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07/07/15

La mamma di Federico Aldrovandi ritira le querele: "Ma non è un perdono" Unione sarda del 7\7\2015



La capisco ne ha subita già tanta di merda ed stanca di doverne subire ancora . la miglior risposta contro questi ...... putribondi figuri ( metaforicamente parlando  ) . in culo a chi dice che è una prima donna ed una opportunista e non gli ne fregato niente del figlio se non da morto .




La mamma di Federico Aldrovandi ritira le querele: "Ma non è un perdono"  Unione sarda  del 7\7\2015 



patrizia moretti la mamma di federico aldrovandi morto il 25 settembre 2005
              Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, morto il 25 settembre 2005

Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, ritirerà le querele presentate verso Carlo Giovanardi, senatore, e Paolo Forlani, l'agente di polizia condannato in via definitiva per la morte di Federico, e di Franco Maccari, segretario del Coisp, sindacato di polizia.
Lo ha annunciato la stessa Moretti al Senato: "Non è un perdono, e d'altra parte nessuno mi ha mai chiesto scusa - ha detto - non spenderò più minuti della mia vita per queste persone e per i loro pensieri. Non voglio più sapere nulla di loro".
Per quanto riguarda Giovanardi, la querela era stata presentata dopo che il senatore "ebbe il coraggio di dire - ha raccontato Moretti - che il cuscino sotto la testa di Federico all'obitorio non era macchiato di sangue ma era rosso".
Altre "falsità e bugie" sono attribuite al segretario del Coisp Franco Maccari, che organizzò una manifestazione proprio sotto le finestre dell'ufficio della donna a Ferrara, e all'agente Forlani.
"Non dimenticherò mai le offese che mi ha rivolto dopo la sentenza della Cassazione - dice Patrizia - è stato lui, sconosciuto e violento, ad appropriarsi degli ultimi istanti della vita di mio figlio".


27/01/15

Ma chi lo ha eletto uno come Giovanardi: “Nessun olocausto dei gay. Dai nazisti solo persecuzione”


Lo striscione di Militia esposto fuori dal parco Rabin a Roma (ansa)
Come se  non bastassero i soliti  imbecilli  di Militia  e  simili ( vedere   nella  note  cosa  è successo a Roma foto a destra  )   ci  manca  anche  'stro cretino ,è a dir poco ,di Giovanardi   con le suie insulse  dichiarazioni  .Ora lo  so che parlare di questo imbecille è come sparare sula croce rossa ma  non riesco a rimanere impassibile a tali fesserie ed ignoranze . Infatti << leeggo  sul sito  di Gaywawe.it    più precisamente qui  <<   (... ) la posizione dei Radicali, che senza mezzi termini invitano Giovanardi a tacere una buona volta: “Noi di fronte a questa ennesima esternazione non possiamo che dire a Giovanardi: facevi meglio a stare zitto, almeno su questo >>




 Infatti

Dopo le dichiarazioni in cui venivano equiparati un bacio fra due donne al reato di atti contrari alla pubblica decenza,l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è tornato sul tema dell'omosessualità, con una ricostruzione storica 'personale'.
“L’Olocausto dei gay non c’è mai stato. C’è stata invece, questo sì, una persecuzione dei gay. Ma per essere chiari di Olocausto ce n’è stato uno solo, ed è stato quello del popolo ebraico, anche dal punto di vista legislativo, normativo; tutti elementi che hanno costituito l’unicità di questo terribile dramma storico”. Dopo le dichiarazioni in cui venivano equiparati un bacio fra due donne al reato di atti contrari alla pubblica decenza, il deputato del Pdl Carlo Giovanardi è tornato con una lezione di storia sugli omosessuali durante una intervista al programma Klaus Condicio condotto da Klaus Davi.                                                                                        [....]




Lo so   che rispondere   con  dei link   a   chi come Giovanardi e suoi simili (   rappresentati da questa  poesiola  sotto riportata  )

Quelli che...olocausto uguale foibe oh yes....
quelli che....mai stato l'olocausto..oh yes...
quelli che....per non scordare di ricordare ciò che non si deve dimenticare...oh yes...
quelli che....ma sarà vero? oh yes....
quelli che....metto il nastro nero..oh yes...
quelli che....rosa rossa su sfondo grigio..oh yes....
quelli che....il filo spinato...oh yes....
quelli che....quando c'era lui...oh yes....
quelli che....contrapposizione...oh yes...
quelli che....rosso o nero sempre morte è...oh yes...
quelli che....auschwitz non è una canzone..oh yes...
quelli che....revisionismo storico..oh yes...
quelli che....vuoi sapere la verità?...oh yes...
quelli che....islam uguale ISIS...oh yes...
quelli che....Salvini ha ragione...oh yes...
quelli che.....lo ha detto il TG1..oh yes...
quelli che.....c'era scritto su facebook...oh yes...



  che  affermano simile idiozie accertate dalla storia  sarebbe come dare le perle ai porci : Ma  me  ne frego e ricordo ed insisto fornendogli materiale  su tale  argomento  ( vedere  sotto  di più per ricordare il 27 gennaio nella sua diversità e a 360 ° non solo di un determinato gruppo etnico religioso  


 da  http://www.olokaustos.org/argomenti/homosex/index.htm   suddiviso  in   


  in particolare  io    riporto qui il 4  



Le porte dei campi di concentramento si aprirono per gli omosessuali molto presto: nel 1933 abbiamo i primi internamenti a Fuhlsbuttel, nel 1934 a Dachau e Sachsenhausen. Molte centinaia furono internati in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936 per "ripulire le strade".
Tuttavia le cifre - se confrontate con l'enormità dello sterminio degli ebrei europei - mostrano un atteggiamento apparentemente contraddittorio da parte delle autorità naziste. Vi è concordanza sulle cifre degli omosessuali morti nei campi di concentramento tra il 1933 ed il 1945: circa 7.000. Si trattava per la quasi totalità di omosessuali di nazionalità tedesca, poiché, a differenza degli Ebrei e degli Zingari, i nazisti non perseguitarono o cercarono di perseguitare gli omosessuali non tedeschi.
Campo di Sachsenausen: internati omosessuali (1938)

Sempre tra il 1933 ed il 1945 le persone processate per la violazione del Paragrafo 175 furono circa 60.000, di questi circa 10.000 vennero internati nei campi di concentramento. Gli altri furono condannati a pene detentive. 
Come si spiega questo apparente trattamento "mite"? 
I nazisti distinguevano tra "cause ambientali" che avevano condotto alla omosessualità e "omosessualità abituale". 
Nel primo caso il carcere duro, i lavori forzati, le cure psichiatriche e la castrazione volontaria erano ritenuti provvedimenti utili al reinserimento nella società. Nel secondo caso invece l'omosessualità veniva considerata incurabile. 
Il tasso di mortalità degli omosessuali nei campi fu del 60% contro il 41% dei prigionieri politici ed il 35% dei Testimoni di Geova. Un altro dato significativo è dato dal fatto che due terzi degli omosessuali internati morirono durante il primo anno di permanenza nei campi. 
Campo di Sachsenausen: internati omosessuali (1938)
Una transessuale tedesca che lavorava all'Eldorado. Ricadendo nella categoria degli "omosessuali abituali" e quindi incurabili, le transessuali furono le vittime più faciliQuesti dati portano a due conclusioni ancorché provvisorie. 
La prima: tra gli omosessuali internati un considerevole numero doveva essere rappresentato dalla fascia di "omosessualità abituale" più evidente e cioËdalle transessuali. La seconda: l'omosessualità "abituale" veniva considerata una malattia degenerativa della "razza ariana" e, per questo motivo, sugli omosessuali vennero condotti con particolare intensità esperimenti pseudoscientifici quasi sempre - come vedremo - mortali. In più, come emerge dalle testimonianze, l'accanimento delle SS contro gli omosessuali era particolarmente violento. 
Una transessuale tedesca che lavorava all'Eldorado. Ricadendo nella categoria
 degli "omosessuali abituali" e quindi incurabili, le transessuali furono le vittime più facili
A questo si aggiunga che i detenuti omosessuali - a differenza delle altre categorie --- secondo le numerose testimonianze assumevano un atteggiamento di rinuncia alla sopravvivenza con un tasso di suicidi (gettandosi sul filo spinato elettrificato dei campi o rifiutando il cibo) estremamente elevato.                              Più di altri prigionieri gli omosessuali subivano un crollo psicologico profondissimo. In un primo tempo gli internati in base al Paragrafo 175 erano costretti ad indossare un bracciale giallo con una "A" al centro. La "A" stava per la parola tedesca "Arschficker", sodomita. Altre varianti furono dei punti neri o il numero "175" in relazione all'articolo di legge. Soltanto successivamente, seguendo la rigida casistica iconografica nazista venne adottato un triangolo rosa cucito all'altezza del petto.
La vita nei campi di concentramento per i "triangoli rosa" fu terribile e seconda soltanto ai prigionieri ebrei. 
La storia di Heinz Heger in questo senso è illuminante. Heinz Heger era uno studente ventiduenne dell'Università di Vienna senza alcun impegno politico, non era membro dell'associazione studentesca nazista né di qualsiasi altra organizzazione. 
Cresciuto in una famiglia cattolica osservante ciononostante trovò in sua madre comprensione e accettazione per la sua omosessualità. Heinz non fece mistero con nessuno della propria omosessualità e gli effetti non tardarono a manifestarsi. Il padre venne licenziato e intorno alla famiglia si fece il vuoto a causa dell'arresto di Heinz per violazione dell'Articolo 175. A seguito dell'arresto il padre si suicidò lasciando un biglietto per la moglie con queste parole: "E' troppo per me. Perdonami. Dio protegga nostro figlio".
Arrestato nel 1939 Heinz venne processato e condannato a 6 mesi di prigione. Il partner di Heinz non venne giudicato per "disordini mentali". Trascorsi i 6 mesi ad Heinz venne notificato che su richiesta del Dipartimento Centrale di Sicurezza non sarebbe stato scarcerato ma trasferito al campo di concentramento di Sachsenhausen. Qui dopo essere stato malmenato come benvenuto e lasciato ore in piedi nel campo in pieno inverno venne sistemato nel blocco degli omosessuali che all'epoca ospitava 180 persone. In omaggio all'idea nazista che attraverso il lavoro duro si otteneva la "purificazione" i prigionieri erano adibiti a lavori pesanti senza senso come spazzare la neve a mani nude trasportandola su un lato della strada per poi essere costretti a portarla tutta sul lato opposto. 
A maggio del 1940 venne trasferito al campo di concentramento di Flossenburg dove rimase sino alla fine della guerra. 
 Con la liberazione dei campi da parte degli Alleati paradossalmente  ---- ma  questa  è un altra storia    sempre  di  brutture  che va   pero  al di la   dell'olocausto nazista iniziata  nel  lontano 187  e  finita  nel 1994   dopo  l'unificazione della Germania e l'abolizione del famigerata legge "Paragrafo 175"    --- [ corsivo  mio   ] i triangoli rosa non riacquistarono la libertà. Americani ed Inglesi non considerarono gli omosessuali alla stessa stregua degli altri internati ma criminali comuni. In più non considerarono gli anni passati in campo di concentramento equivalenti agli anni di carcere. Ci fu così chi, condannato a otto anni di prigione, aveva trascorso cinque anni di carcere e tre di campo e per questo venne trasferito in prigione per scontare altri tre anni di carcere.


 E  se   tali persone   prima d'aprire  quel cesso di bocca  oltre a  collegare il cervello  quando parlano    volessero saperne di più  ecco  un altro sito  su  tale argomento  ( cvioè l'olocaustoi nhellgay  nie lager nazisti  )   la pagina di di http://it.wikipedia.org/ 









01/02/13

Giovanardi ossessionato da Ilaria Cucchi: sfrutta la sua tragedia

lo so  che  contro  certi individui  è meglio il silenzio  piuttosto che  fare il loro  gioco   cioè  parlarne    , ma  davanti  a tale insensibilità , cinismo  , speculazione politica  , non riesco a  stare  zitto  .E seguire  quanto doice  qiuesta  canzone






L'ex senatore del Pdl, più volte ministro, torna a attaccare Ilaria, la sorella di Stefano, morto in carcere: "A picchiarlo furono gli spacciatori".
  fonte http://www.globalist.it/  Deskvenerdì 1 febbraio 2013 16:29

Carlo Giovanardi la storia di Stefano Cucchi proprio non la manda giù. E ancora di più pare non sopportare la sua famiglia, che dopo la tragedia che li ha colpiti ha scoperto l'impegno civile e il valore delle battaglie condotte in prima persona per ottenere giustizia.
Tutti concetti piuttosto lontani dall'universo dell'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle tosssicodipendenze, fautore della più volte criticata legge sulle droghe Fini-Giovanardi. Oggi è tornato a attaccare in particolare Ilaria, sorella di Stefano, che ha deciso di candidarsi con la lista Rivoluzione Civile, ed è capolista nel Lazio.

In un'intervista a Radio 24 stamattina Giovanardi ha detto: "Come succede sempre in Italia su fatti come questi, si costruisce una carriera politica e la sorella è diventata capolista di un partito. Era evidente che sarebbe finita così. Suo fratello è una vittima, era una persona malata, ha tentato più volte di recuperarsi, ha avuto una vita difficile da tossico e spacciatore. Ma da questo alla Provincia di Roma che gli voleva intitolare le scuole come se fosse un esempio ai giovani, non ci sto. E' come con Carlo Giuliani: certo Giuliani è una vittima, poveretto. Ma si possono intitolare a lui le sale del Parlamento? Io dico no, perché quando è morto stava per ammazzare tre carabinieri".
Ricostruzione piuttosto leggera del G8 di Genova e della morte di Carlo Giuliani, che però Giovanardi può permettersi di spaciare per radio e televisioni, senza che alcuno obietti.
Piuttosto leggera e superficiale, volutamente strumentale, anche la ricostruzione della morte di Stefano Cucchi. "Sono stati gli spacciatori a picchiarlo", ha detto, riferendosi a lesioni pregresse alla sua spina dorsale che mai nessuno ha messo in relazione a una rissa tra spacciatori. Ma tanto, qualsiasi cosa si può dire sulla pelle di un morto. Chissà chi è che fa, davvero, propaganda elettorale sfruttando le tragedie altrui.
Intanto dai sostenitori della lista Rivoluzione Civile, come Antonio Di Pietro, Oliviero Diliberto ma anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando sono arrivate dure parole di condanna: "Giovanardi si vergogni".

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