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05/04/16

«Sono caduto, il rigore non c’è», storia di un gesto da applausi



finalmente un giocatore che non vuole montaggi . E il caso avvenuto Domenica al Quercia durante Rovereto - Anaune all’83esimo l’arbitro fischia il penalty ma Andrea Manica lo rifiuta: «Avevo perso l’equilibrio e ho deciso di dirglielo.

da  http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/sport/  del 05 aprile 2016

Andrea Manica allenatore-giocatore del Rovereto

TRENTO. L’arbitro fischia il rigore in un momento delicatissimo del match, ma chi ha subito il fallo dice: «No, sono caduto da solo». Il 35enne Andrea Manica, giocatore - allenatore (in cogestione conGiovanazzi) del Rovereto, calca i campi dei massimi campionati regionali da una quindicina di anni: difensore piuttosto rude, domenica è stato l’assoluto protagonista della giornata calcistica trentina. E non per una gol in rovesciata, ma per un gesto di fair play che merita la massima pubblicità. Cosa è successo esattamente allo stadio “Quercia” al minuto 82 della sfida tra il Rovereto, in corsa per il quinto posto, e l’Anaune, protagonista della volata per la seconda piazza con l’Arco? Tranquillini crossa in area nonesa e Manica anticipa Morano e poi cade a terra. Di Muro non ha esitazioni: fischia, indica il dischetto e si prepara ad estrarre il cartellino all'indirizzo del difensore gialloblù che, in quanto già ammonito, sarebbe stato espulso. Manica, però si rialza e ferma tutto.
«I giocatori dell’Anaune hanno attorniato il direttore di gara, protestando in maniera veemente - racconta il giocatore allenatore bianconero - e uno dei calciatori avversari mi ha chiesto se il suo compagno mi avesse toccato. Io ho risposto di no. Mi sono avvicinato all’arbitro e, tranquillamente, gli ho detto che non era rigore e che ero caduto perché avevo perso l’equilibrio: mi ha ringraziato, ci siamo stretti la mano ed è ovviamente tornato sui proprio passi, facendo riprendere il gioco con una rimessa dal fondo».
Un gesto meraviglioso, il suo, e inusuale.
Purtroppo. Infatti non capisco tutto questo clamore mediatico. Ho ricevuto tantissimi attestati di stima, e questo non può farmi che piacere, ma non mi sento un eroe. Ho agito d’istinto: da difensore so quanto può dare fastidio subire un rigore per un fallo che non si è commesso.
La domanda “scomoda” è d’obbligo: se il fatto fosse avvenuto a otto minuti dalla fine dell’ultima partita di campionato e il Rovereto avesse avuto bisogno della vittoria per salvarsi, lei si sarebbe comportato allo stesso modo?
Sono onesto: non so come avrei reagito. Certe situazioni bisogna viverle e non voglio essere ipocrita.




                La panchina del Rovereto con Giovanazzi e sullo sfondo Manica

Dica la verità: qualcuno dei giocatore del Rovereto l’ha presa male? Giovanazzi cosa le ha detto?

Eh, qualcuno dei miei compagni non era proprio contento, soprattutto visti i trascorsi sportivi con l’Anaune, che due anni fa ci fece retrocedere pareggiando a trentasei secondi dalla fine dell’ultima partita. Ognuno ha la propria opinione: io ho ritenuto giusto comportarmi in tale modo e Giuly (Giovanazzi, ndr) era d’accordo con me. Complimenti, meriterebbe un premio fair play. Io mi auguro di aver dato un esempio ai più giovani. Si dice tanto che bisogna dimostrare di essere corretti: ho cercato di esserlo nei fatti e non solamente a parole.

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