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16/12/16

uno stupro è sempre un atto fascista anche se chi lo commette si dichiara antifascista infatti Stupro di gruppo a Parma: la violenza è sempre fascista, anche nei centri sociali

in sottofondo  Compagno sì, compagno no, compagno un cazz - Riki Gianco

Leggendo  la    storia    che   riportata  sotto , mi viene a  da  scrivere  a caldo    queste frasi  . lo  faccio  sotto forma  di lettera  aperta  .

Spett. Compagni\e 
Come    fate  a    nascondere  sotto il tappetto    e  a  tacere     una  simile  barbarie (   che  fa  vomitare   anche   a me  fruitore  di sesso   e  pornodipendente   , tanto da  non vedere film   e  filmati   e leggere  opere  che esaltano  lo stupro  ) . Infatti  mi chiedo  come    si chiedono in questo  articolo  \  comunicato  le  coraggiosissime Romantic Punx  : << (...)  Ma se per mantenere e garantire il bene di un gruppo, bisogna schiacciare altri individui, mettere a tacere il malessere e voltare le spalle agli ideali? Possiamo ancora definirci anarchici ? e io aggiungo persone ? Se rifiutiamo quella legge sorda e cieca che viene imposta dall’alto e punisce chi non obbedisce, possiamo replicarne il modello imponendo la sterilità della teoria, a discapito dell’imperfezione dell’empatia, del buonsenso e dell’umanità ? >>.Ma  quello   che  mi fa più ribrezzo , mi rivolgo   specialmente  a  quelle  donne  che  sapendo  hanno taciuto    facendo  cosi  lo stesso  gioco    dei  carnefici  è il vostro silenzio  , il vostro ruolizzarla.  Ma   che  razza  di gente    siete  ?   ve l dico  io   vi  evito  di  " marzullarvi "  e  auto  interrogarvi  siete  sullo stesso piano    di quelle  bestie  infoiate che  hanno commesso la  violenza   a quella  povera  ragazza  .


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Parma, 2010. Nei locali di Via Testi, sede della Raf, Rete Antifascista di Parma, alcune persone compiono una violenza ai danni di una ragazza incosciente e quindi non in grado di dare il suo consenso. Il fatto viene filmato e quel video, con risolini in sottofondo, viene condiviso di telefonino in telefonino, fintanto che la ragazza non viene a conoscenza di quello che si dice di lei. Si tratta di un fatto gravissimo che avrebbe dovuto essere percepito in quanto tale già da parte di chi quella sera era presente e poi da chi ha guardato e condiviso quel video senza porsi minimamente il problema.
La ragazza, in ogni caso, non denuncia e questo fatto resta avvolto da una nebbia di omertà e giudizio sessista contro di lei. Nel 2013 un ordigno rudimentale scoppia nei pressi della sede di Casa Pound e parte un’inchiesta che tocca antifascisti e anarchici – e figuriamoci – per mezzo della quale gli inquirenti vengono in possesso di quel video. La ragazza viene riconosciuta e convocata e sottoposta a una serie infinita di domande fintanto che non le viene mostrato quel video e chiesto cosa lei ricordasse di quella sera.
Lei fa dei nomi, di gente che frequenta quel posto nel quale lei non ha più messo piede. Non tutti i nomi sono associabili a una responsabilità che la riguarda ma alcuni, ovvero quelli riconoscibili nel video, vengono incriminati e portati a processo per stupro e altre persone vengono accusate per favoreggiamento poiché, secondo gli inquirenti, hanno mentito per coprire gli stupratori o minacciato la vittima per indurla a negare la violenza subita.
Siamo nel 2016 e fino a poco tempo fa della vicenda si sa poco o nulla e non perché la ragazza non fosse reperibile, per quanto indebolita da stress post-traumatico e in esilio per via delle voci contro, ma perché, per l’appunto, negli ambienti “compagni” la ragazza viene definita “infame” giacché aveva parlato con gli “sbirri” e dunque aveva tradito una sorta di codice militOnto che, in questo caso, porrebbe la chiacchiera con gli “sbirri” in una posizione di gravità superiore a quella occupata dallo stupro stesso.
Finisce che è la ragazza a essere posta sotto processo, isolata dagli ambienti militanti, aggredita e cacciata in malo modo da ambienti che gli accusati invece possono serenamente frequentare, insultata in modo sessista con un victim blaming che, per quanto si serva di parole apparentemente diverse, è tale e quale, se non più subdolo, di quello realizzato da sessisti riconosciuti al primo sguardo. Volano i “se l’è cercata“, i nomignoli sessisti, ma, più di tutto, si parla di lei come persona da scansare perché avrebbe consegnato “compagni” alle polizie. Si parla di “delazione”, come se questi individui fossero partigiani a subire la repressione nazista, come fossero eroici protagonisti di azioni contro il sistema di potere, senza comprendere che il sessismo c’entra poco con l’antifascismo e con l’anarchia e che lo stupro è un’arma, un dispositivo di potere che viene usato per opprimere, dunque un atto fascista rispetto al quale ogni donna che lo subisce deve avere la libertà di autodeterminarsi nella propria idea di riscatto, rinascita, elaborazione del lutto.Una delle cose che il femminismo ci insegna è il fatto che non è l’istituzione né la “società” che può decidere per noi su quella che sarà la soluzione scelta per riconciliarsi con il mondo e guarire il proprio dolore. E’ lei che decide e qualunque cosa decida di fare noi le staremo accanto. In questo non c’è alcun paternalismo o “infantilizzazione”, termini che ricorrono in “comunicati” che prendono le distanze dallo stupro ma non mancano di colpevolizzare la ragazza dalla quale si pretende chissà cosa.Inviterei queste persone a leggere descrizioni minime su quel che accade alle vittime di violenza e poi anche alle vittime di mobbing sociale, di ostracismo, di colpevolizzazione, quando, in totale solitudine, quel che ti aiuta a respirare è il fatto che si costituisca una rete di protezione attorno a queste vittime, non per sovradeterminarle ma per combattere al loro fianco.Al momento sappiamo che ci sono state alcune udienze e nel frattempo alcune persone, Romantic Punx e un gruppo di Guerriere Sailors, arcistufe di quello che veniva detto, hanno scritto un documento, hanno lanciato un appello, al quale potete aderire scrivendo a romantikpunx@gmail.com, in cui spiegano per filo e per segno quello che è successo così provocando una responsabilizzazione collettiva dalla quale è scaturita una discussione sul sessismo nei movimenti. A questo proposito vi suggerisco di leggere il comunicato di Radio Onda Rossa e di ascoltare l’intervista radio che Ror ha fatto con una delle ragazze che hanno scritto e diffuso il documento a sostegno della vittima.Altri comunicati e prese di posizione importanti si stanno registrando in tutta Italia e nel frattempo, per quel che mi riguarda, vorrei ringraziare chi comprende che se non c’è consenso è stupro, se sei incosciente non c’è consenso e che un video di quel tipo che circola per l’ilarità di chissà quante persone è una ulteriore e gravissima violenza. Questo non è antifascismo. Non esiste antifascismo senza antisessismo. Questo, senza ovviamente avallare strumentalizzazioni della destra che così vorrebbe criminalizzare tutto il movimento, è semplicemente fascismo.

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