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13/12/13

in italia internet è morto ?non potremo vedere \ sentireo citare più niente neppure dall'estero siamo come la cina o altre dittature

Regolamento Agcom: a rischio siti, piattaforme open source e blog
di Fulvio Sarzana | il fatto quotidiano del  13 dicembre 2013

Il Regolamento dell’Autorità sul diritto d’autore, emanato a dieci anni dall’entrata in vigore di una norma (il decreto legislativo 70 del 2003), che nulla prevedeva di tutto ciò, viene salutato come una vittoria da parte delle Associazioni dei diritti d’autore, ed entrerà in vigore a fine marzo 2014.
Il regolamento è completamente sbilanciato a favore delle grandi lobby dell’intrattenimento, dell’editoria, ma anche del software.
La norma, come si diceva, istituisce un meccanismo di segnalazione all’Autorità e di ordini di rimozione eo di disabilitazione all’accesso, istituito dall’Agcom, che diviene signora incontrollata di qualsiasi attività avvenga sul web italiano.
Contrariamente a quanto affermato dai Commissari dell’Agcom, che rilasciano interviste surreali sull’assenza di poteri su soggetti che non siano i provider, al solo scopo di far rientrare il regolamento nelle norme sul commercio elettronico, la norma si estende in realtà a tutti i soggetti del web, italiani ed esteri.
 Basti pensare che la stessa autorità può rivolgere la richiesta di rimozione a chiunque possa avere un qualche contatto con un file sospettato di violare il diritto d’autore, al prestatore di servizio, al gestore della pagina o del sito, all’uploader, anche se tale soggetto sia all’estero, ovvero tale soggetto non si trovi, ovvero sia anche soggetto ad una legge estera.
E se non li rintraccia? Non c’è problema, soccorre in quel caso la disabilitazione all’accesso da parte dei provider italiani.
Immaginiamo per un attimo questa attività in concreto. Pensiamo all’Agcom che provvede a mandare comunicazioni di rimozione in tutti i paesi collegati ad Internet, e la faccia di provider esteri, blogger stranieri, forum esteri, quando l’Autorità, nella persona del suo funzionario addetto, li inviterà a cancellare un link, a rimuovere un blog o a mandare osservazioni a via Isonzo, Rome Italy, Europe.
Nessuno si “filerà” ovviamente  l’Agcom, “l’italienne” e il funzionario addetto non potrà fare altro che ordinare a chiunque sia immediatamente reperibile, ovvero il provider italiano, la rimozione attraverso la disabilitazione all’accesso. E, si badi bene, diversamente dalla bozza originaria  di regolamento l’Agcom potrà ordinare la disabilitazione all’accesso anche per un sito italiano, con la scusa che l’Unione europea non sarebbe convinta della distinzione tra siti esteri e siti italiani.
In pratica, ai provider italiani verrà chiesto di disabilitare l’accesso anche ai siti italiani (non ad un singolo file): quanto di più censorio possa esistere in un contesto digitale. E, quindi, la disabilitazione non potrebbe tenere conto, ai fini di una scelta tra rimozione selettiva di un file, della localizzazione del servizio.
L’Agcom in pratica utilizza le norme sul mercato interno della Ue, che garantiscono la necessaria parità tra i prestatori di servizi dell’informazione, per sfavorire i provider italiani, e per imporre anche la cancellazione totale, questa volta reale, dei siti italiani. Ed i provider dovranno ubbidire di fronte alla prospettiva di vedersi multati sino a centinaia di migliaia di euro e segnalati all’Autorità giudiziaria. Una prospettiva economica di sviluppo del mercato digitale veramente interessante, ed un premio per chi non innova da decenni, e non contribuisce all’ecosistema digitale italiano.
Ma, vediamo cos’altro può succedere in concreto.
Qualcuno ricorderà il caso del cantante italiano Albano che riteneva una sua canzone vittima di plagio ad opera di Michael Jackson, e pensiamo al fatto che oggi se accadesse lo stesso cantante si potrebbe rivolgere all’Agcom per chiedere di inibire in una manciata di ore, gli stessi siti ufficiali del cantante ritenuto responsabile del plagio, ovunque essi siano. Senza che i cittadini italiani nel frattempo possano sentire le parole del cantante scomparso. Pensate che bella figura con il mondo.
Ma si tratterà solo di film e canzoni? No, nella nuova versione del Regolamento qualsiasi file presente sul web potrà essere assoggettato alla scure dell’Agcom. Una fotografia (che nella versione originaria non era inclusa), il software (che prima non c’era), più articoli e così via. Anche frammenti  di opere, peraltro.
Pensiamo a tutti i siti che consentono lo scambio di software open source, anche loro saranno soggetti alla disabilitazione a seguito di una o più segnalazioni delle grandi software houses, o delle loro Associazioni di tutela. Sicuramente l’Autorità avrà tenuto bene presente gli oneri economici dell’operazione, bilanciando i diritti delle parti in causa, viene da pensare. Ed invece no.
Non c’è alcun onere economico a carico di chi segnala che quindi può dire ciò che vuole, e mandare da una a milioni di segnalazioni, né vi è, come avviene per la procedura del notice and take down vero – quello americano – (non il notice all’amatriciana a beneficio delle lobby), alcuna conseguenza per chi segnala falsamente, così come non vi è il principio del safeharbour, che collegato al meccanismo di notice garantisce e protegge i provider.
L’Agcom ha deciso di non inserire nessuna di queste norme , che avrebbe garantito al soggetto intermediario di poter escludere una propria responsabilità, mentre si parte direttamente con una procedura che obbliga chiunque a cancellare, nella  migliore logica del “ndocojocojo” , costringendo alla fine comunque il provider a cancellare, senza che quest’ultimo possa nemmeno difendersi. Solo chi può essere considerato autore delle violazioni può sapere, infatti, perché sia richiesta una rimozione, soprattutto nei termini temporali ipotizzati dall’Autorità, mentre il social network, il provider, il gestore  del forum, non saprebbe nemmeno cosa dire a sua discolpa.
L’unica cosa che può fare l’intermediario è cancellare, e così avverrà, con la rimozione di tutto ciò che capita, dal lecito all’illecito. Ed è quello che vogliono le lobby. Il web italiano diverrà un terreno di sospetto, o, nella migliore delle ipotesi, un luogo dove in tre giorni ci si può ritrovare cancellati dal provider, senza nemmeno essere stati rintracciati.
Facciamo altre ipotesi. Se  io ho un social network da 160 milioni di utenti, e i titolari dei diritti segnalano una, dieci, cinquanta violazioni, su miliardi di file, l’Agcom disporrà la procedura abbreviata che cancellerà direttamente l’intero sito attraverso la disabilitazione all’accesso. Grazie al fatto che il meccanismo di segnalazione può essere ripetuto all’infinito, inoltre, chi segnalerà di più, otterrà anche la rimozione totale del sito.
Nella nuova formulazione della norma basta aver avuto già una segnalazione precedente per attivare la procedura abbreviata.
Ricordiamo inoltre, che il semplice provenire da una associazione di tutela del diritto d’autore consentirà all’Agcom di attivare la procedura abbreviata.
Il Regolamento verrà ovviamente impugnato dalle Associazioni che si sono dette contrarie, ma il Presidente dell’Agcom Cardani non se ne preoccupa, a giugno, prima del varo della consultazione pubblica, e prima ancora della presentazione della bozza di delibera, aveva detto in Parlamento che chi non era d’accordo con l’Autorità, avrebbe potuto andare al Tar o alla Corte Costituzionale.

Un’ottima (e “autorevole”) riedizione del “ci vediamo in Tribunale” o, meglio in Agcom, via Isonzo, Rome, Italy, Europe, World. Oh yes.

23/11/13

quando il potere da i numeri e predica bene ma razzola male gettando merda \ fango chi lo contesta civilmente

musica consigliata Oltre la guerra e la paura (Modena City Ramblers)


La  prima storia  è questa  . Ora non dico che uno\a  possa  cambiare  idea  o per  un percorso  ideologico  o  per opportunismo  , ma  mi da  fastidio  che   tu accusato    di tali reati faccia poi la morale a  gli altri  . 

Brindisi, dai festini alla censura. Cosimo Mele caccia assessore che invita Cicciolina

L'ex deputato Udc era stato costretto alle dimissioni dal partito dopo una notte a base di escort e cocaina. Ora, diventato sindaco di Carovigno, annulla un evento di benificenza con la presenza della pornodiva. E allontana dalla giunta l'organizzatrice della manifestazione




Dai festini luci rosse a base di cocaina alla censura di Cicciolina. E’ la parabola di Cosimo Mele, deputato Udc fino al 2007 e ora sindaco di Carovigno, in provincia di Brindisi. L’ex parlamentare ha revocato la delega all’assessore alla Cultura del suo Comune, Maria Pascale, che aveva organizzato un evento di beneficenza al quale avrebbe dovuto partecipare anche l’ex pornodivaIlona Staller, alias Cicciolina.E invece l’attrice hard, nonché anche lei ex deputata per il Partito radicale, a Carovigno non ci metterà piede. La finalità dell’iniziativa, prevista per il 14 dicembre, era quella di raccogliere di fondi in favore della famiglia di un ragazzo affetto da gravi problemi di salute.  L’assessore, insieme con la cooperativa Creattivi, aveva organizzato l’evento nel castello Dentice di Frasso, invitando Cicciolina e l’attrice Serena Grandi, icona della commedia sexy all'italiana. Ma il sindaco Mele, evidentemente nella veste di “difensore della morale”, ha annullato questa manifestazione, ritenendo la scelta delle due madrine “inopportuna”. Non solo. Dopo un polemico scambio di accuse per iscritto sull'argomento, ha anche revocato la delega all'assessore Pascale. Una decisione che ha fatto discutere, se non altro per i trascorsi poco limpidi di Mele. Il sindaco di Carovigno, eletto la scorsa estate e supportato da liste civiche, era stato nel luglio del 2007 costretto a dimettersi dall’Udc proprio dopo aver trascorso una notte con una escort che accusò un malore: Mele è ancora sotto processo per l’episodio all’Hotel Flora di via Veneto a Roma. Secondo i pm, vi fu anche utilizzo e cessione di cocaina: l’ex deputato è accusato di spaccio di sostanze stupefacenti.

la seconda  è invece  il becero modo  di reagire  dell' Agcom  alla  critica   che   Frank La Rue – relatore speciale delle nazioni unite per la promozione e tutela della libertà di informazione ha indirizzato al nostro Paese al termine della sua visita ufficiale. il quale    da   reppubblica  online  di qualche  giorno  fa  : 

Regolamento anti-pirateria, l'inviato Onu frena l'Agcom
A Roma Frank La Rue ha illustrato i risultati del suo giro di incontri per valutare lo stato della qualità dell'informazione in Italia. E ha parlato dei compiti dell'Agcom in materia di copyright: "La rimozione dei contenuti spetta all'autorità giudiziaria                di ARTURO DI CORINTO

Diritto d’autore, la Siae getta fango sul relatore speciale dell’Onu  di   de  il fattoquotidiano | 22 novembre 2013

Ha dell’incredibile quanto sta accadendo attorno al Regolamento sul diritto d’autore online che l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni si avvia a varare e, in particolare, alla pacata ma ferma critica a tale iniziativa contenuta nelle raccomandazioni che Frank La Rue – foto  a  sinistra    tratta  repubblica  -- relatore speciale delle nazioni unite per la promozione e tutela della libertà di informazione ha indirizzato al nostro Paese al termine della sua visita ufficiale.Dopo l’articolo a firma di Edoardo Segantini pubblicato ieri sulle pagine del Corriere della Seranel quale si apostrofava il Relatore speciale delle Nazioni unite come “un consulente dell’Onu, tale Frank La Rue, che ogni tanto appare nei cieli italiani” e se ne mettevano in dubbio le competenze, arriva ora la notizia di un’autentica iniziativa di mailbombing istituzionale lanciata addirittura dallaSiae, la società Italiana autori ed editori.L’iniziativa – originale e decisamente estranea al protocollo istituzionale – è stata avviata attraverso una mail, che ho potuto visionare, con la quale il Direttore Generale della Siae, Gaetano Blandini, richiamando l’articolo di Segantini sul Corriere di ieri, chiede a decine di associazioni di categoria di scrivere alle più alte cariche dello Stato [n.d.r. delle quali annota addirittura gli indirizzi mail] per denunciare quanto sia singolare che ricevano questi personaggi [n.d.r. il riferimento è al Relatore speciale delle Nazioni Unite] che sembrano rappresentare piuttosto i grandi signori di internet e non ascoltino, invece, chi rappresenta la produzione artistica del Paese, con il suo 5% di Pil e 1,5 milioni di lavoratori.E’ un’autentica iniziativa di delegittimazione del ruolo e della funzione del Relatore Speciale delle Nazioni Unite, ribattezzato come un qualsiasi “personaggio” e dipinto come al soldo di non meglio identificati “signori di internet”.Sfugge, purtroppo, al Direttore Generale della Siae come è drammaticamente sfuggito all’autore del pezzo pubblicato sul Corriere della Sera che il punto non è se un Relatore Speciale delle Nazioni unite possa o meno parlare a nome delle Nazioni Unite ma che, un esperto internazionale chiamato dalle Nazioni Unite, tra l’altro, ad esaminare e valutare se e quanto leggi dei singoli Stati rispettino lalibertà di informazione, all’esito di una visita ufficiale in Italia, ha ritenuto di raccomandare – così come puntualmente previsto dal mandato ad esso conferito dalle Nazioni Unite – al nostro Paese di prestare grande attenzione al Regolamento che l’Autorità per le comunicazioni si avvia a varare giacché, a suo giudizio, contrario ai principi fondamentali in materia di diritti dell’uomo e del cittadino.Quanto poi al “rimprovero” mosso alle più alte cariche dello Stato per aver incontrato un Relatore speciale delle nazioni unite nel corso di una visita ufficiale, non si può che suggerire a Siae un ripasso veloce delle regole della diplomazia internazionale che disciplinano, tra l’altro, l’appartenenza del nostro Paese all’Onu e ricordare al Direttore Generale che, contrariamente a quanto scritto da Eduardo Segantini sul Corriere, Frank La Rue, non è “apparso nei cieli italiani” come un ufo ma a seguito di un invito ufficiale del nostro ministro degli Esteri.Perché l’Italia si copra di ridicolo, manca solo che prima si inviti un relatore speciale delle Nazioni Unite e poi le più alte cariche dello Stato si rifiutino di incontrarlo.Difficile credere, d’altra parte, che per Siae – ente pubblic economico a base associativa sotto la vigilanza tra gli altri del Ministero dei Beni e delle attività culturali – sia difficile avere incontri o dialoghi con i vertici delle nostre istituzioni.E’ perfettamente comprensibile avere opinioni diverse sulla futura disciplina del diritto d’autore online ma ciò non dovrebbe consentire a nessuno di delegittimare il sistema dei diritti fondamentali dell’uomo del quale l’Onu in tutte le sue articolazioni – inclusi gli alti commissariati ed i relatori speciali – è garante ultimo.Peccato davvero registrare che chi è garante del sacrosanto diritto degli autori ad essere remunerati per la propria attività si senta autorizzato a delegittimare in modo tanto offensivo chi è, a sua volta, garante di un diritto almeno pari ordinato come è quello alla libertà di manifestazione del pensiero.

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