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25/12/15

DIRE L'INDICIBILE © Daniela Tuscano



L'icona del Natale è lei. Da sette anni: un tempo infinito. Settanta volte sette. 
Asia Bibi è donna e ha il nome d'un continente. E contiene, infatti, moltitudini, nel momento in cui riconduce alle origini. In Asia tutto è nato, in Asia si decide il futuro dell'umanità.
Asia trascorre le feste in galera, accusata assurdamente di blasfemia, sottoposta a violenze fisiche e psicologiche e, infine, condannata a morte. Continua a esistere, la sua immagine modesta e tenace non esce dal nostro sguardo interiore, benché occultata scrupolosamente dai media. In suo nome non si organizzano manifestazioni, le femministe non scendono in piAsia Bibazza - non foss'altro, per lo stupro subito -, i terzomondisti da salotto si disinteressano alla sua vicenda, spesso addirittura la
ignorano. Asia non scalda i cuori occidentali, perché cristiana. Cristiana cattolica.
È una martire periferica, ingombrante. Asia scardina la parola d'ordine del politicamente corretto, per cui tutto ciò che è cristiano va bandito. Non previsto: una cristiana asiatica pare un ossimoro ai nichilisti d'oggi, analfabeti della storia.


Ma Asia imbarazza anche noi, cristiani tiepidi, pavidi, imperturbabili. I cristiani della Chiesa di Laodicea (oggi Latakia, in Siria: mai disprezzare le profezie...) di cui l'Apocalisse narra: "Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: 'Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla', ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo". Asia la temiamo per la limpida totalità, l'assenza di diplomazia, il semplice esistere. 
Temiamo di offendere l'altro, non per rispetto, che' ci fa anzi paura, e lo odiamo. La nostra esitazione deriva da convenienza, calcolo. A forza di considerare tutto uguale, siamo diventati cinici e indifferenti. Ma c'è di peggio: non troviamo le parole perché la nostra lingua si è rattrappita, è di nuovo muta, ancora in attesa dell'effata', dell'apertura.
Aprirsi, però, comporta l'ascolto, e noi non siamo solo ciechi, ma pure sordi.
"Perdono ai miei persecutori", proclama Asia dalla sua cella. È questo il suo Natale 2015. E quel verbo, perdono, quel sostantivo, misericordia, non riusciamo più a concepirlo; mancando l'ascolto, siamo incapaci di dire l'indicibile.
Smarrito il senso del limite, non sappiamo più gettarci altrove, "per l'alto mare aperto"; cioè trasumanare. L'eccesso d'immanenza, lungi dall'ampliare il raggio d'azione, lo degrada a mera animalità. Diveniamo prevedibili, ovvi; schiavi.
Giovanni Testori si domandava se l'ossessione per i lati crudi, spietati, violenti dell'esistenza non celasse un narcissico pessimismo; un'incapacità di declinare il bello - quindi il vero e non solo il reale, quindi la speranza, quindi il futuro - nella vita quotidiana, e renderlo possibile. Dopo il Male assoluto, Dante arrivò a rappresentare il sommo Bene; e lo fece perché gli camminava accanto, apparteneva al suo orizzonte. 
Ricacciato nel limbo delle illusioni - grida il filosofo! - il Bene e il Bello è oggi per noi un muro invalicabile. Asia Bibi è lì, con la sua archetipa misericordia, a ricordare che dal fondo, dall'estrema degradazione, non si esce con l'irresolutezza o la violenza; ma con l'amore. L'amore vero, maiuscolo, non lo stucchevole sentimentalismo televisivo. "Confido nell'intima bontà dell'uomo" erano le ultime parole del Diario di Anna Frank. Quest'umanesimo, che non conosce barriere religiose ma nella religione, cioè nel legame, trova senso e radici, è l'assurdo stupefatto del Natale, oggi incarnato in una donna asiatica, dallo sguardo dolce e fermo. Sguardo d'amore; lasciamoci amare. 

                           © Daniela Tuscano

02/02/15

Su un ponte in Iraq i 'lucchetti dell'amore', così si sfida l'oscurantismo dell'Is. Un simbolo del macchino occidentale diventata in oriente sombolo di resistenza culturale al fondamentalismo islamico del'Iss



leggendo  repubblica  d'oggi    nbo letto unnarticilointeresanre    ma essendo   ndlla versione a pagamento   ed essendo http://avaxhm.com/newspapers/rpbblc20150202.html  intasato e  lento da  
da dove sono riuscito a   copiarlo solo con il  sistema  png   .

scaricare   ,  ho  cercato in rete   ed  l'ho trovato sulla  rasegna stampa di    www.zeroviolenza.it  .  Ecco che allora    cercando l'articolo   da altere parti   , ho trovato  la notizia    dalla pagina facebook degli amici del UAAR ( unione atei agnostici  razionalisti  ) .Tale fatto   che  costituisce  il post  \  articolo d'oggi  . Per me  è  si  una bella notizia  , ma  mi fa cadere le braccia  e  mi sconforta  nel vedere  come un simbolo del consumismo  e   del " macchino " occidentale   sia  diventato  anche un  simbolo di  resistenza cuylturale  ai  fondamentalismi  .Ma  il mio spirito di  guerriero culturale  e  antifondamentalista   fa  sdi che   io  che odio i libri di Moccia e  tuttto quello  d'esso derivato.( non mi soffermo  perchè ne ho parlato  abbastanza  in questi   11   di blog   ed  altrove nella rete   ) , racconto   questa  storia   che pur  immersa  nella  globalizzazione culturale  occidentale  è sintomi di resistenza  al fondamentalismo  e  ad uan visione   radicale  e  folle  della   religione   \ cultura islamica. Ma  ora  basta perdersi in chiaccherare  e vediamo all'articolo in se  .

dalla  pagina  Fb di UAAR

Prove di resistenza all'oscurantismo da Bassora, in Iraq. Il giovane Ayman Kharim ha chiesto e ottenuto dal comune di poter restaurare un ponte, quindi ha lanciato l'iniziativa di posizionare dei lucchetti "dell'amore" (per il partner o i parenti) su una rete metallica, che ha ottenuto un certo successo. Ma ad Ayman sono addirittura arrivate minacce di morte e un gruppo di uomini ha gettato la rete nel fiume. Lui non si scoraggia e rilancia per San Valentino: "C'è bisogno di lanciare il messaggio che anche nella situazione in cui si trova oggi l'Iraq, c'è amore e c'è gentilezza". Alla faccia degli integralisti.



  che    riporta   un articolo di http://www.adnkronos.com/aki-it/cultura-e-media/2015/01/31/
Articolo pubblicato il: 31/01/2015

Anche nell'Iraq scosso da una scia interminabile di violenza e brutalità c'è spazio per l'amore. I jihadisti dello Stato islamico impongono la loro morale oscurantista in gran parte del nord del paese e bussano alle porte del Kurdistan e della capitale Baghdad. L'eco delle violenze arriva fino al sud, ma a Bassora c'è chi non si scoraggia e non ha paura di importare dalle capitali europee la moda dei 'lucchetti dell'amore'.
Ayman Kharim è un ingegnere di 26 anni e la scorsa estate si è innamorato di una ragazza conosciuta su Facebook. "Ero felice - racconta - e volevo condividere il mio amore con tutti". Così si è ricordato di aver letto della moda diffusa in Italia, a Ponte Milvio, o a Parigi, sul Pont des Arts, dove gli innamorati fissano un lucchetto sulle balaustre e gettano la chiave nel Tevere o nella Senna, giurandosi amore eterno.
Non è stato facile replicare l'iniziativa a Bassora, dove è presente una componente sciita molto
conservatrice e dove spadroneggia una milizia sciita chiamata Asaib Ahl al-Haq. Ma Ayman non si è scoraggiato. Insieme ad alcuni amici, ha chiesto e ottenuto dal comune di poter riparare e restaurare un ponte sul fiume Shatt al-Arab, affluente del Tigri e dell'Eufrate.
Il gruppo ha applicato una rete di metallo su un lato del ponte e a settembre scorso ha organizzato una festa a base di musica e poesia, lanciando l'iniziativa dei lucchetti. Il successo è stato enorme. Centinaia di 'lucchetti dell'amore' sono stati applicati alla rete in poco tempo.
La notizia si è diffusa in tutto il paese e la gente ha cominciato ad arrivare da Baghdad, da Amarah, da Nassiriya, da Najaf per giurare amore eterno sul ponte. I lucchetti non erano affissi solo per il fidanzato o la fidanzata, ma anche per un genitore, per un fratello o per una sorella.
Ma l'iniziativa non è piaciuta a qualcuno e un giorno Ayman ha ricevuto una minaccia di morte. Una lettera firmata dal "popolo di Bassora" recitava: "Ti avvisiamo di stare lontano dal ponte, per te può essere molto pericoloso". Nella busta c'era anche un proiettile. I genitori di Ayman hanno cercato di convincerlo a rinunciare alla sua iniziativa e la madre, una politica locale, lo ha fatto controllare dalle sue guardie del corpo.
Poi un giorno un amico gli ha telefonato dicendogli di correre a quello che era ormai stato ribattezzato 'Ponte dell'amore'. Ayman ha appena fatto in tempo a vedere un gruppo di uomini a volto coperto che abbattevano la rete e la gettavano nel fiume.
La fama del ponte tuttavia non si è spenta. Da Baghdad ancora in tanti continuano a venire a Bassora per cercarlo. "Avevo visto le foto su Facebook ed ero venuto a mettere un lucchetto, fotografarlo e inviare la foto alla mia ragazza - dice il 25enne Haider Fadl, arrivato apposta dalla capitale - e ora vedo che tutto è stato abbattuto".
Ma Ayman non si scoraggia. E' intenzionato a rimontare la rete in tempo per San Valentino. "C'è bisogno - dice - di lanciare il messaggio che anche nella situazione in cui si trova oggi l'Iraq, c'è amore e c'è gentilezza". 

30/08/14

L'ordine dei giornalisti vuole tappare la bocca a Magdi Cristiano Allam . l'odio s combatte con la non violenza non con la censura o l'espulsione


Premetto  che  non  condivido   la posizione intransigente  ed  fondamentalista  di   Magdi Cristiano Allam non si  combatte  l'odio e il fanatismo  con altro  odio  e    con generalizzazioni  \ pregiudizi  come quelli che hai lui   nei confronti dell'intero Islam  . Ma  non  si censurano le  idee . Meglio combatterle cosi 
lo vedi quante cose che ci sono ancora da cambiare,
con la Guerriglia Culturale
lo vedi quante cose che si devono cambiare,
con la Guerriglia Culturale
lo vedi quante cose che ci sono da salvare,
con la Guerriglia Culturale                                                                                                
Con la  guerriglia  (  cover  dell'omonima canzone  popolare  ) - Acid Folk Alleanza  in   Materiale Resistente  1995  

Ecco perchè   affermo  con il portale  www.nocensura.com


                                                                               La vignetta di Oscar Galliano

A cura di Alessandro Raffa  per nocensura.com

Apprendiamo con sdegno la decisione dell'ordine dei giornalisti di procedere contro Magdi Cristiano Allam, accusato di "islamofobia" per aver espresso pareri molto critici contro il fondamentalismo islamico mediante alcuni articoli pubblicati su Il Giornale.
I dettagli della questione li potete leggere nell'articolo I taglialingua
Magdi Cristiano ha incassato il sostegno di molti giornalisti, oltre che di molti cittadini, e sul web è partita una mobilitazione in suo favore con l'hashtag #iostoconmagdi.
Oltretutto una settimana fa Allam ha segnalato che il suo profilo Facebook è stato bloccato per due volte, a seguito della pubblicazioni di contenuti sugli orrori del califfato islamico ISIS. E c'è da evidenziare come non sia l'unico caso di censura: anche un blog che raccoglieva materiale e documenti sullo stesso tema, al quale tra gli altri contribuiva un nostro collaboratore, è stato chiuso da Blogger, in quanto avrebbe "violato i regolamenti" in materia di "istigazione all'odio".
Documentare gli orrori di un gruppo terrorista che decapita, crocifigge, uccide sommariamente persone solo perché appartenenti ad un'etnia o ad una confessione religiosa diversa dalla loro può esser considerato istigazione all'odio verso l'Islam? Curioso, se pensiamo che il principale mezzo di reclutamento e di propaganda dei terroristi fondamentalisti è il web, ed in particolare Youtube e Twitter, dove sono numerosissimi i loro video e contenuti propagandistici, che sembrano trovare ospitalità senza particolari problemi.
Noi di nocensura.com NON CONDIVIDIAMO la posizione di Magdi Cristiano Allam circa la questione palestinese, nel cui contesto sostiene apertamente Israele; i palestinesi hanno giuste recriminazioni, Hamas pur con metodi talvolta censurabili richiede il rispetto dei trattati internazionali (violati da Israele, che occupa abusivamente territori) ed i diritti del popolo palestinese, che vive in condizioni di vero e proprio apartheid. Inoltre in Palestina il governo di Hamas non impone la "sharia", la legge islamica, e nonostante sia affiliato alla "fratellanza palestinese" non ha mai commesso gli orrori che invece sono all'ordine del giorno in Iraq ed in Siria a opera dell'ISIS.
Tuttavia, non possiamo negare che quando parla di fondamentalismo islamico, Magdi Cristiano Allam ha ragione. E' un profondo conoscitore del fondamentalismo, che ha avuto modo di conoscere in prima persona, e segue molto attentamente la situazione mediorientale.
Quando gli USA ed i loro alleati volevano aggredire il governo legittimo di Bashar Assad in Siria, con l'aiuto dei mass media, che criminalizzavano Assad addebitando al suo esercito orrori che non ha commesso, tra cui l'impiego di armi chimiche, che è stato accertato sono state usate dai miliziani ostili al governo di Assad, Magdi Cristiano Allam fu uno dei pochi -se non l'unico - giornalista italiano e occidentale ad opporsi ad un intervento contro Assad; era l'unico che evidenziava che se gli USA avessero spodestato Assad, sarebbero saliti al potere i fondamentalisti islamici, che i mass media occidentali dipingevano come "eroi, moderati, che vogliono la democrazia in Siria".







A Magdi Allam inoltre dobbiamo dare atto di avere sempre seguito la situazione in Siria ed in Mesopotamia con molta attenzione, evidenziando i soprusi e la mattanza dei cristiani (e non solo) MOLTO prima che i mass media iniziassero a parlarne. I governi ed i media occidentali hanno iniziato a parlare di ISIS e degli orrori da loro commessi solo dopo la proclamazione del califfato islamico, nel Luglio 2014. Per quasi 4 anni hanno fatto finta di niente dinnanzi al bagno di sangue commesso in Siria, e per un anno hanno finto di non vedere cosa stesse accadendo in Iraq, "accorgendosi" dell'ISIS solo quando questo ha conquistato metà territorio iracheno e metà territorio siriano. 
Gli USA e la comunità internazionale hanno permesso a ISIS di dilagare, di impadronirsi di giacimenti di petrolio e di gas, che vendono sottobanco alla Turchia ricavando almeno 3 milioni di euro al giorno per finanziare la jihad. Gli è stato permesso di conquistare i depositi di armi - tra cui cannoni, carri armati e altre armi pesanti - che gli Usa avevano fornito all'esercito iracheno. Hanno consentito a ISIS di rinforzarsi, passando nel giro di pochi mesi da una forza di 15.000 miliziani agli attuali 100.000, in continua crescita. Secondo alcune stime, che potrebbero essere sottostimate, ISIS ha una disponibilità di contanti e oro di almeno 2 miliardi di dollari, frutto di finanziamenti ricevuti dal Qatar, dalla Turchia e da altre nazioni; hanno svuotato i caveau delle banche di Tikrit, Mosul, Nassyria, Raqqa, nella zona di Aleppo e di molte città in Iraq ed in Siria; hanno commesso vasti saccheggi a negozi e cittadini "infedeli e apostati", ovvero i cristiani, gli Yazidi, gli appartenenti ad altre minoranze, ma anche agli islamici sciiti.
In ogni caso, al di là delle idee personali di ciascuno, è intollerabile che un giornalista sia privato della facoltà di esprimere i propri pensieri e le proprie riflessioni; e crediamo che anche coloro che non apprezzano le idee di Magdi Allam, in questa occasione dovrebbero solidarizzare con lui. 
Punire un giornalista per i concetti che esprime aprirebbe un precedente pericoloso per la libertà di espressione e di stampa.
A Magdi Allam inoltre dobbiamo riconoscere il coraggio di sostenere idee spesso in dura contrapposizione con il sistema. E' uno dei pochi giornalisti e politici, se non l'unico, che non solo si oppone all'euro, e propone l'immediata uscita dell'Italia dalla moneta unica, ma parla in modo chiaro e diretto di signoraggio e della truffa del sistema monetario, gestito da banche centrali private, di cui ha parlato anche su quotidiani main stream (vedi questo articolo).
Ha avuto il coraggio di criticare e di prendere le distanze dalla Chiesa, a differenza della quasi totalità dei politici e dei giornalisti che dinnanzi al Vaticano si "inchinano" in modo acritico e servile, per tenersi buono quello che è senza dubbio uno dei principali poteri forti. Una posizione che gli è consapevolmente costata il sostegno di una parte dell'elettorato cattolico e di certi poteri forti, espressa nel periodo "peggiore", ovvero poco dopo la nomina di Papa Francesco, esaltatissimo da tutti i media e venerato da orde di cristiani. Certo non è stata una posizione conveniente per lui, e in una società dove i politici si muovono solo per convenienza politica (e magari economica) questo aspetto non può che essere apprezzato. 
Nonostante sostenga Israele nella questione palestinese (posizione che noi, ribadisco non condividiamo) quando USA e Israele volevano attaccare Assad, lui non si è schierato dalla loro parte, come hanno fatto tutti i giornalisti servi, anche mediante montature mediatiche, bensì si è schierato contro l'intervento, al quale per fortuna gli USA hanno desistito, perché se ci fosse stato oggi la situazione sarebbe gravissima. Mentre tutti spianavano la strada alla guerra contro Assad, Magdi - che ha una certa influenza nell'opinione pubblica filoisraeliana - dichiarò: "non capisco come Israele possa voler spodestare Assad, che è un dittatore, ma se dovesse cadere la Siria finirebbe in mano ai fondamentalisti islamici".
Le idee di Magdi Cristiano possono piacere o meno: ma ci sembra una persona in "buona fede", che sostiene le idee che a suo avviso sono giuste, e non dettate da convenienza personale.
Attaccando Magdi Cristiano Allam, l'ordine dei giornalisti si sta dando la zappa sui piedi, minando ulteriormente la credibilità di una categoria che di "credibilità", agli occhi dell'opinione pubblica, ne ha sempre meno: e se consideriamo che nella classifica della "libertà di stampa nel mondo" di "Reporter Senza Frontiere" siamo assimilati ai regimi sudamericani e caucasici, non potrebbe essere altrimenti.

A cura di Alessandro Raffa per nocensura.com


15/08/14

ALLA FINE DI © Daniela Tuscano,

Imprimeteli nelle vostre menti. Raffigurateli nelle vostre chiese. Fra i vostri Cristi scarnificati. Fra quelle croci di cui vi vergognate. Fissateli, e ripetete dentro di voi ch'era tutto vero. Le altre domande - com'è potuto accadere, i motivi della colpevole inerzia, l'indifferenza mondiale, gl'interessi geopolitici - arriveranno dopo. Adesso è il momento della contemplazione. Della preghiera.
In questa giornata, in cui ricorderete i cristiani iracheni perseguitati, pensate solo che è andata proprio così. Che l'Esodo esiste, la croce è reale, materica. Ed è quella la rivoluzione. Sì: la sete di giustizia, di libertà, d'uguaglianza passa attraverso il dolore di lei, la croce. Irraggia da quei volti giovani e antichi che non hanno lanciato nemmeno una maledizione ai loro aguzzini. È questo sacrificio innocente - insensato - a inchiodarci alle nostre irresponsabilità e a farci gridare basta. Dalla disumanizzazione estrema emerge l'anima immortale. I nostri fratelli e sorelle iracheni sono dono e mistero. Come Gesù, non volevano fuggire né morire. Menavano una vita nascosta - e resistente. Chi badava a loro? Ma, nel momento supremo, non hanno rinunciato alle convinzioni più profonde, cioè a dire alla loro umanità.
 Li hanno umiliati, minacciati, venduti come schiavi e schiave, uccisi. Senza risparmiare i bambini. La stessa sorte è toccata agli amici musulmani (un professore, alcuni imam, semplici cittadini) che li hanno difesi in nome di quello stesso Islam che volgari tagliagole stanno deturpando, forse per sempre. Vogliamo ricordare anche questi eroi (quanti di noi avrebbero avuto un quarto del loro coraggio?), assieme alle altre vittime della carneficina, le minoranze yazide e sciite. Questa è la croce, issata nel chiasso muto del fanatismo e dell'ignavia. Come duemila anni fa, lo scempio è avvenuto in un giorno d'ordinaria ferocia. Una ferocia tollerata e alimentata dal consesso internazionale, illuso di poter garantire un assurdo "equilibrio del terrore". Rifiutando la veridicità della croce, si diventa ciechi e sordi. Solo la croce, l'estrema ingiustizia, l'infame patibolo, garantisce la resurrezione. Già qui, adesso, sol che lo vogliamo. Sotto la croce c'è sempre una madre.A dimostrazione che Dio non è solo incomprensibile e lontano, ma piccolo, sconfitto, silente. Tuttavia c'è, e trionferà. Non nell'empireo ma in questo lembo di terra maledetta
Ci giudicherà tramite quella madre, in base alla nostra capacità d'amare e condividere. Come recita una preghiera yazida, la più semplice, la più inclusiva e, dunque, la più "cristiana": O Dio, aiuta le settantadue nazioni del mondo, aiuta coloro che soffrono, coloro che sono in esilio, coloro che si trovano nel bisogno e alla fine, aiutaci!


                                             © Daniela Tuscano

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