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20/03/17

Il personaggio del giorno: il pastore che conosceva le stelle. (di Fiorenzo Caterini)

in sottofondo  Voglia di libertà - Pierangelo Bertoli

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 http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2017/03/daniele-carbini-il-mugnaio-filosofo.html

 di 

AUTORE

Fiorenzo Caterini  ( https://www.facebook.com/fiorenzo.caterini

Fiorenzo Caterini, cagliaritano classe '65. Scrittore, antropologo e ambientalista, è studioso di storia, natura e cultura della Sardegna. Ispettore del Corpo Forestale, escursionista e amante degli sport all'aria aperta (è stato più volte campione sardo di triathlon), è contro ogni forma di etnocentrismo e barriera culturale. Ha scritto "Colpi di Scure e Sensi di Colpa", sulla storia del disboscamento della Sardegna.
da http://www.sardegnablogger.it/


 


Ho conosciuto un pastore che amava osservare il cielo, e attribuire il nome esatto alle stelle, alle costellazioni, ai pianeti. Ricordo che da piccolo osservare il cielo, e individuare l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore, o la stella polare, era una occupazione. Poi più nulla, anche io ho dimenticato dell’esistenza del cielo.
Un tempo, quando non c’era la televisione e neppure i pervasivi dispositivi tecnologici, la gente passava molto del tempo a osservare il cielo. Il cielo era una sorta di immenso calendario che scandiva lo scorrere del tempo, e al quale si attribuivano molteplici auspici e significati simbolici del creato.
Sorrido quando c’è, anche tra gli scienziati, chi non si convince di come le costruzioni della preistoria si basassero sulla posizione di quei meccanismi celesti. E’ normale.
Siamo noi oggi che abbiamo sostituito lo scorrere del tempo reale con quello artificiale, il tramontare del sole con le lancette dell’orologio, le fasi lunari con un calendario appeso al muro.
Tutto questo, mentre discorro di stelle e pianeti con il pastore, mi fa pensare a quanto siamo diventati, in un certo senso, ignoranti.
È un paradosso: nel momento storico in cui la gente non è mai stata così istruita, e in cui si arriva ad accumulare anni e anni di studio, resta la sensazione di una ignoranza di ritorno che supera il nozionismo scolastico.
L’istruzione resta benedetta, per carità, avercene sempre e comunque, e non basta mai. Tuttavia questo legame reciso con le stelle e il cielo, con il vento e l’andamento delle stagioni, con il germogliare delle piante e il verso degli uccelli, con il ciclo delle coltivazioni agrarie e con la competizione tra animali, mi porta a riflettere, e a credere che esiste, nella nostra vita convulsa, una progressiva tendenza alla chiusura del sapere.
Una volta un contadino era certamente ignorante, ma sapeva tutto sulle stelle, sul ciclo delle stagioni, sulle piante e sugli animali selvatici, oltre a conoscere tutto sul suo lavoro. Inoltre, il contadino, che quasi sempre non sapeva leggere e scrivere, aveva un bagaglio enorme di racconti e storie da tramandare.
Lo so, detto così sembra la solita nostalgia del bel mondo antico. Erano tempi duri e oscuri, per nulla piacevoli. No, quello che mi preme di dire è che si potrebbe tornare ad avere un rapporto con la vita reale senza trascurare quella specializzazione, quella separazione dei saperi che ci ha portato lo sviluppo tecnologico, il benessere e una vita tutto sommato comoda, ma che ha prodotto, come effetto secondario, una sorta di estraniazione dal mondo reale.
Quando mostrano quelle interviste a persone di varia estrazione, completamente ignari del mondo, ci fanno sorridere, e pensiamo che magari sono una minoranza. Temo, invece, che quell’ignoranza abbia vinto sull’istruzione obbligatoria, e si sia diffusa, molto di più di quanto si pensi.
Ecco, senza rimpiangere il piccolo mondo antico, terribile e oscuro, il pastore che conosce le stelle può comunque indicare, come la stella polare, la via di una nuova conoscenza, che unisca la necessaria istruzione con un nuovo sapere che non sia per forza quello alienante delle cieche pareti di una casa o del freddo schermo di un dispositivo elettronico.
Tags:astronomiacontadiniIstruzionepastoresaperescuolastelle
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AUTORE


Fiorenzo Caterini

Fiorenzo Caterini, cagliaritano classe '65. Scrittore, antropologo e ambientalista, è studioso di storia, natura e cultura della Sardegna. Ispettore del Corpo Forestale, escursionista e amante degli sport all'aria aperta (è stato più volte campione sardo di triathlon), è contro ogni forma di etnocentrismo e barriera culturale. Ha scritto "Colpi di Scure e Sensi di Colpa", sulla storia del disboscamento della Sardegna.

15/02/17

Rom: Daniele, sei anni e un futuro scolastico segnato dalla nascita perchè discriminato dalle linee guida del mistero dell'istruzione

ringrazio   Daniela  Tuscano  l'amica  e  utente    del blog  e  dei miei Facebook ( pagina  e  account  ) per  averlo riportato sulla  nostra  pagina  Fb   che (  v'invito a visitare  in quanto contiene   materiale  extra  che raramente  causa  impegni finisce qui  sul blog  e  , se  vi va mettere  mi piace  ) ecco  \  riecco  l'indirizzo  internet  https://www.facebook.com/compagnidistrada/

Premetto  che  non sono  d'accordo su molte  cose   dei rom \  zingari  , tipo  picchiare  i bambini    d se non portano i  soldi o altro a casa  ,  picchiarli    e  bruciarli le mani  per  impietosire la gente  quando  chiedono l'elemosina  ,   mandarli a rubare  ,  ecc . a  come   dimostra  la storia   riporta  sotto  essi   sono la sola comunità in Italia vittima di pratiche istituzionali pensate e realizzate su base etnica e per lo Stato. Infatti  Daniele, ancor prima di essere un bambino che si affaccia alla scuola dell’obbligo, è un rom, incasellato in un paragrafo all'interno di Linee Guida ( verificare  voi stessi  riporto   sotto nel  caso  dovessero rimuoverla , estrapolata  dal sito che ritrovateanche all'interni dell'articolo sotto proposto     http://www.istruzione.it/allegati/2014/ più precisamente  qui  , la pagina     6   dell'allegato ministeriale  del 2014  ) 


Anzi, un mezzo rom. Se 70 anni fa Daniele fosse nato nella Germania nazista, lui, con padre rom e madre non rom, sarebbe stato classificato come ZM+, “sangue zingaro” per metà. Settant’anni che sembrano ieri.

  infatti   ecco a vicenda  raccontata  da 




Presidente Associazione 21 luglio

su ilfattoquotidiano  del \14\2\2017



DIRITTI

Rom: Daniele, sei anni e un futuro scolastico segnato dalla nascita






Daniele è un bambino calabrese di 6 anni. Figlio unico, vive con i genitori in un cadente monolocale di un quartiere periferico. Suo padre porta lo stipendio facendo l’arrotino per le strade del paese. La mamma lavora ad ore con la pulizia delle scale. Entrambi vengono da famiglie povere; entrambi sono semi-analfabeti; entrambi sognano per Daniele un futuro diverso. Ma non sarà per nulla facile.
Quest’anno, quando con tanta emozione hanno accompagnato Daniele al primo incontro con la futura maestra di prima elementare, hanno avuto una brutta sorpresa. «Vostro figlio – ha sentenziato l’insegnante con fare perentorio – è un bambino rom. Pertanto ha una innata resistenza psicologica verso ogni processo di apprendimento standard. Per il bene di Daniele – ha concluso la maestra – sarebbe meglio attivare per lui da subito un processo di apprendimento specifico e personalizzato».

La maestra di Daniele è una giovane insegnante originaria di Lecco. Si è voluta preparare al colloquio perché non aveva mai avuto a che fare con una famiglia rom e la preside le aveva riferito che quella di Daniele, anche se dal cognome italiano e presente nel Meridione da almeno 6 secoli, era una famiglia diversa dalle altre perché il padre del bambino è rom. Prima di incontrare Daniele e i suoi genitori si era quindi andata a spulciare le Linee guida del ministero che, nel capitolo riservato agli “Alunni Stranieri”, tra il paragrafo dedicato agli “Alunni arrivati per adozione internazionale” e quello riguardante gli “Studenti universitari con cittadinanza straniera” ha un paragrafo dal titolo “Alunni rom, sinti e caminanti”. Al suo interno raccomandazioni e suggerimenti per i docenti.
Una parte dei «gruppi di origine nomade» – si legge nel testo ministeriale – «appartiene a famiglie residenti in Italia da molto tempo ed ha cittadinanza italiana, spesso da molte generazioni».
«Ecco Daniele, l’ho trovato!» – avrà pensato la maestra prima di continuare la lettura. «La partecipazione di questi alunni alla vita della scuola non è un fatto scontato – si legge -. Non bisogna però ritenere che ciò derivi esclusivamente da un rifiuto ad integrarsi: accanto a fattori di oggettiva deprivazione socio-economica, vi è infatti una fondamentale resistenza psicologica verso un processo, quello della scolarizzazione, percepito come un’imposizione e una minaccia della propria identità culturale, cui si associano, d’altra parte, consuetudini sociali e linguistiche profondamente diverse dalle nostre. I bambini rom sono abituati ad imparare interagendo direttamente in modo personale e concreto, con i membri della propria comunità, e per questo appaiono poco inclini a prestare attenzione al discorso, anonimo e astratto, rivolto dall’insegnante all’intera classe. Lavorare con alunni rom – raccomanda il Ministero alla maestra di Daniele – richiede molta flessibilità e disponibilità ad impostare percorsi di apprendimento specifici e personalizzati, che tengano conto del retroterra culturale di queste popolazioni».
Le parole del Ministero dell’Istruzione si fondano su una solida base scientifica: i rom sono particolari, diversi dagli altri, soggetti premoderni che si muovono, come zombie, in una società tecnologicamente avanzata. Lo ha sostenuto la presidente onoraria del prestigioso Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione Giovanna Zincone quando, da consulente per la coesione sociale del presidente Napolitano, ha scritto sul papà di Daniele e sul suo lavoro: «Quando mi sono occupata di questo tema, mi è parso di cogliere, nella comunità rom, i tratti di una cultura premoderna dolorosamente inserita nella modernità. Premoderni si possono considerare l’uso dello spazio e l’uso del tempo. Il lavoro di arrotino non trova grandi opportunità nelle economie contemporanee».
Quando si generalizza i giudizi pesano come macigni ed il pensiero degli intellettuali, assorbito dalle politiche sociali, rischia di degenerare in prassi razziste. E così Daniele, bambino calabrese di 6 anni, avrà un futuro scolastico segnato dalla nascita.


09/02/17

risposta di una insegnante Ai 600 firmatari dell’appello al governo perché intervenga sulle scarse competenze dell’italiano degli studenti italiani



ringrazio daniela tuscano per avermelo segnalato sulla mia pagina fb


Italiano a scuola: cosa non hanno capito i 600 firmatari dell’appello al governo
di Isabella Milani | 07.02.2017


Ai 600 firmatari dell’appello al governo perché intervenga sulle scarse competenze dell’italiano degli studenti italiani

Cari Docenti universitari e non
ho letto con attenzione il vostro documento con il quale denunciate il fatto che “troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente”. Vorrei dirvi che non lo condivido in nessuna parte, fatta eccezione per la frase “non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema”.
Per il resto, credo che potrebbe esservi utile qualche osservazione, che possa farvi capire meglio perché i ragazzi non sanno più scrivere, leggere e parlare bene. Il problema esiste eccome, ma esiste da almeno trent’anni e non si vede perché uscire fuori adesso.


 

Avrei trovato più logico e utile un appello nel momento, per fare un esempio, in cui le ore di italiano nelle scuole medie sono state ridotte invece che aumentate. Oppure avrei preferito una vostra presa di posizione su ogni cambiamento che aumentava gli alunni per classe e diminuiva il personale, per esempio rivalutando “il maestro unico”; o quando è stato eliminato il tempo prolungato, anche se permetteva di seguire davvero i ragazzi.
Avrei preferito che aveste scritto e firmato in 600 un documento di protesta quando “per risparmiare”, sono stati eliminati i dirigenti, perché se il dirigente deve gestire tante scuole invece di una sola questo porta dei problemi che si ripercuotono sulla vita scolastica, e di riflesso anche sulla grammatica e sull’ortografia.
Avrei preferito che foste intervenuti quando è stato ridotto il numero degli insegnanti di sostegno, perché anche questo finisce per riflettersi su quello che possiamo fare per gli alunni, comprese le importanti riflessioni linguistiche.
Troverei ottima l’idea di una vostra presa di posizione ogni volta che i genitori vengono a scuola a protestare per i voti, per i troppi compiti, per i pochi compiti, per le scelte didattiche dei docenti, per i provvedimenti disciplinari dei figli, anche se meritati, perché anche questi problemi provocano ritardi e riducono il tempo per insegnare l’italiano.
E avrei apprezzato anche un vostro intervento per difenderci da tutti i ministri che arrivano bel belli, buttano all’aria quello che c’era prima e ci costringono a ricominciare tutto da capo, come in un eterno gioco tu costruisci, l’altro distrugge, tu costruisci, l’altro distrugge e così via.




Non è vero che “il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi”. Sulla carta è stato sempre previsto come importantissimo. Ma il fatto è che da trent’anni a questa parte l’aumento degli impegni, e delle mille richieste (e pretese) rivolte ai docenti lasciano sempre meno spazio all’insegnamento delle materie, compreso l’italiano. Probabilmente voi non lo sapete, ma fate presto a rendervene conto rileggendo (o leggendo) i programmi ministeriali e le (pseudo)riforme, con tutti i cambiamenti che sono stati fatti e che non hanno portato ad altro che a confusione, difficoltà e ritardi. Noi insegnanti di tutti gli ordini di scuola siamo sovraccarichi di compiti a volte perfettamente inutili, dobbiamo perdere tempo a riempire paginate e paginate di fogli che non hanno nulla a che fare con la didattica, a compilare registri elettronici o a scrivere relazioni che con buona probabilità nessuno leggerà mai. Tutti gli insegnanti preferirebbero essere impegnati solo a insegnare la loro materia, a progettare attività utili per aiutare i ragazzi. Ma noi, cari Docenti universitari e non, non abbiamo più tempo per insegnare come vorremmo, e non abbiamo abbastanza risorse per attuare i progetti che studiamo per aiutare chi è rimasto indietro o per migliorare la preparazione di chi è già preparato: siamo impegnati ogni giorno a gestire situazioni disciplinari difficili, a cercare di porre rimedio a errori educativi della famiglia, ad aiutare i genitori in crisi perché non riescono a comunicare con i figli, a sopperire alle carenze organizzative conseguenti a tagli che ormai sono arrivati a scoprire la carne viva della Scuola italiana. Perché non so se sapete che sono molti anni che noi ci lamentiamo dei tagli, delle finte riforme, delle difficoltà che viviamo ogni giorno. Sono decenni che inorridiamo per quello che scrivono i bambini e i ragazzi e che lo gridiamo a gran voce. Diciamo che i ragazzi non sanno leggere, non sanno scrivere e non sanno parlare. Non ci serve sentirlo dire da voi. Anzi, personalmente mi indispone, perché mi dà l’impressione di sentire quelli che arrivano nel luogo di un’esplosione e chiedono “Come mai c’è tutto questo disordine?”.




Non è vero che ci sono “alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti”. E, soprattutto, anche questa frase suona irritante, perché sottintende che sarebbero necessari dei corsi di aggiornamento per gli insegnanti che sono incapaci di insegnare l’italiano. Davvero pensate che sia degli insegnanti degli ordini di scuola che precedono l’università la “colpa” del fatto che i ragazzi non sanno scrivere? Allo stesso modo, si potrebbe dire che sono stati i docenti universitari quelli che hanno preparato e fatto laureare i docenti che non sanno insegnare. E l’inutile cerchio delle accuse si chiuderebbe. Per quanto riguarda le soluzioni che proponete, credo che non siano affatto soluzioni.
“Una revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base”? Tranquillizzatevi! C’è già di tutto e di più. Rileggete meglio (o leggete) le indicazioni nazionali.




Per il resto, in sostanza, chiedete altre “verifiche nazionali periodiche” del lavoro svolto? Altri test, insomma, per constatare quello che sappiamo già? E sarebbe una soluzione? No. Sarebbe solo una verifica con altro lavoro inutile.
Prima di verificare un lavoro bisogna essere messi in condizione di farlo, quel lavoro. Il discorso è molto lungo, ma faccio qualche esempio, solo come accenno:

– Riduzione degli alunni per classe. Direi massimo 20.
– Aumento del numero di docenti (i “docenti di potenziamento” non sono stati una buona idea) e ripristino del concetto di “compresenza” in tutti gli ordini di scuola.
– Una modifica dell’orario: troppe ore a scuola non fanno bene a nessuna età. La scuola non può fare un “tempo lungo” per risolvere il problema “dove metto i bambini?”. Semmai lo Stato potrebbe organizzare dei doposcuola a disposizione dei figli dei genitori che lavorano. Gratuiti.
– Una revisione delle materie di studio. Problema molto delicato, ma da affrontare.
– Un aumento delle ore di italiano in tutti gli ordini di scuola. La competenza linguistica si raggiunge con ore e ore e ore di letture, di studio, di riflessioni, di esercizi. Ore curricolari al mattino e ore pomeridiane divise in “recupero” e in “potenziamento”. E’ inutile parlare di accoglienza e di inclusione se poi, praticamente non si può fare nulla di sostanziale per gli stranieri che non conoscono bene l’italiano o per gli alunni che hanno difficoltà di apprendimento. Ed è inutile parlare di “eccellenza” se poi non si riserva alla Scuola l’attenzione (anche economica) che merita.




In conclusione: il grosso, l’enorme problema è che la situazione è così ingarbugliata e incancrenita che è difficile adesso, porre dei rimedi veri. Dare la colpa a qualcuno in particolare è ridicolo. E’ ridicolo soprattutto dare la colpa agli insegnanti, perché le colpe principali sono esterne alla scuola (a partire dalla politica e da chi manovra i gusti e gli acquisti). I ragazzi non sanno scrivere perché non sanno parlare; non sanno parlare perché sono stati spinti a pensare solo a ciò che c’è di più futile, perché la società da decenni sta rendendo tutti imbambolati da stupidaggini che hanno lo scopo proprio di distoglierli da ogni forma di cultura. Bisogna ripensare prima la società e poi la Scuola tutta, dalle fondamenta. È giunta l’ora di smetterla con i rattoppi. Una scuola del passato come continua a essere questa, nonostante le LIM e i tanti specchietti per le allodole, non può andar bene né per il presente né tantomeno per il futuro.

L’AUTRICE – Isabella Milani è lo pseudonimo di un’insegnante e blogger che ha trascorso la vita nella Scuola. Per Vallardi ha pubblicato L’arte di insegnare – Consigli pratici per gli insegnanti di oggi. Qui il suo blog e qui tutti i suoi articoli per ilLibraio.it.




le parole  di 



Debora Gabriele · 
Era da tempo che pensavo le stesse cose, aggiungerei ancora un argomento :nella scuola primaria e nella secondaria inferiore di cui faccio parte siamo costretti a promuovere chiunque ...ossia è considerata scuola dell'obbligo pertanto solo con i tre quarti di assenze si può bocciare, altrimenti i voti non possono essere inferiori al 5 !!
Il dirigente ti costringe ad alzarli nonostante lo scarso impegno e le mancate conoscenze /competenze in quella o più materie......
Dunque?? Tutti promossi; scuola che promuove = scuola eccellente= dirigente bravo!
Capito?Cosa ci aspettiamo dunque come conseguenza? Noi speriamo che alle superiori avvengano i " tagli" ma certe volte qualcuno sfugge anche lì.....
Grazie.

hanno anticipato  la mia chiusa  .


02/10/16

I fatti di Cagliari chi è più idiota le suore che cedono ai genitori che ragionano con il ... cioè come salvini e company o i genitori ? e altre storie

La  risposta   alla  domanda  è  unica : sopno entrambi  ....    nè  più ne' meno  .  Ottima la  tecnica  del  silenzio   cioè  nel  non rilasciare  dichiarazioni   alla  stampa  da  parte   delle  responsabili  dell'edificio scolastico   e  di fare pressioni tramite  wzp   sui genitori    per  non rilasciarle  . Peccato che  la  tecnica    del silenzio  per  non  alimentare  la  cosa   abbia  ottenuto l'effetto contrario    cioè  se  ne parla   ancora di più  .  Alcuni genitori  (  sia  i  salvinisti  che i non salvinisti  )  diranno   si  è trattato di  un equivoco    e  che  la  stampa  ha  ingigantito le    cose  .  Ma  allora  se  cosi fosse  perchè   le  suore  chiedono  ai genitori   di  non rilasciare interviste   ai media    davanti alla  scuola ?   non  era più  semplice rilasciare  , anche  se  poco sincero  un comunicato stampa   dove  si  diceva  la  loro versione  ?
ecco  i fatti

da la  nuova  sardegna  1\10\2016


Cagliari, razzismo a scuola: bagni separati per gli allievi migranti. Ma il caso è rientrato
Inquietante episodio di discriminazione nell'Istituto parificato religioso Nostra Signora della Mercede. I piccoli erano sbarcati in Sardegna senza genitori




CAGLIARI.
I bambini non volevano andare al bagno, non in quello destinato anche ai compagni arrivati dall’Egitto e dall’Etiopia. Probabilmente messi in guardia dai genitori non volevano rischiare chissà quale contagio. Per questo la direzione dell’istituto parificato religioso Nostra Signora della Mercede aveva preso una decisione che rimanda all’apartheid sudafricano: servizi separati, qui i bianchi e là i neri.
Ma non è finita: alcuni genitori, già impauriti davanti al pericolo che i loro pargoli s’ammalassero, avevano manifestato il timore che i due bimbi senza famiglia, sbarcati a Cagliari tra giugno e luglio, avessero tendenze violente. La ragione? Il loro vissuto, le sofferenze patite nei paesi d’origine, la perdita della madre e del padre, una matrice sociale certo lontanissima dal mondo dei ragazzi cagliaritani, tutto iphone, pokemon e playstation. Insomma: tante minacce contenute in due bambini di dieci anni, ospitati in una casa famiglia e iscritti alla quinta elementare con tanto di insegnante di sostegno perché la loro vita avesse una prospettiva. Minacce patite al punto da indurre due coppie di genitori a ritirare i loro figli da scuola malgrado frequentassero classi diverse da quella dei due piccoli migranti.
Ora è tutto rientrato, i servizi igienici sono di nuovo aperti a tutti, neri compresi. Ma perché alla scuola di via Barone Rossi cadessero i pregiudizi e tornasse il conformismo tipico della cagliaritaneria c’è voluta un’assemblea generale, dove le due tutrici degli scolari migranti - le avvocate Marina Bardanzellu e Maria Antonella Taccori - hanno spiegato con grande impegno e pazienza quanto era scontato: nessun rischio per la salute, i due ragazzi erano entrati in aula coi certificati dell’Asl, dopo visite accurate e controlli clinici rigorosi. La violenza poi, bastava guardarli: «In pochi mesi hanno imparato a parlare e a scrivere in italiano - spiega l’avvocata Bardanzellu - sono ragazzi dotati di un’intelligenza viva, attenti e scrupolosi, educati e gentili».
E le suore mercedarie? Alla richiesta del cronista di un colloquio telefonico la risposta è stata: «Non rilasciamo interviste, arrivederci». Su altre testate filtrano spiegazioni prive di autori dichiarati: «Non è stato razzismo, solo disinformazione». A spezzare una lancia in favore dell’istituto scolastico è l’avvocata Bardanzellu: «I ragazzi musulmani sono stati accolti e inseriti - spiega la tutrice - e questo va riconosciuto. Poi si è verificata una catena di situazioni complicate, per le quali ero sul punto di rivolgermi al giudice minorile». La ragionevolezza - e il rispetto della legge - si è fatta strada dopo una decina di giorni, in cui le suore si sono trovate a lottare tra il rischio di perdere studenti e quello di passare per una scuola del Missouri: «Alla fine è arrivato il chiarimento - taglia corto Bardanzellu - questo è l’importante».
Un commento, nell’indignazione palpitante registrata dai social network, arriva da Angela Quaquero, presidente dell’Ordine sardo degli psicologi e referente della Regione per l’emergenza migranti: «Un episodio gravissimo, che si configura come un pesante trauma per tutti e che richiede un’azione immediata». Prosegue la Quaquero: «Il trauma riguarda sia chi subisce questa inaccettabile discriminazione, sia chi ne è inconsapevole esecutore. Per questo è indispensabile la disponibilità delle stesse famiglie che hanno di fatto costretto la scuola a riservare bagni  separati per i bambini di colore. L'episodio, di per sè gravissimo, lo è ancora di più se si considera che va ad incidere su un'età, quella evolutiva, nella quale restano tracce indelebili, con pericolosi esiti nel corso della vita, soprattutto sul versante della maturazione affettiva». (m.l)


ed  ecco  i genitori  che tentano  di smarcarsi   e  \o  di  sminuire  i  fatti 




io  dico  che
  •   coloro che  rilasciano tali dichiarazioni  anzi che starsi zitti    che   sono  allo stesso livello di  quei  genitori idioti  che  hanno  esercitato pressione sulle  suore  e   delle suore (  ?  )    che  per  paura  di perdere  qualche  €  hanno  accettato  tali  aut  aut  .
  • applicare loro , sia   a quei  genitori  che  sminuiscono e minimizzano  , sia  a quelli  che   hanno fatto pressioni o  noi o loro  e  alle  suore  la legge del contrappasso dantesco  facendoli subire  quello   hanno subito  i nostri connazionali  che  fra  il  XIX e  il  XX  secolo emigrarono nelle  Americhe  e in Europa  e forse    capiranno   il male   fatto  perchè chi cede   (  le  suore  )  e chi  ( altri genitori  )  sminuisce   e  minimizza i fatti   è  ....  complice  se  non allo stresso  livello
  • E che  in Italia  , chi  sa  fin quando  ancora  [sic ]  ci sono anticorpi ,  anche  se  a  volte  in maniera  ipocrita  e lava  coscienza  \  buonista  come definiscono alcuni\e  alle  imbecillità dettate  dalla paura  e dai pregiudizi  come di mostra la  storia  che riporto sotto

BOLZANO. Giuseppe De Vivo oggi guarda la terra dal cielo con un sorriso pieno d’orgoglio. “Sepp”, come lo chiamavano tutti, è morto il 3 gennaio scorso, ucciso da un cancro a soli 65 anni. La moglie Wally Rungger per ricordarlo ha “donato” un contratto di lavoro a Mounirou Yakoubou, un giovane profugo del Togo di 28 anni. Con gli amici - attraverso una sottoscrizione - è stata raccolta la somma di 10.400 euro. Con questi soldi, Mounirou è stato assunto part-time per un anno dalla cooperativa sociale Akrat di piazza Matteotti, che produce mobili, arredi e articoli di sartoria. Un anno di lavoro in regola, con i contributi e lo stipendio pagati. «Sepp ne sarebbe contento - dice Wally Rungger trattenendo le lacrime -: perché lui aveva un rispetto sacro per il lavoro. E sapeva quanto fosse importante per la nostra dignità».

Wally Rungger con il presidente della...
Wally Rungger con il presidente della cooperativa Akrat Peter Prossliner
Quando muore una persona molto cara, spesso si cerca una maniera per continuare a farla vivere, a tenerla ancora un po’ con noi. Un gesto di vita che illumina il buio della perdita. C’è chi fa una donazione alla ricerca contro le malattie (il cancro, la Sla, l’Alzheimer...), chi aiuta associazioni che si occupano di bambini o donne in difficoltà, chi si affida ad Emergency o a Medici senza frontiere. «Ogni causa è nobile - continua Wally Rungger - e rispecchia anche la persona che vogliamo ricordare».
Sepp De Vivo era un uomo con un forte senso civico. Con un’etica inossidabile. Allergico ai soprusi e al razzismo. Insofferente ai giudizi facili e al conformismo. Tanti amici si sono fatti avanti per trovare il “modo giusto” per rendergli omaggio nel tempo. «Per me - continua la moglie - era importante fare qualcosa di concreto. Dare un aiuto “vero”. Che fosse anche l’occasione per ricominciare per una persona con cui la vita non era stata generosa».
Mounirou Yakoubou ha impiegato due anni per raggiungere l’Italia. Dal giorno alla notte, è dovuto scappare dal Togo dove la sua famiglia veniva perseguitata per motivi etnico-religiosi. «Degli amici - racconta mentre cuce delle stoffe - mi hanno avvisato che se restavo, sarei stato ucciso. Non ho avuto scelta». La fuga prima in Benin, poi in Nigeria, quindi in Libia. «Sono rimasto 11 mesi a Tripoli. Quando è scoppiata la guerra, mi sono dovuto nascondere. Noi africani veniamo trattati peggio delle bestie. Depredati e picchiati. Mi hanno rubato tutto, anche i soldi per la traversata sui barconi. Ero disperato. Non so come, un compatriota è riuscito a farmi salire lo stesso sulla nave senza pagare. E mi sono trovato in Italia». Dalla Sicilia è stato spedito in aereo a Bolzano con i contingenti previsti dal ministero. Dopo un anno mastica già l’italiano, e, grazie all’Akrat, ha ricominciato a fare il suo lavoro: il sarto, appunto. Wally Rungger, che è stata a lungo anche consigliera comunale dei Verdi a Bolzano, è una delle fondatrici della cooperativa. L’Akrat impiega profughi segnalati dalla Caritas (che hanno già una formazione professionale alle spalle), o persone in difficoltà mandate dai servizi sociali. Lo scopo è ridare una chance, una ripartenza a chi non riesce a entrare (o rientrare) sul mercato del lavoro.
«I giovani profughi - spiega il presidente-designer-artigiano Peter Prossliner - hanno una gran voglia di imparare subito, per essere indipendenti e non pesare sulla società che li ospita. Hanno l’età e l’energia per dare il massimo. Questo dovrebbe capire chi li vede come un nemico». Un’immagine ben diversa dallo stereotipo “dei fannulloni mantenuti dallo Stato”. «Il lavoro in un Paese sicuro è il loro unico obiettivo. Non l’assistenza sociale fino alla tomba. Vogliono guadagnare per mandare i soldi a casa alle famiglie. Come facevano i nostri emigranti nel Novecento». Quando arrivano in Italia, anche se hanno già i fondamentali del mestiere, devono essere formati all’uso delle attrezzature europee (molto diverse da quelle più arretrate dei Paesi d’origine) e alle normative di sicurezza. Hanno anche delle storie personali molto dure: uno dei ragazzi che lavorano qui, ogni giorno deve farsi ancora curare le pieghe sul corpo delle torture e le ferite di guerra. Quella di Mounirou è una delle prime assunzioni vere e proprie che l’Akras si è potuta permettere, ma solo grazie alla sottoscrizione per Sepp De Vivo. Un tipo di donazione - il contratto di lavoro - che potrebbe fare da apripista ad altre. «Un anno di lavoro retribuito, può aprire molte porte e garantire un futuro a questi ragazzi», spiega Prossliner.

Il contratto di lavoro è stato donato...
Il contratto di lavoro è stato donato in memoria di Sepp De Vivo

I piani di sviluppo della cooperativa prevedono una forte crescita per il 2017. Ovviamente è dura per una realtà che, pur stando sul mercato, ha fini sociali e non commerciali.
La coop, fondata nel 2012, conta solo sulle proprie forze: le vendite, le quote dei soci, il lavoro dei volontari e le piccole donazioni. «Per resistere, dobbiamo vendere i nostri prodotti. Le spese sono tante, ma è prezioso anche il sostegno di alcuni “sponsor”, come la Salewa». Per quanto riguarda l’inserimento lavorativo delle persone con disagio psichico, l’ente pubblico paga solo gli oneri previdenziali. Mentre tutti i costi per i profughi tirocinanti sono a carico di Akras. Nello store di piazza Matteotti, “nascosto” dietro il bar Debby, la coop vende, produce, aggiusta e reinventa mobili e articoli d’arredamento. I laboratori e la falegnameria sono nel semi-interrato. Il rapporto con il cliente è diretto. Se hai una vecchia poltrona, te la rifanno con una linea totalmente nuova, oppure usano il materiale per costruire qualcos’altro: un tavolo, un comò, una lampada... La coop ora può contare anche sull’aiuto (gratuito) del designer Nitzan Cohen, docente della Lub.
Come dice Prossliner, questo è anche un esempio di vera innovazione. «Perché ricicliamo materiale, diminuendo i rifiuti, e creiamo nuove professioni. L’innovazione non è solo quella tecnologica, ma anche quella sociale. Che aiuta le persone».
Giusto Peter.
Sepp De Vivo, da lassù, annuisce e strizza l’occhio.



18/09/16

Alcuni genitori si sono indignati per un diario che ritrae una bambina con l’hijab, uno dei tanti veli islamici.ed non riconoscono il premio Nobel per la Pace





Si sa, l'ignoranza produce odio, disprezzo per gli altri, paura e conduce ad azioni terribili  . Infatti  
Si sa, l'ignoranza produce odio, disprezzo per gli altri, paura e conduce ad azioni terribile:  inquisizione  ,  caccia  alle streghe ed  agli untori  ,il terrore  ,  il pogrom  , Lager,  Gulag  e  chi  più ne  ha  ne  metta  Ma  ciò non è bastato   visto che  si ricade    vedendo  episodi   come quello  di cui  parlo oggi  .
Lo che molti di voi diranno  :   ma non hai niente di più importante di cui occuparti , e menate varie .
Certo che le ho . Ma quando certa gente , vedere articolo sotto , reagisce con odio e frasi sempre uguali e ripetendo come un pappagallo le frasi dei seminatori d'odio e non ha le palle per dirlo di persona ma si sfoga sui social . 

Ma me ne frego e continuo finché (per parafrasare una famosa attrice teatrale e comica I II ) i mio blog è

ma il mare aperto dei sentimenti
le vele al vento del mio pensiero
finché quel vento mi resisterà.

infatti io scrivo di queste cose perchè : Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti.( Martin Luter King ) ed odi gli indifferenti ( Antonio Gramsci  ) Ora leggendo l'articolo  
malala
foto copertina di Christopher Furlong/Getty Images)
Alcuni genitori si sono indignati per un diario che ritrae una bambina con l’hijab, uno dei tanti veli islamici. Il lavoro è stato stampato in un istituto comprensivo di Carrè, Chiuppano e Zanè. Raffigura Malala Yousafzai, la giovanissima pakistana che ha vinto il Premio Nobel per la Pace, lottando per il diritto all’istruzione nel suo paese.Il disegno in stile Andy Warhol che ritrae una bambina con lo hijab, una delle tipologie di velo islamico, sta provocando un vespaio su Facebook. L’immagine è la copertina del diario scolastico stampato dall’isitituto comprensivo di Carrè, Chiuppano e Zanè.“Io sono senza parole – scrive Giulia, che ha postato la foto sulla sua pagina Facebook – E anche qui sarebbero solo insulti… Vergognatevi! I comunisti sono pregati di non commentare con moralismi, storie di integrazione di sto c***o e altre M***”. Seguono tre hashtag: #loschifo, #èoradibasta #vergogna e una ventina di commenti che vanno dal “Ma i genitori tutti zitti? non ho capito l’obbligo di avere una cosa che non condivido…deghe fogo!!!!!!!” al “A me sale l’omicidio” fino alle foto di Benito Mussolini e proposte di roghi davanti alle scuole.In realtà la bambina rappresentata è Malala Yousafzai, la giovanissima pakistana che ha vinto il Premio Nobel per la Pace con le sue lotte per il diritto all’istruzione e sui diritti civili in generale. “Sono sorpresa e amareggiata – spiega la dirigente scolastica Luciana Bassan – Sorpresa perchè nessuno si è lamentato di persona e amareggiata perchè quella copertina e tutti gli altri 11 disegni contenuti nel diario sono frutto di un lungo lavoro di due classi V di Zanè sul tema “Gesti famosi, donne semplici”, che ha portato loro a vincere un concorso scolastico. Oltre a Malala sono state ritratte anche Anna Frank, Rita Levi Montalcini, Indira Ghandi. Amereggiati sono anche gli insegnanti ma soprattutto i ragazzi, che si sono impegnati tanto su temi come la libertà e il diritto all’istruzione per tutti i bambini”.“Cari genitori – conclude la dirigente – Forse è il caso che facciate una riflessione sulla vostra reazione anziché su quel bel disegno di cui ignoravate il significato”.

Mi chiedo  elucubrando  : non so chi  è    chi fa più schifo  se  gli ignoranti   razzisti  e  xenofobi o peggio  che  hanno  subito  il lavaggio del cervello   da parte  della propaganda   salvinista e destrosa  o che  sono   , peggio ancora  , cosi di natura  . O gente  come questa  che  dice  

in maniera   talmente  ambigua che  non si capisce  se  è un troll provocatore  o  un ignorante  che  fa  sul serio  . 


La risposta alla mia elucubrazione mazzulliana sembrerà banale . Ma per me fanno entrambi schifo sia i primi ( razzisti , xenofobici ) sia i secondi ( perchè l'ignoranza fa paura ed il silenbzio uguale a morte cit musicale ) . Sia gli uni che gli altri non capiscono che Lasciarsi portare ad atti d'odio da troll razzisti è, da fessi! Le pachistane e le iraniane utilizzano un genere di copricapo che non è tanto diverso di quello che utilizzavano le nostre nonne per andare in chiesa. Non tutte lo usano, non
http://www.comune.cercemaggiore.cb.it/
più precisamente  qui 
nasconde i capelli della donna, e poi a volte se lo tolgono in pubblico. Poi ci sono fotografie d'Indira Ghandi con un abbigliamento non tanto diverso, e con il capo coperto nello stesso modo. Viaggiate un po', leggete un po' o guardate  programmi  che non siano solo quelli della de filippi e  simili  . E  capirete che   quello che  voi chiamate  velo  sui  capelli  era portato  anche dalle  nostre nonne
  e  bisnonne    e viene portato  anche  dalle  nostre suore  e   in molti paesi del mediterraneo ed  oriente    non solo  mussulmano  

02/03/16

Salta l'incontro con l'imam Telefonate minacciose e post velenosi sui social network contro la Pertile. Carabinieri e digos dal preside, poi la scuola annulla l'evento

presidi ed insegnanti senza palle \ coraggio o paura di genitori malpancisti e pieni di pregiudizi ed politici coglioni che strumentalizzano e sfruttano il diverso a scopo elettorale ? però  come ha detto il sindaco di tale paese   : << Il sindaco: «Ma i dollari dello sceicco non fanno schifo» Il sindaco Da Roit ricorda la visita a Cortina>>



AGORDO
Salta l'incontro con l'imam
Telefonate minacciose e post velenosi sui social network contro la Pertile. Carabinieri e digos dal preside, poi la scuola annulla l'evento

di Gianni Santomaso





AGORDO. Salta l’incontro con l’imam. La pressione della minoranza dei genitori, le minacce degli uomini politici di destra e il silenzio di quelli di sinistra impediscono alla maggioranza degli alunni di partecipare all'incontro con l'imam Kamel Layachi in programma martedì prossimo alla scuola media “Pertile”.
Il dirigente scolastico, Bernardino Chiocchetti, e i docenti hanno infatti deciso ieri mattina di cancellare l'evento approvato a settembre e inserito nel progetto di educazione alla mondialità, alla tolleranza e alla pace. Lo ha fatto perché il clima attorno alla scuola si era fatto nero. Gestire il tutto per un'altra settimana non sarebbe stato facile. Se in prima battuta erano arrivate le lamentele di alcuni genitori su Facebook (non risulta che alcuno in questi giorni abbia contattato la scuola direttamente), da sabato gli attori sono aumentati. Prima il senatore Giovanni Piccoli (Forza Italia) ha attaccato la scuola parlando di “follia”, quindi domenica l'assessore regionale all'istruzione, Elena Donazzan, sul fattoquotidiano.it ha minacciato l'ispezione. Ieri mattina, però, si è raggiunto l'apice. Alle 9.41 il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, posta su Facebook il numero della “scuola della pace” e il telefono inizia a suonare. Uno chiede di partecipare all'incontro, altri per capire, altri vomitano nella cornetta insulti verso gli impiegati che stanno lavorando. Poi telefona il maresciallo dei carabinieri, quindi arriva la Digos per capire dal dirigente quello che sta succedendo. Ieri sera è arrivata la troupe di “La strada dei miracoli” (Mediaset) e sarà ad Agordo anche stamattina.
«In conseguenza del clamore mediatico suscitato in modo del tutto inatteso da un articolo pubblicato venerdì sulla stampa locale e ripreso a largo raggio con inaccettabili strumentalizzazioni», dice Chiocchetti «la scuola ha deciso di rinunciare all’intervento di Kamel Layachi, a fianco dell’insegnante di religione cattolica, in programma martedì dal momento che purtroppo non ci sono più le condizioni per un confronto sereno, presupposto indispensabile per il coinvolgimento degli alunni. 
da La forza delle Parole

Layachi concorda con la decisione presa, a conferma della sensibilità che lo contraddistingue e che nel 2013 gli è valsa il Premio Fraternità-Città di Benevento, a riconoscimento del suo impegno nel gettare ponti di dialogo fra le diverse confessioni religiose e realtà culturali presenti nel nostro Paese».
Una decisione non facile per la scuola. «Si tratta di una risoluzione presa a malincuore», continua Chiocchetti «visti i ripetuti interventi di Kamel Layachi attivati con le stesse modalità da più anni a questa parte, a stretto contatto con i coordinatori per l’insegnamento della religione cattolica, in molte scuole primarie e secondarie del Veneto e finalizzati a promuovere la conoscenza reciproca e ad eliminare il pregiudizio. L’iniziativa, presentata nelle assemblee per l’elezione dei rappresentanti dei consigli di classe e poi deliberata dagli organi collegiali con la presenza dei genitori, aveva seguito il consueto iter di approvazione».
Iter che, evidentemente, non è bastato a qualche genitore che ha preferito affidare a Facebook i propri turbamenti. «Nel prendere atto della contrarietà manifestata da una componente dei genitori», dice il dirigente «confermiamo la volontà di dialogo con tutte le famiglie con la precisa volontà di salvaguardare la sintonia finora intervenuta tra scuola e contesto ambientale, aspetto fondamentale per garantire il successo scolastico degli iscritti». La scuola, infine, ringrazia l’arcidiacono, il sindaco e l’assessore ai servizi alla persona di Agordo e il parroco di Rivamonte, Tiser e Gosaldo per l'appoggio dato nei giorni scorsi.

12/02/16

«Porti iella»: ragazzina di 12 anni perseguitata da centinaia di bulli a Nuoro




un miracolo di solito sucede il contrario i genitori   sono inervenuti subito .Infatti  ecco un intressante  discussione  sullla  pagina  facebook   dell  'unione  sarda   con
Cheeba MorCheeba Piccoli "insultatori" violenti crescono! Non so di che vi meravigliate. I ragazzini sono lo specchio della società, copiano tutto quello che "fa figo" e insultare chi è in minoranza, diverso o per i cavoli suoi è all'ordine del giorno nella nostra realtà. Quando ero piccola io il bullismo si affrontava a parole o a calci, non mettendo in mezzo le forze dell'ordine... magari a quest'ora molte facce di bronzo che ora hanno figli che fanno i bulli, avrebbero avuto una diversa fedina penale! Ma sarebbe veramente tanta gente e tra le più lodate dalla società pure!
e Cristina Floris E i genitori dei bulli? Scommettiamo che per loro sono bravate? Ragazzate. .....poverini! Questi genitori dovrebbero pagare migliaia di euro per danni alla ragazzina. Sono sicura che allora insegneranno il rispetto ai loro orrendi figli
Giuseppe Scano logico che succedano ancora e continueranni  a succedere , manca la prevenzione  e  dei corsi   obbligatori per genitori . Ma purtroppo il solo parlarne pubblicamente ( vedi la puntata  andata in onda     recentemente di presa diretta  di iacona  costretta a trattare il tema delbullismo specie quello omofobico \ sessuale e cyberneticvo in seconda serata ) è tabù .
Giuseppe Scano magari sono quei genitori che sminiscono quando sono i loro figli a farlo ed invece s'incazzano quando sono loro figli a subirlo . Ommagari quelli che si lamentano del bullismo specie sessuale e poi si lamentano se la scuola fa educazione sessuale tirando in ballo la bloiata del gender


se  non  vi  dovesse bastare  il video  sintetico  dell'unione sarda   e la discussione     eccovi l'èarticolo della  nuova sardegna  d'oggi 12\2\2016

«Porti iella»: ragazzina di 12 anni perseguitata da centinaia di bulli a Nuoro

I genitori della vittima consegnano la lista di nomi alla polizia e ai dirigenti degli Istituti. Il racconto choc: «Quando vedono passare nostra figlia i maschi si toccano nelle parti intime»

NUORO. È la lista nera di bulli più numerosa d'Italia. Al suo interno ci sono i nomi e i cognomi di centinaia di studenti nuoresi, provenienti dalle quattro scuole medie cittadine e di età compresa tra gli 11 e i 15 anni, protagonisti della più calda vicenda di bullismo isolano degli ultimi tempi. Sulla loro testa pesa l'ingombrante accusa di essere i carnefici di una ragazzina di appena dodici anni: sono stati proprio i genitori della vittima a consegnare la lista in Questura. E una copia dell’elenco di nomi è stata inviata anche ai dirigenti scolastici.
L’inizio dell’incubo. «Tutto è iniziato circa nove mesi fa – raccontano i genitori della ragazzina – . A metà anno scolastico, frequentava la prima media, alcune compagne di classe, forse ingelosite dalla bellezza di nostra figlia e dal taglio di capelli all’ultima moda, hanno commentato di fronte a tutta la classe la sua pettinatura, definendola "da poco di buono". La cosa si risolse qualche settimana dopo con le scuse, accolte senza esitazione da nostra figlia». Poi la fine della scuola e le tante serate estive in compagnia delle fidate amiche del cuore passate con la spensieratezza e la gioia tipica di quell'età. Mai avrebbe immaginato di ritrovarsi di lì a poco perseguitata da centinaia di ragazzini e ragazzine, spesso sconosciuti, pronti a seppellirla di insulti e maldicenze in ogni angolo della città.
La persecuzione. «A settembre con l'inizio della scuola è cominciato il suo e il nostro calvario – raccontano i genitori con voce flebile – Ci eravamo accorti che qualcosa non andava, da bambina allegra e gioiosa era diventata apatica e taciturna, i suoi occhi erano sempre tristi e accampava scuse di ogni tipo pur di non andare a scuola o semplicemente uscire di casa. Abbiamo pensato che il problema fosse circoscritto nelle quattro mura scolastiche e così le abbiamo fatto cambiare scuola. Ma c’era ancora qualcosa che non quadrava».
«Porti iella». Dopo cinque mesi di silenzi la dodicenne finalmente trova il coraggio e racconta tutto ai genitori. Ogni giorno era una fotocopia del precedente: varcata la soglia di casa era un continuo incassare, tra urla ingiuriose, gesti scaramantici e maldicenze. «Un fiume di lacrime disperate ha accompagnato il racconto di nostra figlia, l'abbiamo ascoltata con il cuore in frantumi e dentro la nostra testa ci chiedevamo "perché tutto questo, perché proprio a lei". Purtroppo le hanno attribuito la nomea di porta iella e il tam tam in città è stato così veloce e impietoso che tutti i ragazzini anche se non la conoscevano si toccavano i genitali quando passava, cantandole canzoncine che fanno rima con la parola sfiga». Uno choc per la personalità ancora troppo fragile di una adolescente. «E d'altronde dove poter colpire una ragazza bella, con un fisico da modella e una dolcezza infinita se non additandola della maldicenza più temuta, che ha portato al suicidio tantissime persone».
La lista dei bulli. I genitori a quel punto hanno detto basta. «Mossi da una grande preoccupazione abbiamo deciso di raccontare tutto in Questura, e portare una lista con un centinaio nomi, quelli a cui nostra figlia con l'aiuto di un'amichetta è riuscita a risalire». Ma in realtà sono numerosissimi i bulli di cui ancora non si conosce il nome e che per adesso dormono sogni tranquilli. I genitori della vittima per il momento hanno deciso di non sporgere denuncia, ma la lista, sotto richiesta della Questura, è stata inoltrata ai dirigenti scolastici delle scuole frequentate dai ragazzini incolpati.
Bufera a scuola. Il fatto ha scatenato l'inferno tra i genitori, in particolare modo in una delle scuole più coinvolte, dove si è persino paventata una sospensione di massa. «In questa vicenda siamo noi genitori colpevoli, dobbiamo fare capire ai nostri figli che toccarsi le parte intime per scaramanzia, non e' un atto di bullismo ma può fare molto male. Così come è colpevole l'adulto che spara a zero – la critica è rivolta alla dirigente scolastica – e vuole sospendere i presunti responsabili, squalificandoli più che accompagnandoli nel difficile percorso della crescita. Vogliamo dire alla mamma di questa ragazzina che ora i nostri figli sono entrambi vittime: di bullismo e di facile condanna».
Ma la preside non ci sta: «Nella scuola da tempo sono attivi progetti che sensibilizzano al tema del bullismo. La situazione per
me è molto dolorosa sia per la vicenda in sè che per il comportamento dei genitori – aggiunge la preside –: in coro hanno dichiarato la purezza dei loro figli e messo me alla berlina, senza pensare neanche per un momento all'anello debole di questa storia, cioè la povera ragazzina dodicenne».

22/09/15

ALICE NON LO SA - Ma è tutta colpa sua ?





L’improvvida uscita di Alice Sabatini, neo-Miss Italia (?) 2015, ha provocato una sequela di commenti ironici e sdegnati. Reazioni giuste e opportune. Alice non è innocente: stava a lei, e solo a lei, studiare e/o informarsi riguardo a eventi storici d’importanza fondamentale.
Ciò premesso, una domanda sorge spontanea: ma quanti docenti insegnano ai loro alunni l’importanza del ruolo delle donne nella Resistenza? Quanti conoscono, e diffondono, i nomi di queste eroine?
In genere, la “Storia” che conta non è presentata, sia dagli insegnanti sia dai libri di testo, come “affare da uomini”? Non lo diamo per scontato? Come stupirsi, quindi, che una ragazza (o un ragazzo) dall’intelligenza media, o magari non molto brillante, non avverta questo vuoto nel programma scolastico e reputi ovvia e normale l’”insignificanza” delle donne nelle vicende storiche, culturali, artistiche d’un Paese?
Se l’apporto femminile alla cultura, i diritti delle donne, sono ritenuti argomenti inutili o al massimo facoltativi; se gli/le insegnanti che vi si dedicano vengono visti come tipi eccentrici (quante volte ci chiediamo “come mai la prof è fissata con le donne, è forse ‘femminista’?, senza peraltro conoscere bene il significato di questo vocabolo?); perché sorprendersi delle Sabatini di turno? Accusare solo lei significherebbe, ancora una volta, addossare alle ragazze quell’ignoranza e superficialità che noi stessi/e, con la nostra (dis)educazione, abbiamo proposto come unico modello da seguire. 

© Daniela Tuscano

11/07/15

Maturità, storia di Silvia studentessa Down da centoMaturità, storia di Silvia studentessa Down da cento

 queste  sono storie    e fatti altro che gossip . Ora  è vero che    << i commissari ho presentato una tesina su di me. Devo dire che me li sono conquistati, soprattutto i prof di inglese e di filosofia: hanno apprezzato tantissimo le mie poesie>> Ma Silvia Barbarotto, quasi 20 anni, è una studentessa affetta dalla sindrome di Down. Ha appena finito il liceo di Scienze umane all’istituto Virgilio di Milano. Con il massimo dei voti: cento centesimi. Certo, la prova non era quella ministeriale, ma un esame adatto al suo «Pei», cioè il percorso educativo individualizzato sviluppato nel corso dei cinque anni grazie a una rete di insegnanti di sostegno. E non avrà il valore di una normale maturità infatti : Silvia riceverà un «certificato di competenze acquisite». Ma è comunque un risultato di cui essere fieri.

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Silvia, appassionata di poesia, è uscita dal liceo Virgilio di Milano con il massimo dei voti nella prova personalizzata. «Da grande vorrei imparare a fare i massaggi»
di Alessandra Dal Monte











«Ai commissari ho presentato una tesina su di me. Devo dire che me li sono conquistati, soprattutto i prof di inglese e di filosofia: hanno apprezzato tantissimo le mie poesie». Silvia Barbarotto, quasi 20 anni, è una studentessa affetta dalla sindrome di Down. Ha appena finito il liceo di Scienze umane all’istituto Virgilio di Milano. Con il massimo dei voti: cento centesimi. Certo, la prova non era quella ministeriale, ma un esame adatto al suo «Pei», il percorso educativo individualizzato sviluppato nel corso dei cinque anni grazie a una rete di insegnanti di sostegno. E non avrà il valore di una normale maturità: Silvia riceverà un «certificato di competenze acquisite». Ma è comunque un risultato di cui essere fieri.
Dalla poesia ai massaggi
«Sono molto contenta — racconta Silvia —. Nel primo scritto ho dovuto commentare un testo di Pirandello mentre nella prova di Scienze sociali un brano sulla situazione di un ragazzo. Poi all’orale, oltre all’autopresentazione, ho portato diverse materie: filosofia, inglese, matematica, storia, italiano, scienze sociali. E ho parlato tanto di poesia, che per me è una vera passione». Silvia legge alcuni suoi versi al telefono. Asciutti e incisivi. «Il mio poeta preferito è Ungaretti. Ma mi piacciono anche Shakespeare, Pascoli, Leopardi, Omero. E un po’ D’Annunzio». Da quando la scuola è finita Silvia è un po’ dispiaciuta. «Mi sono trovata bene in classe con i miei compagni. Adesso non so bene cosa farò: mi piacerebbe andare all’Istituto San Giusto — la scuola di Milano che insegna un lavoro ai ragazzi Down attraverso laboratori pratici (giardinaggio, ceramica, cucito, cucina e bar, informatica), ndr —. E, in futuro, imparare a fare massaggi».
Un futuro difficile
Mentre Silvia sogna, mamma Cristina fa i conti con le questioni pratiche: «I posti al San Giusto sono molto pochi. E proseguire gli studi è difficile. Intanto dovrei far riconoscere la maturità di Silvia, magari in questo mi può aiutare l’associazione Gpd, genitori persone Down, a cui siamo iscritti. Ma poi? Purtroppo dopo le superiori per chi è affetto da questa sindrome c’è il nulla. A maggior ragione devo ringraziare il liceo Virgilio, che l’ha accolta e seguita per cinque anni. Questo percorso Silvia l’ha finito alla grande. Adesso ci rimettiamo in pista per il futuro».

19/03/15

"uomini e donne di tribunale se fossi stato al vostro posto... ma al vostro posto non ci so stare " ma ci ho provato



dopo  lo stacchetto  musicale  . veniamo  alle  retiffiche  \ repliche  ai  miei precedenti articoli 

La  prima http://goo.gl/i3awqW
Vero   quello che  dici  ma  tu cosa  proponi  per  contrastare   questo     fenomeno  oltre  ad  indignarti ? 
Un  ora  alla settimana   d'educcazione civica    tipo quela del film " la  scuola della violenza   o pensieri pericolosi
Non  emarginare   se ci sono le prime avvisagli  di bullismo  perchè spesso  chi si conporta  cosi  è  uno \a  ( vedi  caso  della bulla  17   enne  che ha picchiato una  12  enne )  che   ha ,  se l'ha famigliae   disagiate \  problematiche  o genitori che  non sanno  educare ., corsi per educativi   per i genitori ed  insegnati    che  non sanno educare o sono menefreghisti  ed apatici  . AdPunirli  ma  con pene alternative  ( esempio  far  fare    nel caso  dei  ragazzi    che hanno  picchato e  puntato quella ragazza  handicapata  , gli avrei fatta  fare  per  una settimana    dopo scuola per  2 ore  servizio  in strutture    per  handicapati  \  mmalati mentali o  o ragazzi problematici  )   alla sospensione ed\ o l'espulsione ma  usarla  come estrema ratio
Se  tu fossi stato prof   in quella situazione cosa  avresti fatto ?
 non certo darei fuggito   o  rtimasto impassibile   , ma  avrei    s poi filmato i ragazzi . Il giorno dopo  interrogato    la mia lezione precedente  e  mettere tutti  due   e rispondere  ale proteste dei  ragaszzi mostrando il filmato di loro che fanno casino  e non stanno atttenti mentre io spiego  ..  Se  poi i  genitori  si lamentano  direttamente  o  come   a  volte succede  che  il preside  ceda  a pressioni \ lamentele  di  genitori  importanti ( politici , ecc )  e  se la prenda  con te  perchè  ha rimproverato il loro  figlio\iola  ho    il culo  le spalle  coperte  .  

la  seconda http://goo.gl/WavRgP

Agiungo a  quanto ho  già  detto  , rispondendo ,  a  questo comento

attilio cece
Relativamente al rispetto delle regole sono d'accordo con lei, totalmente... Circa la conoscenza della lingua italiana mi permetta, invece, una domanda: se tutti i suoi concittadini, italiani doc, dovessere sottoprsi ad un esame di italiano a livello terza media, quanti di loro lei crede, passerebbero la verifica? E per quanti non fossero considerati 'idonei, cosa pensa si dovrebbe fare: togliere loro la cittadinanza?....
Giuseppe Scano
Spettabile Attilio
gli rifaerei rifare le scuole o i corsi d'italiano . Spiego meglio il mio concetto , forse espresso troppo frettolosamente nel post . Mi sembra assurdo , la stessa cosa direi per coloro chee vengono in italia ( non importa la nazione o sei gli avi fossero italiani ) , che se uno va all'estero , e sta 20 anni e non parla neppure una parola della lingiua della nazione in cui ha scelto di rifasrsi una vita o di stabilirsi possa usufruire dela cittadinanza . Come ben vede non è questione di razzismo o di becero nazionalismo , ma una questione di buon senso
che     si  è leggittimo   che una persona    la quale   viene a stare fissa  in italia  o  e'  in italia   da   diversi anni  e pretende  la  la  cittadinanza  sappia \ conosca  oltre  i  nostri  usi ,  costumi , .leggi , storia   anche la  nostra lingua   .  Ma  tale  pretesa  può diventare   discriminatorio e   quindi razzismo  quando   : 1) lo si pretenmde  subito  neanche il tempo  d'arrivare  2) quandotale  pretesa  è  originata  da  un abuso vedi  post  in questione  .,3)   quando  si pretende    che uno\a  parli  l'italiano quando neppure  tu   lo  parli correttamente 

21/09/14

bambini armati e disarmati in questa terra di uomini che soffrono e sperano

come  alcuni avranno individuato da una parte del titolo   del post  d'oggi   la  canzone  in sottofondo  \  colonna sonora   è bambini - paola turci    seguita  da  non insegnate ai bambini -  Giorgio Gaber 

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oggi raccontiamo due casi che riguardano i bambini L'uso distorto e pressapochista dei servizi sociali e tribunale dei minori , OVVIAMENTE SENZA GENERALIZZARE , perchè come dice una mia amica psicologa in una discussione su facebook : << ( ...) Grazie Giuseppe Scano per l interesse mostrato verso queste vicende, purtroppo una delle tante...nei bambini troppe dinamiche in evoluzione come le funzioni cognitive e meccanismi vari non consentono attendibilità verbale in campo giuridico..di fronte a fatti importanti e straordinari.. è per questo che si ricercano strumenti attendibili privi di interpretazione umana...in questo caso i test proiettivi (i disegni) che rientrano tra gli strumenti tecnici più utilizzati quando si ha a che fare con minori.
E  E di come gli animali possano nel caso di bambini \ adulti con problemi possano fungere anche da terapia . E non sono , come ingigantiscono i media la maggior parte delle volte pericolosi ed aggressivi .

Ma  andiamo con ordine iniziamo   da  quello allegro  

La  prima   è  la storia  di Iris  una bambina  autistica  di  4  anni  che   lotta  con la  sua malattia   grazie  al rapporto con un Gatto  
Essa  è  tratta   dal  sito   di repubblica  ecco da  dove    http://www.repubblica.it/esteri/2014/09/12/

Iris ha 4 anni e vive in un mondo colorato e sereno, fatto di arte, musica e amore. L'arte è quella dei suoi bellissimi dipinti, la musica è quella del violino che suona mentre guarda un'orchestra esibirsi su Youtube, l'amore è quello di due genitori attenti che, da un lato dedicano alla bambina tutte le cure che l'autismo richiede (le è stato diagnosticato nel 2011), dall'altro diffondono attraverso il web e i social network tutte le iniziative tese a migliorare la qualità della vita della figlia. E diventano così anche un punto di riferimento per altri genitori nella stessa situazione. 
L'ultimo entrato in casa Halmshaw, in Gran Bretagna, è un gatto di nome Thula, che da qualche mese fa compagnia a Iris. "Con lui - raccontano i genitori dalla pagina Facebook Iris Grace Paintings - Iris è migliorata molto: parla di più, è più aperta. Addirittura accetta di vestirsi più facilmente rispetto a prima. La bimba racconta a Thula le storie e le avventure che inventa con i suoi giochi, gioca a nascondino, spiega il procedimento dei suoi dipinti e il gatto, pazientemente, 


la segue in tutte le attività della sua giornata. La sera, poi, si addormentano insieme". Un'altra storia che conferma gli effetti positivi sull'autismo del rapporto tra uomo e animale. Di Iris Grace e dei suoi dipinti avevamo già parlato nel 2013, quando la famiglia, dopo la pubblicazione dei disegni su Facebook, aveva ricevuto tantissime richieste
                                    (a cura di Virginia Della Sala)

Nelle foto: Iris Grace con il suo gatto Thula     qui  per  non tediarvi e mancanza  di  tempo  ne  ho scelto due fra le più  toccanti le altre le  trovate qui sfogliando al  galleria  fotografica


La seconda  triste  e paradossale  è tratta  dall'unione  sarda del  18 e  del  20 settembre  2014   trovate  sotto  in png  fatto con  il cellulare e  il cattura   schermata    dalla versione  sfogliatore    free  per  30  secondi   e   dal cartaceo  con il  mio  cellulare    gli articoli  della  vicenda  ( e sotto un sunto  di quel poco   che  si trova  free   sulla pagina facebook e  sul sito    dell  giornale    )  
18.9.2014 

20.9.2014


E racconta   del dubbio  ( almeno per  ora  , ma non mancherò eventualmente  d'aggiornarvi   se  è possibile  )  intervento  del  tribunale  dei minori  . Speriamo  che  siano evitati  errori e traumi   come quelli del caso  di :  Carmela Frassanito    già affrontato in questo blog qui sotto sintetizzato 




e   di   questo caso di quei bambini tolti ai genitori e poi ridati dopo 6 anni lontano dall a famiglia , per uno semplice scarabocchio un po' osee gli insegnati , psicologi , e giudici che hanno creato tale 
sconquasso assolti . Ma  ora    andiamo alla storia  successa  a  Sestu ( paese  del cagliaritano )  


"Vivo da sola, mamma è fuori per lavoro"
A Sestu il dramma di una bimba di 9 anni


A nove anni vive da sola perché i genitori sono separati e la mamma a cui è affidata è fuori per lavoro. La scoperta è stata fatta dagli insegnanti.
«Vivo sola, mamma è partita per lavoro». La confidenza fatta da una bambina di nove anni all'insegnante ha fatto scattare l'intervento immediato di carabinieri e Servizi sociali. I primi accertamenti avrebbero confermato che in casa non c'era nessuno: la piccola nei giorni scorsi era sola perché la madre, cui è affidata da tempo, era nella Penisola per lavoro.
La vicenda, i cui particolari resteranno segreti per proteggere la serenità della minore, è accaduta a Sestu, ma sia i militari sia le scuole hanno mantenuto il più stretto e doveroso riserbo. Nessun fascicolo è stato ancora aperto in Procura con l'ipotesi di abbandono di minore, ma sulla vicenda si dovrà ora pronunciare il Tribunale.


Ora  pero  


"La bambina era sola soltanto la notte"
Tante famiglie pronte a ospitarla in casa.



La vicenda della bambina di Sestu: tre vicine di casa interrogate dai carabinieri.


Tante famiglie ronte a dare una mano o a ospitare la piccola di 9 anni rimasta a casa da sola perché la madre è costretta a spostarsi spesso per lavoro fuori dall'Isola. Una vera e propria mobilitazione a Sestu. Intanto i carabinieri hanno iniziato a sentire i primi testimoni. "Non è stata abbandonata", ha raccontato una vicina. "Al massimo è andata a casa a dormire. Ma c'era sempre qualcuno pronto".




Ora mi chiedo  ,  che  bisogno  c'è  di scomodare  per  una cosa   certo non bella  (  disinteresse del  padre , mancanza  di coordinamento dei genitori   separati , ecc  ) ma  non tanto  grave , quando  da parte delle maestre  bastava   accertarsi   se bambina  stava esagerando   \  sdrammatizzando la  situazione  e     verificare sentendo i  vicini  a  cui era  affidata  la  situazione  . E poi   ,  specialmente  al sud(   non è esempio  sono gli stazzi Galluresi )    , un esempio  e  quello  delle campagne   , dove  i genitori erano impegnati nell'orto o  nell'allevamento del bestiame   eppure  i bambini\e    stavano   sotto la  sorveglianza dei vicini o  fratelli  maggiori  .  Oppure   vedere  sotto  , alcuni interventi  ch mi trovano  d'accordo  , presi fra  i commenti  alla notizia  della   pagina fb dell'unione   sarda  





Aleevane Busu Siete tutti pronti a giudicare. . Mia madre stava fuori 12 h al gg.. perché lavorava la vedevo poco e niente ,mi aveva insegnato a cucinare e a prendermi cura di me stessa a 8 anni c era sempre qualcuno per me ma passavo molto tempo sola e quindi?? Se nn andava mi madre a lavorare per darmi da mangiare e pagarmi gli studi come avremmo fatto? ? Non poteva permettersi di pagare nessuno per guardarmi. . Eppure mi ha insegnato ugualmente i valori della vita e nn mi a ha fatto Mai mancare nulla e ora a 26 anni la posso solo ringraziare x quello che sono e per le responsabilità che mi ha fatto prendere anche se troppo presto. ...
Prima di giudicare bisogna sapere le cose perché questa povera donna può avere i soldi giusti per campare e a 9 anni ora come ora sono abbastanza svegli da poter stare soli qualche ora.. non muore nessuno.. I nostri nonni sono cresciuti guardando i propri fratelli dell'età di 6 anni,che i genitori lavoravano nei campi e li era peggio perché la scuola era quella che era e stavano in giro per le strade. .. quindi miei cari nn giudicate perché potrebbe succedere a chiunque di crescere dei figli soli e nn avere nessuno a cui affidarli. ...
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4 risposte



Caterina Locci bravi i vicini...dimostrazzione di grande cuore...ora spetta al sindaco...e al parroco...travare un lavoro...che possa far stare questa mamma vicino alla figlia....spero che i carabinieri facciano un ottimo...rapporto...affinchè..gli assistenti sociali non si mettano a rompere le balle...tanti in bocca al lupo a questa donna...e un grande abbraccio alla bimba...coraggiosa...
Mi piace · Rispondi · 61 · Ieri alle 9.10

9 risposte



Giorgio Ligas Leggo tanti/e SOLONI/E che giudicano la madre .... una donna costretta a spostarsi per lavorare e mandare avanti la famiglia e la figlia, in questi tempi duri e difficili, e che deve chiedere l'aiuto di amici e vicini ..... doveva rimanere senza lavoro e vivere nella miseria, mandando magari la figlia ad elemosinare come fanno i rom ? oppure dobbiamo chiederci come mai donne in difficoltà come questa NON hanno il dovuto supporto dalle istituzioni, che dovrebbero tutelare la famiglia in qualsiasi forma si presenti ed in qualsiasi modo !!
Mi piace · Rispondi · 39 · Ieri alle 9.26 · Modificato

3 risposte



Rita Piras E facile parlare....probabilmente chi giudica sono persone che hanno le spalle coperte....parlo per esperienza personale....separata quando mia figlia aveva 12 anni ho dovuto lasciarla spesso da sola la notte perché andavo a lavorare...o mi mantenevo o mi mantenevo...solo io e lei sappiamo i sacrifici che abbiamo fatto....prima di parlare mettetevi le scarpe di questa mamma e fatte gli stessi passi che ha fatto lei per vivere....tutti bravi sulle spalle altrui.....
Mi piace · Rispondi · 35 · Ieri alle 9.40








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