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25/01/17

intervista a vincenzo susca e claudia attimonelli autori di Pornocultura - viaggio in fondo alla carne












Ho finto di leggere il libro Pornocultura - viaggio in fondo alla carne di Claudia Attimonelli e  Vincenzo Susca [  foto  sotto a  sinistra   ] devo dire che da quasi ex pornodipendente è uno dei libri , almeno fin ora , più interessanti che ho letto su tali argomenti . Esso mette in evidenza come : il porno ha cambiato la concezione del sesso, Ma  soprattutto   di come  Internet ha cambiato il modo di concepire il porno, ora è il turno dei social network.  Infatti  gli scienziati cominciano a studiare le dinamiche con cui si propaga il materiale su queste piattaforme . Esso  è un tentativo  di studio   riuscito   rispetto  a questo   .  Tale  fenomeno ormai sempre  più sdoganato   andrebbe  ,  come sostiene  l'utente  di youtube   contra  tufo   in  questi suoi sei video , insegnato  nelle  scuole  .

Io non sono  tanto d'accordo   perchè  prima d'insegnarlo bisognerebbe  : 1)insegnare  un educazione sentimentale ,2) poi una  sessuale  ., 3)  il rispetto verso le diversità sessuali   .  Ma  soprattutto    l'etica  quindi   usare  il libro  di Vicenzo e  Claudia  . .Oltre   a  confermare  quello  che  ho detto nei post precedenti (  vedere  sopra  )   , incuriosito   ecco  come promesso l'intervista ai due autori

  1) avete già scritto altri libri insieme ?
Pornocultura è il nostro primo libro insieme. Tuttavia, collaboriamo da tanti anni e abbiamo realizzato, insieme, varie pubblicazioni, eventi, conferenze, seminari, mostre. A proposito di questo tema nel 2014 abbiamo curato insieme un panel dal titolo omonimo, Pornoculture elettroniche, al Festival di Internet (Pisa). Insomma, alle spalle di questa pubblicazione c’è un libro intriso di una materia ben più solida – e allo stesso tempo più eterea – della carta. Le nostre attività in comune sono il frutto di affinità, sensibilità e desideri condivisi. Non le abbiamo direttamente cercate, ci sono state in qualche modo imposte dal destino. Amor fati. Amour fou.
2) come mai la scelta del termine pornocultura ?
Pornocultura è un neologismo da noi proposto per prendere atto da un lato del cambiamento di statuto del porno nei nostri tempi, laddove quest’ultimo si emancipa dallo statuto di fenomeno sottoculturale e marginale in cui versava fino a qualche anno fa, diventando invece un paradigma estetico, una sensibilità condivisa e una matrice del nostro immaginario. In secondo luogo, la parola intende sfumare l’attenzione precedentemente rivolta alla questione della “grafia”, della “pornografia”, con l’obiettivo di testimoniare il venire meno della scrittura nell’ambito di questa condizione. Detto altrimenti, oggi il porno è sempre meno “scrittura” e sempre più corpi, sensi, immagini…Il paesaggio culturale derivato dall’abbandono sempre più evidente dei tradizionali sistemi di fruizione e accesso a contenuti porno, a favore di un’accessibilità transgenere e transgenerazionale nonché di una produzione di contenuti porno da parte di chiunque (User generated Content) ci permette di poter parlare di pornocultura piuttosto che della tradizionale pornografia. Le pieghe viscose del web vedono quindi invertirsi in modo perentorio e gravido di conseguenze l’equilibrio tra verbo e carne su cui la cultura occidentale si è fondata almeno, appunto, dall’Antico Testamento:
“In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. (...) Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. (...) E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv, 1,14).
Il braciere sacrilego del porno, specie nella versione pagana e selvaggia del web 2.0, nel bruciare corpi, sostanzia una sensibilità in cui invece è la “carne a farsi verbo. La carne di-viene il significato primigenio dell’immaginario contemporaneo. La liturgia orgiastica che la vede coinvolta è pertanto una sorta di rito sacrificale con tanto di lacerazioni, totem e feticci, in cui si celebrano e riattualizzano culti del corpo e mistiche dal richiamo dionisiaco, dove la sacralità più profonda e l’erotismo sono cinti in un abbraccio intimo.
 3) condivite o è da integrare la definizione che da di pornocultura l'enciclopedia treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/pornocultura_(Lessico-del-XXI-Secolo)  ?
Non possiamo non condividerla, è stata scritta da Claudia Attimonelli! In precedenza, il neologismo è stato invece proposto, per la prima volta, da Vincenzo Susca nel libro Gioia Tragica (Lupetti, Milano, 2010). In qualche modo, il nostro libro è contemporaneamente un’integrazione, un approfondimento e un superamento di queste basi.
 4) con lo sdoganamento della pornografia s'è arrivati a quanto affermava <> (Papa Paolo VI) oppure ancora a quanto dice : << La pornografia oggi viene usata spesso per colmare un vuoto, una mancanza di rapporti sessuali, ma in realtà sarebbe molto meglio se la si guardasse come mezzo per fare nuove esperienze. Io voglio lo sdoganamento della pornografia. Voglio che venga liberata dai pregiudizi. Voglio una società in cui ci sia parità dei sessi e quindi pari opportunità sessuali. >> (Valentina Nappi) ?
L’aurora del porno, in effetti, è esattamente lo scalpitare della carne nel limbo tra la morte e la vita. Il porno è il carnevale dell’esistenza. A tal proposito è importante ricordare l’etimologia del termine “carnevale: sollevamento della carne”. Il porno, perciò, non è più tanto e solo una delle strutture soggiacenti alla produzione, al consumo e allo spettacolo, ma affiora in quanto paradigma esistenziale negli interstizi delle nostre giornate. Effrazione del corpo tra edonismo e crudeltà, mostra delle atrocità e rito orgiastico, arte palpitante e macelleria, esso è abitato da eccessi che tendono, tramite un rilancio vertiginoso del desiderio, a scorticare e ad ardere la carne, a soddisfare il soggetto nel mentre esso viene meno, a condensare emozioni al di là e al di qua del socialmente e del politicamente corretto e istituito. Non a caso, la messa in scena permanente e integrale del pornoerotismo – genitivo soggettivo e oggettivo – sfocia nel disgusto e procede al ritmo di continue e irritanti provocazioni. Disgusto dopo disgusto, shock dopo shock, essa chiude il sipario svelando il suo contenuto più profondo, quello più scandaloso per noi altri, figli della modernità e dell’umanesimo: l’osceno è il vero e il vero è osceno.
5) che ne pensate di questa affermazione : << Io sono una fan della pornografia, non di certo dell'erotismo. Lo trovo subdolo, falso, pudico. La pornografia è invece l'arte vera e sincera per eccellenza, che mostra tutto senza vergogna, senza sovrastrutture. [...] La pornografia non contempla l'etica, solo l'estetica. E mi piace per questo: il sesso è un fatto di corpo, non di mente. La mente viene prima, con la conoscenza della persona, con lo scambio degli sguardi. Ma a letto si è pelle e sudore, non sinapsi e neuroni >>; di Melissa Panarello.?
 Volendo proporre un parere ben meno critico nei confronti dell’erotismo del quale accogliamo la lezione di George Bataille nell’omomino libro, teniamo a sottolineare la fine della separazione “inventata” dagli occidentali almeno a partire da Cartesio tra il corpo e lo spirito, considerando che a letto siamo pelle, carne e sudore, ma anche sinapsi e neuroni.
Più in generale, la potenza del pensiero imperniato sulla logica astratta, scintilla nonché paradigma dell’homo faber artefice della propria fortuna, tende, come è evidente nei comportamenti diffusi dai palazzi alle piazze, ad essere relativizzata da un orientamento per cui non è più la ragione a dirigere i sensi ma la sensibilità ad estendere il proprio dominio sulla mente. È qui in azione un sentire pensante che funge da principio organizzatore dell’emozione pubblica, Stimmung emergente dagli schermi elettronici ai più commossi scenari urbani, la quale, grondante di lacrime, di umori e di altre secrezioni societali, soppianta l’opinione pubblica su cui si erano elaborati, con l’ausilio del discorso razionale e scientifico, la cultura borghese, l’ordine della produzione e, più in generale, la marcia del progresso. A ben vedere, le emoticons, il marketing emozionale, Snapchat, gli emoji, i flash mob, i selfie, i like, i love, i follow, le good vibe e tutte le altre variopinte forme elementari della cultura elettronica, di cui le emozioni, pur con tutte le differenze di volta in volta in campo, sono la base e l’altezza, mostrano in modo rutilante, se non ossessivo, la rinnovata centralità del corpo nelle dinamiche della vita collettiva, di un corpo innamorato, eccitato, famelico, ebbro, agitato... di un corpo eccessivo che allude alla carne, che si fa carne.
 6) esiste ancora una diofferenza tra erotismo e pornografia  ?
Sì, certo, ma la troviamo poco interessante. In tal senso, il termine “pornoerotismo” da noi impiegato nel libro risponde a una scelta interpretativa e agisce da leva semantica con cui intendiamo sfumare la differenza tra il porno e l’erotico in nome di ciò che tali dimensioni condividono, considerandole due poli di una stessa tensione. In questo spazio si agita, infatti, lo slancio batailliano tra Eros e Thanatos: esso erotizza l’universo porno, inducendo una familiarizzazione con le sue più radicali rappresentazioni, e contemporaneamente irrora di libido e di visioni sexy le dinamiche amorose ordinarie.
È esattamente nella fessura proficua dell’apparente ossimoro “pornoerotismo” che si cela il senso della pornocultura. In relazione a una siffatta opzione, poco conta il grado di visibilità mediatica degli organi sessuali nell’ambito di un amplesso, così come è relativamente irrilevante quanto una scena libidinosa oltraggi o meno il senso del pudore: quello che ci interessa è piuttosto, al di là della trasparenza o dell’opacità dell’immagine, la sua propensione a innescare una macchina del desiderio, la capacità che ha di avviare un dispositivo voluttuoso, la misura in cui assecondi un istinto carnale grazie ad una inedita accessibilità agli strumenti del piacere, alla tecnologia e all’interattività. Il fatto, cioè, che su questo palcoscenico scalpiti o che in esso si origini una tensione pornoerotica, appunto.
 7) sentendo questa vostra intervista  la pornocultura è solo negativa ? oppure ha anche un lato positivo ?
 Per quanto ci riguarda, la pornocultura non è né negativa, né positiva. È il nostro ambiente comunicativo ormai assodato da decenni, a partire da luoghi e linguaggi che lo hanno preparato (pubbliciatà, videoclip, moda…), è la nostra scena estetica, è la nostra atmosfera. Si tratta di una condizione in cui, al di là del bene e nel male, un soggetto si sta consumando appannaggio di qualcos’altro, di una nuova carne di cui l’essere umano non è più il centro …




04/01/17

sdoganamento sempre più massiccio della pornografia . IL libro Pornocultura. Viaggio in fondo alla carne di Claudia Attimonelli (Università Aldo Moro di Bari) e Vincenzo Susca (Université Paul-Valéry, Montpellier)


per  chi volesse  approfondire  oltre alla lettura    del libro 

Si è presentato nel  dicembre scorso a  Bari (libreria Laterza) il libro Pornocultura. Viaggio in fondo alla carne (edizioni Mimesis, Milano 2016, pp. 148, euro 14) degli studiosi pugliesi Claudia Attimonelli (Università Aldo Moro di Bari) e Vincenzo Susca (Université Paul-Valéry, Montpellier). Con loro, la semiologa Patrizia Calefato (Università Aldo Moro), la giornalista Anna Puricella (Repubblica) e il filosofo della politica Giuseppe Cascione (Università Aldo Moro). Il libro analizza il mondo che ci circonda nell’era digitale: selfie maliziosi, Youporn, Grindr, sexting, online dating, scenari politici traboccanti di umori e allusioni sexy, performance oscene, dedali a luci rosse ed estetiche morbose.
Ora che  tanti libri, tra narrativa e saggistica, poesia e fotografia, si occupino oggi scopertamente ( e  senza  filtri  in maniera  esplicita  \  diretta   corsivo mio )   ---  come giustamente  afferma  il quotidiano corrieredelmezzogiorno.corriere.it  --  del «porno» è sintomo evidente di uno sdoganamento e di una diffusione della pornografia bene al di là di quella nicchia (nel senso di luogo riposto e chiuso a chiave) in cui fino a qualche anno fa il fenomeno era costretto. I nuovi media digitali hanno agevolato la fruizione di massa della pornografia, abbattendo le barriere censorie che prima frenavano l’utente medio. Ma, soprattutto, tali mezzi hanno consentito di condividere enormi quantità di materiali autoprodotti, abbattendo esplicitamente la barriere spettatore/spettacolo, promuovendo l’interazione quotidiana con pratiche porno erotiche digitali e imponendo così la nuova pornografia come acceleratore formidabile del processo di transizione verso quel «post-umano» col quale alcuni studiosi interpretano i cambiamenti più significativi dei nostri tempi.
feck-art-melbourne-10-592185_tnLa pornografia non è cosa nuova, ma il suo affiorare pubblico è stato mortificato da oltre cinque secoli di culto dell’individuo moderno e della sua necessaria separazione dall’oggetto, di mente astratta, di decoro borghese e capitalistico così intimamente connesso alla diffusione di un’etica protestante, a sua volta alimentata dal censorio silenzio tipografico della stampa. Oggi quest’ordine va rompendosi, l’umano (e l’umanesimo) tramonta e lascia spazio, complici appunto le nuove tecnologie, affiorate già con la seconda rivoluzione industriale, a una nuova carne e alla sua espressione. Da tale premessa, argomentata storicamente nel primo dei quattro capitoli che compongono il libro, muove la disamina intorno alle culture porno condotta dai due studiosi.
Premetto   che non  ho     fintio  di leggere   ( ma  lo   sto  fcendo con piacere    tanto che  credo  , come spesso mi accade  con opere  letterartiue     e  non splo , intervistwerò gli autori   )   desumo    da :    i curricula degli autori  da questa loro breve  intervista  e  da alcune recensioni internet  ( I II ) l'ultima  in particolare che si tratta   libro   transdisciplinare che, sovrapponendo la focale della sociologia dell’immaginario di Susca a quella semiologica dell’Attimonelli, offra  rispetto   ad  altr libri   un approccio screziato, tirando dentro filosofia, cultura visuale, mediologia, estetica e molto altro, a volte con un divagante entusiasmo citazionistico che distrae dall’argomentare, ma stimola.



<< Il libro non è un saggio accademico bensì una mappatura provvisoria di un paesaggio in continua  mutazioni  e  sviluppo nel quale >>    sempre  secondo   questo articolo  << il soggetto moderno, moribondo, perde pezzi, cedendo al dominio dell’Altro. In questo orizzonte «pornoculturale» domina la pratica del selfie e, con essa, di ogni spasmodica condivisione in rete dell’esperienza, nell’atto stesso, se non prima, di essere vissuta e razionalizzata. Un attentato alla privacy del soggetto che, come in un film di Cronenberg, dà il benvenuto a una nuova carne.>>  sempre  più avvolgete secondo la mia  esperienza  da  ex porno dipendente    rispetto   a 30\40 anni  fa quando   almeno  era  netta  la separazione fra erotismo e pornografia  .Infatti



Unico diffetto  (  segnalato sulle    rispettive pagine  fb  degli autori  ) ,  senza niente  togliere  all'importanza  e alla serietà  delllo studio  in questione  fatto da  Caludia  e  Vincenzo  ,  è quello  che  : 1) il libro  si  poco diffuso  cioè  pubblicato per uan casa editrice   "  per  addetti   e  simpantizzanti    di   sociologia  e   non  al  largo pubblico  a  cui  andrebbe  fatto leggere   visto l'aumentare  di  devianze  soprattutto   fra gli adolescenti      di  sex bullismo  , pedo pornografia  ,   violenza  sessuale   \  stupri  ,  rapporti sessuali    e gravidanze precoci  ,   e  dai fenomeni analizzati dagli stessi  autori  nel loro libro e  nelle  loro  interviste   da me  riportate  ., 2)   il  non aver  creato una  pagina  web    come ha  fatto  G,antonio Stella   con il libro : l'orda   quando  gli albanesi eravamo  noi  ( le tematiche  più  extra libro   contenute  nelll'operachat con i lettori   ) o  un pagina  sui  social

Risultati immagini per vincenzo susca e  claudia attimonelli
gli autori  
 Prima  di concludere  posso affermare  con cognizione di causa che lo sconfinamento della pornografia sta diventando sempre più massiccio e sempre in sia come evidenziano Attimonelli e Susca sia coem sembrano testimoniare altri studi e d'indagini sui tale fenomeno : 1) http://www.agoravox.it/Porno-Impero.html ., 2) gli studi economici in particolare il 7 capitolo di . Loretta Napoleoni in Ecnomia canaglia qui il linro in pdf 3) gli studi ( vedere sopra video ) di Naief Yehya, http://www.sitosophia.org/recensioni/homo-cyborg-di-naief-yehya/ in particolare questa http://archivo.eluniversal.com.mx/cultura/2013/naief-yehya-pornocultura-949830.html anche se l'autore che citi si occupa più delle questioni legate alla violenza del porno
.Non so che altro aggiungere    quanto dicono gli autori  in quarta  di copertina


 Dalla  patina opaca   e  sgranata delle antiche fotografie  erotiche dove il bianco ed  il nero   aumentava il mistero del proibito  , alle fasce   nere  a copertura  degli occhi  , bocche  ed  organi genitali dei manifesti  cinematografici   e delle riviste  hard  , fino alla contemporanea   tecnica del pixel che rende illeggibile  una parte   del'immagine  : nella pornocultura  la  carne  censurata diminuisce   a fronte di quella  esposta   e  offerta in glorioso so sacrificio  .Se in questo passaggio tutto sembra   originato  dall'anelito  verso  il piacere ,  si tratta   tuttavia di un  sentimento ambivalente  ,cosi  come  ambiguo è il benessere  che ne  innesca e ne conclude  i moti :  esso avvolge  di sè il soggetto   nel mentre  esso   viene meno , nel  suo venire meno  
buona lettera  , anzi buon viaggio "  in fondo alla  carne  "






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