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08/02/15

«Ministro orango», Cucca: non abbiamo assolto Calderoli Il senatore sardo spiega il no all’autorizzazione a procedere: «Per l'accusa formulata, istigazione all’odio razziale, mancano i presupposti giuridici»

Un bel tentativo d'arrampicarsi sugli spechi  . Va bene   parlare  ala gente  , uscire  dalla torre  d'avorio  , ma parlare   alla pancia  e poi inventarsi  la scusa  non ci sono prove  questo   non è  degno   di un paese   civile . E  testimonia    quanto  dicevo nel post precedente  . Non mi soffermo oltre  , per  evitare di beccarmi  una denuncia per  villipendio  dele istituzioni  e poi io  non ho  come  Caderoli e   compagni di merde   il  culo ..... ehm ......   le spalle  coperte     da  amici  politicanti 

da  la  nuova sardegna online del  8\2\2015




NUORO. «Sia chiaro: nessuno ha assolto Calderoli. La frase è evidentemente offensiva, ma non ci sono gli estremi dell’istigazione all’odio razziale, questo no!». « Una valutazione puramente tecnica, certamente non politica». Il senatore nuorese del Pd Giuseppe Luigi Cucca, avvocato di professione, difende il suo voto dato nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari che mercoledì scorso ha dichiarato insindacabile il leghista Roberto Calderoli, vice presidente del Senato. Sotto accusa per la frase shock che pronunciò nel luglio del 2013 nel corso di una festa della Lega a Treviglio: «Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango».
La bufera politica fu immediata, nonostante il bestiario parlamentare sia da sempre infarcito di parole scurrili e oscene. Tanto che la definizione di “Balena bianca” data alla mastodontica Dc è il più pulito dei nomignoli di palazzo. Ne sa qualcosa Giuliano Amato, ribattezzato a più riprese “Il topo”. “Topo Gigio”, del resto, è l’appellativo che il presidente della Regione Sardegna uscente Ugo Cappellacci affibbiò miseramente al suo rivale e successore Francesco Pigliaru. E Renato Brunetta, per tornare in Parlamento, detto “Il nano”, non è forse una vittima dell’infelice vocabolario della politica italiana
La Santanché si autodefinì “Pitonessa” quando tanto si parlava di “Falchi” e “Colombe” e Berlusconi il “Caimano” (detto anche il “Giaguaro”) era sempre vigile e in agguato.
Ma non ci sono soltanto animali nel linguaggio indecente di Roma capitale: c’è anche “Faccia di mortadella” e Romano Prodi sa bene che ad apostrofarlo così era stato “Nano pelato” alias Silvio Berlusconi. Ma il verde Calderoli, evidentemente, è andato oltre ogni limite. Non gli bastavano le uscite omofobe e la maglietta con l’effigie del profeta Maometto, no, quella volta di due anni fa Calderoli era uscito dai binari con gli insulti al ministro per l’Integrazione del Governo Letta, Cécile Kyenge. Tant’è che la Procura della Repubblica di Bergamo ha ravvisato nelle parole di Calderoli l’ipotesi di reato di istigazione all’odio razziale. Per il parlamentare leghista si prospettava, dunque, il giudizio immediato. Salvo essere “salvato” dai suoi colleghi di palazzo Madama, come poi è successo dato che la Giunta delle immunità ha negato l’autorizzazione a procedere.
«La Giunta è un organo paragiurisdizionale e la sua attività è esclusivamente di tipo tecnico, le valutazioni politiche spettano all’aula, che è sovrana» continua Giuseppe Luigi Cucca, classe 1957, nato a Bosa, uno dei ventitré componenti della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. «È chiaro che se la Kyenge avesse presentato querela indubbiamente avremmo dovuto dare l’autorizzazione» spiega l’avvocato-onorevole sardo. L’ex ministro di origini congolesi, infatti, non solo non aveva presentato querela, ma non si è neanche costituita parte civile. Anzi. La Kyenge aveva persino accettato le scuse subito presentate da Calderoli, che già nell’immediatezza della festa di Treviglio aveva riconosciuto di aver sbagliato, di aver esagerato. Un mazzo di fiori alla Kyenge e «capitolo chiuso», aveva detto l’allora ministra.
Niente affatto: il capitolo è ancora aperto. E la bufera politica è ancora in corso, soprattutto all’interno del Pd. Anche se «non ci sono i presupposti giuridici dell’istigazione all’odio razziale», assicura il senatore nuorese Cucca.

06/02/15

Kyenge: “Calderoli assolto per avermi detto orango, triste il Pd che lo difende” razzismo di stato ?

Premetto che   come politica  non come persona la Kyenge non mi piace  e non mi è  mai  piaciuta  eche è stata messa  li slo per  avere  voti  e fare bella fiugura    di un governo multi etnico per poi 
Clicca  sull'immagine per  ingrandire

   . Ma   come Michele Serra  sempee  su  repubblica  d'oggi  :  
(.....) Si capisce che la questione della libertà  di parola, in specie della parola politica, è  grande; complicata; non certo risolvibile  con un paio di querele o, al contrario, con  un paio di non-autorizzazioni a procedere.Ma almeno sul piano dell’esempio ci si  aspetterebbe che la classe dirigente di un  paese europeo pretendesse, da se stessa,un minimo sindacale di compostezza e di decenza. Quante ne bastano per capire che dare dell’orango a una donna italo africana è una schifezza proprio perché «nel pieno esercizio delle proprie funzioni politiche». In questo senso no, la Giunta per le autorizzazioni non fa pensare alla classe dirigente di un paese europeo.


affermo  che  è una vergogna  ed ipocrita .Infatti mi chiedo  che  cosa  la  si è messa  a fare  la  kyege    come ministro se  poi si da  ragione ai malpancisti come Caderoli   e  affini  ?

Proprio mentre  stavo per  preme ok  ,  leggo questo lancio  d'agenzia


ROMA - Il Pd potrebbe rovesciare la decisione assunta dai propri membri nella Giunta per le Autorizzazioni e le Immunità Parlamentari del Senato e votare, in Aula, a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Roberto Calderoli, per le frasi offensive nei confronti dell'ex ministro Cecile Kyenge. E' quanto si apprende da ambienti del Pd di Palazzo Madama. I vertici del gruppo, comprendendo le motivazioni strettamente tecniche e giuridiche che hanno indotto alcuni senatori dem a votare in Giunta contro la relazione presentata ieri, sarebbero orientati a rovesciare quel voto in Aula dove, come previsto dal regolamento, la questione verrà affrontata nelle prossime settimane.   (....)    

Speriamo bene     e che rimedino alla figura  di cacca    che  ci  hanno fatto e  fanno fare  all'Italia   oltre  che ai loro simpatizzanti ed  elettori  

09/05/13

Macerata, Forza Nuova insulta ministro "Cécile Kyenge torna in Congo"

il solito disco rotto  dell'estrema destra.infatti come dice  un comento a questo articolo  : <<  tutte stupidaggini già sentite migliaia di volte. consiglio cambiare nome in Forza Obsoleta   >>



  dall'unione  sarda ( eccetto  la  2 foto   che  è presa  dalla mia  bacheca  di facebook )   del  9\5\2013


  "Kyenge torna in Congo". Questo lo striscione affisso da militanti di Forza Nuova davanti alla sede del Pd in via Spalato a Macerata.


Ne dà notizia una nota del movimento di ultradestra, contrario alla proposta del sen. Mario Morgoni di concedere la cittadinanza onoraria al ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge. "Proporrò ai sindaci della provincia di Macerata di invitare il ministro Cecile Kyenge alla prima cerimonia utile per il conferimento della cittadinanza onoraria ai figli di immigrati nati qui. La battaglia per la legge sullo ius soli deve diventare una battaglia di tutta la politica italiana". E' la risposta del senatore del Pd Mario Morgoni, renziano, al blitz di Forza Nuova che ieri notte ha affisso uno striscione fuori dalla sede del Pd con la scritta 'Kyenge torna in Congo', in segno di protesta contro la proposta avanzata da Morgoni di concedere la cittadinanza di Macerata al neo ministro per l'integrazione. "I forzanovisti maceratesi? molti di loro - osserva - sono nipoti di 'clandestinì. I loro nonni emigrarono in Argentina, negli Stati Uniti, o in Australia. A Potenza Picena c'è una copia esatta della piramide di Plaza de Majo che ricorda il grande flusso di migranti maceratesi nelle Americhe". Oggi, dice Morgoni, "il 10% della popolazione della provincia, 30 mila cittadini, è straniera. Possiamo considerarla una comunità separata? sì se pensiamo ad un futuro di regressione. Ma se guardiamo a un futuro di civiltà dobbiamo cercare un profilo comune, un'integrazione reciproca, nel rispetto delle regole e della nostra Costituzione, che parla di dignità e diritti. Come diceva Giuseppe Dossetti, la Costituzione non cala dall'alto ma dal ribollire della storia, dal basso". La globalizzazione, continua Morgoni, è un dato di fatto, "a noi tocca costruire le premesse per la convivenza del futuro. Non decidere 'se', ma solo 'come'; perché il se è già stato risolto dalle dinamiche della storia". Quanto all'iniziativa di Forza Nuova, che a Macerata è piuttosto agguerrita, il Pd valuterà se fare denuncia. "Ma è avvilente l'esercizio di cercare nell'altro, nel diverso, il colpevole della crisi, delle difficoltà del Paese". "Spero che Macerata sia all'altezza della grande tradizione di civiltà che l'ha sempre caratterizzata". Personalmente, il senatore vorrebbe coinvolgere gli immigrati non solo al momento del voto per le amministrative, "ma in tutte le decisioni importanti che riguardano la comunità. Ad esempio qui da noi il tema di nuovi impianti per le energie alternative, biogas ecc., che è oggi il tema più sensibile".

01/05/13

L'anatema di Don Loi sul ministro nero "E' pericoloso mischiare le razze"







Non sei degno di portare tale abito .Sicuramente gli studi da seminarista gli hai conclusi al seminario di bossi a Cassano Magnago.


"C'era proprio bisogno di un ministro di colore?" Commenta così il parroco ogliastrino su Facebook Cécile Kyenge, ministro dell'integrazione.







Una vera e propria crociata. Nata da un post e poi diventata virale. Una polemica esplosa in Rete ma non solo. Don Alessandro Loi, parroco di Lotzorai, scrive e commenta sul suo profilo Facebook il neo ministro dell'integrazione Cécile Kyenge. "C'era proprio bisogno di un ministro di colore? Con tutto il rispetto per la signora". Il post non ci mette molto a essere il più letto e anche quello più discusso. I commenti si moltiplicano nel giro di poche ore. Don Loi come Borghezio insomma. Quasi troppo facile il paragone con l'esponente della Lega. Certo è che quella frase poi spiegata con altri interventi continua anche oggi a far discutere: il popolo della Rete ma anche il mondo reale.

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