effetti  siamo tutti " dipendenti " \  schiavizzati   dalle vecchie  e nuove tecnologia cellulari,palmari,internet,ecc  sottoscritto compreso
Infatti i miei  vecchi ... ops ... genitori  non hanno tutti i torti  a  dire  che spendo  troppo al cellulare e  con gli sms    twnto da consumare  60 €  a   trimestre  ( a bimestre  durante le feste  )    ma  non  ne  ho colpa  se  : 1) riesco a dire  più cose  con i  messaggi   che  a parlare  , se ho molti cdv   ( compresi alcuni di   voi   che non hanno più internet  o  per  altri motivi personali o tecnici stanno poco al PC  e usano gli internet point  ) ., 2) cerco ma  non sempre  ci riesco,come dimostra  la seconda  vignetta,  a fare  chiamate inutili . 3) alle  volte   , come dimostrano anche  i miei post  sono molto logorroico   e soffro di tutti i sinonimi legati a tale  parola  tanto  che  alle  elementari \ medie venivo i chiamato macchinetta  poi hanno smesso  perché il mio parlare in fretta era dovuto a  problemi di salute  legati all'udito  ( problemi di cui  ho parlato   nei precedenti  post  .vedere archivio   degli anni scorsi  )   ora non  è  che la situazione  sia  cambiata  infatti  fin dal liceo i miei amici  mi  dicono   di spegnermi  e fanno battute  del tipo  : << ma  dov'è il bottone per  spegnerti , la batteria  ti dura  ancora  oppure facciamo il gioco del silenzio  stai zitto per  10 \20 minuti ,ecc >>  )   o si meravigliano se  sto zitto per  più di 5 minuti cosi  pure  anche i miei   oppure  i  miei  mi rompono i ..... perché scrivo  troppo e  scrivo proclami  . Ma  allo stesso tempo  c'è  in me  una  contraddizione  odio i libri  di studio e  a  volte  anche  certi   scrittori ( ma  rli leggo lo stesso  un giorno    vi spiegherò come  e perché )  troppo prolissi  .

Con questo è tutto ora  non vorrei annoiarci con la mia loggorea    . Mi farebbe piacere  sentire le  vostre  esperienze  in merito

29/12/08

Amara tecnologia

La tragedia è un cellulare che attende la tua disperazione per scaricarsi del tutto.

09/09/08

Un giorno perfetto



"Un giorno perfetto"- L' ultima fatica cinematografica del regista turco Ozpetek,e lo so già, qui qualcuno sorriderà alla sola evocazione di tutto quanto possa avere attinenza ad una vicina realtà geografica,e  non solo, ha suscitato reazioni, nel pubblico della mostra di Venezia, di particolare spessore. Stando ai rumors, sussurri, urli e schiamazzi suscitati dalla pellicola, rilevano fondamentalmente due fattori: la presa emotiva della vicenda, che ricalca tanta quotidianità di "amori malati", quella che non di rado finisce purtroppo in cronaca nera, al centro l'inaudita violenza fisica e morale di donne sempre più vittime di maschi non più semplicemente sull'orlo di una crisi di nervi,ma già con un piede in manicomio giudiziario e l'altro pure, allorchè si rivelino, come sembra, sempre più incapaci di elaborare in modo sano il pur difficile percorso di elaborazione del "lutto da abbandono" , nel caso una "storia" giunga al capolinea, da un lato; la scelta, d'altro canto, tra le molteplici opzioni di casting possibili, secondo me davvero non casuale, delle "facce" di Mastandrea e della Isabella Ferrari per dare anima e corpo,ma soprattutto volto e plausibile espressività ai due protagonisti del film in questione. Mi ha colpito in particolare quanto rilevato da alcuni spettatori, intervistati all'uscita della sala. Molti si sono soffermati sulla presunta "angelicità" del viso dell'attrice, scoperta come ballerina appena adolescente, or sono almeno trent'anni, da quel grande talent-scout che risponde al nome di Gianni Boncompagni e lo "strappo", ritenuto in modo illuminantemente superficiale, confliggente proprio con la prima, della "lacerazione"  di vita cui, la protagonista della pellicola in concorso, dà luogo, al pari di quanto fanno le donne reali,nella vita di tutti i giorni,  in grado oggi, forti anche di acquisiti ruoli sociali prima loro denegati,  di darci un taglio netto a storie sentimentali esauste, com'anche, lo confesso, mi ha fatto specie, e non poco, il conflitto, rilevato da più di uno spettatore, tra il presunto sguardo d'ordinanza "da cucciolone", risaputamente in dotazione al bravo attore romano dianzi citato, felicemente scoperto da Maurizio Costanzo, e i "censurabili" o patetici comportamenti reattivi nei confronti della partner, da lui inscenati. Ma è qui il punto,passando dalla finzione recitativa alla realtà, cui la prima s'ispira. Lo stress della routinaria quotidianità che è poi pure quella che ammazza tanti amori, presunti e non, impedisce finanche di concepire speculativamente l'irruzione, nella vita, della sorpresa, della discontinuità. Ma dovrebbe, semmai, sorprendere  lo sguardo che superficialmente si lancia al prossimo, dando per scontato quanto affatto non lo è. Ed è già una gran fortuna se, di questi tempi, si trovi modo e agio, da parte di molti, di lanciare almeno uno sguardo già appena un po' più attento..... E non aggiungo altro.... Molte tragedie che si consumano tra le mura domestiche e che spesso non assurgono neanche agli onori o disonori della cronaca nera o giudiziaria, molte doppie o plurime vite di cui ci si onera e ci si obera, anche se non senza piacevolezze e ritorni di retribuzione emotiva, si potrebbero evitare se fin dall'infanzia, in particolare ai più vulnerabili,cioè a dire ai maschietti, anzichè ammannire ore quotidiane d' inutilità varie o disattenzione cronica, le "agenzie educative" primarie, quindi famiglia e scuola, innanzitutto, dedicassero spazi di ascolto e di educazione sentimentale full-time, nonchè momenti di palestra psicologica intensiva,per così dire. Oggi,invece, si preferisce continuare, imperterriti,ad anestetizzarli nei confronti degli urti della vita, per farne i perfetti bambocci- a tutto tondo-del domani, e bene pure che vada, quindi, non i partners di donne vere, ma i destinatari delle cure di fidanzate , conviventi, amanti o spose- a metà tra una badante e una baby-sitter di ritorno. Allora, ci si alleni e si allenino le giovani leve a vivere e godere la vita in modo meno malato e umbratile, meno monotono e noioso. Quindi, meno fast food anche nella sessualità, meno ripetitività, più fantasia, nessuna pianificazione erotica, più spazi per un sano relax, più comunicazione di fantasie senza autocensure, un cellulare che non squilli di continuo anche in quegli spazi di riconquistata felicità, agire senza dividere manicheisticamente le azioni in alte e basse, banali e sublimi, presenti e future, degne e indegne. Hic et nunc conta, qui ed ora, poi il resto è vita, direbbe qualcuno , intanto non ci pensiamo. Una buona misura di igiene mentale e non, eh.....: rinunciamo agli scopi, eh, chè la mente da cui facciamo dipendere veramente troppo, non ci è molto amica, quindi fare cose, ogni tanto, almeno, senza apparenti obiettivi, tornaconti o finalità di alcun tipo, aiuta, eccome ! e quando è finita è finita, senza stare a fare i matti o a dar di matto, imparando finalmente a far pulizia mentale dell'inessenziale. Pensiamo al dolore di un lutto irreparabile, esso ci fa crescere, ma poi passa. Niente davvero è per sempre, tanto più la sofferenza ! Chi può tentare di farla diventar tale è sempre e solo la macchina pesante, il caterpillar maledetto della mente che vorrebbe quasi rimanerle attaccata, per farci erroneamente identificare con essa. Anche quando siamo al culmine di un dolore, dobbiamo imparare ad arrenderci , a non resistergli. Solo così passerà senza sconquassi, perchè se lo guardiamo senza contrastarlo, vedremo a poco a poco che noi siamo sì esso,ma non solo....non solo, anche altro e molto di più. Quindi, che non sia "un giorno" il nostro, "perfetto", in assetto con la provocatorietà del titolo dell'ultima fatica di Ozpetek, semmai "un giorno" "possibile" ! davvero buona vita a tutti !          


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